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kimmy90

Otto Minuti

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Commento: http://www.writersdr...le/#entry218508

[breve introduzione al frammento:]

Questo dovrebbe essere l'inizio del prologo di un abbozzo (*aggiungere aggettivi e complementi q.b.*) di un ipotetico romanzo "fantascientifico": un bel giorno, il Sole decide di cambiare il suo spettro di emissione e passa dalla luce visibile all'infrarosso. Niente più "luce".

"Otto minuti", il titolo, è il tempo che ci impiegheremmo ad accorgerci di un evento del genere, causa velocità della luce, nel caso in cui nessuno scienziato (come in tal caso) avesse previsto la cosa da altri segnali o sintomi. Quest'idea degli "otto minuti" è rimasta molto cara a "chi è rimasto"..

L'ho riscritto una decina di volte, 'sto benedetto pezzo, e mai son contenta. Per questo ve lo propongo, per capire dove possa stare il blocco o se, in sé, è proprio una sciocchezza.

Enjoy!

Me la raccontano spesso, la storia degli otto minuti: è un sermone, una tradizione orale che nessuno ha apparentemente iniziato ma che tutti stanno perpetuando, più o meno consciamente.

Otto minuti.

Mi si siedono davanti, da quando avevo sette o otto anni, mi rapiscono lo sguardo dal libro che sto leggendo ed iniziano a parlare, le mani congiunte in grembo, lo sguardo che guarda oltre il muro, e scava nella memoria.

Otto minuti.

Iniziano sempre così.

Sai, Francis, sono stati solo otto minuti.

Otto miseri minuti.

Accavallano le gambe e scostano gli occhi, mentre sul volto gli si dipinge un sorriso tenue, rivolto a ricordi lontani. Ogni volta è una storia diversa.

Ogni volta cambia qualcosa.

Ma il concetto rimane: otto minuti.

Solo otto minuti.

I raggi del Sole scivolano dalle tende del soggiorno, riversandosi sul pavimento di palquet in una pozza d'acqua dorata. Quel fiume di luce tace, ed il mondo cammina mentre il primo minuto muove il suo passo verso l'ottavo. Scende lento e s'affossa nella risata di qualcuno, al piano di sotto.

Il secondo minuto cade sul terzo, lasciando che l'aria si smuova nel vento. Non c'è silenzio, al mondo: tre passi verso la città, e tutto strilla. Il terzo minuto è privo di valore come il primo, come il quarto – come tutti.

C'era un uomo in mezzo alla strada, raccontano alcuni. C'era un uomo steso, a Granada, casa mia, colto da un infarto mentre attraversava le strisce pedonali.

Il quinto minuto si mangia il quarto: da qualche parte di sicuro c'era un rubinetto che spandeva. Da qualche altra un operaio controllava la fattura d'una tubatura, chiuso in fabbrica da ore.

Istante dopo istante, gli otto minuti scorrono. Otto miseri minuti, nulla di più e nulla di meno.

Mi dicono: ecco, pensa all'Africa. In quegli otto minuti c'erano migliaia di ragazzini che camminavano scalzi lungo una foresta, l'elmetto in testa ed un fucile più grande di loro in mano. E mi dicono – se fai i conti, Francis – che in quegli otto minuti sono nati oltre duemila bambini, mentre ne sono morti più di ottocento.

Pensa, Francis.

Otto minuti.

Che ti scorrono dalle mani come otto minuti qualsiasi.

Senza che tu ti renda conto di cosa stia accadendo, noncurante, loro passano senza far scalpore, senza nulla di riconoscibile, che suggerisca possano essere diversi dagli altri.

Un regalo.

Sono stati otto minuti che tutti, ormai, ricordano. Il mondo si affanna per raccontare, a oltranza, le storie di quegli otto minuti: un istante dopo l'altro, punto per punto della terra.

Otto minuti d'ignavia.

Otto minuti concessici dallo spazio tempo: il ritardo, il delay, il nesso che impedisce all'universo di agire in modo isotropamente istantaneo.

Otto minuti trascorsi come mille altri, prima che anche noi ci accorgessimo di cosa accadeva.

O meglio, la metà di noi.

