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Ignorante

Cos'è la Qualità?

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Una cosa che mi ha colpito quando affrontai la lettura de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, sarà ormai 3 anni or sono (come passa il tempo!), è il tema della qualità o, per dirla con Pirsig, della Qualità.

Ad un certo punto della storia una bidella - o, per gli amanti del politically correct, una collaboratrice scolastica - si rivolge a Fedro, il protagonista alter ego passato dell'autore, che all'epoca insegnava non-ricordo-cosa all'università, con una frase estemporanea, mentre gli pulisce l'ufficio: "Mi raccomando, insegni la qualità ai suoi studenti!". Queste parole colpiscono Fedro al punto che non riesce a togliersi dalla testa il problema di cosa sia questa cosa che chiamiamo qualità, per cui tantomeno sa se davvero la sta insegnando. Inizia così la sua ricerca della Qualità.

Senza entrare ulteriormente nel dettaglio e rovinare l'eventuale lettura a chi non l'avesse fatta (o magari posso dirla più avanti informando prima della cosa), dico solo che, sebbene mi abbia appassionato molto, alla fine della storia mi sono dovuto dissociare dalle conclusioni dell'autore.

Fatto questo preambolo, vorrei domandarvi: secondo voi, esiste la qualità? E, se sì, che cos'è e com'è rinvenibile?

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Certo che esiste, anche se è una merce rara, perché è il risultato dell'abnegazione, della passione, della propensione e del metodo.

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Sono d'accordo, è molto rara da trovare (quella autentica, essenziale) ma quando c'è dona un valore incredibile a ciò che leggiamo/vediamo...

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Ho letto il libro molti anni fa e non l'ho sottomano. Fedro insegnava filosofia; la "metafisica della qualità" rappresenta un tentativo( tra i molti) di attribuire all'essere un fondamento ontologico. La qualità, grosso modo, si connette al giusto e buono. Infatti Pirsig ha in seguito scritto un libro sull'etica, che non ho letto.

Evito anch'io di rivelare la conclusione. Quanto alla qualità, pur nelle molteplici declinazioni possibili, la intenderei come perfetta "esecuzione" e disinteresse, ossia mancanza di secondi fini.

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:asd:

Qualità è quello che risponde alle aspettative. Ma in questo si conferma una delle parole più vuote che esistano: un prodotto di qualità è un prodotto che fa ciò che dichiara di fare, né più né meno. La qualità percepita è invece la rispondenza tra il prodotto e quello che il fruitore si aspetta.

Il problema della qualità è che è un valore relativo, non assoluto, e soprattutto esterno al prodotto, quindi per valutarla è necessario mettersi d'accordo su quali siano i criteri di valutazione.

In un certo senso corrisponde all'idea di bello kantiana, con la differenza che Kant associa il bello a un canone condiviso, mentre la qualità risponde a criteri che possono essere anche arbitrari.

L'esempio classico è quello della compagnia aerea: la compagnia garantisce che porterà il passeggero dal punto X al punto Y (non necessariamente coincidenti con la partenza e l'arrivo scritti sul biglietto). Quindi per la compagnia sarà un successo ogni volo che sia partito e non sia caduto a metà strada. Per i passeggeri invece la qualità percepita dipenderà anche da altri fattori, come per esempio il fatto di essere arrivati nell'aeroporto di destinazione invece che uno a cento chilometri di distanza.

Per la scrittura il problema è ancora più complicato. Nell'ottica compagnia aerea, un romanzo è "di qualità" quando è scritto in italiano e più o meno si capisce che succede (ma quest'ultimo dipende anche dal grado di cripticità che l'autore voleva avere). Però se io mi aspetto di leggere, che so, un giallo leggero, e invece mi arriva capolavoro della letteratura introspettiva, ecco che la qualità che io percepisco è molto bassa, esattamente come se cercassi un capolavoro della letteratura e mi ritrovassi in mano un giallo leggero.

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Infatti Pirsig, nel suo secondo libro (Lila), precisa meglio proprio che la "qualità" è una categoria assoluta ed esterna all'oggetto. Ricordo che quando lo lessi rimasi perplesso.

Sostanzialmente, nonostante le frequentazioni orientali, rimane fermo a una forma di filosofia idealistica molto vecchio stile.

Cosa sia la qualità è, secondo me, qualcosa dimolto più sfuggente. Anche perché qui si paròa di "buona qualità" mentre la qualità non è necessariamente buona. Probabilmente è la collocazione di un prodotto, di un'azione o quant'altro, su di una scala a punti necessariamente personale e variabile.

