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swetty

Il DL 27 Garbugli

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Il DL 27 Garbigli

 

Epilogo - prima parte

- Dobbiamo assolutamente prendere provvedimenti.
- Questa storia non può continuare.
- Ma dobbiamo tener presente...
- Cosa? Quali altre scuse dobbiamo trovargli?
- È giovane, da poco in azienda.
- Non importa, non si può prescindere dal gioco di squadra.
- Ma...
- Niente ma, i provvedimenti saranno presi il prima possibile.

Prologo - Tanti tanti mesi prima

Camillo Cercaroni, tra le altre cose amministratore delegato della Grandi Industrie Big S.p.A., si annoiava e ormai non riusciva più a trattenere gli sbadigli. L'oratore, di cui non ricordava il nome, sembrava di nuovo sul punto di terminare. Ma lui ormai non si lasciava più ingannare: difatti, una nuova slide dal titolo Dove siamo arrivati? gli fece capire che non era neanche a metà dell'intervento. Si sentì scivolare dalla poltrona e si riprese appena in tempo: una ragazzetta due file più in là era già sul punto di scuotere la testa inorridita.
Era bruttina, sicuramente un'intelligentona, una di quelli venuti alla conferenza per l'argomento, e seguiva ammirata il tizio sul palco che commentava grafici sugli sviluppi aziendali della new economy. Camillo sbuffò e decise di essere sufficientemente vecchio da permettersi una pausa toilette a metà conferenza.
Si perse nei corridoi dell'albergo, ma riuscì a trovare un bagno e ci entrò, giusto per salvare le apparenze. Cercò di ricordarsi quanti interventi mancassero al buffet, ma ormai aveva perso il conto. Si sciacquò la faccia.
- Queste conferenze sono una palla, non trova?
L'uomo che aveva pronunciato queste parole si stava lavando le mani nel lavabo a fianco.
- Ma tanto, aspetti che sia approvato il decreto-legge 27, e vedrà. Ci sarà uno sconquasso tale che nessuno potrà più permettersele conferenze del genere.
Camillo rimase piegato sul lavandino, con la faccia bagnata e le mani sotto l'acqua. Il tizio si asciugò le sue, buttò l'asciugamano di carta e uscì, sparendo nel nulla com'era arrivato.

L'indomani mattina, Camillo, appena entrato in ufficio, chiese alla segretaria di fissargli un incontro per pranzo col senatore Garbugli e andò a prendere un caffè, in compagnia di Carcarlo de Carlis, direttore del personale, e Mario Introvegna, direttore generale area pubbliche amministrazioni.
Mentre sorseggiava il caffè, gli arrivò sul palmare la conferma dell'appuntamento col senatore, a cui lui aggiunse "DL 27" e un punto interrogativo corpo quaranta a fianco. Un punto interrogativo così enorme che sia Introvegna che de Carlis non poterono esimersi dallo sbirciare, non senza biasimarsi a vicenda per la maleducazione.
Fu così che alla Grandi Industrie Big S.p.A. si cominciò a parlare del DL 27 Garbuglia.

Ufficio n. 1

- Quello che a noi è richiesto in questo momento è dare direttive chiare ai colleghi su come devono affrontare il DL 27.
- Sì, ma noi siamo sicuri che si applichi al nostro caso?
Martina guardava il capo e il capo fissava i fogli che aveva davanti.
- No, ancora l'ufficio legale non si è pronunciato, ma ci chiedono comunque di studiare la cosa sulla base della circolare 12.
- Ma non si può avere il DL originale?
- Ma sei matta? È una roba di settecentoventi pagine, chi lo legge, tu?
Martina annuì e girò la prima pagina del promemoria.
- Ah, ecco qui le condizioni di applicabilità. Allora, si tratta di un decreto rivolto alle medie aziende. Ma noi non siamo una grande azienda?
- Dipende, non ci sono i criteri?
- Dice "tra dieci e diecimila dipendenti, purché non sussistano le condizioni di cui all'articolo 12 comma b."
- Che dice l'articolo 12?
Martina scorse tutto il documento.
- Non c'è.
Si guardarono sconsolati.

