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Midgardsormr

Show don't tell

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"Mostra, non raccontare".

Chiunque abbia velleità scrittevoli qui al WD non può non conoscere questa massima, che spesso è anche una regola da seguire durante la stesura dei propri lavori. :)

Insomma, quando si scrive l'ideale sarebbe "drammatizzare" e proporre al lettore una scena in modo che sia questi a farsi un'idea della situazione, dei sentimenti e del carattere dei personaggi. Senza bisogno di intervento diretto del narratore.

Ma siamo sicuri che sia proprio l'ideale?

Apro il topic proprio per sollevare un dibattito in merito. ;)

Quasi sempre sento dire (e dico anch'io) che una scena "raccontata" è meno efficace della stessa scena "mostrata".

Ma è sempre così?

Io vorrei spezzare una lancia a favore del tanto bistrattato "tell". :la:

Senza voler nulla togliere ai meriti del "mostrare", spesso leggo recensioni e commenti in cui il "raccontare" è da evitare semplicemente perché non è "mostrare", in maniera molto dogmatica. Del tipo: siccome questa scena non è mostrata, allora non va bene.

Lasciando perdere gli eccessi, che sono comunque da evitare nell'uno e nell'altro senso, io trovo che questo atteggiamento sia un po' troppo radicale per i miei gusti. :)

Pensiamo a quali capolavori della letteratura non seguono in maniera omogenea questo principio dello "show don't tell". Letteratura moderna, post anni '50, quando cioè il principio era già stato esposto e universalmente riconosciuto.

Uno su tutti, che è forse l'esponente del principio "tell, don't show": Cent'anni di solitudine. Nel quale le scene mostrate si contano sulle dita di una mano.

Voi cosa ne pensate?

Siete del partito del "mostrare ad ogni costo"? Trovereste assurdo lavorare su un progetto (romanzo o racconto che sia) basato principalmente sul "tell"?

A voi la parola. :)

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Ti dico la mia, io sono per lo show don't tell, un romanzo come quello di Marquez, basato sul raccontare, non riesco a terminarlo per il fatto che non entro in sintonia con i personaggi... mi sa troppo di favola.

Anche il troppo mostrare non lo condivido, si finisce per essere, a mio avviso, asettici e lasciando che sia il lettore ad estrapolare dai fatti sentimenti ecc... puo' succedere che si venga travisati.

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Il mio principio in materia è molto semplice. Ci sono scene che per la loro importanza (non solo ai fini della trama, ma in generale per il romanzo) vanno mostrate, altre che non sono così importanti da essere mostrate ma non si possono nemmeno saltare e allora vanno raccontate e infine quelle che si possono saltare.

Quindi non sono per principio a favore del show don't tell, ma credo vada valutato di volta in volta.

Questa "importanza" è data dall'autore, in base a cosa vuole trasmettere si potrebbero ritenere importanti scene diverse.

Se ad esempio ritengo essenziale il fatto che si tratta di una giornata fredda lo mostrerò, ma se ritengo si tratti di una notizia che è utile ma non essenziale allora mi limiterò a raccontarlo

Modificato da Memory of Dream

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Se mio marito non lavorasse ti avrebbe già risposto con un bacio in fronte...giusto ieri sera, prima di dormire mi diceva che quasta tirannide del mostrare lo sta stufando...

Ma parliamo di me, lui ti dirà la sua quando sarà connesso. Io non so che dire, ci sto riflettendo. Credo sia questione di abitudine. Noi esseri umani siamo mostruosamente abitudinari. Ti faccio un esempio: anni, secoli fa, al liceo, mi lessi Pavese, La luna e lfalò, Il diavolo sulle colline, e ricordo distintamente che ne rimasi folgorata, una cosa che non potevo smettere di leggere. Millenni dopo, ai miei figli venne dato da leggere lo stesso autore al loro liceo. Non ce la potevano fare. Seguono reprimende e cazziatoni da parte mia, e alla fine, al mare, riprendo i testi e mi metto a leggere: morale, mi sono fatta dei sonnellini sulla sdraio, che a momenti mi prendo un'insolazione, una pagina e una ronfata, due pagine e una crema solare, tre pagine e meno male che arrivava una mia amica a fare due chiacchiere che se no mi trovavano abbrustolita come una bistecca. Cos'era cambiato nel frattempo? Non certo Pavese, no, solo la mia abitudine a leggere cose differenti. Quindi credo che sia una questione di momento particolare, adesso la narrativa è così, siamo immersi in questo modo di leggere e scrivere, ci vuole molto impegno e coraggio per leggere e scrivere in altro modo.

