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Nicolaj

[MI23] Fiatone

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Commento

Prompt di mezzogiorno

Nota: non è molto originale, ma è l'unica idea che mi è riuscito di buttare giù. Spero solo che: 1) Non sia fuori tema; 2) Non sia troppo insulso.

Mi sveglio nel letto con il fiatone. L’ansito irregolare del mio respiro è sempre la prima cosa che sento al mattino, come se mi fossi svegliato mentre qualcuno cercava di soffocarmi con un cuscino. Mi alzo e mi lavo il viso, e mano a mano il senso di pesantezza che ho sul cuore si fa più vago. Mentre faccio colazione resta un po’ di stordimento. Guardo nella credenza e ci metto un attimo di troppo per trovare le fette biscottate. Lo stesso per le maniche del cappotto, quando devo infilarlo.

Scendo le scale, cammino sul marciapiede pieno di buche sotto il mio palazzo, raggiungo la stazione della metro. Il movimento mi dà modo di scacciare le sensazioni del risveglio. Il treno procede spedito fra pezzi di terreno con erba incolta e condomini sempre più fitti. Imbocca il tunnel e arriva alla stazione centrale. Scendo, insieme ai passeggeri che poco a poco si sono accalcati nei vagoni alle varie fermate. Mi mescolo agli altri, ai colletti inamidati, all’abbigliamento vario degli studenti. E via verso l’università.

L’ascensore nel palazzo di vetro, lo zaino premuto contro una parete, stretto dalla folla. L’aula è già quasi piena, un sovrapporsi di voci, dappertutto si leva il fumo dei caffè, come se ci fossero bivacchi ovunque. Devo aguzzare lo sguardo, percorrere i corridoi laterali, chiedere qua e là se quel posto è libero. Mi siedo da qualche parte, pressato fra i gomiti di sconosciuti già visti. Quando inizia la lezione faccio correre la penna sul quaderno, di tanto in tanto levo lo sguardo e vedo la lavagna che si arricchisce di segni, le lucine rosse dei registratori accese qua e là. La voce del professore è sempre più rapida, la mano più lenta. Qualcuno allunga il collo, gli occhi sbirciano i quaderni altrui. Nel momento in cui la lezione finisce è tutto un fruscio di borse e cappotti, le sedie si richiudono di scatto. Mi fiondo nella fila di persone che cercano di uscire dall’aula.

Arrivo al laboratorio un po’ in ritardo, sorrido agli altri tirocinanti, prendo posto al tavolo e comincio a lavorare. Pezzi di ceramica da controllare, schede da riempire, classificazioni da rifare. Un giro di caffè per tutti, qualche chiacchiera sul derby della domenica passata, qualche battuta sulla tirocinante assente che l’altro giorno non aveva il reggiseno. Compare il professore venuto a salutarci, a controllare come vanno le cose. Con lui c’è quel ragazzo appena laureato con la lode, che è andato a scavare in Turchia. Un moto di rabbia per il professore che ti chiede di passare un altro giorno per il ricevimento, ha degli impegni; rispetto per chi con il sudore si è inserito nella cerchia dei privilegiati e ora racconta di unità stratigrafiche di crollo e di ceramiche orientali.

Alle tre c’è la pausa. Mi do una stiracchiata contro lo schienale della sedia, faccio quattro passi fuori. Al rientro tolgo il panino dalla carta stagnola e lo divoro in pochi bocconi. Il lavoro riprende. Guardo sempre più spesso l’orologio, finché non mi rimbocco direttamente la manica per non doverla rialzare di continuo. Basta un niente per irritarmi: un collega che scosta una sedia facendola stridere contro il pavimento, il tappo della penna che mi cade per terra, sotto il tavolo. A ogni domanda ho il tono sempre più teso di chi si sforza di non sbottare.

Alle cinque strappo il cappotto dall’attaccapanni, segno l’uscita sul libretto e mi faccio le scale a piedi. Altra lezione, la penna si blocca di frequente, fisso le righe del quaderno e mi riscuoto. Le parole si susseguono ai sospiri. Quando tutto è finito chiudo lo zaino con dita impacciate, me lo getto sulle spalle e il suo peso mi tira all’indietro.