Ufficio n. 2

Lucio posò le chiavi della macchina vicino al PC e andò ad appendere il giubbotto all'attaccapanni. Silvia lo squadrò, scosse la testa e si precipitò in lacrime dal capo.
Due minuti dopo, il telefono di Lucio squillò: il capo era alterato.
- Subito nel mio ufficio. E porta le chiavi della macchina.
Lucio sospirò e si avviò sotto gli sguardi pieni di rimproveri dei colleghi.
- Come ti sei permesso?
- Ma, capo, piove e poi devo andare a prendere mio figlio all'asilo e...
Silvia tirò su col naso.
- Credi di essere l'unico ad avere dei problemi?
- Silvia, lascia che me ne occupi io. Lucio, dammi le chiavi della macchina.
- Ma, capo...
Lui non sentiva ragioni e gli mostrava il palmo. Riluttante, Lucio gli diede le chiavi.
- Queste te le ridarò quando avrai dimostrato spirito collaborativo. Come Silvia, che è venuta in bicicletta nonostante la pioggia. Lo sai che conto sui voi prossimi per rimanere in regola col DL 27. Siete solo in tre, se uno sgarra finisce che ci rimettiamo tutti.
- E io come torno a casa?
- A piedi.
- Ma sono dieci chilometri!
- Così avrai tempo per riflettere.

Ufficio n. 3

Cornelia guardava fuori dalla finestra: la neve non accennava a smettere. Nonostante gli scarponi aveva i piedi ancora gelati: avevano perso ogni sensibilità dopo le prime pedalate nella bufera e ora li sentiva bagnati e freddi. Una macchina arrivò nel parcheggio e lei si trovò a invidiare i distanti, quelli che abitavano a più di venti chilometri di distanza.
- Cornelia, sei ancora tra noi?
Annuì e si risedette.
- Bene, proseguiamo. Secondo il DL Garbuglia, articolo 3, "l'azienda ha l'obbligo di predisporre piste ciclabili nei propri uffici per agevolare l'uso della bicicletta per raggiungere la postazione di lavoro."
- Negli uffici?
- Così dice la circolare 12.
- Nella mia no.
- Che versione hai?
- La 7.2.5, è di ieri mattina.
- Ah, ecco: ieri sera è uscita la 7.2.5bis. Che tra l'altro ridefinisce i prossimi, hanno ridotto la distanza.
Cornelia lo guardò speranzosa: con i suoi quindici chilometri era facile che rientrasse tra i distanti nella nuova versione.
- E che distanza hanno messo?
- Diciannove chilometri e mezzo.

Ufficio n. 4

Marco si mise in fila con i colleghi. Contò quelli avanti a lui: prima della porta dell'ufficio della manutenzione ce n'erano dieci. Dentro forse ce n'erano altri tre.
Il tempo non passava mai. Una collega uscì piangendo, a testa bassa. Un'altra la fermò per chiederle che succedeva.
- Mi hanno sequestrato la bicicletta. Non era parcheggiata negli spazi previsti.
- Ma non ci sono gli spazi previsti...
Tutta la fila guardava la poverina in lacrime, consci che anche loro non avrebbero avuto maggior fortuna. Per tutti loro, l'assenza del parcheggio biciclette significava andare a piedi.
Delle urla arrivarono da oltre la porta.
- Io vi denuncio tutti!
- Lei ha poco da denunciare, il DL 27 è chiarissimo: "le biciclette devono essere parcheggiate negli spazi preposti o altrimenti sequestrate."
La fila iniziò a rumoreggiare. Uno due posti avanti a Marco scuoteva la testa.
- Ha ragione, l'azienda dovrebbe predisporre i parcheggi.
- Eh no, - intervenne un secondo - non più dalla versione 8.3.1 della circolare 12.

Ufficio dell'amministratore delegato

Cornelio, ansimando, salì l'ultima rampa prima del suo ufficio. Ormai non aveva più l'età per affrontare certe scalate in bicicletta, ma era un prossimo e doveva dare l'esempio.
Sul parquet scivolava e fu costretto allo slalom per riuscire a restare nella pista ciclabile che conduceva alla sua stanza. Con sollievo scese a un metro dalla sua scrivania. Sbuffò cercando di recuperare un ritmo respiratorio normale. Allineò precisamente la bicicletta sul bordo della pista ciclabile per parcheggiarla: il DL 27 proibiva l'intralcio delle ciclabili, ma anche di mettere le bici fuori dagli spazi predisposti e di predisporre spazi negli uffici.
- Vedrà che la nuova versione della circolare 12 chiarirà la questione - continuava a ripetere il direttore dell'ufficio legale. Ma neanche la versione 9.7.3 aveva sistemato la faccenda.
Guardò sconsolato il fascicolo che aveva davanti: il rapporto sul bilancio non era confortante. Perdite, perdite e ancora perdite. Nessuno osava dirlo, ma tutti sapevano quand'era cominciata quella spirale negativa. Cornelio fissò la bicicletta, appoggiata al cavalletto, e represse il desiderio di buttarla dalla finestra. Sarebbe stata la quinta che comprava quel mese. Tre gliele aveva sequestrate l'ufficio della manutenzione.

