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Ospite Spritz

Irraggiungibile

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Ospite Spritz

link al commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/14997-tristezza-e-solitudine/#entry252522

IRRAGGIUNGIBILE

Questa coperta non mi riscalda, questo fazzoletto non riesce a lavar via le mie lacrime. Fisso il bianco delle pareti, così intenso da darmi quasi fastidio. Un infermiere tampona la ferita tenendomi ferma la testa. Lo lascio fare. Ho lo zigomo in fiamme ma quasi non me ne accorgo, non ho la forza di pensare anche ai dolori del mio corpo.

Odio l’odore di disinfettante che qui dentro ha intaccato qualsiasi cosa. Vorrei dimenticarlo, ma lo sostituirei con il profumo di erba tagliata che entrava dai finestrini o con l’umidità della terra che ci ha impregnato i vestiti. E quelli sono odori che non voglio ricordare.

Ci sono delle persone. Sento voci attorno a me, che mi parlano ma che nelle mie orecchie risuonano solo come un brusio confuso. Le faccio sparire, non ho bisogno di loro. Le caccio via e non sento più niente. Ma il fischio della frenata artiglia il silenzio, ghiacciandomi le vene. No, non voglio sentire nemmeno quello. Lascio allora che il brusio torni.

Mi mettono in mano qualcosa. È una tazza, c’è dentro del tè caldo. I vapori mi colpiscono gli occhi, irritandoli come tutte quelle lacrime che ho versato e che ancora dovrò versare.

Una persona mi stringe a sé, coccolandomi in un abbraccio. Anche lei sta piangendo. La conosco, ma adesso non ho idea di chi sia. Dopo proverò a ricordarlo.

L’idea che ora non esista più niente mi sta uccidendo. Vorrei che tra noi fosse stato diverso, migliore di quello che la vita ha voluto farci. Il futuro mi è stato strappato dalle mani, ora stringono solo il vuoto che hai lasciato dietro di te, dove io sono rimasto abbandonato.

Ripenso a quanto è successo: la frenata, l’incidente, i lampeggianti, le sirene. E poi ancora e ancora, in una spirale che mi ha intrappolato nel suo infinito vorticare.

Scuoto la testa: ce lo meritavamo? Non lo so.

Forse qualcuno che sta lassù ci ha punito per qualche male compiuto. Forse quel qualcuno ha preso una decisione affrettata. O forse lassù non c’è proprio nessuno e noi stiamo qui a pregare un trono che è vuoto fin dalla notte dei tempi.

Penso. Penso disperatamente a te, eppure vorrei esser pietra che mai ha potuto pensare e mai si è accorta di esistere.

Un sasso, che mai ti avrebbe conosciuto.

E amato.

E poi visto morire nel silenzio.

Penso, penso disperatamente a te ma so che non servirà a nulla.

Perché anche se sei qui, distesa su una branda a due metri da me, non ho un pensiero che sia capace di raggiungerti.

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Complimenti, mi sono venuti i brividi. Forse perché ho perso anche io una persona amata e mi sono sentita inerme di fronte alla sua morte. Comunque l'ultima frase:

Penso, penso disperatamente a te ma so che non servirà a nulla.

Perché anche se sei qui, distesa su una branda a due metri da me, non ho un pensiero che sia capace di raggiungerti.

mi ha veramente colpita. In questa frase c'è racchiuso tutto il dolore che si può provare in una situazione simile.

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solo il vuoto che hai lasciato dietro di te, dove io sono rimasto abbandonato.

Questa parte non l'ho capita molto.

Non si dice il vuoto che mi hai lasciato dentro?

Magari: Il vuoto che mi hai lasciato dentro, nel quale mi hai abbandonato.

E poi ancora e ancora,

Non lo trovo molto efficace.

Penso. Penso disperatamente a te, eppure vorrei esser pietra che mai ha potuto pensare e mai si è accorta di esistere.

Metterei una virgola dopo "pietra".

Penso, penso disperatamente a te ma so che non servirà a nulla.

Metterei una virgola dopo "te"

L'inizio del racconto è semplicemente fantastico. Così come la frase finale. Scritto bene, non c'è che dire. Trovo un po' di incongruenza tra la confusione dell'uomo e la lucidità con cui entra ed esce dalla realtà che lo circonda. Forse è così quando si è in stato di choc, ma non saprei.

Ho faticato anche a visualizzare la scena. Ha l'amore della sua vita morto di fianco a sé? Ma in un pronto soccorso non è pensabile che due in pronto intervento siano così vicini. Se poi lei è morta ancora di meno. Se anche lui fosse vicino troverei difficile che ci fossero parenti e/o amici che lo abbracciano. Questo è il punto debole del racconto.