Fuori il sole è tramontato da un pezzo, la stazione è bianca di neon, gli occhi mi si appannano. Il treno fa ritardo. La gente si accalca intorno alle porte, chi deve uscire spinge, urla. Finisco pressato in un angolo, cerco di stringermi a uno dei tubi di sostegno. Le frenate del treno lungo il tragitto mi sballottano avanti e indietro.

A casa la cena dura poco. Il silenzio del paese si perde nel ronzio ininterrotto del frigorifero. Faccio una doccia, l’acqua calda mi rilassa i muscoli, il sapone scivola lungo il mio corpo e sparisce nello scarico, lasciandosi dietro tante bollicine biancastre. Con indosso la stoffa leggera del pigiama e una felpa contro il freddo, torno a sedermi al tavolo. Apro i libri e studio. Il giallo dell’evidenziatore scintilla sulle pagine lucide, le vicende storiche di popoli antichi prendono il tono della fiaba e davanti ai miei occhi danzano tiranni uccisi ed eserciti vittoriosi. Quando le palpebre mi si chiudono preparo lo zaino per l’indomani, incarto un panino secco con prosciutto e provola e mi trascino sotto le coperte. Mi ci avvolgo, le stringo intorno al mio corpo e comincio a rigirarmi. Faccio programmi. Presto ci sarà da partire per gli scavi. Il tirocinio durerà ancora un paio di settimane. Decido l’ordine in cui dare gli esami. Ce la farò a proseguire la mia carriera universitaria? Arriverò in Turchia? Parlerò anche io di collaborazioni per articoli, tesi, colloqui?

Il sonno torna a chiamare. Il cacciatore deve riposarsi, essere in forma per inseguire la sua preda.

Il mio inseguimento riprenderà domattina. Mi condurrà lontano. In un posto che nella mia mente è solo nebbia. Dove? Dove sto andando? Che cosa sto inseguendo?

Il soffitto sfuma nell’oscurità più totale, mi abbandono.

Mi risveglio, al mattino, con il fiatone.

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Ospite Luna

Nicolaj trovo che questo tuo racconto sia davvero bello. Il ritmo non è quello di una corsa forsennata. E' calmo, metodico, abitudinario. Ed è questo che rende bene il senso di corsa, in realtà, quella corsa ai sogni e ai desideri che però ci costringe a trascinarci ogni giorno, uno dopo l'altro, facendo cose all'apparenza inutili. Quella corsa ai sogni che ci logora dentro. Mi hai trasmesso angoscia e 'fiatone' appunto. Bravo, veramente un racconto bello, di quelli che restano dopo la lettura, di quelli che fanno riflettere. C'è da chiedersi se alla fine ne vale la pena. Vale la pena adeguarsi a questi ritmi, a questi tempi per rincorrere un qualcosa di fittizio?

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Bel racconto, rende benissimo il senso di fiatone, non quello di una corsa vera e propria ma altrettanto sfiancante, soprattutto perché il traguardo non sembra quasi vedersi, o comunque non è sicuro. Il protagonista non può fare altro, però che "correre" ancora.

Ho solo notato una cosa

Un moto di rabbia per il professore che ti chiede di passare un altro giorno per il ricevimento, ha degli impegni; rispetto per chi con il sudore si è inserito nella cerchia dei privilegiati e ora racconta di unità stratigrafiche di crollo e di ceramiche orientali.

quel rispetto nella lettura non ho bene capito come leggerlo, a cosa era legato, mi sono inceppata.

Il resto scorre bene.

Complimenti e a rileggerti.

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Mi sveglio nel letto con il fiatone. L’ansito irregolare del mio respiro è sempre la prima cosa che sento al mattino, come se mi fossi svegliato mentre qualcuno cercava di soffocarmi con un cuscino.

La ripetizione non sta benissimo, però le alternative sono poche.

Mi alzo e mi lavo il viso, e mano a mano

Mi suona male. Preferirei man mano.

Un moto di rabbia per il professore che ti chiede di passare un altro giorno per il ricevimento, ha degli impegni; rispetto per chi con il sudore si è inserito nella cerchia dei privilegiati e ora racconta di unità stratigrafiche di crollo e di ceramiche orientali.

Condivido l'appunto di Nerina. Vuoi dire che il prof ha rispetto zero?

Il racconto mi è piaciuto molto, l'ho trovato davvero coinvolgente. E mi è sembrata molto poetica l'ultima parte, quando il povero studente torna a casa. Lo stile è adatto a quello che vuoi esprimere.

