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Ospite mnp87

Vicolo Cannery

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@Nevrastenico: non mi ero ancora fatto un'idea su dove stesse la (maggior parte, perchè non è quasi mai tutta) ragione in questa diatriba, ma il tono del tuo ultimo post ha fatto pendere l'ago della bilancia decisamente in una direzione.

Vedo anche che hai colto appieno lo spirito con cui gli utenti frequentano questo forum, e hai deciso di comportarti in maniera diametralmente opposta; parecchie persone, tra cui il sottoscritto, hanno tentato di riportare la conversazione su un piano più oggettivo e interessante per tutta la community, ma i tuoi interventi hanno sempre rialzato i toni e riportato il focus su una presunta onta da te subita.

Vuoi che ti diamo ragione e ti diciamo che sono tutti cattivi e ce l'hanno con te? OK, hai ragione, sono tutti cattivi e ce l'hanno con te. Ora per favore lasciaci discutere di qualcosa che può esserci utile.

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@Corrado: grazie della risposta. Altra domanda: una volta che un vostro rappresentato viene pubblicato, come gestite la promozione del libro? lasciate fare ala casa editrice o la fate voi attivamente? immagino sia di vostro interesse fare in modo che il libro abbia la massima visibilità. Poi ho una curiosità: supponiamo un vostro autore diventi VERAMENTE famoso e venga invitato a trasmissioni televisive o eventi che prevedono una retribuzione, l'agenzia si prende una percentuale anche in questo caso o il vostro compenso è solo sulle vendite? (Non che abbia speranze di questo tipo, almeno nei prossimi dieci anni, ma mi sono semrpe chiesto come funzioni il meccanismo).

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Vicolo Cannery si rapporta, a quanto ho capito, solo con editori di un certo spessore (in grado di dare anticipi!), il che mi sembra ottima cosa per gli autori rappresentati. Considerando la folla di esordienti/emergenti che in vari modi si danno da fare per essere pubblicati, la buona sorte di un contratto di tal genere è riservata a un numero limitato. Ciò premesso, la domanda che rivolgo ai cortesi agenti è sull'utilità di pubblicare con  editori piccoli, ovviamente più accessibili.

Molti di essi hanno in catalogo testi dignitosi e talvolta pregevoli, spesso migliori di tanta "roba" distribuita in pompa magna dai soliti noti, e tuttavia destinata a una diffusione modestissima, tant'è che la vendita di alcune centinaia di copie costituisce un buon risultato.

Avere alle spalle alcuni titoli editi da piccole case è vantaggioso, indifferente o addirittura negativo per il curriculum di un autore desideroso di procedere nella "carriera"?

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@Yattaman: ti rispondo io.

La tua domanda è cruciale.

Allora, supportiamo i titoli degli autori che rappresentiamo per quanto possibile: cioè, poca roba limitata all'attivazione delle nostre reti. In realtà, la questione da centrare è che, in virtù della considerevole offerta di titoli, le case editrici fanno sempre più fatica a impostare un piano di lancio e comunicazione che valorizzi ogni novità. Ecco perché, da qualche tempo, gli autori tendono a rivolgersi a uffici stampa privati. In realtà, allo stato attuale, l'unica vera funzione su cui gli editori mantengono il monopolio è la commercializzazione: ovvero la distribuzione di un titolo, e la sua presenza (da vedere poi per quanto tempo) in libreria. Tutto il resto lo si può appaltare all'esterno: dallo scouting all'editing, alla revisione di una traduzione ecc... Infatti viene appaltato.

Comunque, sì, la scommessa è riuscire a incidere - in autonomia - sul lancio e la comunicazione dei titoli. Poi, se la casa editrice si muove bene e con efficacia, allora tanto di guadagnato.

 

No, non prendiamo nessuna percentuale su eventi che prevedono una retribuzione per l'autore. Lasciando stare la tv, ché la vedo dura, nel caso di un intervento pubblico retribuito con gettone, per esempio, noi non percepiamo alcuna percentuale. Come diceva Corrado, siamo quelli del dieci per cento: sull'anticipo e gli eventuali rendiconti.

 

TDL  

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@Sefora: Sarò molto franco. L'autopubblicazione e gli editori a pagamento sono da evitare come la peste: appena un editor (o un agente) vede libri autopubblicati o fatti da certi editori nel curriculum di un autore storce subito il naso. Certo, come sempre, ci sono le eccezioni, vedi Giuliano Pasini, passato dall'autopubblicazione all'editoria nazionale. Oppure potrei raccontarti di un editor di una delle più grosse case editrici italiane che ha fatto firmare un contratto di edizione a una ragazza che aveva scritto un racconto lungo disponibile gratuitamente nella sezione libri dell'apple store. Però, in generale, l'autopubblicazione è sempre un danno. 