Impegno, coraggio e qualcosa di veramente grande da dire, qualcosa di così importante, di così vero e profondo, che comunque lo dici, arriva.

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Sono d'accordo con Cene Sventola (e in parte con Memory): principalmente preferisco leggere (e scrivere) mostrando il più possibile e narrando solo l'indispensabile, ma è chiaro che non sempre è possibile. Sarebbe importante riuscire a rendersi conto di quando è meglio utilizzare una tecnica piuttosto che l'altra.

Senza ombra di dubbio, però (anche se si tratta necessariamente di un parere personale), apprezzo molto di più un testo mostrato che narrato.

L'opinione di Cicciuzza è senz'altro interessante, ma avendo solo 22 anni e una cultura letteraria per forza di cose meno ampia rispetto alla sua (e a molti altri), potrò valutare bene la sua considerazione solo tra qualche anno.

Modificato da Salazer
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E' questione di misura, opportunità e soprattutto qualità dei contenuti. Un tema interessante e ben trattato prende comunque il lettore... Ora che ci penso, l'ho già scritto in un altro topic, qui su WD, ma non ricordo quale sia.

Un continuo show di insignificanze secondo me irrita. Inoltre, poiché quasi tutti i neo scrittori "mostrano", usando per giunta un linguaggio standardizzato, l'insignificanza è assicurata. Infine mi sembra impossibile svolgere una trama un po' complessa senza narrare delle parti. Ne verrebbe fuori un testo lunghissimo e, credo, neppure accattivante.

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D'accordo con Cicciuzza, tra l'altro alcuni dei passaggi letterari che più amo sono raccontati, ma perché chi li ha scritti poteva permetterselo. Lo scribacchino medio (ci sto anch'io nella mischia) fa meno danni con il mostrare, se non altro ci sono un po' di azioni, si segue, mentre se si mette a raccontare il rischio tedio o contorsioni o banalità è altissimo.

C'era già una discussione simile e alla fine mi ero resa conto di non aver neppure ben chiara la differenza fra show and tell. Cioè in linea di massima ci arrivo, al classico esempio Laura era molto pigra versus Laura si gettò sul divano fregandosene dei piatti nel lavello. Ma in altri casi, nel corso di una narrazione, quando entrano riflessioni, pensieri del narratore eccetera il confine non mi pare più così netto.

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Io sono a favore dell'equilibrio, ovvero niente effetto lista della spesa e niente effetto narratore impiccione ogni due righe.

In ogni caso, questa tecnica mi affascina... se usata bene e in situazioni particolari è in grado di suscitare stupore e meraviglia nel lettore (nella fantascienza e nel fantasy, ma non solo.)

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Sono per un giusto equilibrio, il tell usato neimomenti opportuni può rendere più snella la lettura, ci sono cose meno importanti che va benissimo che siano raccontate, insomma se il personaggio prima di uscire si fa una semplice doccia puoi benissimo dirmelo, non c'è bisogno che mi mostri che si insapona la schiena. La cosa cambierebbe se il personaggio in questione facesse cose strane mentre si lava dando così importanza all'azione ai fini della trama e/o alla caraterrizzazione del personaggio.

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Mah, come hanno detto molti di voi, dipende dallo stile che necessita il romanzo e dalle capacità dell'autore.

Di certo quando un libro mi prende non sto a pensare "toh, è passato dal mostrare al raccontare" o viceversa. Non ci faccio neanche caso.

Parlando della sottoscritta, sicuramente prediligo scrivere "mostrando", è più facile e mi viene più spontaneo, ma qualche parte raccontata cerco d'infilarcela sempre.

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Mi rendo conto che per il mio romanzo d'esordio ho "detto" molto, questo mi è stato rimarcato in alcuni giudizi. Dico solo che, a posteriori, qualche punto era forse meglio mostrarlo anzichè raccontarlo ma sinceramente non credo sia stato quello il mio limite maggiore. Semmai, tornassi indietro, approfondirei meglio certe dinamiche,quello sì ma il famoso motto "show, don't well" non lo condivido al 100%... credo che alla fine tutto dipenda da "come" si mostrano o dicano le cose

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C'è un motivo preciso per cui il mostrare è più efficace. E questo motivo dipende da meccanismi psicologici precisi della nostra materia grigia (che poi non è vero che il cervello è grigio).

In effetti i manuali (se per questo anche i corsi) si limitano a ripetere la "regola" come dato acquisito. "Si fa così". Punto. Il problema è che non spiegano perché.

