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bukowsky77

A proposito del lavorare più o meno gratis

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Sono d'accordo... ma per quale motivo il curatore può chiederti un racconto aggratise? Se poi a maggior ragione te lo chiede lui pagasse, mi sembra il principio più vecchio del mondo.

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Mah, ti dirò: questa cosa di diffondere le idee a tutti i costi, secondo me, è parecchio sopravvalutata. Viviamo in un'era in cui le idee si diffondono a macchia d'olio. Non puoi neanche voltarti senza trovare idee come se piovessero. Se prima di Internet era difficile trovare un contraddittorio alle idee, adesso la cosa difficile è trovare dei dati oggettivi per potersele formare da soli, le idee. Tant'è che, quando ho bisogno di dati e non di infinite discussioni di idee, devo ancora rivolgermi al cartaceo, a pubblicazioni sconosciute ai più, che languiscono nel loro angolino in attesa che qualcuno le stani e le legga.

Per me il problema della diffusione di idee è un falso problema. Se a qualcuno interessano le tue idee, tranquillo che ti trova anche senza Mondadori. Nel mio sito (scusate, non è per farmi pubblicità, ma preferisco parlare di un esempio su cui posso portare fatti inoppugnabili, piuttosto che i soliti fenomeni mediativi iper controversi) non viene tantissima gente, ma chi ci viene lo fa perché sapeva cosa cercare e non ha avuto bisogno di Mondadori per trovarlo.

Chiaro che se il mio nome fosse in tutte le librerie sotto il logo di Editautori Mondadori, verrebbe più gente. La domanda è: le mie idee (che poi sono soltanto storie d'evasione eh, non stiamo parlando della cura per il cancro, cosa per la quale varrebbe forse la pena scendere a compromessi, pur di diffonderla) valgono così tanto da dovermi regalare, pur di farle arrivare ovunque?

Valgono così tanto che avrò dei riscontri tali da valere il fatto di essermi regalata per una manciata di perline? Secondo me no.

A questo punto, meglio un riscontro immediato, magari piccolo - ho scritto racconti che mi sono stati pagati in buoni acquisto di libri, felice io che ho avuto da leggere per tre mesi e felice l'editore che non ha scucito un soldo - ma concreto. Qualche copia di un'antologia dove compaio va benissimo, non siamo certo in USA dove uno scrittore povero ma talentuoso può arrivare a fine mese, se sforna quattro o cinque racconti a botta.

Poi chiaro che uno scrittore affermato può anche regalare racconti, per amicizia o per sdebitarsi di qualche favore (ci sono anche questi casi eh? Certo non li vengono a dire a noi, ma sono frequenti), però quando leggo cose come: cinquanta euro di tassa di iscrizione, sei copie cartacee più cd rom, premio in palio pubblicazione per il primo classificato - senza specificare l'editore, magari - e targa di merito per secondo e terzo, mi è molto molto molto MOLTO difficile non pensare che ci si marci sopra.

Per quanto riguarda la storia dei concorsi, beh, su quello non posso che concordare: se io ti devo pagare fior di quattrini le spese di segreteria per partecipare a un concorso il cui premio non vale minimamente il rischio, beh, allora faccio le mie considerazioni e lascio perdere.

Per quanto riguarda una possibile pubblicazione, cartacea, o in riviste, di narrativa lunga o narrativa breve, o anche articoli più strettamente opinionistici, a me piace pensare che, se tanto a me non costa niente scriverlo ( perché magari l'avrei scritto lo stesso ) e comunque non potrei rimediare di meglio, tanto vale lasciarsi diffondere dalla rivista x o y, in fin dei conti cosa ci perdo? E' ovvio che il mondo vivrebbe lo stesso senza il mio pensiero, ma uno la fa magari pensando di poter trovare qualcuno a cui quell'idea faccia piacere, quella sensazione che hai cercato di trasmettere faccia piacere, e anche per uno solo di questi, secondo me varrebbe la pena farlo. Senza togliere nulla a chi, come bukowsky77 scrive più per guadagnare qualcosa, che comunque ha un suo ideale quindi e lo porta avanti coerentemente.