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Dobbiamo acquistare una sedia. Nel negozio il venditore ci fa vedere una serie di modelli fino a soffermarsi su una di cui ci dice: "questa è una sedia di qualità". Subito capiremo cosa intende per qualità: è una sedia robusta, durevole, costruita con cura, esteticamente piacevole e comoda. Quindi per qualità di un qualcosa si intende una eccellenza nelle caratteristiche tipiche di quel qualcosa.

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Ma magari è una sedia particolarmente bella e ornata ma scomoda e fragile. Da utilizzare esclusvamente come arredo.

Molto dipende dalla funzione, lo stesso oggetto può assolvere a funzioni diverse e, a seconda di quale assume, collocarsi in un punto diverso di una diversa scala di qualità.

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A me pare ovvio che nel merito la qualità debba necessariamente essere soggettiva e applicata a una funzione o uno scopo, ma in via più generale, per tornare alla frase che ha dato spunto al post, ovvero cosa sia "insegnare la qualità", io credo sia insegnare una mentalità, un "modo" di realizzare una cosa. Poi i parametri di valutazione, ripeto, saranno necessariamente i più variegati ma non intaccheranno l'approccio qualitativo del creatore, se lo ne ha avuto uno.

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Ahem, se si parla di prodotti, la qualità è essere conformi a quanto scritto sulla scatola o nel manuale di istruzioni, non essere robusti, affidabili e di design. Ossia, se io dichiaro di vendere sedie in plastica che resistono al massimo a 90 kg, e poi propongo una sedia di legno intagliata che regge anche un elefante, il mio non è un prodotto di qualità, perché non risponde alle indicazioni.

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Interessante e illuminante la definizione che ne dà il Treccani:

c. Riferito a cose, oggetti e situazioni: q. di una merce, di un prodotto, di un materiale, e assol., con valore positivo, un tessuto, un vino, un marmo di q., di alto pregio.

Quindi non è la conformità ad un modello, a meno che essa non sia intesa con l'accezione di varietà ( questa qualità di grano è particolarmente delicata al palato ): ma non è certo questo quello di cui stiamo parlando. Proviamo a ragionare sul "Di alto pregio": significa che, a parità di prodotto, a parità di caratteristiche, è quello dei due "più pregiato"; quindi due frigoriferi che svolgono la stessa funzione potrebbero essere entrambi di qualità, ma anche no; il problema è che un frigorifero di qualità potrebbe essere un frigorifero che oltre a raffreddare spara anche raffiche di ghiaccio da un foro sull'anta, ma anche un frigorifero che ha uno scompartimento per mettere le uova. Dovrebbe dipendere dall'osservatore.

Per l'arte, che è pure soggettiva, secondo me non si può definire la qualità. Già non si può definire la conformità, seppur qualche regola di conformità si possa stabilire. Però in ogni caso qualità e conformità sono due cose totalmente differenti.

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Se dichiari che la tua sedia regge 90kg e poi invece non li regge non è solo mancanza di qualità, è truffa! Credo che qualità, nel caso specifico, sia una sedia costruita talmente bene che nonostante garantisca 90kg, poi magari ne regge 180 perché è fatta bene. Significa non fare economia sul legno, sui chiodi e sulle vernici evitando l'appiattimento al ribasso verso la soglia del garantito (e anche sotto)

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Ma infatti quella che è stata data su è una definizione sbagliata di qualità. Però anche questa lo è, perché solo per chi i 90 Kg in più sono di alto pregio quella sedia sarà di qualità. O sbaglio?

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Per l'arte, che è pure soggettiva, secondo me non si può definire la qualità.

Ci sono comunque sempre dei parametri oggettivi che fanno da linea guida. Per esempio nella scrittura - faccio un esempio estremo - uno di questi può essere la grammatica, per poi via via passare a parametri più raffinati. Poi ovviamente il giudizio finale è soggettivo ma credo che dei distinguo tra una cosa scritta bene e una scritta male si possano fare... e credo che questo sia in linea di massima vero per ogni forma d'arte.

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Ma infatti quella che è stata data su è una definizione sbagliata di qualità. Però anche questa lo è, perché solo per chi i 90 Kg in più sono di alto pregio quella sedia sarà di qualità. O sbaglio?

