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Ospite mnp87

Vicolo Cannery

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Ospite

:fuma:

Ho letto tutto il thread, mi sono fatto un giro per il Vicolo (in digitale, che quelli veri, di notte, li evito), ho curiosato di qua e di là :pop:... ma ancora non ho chiara una cosa: 'sta benedetta scheda è stata redatta gratis et amore dei oppure è costata 100 euro?

No perché io con cento euro mi invito i beta reader che si sono sciroppati il libro che gli ho dato in lettura e, come minimo, gli offro tante birre quante sono le pagine che hanno letto. Ehm, no :sss: che sforerei sui cento.

Ecco, io però non ho capito. Se Nevrastenico si è guadagnato il suo nick perché non accetta una critica, è un conto. Ma se ha segnalato l'agenzia con la sua esperienza, è risentito perché ha speso 100 euro e gli è arrivata una scheda che non gli sembra competente, è un altro conto, eh!

Qui non è in oggetto la legittimità o meno di un parere di lettura, bensì l'invettiva che procede da quel parere.

Eh no :nono: qui si tratta proprio di comprendere se è legittimo spendere 100 euro per un parere che non sia adeguato al servizio offerto.

Se io chiamo il tecnico che deve aggiustare la mia lavastoviglie, questo arriva, aggiusta, sferraglia e mi sorride soddisfatto "ora è tutto ok", si prende i suoi bei 100 e quando va via la mia lavastoviglie continua a non funzionare... ma vuoi che non diventi nevrastenico anche io? Come minimo gli lancio la mia invettiva dal sesto piano dove abito e se l'invettiva in questione è dentro un registratore vocale vecchio modello... oh, non è mica colpa mia se gli ferisce la testa. Si è trattato solo di uno scambio di vedute tra un incompetente e uno che ha perso 100 euro : Angle :

A parte gli scherzi, gente... Qui non ho ben capito la questione del pagamento. E nemmeno tutta 'sta reticenza a non voler pubblicare il corpo del reato. Se di scheda si tratta, noi che siamo fruitori di questi servizi, potremmo dire la nostra sulla competenza eventuale con cui è stata redatta, no? :^^:

:fuma:

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Bene, sono scese in campo le truppe cammellate.

Nessuno di voi utenti di questo forum se ne chiede il perché?

Non vi chiedete perché Melluso e socio insistono a commentare il tono della mia lettera privata e ne "dimenticano" il contenuto?

Non vi chiedete perché Melluso ha pubblicato la mia lettera e rifiuta di pubblicare la sua?

Non vi chiedete in che cosa dovrebbe consistere la "scheda di valutazione" di un'opera letteraria?

Come scrissi all'inizio, in sede di presentazione; come ho ribadito più volte, privatamente a chi mi ha contattato e pubblicamente sino al post precedente; come ho scritto allo stesso Melluso nella lettera che lui ha pubblicato senza avvisarmi, che tutti voi avete letto, che ha generato i commenti su questo forum, che hanno richiamato la mia attenzione: non sono moralmente in grado di contestare il rifiuto alla rappresentanza da parte dell'agenzia e mi guardo bene dal farlo; sono invece tecnicamente in grado di dimostrare che la cosiddetta "scheda di valutazione" compilata da Melluso, prevista dal contratto, coincidente con la lettera che mi ha mandato e che egli rifiuta di rendere pubblica, è il "lavoro" di un incapace, che non è moralmente né tecnicamente in grado di occuparsi di letteratura.

Il mio romanzo, bello o brutto che sia, è fuori questione. Il mio romanzo è in corso di pubblicazione.

Non mi indigna il rifiuto alla rappresentanza, il rifiuto è nell'ordine delle cose per chi fa letteratura. Mi indigna che soggetti che si autodefiniscono professionalmente qualificati pretendano di "spiegare" il loro rifiuto con argomenti inadatti perfino a una chiacchiera da bar.

