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Ospite Spritz

Le rive dell'Acheronte 1/2 [Premio "Commentatore del mese" di novembre]

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Ospite Spritz

LE RIVE DELL’ACHERONTE

Eva, Neo-apprendista Morte, guardava la moltitudine azzurrina, fumosa e schiamazzante stipata davanti ai moli dell’Acheronte.

Persino la sua carnagione bianca come la luna non era nemmeno comparabile al pallore evanescente delle anime, che sembravano poco più di uno sbuffo di vento, un gioco di luce che filtrava dalla finestra in una stanza impolverata. Non era così che se le era immaginate, si aspettava di trovarsi davanti delle sfere luminose o degli spiriti a forma di fiammella, invece assomigliavano a dei veri e propri fantasmi: ogni persona aveva mantenuto la propria fisionomia, chi era magro era ancora magro, chi era grasso era ancora grasso. C’erano anime calve, con la barba, col naso a patata… uomini, donne e bambini: ogni lineamento fisico era rimasto inalterato, solo che i colori erano sbiaditi, ora sembravano tutti fatti di nebbia e ci si poteva guardare attraverso. I defunti indossavano abiti normali, probabilmente ciò che vestivano al momento del loro trapasso.

E parlavano. Oh, eccome se parlavano!

Altro che lamenti disperati e pianti infiniti! Grida concitate, risa e un vocio continuo regnavano incontrastati, di tanto in tanto interrotti dagli sbuffi dei traghetti che facevano la spola tra le rive dell’Acheronte e dagli annunci di chiamata all’altoparlante.

Eva lesse le istruzioni sul foglio che le avevano consegnato. Gli incarichi affidati a una Neo-apprendista Morte erano molto semplici: lei doveva andare alla biglietteria del molo 2 e assicurarsi che la coda per il ritiro dei ticket per i traghetti venisse rispettata e fluisse regolarmente. Si guardò attorno, la biglietteria doveva essere quel gabbiotto a lato del molo che riportava l’enorme scritta “CARONTE TRASPORTI: PERCHÈ PER NOI È UNA QUESTIONE DI VITA O MORTE” davanti al quale le anime erano in coda.

Ma tra lei e la biglietteria c’era la folla. Eva guardò le anime, perplessa. Le avevano spiegato che, a differenza di quella che erano le credenze più diffuse, erano materiali: superarne una tale moltitudine senza poter passar loro attraverso poteva essere un’impresa non da poco, per una mingherlina come lei.

Si sorprese però quando le vide farsi da parte, fino a dar forma a uno stretto sentiero. «Salve Morte! Salve! Buona giornata!» le gridavano.

Eva rimase perplessa. Lei, anche se solo Apprendista, era una Morte. E i defunti la salutavano come niente fosse, sebbene qualche sua collega li avesse appena fatti trapassare! Beh, meglio così.

Avanzò tra le ali di folla, rispondendo al saluto di un vecchietto tutto orecchie e zero denti. E a quello di una donna più larga che lunga. E a un bambino. A un uomo. A un’altra donna. E ancora, ancora. Si fece strada fino a raggiungere il molo di legno. Superò anche le ultime anime e arrivò davanti alla finestrella della biglietteria.

«Salve! Tu devi essere la nuova arrivata! Finisco questo signore e… ecco, arrivo!» rispose l’impiegata.

Eva provò a ricambiare il saluto, ma non fece in tempo a parlare che l’altra era già sparita dalla sua vista, prima di ricomparire dalla porta della biglietteria. Era un tappettino non più alto di cinquanta centimetri, con i capelli verdi che cadevano vaporosi sulla schiena, due occhi smisurati dalle iridi viola come il tailleur che indossava. Particolare non trascurabile erano le due ali da farfalla, bianche e rosa, che aveva sul dorso.

Eva la guardò, sconcertata. «Ma… lei è un angelo?»

L’altra rise di gusto. «Un angelo? Ma no! Sono una fata».

«Una fata?»

«Certo! Siamo state richiamate dopo la crisi del quattordicesimo-diciottesimo secolo, anche nota come la crisi “Io-non-credo-alle-fate”: ogni volta che qualcuno lo diceva una di noi moriva, così per nostra fortuna è stato deciso di farci avere un impiego fisso qui all’Aldilà… credevo che qualcuno te lo avesse già detto».