Io non mi sono mai accontentato del dato nudo e crudo, così, studiando, leggendo e ribaltando il mondo, sono venuto a capo del perché molti meccanismi narrativi (non solo quello del mostrare) siano migliori e più efficaci.

Però è anche vero che migliore o più efficace non significhi assoluto. Si può insomma benissimo raccontare senza mostrare. Ma attenzione: è più difficile.

Proprio perché alcune "norme" (come quella del mostrare) sono potenti perché sfruttano caratteristiche della nostra psiche, nel violarle si rischia di non accendere alcun interruttore nella mente del lettore. Annoiandolo. Bisogna quindi compensare in qualche modo.

Come?

Semplice (si fa per dire): occorre uno stile da fuoriclasse. Esattamente quello stile che necessita di anni di allenamento, ma che comunque, senza esserci portati, senza avere "la scintilla", o "il dono", è uno stile che non si raggiungerà mai.

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Questa è l'idea che mi sono fatto:

Prima di tutto bisogna vedere che tipo di storia si vuole scrivere, perché credo che lo show don't tell sia un principio imperante solo nella narrativa.

Detto questo bisogna fare attenzione a non tradurre Tell con "raccontare", ma con "dire". La differenza è sottile ma importante (un po' come la traduzione di Free Software non è software gratuito...).

E qui mi tocca specificare cosa intendo io per dire...

Infatti se raccontare è difficile, come è giustamente stato detto, dire è complicatissimo. Faccio un esempio: io 'dico' che Anna è una persona riservata. Escludendo l'intenzione volontaria di rendere il narratore bugiardo, sarò costretto a passare il resto della storia a tentare di convincere il lettore che gli ho detto la verità e magari non ci riuscirò. Se io invece 'mostro' i comportamenti di Anna sarà il lettore stesso a decidere se lei è o meno riservata, senza l'intervento del narratore. Mostrare è quindi più facile e naturale.

È invece benissimo possibile raccontare fatti, senza dire nulla, ovvero senza che il narratore 'esprima giudizi' su ciò che sta succedendo. Qui l'unico rischio è perdere l'attenzione di chi legge, perché raccontare è sempre meno incisivo di mostrare.

Se poi si racconta solo per usare una scorciatoia, come spesso capita, per la pigrizia di immedesimarsi, di visualizzare la scena, allora si costruisce davvero una cosa brutta...

Quindi l'idea che mi sono fatto io è che, a meno che non si è dei geni, sia meglio non dire nulla, raccontare solo quello che non si intende mostrare e mostrare il resto.

Ma anche mostrare non è facile, il famoso effetto lista della spesa è dietro l'angolo, appesantire una scena è cosa da niente - io ne so qualcosa - bisogna capire cosa va mostrato e cosa è di troppo, e questo non è per niente facile.

E ciò che è di troppo di solito va tagliato, non raccontato.

Suppongo che in questo campo ognuno abbia una propria sensibilità e non esiste una regola certa, ma solo misure diverse, che danno risultati diversi. Saranno poi i lettori a giudicare...

Volevo anche dire che oggi chi vuole scrivere ha sicuramente più strumenti di chi scriveva un tempo. Prendiamo a esempio Manzoni, che raccontava rigorosamente tutto. Non era certo colpa sua, aveva solo meno strumenti di quelli che ha a disposizione chi scrive oggi e, per i suoi tempi, era un grande scrittore, ma oggi, credo, non lo pubblicherebbe nessuno. Non è una moda, è l'evoluzione. Tutto si evolve, anche la scrittura ed escludendo i geni assoluti senza tempo, la media della massa cresce nel tempo. Lo Show Don't Tell è uno strumento in più che una volta non esisteva. E va capito e, senza ombra di dubbio... usato!

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Secondo me, 'show don't tell' non è un regola, ma una dritta. Dipende dal contesto, come hanno già detto gli altri: raccontare una scena d'azione rende la situazione atona, mentre mostrarla, di sicuro, susciterà più attenzione e magari emozione. Allo stesso modo, però, ci sono cose che vanno necessariamente raccontate, perché altrimenti la storia non si potrebbe svolgere.

Come al solito, io sono per l'armonia e il giusto equilibrio, che danno sempre un risultato migliore di quello che si ottiene portando le cose agli estremi.

Quando scrivo non ci faccio molto caso. Non so voi, ma io passo dallo 'show' al 'tell' senza rendermene conto, in base a come mi sembra meglio.

Oltretutto, uno dei difetti dello 'show' è proprio questo: si rischia di mostrare cose che alla fine non servono. Insomma mostrare tutto è un pò non mostrare niente, perché niente è messo in risalto sul serio.