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Ospite Njagan

Spritz, prima ti scrivo quello che non mi è piaciuto e che in genere non apprezzo negli scritti in cui si usa la prima persona: l'uso eccessivo dei pronomi. In alcuni casi, sono a mio avviso inutili e rendono talvolta cacofonico un periodo.

Sento voci attorno a me, che mi parlano ma che nelle mie orecchie risuonano solo come un brusio confuso.

Il primo "a me" forse puoi toglierlo, poi ci sono "mi", anche "ma", "mie". "Attorno sento voci che risuonano nelle mie orecchie come un brusio confuso" per esempio.

Questo l'unico appunto che mi sento di fare affinchè il testo sia più leggibile, tenendo conto che è solo il mio punto di vista da lettrice ;)

Quello che mi è piaciuto... Mannaggia Spritz! Difficilmente testi che descrivono la morte di una persona riescono a farmi provare emozione, perché la maggior parte della gente che descrive questi momenti, questi dolori, tiene conto più della verosimiglianza della scena che non dell'emozione in sè. Eppure tu stasera mi hai emozionato.

Nel leggerti, mi sono immedesimata nel tuo protagonista e sono riuscita a sentire l'odore del disinfettante, col tatto ho avvertito il caldo della tazza di tè, sugli occhi ho ricevuto la sensazione del vapore (mi sarò commossa?), con le orecchie il brusio che deriva dal desiderio di non voler prestare attenzione a una cosa, un evento, appena accaduta cui si aggiunge la confusione di un pronto soccorso come tanti pieni di gente che va e viene... Ultimamente, facevo proprio questa considerazione trovandomi in ospedale per un'urgenza: tra odori e dolori, ci si ritrova in mezzo a parenti, dottori, infermieri, ed estranei che come te si ritrovano in mezzo a parenti, infermieri... E l'unico bisogno che si sente è quello di far sparire tutto e tutti, e non pensare.

Infine le due vittime dell'incidente vicini e, nello stesso tempo, così lontani (sembra la citazione di un film di Wim Wenders)...

Spritz, mi complimento con te. Sei riuscito brevemente a descrivere una scena per niente facile e a farlo attraverso tutti i sensi, non dimenticando la cosa più importante: le emozioni.

Sei migliorato parecchio e stasera leggerti è stato un piacere.

Grazie :love:

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Ospite Spritz

Dunque, prima di tutto: grazie a tutti dei commenti :)

Lykos sono contento che ti sia arrivato questo mio brano, soprattutto perchè hai potuto condividerlo nella sensazione di dolore. Perchè io ho avuto la fortuna di non aver perso nessuno di caro, se non quando ero ancora bambino e non in grado di percepire queste cose attorno a me.

Visio:

Spritz, il 04 January 2013 - 20:01, ha scritto:

solo il vuoto che hai lasciato dietro di te, dove io sono rimasto abbandonato.

Questa parte non l'ho capita molto.

Non si dice il vuoto che mi hai lasciato dentro?

Magari: Il vuoto che mi hai lasciato dentro, nel quale mi hai abbandonato.

no, in realtà il vuoto che dico io non è quello che il protagonista sente dentro di sè, ma quello che ha lasciato nella vita, qui sulla terra. Lei se n'è andata, non tornera più. E il vuolo lo ha lasciato dietro di sè, con l'addio e la sua mancanza, con le cose che non faranno più assieme. Magari lui che non la vedrà più a cucinare, intenta a pelare patate sull'acquaio, al cui posto vedrà solo una cucina vuota, appunto. Oppure il posto a fianco del guidatore che magari occupava sempre quando andavano in giro in macchina, che ora rimarrà sempre vuoto. Intendo questo tipo di mancanze, di "vuoti". Non sto parlando ancora di quello che si sente dentro, ma di quello che si vede nella vita che irrimediabilente e immediatamente ti fa saltare nella testa quel pensiero che ti riporta a chi non c'è più. Spero di riuscire a essermi spiegato

Grazie per le correzioni e i suggerimenti. Sinceramente alla situazione non ci ho dato molto peso, essendo concentrato il brano sulle sensazioni e sui sentimenti... comunque sono anche queste cose di cui in futuro dovrò tener conto.

Anja: innanzitutto grazie per la parte sui pronomi.

Fortunatamente non ho mai passato notti in ospedale in ansia per i miei parenti, però so quanto metta malinconia l'odre di disinfettante che permea tutto, e come ti faccia sentire triste. E poi, le cose che uno fa... boh non so, ho scritto il pezzo in un momento in cui ero un po' così, in cui ho immaginato un po' di cose e ho provato a buttarle giù. Per scriverlo sono partito dalle sensazioni (ed è per questo che compaiono tutti e cinque i sensi, è voluto), da cosa si vede, sente, tocca, percepisce. E poi ci ho costruito attorno la trama. Ho attinto ai miei pensieri tristi per cercare le parole, ma facendolo in modo sempre positivo, nel senso "penso triste al fine di capire cosa provo", non "penso triste perchè lo sono"...

era cominciato più come un esercizio, perchè ero solito scrivere cose troppo poco emotive, frivole. Insomma, volevo migliorare con le emozioni, parlare di cose tristi, "serie".