Poi è anche ovvio che, una volta che tra le varie proposte hai la fortuna di poter scegliere tra chi paga e chi non paga, scegliere chi non paga per principio è una cavolata. Stesso discorso vale, a mio parere, per chi magari vorrebbe diffondere le proprie idee però non sfrutta delle occasioni per principio, perché si accanisce sul fatto che altri fanno dei soldi e lui invece non è pagato: sì, questo non è giusto, ma per alcuni può essere giusto scendere a compromessi ( in fin dei conti non è giusto come non è giusto che i volontari che raccolgono la mondezza nei boschi italiani, lasciata lì da altri italiani, non siano operai assoldati dallo stato e pagati per questo: loro lo fanno ugualmente, perché il loro obbiettivo principale non è guadagnare; certo, se li pagassero sarebbe meglio per tutti ).

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Sono d'accordo... ma per quale motivo il curatore può chiederti un racconto aggratise? Se poi a maggior ragione te lo chiede lui pagasse, mi sembra il principio più vecchio del mondo.

può chiedermelo gratis perchè non in tutte le antologie è prevista la retribuzione

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La lettera di Scarpa era la risposta alla (risibile ma tipicamente italica) consuetudine di sparare a zero, con accuse e strali di intelligenza col nemico, quando un autore che magari fino a cinque minuti prima si era ritenuto degno di stima, letterariamente valido ed intellettualmente integro trasmigra verso i lidi di una major editoriale.

Lo si accusava nel caso specifico di pubblicare con Einaudi, come se la cosa in sè potesse (e possa ancora oggi) essere una colpa da emendare.

Questo è un altro vezzo deteriore italico, quello di ritenere che l'Arte in tutte le sue manifestazioni creative non possa costituire un lavoro, e come tale strutturalmente attività da retribuire, si relega l'Arte alla nicchia delle occupazioni collaterali, degli hobbies - l'accusa poi generalmente è mossa da certi circuiti che si spacciano come underground ed elite impermeabile alle lusinghe del "Mercato"...duri e puri i cui curricula sono il trionfo, anagrafico, della famiglia agnatizia e del nepotismo.

Se uno scrive e pubblica, se suona e pubblica, ha il DIRITTO, sacrosanto, di essere per questo retribuito, a meno che non doni consapevolmente il frutto del suo intelletto; garantire una retribuzione, a fronte di una realizzazione artisticamente valida (la validità, per quanto soggettiva e liminale, dovrebbe essere "certificata" proprio dalla pubblicazione e dalla selezione che essa implica) è garanzia appunto di integrità, perchè consente, emotivamente psicologicamente e materialmente, all'artista di dedicarsi a cesellare studiare affinare il suo talento.

Ed è per questo, pure, che l'editoria a pagamento uccide l'arte, perchè elide in radice la selezione (che è anche, ma non solo ovvio, selezione di mercato) posta alla base del principio logico secondo cui non tutti possono pubblicare

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Sono d'accordo... ma per quale motivo il curatore può chiederti un racconto aggratise? Se poi a maggior ragione te lo chiede lui pagasse, mi sembra il principio più vecchio del mondo.

può chiedermelo gratis perchè non in tutte le antologie è prevista la retribuzione

Eccolo il problema... è il circolo vizioso di cui ti parlavo... la risposta che hai dato "non in tutte le antologie è prevista la retribuzione" implica anche quest'altra "gli autori si prestano a lavorare gratis in quanto il mercato se ne approfitta e loro non fanno niente per aiutare le cose a cambiare". La tua frase rientra in quel circolo vizioso che sto cercando di non crearmi attorno tutto qui :)

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quando però grazie a quella pubblicazione, consapevolmente donata dopo attenta valutazione, ottengo tre lavori retribuiti e intanto il mio manoscritto salta due anni di coda di lettura, ecco che il circolo da viziono diventa virtuoso...

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A me se Mondadori mi dicesse: ti pubblico il tuo libro gratis, io gli direi " daje, dove devo firmare? ".