Pubblicare con piccoli o piccolissimi editori invece può servire, pur con dei distinguo. Dipende tutto da due fattori: la quantità di libri pubblicati con piccoli editori e il blasone dell'editore che ti pubblica. Ci sono piccole case editrici che seguo costantemente, perché hanno una produzione mediamente di qualità alta e una selezione rigorosa. Penso alla Neo edizioni, alla CaratteriMobili, alla Avagliano, Ad est dell'equatore, alla Hacca, alla Del Vecchio, ai Fratelli Frilli, e ce ne sarebbero ancora altre da elencare. Esordire in una di queste case editrici è senz'altro un modo utile per farsi notare. Il problema interviene quando iniziano a essere troppi i libri pubblicati con editori di questa portata. Come ho detto prima, sarò molto franco: una volta un editor, di fronte all'ottimo - davvero ottimo - libro di un autore che ha pubblicato molti libri con referenti di questo tipo,  mi ha detto «Sì, è molto bello, ma, sai com'è, mi puzza un po' di piccola editoria», dando per scontato che quell'autore non potesse pareggiare certe vendite. E d'altro canto potremmo parlare di autori ripescati il cui intero catalogo è stato acquisito da una major: insomma, come in tutto, non c'è e non ci può essere una regola definitiva, e ogni volta che pensi di aver capito il meccanismo arriva la realtà, con le sue eccezioni, a squadernarti tutto.  

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Grazie, TDL. Ho scritto la TV perchè è la prima cosa che mi è venuta in mente, ma hai centrato il punto della mia domanda.

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@Sefora:

Pubblicare con piccoli o piccolissimi editori invece può servire, pur con dei distinguo. Dipende tutto da due fattori: la quantità di libri pubblicati con piccoli editori e il blasone dell'editore che ti pubblica. (...)  una volta un editor, di fronte all'ottimo - davvero ottimo - libro di un autore che ha pubblicato molti libri con referenti di questo tipo,  mi ha detto «Sì, è molto bello, ma, sai com'è, mi puzza un po' di piccola editoria», (...) non ci può essere una regola definitiva...

 

Grazie, CorradoMelluso.

Davo per scontata l'esclusione dell'EAP e  anche dell'autopubblicazione (che, non me ne vogliano, ha qui i suoi sostenitori), riferendomi, appunto, a piccoli editori free e "di qualità".

Mi confermi la difficoltà di darsi una regola in materia; ne ricavo, a mio uso, l'orientamento prudenziale di non superare le due o tre  pubblicazioni.  E' ragionevole?

Modificato da sefora

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Ospite

Faccio una doverosa premessa: non ho letto tutta la discussione in dettaglio, tuttavia compaio per fare due proposte, visto che ritengo lodevole la vostra decisione di apparire non con uno ma con ben due account.

Nevrastenico (se mai ricomparirà) vorrebbe che fosse pubblicata la scheda di valutazione per il suo romanzo, voi di Vicolo Cannery no perché bisognerebbe pubblicare tutto il libro. Ok, allora che ne dite della pubblicazione di un estratto di entrambi? Posto che sia possibile trovare due estratti non troppo lunghi e compatibili e che vada bene sia a voi che a Nevrastenico.

A parte questo, il motivo principale per cui sono comparso è che volevo sentire che cosa ne pensavate di un'idea che mi era venuta ancora diverso tempo fa. Più volte ho letto di gente insoddisfatta perché a loro dire una AL non aveva fatto una scheda abbastanza chiara, utile, eccetera. Ecco, visto che avete libri già pubblicati o in corso di pubblicazione e che è stata rivolta un'aspra critica alle vostre schede di valutazione, che ne dite di pubblicare (in accordo con uno dei vostri autori) la scheda di uno dei romanzi che è passato per le vostre mani per poi finire in libreria? Certo la versione grezza del romanzo non sarebbe fruibile dal pubblico, ma ci sarebbe comunque quella editata, che è sempre meglio di nulla (posto che il romanzo non sia stato praticamente riscritto nella fase di editing).

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Ospite Lem Mac Lem

Faccio una doverosa premessa: non ho letto tutta la discussione in dettaglio, tuttavia compaio per fare due proposte, visto che ritengo lodevole la vostra decisione di apparire non con uno ma con ben due account.

Nevrastenico (se mai ricomparirà) vorrebbe che fosse pubblicata la scheda di valutazione per il suo romanzo, voi di Vicolo Cannery no perché bisognerebbe pubblicare tutto il libro. Ok, allora che ne dite della pubblicazione di un estratto di entrambi? Posto che sia possibile trovare due estratti non troppo lunghi e compatibili e che vada bene sia a voi che a Nevrastenico.