Eh, perchè farò lo stupido per tutto il forum, ma quando mi ci metto d'impegno... :asd:

Mi avete fatto tanti complimenti. Eppure, il contest per cui avevo preparato questo racconto è stato vinto da altre persone. Ma almeno mi è rimasta la convinzione di aver scritto qualcosa di buono che mi ha fatto migliorare :)

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Ospite Woland

Mi capita spesso di leggere brani che trattano di questo argomento. È curioso; forse attrae perché ci mette di fronte alla nostra caducità, ci permette ipotesi e pensieri che mai vorremmo fare ma che ci affascinano; poi le domande sul divino... non so.

Il racconto è scritto bene. A distinguerlo, a mio avviso, dagli altri cui facevo riferimento penso sia il tono. Il voler "essere pietra" del protagonista così da non provare più nulla ritengo sia lo spunto meglio riuscito, mi ha colpito.

CiaO

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Ospite Spritz

Bartleby, apprezzo il tuo commento, però ti confesso che non sono d'accordo con l'impressione che hai avuto. Perchè anche se è cominciato sì come un esercizio, un "proviamo a vedere cosa succede", non l'ho fatto perchè abbia subito il fascino di determinate tematiche, ma perchè ci sono stati avvenimenti attorno a me che mi hanno fatto esprimere quelle parole.

Sotto molti punti di vista è molto più di un semplice racconto. Ci sono cose che me lo fanno sentire importante. Anche se nessuno a parte chi ne è interessato lo saprà, volevo almeno che lo si sapesse :)

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Mi è piaciuto. Ci sono due parti molto belle che ti segnalo.

Questa coperta non mi riscalda, questo fazzoletto non riesce a lavar via le mie lacrime.
Forse qualcuno che sta lassù ci ha punito per qualche male compiuto. Forse quel qualcuno ha preso una decisione affrettata. O forse lassù non c’è proprio nessuno e noi stiamo qui a pregare un trono che è vuoto fin dalla notte dei tempi.

Penso. Penso disperatamente a te, eppure vorrei esser pietra che mai ha potuto pensare e mai si è accorta di esistere.

Un sasso, che mai ti avrebbe conosciuto.

E amato.

E poi visto morire nel silenzio.

Penso, penso disperatamente a te ma so che non servirà a nulla.

Perché anche se sei qui, distesa su una branda a due metri da me, non ho un pensiero che sia capace di raggiungerti.

Ci sono però alcuni dettagli che suscitano in me qualche perplessità, fondamentalmente per mia ignoranza sulla prassi medica.

Si trovano al Pronto Soccorso, giusto? Ma lei è morta in ambulanza, al Pronto Soccorso, o è morta sul colpo, come mi sembra d'aver intuito tra le righe? Anche i corpi già senza vita, che non hanno bisogno di rianimazione, vengono indirizzati al Pronto Soccorso?( Ecco, forse l'ambientazione è un po' confusa, ma penso che questo dipenda dalla confusione del protagonista, quindi è accettabile e giustificata.)

Inoltre, lui si trova "dentro" il pronto soccorso, non fuori nella sala d'attesa, perché è ferito, alla testa mi pare di aver capito, e gli danno un tè? Tu mi risponderai, c'è freddo ed è sotto shock. Magari poi è perfettamente possibile.

Mi scuso per queste domande, spero che il testo non sia autobiografico. L'ho inteso solo come testo letterario, e come tale l'ho letto. Se si lega a esperienze personali, scusami per le domande prettamente tecniche.

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Il racconto è scritto bene, a parte un "ma" dopo il punto che non mi piace tantissimo, ma sono gusti personali :) Forse avresti potuto elaborarlo un po' di più dal punto di vista della lunghezza, ampliandolo e magari inserendoci qualche analessi :D

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Mi ha momentaneamente catturato, è intenso.

La parte che preferisco è la prima, e poi anche la fine. Le sensazioni che si susseguono, e lo stato del protagonista, che non so se sia propriamente realistico, ma dà l'impressione di esserlo. Uno stato confusionale, che oscilla fra la consapevolezza di ciò che c'è attorno e la sua sparizione.