«Ehm… mi dispiace, signora».

«Oh cara, non preoccuparti. Dopotutto non si smette mai di imparare, al giorno d’oggi. Piacere, io sono Tulina» disse tendendole la mano.

«Piacere, Eva».

«Dunque, sarai tu a portare un po’ di ordine qui? Bene, mi sembri una in gamba. I defunti sono tipi educati, ma di solito c’è sempre qualcuno che vuole fare il furbo e cerca di saltare la fila. Ma mica siamo qui per fare la figura dei putti, dico io, no? Ecco, là c’è la tua scrivania, con tanto di sedia e materiale. C’è anche qualche rivista se ti va di ingannare il tempo. Ora però ti prego di scusarmi, qui c’è un sacco di gente che vorrebbe il suo biglietto… buon lavoro!»

«Buon lavoro anche a lei!» Eva guardò Tulina rinchiudersi nel suo gabbiotto. Andò alla scrivania posizionata appena prima del molo e si sedette.

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la moltitudine azzurrina

perché azzurrina?

Risa

Davvero? E che c’hanno da ridere?

Ecco, là c’è la tua scrivania, con tanto di sedia e materiale. C’è anche qualche rivista se ti va di ingannare il tempo.

Nel senso che è ufficiale che si sieda a fare nulla?

E’ carino come inizio, spiritoso. Mi lascia perplessa però il fatto che i morti siano fatti di materia…

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Questo brano mi è sembrato richiamarsi, come stile, alla Rowling dei primi "Harry Potter", in cui Harry aveva poca dimestichezza col mondo magico e veniva catapultato nel bel mezzo di pozioni e incantesimi.

In particolare, noto un'eco del capitolo "Diagon Alley" del primo romanzo.

Non so per quale motivo mi è venuta in mente quella scena... forse per l'analogia tra la ressa di maghi intenti a far shopping e la tua ressa di anime intente a far la fila per il traghetto. Forse anche per lo slogan, che mi ha molto ricordato certe pubblicità magiche della Rowling. O anche per la spiegazione sulla crisi del "Io-non-credo-alle-fate", che ha un po' il tono di HP...

Nel confronto tra i due brani, il tuo è più leggero e meno descrittivo, e quindi acquisisce un tono umoristico più marcato, dato che le battute si susseguono a raffica, una dietro l'altra.

Mi è piaciuto. :)

A parte la "questione delle riviste" che ti ha già segnalato Emma, ma è proprio un dettaglio.

Attendo la seconda parte.

Tra parentesi, dopo aver letto anche il brano che mi avevi spedito tempo fa, mi sta venendo voglia di leggere il romanzo intero... ;)

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Ospite Spritz

Emma, le questioni che mi hai posto sono molto interessanti... ci lavorerò su sullo spiegare quell'"azzurrina", la materialità e la questione delle riviste.

Per quanto riguarda le risa... sì, ridono perchè tutto il romanzo (questo è un estratto, adattato al contest 90) vede la morte in chiave ironica e divertente. Ma molto :asd:

Mid, mi stai dando della Rowling... sono lusingato! Però forse esageri :asd:

Ah, guarda che anche la parte 2 è già pubblicata :asd:

E per il romanzo... lascia che lo sistemi ancora un po', poi dovrebe esser pronto per un'analisi completa :)

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Davvero divertente! La storia è proprio originale, abbastanza corretta grammaticalmente e fluida. Ciò che mi piace è la sdrammatizzazione della morte e soprattutto dei defunti, rendere divertente e accattivante un argomento del genere non è semplice. Il personaggio principale, Eva, è ottimo perché permette al lettore di impersonarsi in lei e di scoprire più cose possibili sull'aldilà. La storia delle fate poi è davvero esilarante! Per non parlare del logo della "Caronte Trasporti". Vado subito a leggere la seconda parte ;)

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Persino la sua carnagione bianca come la luna non era nemmeno comparabile al pallore evanescente delle anime, che sembravano poco più di uno sbuffo di vento, un gioco di luce che filtrava dalla finestra in una stanza impolverata.

:nein:

Non si dice "sbuffo" di vento, ma filo, folato. Ma forse qui andrebbe meglio un paragone con la nebbia.