Ma non tanto per il fatto di aver pubblicato con Mondadori quanto per la diffusione che l'opera che voglio diffondere avrebbe effettivamente

Uhm, nessuno ti assicura che il tuo libro verrebbe effettivamente diffuso. Con sessantamila libri in uscita ogni anno, lo spazio stretto degli scaffali in libreria e lo spazio ancora più stretto del portafogli di chi legge e compra libri, dovrebbe anche farti un sacco di pubblicità, vedi "fenomeni" tipo la Troisi o Giordano. E un esordiente non può (a mio parere, sempre a mio parere) puntare su una cosa così casuale (tanto vale giocarsi un ambo al lotto).

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Quoto Vale. La big deve -per rimanere tale- pubblicare di necessità X libri l'anno (un piccolo editore sta sui 10/15...); solo un modesto numero "sfonda", quasi sempre a seguito di una scelta editoriale più o meno indovinata (ma ci sono eccezioni). Per cui essere arrivati a Mondadori o chi per lui non si traduce automaticamente in successo.

Tuttavia pochi esordienti rifiuterebbero un'offerta, forse anche "aggratis"!

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C'è una cosa da dire. Se arriva un neolaureato/neodiplomato, fa curriculum anche lavorare gratis in parrocchia. Anzi, in quel caso è ben apprezzato vedere che comunque uno si dà da fare.

Ma se invece si vedono anni di collaborazioni gratuite, lavori gratuiti e via discorrendo, con poche o nulle situazioni in cui qualcuno ha aperto il portafoglio, be', l'impressione è tutt'altra.

Quindi va bene farsi le ossa, va bene la gavetta, ma alla fine questa gavetta, questi lavoretti gratuiti devono arrivare da qualche parte. Altrimenti non fanno più neanche curriculum.

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Giulio Mozzi ha pubblicato per Einaudi e Mondadori.

Le sue uscite per Mondadori dubito abbiano superato le 4.000 unità vendute (mi sembra di ricordare si parlasse di 3.000), questo non toglie qualità alle sue opere ma rende evidente che un grande editore, facendo notevole cassa su best seller e libri di starlette/sportivi/politici e classici della letteratura, può anche pubblicare, senza garanzia alcuna di riscontro commerciale.

C'è una cosa da dire. Se arriva un neolaureato/neodiplomato, fa curriculum anche lavorare gratis in parrocchia. Anzi, in quel caso è ben apprezzato vedere che comunque uno si dà da fare.

Ma se invece si vedono anni di collaborazioni gratuite, lavori gratuiti e via discorrendo, con poche o nulle situazioni in cui qualcuno ha aperto il portafoglio, be', l'impressione è tutt'altra.

Quindi va bene farsi le ossa, va bene la gavetta, ma alla fine questa gavetta, questi lavoretti gratuiti devono arrivare da qualche parte. Altrimenti non fanno più neanche curriculum.

Hai perfettamente ragione.

Arriva un punto (di non ritorno?) in cui l'eccesso di collaborazioni, se non adeguatamente riconosciuto (recte: pagato), viene considerato dal mondo letterario/editoriale come inguaribile prova della totale mancanza di capacità, anche di farsi rispettare.

Personalmente dopo aver contribuito gratuitamente a diverse riviste volendo giocare sul fattore "circolazione del nome", mi sono detto che sarebbe stato il caso arrivati ad un certo punto di pretendere di essere retribuito.

Perchè se ti chiedono un contributo, non lo fanno per carità di patria ma perchè reputano che quel contributo renda qualcosa al prodotto finale

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A me se Mondadori mi dicesse: ti pubblico il tuo libro gratis, io gli direi " daje, dove devo firmare? ".

Ma non tanto per il fatto di aver pubblicato con Mondadori quanto per la diffusione che l'opera che voglio diffondere avrebbe effettivamente; sti cavoli che non c'è guadagno, l'obbiettivo principale di un artista è esprimere qualcosa coinvolgendo il maggior numero di persone possibili. Certo, se poi ci stanno pure i soldi, ben venga, ma questo secondo me prescinde dalla produzione e dalla pubblicazione stessa: è solamente un piccolo incentivo.

Una volta la pensavo anch'io come te, ma sai cosa mi ha fatto cambiare idea? Una semplice riflessione sulla situazione che si verrebbe a creare: l'editore, in questo caso big, guadagnerebbe dei soldi su una cosa su cui io non guadagno nulla, pur avendone la paternità. Ora, è davvero giusto questo? È giusto che un autore metta a disposizione gratis il lavoro di mesi (se non di anni) lasciando che la casa editrice, il distributore e le librerie guadagnino su di esso senza lasciargli nulla?