Per l'altra metà non so se fu meglio o peggio, perché loro si svegliarono quando tutto era già avvenuto, ed altro non rimaneva che ombra.

Ma per chi li ha vissuti, quegli otto minuti, e per chi c'era, al nono, fu qualcosa di incredibile ed allucinante.

I miei genitori si siedono, periodicamente, e mi raccontano quegli otto minuti, vissuti a Roma, o a Berlino, o a Città del Capo, o ancora a Cuba dove saliva allora lenta l'ultima alba, tranciata violentemente a metà. Narrano le storie che si spargono da anni, che si raccolgono, che si inventano e si ammassano nella memoria collettiva di quegli ultimi otto minuti in cui il genere umano, ed il resto degli esseri viventi con lui, conobbe la luce gialla e calda del Sole.

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Ammazza se sai scrivere!

I minuti che si accavallano, che salgono uno sull'altro, che scorrono inesorabili, li ho visti bene.

Sono belle anche le immagini rubate in questi otto minuti, immagini vere, riconoscibili.

Non ho capito molto il tizio morto a Granada, ma non credo sia indispensabile (se c'è magari una spiegazione, una descrizione, in seguito).

Bello, davvero bello, uno di quegli incipit... che poi continueresti a leggere volentieri! ;)

Le pochissime, minuscole "pulci" che volendo potrei segnalarti sono

che tutti stanno perpetuando, più o meno consciamente

La parte in grassetto la direi meglio, o la leverei addirittura.

mi rapiscono lo sguardo

Non suona, quel "rapiscono" transitivo

fu qualcosa di incredibile ed allucinante

Questa è una cosa puramente personale. "Incredibile" mi sembra un espediente per chi non ha voglia di cercare aggettivi più azzeccati, mentre "allucinante" lo odio proprio, lo sento e lo leggo fin troppo là dove allucinazioni non ci sono. Fosse per me, lo bandirei dai testi. Ma ripeto, questa è una cosa tutta soggettiva.

Nel complesso, complimenti! :la:

Ah, dimenticavo: sul realismo della trama, su cosa accadrebbe in caso di, sulle conseguenze sensoriali o qualsiasi cosa derivante dal sole che fa una roba strana, non dico niente, perchè niente ne so e niente ne capisco. Ma di sicuro passerà qualcuno che ne sa. Io mi limito a lasciarmi sorprendere, e credo a tutto ;)

Modificato da Bee

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che tutti stanno perpetuando, più o meno consciamente

La parte in grassetto la direi meglio, o la leverei addirittura.

Vero, la frase che ne esce è troppo lunga. Da un lato vorrei calcare sul fatto che la cosa avviene senza una particolare o strutturata organizzazione, dall'altra se lo "dico meglio" rischio di appesantire il discorso. Meglio toglierlo, e lasciare alle molte ipotetiche pagine che seguono il compito di spiegarlo.

mi rapiscono lo sguardo

Non suona, quel "rapiscono" transitivo

Sì, suona male. ... non è transitivo, "rapire"..? ò_O' forse l'ho usato in modo improprio, comunque.

"Rubano"? "mi rubano" suona altrettanto male T_T dovrei ricostruire la frase usando qualcosa tipo "distolgono la mia attenzione dal libro..." ci ripenserò, è importante.

La scena dovrebbe essere quella di 'sto povero ragazzino che sta leggendo il suo bel libretto per gli affaracci suoi, finchè l'ennesimo "adulto" non viene a romperli le scatole per la storiella del giorno - dhe, detta così suona molto più patetica, ma insomma, quello è il concetto XD

fu qualcosa di incredibile ed allucinante

Questa è una cosa puramente personale. "Incredibile" mi sembra un espediente per chi non ha voglia di cercare aggettivi più azzeccati, mentre "allucinante" lo odio proprio, lo sento e lo leggo fin troppo là dove allucinazioni non ci sono. Fosse per me, lo bandirei dai testi. Ma ripeto, questa è una cosa tutta soggettiva.

Sì, vero, sono due aggettivi schifidi. Specialmente incredibile, che suona assai infantile. Allucinante, invece, è diventato troppo colloquiale per avere un vero significato in un testo scritto.

