Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ego

Ma a 40 anni uno scrittore è "vecchio"?

Post raccomandati

Mi è venuta questa "paranoia" dopo aver letto i commenti di Giulio Mozzi (che lavora in ambito Einaudi) nel suo blog, dove lui afferma che un autore a quarant'anni trova difficoltà a pubblicare poiché le case editrici trovano più conveniente puntare sui giovani, per ovvie ragioni di investimento a lungo termine. Ma voi che ne dite? Io penso che un autore quarantenne che ha letto centinaia (o migliaia) di libri abbia di certo maggiori possibilità di scrivere qualcosa di decente rispetto a un ventenne....

la cosa mi preoccupa parecchio perché io ho "già" trentatre anni e mi sento appena capace di imbrattare due fogli....se a quartant'anni, quando forse sarò "bravino", non mi pubblicano perché sono "attempato" ...be' , bella fregatura no? :perchè:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

È una cosa che mi chiedo spesso anch'io, anche se di anni ne ho ancora 22 (lo so, non sono molto normale XD).

Dal punto di vista degli editori, comunque, temo che purtroppo sia vero: tra un ventenne e un quarantenne la casa editrice immagino che scelga più volentieri il primo, sia per una questione di moda, sia per l'investimento futuro, sia forse perché pensa di poterlo controllare meglio (è più facile che il quarantenne esiga di essere pagato sempre, dato che magari ha una famiglia da mantenere e nella vita ha già preso abbastanza fregature, mentre il ventenne tende a considerare un sogno il semplice fatto di pubblicare).

Dal mio punto di vista, invece, un quarantenne come scrittore non è vecchio, ma anzi può ancora maturare molto. Lo scrittore a mio avviso è un mestiere che funziona al contrario dell'atleta: chi pratica uno sport ha un'età in cui rende al massimo, poi piano piano il suo corpo inizia a indebolirsi; la mente, invece, col passare degli anni acquisisce sempre maggiore abilità. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E io cinquanta. Comunque, nel mio caso, a vent'anni non avrei saputo cosa scrivere: esperienze poche, comprensione della vita zero. Scrivevo, ma di quella roba non salvo quasi niente, e non solo per la forma o la tecnica, proprio per l'incapacità di raccontare una storia di qualche interesse. Credo che un editore avrebbe fatto un pessimo affare, a pubblicarmi allora. Adesso invece, nin zò :asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mah! Se un editore seleziona in base all'età a mio avviso è un editore che vale poco. A quarant'anni, come a venti, se tutto va bene si possono scrivere ancora un sacco di cose. E poi, dico... se credono nell'opera mica la prendono a calci per l'età dell'autore! Ne potrebbe pure avere sessanta di anni.

Diverso è il discorso se l'opera è mediocre, o poco più. Lì allora magari il quarantenne viene scavalcato dal ventenne e il ventenne dal cugino-amico-vicino-raccomandato-figlioccio di turno. Ma quello è un altro film.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Se fosse così, nè Eco nè Camilleri sarebbero mai stati pubblicati.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Credo che, come nelle diete, ognuno abbia le sue teorie e dica quello che gli pare sperando di imbroccarla. Per cui ci sarà la casa editrice che preferisce i giovani perché sono un investimento (per poi scaricarli a 35 anni dopo averli spremuti come limoni), quella che "prima dei 50 nessuno può essere veramente in grado di scrivere" (e poi li scarica a 52 perché non stanno al passo coi tempi), quella che "è meglio scrivere di quello che si sa e avere esperienza della vita" (e poi pubblica un legal thriller di un ventenne ambientato in Cina perché fa esotico) e via così, tutti nella vana speranza di poter controllare cosa piace al pubblico, fare finalmente il botto e sistemarsi per la vita.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ma no, ddaiii! Io ne ho 35 e non mi sento assolutamente vecchio. Certo, scrivessi fantasy e tornassimo indietro di qualche anno, quando andavano i baby autori, spesso costruiti a tavolino, magari dopo il boom della Troisi, sarei stato probabilmente fuori gioco ma per il resto mi sento pienamente in sella :-)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se fosse così, nè Eco nè Camilleri sarebbero mai stati pubblicati.

E Bufalino, che vinse il Campiello con il romanzo d'esordio a 61 anni, e Maurensig che esordì a 50 anni con il meraviglioso La variante di Luneburg.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io credo che, quando la mente, il cuore, il sangue e tutto il resto del corpo, sviluppano quella che poi è solo la capacità di mostrare ciò che c'è dentro, che sia da parte di un ventenne o da parte di un quarantenne, è sempre qualcosa che vale la pena di lodare, premiare o anche solo considerare. Ciò non vuol dire che, chiunque, può essere capace di generare un testo di valore; ma una cosa è certa, non è l'età a determinarlo.

Mettere i paletti, laddove i paletti sono poi l'ultima cosa che bisogna considerare come determinante, è un errore grande e grave.

è chiaro che non ci capisco niente di editoria o mercato ma, come aspirante scrittrice, ritengo frustrante leggere un'opinione come questa...