A parte questo, il motivo principale per cui sono comparso è che volevo sentire che cosa ne pensavate di un'idea che mi era venuta ancora diverso tempo fa. Più volte ho letto di gente insoddisfatta perché a loro dire una AL non aveva fatto una scheda abbastanza chiara, utile, eccetera. Ecco, visto che avete libri già pubblicati o in corso di pubblicazione e che è stata rivolta un'aspra critica alle vostre schede di valutazione, che ne dite di pubblicare (in accordo con uno dei vostri autori) la scheda di uno dei romanzi che è passato per le vostre mani per poi finire in libreria? Certo la versione grezza del romanzo non sarebbe fruibile dal pubblico, ma ci sarebbe comunque quella editata, che è sempre meglio di nulla (posto che il romanzo non sia stato praticamente riscritto nella fase di editing).

 

Intervengo per dire un'ultima parola su questa faccenda, e poi, davvero, è il caso di finirla.

Melluso non intende pubblicare la scheda di valutazione e non darà il consenso a nessuno di pubblicarla, quindi, nel caso qualcuno lo facesse, questa sarebbe subito rimossa. Le motivazioni che ha fornito all'amministrazione sono sufficienti perché la sua volontà sia rispettata (oddio, così sembra che abbia fatto testamento :asd: ).

Tanto perché sia chiaro, ho letto la scheda e ho insistito molto perché consentissero fosse resa pubblica. Questo perché l'ho trovata cortese e sensata, tanto da rendere del tutto ingiustificato il casus belli che ne è scaturito, e volevo che l'utenza potesse farsi la propria opinione in maniera autonoma. È una scheda di rifiuto, non troppo esaustiva se vogliamo, ma la lunghezza non è oggetto di contestazione, visto che la controparte ha dichiarato che gli sembrava adeguata. Vengono rilevati più difetti che pregi - che sono riconosciuti - e per questo si è declinata la proposta di rappresentanza. Tutto qui. È quanto si promette nel sito, niente di più, niente di meno.

Ma, ripeto, le motivazioni di Melluso per mantenere la privacy riguardano il loro modo di lavorare, sul quale nessuno può sindacare - al più, si può decidere di non avvalersi dei servigi dell'agenzia. Cento euro sono cento euro, questo non credo serva ribadirlo :asd:

Se Nevrastenico vorrà pubblicare degli estratti del suo romanzo, potrà farlo nella sezione Narrativa, come tutti gli utenti del forum, seguendo il regolamento della sezione. Qui non è possibile pubblicare stralci di romanzi, suoi o di chiunque altro.

Adesso, davvero, non c'è altro da dire.

Grazie a tutti.

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  Ci sono piccole case editrici che seguo costantemente, perché hanno una produzione mediamente di qualità alta e una selezione rigorosa. Penso alla Neo edizioni, alla CaratteriMobili, alla Avagliano, Ad est dell'equatore, alla Hacca, alla Del Vecchio, ai Fratelli Frilli, e ce ne sarebbero ancora altre da elencare.   

 

Confesso che conosco solo la Del Vecchio, che ho avuto modo di apprezzare proprio recentemente in occasione di Più Libri Più Liberi, qualcuna delle altre posso averla sentita ma nulla più. A parte ciò, ho notato che sono tutte (con esclusione di Fratelli Frilli) realtà del centro-Sud, molto più sud che centro. E' casuale?

Voi stessi siete romani (lo sono anch'io) e in precedenza avevate citato un autore che sta uscendo con Minimum Fax, altra realtà romana.

Mi viene quindi naturale porvi la domanda su quale sia il vostro col territorio e quanto del vostro lavoro è dietro la scrivania, o il video di un pc, e quanto, invece, con il confronto con le altre realtà territoriali che vi circondano.

Modificato da Tagliacarte

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...le motivazioni di Melluso per mantenere la privacy riguardano il loro modo di lavorare, sul quale nessuno può sindacare - al più, si può decidere di non avvalersi dei servigi dell'agenzia.

Ben detto, è affar loro ( e dei clienti ). Mi rimane la curiosità "legale" di sapere se una scheda di valutazione, che a me sembra una prestazione d'opera, sia per diritto o consuetudine tutelata dal diritto d'autore e preveda una clausola di riservatezza. Se  faccio valutare per es. una barca, a qualsiasi fine, il perito mi consegna la sua relazione, pur sempre un'opera dell'ingegno, di cui faccio libero uso. Che differenza c'è rispetto alla relazione su un testo?

Modificato da sefora
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@Lem: Grazie mille!