Un conto è quando non guadagna nessuno (io pubblicherò gratis su un'antologia di beneficenza dove l'intero guadagno verrà devoluto ai Medici Senza Frontiere), un conto è se guadagna solo qualcuno. Io non ci sto a essere l'unica stupida che non prende soldi, tutto qui.

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Una volta la pensavo anch'io come te, ma sai cosa mi ha fatto cambiare idea? Una semplice riflessione sulla situazione che si verrebbe a creare: l'editore, in questo caso big, guadagnerebbe dei soldi su una cosa su cui io non guadagno nulla, pur avendone la paternità. Ora, è davvero giusto questo? È giusto che un autore metta a disposizione gratis il lavoro di mesi (se non di anni) lasciando che la casa editrice, il distributore e le librerie guadagnino su di esso senza lasciargli nulla?

Un conto è quando non guadagna nessuno (io pubblicherò gratis su un'antologia di beneficenza dove l'intero guadagno verrà devoluto ai Medici Senza Frontiere), un conto è se guadagna solo qualcuno. Io non ci sto a essere l'unica stupida che non prende soldi, tutto qui.

Io ho ricevuto nelle ultime settimane una proposta da una casa editrice piuttosto conosciuta e lo scambio mail con l'editore fino a questo momento è stato molto, molto intenso, tanto che sto tirando con tutte le mie forze per ottenere il miglior contratto possibile, rosicchiando fino all'osso. E' chiaro che quando sei in una posizione di forza, perché hai più di un'offerta, cerchi di ottenere il meglio possibile dalla situazione, in fin dei conti come dici giustamente tu è una questione di " se mangi tu mangio anche io". Quello che dicevo è solo che se ipoteticamente l'unico modo di riuscire a pubblicare con una casa editrice di enorme prestigio e fama fosse quello di non prendere una lira di diritti io forse fino a qualche settimana fa l'avrei fatto; invece che stare per sempre a bocca asciutta, io avrei preferito non guadagnare una lira ma almeno avere la soddisfazione di vedere il libro in molte librerie, pur avendo regalato soldi all'editore, sì, se questo è l'unico modo. Perché secondo me per un autore è un'esperienza al top, che vale la pena di provare ( anche se non andrà bene ). In fin dei conti è giusto non poter avere neanche un'occasione di essere letti? Non è giusto neanche questo; nella vita le cose non sono giuste o sbagliate, nella vita le cose sono quelle che sono, cose, accadimenti, fatti.

Questo per dire che insomma, secondo me non si può generalizzare, perché dipende troppo dalla persona che si ritrova a dover fare questa scelta ( poi è ovvio che una grossa casa editrice non ti chiederà mai di pubblicare gratis, ma una grossa rivista potrebbe farlo, e io farei lo stesso discorso. E' chiaro che se già mi chiamano due grosse riviste, comincio a chiedere in giro chi offre di più, perché effettivamente l'aumento della domanda porta ad un aumento dei prezzi ). Tutto il resto credo sia una questione di priorità, esperienza, soldi, diffusione, e chi più ne ha più ne metta.

Senza, come diceva giustamente Swetty, fare la figura di quello smidollato, questo è chiaro.

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In fin dei conti è giusto non poter avere neanche un'occasione di essere letti?

Ma di occasioni ce ne sono tantissime, specialmente nell'era di internet: basta mettere l'ebook gratuito e distribuirlo nei vari siti e già ti legge un sacco di gente. Se proprio non devo essere pagata, tanto vale che i soldi non li prenda nessuno.

E ammetto che non sono sicura che le big non pubblichino mai gli autori gratis. D'altronde la cosa non mi stupirebbe, vista l'enorme quantità di autori che firmerebbe con loro a occhi chiusi.

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Ma di occasioni ce ne sono tantissime, specialmente nell'era di internet: basta mettere l'ebook gratuito e distribuirlo nei vari siti e già ti legge un sacco di gente. Se proprio non devo essere pagata, tanto vale che i soldi non li prenda nessuno.