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Ospite Lem Mac Lem

Avete detto quasi tutto voi. Show don't tell è un consiglio che in genere funziona, che vivacizza le scene d'azione (non parlo di combattimenti, basta un tizio che pianta un chiodo nel muro), ma alla fin fine si parla solo di metafore.

Giusto ieri ho letto uno show che mi ha messo i brividi per quanto mi è piaciuto. Era la descrizione cruenta di un omicidio, dove una persona tagliava la gola a un'altra, e il punto di vista era quello della persona uccisa. Per tutto il tempo, non si è mai detto "gli aveva tagliato la gola", ma si parlava di uno spot pubblicitario sui coltelli, che tagliavano i limoni con lo stesso rumore che aveva appena sentito. Parlava di un senso di calore sotto il mento, come per una scottatura, e poi di un gelo improvviso. Niente 'mi ha tagliato la gola', è proprio morto senza capire cosa succedeva. Ma chi leggeva lo sapeva benissimo (il contesto era inequivocabile). L'ho trovata un'immagine nitida che mi ha fatto subito capire cosa succedeva, cosa provavano i personaggi e come sarebbe finita.

Era molto show, ma andando al nocciolo, nient'altro che una metafora, una cosa che insegnano a scuola. Gli americani sono molto bravi a prendere cose che in Europa si sapevano fin dal Neolitico e a farle sembrare loro XD

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Show don't tell è un consiglio che in genere funziona,(...) ma alla fin fine si parla solo di metafore.

Giusto ieri ho letto uno show che mi ha messo i brividi , una cosa che insegnano a scuola. Gli americani sono molto bravi a prendere cose che in Europa si sapevano fin dal Neolitico e a farle sembrare loro XD

Concordo sulla metafora ( e gli americani): secondo me inadatta se si vuole, raccontando, proporre "anche" qualche analisi o riflessione.

Lo show da brivido mi ha incuriosita. Si trova in un libro in commercio?

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parlava di uno spot pubblicitario sui coltelli, che tagliavano i limoni con lo stesso rumore che aveva appena sentito. Parlava di un senso di calore sotto il mento, come per una scottatura, e poi di un gelo improvviso. Niente 'mi ha tagliato la gola', è proprio morto senza capire cosa succedeva. Ma chi leggeva lo sapeva benissimo (il contesto era inequivocabile).

Una descrizione molto simile l'ho trovata in Battle Royale, nel quale rende benissimo l'idea..

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Ok, grazie. Fa parte di Hunger games... Ho letto solo il primo volume: bastevole per acculturarmi. Mi farò prestare anche gli altri dal nipote! :asd:

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Ospite Ice

Battle Royale non c'entra con Hunger Games o,o (solo che la tizia che ha scritto HG ha scopiazzato XD) Battle Royale è mooolto più crudo :D

(scusate l'OT)

Per rimediare dico la mia: lo show don't tell è una tecnica fondamentale per scrivere scene convincenti e coinvolgenti, ma come tutte le cose, l'importante è non abusarne se no il risultato sarà sempre e comunque pessimo.

Se si mostra troppo si rischia di allungare il brodo con dettagli inutili e risultare troppo distaccati, non ci vedo niente di male se il narratore molto discretamente ci guida verso la sua versione dei fatti, a maggior ragione se siamo nel POV di un personaggio specifico e quindi dobbiamo inserire anche pensieri e riflessioni che con il mostrare c'entrano poco.

Poi per il resto si può conoscere bene una tecnica ma bisogna anche sapere come usarla e si tratta sempre di mettere le parole una dietro l'altra in modo che il risultato sia piacevole da leggere e soprattutto sia comprensibile per il lettore :flower:

Modificato da Ice

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Tendo per lo "show don't tell" ma lo considero un ingrediente da dosare correttamente. Credo che bisogna calcolare che nei nostri tempi siamo così abituati ai film che le scene scritte tendiamo a vederle come scene di un film. Quindi lo "show don't tell" andrebbe sapientemente utilizzato per meglio empatizzare con il lettore.

Tuttavia considererei anche che genere di romanzo è: in un fantasy, per esempio, troppo "show don't tell" non starebbe bene, penso. E bisogna anche considerare la fascia di età verso cui è diretto il romanzo: più si va verso l'infanzia meno si dovrebbe utilizzare "show don't tell"

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Sono quasi sempre per il mostrare, anche se credo che ci siano scene che se mostrate possono risultare pesanti e superflue; credo che comunque spetti all'istinto dello scrittore capire dove è meglio mostrare e dove è meglio raccontare.