Non ho intenzione di dirti di togliere tutto, però questo periodo è pesante e lungo da leggere e una buona sfoltita andrebbe fatta. In particolare la doppia negazione è bruttissima, come l'ultima frase. Qui tra l'altro cerchi di evocare un'immagine nota al lettore, per cui ci andrebbe qualcosa tipo "la luce che filtra ecc." (anche se potendo eviterei la relativa).

solo che i colori erano sbiaditi, ora sembravano tutti fatti di nebbia e ci si poteva guardare attraverso. I defunti indossavano abiti normali, probabilmente ciò che vestivano al momento del loro trapasso.

Tecnicamente non solo i colori a sbiadire, ma loro che diventano traslucidi.

Comunque non capisco il perché di tutta questa descrizione: sono anime esattamente come uno si aspetta che siano, descritte più o meno così da sempre, e non emerge neanche l'occhio che le guarda. Essendo poi un racconto breve lo trovo sproporzionato. Abbiamo capito com'erano a "sbuffo di vento".

Grida concitate, risa e un vocio continuo regnavano incontrastati, di tanto in tanto interrotti dagli sbuffi dei traghetti che facevano la spola tra le rive dell’Acheronte e dagli annunci di chiamata all’altoparlante.

Anche qui?

Anch'io come Emma sono perplessa sul fatto che ridano. :grat:

Eva lesse le istruzioni sul foglio che le avevano consegnato. Gli incarichi affidati a una Neo-apprendista Morte erano molto semplici: lei doveva andare alla biglietteria del molo 2 e assicurarsi che la coda per il ritiro dei ticket per i traghetti venisse rispettata e fluisse regolarmente.

"Ticket" e "biglietto" in italiano non sono sinonimi.

Perché questa burocrazia? Devono registrarli? Verificare che non ci sia qualche imboscato?

Si sorprese però quando le vide farsi da parte, fino a dar forma a uno stretto sentiero. «Salve Morte! Salve! Buona giornata!» le gridavano.

Ok, lei ha il foglietto con le istruzioni, ma chi istruisce le anime? Com'è che questa gente è appena morta e si sente a casa? È più spaesata lei che è il suo lavoro.

E neanche un briciolo di commozione?

«Salve! Tu devi essere la nuova arrivata! Finisco questo signore e… ecco, arrivo!» rispose l’impiegata.

Direi di togliere i primi due punti esclamativi.

Era un tappettino non più alto di cinquanta centimetri, con i capelli verdi che cadevano vaporosi sulla schiena, due occhi smisurati dalle iridi viola come il tailleur che indossava. Particolare non trascurabile erano le due ali da farfalla, bianche e rosa, che aveva sul dorso.

Ho letto "tappetino" e non sono più riuscita a far rientrare l'immagine nei ranghi. :asd:

Ma poi è una fata, non vola?

«Dunque, sarai tu a portare un po’ di ordine qui? Bene, mi sembri una in gamba. I defunti sono tipi educati, ma di solito c’è sempre qualcuno che vuole fare il furbo e cerca di saltare la fila. Ma mica siamo qui per fare la figura dei putti, dico io, no? Ecco, là c’è la tua scrivania, con tanto di sedia e materiale. C’è anche qualche rivista se ti va di ingannare il tempo. Ora però ti prego di scusarmi, qui c’è un sacco di gente che vorrebbe il suo biglietto… buon lavoro!»

Questo non mi è chiaro. C'è una biglietteria e una coda davanti. Lei deve fare ordine pubblico, per un servizio che non ha momenti di calma, dov'è la sua scrivania? Fuori?

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Ospite Bradipi
ogni persona aveva mantenuto la propria fisionomia

La fisionomia che avevano al momento della morte? Cioè un decapitato con la testa in mano? Chi era paralitico con una carrozina fantasma?

per il ritiro dei ticket

Biglietto non ti piace?

La Caronte trasporti esiste: http://www.caronte.eu/

la figura dei putti

È idiomatico?

ogni persona aveva mantenuto la propria fisionomia

La fisionomia che avevano al momento della morte? Cioè un decapitato con la testa in mano? Chi era paralitico con una carrozina fantasma?

per il ritiro dei ticket

Biglietto non ti piace?

La Caronte trasporti esiste: http://www.caronte.eu/

la figura dei putti

È idiomatico?

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Ospite
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