Complimenti per la bella prova.

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Vado controcorrente... ehm... non mi è piaciuto.

Intendiamoci, è scritto benissimo, ci sono dei periodi, delle rappresentazioni, i quali più che paragrafi paiono affreschi, tanto sono ben disegnati.

Inoltre il racconto ha una struttura, è un insieme di parole non messe a caso, ma messe lì per dare un senso più elevato, per permettere un'interpretazione su più livelli. E da questo si capisce che sei davvero bravo, non c'è dubbio. Scrivi davvero bene. Ma il racconto mi ha annoiato, non mi ha coinvolto. Una lunga sequenza di azioni senza mordente. Forse era proprio il tuo obiettivo, forse la mia sensazione dipende solo dal mio gusto e me ne scuso, ma è ciò che penso!

ps. grazie per la correzione al mio post.

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Ci sono quei racconti che sembrano indirizzati a una precisa categoria di persone, e che quelle persone le colpiscono dritte in mezzo alla fronte.

Io mi ci sono ritrovata, anche se sono passati anni, anche se la facoltà era diversa, ma quel senso di correre e correre e andare avanti come i muli e ripetere sempre le stesse azioni e quelle ore perse per gli spostamenti e quel senso di massa umana che pigia e tira e nessuno sa dove cavolo sta andando... l'ho ritrovato tutto, me lo sono ricordato bene, e mi ha anche dato una specie di brivido giù per la schiena.

Mi ha proprio beccato in mezzo alla fronte :)

L'ansia l'ho sentita, forse perchè rientro in quella precisa categoria, o forse perchè hai scelto le parole giuste nelle frasi giuste. Mi è piaciuto, insomma.

Se dovessi rivedere qualcosa, velocizzerei un po' l'inizio, soprattutto

Scendo le scale, cammino sul marciapiede pieno di buche sotto il mio palazzo, raggiungo la stazione della metro. Il movimento mi dà modo di scacciare le sensazioni del risveglio. Il treno procede spedito fra pezzi di terreno con erba incolta e condomini sempre più fitti. Imbocca il tunnel e arriva alla stazione centrale. Scendo, insieme ai passeggeri che poco a poco si sono accalcati nei vagoni alle varie fermate.

Troppo spiegoso, troppo 'lento', rispetto al resto del racconto. Se fossi una che molla quando le prime righe non la entusiasmano, non avrei nemmeno scoperto quanto era bello il resto ;)

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Con lui c’è quel ragazzo appena laureato con la lode, che è andato a scavare in Turchia.

Non mi convince l'espressione che hai usato. M'immagino una persona che prende e "scava" la terra. Ma non è di questo che parli, stai parlando di "scavi archeologici".

Alle cinque strappo il cappotto dall’attaccapanni, segno l’uscita sul libretto e mi faccio le scale a piedi

Quale libretto? Quello in cui registri i voti degli esami? O stai parlando di un "registro" in cui firmi per la frequenza?

Nicolaj il tuo racconto è scritto molto bene, però quando l'ho letto la prima volta, la prima reazione a caldo è stata: e che c'entra con il prompt? Mi sembrava unicamente la descrizione di una giornata e non capivo l'attinenza. Un po' l'incipit e la parte finale, servono per indirizzare il lettore verso il significato che questa descrizione ha.

Mi sveglio nel letto con il fiatone. L’ansito irregolare del mio respiro è sempre la prima cosa che sento al mattino, come se mi fossi svegliato mentre qualcuno cercava di soffocarmi con un cuscino. Mi alzo e mi lavo il viso, e mano a mano il senso di pesantezza che ho sul cuore si fa più vago. Mentre faccio colazione resta un po’ di stordimento. Guardo nella credenza e ci metto un attimo di troppo per trovare le fette biscottate. Lo stesso per le maniche del cappotto, quando devo infilarlo.

Bello davvero come incipit.

Decido l’ordine in cui dare gli esami. Ce la farò a proseguire la mia carriera universitaria? Arriverò in Turchia? Parlerò anche io di collaborazioni per articoli, tesi, colloqui?

Il sonno torna a chiamare. Il cacciatore deve riposarsi, essere in forma per inseguire la sua preda.