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@Nevrastenico:

Perché abbondi nell'uso dell'avverbio moralmente? qui non si parla di morale, ma di qualità di uno scritto e di soldi, che con la morale hanno ben poco a che fare.

Poi, visto che non possiamo leggere la scheda di valutazione, puoi spiegare in cosa è inaccettabile? troppo corta? superficiale? banale? non mi sono mai fatto fare una scheda di valutazione, quindi non ho idea di come deve essere una fatta bene.

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Ospite

Leggo adesso il comment di Hector.

Uno se lo chiede  ;)

Magari potresti essere parte in causa. Perciò esistono i forum. Qui dentro mi pare che ci sia un botto di persone con molta esperienza e quindi sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano.

Toh :festeggiamo: tu intanto bevi con me così ti cambiano il nick.

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Leggo adesso il comment di Hector.

Uno se lo chiede  ;)

Magari potresti essere parte in causa. Perciò esistono i forum. Qui dentro mi pare che ci sia un botto di persone con molta esperienza e quindi sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano.

Toh :festeggiamo: tu intanto bevi con me così ti cambiano il nick.

 

Il mio nick mi piace, ma una bevuta molto volentieri  :) Occhio però, che sia Guinness...

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Però è anche vero che questa scheda di valutazione, se venisse resa publica, chiarirebbe l'idea a tutti gli spettatori che stanno leggendo questi post.

 

Non capisco tutta questa privacy e questa reticenza nel renderla pubblica.

 

Insomma, Nevrastenico la faccia ce la sta mettendo, si è esposto chiaramente e acconsente a farla leggere.

Si sta prendendo i suoi rischi e le sue responsabilità

Ora toccherebbe agli altri.

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@Nevrastenico:

Perché abbondi nell'uso dell'avverbio moralmente? qui non si parla di morale, ma di qualità di uno scritto e di soldi, che con la morale hanno ben poco a che fare.

Poi, visto che non possiamo leggere la scheda di valutazione, puoi spiegare in cosa è inaccettabile? troppo corta? superficiale? banale? non mi sono mai fatto fare una scheda di valutazione, quindi non ho idea di come deve essere una fatta bene.

che io vi abbondi è una tua opinione, che... moralmente rispetto  :D  Se credi tuttavia che la "morale" non abbia a che fare con la letteratura... Ahia, qui la discussione si farebbe lunga.

In due parole: uno scrittore è innanzi tutto responsabile verso il (suo) linguaggio. Direi anzi che l'unica responsabilità a cui egli non si può sottrarre è il linguaggio. Ezra Pound e Louis Ferdinand Céline hanno forse fatto cose molto discutibili nella loro vita. In qualche occasione, Céline ha anche indegnamente detto cose molto discutibili (per usare un eufemismo). E' stato uno dei più grandi narratori del Novecento. Pound, secondo molti (quorum ego) il poeta più grande.

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ho di nuovo pasticciato con i pulsanti (o è il mio PC). Chiedo nuovamente scusa per il messaggio a ripetozione...

 

... e finisco di rispondere al Prof., che ringrazio molto per la domanda.

 

La scheda che mi hanno mandato è una raffica di parole in libertà. Ciò è (... moralmente : Chessygrin : e tecnicamente) indegno da parte di sedicenti "professionisti". A pagamento. Come ho già detto, e qui ancora ripeto, sono in grado di provarlo con facilità. Compilo "valutazioni editoriali" da qualche decennio...

 

Come si fa una scheda? Non vi è un solo metodo. Vi è una tecnica. Questa tecnica si chiama "analisi testuale". E' una tecnica che si insegna a scuola (a chi fa il liceo) e che ovviamente si "approfondisce" all'università. Io purtroppo non ho fatto il liceo e non ho frequentato la facoltà di Lettere. In compenso ho mangiato tonnellate di buona e a volte cattiva letteratura, e un po' mi sono fatto le ossa.