No, infatti credo che sia proprio chi costruisce ad attribuire i parametri a cui ti riferisci; e "imparare" la qualità sia proprio quello: tenerla alta in base alle proprie intenzioni.

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In realtà è un errore comune confondere il pregio con la qualità. Il che viene sfruttato molto spesso dalla pubblicità, spacciando prodotti di "alta qualità" come se fossero prodotti di "alto pregio". Ma, ripeto, la qualità prevede solo l'aderenza alle proprie dichiarazioni.

Per metterla in altri termini, potrebbe significare che è stata verificata la filiera di produzione, in modo che se c'è scritto, che so, "latte da mucche che si nutrono al 50% di fieno" (sto sparando a caso), le mucche ricevono davvero il 50% di fieno. Ma che poi questo fieno sia buono, che lo sia il 50% dell'alimentazione che non lo è, e che il tutto dia effettivamente un latte migliore di altri, questo il concetto di "qualità" lo ignora. Paradossalmente, se anche il latte fosse migliore più fieno mangiano le mucche (continuo a sparare a caso), essendo dichiarato "50%" e non "almeno 50%", se la percentuale di fieno fosse del 70%, la qualità sarebbe più bassa (banalmente perché a qualcuno, per motivi suoi, potrebbe interessare che le mucche siano nutrite con il 50% di non-fieno).

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Tornando a Pirsig credo però che lui intenda qualcosa di diverso. Sembra di intuire (più da "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" che da Lila) che lui intenda per "qualità" il risultato dell'impegno che si mette nel fare qualcosa. Non necessariamente la produzione di oggetti materiali.

Se si mette il massimo impegno nel proprio lavoro - e si è preparati a farlo - il risultato sarà di alta qualità.

Non sto affermando che questa sia la corretta definizione di qualità, solo che sia ciò che intende Pirsig.

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In realtà è un errore comune confondere il pregio con la qualità. Il che viene sfruttato molto spesso dalla pubblicità, spacciando prodotti di "alta qualità" come se fossero prodotti di "alto pregio". Ma, ripeto, la qualità prevede solo l'aderenza alle proprie dichiarazioni.

Quindi stai dicendo che la definizione del vocabolario è sbagliata?

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La qualità è pregio soltanto in senso assoluto. Nel senso generale del termine -almeno secondo il mio vocabolario- è " Caratteristica o serie di caratteristiche proprie di una persona o d una cosa in quanto segni distintivi e suscettibili di classificazione o di giudizio. La tua voce a me sembra poco chiara e esatta.

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A livello materiale la qualità è appunto ciò che diceva swetty, l'attenersi alle caratteristiche dichiarate. Esistono anche studi universitari specifici (controllo qualità) che fugano ogni dubbio su quale sia il significato assoluto del "di qualità", sempre in riferimento ad un oggetto.

In senso artistico secondo me la questione diventa molto più personale.

Se poniamo il "di qualità" come sinonimo di "eccellente padronanza di metodo e rispetto dei canoni" ci ritroviamo in parte nella descrizione di prima, ma iniziano a sorgere problemi. La punteggiatura è è un canone della scrittura. L'Ulisse di Joyce, quindi, non è un prodotto di qualità?

La mancanza di prospettiva in alcuni dipinti rende gli stessi non di qualità?

Con l'arte è troppo difficile valutare oggettivamente, anche perché spesso l'artista è proprio colui che abbatte i canoni per creare qualcosa di nuovo.

Modificato da Guero

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In realtà è un errore comune confondere il pregio con la qualità. Il che viene sfruttato molto spesso dalla pubblicità, spacciando prodotti di "alta qualità" come se fossero prodotti di "alto pregio". Ma, ripeto, la qualità prevede solo l'aderenza alle proprie dichiarazioni.

Quindi stai dicendo che la definizione del vocabolario è sbagliata?

No, che bisognerebbe leggere tutta la voce e non solo parte del capoverso "c".

http://www.treccani.it/vocabolario/qualita/

http://www.treccani.it/enciclopedia/qualita/

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Ho tralasciato il resto del capoverso perché faceva esempi associati a tale definizione. Gli altri capoversi invece esplicano il significato della parola in altri contesti.

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Ok ho trovato la definizione: qualità è riuscire a trovare, in modo assolutamente ragionevole, una convergenza, laddove le posizioni iniziali apparirebbero assolutamente divergenti.

:emh:

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Ho aspettato un po' a intervenire perché volevo sentire le varie opinioni, ma visto che ormai la questione sembra essere ferma penso di poter provare a dire la mia.