Invece, forse sono troppo schizzinoso, un po' mi è piaciuto meno il pezzo in cui riassumi l'incidente. Non è evidente, cioè, non è un infodump. Però, ehm, a me ha dato un po' quella sensazione, ecco. Nel senso che: il tema non è certo originale, ma l'intensità personale con cui lo affronti rende bello il brano; ecco, il punto in cui riassumi l'incidente è l'unico in cui io mi ricordo del "modello" del brano, della sua idea stereotipa. Forse perché è tipico questo improvviso riassunto, c'è sempre questa struttura che tende a presentare la situazione, poi rivela pienamente l'incidente e chiarisce tutto. Forse un'alternativa (e qui entriamo nel campo delle considerazioni aggratis e sempre più personali) era quella di evitare questa cosa. In fondo, dai riferimenti precedenti alla frenata, era già piuttosto intuibile cosa fosse successo. O comunque magari c'era un altro modo di presentare la cosa, forse chiarendola sin dall'inizio, visto che più che di un racconto si potrebbe parlare di un'atmosfera e di determinate emozioni, che costituiscono da sole la struttura portante del brano. Vabbè. Il racconto l'hai scritto tu, è inutile dirti come l'avrei provato a scrivere io :la: Mi limito a segnalarti la sensazione che ho avuto circa questa cosa.

Che altro? Nah, niente da aggiungere a quanto già detto da altri. Bella prova.

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Ospite Spritz

@ Giorgia

No, non è autobiografico XD. E alle domande che fai... non so dare risposta, perché fortunatamente al pronto soccorso non ci sono mai finito.

@Nico

Beh, ho capito quello che vuoi dire. Interessante lo spunto che mi dai, è un invito a scrivere al di fuori degli schemi... stimolante come cosa.

Però, se l'avessi fatto come dici tu, in quanti mi avrebbero chiesto "ma perchè non hai illustrato un po' di più l'incidente?" XD

comunque grazie a tutti :)

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Ospite *Lili*

Un testo breve ma di un'intensità travolgente.

Mi ha colpito molto, perché in ogni parola ho sentito il dolore provato dal protagonista (spero non sia un testo autobiografico :sss:) e l'ho fatto mio.

Non quoto le frasi che più mi hanno colpito, perché citerei l'intero testo... Diciamo che dall'inizio alla fine è un crescendo di tristezza, che mi ha messa k.o all'ultimo, con questa frase:

Perché anche se sei qui, distesa su una branda a due metri da me, non ho un pensiero che sia capace di raggiungerti.

Grazie alla quale ho seriamente rischiato di creare un laghetto sulla tastiera del computer :sss:

Per il resto, non ho nulla da segnalare di diverso rispetto a quello che hanno detto gli altri.

*azzanna e si rintana in un angolino a piangere e dondolare*

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Ospite *Lili*

Grazie.

*prende fazzolettino e si soffia il naso*

*ricorda di essere un minion e di non avere naso*

Oh :sss:

Comunque ancora complimenti :la:

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Odio l’odore di disinfettante che qui dentro ha intaccato qualsiasi cosa

Non mi sembra appropriato.

Vorrei dimenticarlo, ma lo sostituirei con il profumo di erba tagliata che entrava dai finestrini o con l’umidità della terra che ci ha impregnato i vestiti. E quelli sono odori che non voglio ricordare.

Non so, non mi convince. Forse è un mio problema, ma trovo il significato della coordinata avversativa slegato dalla principale.

I vapori mi colpiscono gli occhi, irritandoli come tutte quelle lacrime che ho versato e che ancora dovrò versare.

Sostituirei quelle con le.

Amo gli incipit in medias res, e questo a veramente molto bello. Secondo me hai reso bene lo stato emotivo del protagonista, il testo è scorrevole, con descrizioni molto efficaci. Per i primi due terzi del racconto ho pensato che il protagonista/narratore si rivolgesse al lettore, tutto lo lasciava intendere. Verso la fine invece scopro che lui si rivolge all’amata. Ecco, questa cosa mi ha creato uno strano effetto di estraniazione, di perdita dell’immedesimazione. Il finale, mi riferisco proprio all’ultima frase, andrebbe migliorato.

Mi è piaciuto, complimenti e a rileggerti.

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Vorrei dimenticarlo, ma lo sostituirei[...]

Ecco, mentre lo leggevo pensavo d'istinto a un errore, perché l'idea di sostituirlo sembra congeniale al dimenticarlo, e quel ma suggerisce invece un contrasto. Poi, proseguendo, ho capito che il ma è riferito agli altri odori; però forse è questo che rende un po' ostica la frase. Magari qualcosa tipo "finirei per sostituirlo con..." eviterebbe questo contrasto.

Per il resto, non molto da aggiungere a quanto detto dagli altri. Non fosse stata per l'intensità dell'emozione che hai trasmesso, avrei avuto pudore nel postare un commento così poco utile. Ma sento doveroso unirmi agli apprezzamenti degli altri. La sensazione di vuoto, di assurdità, di inutilità, la disperazione per non poter più comunicare con chi si ama, sono state rese con una scrittura essenziale, che dà l'impressione della verità. Hai dato voce a chiunque abbia perso una persona cara.

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