Ufficio legale

Alessandro lavorava alla Grandi Industrie Big S.p.A. da due mesi e da due mesi non faceva soste: qualcuno aveva fatto il conto che, se avessero stampato tutti i fascicoli delle cause, avrebbero riempito l'intera città di carta. Per fortuna esistevano i documenti elettronici.
Decise di fare una pausa e se ne andò alla macchinetta del caffè, ripensando ad alcuni casi.
Costa Gianfranco citava l'azienda per il sequestro di quattro biciclette e ci aggiungeva danni morali (una delle biciclette era della figlia) e anche quelli alla salute: sosteneva che andando a piedi si era lesionato un ginocchio.
Longo Marina denunciava il proprio capo per aver organizzato il "festival del taglio delle gomme", ai danni dei prossimi che si ostinavano a venire in macchina, e richiedeva i soliti danni fisici, morali e patrimoniali.
In un'altra sede, invece, c'era stato un incendio nel parcheggio, e molti additavano alcuni prossimi come responsabili.
Diversi citavano l'azienda per avere un rimborso per le spese mediche di raffreddori e fratture dovute alla bicicletta. Nella circolare 12 compariva a volte che questi rimborsi erano dovuti, a volte che non lo erano, a seconda delle versioni.
Per contro, l'azienda richiamava in continuazione i prossimi più distanti (come da definizione al paragrafo 7.a della circolare 12 dalla versione 4.5.3) che coglievano ogni scusa per non recarsi al lavoro. Si vociferava che l'INPS avesse assunto dei medici apposta per le visite fiscali della Grandi Industrie Big S.p.A.
Alessandro pensò che era ora di vederci chiaro: avrebbe letto le settecentoventi pagine del DDL 27. Ma ormai erano tutti usciti e non trovò nessuno che glielo passasse. Poco male, avrebbe recuperato il DL in qualche database legale. Trovò, tra i DL ancora in vigore, ben tre DL 27, di tre anni diversi. Il primo si intitolava Provvedimenti urgenti in materia di sostegno alla coltivazione delle banane nei paesi in via di sviluppo, il secondo Provvedimenti urgenti sul colore e la foggia dei grembiuli dei commessi della Presidenza del Consiglio, il terzo Disposizioni urgenti per l'organizzazione dei trasporti. Suppose che il DL 27 incriminato fosse l'ultimo e lo lesse per intero, anche se era di sole dieci pagine. La parola "bicicletta" non compariva neanche una volta. Provò a scaricarlo più volte, ma ogni volta erano le stesse dieci pagine e nessuna somiglianza con la circolare 12. Per sicurezza lesse anche gli altri due, ma anche qui non trovò nulla. Allora provò a cercare col nome di Garbugli, ma scoprì che il senatore era un campione di assenteismo e non aveva firmato neanche una legge (e del resto non poteva dare il nome a un decreto).

La mattina dopo, Alessandro andò dal suo capo.

Epilogo - Seconda parte

- Pensa che vorrebbe andare da Cercaroni in persona. È arrivato a dire che il DDL 27 non esiste.
- No? Davvero?
- Sì, figurati.
- Ma allora è proprio grave.
- E io che ti ho detto? No, no, certa gente in azienda non ci deve proprio stare.
- E come facciamo? Dobbiamo accusarlo di qualcosa.
- Fammi pensare... Come viene al lavoro?
- A piedi, abita qui dietro.
- Come a piedi? Non in bicicletta?
- Allora è fatta.
- Come è fatta?
- Eh sì. Il DL 27, come da versione 10.0.1 della circolare 12, è chiarissimo: "chiunque, potendolo fare, non viene in bicicletta, è passibile di sanzione fino al licenziamento."

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Cavoli! Che brano criptico! In alcuni punti ho dovuto rileggere le frasi più volte per capirci qualcosa. Però interessante! La trama è molto originale. Il testo non è molto scorrevole e questo va un po' a tuo svantaggio però l'impressione generale che ne ho avuto è stata buona. Sulla grammatica non ho niente da dire. Non mi sembra ci siano degli errori. Forse, siccome i commenti servono alla fine a dare un consiglio all'autore, penso che avresti fatto meglio a cercare di essere il più semplice possibile anche se con una storia così era difficile. Credo che ci hai perso un po' con tutta questa confusione. Comunque mi piace!

Il finale è molto simpatico. Mi ha divertito e mi ha anche strappato un sorriso. Aspetto nuovi tuoi brani.

A rileggerti! :gesi:

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