Secondo me la questione della qualità, soprattutto la qualità di un'opera d'arte, è una questione veramente liminale, anche se non impalpabile, non del tutto almeno. Per questo penso sia difficile ridurre la risposta al mio quesito iniziale con un sorta di aforisma.

Innanzitutto direi che la qualità non può essere ridotta all'"aderenza alle proprie dichiarazioni" (cit. da Sweety), sebbene questo sia un punto di vista decisamente buono per cominciare a indagare il fenomeno e tutt'altro che da scartare. Innanzitutto permette di fare uno distinguo che mi sembra impossibile non fare: qualità materiale e qualità artistica corrispondo o funzionano allo stesso modo?

E' vero che un oggetto, che sia una sedia, un ferro da stiro o un pannello fotovoltaico, possono aderire alle dichiarazioni del manuale d'istruzioni, e quindi essere di qualità o meno se rispettano i parametri e livelli minimi di funzionamento dichiarati. Tuutavia non so quanto la cosa possa essere estesa a prodotti che chiamiamo o vorremmo chiamare "arte" (che corrispondano poi a ciò che intendiamo per arte è un altro paio di maniche, anche se decisamente collegato al discorso della qualità, credo). Un quadro, di solito, non viene venduto con un foglio illustrativo. Un romanzo o un film al massimo sono accompagnati da dichiarazioni tipo "Vietato ai minori di 18 anni".

La definizione di qualità come "aderenza alle proprie dichiarazioni [di funzione]" è una buona teoria per gli oggetti materiali, ma non è estendibile al campo dell'arte. Perché l'arte non ha nessuna funzione, o comunque non una funzione chiara e definibile. Si può capire a che corrente l'artista appartenga e quindi, bene o male, qual è il suo pensiero e si può pure suggerire quale fosse il suo intento al momento della realizzazione. Ma tutto ciò è "da prendere con le pinze", come si suol dire. L'interpretazione di un'opera o di un pensiero corrompono l'opera o il pensiero stessi [tra l'altro vorrei aprire un'altra discussione proprio su quest'ultimo argomento dopo che ho letto una delle "Finzioni" di Borges]. E, anche se per ipotesi l'interpretazione fosse genuina e rispecchiasse davvero il significato dell'opera, un'opera d'arte non sarà mai accompagnata da un foglietto illustrativo. "Da appendersi solo a muri portanti" (nel caso fosse un Guernica) o "Tenere fuori dalla portata dei bambini" (nel caso della Merda d'artista manzoniana). Un quadro non sarà mai accompagnato da un etichetta che dichiari quali emozioni promette di suscitare.

Allo stesso modo, un romanzo cosa promette?

Di farti passare due ore sereno? Ma allora si evince subito che la qualità è soggettiva e che i Best Sellers di Fabio Volo - che ammiro come persona perché non nasconde la propria mediocrità spacciandola per talento, come fanno in molti, in tv e fuori, ma non lo ammiro come scrittore - sono la prova che lui è un artista.

Di rivoluzionare o innovare l'arte di cui è un esemplare? Ma allora avremmo pochissimi romanzi di qualità e anche qui ci sarebbe da disquisire su quanto e se davvero sia innovatore o rivoluzionario quel determinato romanzo. Quanti innovano davvero? E quanti rivoluzionano? Sicuramente entrambi si ispirano per le proprie idee a dei precursori. Quindi forse la loro innovazione/rivoluzione si ridimensiona.

Secondo me, in sostanza, l'idea dell'"aderenza alle proprie dichiarazioni" resta valida - con beneficio d'inventario - per gli oggetti materiali o, in genere, per quelle cose hanno e dichiarano di avere una funzione. Anche una teoria scientifica, per esempio, può essere di qualità se rispetta determinati parametri (che poi venga falsificata non significa necessariamente che non fosse "di qualità", vedi la teoria della relatività).

La differenza con l'arte è che l'arte non ha una funzione. Io trovo davvero difficile dire cosa sia la qualità proprio perché è liminale. Ma non è impalpabile, dicevo all'inizio, perché in un certo qual modo s'intuisce se qualcosa è qualitativamente valido. Anche se ciò non risparmia discussioni in merito, per esempio se la musica di una band sia davvero valida oppure no. Il che m'induce a pensare che la questione della qualità si riduca tutta a mera soggettività e quindi ai gusti individuali.

