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Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte1\2

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Il mio commento:

1

Maekos

Eravamo ormai quasi in cima, ci guardammo intorno cercando una spiegazione del perché fossimo lì, ma continuando a salire ci accorgemmo che era inutile, l’unica cosa da fare era affrettarsi. La Scalinata Pennone Celeste, unico accesso a quel mondo di cui nulla sapevano gli altri umani e di cui dovevamo custodire gelosamente il segreto, volgeva al termine. Aspettammo per alcuni secondi prima che il maestoso Portone Cremisi si aprisse, le guardie fecero segno di passare, ci riconobbero immediatamente. Oltrepassammo l’atrio, largo e spazioso, eravamo arrivati. Davanti a noi, una distesa bianca di ciottoli formava la rete stradale del piccolo borgo, sopra di questi, si stagliavano case di piccola e media grandezza. Inverosimilmente gli abitanti del luogo non percepivano alcun fastidio nel camminare su quel terreno instabile e spugnoso, che sembrava dover cedere da un momento all’altro e in realtà neanche noi ormai percepivamo più la differenza. Eravamo già stati lì in occasioni talmente rilevanti, che ci era impossibile dimenticare. Ciò che vidi, fu un mondo ultraterreno, dove la tecnologia è talmente avanzata da rasentare i limiti dello scibile umano, un mondo che a noi umani era precluso, un luogo a cui non è permesso accedere. Ma noi potevamo. Non per presunzione, avremmo sicuramente preferito non venirne mai a conoscenza, ma loro ci avevano scelti e noi non potevamo tirarci indietro. Dovevamo portare a termine la nostra missione. Credevamo in realtà di averlo già fatto, ma evidentemente non era così, forse strane forze si erano risvegliate, era per questo che eravamo lì? Avevo paura, non volevo più combattere, nessuno di noi voleva più farlo, ma sapevo che se Malachia, il Gran Saggio, avesse affermato che c'era bisogno di noi, non avremmo potuto evitare la battaglia. Era giusto così, avevamo delle responsabilità e anche potendo, non ci saremmo tirati indietro, sapendo che qualcosa minacciava la salvezza dell’umanità. Tuttavia, non volevo più soffrire, non volevo dover mettere nuovamente tutto in discussione, la vita mi aveva dato una seconda possibilità e volevo utilizzarla al meglio. Magari ero ancora troppo piccolo per delle responsabilità così grandi, forse i miei quattordici anni erano troppo pochi per mettere in pericolo la mia vita in questo modo. Una sensazione di incertezza, pervase più di prima il mio corpo ed ebbi paura di ciò che avrebbe potuto dire il Gran Saggio, perché sapevo che tutto si sarebbe potuto ripetere. Continuammo a camminare, il mio compagno si girò verso di me e mi sorrise, come per tranquillizzarmi. Non ci riuscì naturalmente, ma vidi anche nei suoi occhi la preoccupazione per il futuro che ci attendeva. Una folata di vento mi distolse dai miei pensieri, mi voltai di scatto e mi accorsi che eravamo quasi arrivati. Oltre il Ponte del Sol Levante, si scorgeva il grande profilo del Palazzo di Malachia. Placido, mi disse che doveva fermarsi per un momento in un negozio della città, gli chiesi di farlo in seguito, dopo aver parlato con Malachia, ero troppo ansioso per fermarmi, preferivo togliermi questo peso il prima possibile e sapevo che anche lui lo voleva. Capii allora che doveva essere qualcosa di importante e gli feci cenno di andare. Placido era sicuramente uno degli amici più cari che avessi mai avuto, inoltre era anche una delle persone più affidabili che conoscessi, avevo piena fiducia in lui ed era proprio grazie a lui che potevo essere lì. Era la mente del nostro ormai piccolo gruppo, un genio della tecnologia e del computer, preferiva restare in laboratorio piuttosto che scendere in battaglia. I miei pensieri furono interrotti dal suo ritorno, decisi allora di ricambiare il sorriso che poco prima lui aveva fatto a me. <<Muoviamoci!>>, esclamai e lui annuì con il capo, era una persona di poche parole, non poteva avere un nome più azzeccato: Placido, calmo e riflessivo. Durante il cammino lo notai voltarsi preoccupato, non era la prima volta quel giorno che si guardava intorno, ma compresi finalmente quale fosse l’oggetto della sua preoccupazione. <<Tranquillo!>>, esclamai improvvisamente, <<lo conosci, arriverà... prima o poi arriverà!>>. <<Hai ragione>>, rispose tranquillizzato, <<Mi chiedo perché, dopo tutto questo tempo, mi sorprende ancora che non sia qui!