Poi magari intendeva altro ma, avendo 27 anni, forse non devo preoccuparmi; o forse devo smetterla di credere a una considerazione meritocratica del talento che è l'immaginazione prolifera?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Luna

Spero di no sinceramente e non avrebbe senso. Per me uno scrittore maturo è più capace di uno acerbo, magari ha già fatto esperienza, ha imparato a destreggiarsi in più campi. Mi piacerebbe che la possibilità di essere pubblicati venisse data a tutti quelli che la meritano davvero, senza differenze di sesso età o religione. D'altro canto, la CE guadagna dall'opera, non dalla data di nascita che un autore ha segnata sulla patente. No?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Spero di no sinceramente e non avrebbe senso. Per me uno scrittore maturo è più capace di uno acerbo, magari ha già fatto esperienza, ha imparato a destreggiarsi in più campi. Mi piacerebbe che la possibilità di essere pubblicati venisse data a tutti quelli che la meritano davvero, senza differenze di sesso età o religione. D'altro canto, la CE guadagna dall'opera, non dalla data di nascita che un autore ha segnata sulla patente. No?

Ma sei tornata Luna! Grande: così mi piaci di più, sarà perché mi ero abituato!E soprattutto spero tanto che quello che hai scritto sia vero...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non mi pongo il problema. Ho pubblicato il mio primo romanzo a 42 anni. Quello che scrivo adesso mi piace di più di quel che scrivevo a vent'anni, o anche a trenta.

Tiro dritto per la mia strada.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non mi pongo il problema. Ho pubblicato il mio primo romanzo a 42 anni. Quello che scrivo adesso mi piace di più di quel che scrivevo a vent'anni, o anche a trenta.

Tiro dritto per la mia strada.

:asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Ice*

Secondo me a 40 uno scrittore è ancora giovane. Penso che questo campo sia uno dei pochi dove avere più anni e quindi più esperienza è determinante per produrre qualcosa degno di nota. E' l'unico mestiere che si può fare fino a 90 anni (salute permettendo) senza perderci ma anzi guadagnandoci. In fondo non si finisce mai di migliorare :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho 30 anni e ho iniziato a scrivere un pò più seriamente l'anno scorso... il mio sogno è pubblicare i miei romanzi poi quando questo accadrà non mi importa basta che accada (sono un pò fatalista). Quindi dal mio punto di vista uno scrittore è tale a qualsiasi età e le case editrici sono un pò come le aziende, se guardano l'età e non il risultato non vale la pena lavorare con loro :)

Modificato da Aewil

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

A me nessuno ha mai chiesto l'età, quando mandavo un manoscritto. Tutti i miei editori hanno saputo quanti anni avevo nel momento in cui ho inserito la mia data di nascita nel contratto di edizione.

Sinceramnte, a parte casi editoriali costruiti a tavolino per vendere l'autore (mi ricordo un caso aberrante in cui si era cercato di vendere 'gli autori fidanzati', con un libro che definire immondo era dire poco, e che fu infatti un fiasco totale), penso proprio che l'età dell'autore sia una cosa di cui all'editore non potrebbe fregare di meno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

(mi ricordo un caso aberrante in cui si era cercato di vendere 'gli autori fidanzati', con un libro che definire immondo era dire poco, e che fu infatti un fiasco totale)

Mi sa che ha agito da vaccino, visto che a noi (me e Ale) hanno detto che adesso gli autori che scrivono in coppia li guardano storto... :fuma:

Scusate l'ot.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vero che generalmente con gli anni si acquisisce esperienza e quindi c'è la possibilità che si abbiano da dire cose più interessanti. Vero anche che finché a uno scrittore non gli piglia un Ictus o l'Alzheimer è potenzialmente un grande scrittore, ovvero l'età fino a problemi mentali di varia natura ( che pure non precludono la produzione di qualcosa d'artisticamente valido ) non conta una ceppa.

C'è da dire però che è più probabile per uno scrittore giovane di avere la possibilità di alzare qualche soldino in più con la scrittura rispetto ad uno scrittore cinquantenne. Questo dipende dal fatto che le case editrici medio-grandi con gli autori giovani si comportano in maniera diversa al livello di anticipi perché sperano di poterli spremere per svariati anni.

E soprattutto, cercano di tenerseli stretti.

Modificato da Nyamekye

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

*parla la ventunenne*

Secondo me, come hanno detto più velatamente alcuni, è una domanda che non ha senso.

Non conta l'età dello scrittore, né è richiesta dalle case editrici. Ed è anche passato il boom dei baby scrittori, che erano di moda quattro o cinque anni fa, attorno al caso di Eragorn.

L'unica cosa che conta, come ho detto altrove, è il percorso artistico di ogni scrittore. Ci vuole tempo per maturare artisticamente, tempo ed esperienza, e anche un pizzico di predisposizione naturale. C'è chi non matura, o matura pochissimo, nel corso di tutta la vita, e c'è chi raggiunge una certa bellezza formale e un buono stile anche a vent'anni.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A me non sembra assolutamente vecchio uno scrittore di 40 anni, ma credo che le CE la pensino diversamente...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se fosse così, nè Eco nè Camilleri sarebbero mai stati pubblicati.

