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SpeakerMuto

Adesso devo andare

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Lei glielo disse quel giorno.

- Adesso devo andare.

Sì, lui ricordava bene. Aveva pronunciato precisamente quelle tre parole. Non "Amore, scusa, devo andare". Nemmeno "Mauro, devo proprio andare". Disse semplicemente "Adesso devo andare". Così, come se si rivolgesse allo specchio o al muro. Fu l'ultima volta che parlarono, quella in cui gli spiegò perché non potevano continuare a vedersi, anche se lui non lo aveva compreso. Lei doveva andare, per non tornare più.

Non ci voleva un genio a capire che non aveva nessun impegno. "Doveva andare" solo perché non voleva più stare con lui. Era finita, ma senza ammettere che lei non l'avrebbe cercato più, e se lo avesse fatto lui, lei non avrebbe risposto. Non lo avrebbe più chiamato la sera per sentire la sua voce, ridere con lui, confidargli i suoi errori del passato, il suo sogno di scrivere un romanzo giallo, le sue riflessioni filosofiche sui film di fantascienza che piacevano a entrambi. Non si sarebbero più messi d'accordo per incontrarsi quando suo marito non c'era. Lui non avrebbe più aspettato pazientemente e fedelmente un viaggio dell'altro per poterla stringere e baciare e sentire l'odore della sua pelle olivastra e dei suoi capelli appena lavati. Lei non avrebbe più dormito a casa di lui, in quelle serate che passavano insieme quando il capofamiglia era fuori per lavoro, o quando lei gli diceva che le amiche avevano organizzato un pigiama party e invece correva da lui, facevano l'amore e poi ordinavano pizza e birra a domicilio.

Lei non gli avrebbe più rubato le patatine dicendo che gli facevano male, non avrebbero più fatto a gara di rutti ridendo come matti perché "Ma cosa mi fai fare? Io non le faccio, 'ste cose!", non si sarebbero più abbracciati sul divano, avvolti in una coperta, a guardare vecchi film degli anni ottanta che conoscevano a memoria sin da quando andavano a scuola insieme e dei quali anticipavano le battute, facendo a gara a chi le citava per primo. Lei non si sarebbe più addormentata a mezz'ora dal finale come sempre, abbracciandolo e accoccolandosi sul suo petto, cercandone il calore, e lui non l'avrebbe presa in braccio e portata sul letto, per poi coprirla e dormire vestiti, con i due respiri che si incrociavano.

Lei non l'avrebbe cercato con una mano nella notte, strusciando il seno contro la schiena di lui. No, non sarebbe più scesa sotto le lenzuola a spogliarlo né lui l'avrebbe morsa su un fianco per sentirsi dire, ridendo: "Daì, non lasciarmi segni". Non ci sarebbero stati più mugolii nella notte, in un appartamento altrimenti solitario, con le inutili bottiglie di superalcolici che piacevano a lei. Nessun ansimare, nessun rumore delle molle del vecchio materasso, nessuno sdraiarsi di schiena quando il sesso era finito e poi lei a fianco, che dopo qualche istante gli avrebbe detto "Mauro, cosa mi fai fare? Io non faccio queste cose". Poi la mattina sarebbe dovuta andare via.

Adesso doveva andare e basta.

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Devo chiudere il tuo topic perché manca il commento.

Quando avrai commentato un altro brano, mandami un MP col link e riapro.

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