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Ego

Ma a 40 anni uno scrittore è "vecchio"?

Post raccomandati

L'impulsività e la focosità giovanile l'uomo maturo se le scorda. E in ciò che viene scritto si nota eccome.

Va anche a gusti, ma fin'ora ho quasi sempre preferito i libri di autori più adulti. Non per discriminazione, ma proprio per stile di scrittura (magari però è nel mio carattere).

Se uno scrittore è troppo giovane finisce per lasciarsi trasportare eccessivamente dalle emozioni e scrivere di getto qualcosa che subito sembra eccezionale e poi invece è da rivedere pesantemente.

Lo dico perché è quello che è successo a me nel tempo: i libri che ho scritto tempo fa sono troppo "carichi" di emozioni, riscrivendoli adesso li affronterei con un punto di vista un po' più oggettivo.

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Giulio Mozzi... Fammi stare zitto che è meglio... :asd:

Comunque un romanzo è bello o brutto a prescindere dall'età di chi l'abbia scritto. Così ragionano le case editrici serie.

Pensa che io ho sentito di pregiudizi proprio nei confronti dei giovani, visti con sufficienza perché aventi poca esperienza.

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L'età conta relativamente. Una persona può essere immatura a 100 anni e matura a 20. Dipende dalle esperienze di vita che ha avuto. Se poi ha anche la dote dello scrivere bene.....

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Leggendo queste cose mi verrebbe voglia di diventare un'autrice di best seller solo per essere invitata in tv o a qualche manifestazione e fare qualcosa tipo dire il titolo del mio libro ruttando.

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Leggendo queste cose mi verrebbe voglia di diventare un'autrice di best seller solo per essere invitata in tv o a qualche manifestazione e fare qualcosa tipo dire il titolo del mio libro ruttando.

:gokulol:

ti adoro

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Non ho quotato, mi riferivo al dialogo riportato. E l'età e la bella presenza. Ma chi se ne frega di queste cose in uno scrittore?

Mi viene da vomitare.

Mi chiedo se esista veramente un lettore a cui interessi la prestanza dello scrittore! Non stiamo mica pubblicizzando un marca d'intimo!

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Leggendo queste cose mi verrebbe voglia di diventare un'autrice di best seller solo per essere invitata in tv o a qualche manifestazione e fare qualcosa tipo dire il titolo del mio libro ruttando.

:rotol: sarebbe un buon modo per farti pubblicità

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In tutte le cose, più il tempo passa e più si fanno esperienze. Soprattutto, sempre grazie all'esperienza, si è meno inclini a prendere "fregature". Quindi in linea teorica uno scrittore più anziano ha più da raccontare (e meglio) di uno scrittore giovane - ovviamente parlando per grandi numeri e dipende poi anche dal genere letterario...

Ma anche no.

L'impulsività e la focosità giovanile l'uomo maturo se le scorda. E in ciò che viene scritto si nota eccome.

Ogni età ha i propri pregi e i propri difetti!

In questi due post secondo me si condensa il senso della conversazione.

Il "vecchio" ha visto più cose e ha maggiori esperienze da portare nelle proprie storie; il "giovane" ha quel fuoco sacro che l'età forzatamente stempera.

Che nell'uno e nell'altro caso questo porti a una produzione degna di essere letta è ovviamente tutto da dimostrare...

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[OT]

Non stiamo mica pubblicizzando un marca d'intimo!

Non ho dubbi che a te verrebbe bene anche quello... :pedosguardo:

[/OT]

Che nell'uno e nell'altro caso questo porti a una produzione degna di essere letta è ovviamente tutto da dimostrare...

Questo credo dipenda dal talento (che non ha età).

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Ma anche no.

L'impulsività e la focosità giovanile l'uomo maturo se le scorda. E in ciò che viene scritto si nota eccome.

Ma anche no pure questo. Il vigore necessario a premere i tasti della tastiera non è poi così tanto. E i vecchi soffrono più spesso d'insonnia e hanno quindi più tempo da dedicare a scrivere focosamente. Per non dire che l'impulsività provoca disastri tali che uno non se la scorda mai. La nostalgia è un'ottima maestra e se uno non ha più la forza di fare le scale si ricorda comunque com'era bello quando le saliva di corsa e forse in modo anche più vivido.

Mentre se uno non sa com'è fermarsi a prender fiato a ogni rampa deve lavorare parecchio di fantasia per arrivarci.

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No dai, davvero. Le variabili del talento sono troppe. O forse nessuna: il talento c'è o non c'è.

Ma non credo sia questo il punto: siamo certamente tutti d'accordo che esistano capolavori scritti da giovanissimi come da vegliardi.

La cosa triste, tristissima, è che ci siano case editrici che decidano di investire sugli autori basandosi su parametri che col talento non hanno un cacchio a che vedere: età, avvenenza, taglia di reggiboobs.

Ah, la cultura.

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Ma anche no.

L'impulsività e la focosità giovanile l'uomo maturo se le scorda. E in ciò che viene scritto si nota eccome.

Ma anche no pure questo. Il vigore necessario a premere i tasti della tastiera non è poi così tanto. E i vecchi soffrono più spesso d'insonnia e hanno quindi più tempo da dedicare a scrivere focosamente. Per non dire che l'impulsività provoca disastri tali che uno non se la scorda mai. La nostalgia è un'ottima maestra e se uno non ha più la forza di fare le scale si ricorda comunque com'era bello quando le saliva di corsa e forse in modo anche più vivido.

Mentre se uno non sa com'è fermarsi a prender fiato a ogni rampa deve lavorare parecchio di fantasia per arrivarci.