E Bufalino, che vinse il Campiello con il romanzo d'esordio a 61 anni, e Maurensig che esordì a 50 anni con il meraviglioso La variante di Luneburg.

Rilancio con Henri-Pierre Roché, che ha pubblicato il suo primo vero libro (Jules e Jim) a settantaquattro anni suonati :oOo:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi è venuta questa "paranoia" dopo aver letto i commenti di Giulio Mozzi (che lavora in ambito Einaudi) nel suo blog, dove lui afferma che un autore a quarant'anni trova difficoltà a pubblicare poiché le case editrici trovano più conveniente puntare sui giovani, per ovvie ragioni di investimento a lungo termine. Ma voi che ne dite? Io penso che un autore quarantenne che ha letto centinaia (o migliaia) di libri abbia di certo maggiori possibilità di scrivere qualcosa di decente rispetto a un ventenne....

la cosa mi preoccupa parecchio perché io ho "già" trentatre anni e mi sento appena capace di imbrattare due fogli....se a quartant'anni, quando forse sarò "bravino", non mi pubblicano perché sono "attempato" ...be' , bella fregatura no? :perchè:

Ma ti riferisci a questa conversazione?

Editor della narrativa italiana: “Il romanzo è fresco, frizzante, con una bella storia, fuori dal comune, scritto davvero bene, con una equilibrata relazione tra gli eventi privati e la storia dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, storia politica e storia del costume…”.

Direttore editoriale: “Insomma è da fare”.

Editor della narrativa italiana: “Sì”.

Direttore editoriale: “Ma quanti anni ha l’autrice?”.

Io: “Quarantuno”.

Direttore editoriale: “Eh, è un po’ vecchia”.

Io: “Ma ha un altro romanzo in corso d’opera, quasi finito, e mi ha appena mandato il soggetto del terzo”.

Direttore editoriale: “Ma come si presenta?”.

Editor della narrativa italiana (un po’ in affanno): “Non è male, ti assicuro, non è male”.

Se ti riferisci a questo, puoi stare tranquillo. In quanto maschio, sei esentato dal "presentarti" gggiovane, anche quando avrai passato i quaranta. : :s :

Il problema, come in mille altri campi, ce l'abbiamo solo noi donne. Dobbiamo conservarci piacenti a tutti i costi, anche per dedicarci a mestieri che con l'aspetto fisico hanno poco a che fare...

P.S. Ho estrapolato da qui: http://vibrisse.wordpress.com/2012/01/11/dieci-conversazioni-realmente-avvenute-in-questa-o-quella-casa-editrice/

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In tutte le cose, più il tempo passa e più si fanno esperienze. Soprattutto, sempre grazie all'esperienza, si è meno inclini a prendere "fregature". Quindi in linea teorica uno scrittore più anziano ha più da raccontare (e meglio) di uno scrittore giovane - ovviamente parlando per grandi numeri e dipende poi anche dal genere letterario...

Però basta guardare il mercato: gran parte degli sconosciuti che si fanno largo sono giovani. Penso che sia un po' come la "moda": dipende cosa sta cercando il mercato. Le CE se ne fregano dell'età, seguono l'andamento dei profitti.

Al giorno d'oggi mi sembra che i giovani vadano per la maggiore (avete citato la Troisi, per esempio, ma anche Christopher Paolini). Magari tra un anno la storia cambia.

E poi è più facile contenere un giovane: chiede meno soldi, fa un po' meno storie sui contratti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma ti riferisci a questa conversazione?

Editor della narrativa italiana: “Il romanzo è fresco, frizzante, con una bella storia, fuori dal comune, scritto davvero bene, con una equilibrata relazione tra gli eventi privati e la storia dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, storia politica e storia del costume…”.

Direttore editoriale: “Insomma è da fare”.

Editor della narrativa italiana: “Sì”.

Direttore editoriale: “Ma quanti anni ha l’autrice?”.

Io: “Quarantuno”.

Direttore editoriale: “Eh, è un po’ vecchia”.

Io: “Ma ha un altro romanzo in corso d’opera, quasi finito, e mi ha appena mandato il soggetto del terzo”.

Direttore editoriale: “Ma come si presenta?”.

Editor della narrativa italiana (un po’ in affanno): “Non è male, ti assicuro, non è male”.

P.S. Ho estrapolato da qui: http://vibrisse.word...-casa-editrice/

...

...

che schifo...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In tutte le cose, più il tempo passa e più si fanno esperienze. Soprattutto, sempre grazie all'esperienza, si è meno inclini a prendere "fregature". Quindi in linea teorica uno scrittore più anziano ha più da raccontare (e meglio) di uno scrittore giovane - ovviamente parlando per grandi numeri e dipende poi anche dal genere letterario...

Ma anche no.

L'impulsività e la focosità giovanile l'uomo maturo se le scorda. E in ciò che viene scritto si nota eccome.

Ogni età ha i propri pregi e i propri difetti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×