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Mmmh... l'istinto è quella cosa che ti dice di pestare sul freno quando la macchina sbanda sul ghiaccio.

L'istinto va educato, altrimenti può combinare pasticci. A mio parere è vero che si deve alternare lo show e il tell, ed è anche vero che non ci sono formule precise. Però come lettori ce ne accorgiamo quando si esagera con l'uno o con l'altro.

Vi sarà capitato di pensare: "che palle, 'sto dialogo non finisce più". Oppure "vabbè, non era necessario che mi mostrasse anche il tizio che si allaccia le scarpe.

Forse il primo passo sta proprio nel leggere il proprio testo come se fosse quello di qualcun altro, valutando con onestà se funziona o meno.

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Cercando in giro ho ritrovato questo vecchio post del 2012 e dopo aver letto tutte le risposte, ho deciso di rispolverarlo.

Sempre se lo Staff non mi blinda in partenza :eheh: !

 

Nei vari commenti ai testi postati in officina si può ammirare la scritta: show don't tell, il consiglio di non raccontare ma mostrare... ok, devo mostrare quando scrivo, da profano in materia uno segue subito il consiglio ritrovandosi parole su parole di scene altamente inutili, ma per cosa? :umh: 

Allora inizi a sbattere la testa contro il muro cercando di comprendere dove devi narrare e dove mostrare, risultato? Un bel bernoccolo che raggiunge chilometri di distanza, roba che non vuoi uscire di casa per paura che ti usino come bersaglio per il lancio del ferro di cavallo... :asd: 

Quando il bernoccolo si riassorbe e ti passa l'emicrania portata dalla borsa del ghiaccio, inizi a rileggere tutti i libri presenti nella libreria, all'ultimo libro posto sullo scaffale più alto e polveroso dove neanche i ragni ci vanno per non rimanere intossicati, ti rendi conto che ogni scrittore ha il suo modo di utilizzare lo show e il tell e quindi? :umh: 

Il dubbio persiste... :facepalm:

 

Tutta questa premessa alquanto ironica per tirare fuori un problema molto rilevante tra i neo-scrittori e gli aspiranti tali, come dosare in un racconto lo show e il tell?

Molto probabilmente una persona mi dirà, devi saperlo dosare tu... eh, grazie tante, a parer mio in questa cosa entrano in gioco anche i rispettivi lettori, alcuni prediligono lo show, altri no, e noi autori o aspiranti tali cosa dobbiamo fare?

 

Non possiamo mica cestinare 300 cartelle ogni settimana perché pinco pallo stamattina si è svegliato che vuole il raccontato e non lo show e viceversa... :aka: uno raggiunge la follia così... :girogiro:

 

Chiedo a tutti voi che siete più esperti ed eruditi rispetto a me, vi sono regole da seguire per dare il giusto equilibrio tra le due cose?

 

Ringrazio chiunque interverrà in questo angolo dimenticato da anni e ormai sommerso dalla polvere del forum! :ciaociao: 

Modificato da Skorpiòs
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@Skorpiòs L'argomento è talmente vasto che richiederebbe più che un 3D, un intero libro. Però di tuo hai colto il nocciolo. Quello che dobbiamo fare non è lo show don't tell, ma lo show and tell.

 

In generale la narrazione in prosa si divide in tre parti: sommario (dove il tempo della storia è maggiore del tempo del discorso), la scena (dove le due coincidono), e il dettaglio (dove il tempo della storia è inferiore al tempo del discorso).

 

Il sommario ha una maggioranza di Tell, e può contenere solo piccoli spunti di show.

Nel dialogo le due si equivalgono. Le linee di dialogo devono essere Show, mentre le etichette e le azioni sono Tell.

Nel dettaglio lo Show è predominante, e il Tell è buona norma sia assente, per rendere il dettaglio rapido e conciso, e non rallentare la narrazione. Chiaramente se sei Eco puoi fregartene e costruire un intero capitolo su un dettaglio. Sappiamo tutti a cosa mi riferisco.

 

Detto questo sarebbe anche bene enunciare velocemente cosa sia show e cosa tell. In italiano viene erroneamente tradotto come "descrivi non dire". Ma è una traduzione approssimativa. Sia lo show che il tell descrivono, però cambia il modo.

 

Lo si evince dall'uso smodato della similitudine, nella credenza che ogni figura retorica sia show. Invece solo poche figure retoriche sono show. La similitudine è tell. Non lascia niente all'imaginazione. "Questo è come quello". Ti ho detto come stanno le cose, in maniera esplicita. E tante volte funziona, altre molto meno.