Il problema è capire quando è cattiva letteratura quella che a te per primo pare buona... L'analisi testuale ti viene in soccorso. E vi sono diversi tipi, diciamo così, di analisi testuale. Chi sa intrecciarli è un lettore particolarmente bravo. Ma anche l'applicazione di un solo tipo è sufficiente affinché colui che ne è il destinatario possa dichiarare: "a questo signore cui ho spedito il mio libro, il mio libro non è piaciuto affatto. Forse non lo ha nemmeno capito. Ma lo ha letto, sì, lo ha letto con vera attenzione. E di ciò, lo ringrazio"

 

Tu credi che sia stato il caso mio?

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@Sefora, @Yattaman: Scouting lo si fa un po' ovunque. Vi potrei parlare di Gianni Solla, che per anni ha scritto e accumulato racconti sul suo blog hotelmessico. Quando l'ho trovato per caso, saltando di blog in blog, la sua lingua e il suo immaginario mi hanno subito colpito, e dopo aver lavorato per un po' sul suo romanzo siamo riusciti a pubblicarlo con Marsilio. Oppure di Roberto Mandracchia, che citavo prima e che uscirà a gennaio per Baldini&Castoldi, che aveva pubblicato un romanzo con AgenziaX che m'è capitato in mano quasi per caso. Oppure di altri casi, nei quali siamo andati a delle fiere del libro ad ascoltare dei reading durante i quali alcune voci ci hanno colpito. Comunque è sempre più alto il numero dei romanzi e degli autori e delle voci che non funzionano che non quello di chi scrive bene e qualcosa di interessante, di inusuale. A ogni inoltre editor è capitato, oltre al rifiutare libri brutti, di rifiutare in tutta coscienza romanzi che sapeva benissimo che qualcun altro avrebbe pubblicato. Come dicevo nel mio primo intervento, a volte è questione di sensibilità. 


Del fatto che le librerie siano piene di libri mediocri, poco da farci: il sistema editoriale oramai non punta più a vendere libri ai cosiddetti lettori forti, perché sono troppo pochi numericamente per potere creare un best seller; meglio - veramente sarebbe un 'peggio', considerandone gli effetti - tentare sempre e soltanto di vendere libri a chi libri non ne compra mai, ovvero la maggior parte della popolazione italiana: di qui i Fabio Volo, le biografie di personaggi eccellenti, i personaggi televisivi che si danno al romanzo, e chi più ne ha più ne metta. Qui, però, vi quoto una parte di un articolo uscito su Grafemi, l'ottimo blog di Paolo Zardi: 


 


«Nel 1926, Virginia Woolf lesse il romanzo “C.” di Maurice Baring. Ecco cosa scrisse nel suo diario:



Mi sorprende trovarlo così buono. Ma in che senso è buono? Facile dire che non è un grande libro. Ma quali sono le qualità che gli mancano? Probabilmente, che non aggiunge nulla alla nostra visione della vita. Pure è difficile trovarvi un vero difetto. Il mio stupore è che opere decisamente di second’ordine come questa, pubblicate a profusione da almeno venti (
sic
) persone l’anno, direi, valgano tanto. Non leggendone mai, mi abituo a credere che non esistano. E così è, parlando con il massimo rigore. Vale a dire che non esisteranno nel 2026; ma attualmente hanno un grado di esistenza, che mi rende un poco perplessa.  (
da 
Diario di una scrittrice, 
Virginia Woolf, traduzione Giuliana De Carlo, 
minimum fax


Ma già nel 2014, chi leggerebbe “C.” di Baring? Esiste ancora? Qualcuno ne ha mai sentito parlare?»