Il mio inseguimento riprenderà domattina. Mi condurrà lontano. In un posto che nella mia mente è solo nebbia. Dove? Dove sto andando? Che cosa sto inseguendo?

Il soffitto sfuma nell’oscurità più totale, mi abbandono.

Mi risveglio, al mattino, con il fiatone.

Che di inseguimento si tratti, si evince alla fine solo da qui, che da senso a tutto.

Comunque, scrivi da Dio! :asd:

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Luna:

Sono molto contento del tuo apprezzamento, anche perché quello che sembra esserti arrivato è proprio quello che speravo di riuscire a far passare dal racconto. Forse non è molto originale, ma almeno funziona. Ti ringrazio!

Nerina:

Anche quello che hai visto tu mi fa molto piacere, altra sfumatura, comunque non troppo lontana da quella di Luna. Mi becco gli apprezzamenti con un momentaneo sorriso gongolante :asd:

Quanto alla segnalazione, hai proprio ragione, quel pezzo è poco chiaro. Nel file di word adesso cerco di aggiustarlo. La prima stesura del racconto seguiva un impiegato ed era ambientata in un ufficio, un po' diversa, insomma, anche se non nella sostanza; ho praticamente copincollato questo pezzetto da lì quando ho cambiato soggetto passando allo studente, e non l'ho adattato come si deve. Grazie mille ^_^

Kitty:

Grazie per i complimenti e per il commento :la: Fra l'altro rileggendo il pezzo che dici poetico sono riuscito a vederci qualcosa di bello pure io (ehilà, questo è raro, si vede che oggi sono di buon umore :asd: ) e mi sono galvanizzato.

A parte questo, raccolgo le segnalazioni. L'unica cosa che forse non modificherò è quella della ripetizione, soprattutto perché non mi piacciono le alternative.

Kapello:

Grazie per essere andato controcorrente :flower: Sarà pure tuo gusto, ma penso anche io che un racconto del genere corra il rischio di annoiare. Stranamente continuo a essere abbastanza soddisfatto, a livello personale, ma una cosa è molto probabile: se fosse stato un po' più lungo di così sarebbe stato una barba totale.

Chissà, poi, se la tua noia dipende anche dal fatto che il mio non era uno spunto chissà quanto originale, quindi magari a te la storia è suonata anche un po' scontata.

Bee:

Sono contento di averti colpito in fronte :asd: Io per adesso, forse, sono a quel livello di scrittura in cui uno può dirsi già molto soddisfatto se riesce almeno a colpire le persone che hanno avuto un'esperienza in qualche modo comune (in senso anche largo). Però da un certo punto di vista questo è il livello più semplice, nel senso che è facile farsi una sigaretta insieme a un fumatore. Il "next level" sarebbe quello di riuscire a farsela con un non fumatore, non so se mi spiego :asd: Naturalmente questo tentativo ha dell'utopico, e io sono ben lungi dall'avvicinarmi a un livello del genere. Però, sai, l'ambizione più o meno inconfessata resta un po' quella.

Oh, intanto adesso io mi sento soddisfatto, nel mio piccolo, speriamo duri un po' ma non troppo.

Quanto alla tua segnalazione: cerco di fare qualche piccolo aggiustamento.

Grazie mille!

Hwang:

Partiamo dalle segnalazioni, va, per invertire l'ordine del post :asd:

La prima, sullo scavare, devo dire che mi mette un po' in difficoltà. Il fatto è che anche fra gli archeologi si utilizza proprio quel modo di dire. E d'altra parte scrivere nel racconto "quel ragazzo [...] che è andato a fare lo scavo archeologico in Turchia" mi sembra un po' goffo, oltre che un po' "spiegato". In fondo, mi dico, non è passato comunque il messaggio che si trattasse di uno scavo archeologico? Non lo so. L'alternativa potrebbe essere trovare un altro modo di dire quella cosa. Ci devo pensare un poco.

Per il libretto vale una considerazione analoga. Si tratta di un apposito libretto di tirocinio. Potrei precisarlo, ma ho il dubbio che la cosa sia di troppo. Quello è un particolare che ho aggiunto per provare a dare concretezza all'uscita del protagonista. Però, effettivamente, qui la cosa potrebbe essere più fastidiosa da leggere. Uhm. Magari lo elimino? O provo la soluzione "libretto di tirocinio", qui in fondo non ci sta così male, forse.