Uno spunto nuovo (non mi pare di averlo letto in precedenza nei post) che mi viene in mente e su cui vorrei sentire pareri è questo. Condizione necessaria ancorché non sufficiente perché possa esserci la qualità nell'arte è la consapevolezza che c'è dietro a quell'opera d'arte. Consapevolezza di contesto - artistico, storico e sociale - e del proprio "senso", cioè della propria collocazione nell'insieme dei prodotti umani.

Se a voi va bene vorrei dire la mia sull'idea di qualità espressa da Pirsig, che mi ha ispirato tutte 'ste pippe mentali. Magari metto pure un bell'avviso "ATTENZIONE: SPOILER!" per evitare di rovinare la lettura a chi non l'avesse ancora fatta e volesse cimentarvisi.

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@ Marco Esse

Guarda, non me ne intendo di decadentismo quindi può essere che inintenzionalmente fosse un'affermazione decadentista. Ma al di là della forma - perché mettendoci un'altra etichetta il succo del mio discorso sarebbe lo stesso - dimmi cosa pensi di quell'affermazione, e se vuoi del resto del mio discorso (intanto grazie per averlo letto!).

Se vuoi ti dico cosa ne penso io. Sono consapevole che suoni male, nei confronti dell'arte, dire che non ha funzione. Ma a bene vedere invece è una sorta di complimento. Naturalmente il mio amor del vero mi ha spinto a scrivere quel che ho scritto né per denigrare né per osannare l'arte, ma solo per cercare di essere obiettivo e onesto rispetto a ciò che penso (dell'arte). L'arte non ha, a differenza degli oggetti di cui si è parlato prima, una funzione per così dire pratica. Non voglio dire che sia vuota, coincide primariamente con un bisogno comunicativo dell'uomo. Ma non serve una funzione come la servono altre attività: la medicina ha lo scopo di farci vivere più sani, quindi meglio, e più a lungo; l'ingegneria, nelle sue varie forme, semplifica e migliora la vita, per esempio riducendo i tempi di spostamento o facendo arrivare l'acqua in casa senza andarla prendere al fiume; l'agricoltura serve a produrre cibo per sfamarci; e via discorrendo.

Ora, tutte queste attività, elencate e non, servono in poche parole per farci vivere meglio. Servono per avere tempo maggiore sia quantitativamente che qualitativamente. Ma di avere più tempo, che ce ne facciamo? Ok, non discuto che alla base ci sia l'onnipresente istinto di sopravvivenza. Ma... tutto qua? Cosa ce ne facciamo alla fine di più tempo, oltre a cercare di aumentarlo ancora?

Il tempo è un po' come il denaro, e il parallelo non è casuale. Ne vorresti tanto, ma in se stessi non hanno un'utilità. Il tempo e il denaro sono in se stessi privi di contenuto.

In questo mio ragionamento (molto probabilmente da quattro soldi, ma ne sentirei volentieri di alternativi) l'arte corrisponde proprio a questo contenuto. Con "arte" non intendo ciò che è valutato come arte (o Arte) in senso stretto, ma anche il dipingere di un pittore a cui non daresti un euro, il libro "da casalinghe" che nessun critico si fila. Insomma tutti questi prodotti che, alla fin fine, si riducono a riempire questo tempo e questo denaro per farci vivere meglio.

Quindi in ultima analisi l'arte ha una funzione, ma nel mio ragionamento essa è il fine ultimo delle altre attività. In questo senso non può esserne valutato la qualità secondo la teoria che definirei funzionalista.

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Ospite -_-

L'arte può essere tutto.

Può reggere una forma di governo (Omero, Michelangelo), o essere l'espressione di un suo cambiamento (Decamerone) o avere funzioni liturgiche (graffiti nelle caverne, canti gregoriani, Requiem di Mozart). O può essere consolatoria e basta (tutta l'arte o cultura di massa). L'arte non è solo qualcosa che riempie il tempo libero. Lo organizza(va). L'arte per l'arte è una concezione molto recente che peraltro nacque con connotazioni polemiche. L'attuale sovrabbondanza di informazione e di informazioni ci ha abituato al proliferare di arte consolatoria, in parte facendoci perdere la concezione del ruolo che essa ha avuto in passato, pur rimanendone immersi.

Alcuni artisti (dando al termine l'estensione massima) sono autentici diagnosti della civiltà. Non spetta a loro medicare, ma diagnosticano. Pongono il problema. Pensa a Pasolini. La sua produzione non può ritenersi in nessun modo non funzionale.

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