E ammetto che non sono sicura che le big non pubblichino mai gli autori gratis. D'altronde la cosa non mi stupirebbe, vista l'enorme quantità di autori che firmerebbe con loro a occhi chiusi.

Io avevo un blog un po' di tempo fa. Ci scrivevo tutti i giorni: ad un certo punto ho lasciato perdere perché non mi leggeva nessuno, ma nessuno letteralmente. Eppure più o meno scrivevo le stesse cose che ho scritto nel mio libro: sono sicuro che il libro, che uscirà in molte librerie però qualcuno lo leggerà. Non dico mille persone, ma come minimo cento: poi magari potrò creare un blog a cui chi ne ha apprezzato i contenuti potrà fare riferimento. Certo, di una cosa sono sicuro: se uno compra il libro se lo legge perché l'ha pagato, anche che siano solo cento persone; un ebook gratuito può avere anche mille download ma è molto facile che uno lo apra e come lo ha aperto lo richiude, tanto non ha speso un centesimo. O quantomeno, a me è capitato tantissime volte di scaricare un ebook e leggere le prime due righe, dopodiché ho lasciato perdere per mancanza di tempo, ma se mi compro un libro me lo leggo tutto, persino se non mi ispira, sfido io! Dopo averci speso quindici euro.

Questo solo per dire che comunque la presenza materiale del libro in molti posti comunque secondo me, se non hai modo di ottenerla altrimenti, non è una cosa che va disdegnata; alla fine la casa editrice per stampare cinquemila copie di un libro qualche soldino lo spende.

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Io avevo un blog un po' di tempo fa. Ci scrivevo tutti i giorni: ad un certo punto ho lasciato perdere perché non mi leggeva nessuno, ma nessuno letteralmente.

Stessa cosa per me, poi ho capito dove sbagliavo: se apro un blog e nessuno sa che l'ho aperto chi deve venire a leggermi? Devi farti pubblicità in qualche modo... non so tramite social network magari o con altri mezzi ma di certo io non vengo a cercarti se non so nemmeno chi sei non trovi? Però ci sono milioni di blog conosciuti e frequentati in cui puoi postare e siti frequentatissimi nei quali puoi inserire i tuoi lavori. Il modo c'è basta ingegnarsi e io sono perfettamente d'accordo con chi afferma che se devo dar via la mia roba aggratise allora lo voglio fare io senza che nessuno possa lucrarci sopra :)

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Se vuoi che qualcuno ti legga, basta inserire il blog nel topic apposito del WD e nella firma. Con tutti i lettori e scrittori qua presenti, vuoi che qualcuno non lo faccia?

Poi se piace, la voce gira e il blog inizia a popolarsi.

Io lo faccio spesso con i vostri e mi piace leggere qualsiasi cosa.

Io vi spio... Sempre!

:ph34r:

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Se vuoi che qualcuno ti legga, basta inserire il blog nel topic apposito del WD e nella firma. Con tutti i lettori e scrittori qua presenti, vuoi che qualcuno non lo faccia?

Poi se piace, la voce gira e il blog inizia a popolarsi.

Io lo faccio spesso con i vostri e mi piace leggere qualsiasi cosa.

Io vi spio... Sempre!

:ph34r:

OT

tu mi inquieti :asd:

FINE OT

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OT

Non devi, perchè sono il ninja protettore degli scrittori e vago per i blog in cerca di ottimi scritti, i vostri :la:

:ph34r:

Fine OT

Dopo aver dato prova della mia eccelsa stupidità, ho detto quello perchè sono io il primo a farlo. Non dirò di quali utenti, però ho fatto presente ad amici alcuni dei vostri blog perchè c'erano delle cose degne di nota.

:la:

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Io comunque non parlavo di blog, dicevo di mettere l'ebook in giro in vari modi, per esempio su Emule e affini. Poi se uno non vuole metterlo gratis può sempre metterlo a un prezzo simbolico (tipo 90 cent) e già così evita che la gente lo scarichi a caso.