>>. Riflettei: anche io mi sarei dovuto preoccupare? Naturalmente no, avevo già molti pensieri per la testa e soprattutto, conoscevo il soggetto delle preoccupazioni di Placido, lo conoscevo molto bene. Continuammo il cammino, il palazzo di Malachia, il Gran Saggio di Maekos, si levava altissimo davanti ai nostri occhi. Non era certo la prima volta che lo osservavamo, ma ogni volta restavamo estasiati da quella meravigliosa visione. Appena superato il Ponte del Sol Levante, si aprirono di fronte a noi gli splendidi Giardini Eolici. Enormi vortici apparvero attorno a noi, fiori e piante esotiche formavano un tappeto variopinto, delimitato da un cancello di cui però non vedevamo la fine. Attraversammo il giardino, al centro del quale svettava un’enorme fontana, in cui l’acqua percorreva uno strano percorso: saliva invece di scendere! Non l’avevo mai notata prima, o forse semplicemente non la ricordavo. C’erano molte cose che la mia mente aveva rimosso, per fortuna non erano cose importanti, quelle le ricordavo benissimo. Placido vide subito la meraviglia nei miei occhi, <<È idrogeno liquido>>, mi disse. Non capii subito il significato di ciò di cui mi parlava, lui continuò: <<Quella nella fontana non è acqua, ma idrogeno liquido. Va verso l’alto perché allo stato liquido è più leggero dell’ aria, soprattutto a questa altezza dove è molto rarefatta>>. <<Lo so!>> risposi bruscamente, Placido fece uno sguardo stizzito, lo conoscevo, era infastidito a causa dell’interruzione del suo momento di insegnamento da saputello. Era fatto così, affamato di sapere e sempre in cerca di nuove informazioni, ma gli volevo bene anche per questo. Camminammo a passo più spedito, eravamo ormai vicini alle possenti mura color avorio del palazzo, l’agitazione cresceva ad ogni passo. Dopo aver superato la scalinata che precedeva il portone principale, mi fermai e alzai gli occhi. Il palazzo era formato da un massiccio corpo centrale da cui svettavano quattro torri merlate, residenza delle guardie scelte del Gran Saggio, le Trifiditi. Nessuno le aveva mai viste uscire da quel luogo, erano rinchiuse a causa della loro ferocia incontenibile. Al centro del complesso, si innalzava la Torre Cremisi, alta circa un chilometro, chiamata così per il caratteristico colore delle mura. Sulla cima, si trovava l’Osservatorio Terrestre, dal quale si poteva scorgere l’intero Maekos e gran parte del nostro pianeta, la Terra. L’immensa struttura era protetta da una spessissima cerchia di mura, al cui interno avevano sede il Dipartimento partenze e arrivi, con il compito di controllare l’affluenza del portale d’accesso e una succursale dell’Istituto di ricerca Eden. I miei occhi si abbassarono, fui distratto da un rumore, mi voltai, Placido era sparito! Guardai avanti a me, era lì, stava bussando all’enorme portone, mi avvicinai a lui. <<Ah, cosa stanno facendo, perché non aprono?>> dissi imprecando, <<Chissà perché non mettono un citofono...>>, rifletté Placido. Lo guardai e risposi: <<lo sai che Malachia non va molto d’accordo con la tecnologia moderna>>. Placido mi guardò e scoppiò in una contenuta e fioca risata. La nostra conversazione fu interrotta da un tonfo, <<Forse è caduta!>> esclamai, suscitando il riso di Placido che diventò più evidente. Quel rumore, era stato provocato dall’apertura dell’enorme portone principale, dal quale si accedeva, dopo varie altre stanze, alla Sala delle Udienze, dove il Gran Saggio ci attendeva. Finalmente eravamo arrivati. All’ingresso del palazzo, le guardie ci chiesero di seguirle, ci avrebbero condotto al cospetto di Malachia, noi naturalmente acconsentimmo. Le stanze si susseguivano, il palazzo era davvero enorme e molto lussuoso, furono molte le fastose sale che potemmo osservare, ma quella che mi colpì maggiormente fu la sala da pranzo: era perfettamente arredata, il soffitto era bianco lucente e sulla sua superficie si formavano delle increspature irregolari che movimentavano la continuità del colore, grazie a giochi di ombre. Le pareti erano invece dipinte di cremisi, che era evidentemente il colore preferito da Malachia, mentre il pavimento era formato da piastrelle di un marmo che sembrava essere molto prezioso. Ai lati della stanza erano posti degli specchi che davano l’effetto di allargare enormemente la stanza. Un gigantesco lampadario di cristallo, scendeva dal soffitto, illuminando la stanza. Sotto di esso vidi il tavolo da pranzo, in legno, lungo circa sei metri, sopra di esso erano posti dei vasi con degli enormi fiori, anch’essi cremisi. Erano probabilmente questi ultimi a dare alla stanza un magnifico profumo, fusione tra il gelsomino e la rosa, che rendeva così speciale quella stanza. Placido sembrò invece decisamente più soddisfatto quando attraversammo la biblioteca, i suoi occhi si illuminarono. Risi rumorosamente, lui se ne accorse e si voltò verso di me, tuttavia intuii dal suo volto dall’espressione interrogativa che non aveva capito il motivo del mio sorriso. Le stanze sembravano non finire mai, ma ad un tratto le guardie si fermarono. Una di loro, fece cenno all’altra di avanzare e ci chiese di attendere. Pochi minuti dopo la guardia tornò, annunciando che il Gran Saggio ci stava aspettando. I nostri volti si riaccesero, l’ansia che si era momentaneamente alleviata tornò, più intensa di prima. Superammo il corridoio e di fronte a noi vedemmo che la porta della sala in cui si trovava Malachia era aperta, mancavano ormai pochi passi e i nostri interrogativi avrebbero avuto una risposta. Superammo quella porta ed entrammo nella stanza. Si trovava al centro dell’intera struttura, era ellittica e probabilmente era alla base della torre cremisi, della quale era vietato l’accesso. Avanzammo scortati dalle guardie e, dopo una ventina di metri, ci fermammo per loro disposizione.