Quoto. Oso molto, molto di più adesso che ho 35 anni di quando ne avevo 20 (al di là del fatto che scrivo schifezze) perché a venti anni ne sapevo di meno.

Dirò di più, per un genio alla Radiguet (o alla Zadie Smith, per restare in ambito odierno) ce ne sono centinaia, migliaia che a venti anni farebbero meglio a continuare con gli esercizi, piuttosto che credersi grandi romanzieri.

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Ragazzi vi quoto anche io... I due concetti non si escludono.

Il mio era un discorso generale, con in mente alcuni tra i grandi geni del passato che hanno dato il meglio di sé in giovane età - soprattutto in poesia - quando la dura realtà della vita non aveva ancora disilluso i grandi e utopici ideali di speranza che regnavano in loro, come di solito succede in tutti - o quasi - i giovani di tutti i tempi.

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Parlare dell'età di uno scrittore non dovrebbe avere senso: se quello che scrive piace, allora va bene; altrimenti non va bene.

Poi che uno scrittore a 80 scriva una fiaba fantasy, o che a 12 ne scriva uno sulla Resistenza non è un "errore" a priori: tutto sta a vedere il risultato finale.

D'altro canto, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, l'età porta quell'esperienza che finisce dritta dritta nei miei lavori. Molte mie esperienze, opportunamente filtrate, vanno a finire nelle mie storie.

Io ho cominciato a scrivere nel 2002, 2003 (non ricordo di preciso), e allora avevo esattamente quarant'anni ;)

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Io azzardo a dire che la parola 'talento' non esiste, o meglio...è un concetto formato da due elementi 1) passione autentica per la scrittura 2) capacità tecnica, che può essere più o meno innata, e che comunque richiede e richiederà sempre studio ed esercizio.

Il secondo elemento credo possa solo migliorare con l'età (leggasi "La strada" di McCarthy), e il primo con l'età ha poco a che fare: o c'è o non c'è

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Che bella discussione!

La cosa fantastica è che ogni volta che leggo un commento mi trovo d'accordo, anche se esprime un concetto diverso dai precedenti... :asd:

E questo credo possa significare solo due cose:

1) mi sto rincoglionendo (e allora sì: a una certa si diventa "vecchi").

2) le varianti alla voce "talento", "ispirazione", "creatività" sono davvero tante che ogni opinione ha diritto di esistere.

Spero sia la seconda...

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@ autore del thread

Ma alla fine che ti cambia andare in paranoia? L'età che hai è quella, di certo non puoi cambiarla (al massimo puoi falsificare la carta d'identità). Quindi scrivi quel che puoi come meglio sai fare e poi magari ti andrà bene. E se per qualche motivo non dovesse andarti bene, dubito che questo motivo possa essere l'età.

Semmai a me viene l'angoscia se penso che prima di morire non riuscirò a fare tutto quel che vorrei fare, anche al di là dello scrivere.

Che bella discussione!

La cosa fantastica è che ogni volta che leggo un commento mi trovo d'accordo, anche se esprime un concetto diverso dai precedenti... :asd:

E questo credo possa significare solo due cose:

1) mi sto rincoglionendo (e allora sì: a una certa si diventa "vecchi").

2) le varianti alla voce "talento", "ispirazione", "creatività" sono davvero tante che ogni opinione ha diritto di esistere.

Spero sia la seconda...

Guarda, non so se può rassicurarti ma anche io mi trovo d'accordo un po' con tutti gli interventi. Sicché escluderei che il rincoglionimento dipenda dal'età, anche se non escludo che sia proprio quella la causa del fatto che mi ritrovo un po' in tutti gli interventi!

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Quando leggo di case editrici che cercano i giovani per una questione quasi esclusivamente anagrafica, penso alle società di calcio: sembrano quasi la stessa cosa.

Detto questo, sarebbe sempre meglio controllare il lavoro, vedere se è buono, se merita, e soltanto poi concentrarsi sull'aspetto dell'autore, se è giovane, vecchio, bello o brutto, ma nel senso soltanto di vedere che faccia ha chi ha scritto cosa. La sto vedendo dal mio punto di vista, comunque, ben diverso da quello di una comune casa editrice, che più spesso che mai mira al mero guadagno: poi non gliene frega molto se il lavoro è una c*** pazzesca o un capolavoro (vedere le uscite degli ultimi anni).

Una volta era ben diverso, c'è da dirlo. Una volta, appunto.

*Vorrebbe provare per un paio d'anni a vivere in un'altra epoca, inizio Novecento, magari. :super:*

A ogni modo, non si è mai vecchi per la scrittura. Mai: né a 40 anni, né a 80.

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Il problema è che ormai nella stragrande maggioranza dei casi, un libro è solo un prodotto commerciale come un altro....Se l'autore tira, tira anche il libro...Poche case editrici investono nella cultura tout court....

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A mio parere il problema non sussiste se si può firmarsi con un pseudomino :-))

E, infatti...

Le donne "vecchie" (e invecchiate male) farebbero meglio a mandare i loro racconti sotto pseudonimo maschile. E poi alle presentazioni spedire il nipote figaccione... :facepalm:

Ragazzi, è una cosa che, comunque la si rigiri, fa venire voglia di compiere omicidi plurimi... altroché pseudonimi! :bestem:

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E, infatti...

Le donne "vecchie" (e invecchiate male) farebbero meglio a mandare i loro racconti sotto pseudonimo maschile. E poi alle presentazioni spedire il nipote figaccione... :facepalm:

Credo che tutta questa importanza dell'estetica nella donna (che comunque mi auguro davvero non conti nell'editoria), stia qua:

Se l'autore tira, tira anche il libro...

Il verbo, non a caso, mi ricorda un modo di dire che dalle mie parti è abbastanza noto.

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