 

Le figure retoriche da usare come show sono di base la metonimia e la sineddoche. Quelle che costringono la mente del lettore a fare un collegamento, per arrivare all'idea da trasmettere. Josh Whedon in questo è un maestro. Invito tutti a fare una scorpacciata di suoi film e telefilm (in lingua originale), soprattutto per implementare i propri dialoghi.

 

La metafora a chi riesce. E ce ne sono poche altre e di non facile utilizzo.

 

I tempi passivi sono sicuramente da evitare:

Il martelletto è picchiato dal giudice per indicare a tutti di prendere posto. (Tell) Qualcosa è usato da qualcuno per far fare qualcos'altro a qualcun'altro.

Il martelletto picchia, invitando tutti a prendere posto. (Show) Una cosa fa qualcosa, facendo fare qualcosa a qualcuno.

 

La differenza è sottile ma sostanziale. Entrambe descrivono la stessa azione, ma nel secondo caso si ha un'azione più semplice, rapida e diretta.

 

Discorso simile può essere fatto con i riflessivi. Però se non se ne può fare a meno, c'è sempre la prima persona con la quale si può barare, e usare i riflessivi come fossero show.

 

 

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@JPK Dike  grazie per l'intervento, ormai il mio bernoccolo ha raggiunto dimensioni tali da venir scambiato per una torre di avvistamento! :asd: 

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

@Skorpiòs L'argomento è talmente vasto che richiederebbe più che un 3D, un intero libro. Però di tuo hai colto il nocciolo. Quello che dobbiamo fare non è lo show don't tell, ma lo show and tell.

Infatti, leggendo vari articoli trovati sul web mi sono imbattuta in diciture del genere: l'errore che spesso viene fatto come consiglio agli aspiranti autori è il show don't tell anziché sottolineare il giusto dosaggio nelle due cose.

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

In generale la narrazione in prosa si divide in tre parti: sommario (dove il tempo della storia è maggiore del tempo del discorso), la scena (dove le due coincidono), e il dettaglio (dove il tempo della storia è inferiore al tempo del discorso).

 

Il sommario ha una maggioranza di Tell, e può contenere solo piccoli spunti di show.

Nel dialogo le due si equivalgono. Le linee di dialogo devono essere Show, mentre le etichette e le azioni sono Tell.

Nel dettaglio lo Show è predominante, e il Tell è buona norma sia assente, per rendere il dettaglio rapido e conciso, e non rallentare la narrazione.

Ok fin qui c'ero arrivata, premetto che sono lenta di comprendogno.

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

Chiaramente se sei Eco puoi fregartene e costruire un intero capitolo su un dettaglio. Sappiamo tutti a cosa mi riferisco.

Purtroppo non lo siamo...

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

Detto questo sarebbe anche bene enunciare velocemente cosa sia show e cosa tell. In italiano viene erroneamente tradotto come "descrivi non dire". Ma è una traduzione approssimativa. Sia lo show che il tell descrivono, però cambia il modo.

 

Lo si evince dall'uso smodato della similitudine, nella credenza che ogni figura retorica sia show. Invece solo poche figure retoriche sono show. La similitudine è tell. Non lascia niente all'imaginazione. "Questo è come quello". Ti ho detto come stanno le cose, in maniera esplicita. E tante volte funziona, altre molto meno.

 

Le figure retoriche da usare come show sono di base la metonimia e la sineddoche. Quelle che costringono la mente del lettore a fare un collegamento, per arrivare all'idea da trasmettere. Josh Whedon in questo è un maestro. Invito tutti a fare una scorpacciata di suoi film e telefilm (in lingua originale), soprattutto per implementare i propri dialoghi.

Se non ricordo male, Umberto Eco sconsigliava le metafore, o le similitudini... o se proprio necessarie ridurle all'osso il più possibile. Per ciò dove sbattiamo la testa?

Cercherò i suddetti film, grazie ;)

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

La metafora a chi riesce. E ce ne sono poche altre e di non facile utilizzo.

 

I tempi passivi sono sicuramente da evitare:

Il martelletto è picchiato dal giudice per indicare a tutti di prendere posto. (Tell) Qualcosa è usato da qualcuno per far fare qualcos'altro a qualcun'altro.

Il martelletto picchia, invitando tutti a prendere posto. (Show) Una cosa fa qualcosa, facendo fare qualcosa a qualcuno.

 

La differenza è sottile ma sostanziale. Entrambe descrivono la stessa azione, ma nel secondo caso si ha un'azione più semplice, rapida e diretta.