Venendo all'attinenza al prompt, io l'ho avuto il timore di essere un po' fuori traccia. Quello che speravo si notasse e mi salvasse è il fatto che, anche se il riferimento esplicito è alla fine, tutto il racconto è finalizzato a quello, fondamentalmente. Speravo si potesse leggerlo un po' come se tutto il grosso del racconto fosse l'insieme dei dettagli di una "corsa", per far sentire appunto l'inseguimento al lettore; mentre il finale doveva essere la parte in cui si esplicita che appunto la "corsa" era finalizzata al raggiungimento di qualcosa. Bho, mi sa che questa cosa è un po' rimasta nella mia testa :asd:

Comunque ti ringrazio tantissimo per il commento : )

Comunque, scrivi da Dio! :asd:
Le mie espressioni iniziali sono state: :blush::watta::sornione:

Poi ho smesso di gasarmi e :fuckingkidding:

Ma in fondo il mio ego ha avuto un bel boccone succulento :asd: Dovrò andare in bagno al più presto per ridurre il gonfiore della pancia :asdf:

Grazie!

Ok, non dovrei aver mancato nessuno. Si sarà notato che al momento sono abbastanza gongolante :asd: Di solito sono più disfattista. No problem, presto lo sarò di nuovo, per fortuna non mi dura troppo :la: E poi spero di ricevere qualche altra critica.

Intanto, di nuovo, vi ringrazio molto.

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Speravo si potesse leggerlo un po' come se tutto il grosso del racconto fosse l'insieme dei dettagli di una "corsa", per far sentire appunto l'inseguimento al lettore; mentre il finale doveva essere la parte in cui si esplicita che appunto la "corsa" era finalizzata al raggiungimento di qualcosa. Bho, mi sa che questa cosa è un po' rimasta nella mia testa :asd:

Non so cosa risponderti, forse quando l'ho letto ero stanca e ho avuto solo la sensazione all'inizio di una persona che ha una giornata molto piena e ritmi sostenuti. Ma l'illuminazione sui tuoi intenti è arrivata alla fine e poi ripensando alle parole iniziali. Ma non è necessariamente colpa tua, magari sono solo io che non ho colto subito.

Le mie espressioni iniziali sono state: :blush: :watta: :sornione:

Poi ho smesso di gasarmi e :fuckingkidding:

Ma in fondo il mio ego ha avuto un bel boccone succulento :asd: Dovrò andare in bagno al più presto per ridurre il gonfiore della pancia :asdf:

Grazie!

Eh? Plin plin, spero? :) Se è altro incomincio a preoccuparmi! :rotol:

Non mi esalterei tanto per dei complimenti provenienti dalla sottoscritta :emo:.

Comunque, se ti hanno reso felice, son contenta.

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Perché no, non sei mica l'ultima arrivata :oOo:

Poi io sono particolarmente sensibile al repertorio: "Oh, mio genio!", "Dio ti ha dettato questo racconto!", "Scrivine ancora ropf (rompipalle di sfondamento)". Una tipica forma di autocompiacimento compensativo :asd:

Be', forse farei meglio a tacere. Comunque sì, mi ha fatto piacere. L'apprezzamento mi fa quasi sempre piacere. Ma, a parte questo, che resta poco, la lettura in sé e anche le segnalazioni me ne hanno fatto di più. E' per quello che ti ringrazio.

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Un inseguimento del tutto metaforico, tanto che mi sono chiesto se il tuo studente fosse l'inseguitore o colui che fugge, o che vorrebbe fuggire dall'essere costretto a inseguire. Mi ha ricordato il criceto in gabbia che corre sulla ruota.

Sulla scrittura nulla da dire, ti segnalo solo questo:

Devo aguzzare lo sguardo, percorrere i corridoi laterali, chiedere qua e là se quel posto è libero. Mi siedo da qualche parte, pressato fra i gomiti di sconosciuti già visti. Quando inizia la lezione faccio correre la penna sul quaderno, di tanto in tanto levo lo sguardo e vedo la lavagna che si arricchisce di segni, le lucine rosse dei registratori accese qua e là.

C'è una certa distanza nella ripetizione, ma nonostante tutto la eviterei.

Gran bel testo. Complimenti.