 


 


@Hector: Abbiamo deciso di non fare pubblicare la lettera perché il problema, come ho già detto negli scorsi commenti, non può essere di merito. I romanzi - e l'editoria, in generale - non hanno un funzionamento meccanico: non posso ficcare dei vestiti nel romanzo di Nevrastenico e vedere se li lava o meno. Posso leggerlo e valutarlo, secondo parametri che non saranno mai oggettivi, ma sempre arbitrari. E, d'altro canto, non può essere il giudicato a valutare la giuria - alla quale, peraltro, ha lui stesso chiesto giudizio - soltanto a verdetto emesso. Ne tantomeno sarebbe possibile giudicare un romanzo dal rifiuto e dalla risposta piccata, occorrerebbe leggerlo tutto, e anche allora, qualora io e te e tutti gli utenti di questo forum non fossimo d'accordo, non sarebbe un problema: sarebbe appunto, come dicevo prima, una questione di gusti, di sensibilità. E - continuiamo a giocare nel novero delle possibilità eventuali - nemmeno la pubblicazione presso un editore di caratura nazionale potrebbe smentirmi, dato che anche allora bisognerebbe aspettare le critiche, le vendite, e così via: l'editoria è un processo progressivo di valutazioni insindacabili operate a più livelli.


In ultimo: sapevamo benissimo che pubblicando la mail - sia pure in forma anonima - sul nostro blog avremmo scatenato una qualche reazione. L'animo dell'autore lo si può sicuramente intuire, leggendo già solo quel testo. Abbiamo riletto la mia mail col giudizio almeno una trentina di volte e collettivamente prima di decidere di fare quel post e, devo dirti, che l'abbiamo trovata misurata, per nulla eccessiva nei toni, e lo stesso hanno potuto constatare gli amministratori di WD che l'hanno ricevuta in mail da parte di Nevrastenico. Abbiamo deciso di non renderla pubblica soltanto per non sdoganare un meccanismo a causa del quale ci troveremmo a dovere giustificare pubblicamente ogni rifiuto, cosa ovviamente impossibile in termini di tempo.


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Scusa Nevrastenico,

a me convinci,

tuttavia mi è venuta una domanda a cui desidererei trovare la risposta ( la tua :asd: ).

 

Perchè, se compili " valutazioni editoriali" da decenni,

hai inviato, pagando, il tuo manoscritto ad un'altra agenzia?

 

Che necessità avevi per farlo?

 

Ti ringrazio già in anticipo.

So che risponderai.

 

Grazie

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Ospite

Quindi, dalle domande retoriche poste da Nev (scusami ma mi fa strano chiamarti col nick per intero :asd:) nel post n.32 e dal successivo del sig. Mellusso, arrivo alla risposta che aspettavo per deduzione. Cioè: sì, la scheda in questione è il servizio offerto dall'agenzia al costo di 100 euro.

Sbaglio?

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Grazie per la domanda, Pippowood. Da qualche parte, forse nel mio thread di presentazione, scrissi che mi aspettavo questa domanda e che avrei risposto volentieri.

Dirigo, anzi, co-dirigo, una piccola casa editrice no profit, che lavora a bassa densità distributiva (il sistema distributivo italiano è perverso: per dirne una, si mangia il 60 per cento dei profitti), ma, ciò nonostante, con buona intensità produttiva. Ci occupiamo soprattutto di poesia straniera. Siamo tutti traduttori. Scegliamo noi ciò che ci piace pubblicare. Tra i miei amici e soci, io sono quello che ha il curriculum più "meschino". Da un paio d'anni abbiamo inaugurato una piccola collana di narrativa lunga: romanzi.

Prima di chiedere ai miei amici se se la sentivano di far sopportare alla casa editrice il costo di pubblicazione di un romanzo invero molto lungo come il mio (se ti dico da quanti anni ci lavoro ti viene un colpo), ho ritenuto moralmente (ahia!) giusto farmi un giretto tra le agenzie editoriali. Nessuna illusione, ma hai visto mai? Se va bene, briscola, se va male, facciamo noi il romanzo. Non ti nascondo che ero incuriosito di sapere come lavorano qui in Italia, visto che ne conosco alcune all'estero.