Certo, però scusami non possiamo avere un testo in cui viene messo solo lo show, renderebbe la narrazione tutta uguale, senza dare maggiore rilevanza a determinate cose. Sbaglio?

Bisognerebbe riuscire a dare un giusto equilibrio per incalzare la lettura e renderla vivida all'ipotetico lettore senza annoiarlo a morte... però arriva lo stesso la fantomatica domanda, ognuno ha il suo punto di vista, se per me autore il punto che ho scritto in tell era tale, e tu lettore lo avresti preferito in show, dove sta il giusto? Ho errato io? Oppure no?

 

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

Discorso simile può essere fatto con i riflessivi. Però se non se ne può fare a meno, c'è sempre la prima persona con la quale si può barare, e usare i riflessivi come fossero show.

Qui ammetto che mi sono persa... chiedo scusa non ho compreso... :arrossire: 

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22 minuti fa, Skorpiòs ha detto:

 

Purtroppo non lo siamo...

 

Il maledetto portale della maledetta chiesa ne Il Nome della Rosa. Non è tutto il capitolo, ma porcaccia la miseria che cojones. Però a quanto pare quello è sublime, e Baudolino solo un libro normale. Mah. Son gusti.

 

22 minuti fa, Skorpiòs ha detto:

Se non ricordo male, Umberto Eco sconsigliava le metafore, o le similitudini... o se proprio necessarie ridurle all'osso il più possibile. Per ciò dove sbattiamo la testa?

Cercherò i suddetti film, grazie ;)

 

Le metafore vanno sapute usare, e il lettore le deve capire. C'è una cosa che si chiama curva di apprendimento, e si riferisce alla difficoltà di approccio allo stile di un autore e all'apprendimento delle informazioni di un libro. Può essere lieve come in Harry Potter (stile semplice ed elementi di trama e mondo introdotti piano piano). Oppure ripidissima come appunto in quasi tutto Eco (con stile ricercato e super ricco di elementi e dettagli da ricordare).

 

Questo sta a te capire che difficoltà vuoi dare alle tue storie.

 

22 minuti fa, Skorpiòs ha detto:

Certo, però scusami non possiamo avere un testo in cui viene messo solo lo show, renderebbe la narrazione tutta uguale, senza dare maggiore rilevanza a determinate cose. Sbaglio?

Bisognerebbe riuscire a dare un giusto equilibrio per incalzare la lettura e renderla vivida all'ipotetico lettore senza annoiarlo a morte... però arriva lo stesso la fantomatica domanda, ognuno ha il suo punto di vista, se per me autore il punto che ho scritto in tell era tale, e tu lettore lo avresti preferito in show, dove sta il giusto? Ho errato io? Oppure no?

 

No, non hai sbagliato. Come dicevo è un argomento complesso e vasto, e non risolvibile in tre righe.

Se alterni le tre fasi (sommario, scena, dettaglio) e le applichi nella loro forma base il libro è impossibile venga tutto uguale. Non ci devi nemmeno perdere tempo, avviene da solo. Prima vai veloce, poi rallenti, poi riaccelleri, poi dilati il tempo e ci metti un dettaglio, e arricchisci tutto con buoni dialoghi. Se impari a usare questa tecnica (anisocronia) i tuoi libri risulteranno immediatamente più dinamici, veloci e precisi.

 

Per saper come dosarli devi provare e trovare il tuo equilibrio. Però anche qua, pur non potendoti dire esattamente come fare, ci sono delle tecniche. Una delle più usate, soprattutto dai giovani e dagli esordienti, è fregarsene dello show per tutta la prima stesura. La prima stesura va buttata giù tutta in Tell e più rapidamente possibile. Una volta fatto, allora puoi cominciare a rivederlo e dividerlo in parti e guardare dove può stare bene l'uno e dove l'altro.

 

 

22 minuti fa, Skorpiòs ha detto:

 

Qui ammetto che mi sono persa... chiedo scusa non ho compreso... :arrossire: 

 

La prima persona bara quando si tratta di show and tell. Questo perché la prima persona è diretta e subito immersiva. Il lettore viene immediatamente trascinato nella storia, ed è più facile per lo scrittore fargli bere il tell anche quando non dovrebbe stare. Prendi l'inizio di The Martian (versione inglese e non il troiaio italiano)

 

I'm pretty much fucked.

That's my considered opinion.

Fucked.

 

Questo è Tell, e se il libro fosse scritto in terza persona, non ci andrebbe mai e poi mai messa una considerazione del genere. Ma invece andrebbe mostrata con lo show. Eppure in prima persona funziona, perché si ha la fusione tra il Tell e i pensieri del protagonista, e nella mente del lettore, soprattutto se con ironia, il tutto risuona bene.