D'altronde, però, nel loro significato primario mi parevan calzanti: l'avvenimento è effettivamente incredibile (non ci si crede, in un primo mometo) ed allucinante (la notte istantanea pare sia un'allucinazione, piuttosto che la realtà). Dizionario consunto e strausato dei sinonimi e dei contrari, a me!

Nel complesso, complimenti! :la:

Grazie! :)

oddio, a ri-rileggerlo trovo ancora nuove cose che non mi piacciono... horror .

Ah, dimenticavo: sul realismo della trama, su cosa accadrebbe in caso di, sulle conseguenze sensoriali o qualsiasi cosa derivante dal sole che fa una roba strana, non dico niente, perchè niente ne so e niente ne capisco. Ma di sicuro passerà qualcuno che ne sa. Io mi limito a lasciarmi sorprendere, e credo a tutto ;)

Capisco e sono la prima a pormi domande del genere, giuro. Anzi, penso che questo sia uno dei motivi che mi trattiene dall'iniziare a scrivere seriamente, al di là di qualche abbozzo di inizio e una valanga di appunti. Ad ogni evento c'è da chiedersi "ma avrà senso?" "ma è possibile?" "questo posto esiste ancora?" "questa parola ha ancora un significato?" "costui può essere vivo?" "e come fa a fare questo?" - ecc ecc ecc. Però, lungi da me affrontare la cosa con superficialità, anzi. Sono un'amante dello science-fiction "hard".

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Son qua che ci penso, a quella cosa dello sguardo.

Mi vengono fuori cose come "accalappiano", e altri sinonimi animaleschi :nein:

Stasera la mia vena sinonimica è asciutta, sono desolata. Comunque la scena in sè, il "bambino che si fa i fatti suoi e gli vanno a rompere le scatole per raccontargli cose" (sempre più patetica, alè), è chiara e comprensibile. La nota stonata sta solo nel verbo.

Son contenta di non aver detto castronerie troppo evidenti :D

*torna a disegnare i manifesti per la lotta ad allucinante e assurdo*

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Il racconto mi è piaciuto e l'idea è anche bella, il problema sarà trovare una spiegazione al fenomeno, insomma non vedo perché il sole dovrebbe smettere di emanare luce visibile. L'unica cosa che mi viene in mente sarebbe il suo passaggio a una stella di neutroni che emette pochissima luce visibile, ma questo fenomeno non è comunque possibile e in caso accadesse il buio sarebbe l'ultimo dei problemi. Magari potresti inventarti qualcosa che scherma la luce

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Ospite Jack Shark

Premessa: ovviamente è una situazione impossibile. Il sole non può cambiare all'istante il suo spettro di luce e se succedesse, la razza umana e forse l'intera vita sulla terra scomparirebbe, in primis per l'impossibilità della fotosintesi. Goodbye piante e goodbye ossigeno.

Passando al testo:

una tradizione orale che nessuno ha apparentemente iniziato

Perché? Vista la situazione globale, nessuno potrebbe prendersi la paternità di essere stato il primo, ma in milioni avrebbero iniziato, e non apparentemente.

lo sguardo che guarda

Brutta espressione

e scostano gli occhi

In che senso?

I raggi del Sole

Sole va minuscolo

pavimento di palquet

parquet

Il terzo minuto è privo di valore come il primo, come il quarto – come tutti.

Perché? Se sono gli ultimi minuti di luce, dovrebbero essere tutti carichi di valore. Semmai vengono vissuti come fossero privi di valore.

c'era un rubinetto che spandeva

un rubinetto che perdeva

la fattura d'una tubatura

Le rime in un testo suonano quasi sempre male. Se possibile meglio evitarle.

se fai i conti, Francis – che in quegli otto minuti

il "che" presuppone una frase sospesa, quindi servirebbero i punti di sospensione alla fine della stessa, oppure, meglio ancora, puoi levare il "che"

Senza che tu ti renda

Il "tu ti" è stilisticamente poco scorrevole. Io leverei il "tu" che è sottinteso.

in modo isotropamente istantaneo

Il termine è corretto, ma stona perché fin'ora non hai mai usato termini tecnici, ma un linguaggio semplice e immediato. Per questo io lo eviterei.

