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senseiste

Parto fantasy medievale

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Ciao,

sto scrivendo un pezzo fantasy in cui il protagonista viene chiamato per aiutare una donna partoriente.

L'ambientazione è fantasy medievale. Ci sono varie divinità che forniscono ai credenti con una vera fede delle capacità miracolose, ma solo una di queste da la possibilità di curare ferite, malattie e similia. I seguaci si questa divinità sono però tenuti lontano e temuti perché hanno anche a che fare con la morte e i morti viventi.

Esistono altri metodi di cura: quello tramite le piante, alcune costosissime pozioni magiche e una rudimentale chirurgia (quella che poteva essere insegnata nel medioevo in arabia ad esempio).

Il protagonista arriva in casa di questi poveracci che rischiano la vita per averlo chiamato e capisce subito che il bambino è morto (sesto senso per la morte? Feeling per il trapasso? Qualcosa di simille). Sta morendo anche la madre.

La mia domanda è: secondo voi, come veniva gestito il parto di un bambino morto nel medioevo? Intendo quello reale, senza magia, miracoli o stupefici vari. Cosa ci si poteva spettare da nutrici, cerusici o medici per poveracci?

Grazie

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Ospite Lem Mac Lem

Intanto, che un uomo potesse assistere al parto era fuori questione. Non poteva assistere nemmeno il padre, niente uomini, fuori tutti. In certe società non erano ammesse nemmeno le donne nubili. I medici maschi non si occupavano delle questioni inerenti il parto, considerato cosa da donne, da gestire tra donne.

Quindi, se vuoi dare al tuo fantasy un'ambientazione medievale, o il tuo guaritore diventa una levatrice, o non puoi usare un'ambientazione medievale.

L'ostetricia era più avanzata di quanto si pensi. Non serve un'ecografia per capire se un feto è morto, basta che la madre sia intravaglio da più giorni e che sia a secco (abbia perso tutto l'amnio). Una semplice palpazione interna - e in un contesto medievale non esiste che un uomo possa infilare la mano dentro la patata della moglie di un altro - può far capire a una levatrice esperta se il bambino è podalico, anche questa una sentenza quasi di morte. Quasi, perché con delle manovre è possibile rivoltare il bambino - sono manovre che vengono usate dalle ostetriche ancora oggi, per la cronaca.

In ogni caso, una levatrice con buon orecchio poteva ascoltare il battito, dal ventre materno. Oppure il bambino può essere già incanalato e la testa visibile, ma cianotica, quindi la levatrice può trarre le sue conclusioni.

In assenza di contrazioni, si somministrano decotti che le possano stimolare, per espellere il feto prima che muoia anche la madre.

Se il bambino è morto (morto perché? Distacco di placenta, con conseguente dissanguamento? Soffocato dal cordone ombelicale? Podalico?), niente di più facile che la levatrice decida di tagliarlo a pezzi, per estrarlo con il minor disagio possibile per la madre già provata.

Considera che in un contesto medievale, il parto era un avvenimento normale, quindi si chiamavano le levatrici solo se la famiglia poteva permettersi la spesa o se la situazione era disperata. In ogni caso, la levatrice arrivava a cose iniziate da un pezzo, almeno qualche ora, ed era davvero pronta a tutto.

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Secondo me dovrebbero essere gli stessi che inducevano l'aborto.

lavande interne, purghe, sale, miele, olio, catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo, segale cornuta, rosmarino, mirto, coriandolo, foglie di salice, balsamina, mirra, prezzemolo, semi di trifoglio e persino urina animale.

Le mammane aiutavano usando:

- gli emmenagoghi, sostanze utilizzate dai medici per la cura della irregolarità delle mestruazioni o per la loro totale mancanza, venivano utilizzate dalle mammane per provocare mestruazioni sovrabbondanti e conseguente aborto per distacco dell'ovulo dall'utero.

- gli ecbolici, sostanze utili a favorire i parti difficili per la loro attività di impulso sulle contrazioni uterine, venivano impiegati per causare l'aborto di un prematuro tramite l'induzione di forti contrazioni.

Erano quattro le sostanze abortive più utilizzate: segala cornuta, ruta, olio di tanaceto e sabina.

La segala cornuta era conosciuta in Francia col nome di "polvere dell'utero" e in Germania come Kindesmord (soppressione del bambino). La natura abortiva era dunque ben nota, anche se probabilmente era poco usata perchè agisce nell'utero solo verso il termine della gravidanza. Le ostetriche già da tempo la utilizzavano per rafforzare le contrazioni dell'utero durante il travaglio o per facilitare l'espulsione della placenta: il passo verso l'utilizzo a fini abortivi era dunque breve.

Informazioni trovate su:http://www.gianlucagatta.com/saggi/ab_libro/capitoli/5_2e5_3.pdf

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Ospite Lem Mac Lem

Come abortivo, il più noto e utilizzato era il prezzemolo, che insieme alla segale cornuta e al vischio (però di questo non so molto) si usava (in realtà i principi attivi sono ancora utilizzati) per indurre contrazioni in caso di parto difficoltoso - oltre che, ovviamente, per ripulire in caso di gravidanza indesiderata.

Il prezzemolo era così diffuso che se ne parla perfino nelle favole (Prezzemolina) dove la donna che ha 'voglia di prezzemolo' (fuori di metafora, voleva abortire) viene punita dalla strega/levatrice, che non solo la priva del prezzemolo sgamandola mentre lo ruba, ma anche della bambina, che non merita di crescere.

In ogni caso erano sostanze che facevano un male cane e provocavano imponenti emorragie. Si rischiava seriamente la pelle, sia per abortire che per partorire, e non c'era niente di soprannaturale nel rendersi conto che non c'era più niente da fare. Era una cosa che anche una donna 'normale' poteva capire, non serviva neanche essere levatrici.

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