 

@sefora: le nostre non sono schede tecniche riutilizzabili eventualmente in altra sede, non sono stime sul valore di un oggetto: sono delle decisioni motivate. Manca una sinossi, per esempio, inutile nella corrispondenza privata tra me e l'autore del testo, e volendola trattare come corrispondenza privata (ovvero per evitare ulteriori polemiche in merito) preferiamo che rimanga tale.

 

@Tagliacarte: il punto è che ho fatto un elenco di piccole case editrici. Se avessi fatto un elenco di concentrazioni editoriali o di grandi case editrici che vi afferiscono ne avrei elencate soltanto del nord: ma questo è un problema più grande, che riguarda il tessuto produttivo del nostro paese. 

Però, avevo nominato anche il romanzo di Roberto Mandracchia in uscita a gennaio per la milanesissima Baldini&Castoldi, o ti potrei citare L'uomo dei temporali di Angelo Marenzana, uscito a settembre per Rizzoli, o, ancora, il Diario londinese di Lorenza Mazzetti, in uscita per Sellerio, o Il fiuto dello squalo di Gianni Solla, edito da Marsilio. Insomma: il problema non è geografico, quanto piuttosto di convergenza, affinità con un determinato catalogo.

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Lo staff ha giustamente chiuso la discussione in merito alla questione specifica.  Chiedevo, qualora passi di qui un utente con  competenze legali ad hoc, se il diritto d'autore possa in generale applicarsi a una scheda di lettura. Che è quanto prevede  il modello.

Gentili signori, chiedo che venga letta la mia opera dal titolo…………e che mi venga spedita, per posta elettronica, la relativa scheda di lettura i cui diritti d’autore sono di proprietà esclusiva dell’agenzia letteraria Vicolo Cannery.

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Lo staff ha giustamente chiuso la discussione in merito alla questione specifica.  Chiedevo, qualora passi di qui un utente con  competenze legali ad hoc, se il diritto d'autore possa in generale applicarsi a una scheda di lettura. Che è quanto prevede  il modello.

Gentili signori, chiedo che venga letta la mia opera dal titolo…………e che mi venga spedita, per posta elettronica, la relativa scheda di lettura i cui diritti d’autore sono di proprietà esclusiva dell’agenzia letteraria Vicolo Cannery.

 

Ciao,

a questo proposito puoi consultare loro: http://scrittorincausa.blogspot.it/

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Lo scorso anno ho inviato in lettura uno dei miei romanzi inediti ritenendo quest'agenzia fra le migliori. Dopo due mesi ho chiesto notizie e mi è stato risposto che il testo aveva creato dei pareri discordanti e che per tale motivo ne sarebbe stata fatta un'ulteriore rilettura. Ho aspettato e in seguito mi è arrivato il responso: l'opera era molto controversa e non l'avrebbero rappresentata. La scheda inserita nel corpo della mail era dettagliata, ricca di spunti e peraltro individuava più aspetti positivi del testo al punto che uno dei titolari si è offerto di valutare gratuitamente un altro dei miei romanzi che ho immediatamente inviato. Era novembre dello scorso anno. in seguito ho inviato alcune e-mail per avere notizie e come risposta solo silenzio. Del resto non aveva alcun obbligo a leggerlo né io avrei potuto pretenderlo. Mi spiace solo di aver tenuto bloccato un romanzo per 10 mesi.   

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L'agenzia ha annunciato oggi la chiusura.

Requiescat.

È nell'ordine delle cose che le compagnie di giro prima o poi si sciolgano e che i loro componenti vadano a cercar fortuna altrove, insieme o ciascuno per suo conto. Bonne chance.

Per rimanere in topic (ma può valere come de profundis), le agenzie letterarie restano fin troppe in un Paese come il nostro, strutturalmente organizzato al ribasso nel settore dell'offerta culturale, e perciò strutturalmente in crisi in quello, specifico, dell'editoria.

In Italia le agenzie letterarie aprono o chiudono, sono rispettabili o meno, in ogni caso la loro "libertà" (ci vorrebbe un milione di virgolette) è governata da comportamenti che non sarebbero in grado di modificare, qualora ne avessero l'intenzione, perché soggetti a fluttuazioni anch'esse ingovernabili dato che hanno origine nel mondo anglofono e, in misura inferiore, di lingua spagnola.

Le agenzie, da noi, svolgono una funzione ancillare, commisurata alla pochezza della richiesta che si determina in modo autonomo da parte di benemerite Case Editrici che, o se lo possono permettere, o attingono denari pubblici, o rischiano coraggiosamente in proprio. Nel migliore dei casi, una buona agenzia letteraria vive o vivacchia come "partner" di colossi che hanno sede all'estero, e dunque opera come agenzia di altre agenzie.

Non c'è da stare allegri. Ma oggi questo vale per ogni italiano di sana coscienza e di buona volontà e non solo per gli aspiranti scrittori.

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