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E ammetto che non sono sicura che le big non pubblichino mai gli autori gratis. D'altronde la cosa non mi stupirebbe, vista l'enorme quantità di autori che firmerebbe con loro a occhi chiusi.

che io sappia per i romanzi non succede mai; per i racconti (che hanno mercato completamente diverso) invece sì. (definizione di "big": casa editrice con capillare distribuzione in libreria). e credo che su 10 autori che oggi escono con le big, 9 hanno iniziato pubblicando "gratis"

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Molti di noi sono su facebook che non retribuisce gli iscritti, eppure mr. Zuckerberg è miliardario grazie ai nostri account.

Ma noi (in linea generale) non lavoriamo ore su qualcosa e non perdiamo tempo e fatica per stare su facebook; scommetti che se per stare su facebook bisognasse lavorare moltissimissimi non ci starebbero? ;)

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ma io mi diverto a scrivere, non la considero una fatica, non dopo aver fatto altri tipi di lavoro. ci vuole constanza, tecnica, tenacia, fatica, talento, concentrazione, e a volte ci butti dentro dolore e spleen personali, ma non potete dirmi sia una fatica. fatica è altro. il tempo, quello sì. la sola spesa eventualmente non retribuita direttamente è il tempo. ma la fatica secondo me proprio no.

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Su questo non sono d'accordo bukowsky.

Io mi diverto a programmare. Quindi non dovrei essere retribuito se realizzo un'applicazione web per un'azienda?

I committenti pagano il tempo, non la fatica.

Altrimenti certi manager dovrebbero lavorare gratis (che sarebbe anche la cosa migliore... :sss: ma non è questo il punto).

Modificato da Mid

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Su questo non sono d'accordo bukowsky.

Io mi diverto a programmare. Quindi non dovrei essere retribuito se realizzo un'applicazione web per un'azienda?

I committenti pagano il tempo, non la fatica.

Altrimenti certi manager dovrebbero lavorare gratis (che sarebbe anche la cosa migliore... :sss: ma non è questo il punto).

giustissimo quel che dici; intendo che se dalle mie due ore di lavoro (che mi diverto a fare) per scrivere un buon racconto anche regalato poi nascono occasioni per scriverne il doppio retribuiti, lo "dono" senza problemi se reputo che ne valga la pena, valutando il come e il dove sarà pubblicato. E al 99% una raccolta edita da un buon editore fa parte di questa categoria di opzioni... proprio perché lo considero un "lavoro" evito il più possibile di pubblicare inediti su blog e forum eccetera.

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Sì, questo era chiaro dai tuoi interventi precedenti. :)

Ed è una posizione legittima e condivisibile.

Solo che l'ultimo post poteva essere frainteso, sono intervenuto solo in quel senso: non mi sembra giusto sminuire un lavoro solo perché al "lavoratore" piace e lo fa senza fatica. Perché scrivere richiede tempo e fatica, anche solo per la ricerca, lo studio e la crescita personale. ;)

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ma io mi diverto a scrivere, non la considero una fatica, non dopo aver fatto altri tipi di lavoro. ci vuole constanza, tecnica, tenacia, fatica, talento, concentrazione, e a volte ci butti dentro dolore e spleen personali, ma non potete dirmi sia una fatica. fatica è altro. il tempo, quello sì. la sola spesa eventualmente non retribuita direttamente è il tempo. ma la fatica secondo me proprio no.

Anche a me scrivere piace ma non per questo non mi costa fatica... si chiama "fatica intellettuale" ed è la stessa che fanno i ragionieri, gli archivisti, i programmatori informatici, i professori, etcetcetc. Non è da meno della fatica fisica. Così come tirar su un muro crea problemi alla schiena, sforzare la vista crea problemi agli occhi. Non capisco il perchè non si possa parlare di fatica. Ci sono persone che hanno più problemi di altre a rimaner concentrate... e concentrarsi quando di indole non ti appartiene (come nel mio caso) è faticosissimo.

Se tu per fatica intendi solo quella "muscolare" allora sono d'accordo con te, ma è estremamente riduttivo :)

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ma io mi diverto a scrivere, non la considero una fatica

Anche io mi diverto, ma faccio lo stesso una fatica immane.

Adoro scrivere, intendiamoci, penso di essere nata per farlo, ma fatico lo stesso, e non nego che passerei quel tempo a oziare.

Solo che non posso.

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