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Mi è piaciuto. Forse un po' spersonalizzato, ma mi ha dato la stessa sensazione che provo tutti i giorni: una corsa senza fine che sembra quasi inutile visto il traguardo è lontano. Certo, io frequento ancora il liceo, ma ripeto, la sensazione è la stessa. A metà del racconto però, mi sono chiesta dove fosse andato a finire il prompt, ma qui mi ho capito e mi è venuto da sorridere :click:

Il mio inseguimento riprenderà domattina. Mi condurrà lontano. In un posto che nella mia mente è solo nebbia. Dove? Dove sto andando? Che cosa sto inseguendo?

Il soffitto sfuma nell’oscurità più totale, mi abbandono.

Mi risveglio, al mattino, con il fiatone.

Mi ha messo anche un po' di malinconia. Questo racconto dà proprio l'impressione che non si ha mai tregua dalla quotidianità :buhu:

Complimenti!

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L’ascensore nel palazzo di vetro, lo zaino premuto contro una parete, stretto dalla folla.

Non sono riuscito a visualizzare bene quest'immagine. Lui è nell'ascensore pieno?

le lucine rosse dei registratori accese qua e là.

Si usano ancora eh? :asd:

Un moto di rabbia per il professore che ti chiede di passare un altro giorno per il ricevimento,

L'ho dovuto leggere tre volte per capire che il professore quel giorno non riceve. Colpa mia o la frase è un po' contorta?

Uno spezzone di vita universitaria molto realistico e ben fatto.

Credo che questo ragazzo si ponga troppe domande. Tanto da risvegliarsi la mattina dopo con il fiatone. Un po' troppo per un ragazzo di 22-23 anni.

Non dico che queste persone non esistano e capisco anche che i tempi sono quelli che sono, così alla fine siamo tutti un po' in ansia in questo periodo. Ma a vent'anni anche il ragazzo più chiuso e taciturno riesce in qualche modo a pensare ad altro. Una ragazza di cui è segretamente innamorato, i videogame, gli amici, qualsiasi altra cosa.

Ecco, questo ragazzo così ansioso mi ha fatto venire l'ansia pure a me :)

Per il resto non ho appunti da farti. Lo stile è impeccabile, il risultato davvero buono.

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Mi è piaciuto perché mi ci sono ritrovata.

Facoltà diversa, situazioni in parte diverse, ma hai descritto qualcosa che mi ha preso, perché lo conosco. Lo vivo spesso.

Hai interpretato la corsa che ti lascia senza fiato in un modo originale e poi scrivi molto bene!

Ottima prova! :)

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La voce del professore è sempre più rapida, la mano più lenta.

Questo periodo mi ha fatto molto sorridere. Ho pensato che non riesco mai ad andare al passo con la voce del professore e lascio periodi incompleti, che alla fine non un senso non hanno :asd:

Ciò che ti dirò è quello che ho provato nel leggere il tuo racconto.

Il tipo di corsa che hai descritto tu è stato molto originale. L’ho apprezzato moltissimo.

Oltre a essere una corsa giornaliera per raggiungere l’Università e svolgere le varie lezioni, ho visto una corsa verso la laurea e, comunque, verso il proprio futuro.

Un altro motivo per cui questo racconto mi ha catturata è perché è realistico.

Hai descritto quasi perfettamente la vita di un universitario.

Molte parti mi hanno fatto sorridere, come quello che ti ho citato sopra.

Ti ringrazio, inoltre, per avermi presentato lo stile di vita dopo il liceo, almeno mi terrò pronta.

Un bel racconto, complimenti!

A rileggerti :)

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L'ho apprezzato, ben scritto, come sempre.

Dici che forse è lento, ma io che sono un seguace dell'elogio alla lentezza non me ne sono accorto e in ogni caso parti con un affanno già dal letto del protagonista, come se avesse effettuato una corsa. Hai reso l'idea della corsa fin dall'inizio e poi la esplichi durante la giornata tipo di questo studente.

Non l'ho trovato affatto noioso, adoro storie in ambienti chiusi, che non necessitano di apporti esterni e qui ritrovo questo spazio, che poi è pieno di vita, rappresentato dagli altri studenti, dal professore, dal laureato di ritorno dagli scavi in Turchia, dalle azioni del protagonista

L’ascensore nel palazzo di vetro, lo zaino premuto contro una parete, stretto dalla folla. L’aula è già quasi piena, un sovrapporsi di voci, dappertutto si leva il fumo dei caffè, come se ci fossero bivacchi ovunque.