Nel complesso l'idea di base non sarebbe male se inquadrata in una situazione di sospensione dell'incredulità.

Il testo ha alcune imprecisioni ed è molto spezzettato, il ché lo rende poco scorrevole. La spezzettatura però non so se è volontaria e parte del tuo stile.

Lo stile in sé personalmente necessita di qualche limatina, ma nel complesso denota comunque una certa maturità.

P.S.

Ho evitato volontariamente di segnalarti tutte le D eufoniche, vista la tua opinione sull'argomento.

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lo sguardo che guarda

Brutta espressione

:zomg: ho davvero scritto 'sto schifo? oddio, perdono *corre a cancellare*

e scostano gli occhi

In che senso?

Prima lo guardano, poi passano a fissare il muro, intenti a ricordare. Parlano più per loro stessi, che per lui.

Ok, un po' troppo arrotolato come discorso.

I raggi del Sole

Sole va minuscolo

In realtà ho deciso di metterlo maiuscolo perché inteso come nome proprio di stella, come quando parli della "terra" bisognerebbe parlare della "Terra". Non il "sole" come il "nostro sole", ma il Sole come nostra "stella". Ufficialmente è legittimo usare il maiuscolo.

pavimento di palquet

parquet

D'oh.

Il terzo minuto è privo di valore come il primo, come il quarto – come tutti.

Perché? Se sono gli ultimi minuti di luce, dovrebbero essere tutti carichi di valore. Semmai vengono vissuti come fossero privi di valore.

Perché in realtà i minuti in sé sono privi di importanza, sono gli esseri umani a dargliela. Il tempo, di suo, se ne frega. Per quello ho voluto calcare sul fatto che, per quanto poi si attaccheranno tanto a 'sti benedetti otto minuti, in realtà sono "solo" otto minuti.

c'era un rubinetto che spandeva

un rubinetto che perdeva

In effetti così suona meglio

la fattura d'una tubatura

Le rime in un testo suonano quasi sempre male. Se possibile meglio evitarle.

Non era voluta, giuro, e non sapevo bene come altro metterla. Ci ho smanettato anche troppo su quella frase, la riscriverò.Hai ragione, suona da schifo.

se fai i conti, Francis – che in quegli otto minuti

il "che" presuppone una frase sospesa, quindi servirebbero i punti di sospensione alla fine della stessa, oppure, meglio ancora, puoi levare il "che"

La frase sarebbe "E mi dicono – se fai i conti, Francis – che in quegli otto minuti sono nati oltre duemila bambini", con i trattini all'anglosassone che fungono da inciso, per cui, rimuovendoli, sarebbe "E mi dicono che in quegli otto minuti sono nati oltre duemila bambini"... mi pare una costruzione corretta, non è un "che" di frase sospesa, è la costruzione del verbo "dire"...

forse l'inciso ha rovinato la scorrevolezza della frase, potrebbe essere

Senza che tu ti renda

Il "tu ti" è stilisticamente poco scorrevole. Io leverei il "tu" che è sottinteso.

Mhsì, hai ragione. schifo.

in modo isotropamente istantaneo

Il termine è corretto, ma stona perché fin'ora non hai mai usato termini tecnici, ma un linguaggio semplice e immediato. Per questo io lo eviterei.

Perché ... per vari motivi. Il primo è che dopo un evento del genere, c'è da aspettarsi che un termine tecnico entri nel linguaggio comune nonostante non tutti ne conoscano la provenienza o l'originale significato (metti, nella nostra società, paroloni come "brainstorimng" o il semplice dire "l'ennesima cosa", un termine puramente matematico che però è entrato nel linguaggio comune.

Dall'altro, ho conservato quelle parole per il pezzettino "finale", in cui il narrante smette di riportare i racconti ma, cresciuto, ha preso coscienza della situazione e la maneggia con parole proprie e tipiche del suo tempo. Anche "delay" non sarebbe coerente, di sé, con l'italiano del testo. Non so, voleva essere una cosa fine, forse troppo forzata, o forse con il solo frammento si decontestualizza. Nescio.