Purtroppo il limite di caratteri mi costringe a interrompere bruscamente il testo :(

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Davanti a noi, una distesa bianca di ciottoli formava la rete stradale del piccolo borgo, sopra di questi, si stagliavano case di piccola e media grandezza.

Io metterei un punto e virgola prima di 'sopra'.

Placido, mi disse che doveva fermarsi per un momento in un negozio della città, gli chiesi di farlo in seguito, dopo aver parlato con Malachia, ero troppo ansioso per fermarmi, preferivo togliermi questo peso il prima possibile e sapevo che anche lui lo voleva.

Io toglierei la virgola dopo 'Placido'.

Inoltre, direi che il periodo è decisamente troppo lungo. Spezzerei a 'città' e anche dopo 'Malachia'. Se non vuoi mettere un punto nel secondo caso, almeno un punto e virgola secondo me servirebbe.

<<Muoviamoci!>>, esclamai

Per i dialoghi sono preferibili trattini o virgolette.

http://www.writersdr...rimento-del-wd/

<<Tranquillo!>>, esclamai improvvisamente, <<lo conosci, arriverà... prima o poi arriverà!>>. <<Hai ragione>>, rispose tranquillizzato, <<Mi chiedo perché, dopo tutto questo tempo, mi sorprende ancora che non sia qui!>>.

Punto dopo 'improvvisamente' e lettera maiuscola nel dialogo successivo. Stessa cosa per la risposta di Placido. Inoltre, perché non vai a capo dopo la battuta del protagonista?

Non capii subito il significato di ciò di cui mi parlava, lui continuò:

Metterei un posto prima di 'lui'.

I miei occhi si abbassarono, fui distratto da un rumore, mi voltai, Placido era sparito!

Dividerei in due frasi.

Guardai avanti a me, era lì, stava bussando all’enorme portone, mi avvicinai a lui.

Stessa cosa.

Le stanze si susseguivano, il palazzo era davvero enorme e molto lussuoso, furono molte le fastose sale che potemmo osservare, ma quella che mi colpì maggiormente fu la sala da pranzo: era perfettamente arredata, il soffitto era bianco lucente e sulla sua superficie si formavano delle increspature irregolari che movimentavano la continuità del colore, grazie a giochi di ombre.

Punto dopo 'lussuoso'.

intuii dal suo volto dall’espressione interrogativa che non aveva capito il motivo del mio sorriso.

Trovo rindondante questo pezzo. Togli 'dal suo volto'.

Una di loro, fece cenno all’altra di avanzare e ci chiese di attendere.

Troppe virgole tra soggetto e verbo.

Pochi minuti dopo la guardia tornò, annunciando che il Gran Saggio ci stava aspettando.

Sinceramente la trasformerei in 'la guardia tornò ad annunciarci'.

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Ti ringrazio molto per le dritte, avevo letto in giro per internet che fosse quello il modo corretto per inserire dialoghi, ma evidentemente si sbagliavano... per il resto grazie per gli appunti, ne farò tesoro. Se ti può interessare qui c'è la seconda parte (la inserisco anche per altri che dovessero essere interessati): :)

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Ospite Bradipi
Eravamo ormai quasi in cima, ci guardammo intorno cercando una spiegazione del perché fossimo lì, ma continuando a salire ci accorgemmo che era inutile, l’unica cosa da fare era affrettarsi. La Scalinata Pennone Celeste,

L’incipit è fondamentale, è come il biglietto da visita. È tuo il compito di interessare i lettori, bada bene sei in competizione con gente del calibro di nome di autore preferito a scelta.

Perché si chiedono il motivo della salita? Devi dare una giustificazione.

le guardie fecero segno di passare, ci riconobbero immediatamente.