 

Tutto The Martian è l'apoteosi di come sfruttare il Tell in maniera perfetta nella prima persona.

 

E ancora come vedi l'argomento si autoalimenta da solo, e la discussion continuerebbe all'infinito con infinite varianti, tecniche e anche preferenze personali.

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2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Le metafore vanno sapute usare, e il lettore le deve capire. C'è una cosa che si chiama curva di apprendimento, e si riferisce alla difficoltà di approccio allo stile di un autore e all'apprendimento delle informazioni di un libro. Può essere lieve come in Harry Potter (stile semplice ed elementi di trama e mondo introdotti piano piano). Oppure ripidissima come appunto in quasi tutto Eco (con stile ricercato e super ricco di elementi e dettagli da ricordare).

 

Questo sta a te capire che difficoltà vuoi dare alle tue storie.

:umh: credo che questo punto muti proprio in base a ciò che l'autore vuole raccontare e come.

Ma appunto su questo esistono regole che inducano a capire come è meglio comportarsi?

 

Scusa se rompo, sono un tipo alquanto pignolo e amo soppesare le varie cose per poi agire di conseguenza.

 

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

No, non hai sbagliato. Come dicevo è un argomento complesso e vasto, e non risolvibile in tre righe.

Se alterni le tre fasi (sommario, scena, dettaglio) e le applichi nella loro forma base il libro è impossibile venga tutto uguale. Non ci devi nemmeno perdere tempo, avviene da solo. Prima vai veloce, poi rallenti, poi riaccelleri, poi dilati il tempo e ci metti un dettaglio, e arricchisci tutto con buoni dialoghi. Se impari a usare questa tecnica (anisocronia) i tuoi libri risulteranno immediatamente più dinamici, veloci e precisi.

Questo è un buon consiglio, ho già annotato! :D

 

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Per saper come dosarli devi provare e trovare il tuo equilibrio. Però anche qua, pur non potendoti dire esattamente come fare, ci sono delle tecniche. Una delle più usate, soprattutto dai giovani e dagli esordienti, è fregarsene dello show per tutta la prima stesura. La prima stesura va buttata giù tutta in Tell e più rapidamente possibile. Una volta fatto, allora puoi cominciare a rivederlo e dividerlo in parti e guardare dove può stare bene l'uno e dove l'altro.

Ecco che sei arrivato al punto che volevo, personalmente ho usato all'inizio della stesura di bozza il tell ultimando quasi tutto il primo libro così, giungendo alla fine e al primo quarto del secondo, mi ritrovo con una stesura di bozza mutata.

Ho sempre il tell, ma ho anche aggiunto lo show senza accorgermene... a questo punto ho iniziato a pormi domande, perché ho cambiato? Ho inserito nei punti giusti il tell? Dovevo forse fare diversamente? :bash:

Risultato: crisi esistenziale e migliaia di ricerche infruttuose.

 

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

La prima persona bara quando si tratta di show and tell. Questo perché la prima persona è diretta e subito immersiva. Il lettore viene immediatamente trascinato nella storia, ed è più facile per lo scrittore fargli bere il tell anche quando non dovrebbe stare. Prendi l'inizio di The Martian (versione inglese e non il troiaio italiano)

 

I'm pretty much fucked.

That's my considered opinion.

Fucked.

 

Questo è Tell, e se il libro fosse scritto in terza persona, non ci andrebbe mai e poi mai messa una considerazione del genere. Ma invece andrebbe mostrata con lo show. Eppure in prima persona funziona, perché si ha la fusione tra il Tell e i pensieri del protagonista, e nella mente del lettore, soprattutto se con ironia, il tutto risuona bene.

 

Tutto The Martian è l'apoteosi di come sfruttare il Tell in maniera perfetta nella prima persona.

Assolutamente interessante l'esempio che hai fatto, porta a riflettere.

 

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

E ancora come vedi l'argomento si autoalimenta da solo, e la discussion continuerebbe all'infinito con infinite varianti, tecniche e anche preferenze personali.

Vorrei riuscire a portare l'argomento proprio a questo, a una discussione con illustrazioni di tecniche e pareri personali che possano portare autori e aspiranti tali a comprendere appieno questo punto.

Forse pretendo un po' troppo, magari non frega niente a nessuno e sono l'unica che si cruccia su cose simili, però nel mio piccolo credo che possa essere utile.

 

(y) @JPK Dike sei stato gentilissimo!

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