Il testo ha alcune imprecisioni ed è molto spezzettato, il ché lo rende poco scorrevole. La spezzettatura però non so se è volontaria e parte del tuo stile.

Lo stile in sé personalmente necessita di qualche limatina, ma nel complesso denota comunque una certa maturità.

Cosa intendi di preciso per spezzettatura? Io di mio tendo ad alternare pensieri interni con eventi esterni. Di suo potrebbe essere spezzettato perché alla lunga ha subito un taglia e cuci che potrebbe averlo reso più monco di quanto non fosse alla nascita, ma forse potrebbe essere la mia "scelta stilistica", che so di essere mia per quanto operi inconsciamente.

P.S.

Ho evitato volontariamente di segnalarti tutte le D eufoniche, vista la tua opinione sull'argomento.

Se ti interessa, questo era uno di quei casi in cui avrei potuto rimuoverle senza troppi drammi. xD

Premessa: ovviamente è una situazione impossibile. Il sole non può cambiare all'istante il suo spettro di luce e se succedesse, la razza umana e forse l'intera vita sulla terra scomparirebbe, in primis per l'impossibilità della fotosintesi. Goodbye piante e goodbye ossigeno.

Mi sento leggermente offesa e mortificata per questa grande sfiducia riguardo l'eventuale superficialità con cui tratterei l'argomento. La storia si svolge 20 anni dopo l'evento, e sfido a dire che un sistema come quello della Terra si distuggerebbe in soli 20 anni; specialmente se una civiltà umana scientificamente acculturata si preoccupa di tentare di sopravvivere. Fintanto che non presento dettagli sulla trama, perché insistere sul'impossibilità della cosa e sull'idea che io stia sfruttando un'idea carina per scrivere una storiella superficiale? Non so, da fisica sarei la prima a non leggerlo.

Al di là di ciò, grazie per le correzioni e per i commenti. A occhio direi che la spezzettatura è dovuta alla riscrittura continua di questo pezzo. Lo metterò da parte e poi lo riscriverò una volta per tutte e a mente lucida, tutto d'un colpo.

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Ospite Jack Shark

...e sull'idea che io stia sfruttando un'idea carina per scrivere una storiella superficiale?

Mai detta una cosa del genere.

Ho detto solo che ciò renderebbe impossibile la fotosintesi, ed è difficile immaginare la vita sulla Terra senza piante.

E' ovvio che un adeguato sviluppo di trama che aggiunga espedienti e spiegazioni, cambierebbe le cose.

Ma essendo questo un frammento privo di questi sviluppi, è difficile esprimere un pensiero diverso, tutto qua.

Se pensi sia stato in qualche modo offensivo, mi dispiace, ma non era certo mia intenzione. Io mi sono basato su ciò che ho letto ;)

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...e sull'idea che io stia sfruttando un'idea carina per scrivere una storiella superficiale?

Mai detta una cosa del genere.

Ho detto solo che ciò renderebbe impossibile la fotosintesi, ed è difficile immaginare la vita sulla Terra senza piante.

E' ovvio che un adeguato sviluppo di trama che aggiunga espedienti e spiegazioni, cambierebbe le cose.

Ma essendo questo un frammento privo di questi sviluppi, è difficile esprimere un pensiero diverso, tutto qua.

Se pensi sia stato in qualche modo offensivo, mi dispiace, ma non era certo mia intenzione. Io mi sono basato su ciò che ho letto ;)

Sì, scusa. No, hai ragione, tecnicamente non lo hai detto, sono io che l'ho (probabilmente erroneamnete) intuito. Il fatto è che avevo postato il frammento, mettendo la spiegazioncina per contestualizzarlo un minimo; se no avrei postato bene in 'trame'. Capisco che ci sia diffidenza nel momento in cui uno dice "si spegne il sole", ma se non mi dai modo di spiegare bene come la faccenda si sviluppa e viene affrontata (e direi che questa non è la sezione giusta), non ho mezzi per difendermi ad una frase legittima ma un po' svilente come "niente sole, niente fotosintesi". Ehm. Sì. Lo so. Stai tranquillo.