Scritto così, prima fanno segno di passare e poi li riconoscono.

Inverosimilmente gli abitanti del luogo non percepivano alcun fastidio nel camminare su quel terreno instabile e spugnoso,

Ciottoli spugnosi?

Inverosimilmente gli abitanti del luogo non percepivano alcun fastidio nel camminare su quel terreno instabile e spugnoso, che sembrava dover cedere da un momento all’altro e in realtà neanche noi ormai percepivamo più la differenza.
Se non ne hanno fastidio né gli abitanti né i visitatori perché è inverosimile?

Eravamo già stati lì in occasioni talmente rilevanti, che ci era impossibile dimenticare. Ciò che vidi, fu un mondo ultraterreno, dove la tecnologia è talmente avanzata da rasentare i limiti dello scibile umano,

Troppo “raccontato”.

un mondo che a noi umani era precluso, un luogo a cui non è permesso accedere. Ma noi potevamo.

Incongruenza, meglio dire “agli altri umani”.

Se un luogo è precluso è ovvio che non si possa accedere. Inutile ripetizione.

forse strane forze si erano risvegliate, era per questo che eravamo lì?

Non ha molto senso: se inizi la frase con “forse” tutto è possibile. Forse domani sarà la fine del mondo? Forse domani trovo per terra il biglietto vincente della lotteria?

forse i miei quattordici anni erano troppo pochi per mettere in pericolo la mia vita in questo modo.

I soldati bambini esistono e sono una tragedia. Il gran saggio mi è odioso.

Una sensazione di incertezza, pervase più di prima il mio corpo ed ebbi paura di ciò che avrebbe potuto dire il Gran Saggio, perché sapevo che tutto si sarebbe potuto ripetere.

Concetto già espresso.

Non ci riuscì naturalmente, ma vidi anche nei suoi occhi la preoccupazione per il futuro che ci attendeva.

Il “ma”, che è avversativo, non ci va.

Placido, mi disse che doveva fermarsi per un momento in un negozio della città, gli chiesi di farlo in seguito, dopo aver parlato con Malachia, ero troppo ansioso per fermarmi, preferivo togliermi questo peso il prima possibile e sapevo che anche lui lo voleva. Capii allora che doveva essere qualcosa di importante e gli feci cenno di andare.

Da cosa lo capisce?

<<Muoviamoci!>>,

Segui le regole tipografiche del Wd: http://www.writersdr...ipografiche-wd/ non << e >> ma « e ».

<<Tranquillo!>>, esclamai improvvisamente, <<lo conosci, arriverà... prima o poi arriverà!>>. <<Hai ragione>>, rispose tranquillizzato,

Ripetizione tranquillo – tranquillizzato.

delimitato da un cancello di cui però non vedevamo la fine.

Scritto così significa che il cancello è veramente grande.

C’erano molte cose che la mia mente aveva rimosso, per fortuna non erano cose importanti, quelle le ricordavo

Affermazione impossibile: se la mente rimuove qualcosa non possiamo sapere se è importante. Forse vuoi dire che il protagonista ha dimenticato i dettagli.

Il rimuovere e dimenticare sono azioni assolutamente diverse.

Placido vide subito la meraviglia nei miei occhi, <<È idrogeno liquido>>, mi disse. Non capii subito il significato di ciò di cui mi parlava, lui continuò: <<Quella nella fontana non è acqua, ma idrogeno liquido. Va verso l’alto perché allo stato liquido è più leggero dell’ aria, soprattutto a questa altezza dove è molto rarefatta>>.

Credo che tu non abbia mai visto l’idrogeno liquido: fuma, questo è azoto

azoto-liquido.jpg

L’idrogeno ha una temperatura compatibile con la vita umana evapora rapidamente ed evaporando brucia.

Dopo aver superato la scalinata che precedeva il portone principale,

Immagino che la scalinata porti al portone.

Delle guardie debbono stare davanti a ogni palazzo importante, non dentro,

11817642-londra-inghilterra--18-settembre-2011-il-soldato-offre-la-guardia-fuori-dalla-regina.jpg

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Per quanto riguarda l'incipit, mi trovo d'accordo con te... semplicemente non sapevo come iniziare ed ero in crisi. Quindi ho preferito iniziare in medias res, e costruire l'inizio in seguito, per non bloccarmi. Per quanto riguarda il Gran saggio (che scoprirai essere una lei), si spiegherà in seguito il motivo per cui sceglie dei "bambini" come "soldati". I falli nella memoria del protagonista sono qualcosa di complicato che sarà sviluppata in seguito. Sa di ricordare le cose importanti semplicemente perchè i suoi compagni gli hanno detto che è così. Comunque ti ringrazio molto delle tue critiche e osservazioni, alcune sono davvero esilaranti oltre a essere utilissime. :)

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