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Ran.ya Sumi

Tatto

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Mistica frenesia di un tocco infinito,

concessione pallida ad un infame dal Dio supremo.

Sfiorare un qualcosa.

Bianca tenerezza di un bimbo che allunga le mani,

fredda sensibilità laureata di un obitorio,

mano battezzante di un uomo di chiesa.

Percezione comoda di un gatto in calore,

raffinata eleganza di una donna,

la scelta dei termini da pronunciare,

infinito elenco di mille definizioni.

Fingi pure quello che ti pare,

la mano dello stomaco ti tratterrà tutto il vomito

finchè tu non saprai cosa fare

e scaccerai verso le origini questo tuo senso.

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Permettimi, una poesia che è troppo chiusa in se stessa, belle le figure che inserisci nel contesto tipo: “ mistica frenesia di un tocco infinito” “ bianca tenerezza di un bimbo che allunga le mani”.

Ogni poesia è certamente difficoltosa da capire, il massimo che possiamo credere di fare è interpretare, questa annega nelle sue stesse parole. Esamini diversi tocchi quello innocente di un bambino, quello freddo di un obitorio e quello di un uomo di Chiesa poi però, sicuramente per una mia scarsa visione e interpretazione non riesco a coglierne il senso, il seguito.

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Hai ragione, quando ho scritto tutte queste poesie era un periodo strano e in effetti molte hanno un finale simile.

la scelta dei termini da pronunciare,

infinito elenco di mille definizioni.

Fingi pure quello che ti pare,

la mano dello stomaco ti tratterrà tutto il vomito

finchè tu non saprai cosa fare

e scaccerai verso le origini questo tuo senso.

Di fronte all'infinita definizione di un semplice gesto l'uomo se ne schifa perchè non si sente più padrone delle proprie azioni che rischiano di assumere troppe sfaccettature, e invece di accettare ciò si sente inferiore, sta male, e cerca di volgersi dall'altra parte finendo di dimostrare mancanza di tatto (scusate il gioco di parole) verso il SUO gesto spontaneo ovvero quello di toccare le cose...

Spero di esser riuscita a spiegarmi.

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