Trovo questa descrizione fantastica, come anche altre che fai, ad esempio

Al rientro tolgo il panino dalla carta stagnola e lo divoro in pochi bocconi. Il lavoro riprende. Guardo sempre più spesso l’orologio, finché non mi rimbocco direttamente la manica per non doverla rialzare di continuo.

potrei continuare, ma non voglio riempire di citazioni.

Amo moltissimo descrizioni di questo tipo all'interno di visioni minimali, spazi circoscritti che divengono un mondo come nel film "The terminal" con Tom Hanks, anche se il paragone è un pò azzardato, ma è per rendere l'idea di come, a mio parere, dentro uno spazio che di solito non ci si soffermerebbe più di tanto a guardare e descrivere mentre ci si sta sopra, tu sia riuscito invece a "ricostruirlo", farlo rivivere di vita propria e anche, come nel mio caso, a farlo piacere.

Te l'ho già detto che sei bravo? ;)

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Cacchio, mi stavo dimenticando di ringraziare per i commenti! :aka:

Poldo:

Sono contento del tuo apprezzamento. La ripetizione l'ho eliminata appena ho letto il tuo commento, perché è vero che c'è un po' di distanza, ma effettivamente il suono è parecchio sgradevole due volte di fila.

Crazy:

Grazie anche a te. No, dalla quotidianità non si scappa. Personalmente a volte la trovo una cosa tremenda. Ma altre volte - un po' raramente in questo periodo - se riesco a prendermi i miei tempi (a tratti sono una persona molto lenta) e a essere dell'umore giusto, mi piace, anche quella quotidianità più "volgare" fatta di soste al gabinetto, stress da studio e piccole cazzatelle abitudinarie.

Visionnaire:

Si usano ancora eh? :asd:
Al primo semestre del primo anno li usavo pure io, poi mi sono convinto che si perde il doppio del tempo e ho smesso :asd:
L'ho dovuto leggere tre volte per capire che il professore quel giorno non riceve. Colpa mia o la frase è un po' contorta?
Contorta :la: Come dicevo anche agli altri è da sistemare, quel pezzetto.

Per l'altra segnalazione, penso di potermela cavare sostituendo l'articolo iniziale con una preposizione.

Per quanto riguarda quello che dici dopo, invece, vai a colpire una mancanza di questo racconto quando dici che manca il pensare ad altro (una ragazza, gli amici, i videogame, etc). E' vero, ho mancato d'inserire questo. Se mi riesce di rifare un po' il racconto potrei inserire questi elementi, perché pure sono importanti, e si prestano ad ampliare il respiro del racconto. I modi di mostrarli poi sono infiniti, e molto allettanti; anche questi aspetti potrebbero rientrare nel vortice dell'inseguimento in atto, credo. Se riesco a trovarne la capacità, inserirò anche questo nel racconto (al momento non sono sicuro di poterci riuscire; le cose si complicherebbero, insomma, il tutto dovrebbe allungarsi, e non so di quanto).

Ti ringrazio molto : )

Shiki:

Grazie!

Valerie:

Spero che questo mio raccontino non ti abbia scoraggiato :aka: Tieni conto di quello che ha scritto Visio nel suo commento. E del fatto che la realtà potrebbe comunque essere ben diversa, per te, da questa che filtra dal raccontino. Non sono mica convinto che l'università debba essere per forza una corsa, anche se sicuramente farla bene è un grosso impegno. Ma bho, su questo ti farai una tua idea quando ci andrai.

Ti ringrazio per la lettura e sono contento di averti fatto sorridere.

Unius:

Quello che dici sullo spazio limitato che magari non ci si sofferma a guardare ma che poi è pieno di vita e di dettagli mi fa molto piacere. Il tentativo era un po' quello. Ed è un tentativo che non vale solo per questo racconto, ma anche per altri miei tentativi. Ho una particolare passione per questo "minimalismo", come lo hai chiamato tu, mi affascina molto, lo sto scoprendo poco a poco, non solo nella narrativa ma anche nelle arti visive. Spero di riuscire a continuare su questa strada in maniera gradevole.

Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento, e ti ringrazio per il commento ^^

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