Comunque grazie ancora per le correzioni, ci sono due cacofonie che mi hai segnalato che più rileggo più mi schifano, in effetti.

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Ciao, primo post che scrivo.

Mi piace molto come scrivi.

Cerco di spiegarmi: mi piace come ripeti gli otto minuti, sottolinei le parole fino allo sfinimento e dai il giusto tono drammatico. Spettacolare le immagini di come i minuti scivolino uno sull'altro: forse la parte più bella del racconto; è difficile non essere banale a raccontare del tempo che scorre.

Il racconto è fluente e si divora però verso il finale a mio parere ti perdi. Forse stavi finendo i vocaboli adatti a descrivere il momento ma, ad esempio:

"Otto minuti d'ignavia.

Otto minuti concessici dallo spazio tempo: il ritardo, il delay, il nesso che impedisce all'universo di agire in modo isotropamente istantaneo. "

Cosa hai detto? Sinceramente non ho capito. Forse volevi esprimere il concetto più ampio e profondo ma ti sei persa nelle parole. Forse parole più semplici e dirette, come quelle che hai usati nel resto del racconto, mi avrebbero evitato di togliere la concentrazione dal contenuto per passare alla comprensione della forma.

Anche questa frase non mi piace particolarmente:

I miei genitori si siedono, periodicamente, e mi raccontano quegli otto minuti, vissuti a Roma, o a Berlino, o a Città del Capo, o ancora a Cuba dove saliva allora lenta l'ultima alba, tranciata violentemente a metà.

Concetti perfetti per il testo e che rientrano perfettamente ma secondo me l'hai strutturata male. Non saprei dirti come avresti potuto farla ma magari spezzare la frase e chiarire il momento in cui i genitori raccontano (so che sbaglio io ma sembra che descrivi dei genitori presenti in varie città allo stesso momento...).

Per la mera grammatica ci hanno pensato altri ma già ti eri accorta di tutto. ;-)

Mi complimento ancora per come sei riuscita a rendere il testo fluido e a tenermi attaccato allo schermo senza raccontarmi "azioni" nel vero senso della parola ma sensazioni e momenti.

Non ho seguito il dibattito sulla fattibilità semplicemente perché trovo che il testo trascenda da questo e voglia descrivere un attimo particolare. Diciamo che per me, il contesto è mooolto di contorno, qui.

Grazie per l'attenzione.

Buonissima serata!

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Ospite Jack Shark
Non ho seguito il dibattito sulla fattibilità semplicemente perché trovo che il testo trascenda da questo e voglia descrivere un attimo particolare. Diciamo che per me, il contesto è mooolto di contorno, qui.

E' esattamente ciò che ho detto io.

"Storia inquadrata in una situazione di sospensione dell'incredulità" significa non tenere conto della fattibilità ;)

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"Otto minuti d'ignavia.

Otto minuti concessici dallo spazio tempo: il ritardo, il delay, il nesso che impedisce all'universo di agire in modo isotropamente istantaneo. "

Cosa hai detto? Sinceramente non ho capito. Forse volevi esprimere il concetto più ampio e profondo ma ti sei persa nelle parole. Forse parole più semplici e dirette, come quelle che hai usati nel resto del racconto, mi avrebbero evitato di togliere la concentrazione dal contenuto per passare alla comprensione della forma.

*sigh*. Ho capito, toglierò quel bellissimo termine tecnico dell'azione isotropamente istantanea.

Mi sa che è molto meglio così, in fondo: da quel che capisco, non è "intuibile" come pare a me. Meglio, significa che più avanti dovrò dedicare più attenzione ai termini tecnici - mi sembra una bestemmia farli mancare, ma di sicuro bisognerà spiegarli un po' meglio.

E' anche vero che un prologo è un prologo, inutile appesantirlo con dettagli che lo appesantiscono...

Anche questa frase non mi piace particolarmente:

I miei genitori si siedono, periodicamente, e mi raccontano quegli otto minuti, vissuti a Roma, o a Berlino, o a Città del Capo, o ancora a Cuba dove saliva allora lenta l'ultima alba, tranciata violentemente a metà.

Concetti perfetti per il testo e che rientrano perfettamente ma secondo me l'hai strutturata male. Non saprei dirti come avresti potuto farla ma magari spezzare la frase e chiarire il momento in cui i genitori raccontano (so che sbaglio io ma sembra che descrivi dei genitori presenti in varie città allo stesso momento...).

Ah, sì? .____.

mi pareva che il concetto fosse abbastanza trito e ritrito da non lasciare spazio ad altre interpretazioni.

Quella, lo ammetto, è una frase che non è mai realmente piaciuta tanto nemmeno a me: troppo lunga. Proverò a spezzettarla, o a "trasferirla" in altra sede.

Grazie dei commenti e dei complimenti, cerco di fare tesoro sia dei primi che dei secondi.

(<----- bassa autostima x) )

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Ospite Woland

Molto bello, una lettura davvero piacevole. È scritto bene e l'atmosfera che delinei avvolge il lettore, in particolare quando descrivi l'avvicendarsi dei minuti.

Una sola pecca a mio avviso: il fatto che sia un prologo. Personalmente se avessi detto che era un racconto fatto e finito non ci avrei trovato nulla di male. (Ci hai mai pensato?)

Complimenti, davvero.

CiaO

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Ma per chi li ha vissuti, quegli otto minuti, e per chi c'era, al nono, fu qualcosa di incredibile ed allucinante.

I miei genitori si siedono, periodicamente, e mi raccontano quegli otto minuti, vissuti a Roma, o a Berlino, o a Città del Capo, o ancora a Cuba dove saliva allora lenta l'ultima alba, tranciata violentemente a metà. Narrano le storie che si spargono da anni, che si raccolgono, che si inventano e si ammassano nella memoria collettiva di quegli ultimi otto minuti in cui il genere umano, ed il resto degli esseri viventi con lui, conobbe la luce gialla e calda del Sole.

Ammesso che io abbia capito bene la storia, che ci narra lo spegnimento del sole, c'è qualcosa che non mi torna.

Non riesco a capire, se sta albeggiando in Europa o Africa non lo sta facendo anche a Cuba.

A parte questo, il discorso stesso degli 8 minuti non può essere universale. Ci sarà stato un punto geografico in cui dall'alba allo spegnimento sono passate 3 ore, o 10... se a Roma osservi l'ultima alba, quella che per te era l'utima alba, a Mosca era l'ultimo pomeriggio, da dove hanno cominciato i russi a contare gli 8 minuti?

Concludendo, sempre ammesso che io abbia capito bene il racconto, la vicenda degli 8 minuti dopo l'alba è valida solo in una ristretta area geografica, avessi detto solo Roma e Berlino sarebbe stato ok(stesso fuso), ma così qualcosa mi sfugge...

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Ignora il commento precedente, non avevo letto il prologo.

Ora capisco perché 8 minuti, l'avevo inteso come sequenza: alba-8 minuti-sole off, mentre tu ti riferisci a tutt'altro.

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Ignora il commento precedente, non avevo letto il prologo.

Ora capisco perché 8 minuti, l'avevo inteso come sequenza: alba-8 minuti-sole off, mentre tu ti riferisci a tutt'altro.

Più che altro mi spiace che non si capisca a leggere solo il frammento :) certo, poi nei primi capitoli la cosa è ripresa e spiegata meglio, però mi spiace :) è una nota importante, forse dovrei chiarire meglio la cosa onde evitare ambiguità di questo tipo... :)

e dire che l'ultimo pezzo che ho messo, e che tu hai citato, l'ho messo proprio considerando il fatto che metà del mondo, quegli otto minuti, non li ha manco vissuti, mentre da altre parti appunto sono stati di meno, perché il sole ancora stava sorgendo...

grazie per la nota ^^

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Lol, beh almeno la mia gaffe ti è stata utile.

No, non avevo capito, pur leggendo attentamente(eppure avvantaggiato dal fatto di sapere che il "tempo di viaggio" è proprio quello) non l'avevo considerata come ipotesi,

questa frase:

Otto minuti concessici dallo spazio tempo: il ritardo, il delay, il nesso che impedisce all'universo di agire in modo isotropamente istantaneo.

col senno di poi è illuminante, ma altre tipo:

Ma per chi li ha vissuti, quegli otto minuti, e per chi c'era, al nono, fu qualcosa di incredibile ed allucinante.

Fanno pensare che in quegli 8 minuti stia effettivamente succedendo qualcosa di visibile.

Forse nella tua idea ​incredibile e allucinante sono aggettivi riferiti al nono minuto, ma grammaticalmente non mi sembra così.

Non ti ho detto se mi piace o no.

Avevo deliberatamente evitato perché non amo molto i testi criptici in cui devo capire cosa succede. Sono pigro :asd:

Ma se il frammento è inserito in un contesto in cui si capisce di cosa stiamo parlando(ad esempio se fossi stato furbo il giusto, da leggermi il prologo prima e non dopo), allora devo dire che è ben fatto e coinvolgente.

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Veramente bello.

Io non ho trovato nulla da ridire su questo testo, che ho letto con molta facilità.

Ci sono giusto un paio di ripetizioni, anche se non stonano nel racconto e marchiano ancor di più il concetto degli otto minuti.

Posso chiedere perchè otto minuti e non sei, sette, nove?

grazie in ogni caso :)

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A parte qualche piccola svista (tipo il pavimento di palquet o l'improbabile scorrono dalle mani eccetera) trovo interessante questo frammento, oltre che ben scritto.

Mi ha fatto pensare a un futuro oscuro, vissuto probabilmente sottoterra, dove gli umani vivono come topi senza speranza. La tecnologia li rende in grado di sopravvivere ma la memoria di ciò che non è e non sarà più li uccide lentamente.

Mi piace l'immagine tristissima dei genitori che raccontano di continuo cosa accadde durante i fatidici otto minuti: la mia fantasia corre e penso già a un film composto da mille storie diverse ma ocn l'unico stesso finale: il buio!

Bravo/a! Mi piacerebbe leggere il seguito :)

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Molto intrigante! Personalmente mi ha lasciato una certa curiosità di conoscere come la società mondiale si sia plasmata dopo un tale cambiamento, e come il concetto degli "otto minuti" si ripresenti nella sua nuova cultura (come Eta Beta metteranno il numero otto un po dappertutto -su bandiere, nei nomi, alla fine delle frasi?-). In effetti mi è dispiaciuta un po la scarsità dei rimandi a questo aspetto, ma essendo un frammento, seono sicuro che arriveranno più avanti.

Essendo poi questo testo, sostanzialmente, il "flusso di pensieri", in senso lato, della narratrice, mi avrebbe fatto piacere anche conoscerla più da vicino, sapere anche le sue opinioni o le sue perplessità su questa tartassante tradizione degli otto minuti: mi è sembrato che nel totale si presenti come un personaggio un po passivo.

Questa però è una osservazione del tutto marginale rispetto al testo in se: lo spunto l'ho trovato molto fertile e interessante, alcune metafore sono particolarmente azzeccate, e il ritmo è buono, anche se forse dopo in po rischia di diventare troppo cadenzato. In generale very good :)

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Essendo io totalmente o quasi digiuno su nozioni scientifiche (a parte la fotosintesi clorofilliana e l’alternarsi del giorno e della notte sulla terra, cioè le “cose” che sa il famoso uomo della strada), devo dire che questo prologo m è piaciuto.

Hai descritto in maniera efficace, per quanto io non sia in grado di dire scientificamente giusto, ma non è questo che importa, stiamo parlando di una favola, in maniera efficace dicevo, questi ultimi otto minuti di luce sulla terra.

Si vive, si percepisce dalle parole un senso di realtà, immediatezza e anche drammaticità, quasi apocalittica nella descrizione di azioni normali compiute dagli uomini in varie parti del mondo, quasi “assaporando” questi ultimi minuti di normalità, che ne sia consapevoli o meno.

Drammatica appare, pur nelle sue righe scarne, la notizia della morte dell’uomo a Granada, quasi un fatto di cronaca.

Il fatto che la vita continui anche dopo, senza luce “normale” è irrilevante per quanto mi riguarda se sia possibile o impossibile.

Una favola è una favola e io ho avuto piacere di leggerla e assaporarla come tale.

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