Allora ne ho scelte tre, che avessero caratteristiche diverse e offrissero servizi diversi. Una a pagamento, con scheda di lettura + opzione per rappresentanza, Vicolo Cannery; una non a pagamento, con solo interesse per rappresentanza: Vicky Satlow. Una non a pagamento con una schema lettura-rappresentanza articolato in vari momenti: Luigi Bernabò.

 

La tua domanda mi è gradita anche perché mi dà l'opportunità di riconoscere la professionalità di Vicky Satlow. L'agenzia richiede: qualche capitolo, una sinossi e il c/v. Risposta telegrafica, in una settimana: "il Suo romanzo non mi convince appieno". Risposta altrettanto telegrafica: "Succede... Grazie comunque per l'attenzione".

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Quindi, dalle domande retoriche poste da Nev (scusami ma mi fa strano chiamarti col nick per intero :asd:) nel post n.32 e dal successivo del sig. Mellusso, arrivo alla risposta che aspettavo per deduzione. Cioè: sì, la scheda in questione è il servizio offerto dall'agenzia al costo di 100 euro.

Sbaglio?

non sbagli.

C'è da dire che tra le agenzie a pagamento è forse quella che applica la tariffa più bassa. L'ho scelta anche per questo, ma non solo per questo. Si presentano con un certo glamour...

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Quindi, dalle domande retoriche poste da Nev (scusami ma mi fa strano chiamarti col nick per intero :asd:) nel post n.32 e dal successivo del sig. Mellusso, arrivo alla risposta che aspettavo per deduzione. Cioè: sì, la scheda in questione è il servizio offerto dall'agenzia al costo di 100 euro.

Sbaglio?

non sbagli.

C'è da dire che tra le agenzie a pagamento è forse quella che applica la tariffa più bassa. L'ho scelta anche per questo, ma non solo per questo. Si presentano con un certo glamour...

 

... e da ragazzo (ma anche ora) adoravo Steinbeck

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@Hector: chiedi se è legittimo spendere cento euro per un parere che non è adeguato al servizio offerto. Nel post precedente invitavo a ragionare proprio sul criterio di "adeguatezza". Quale servizio di lettura è "adeguato"? Quello che sviluppa una lettura critica del testo? E se sì, sulla base di quali parametri visto che esistono differenti tipi di lettura? Quello che rileva il potenziale commerciale di un manoscritto? Oppure, quale? 

Il paragone con la riparazione di un elettrodomestico non è corretto, perché per definizione il lavoro immateriale non è quantificabile: né sulla base del tempo, né sulla base del risultato. Non esiste una retribuzione "giusta" per chi svolge una prestazione d'opera a mezzo di neuroni. Inoltre, per come la metti tu, potrebbe valere questo paradosso: cioè che se un'agenzia esprime giudizio positivo in merito a un testo, "soddisfacendo" l'autore, e poi non porta il testo stesso a pubblicazione, beh, allora la manutenzione avrebbe comunque esito negativo. Sulla base del tuo paragone anche quello sarebbe un errore. E che errore: magari a quel parare positivo è seguito un editing che ha impegnato l'autore e che noi svolgiamo del tutto gratuitamente. Non solo hai pagato il tecnico, ma poi hai pure perso del gran tempo. E alla fine non hai ottenuto nulla. E allora altroché invettiva...   

 

@Nevrastenico: chiunque ha un minimo di dimestichezza con il meccanismo di lettura e selezione editoriale sa che l'"analisi testuale" non è quasi mai il criterio adoperato per leggere un testo. L'analisi testuale, che si occupa di rilevare elementi formali, grammaticali, aspetti lessicali, occorrenze e figure, non è praticamente mai impiegata. Quasi sempre il lettore editoriale fa riferimenti a concetti aleatori come "voce interessante", "insolita prospettiva", presenza di un "qualcosa", mancanza di un tono, sovrabbondanza di un registro, ruolo di uno o più personaggi, conoscenza più o meno diretta del contenuto di cui si scrive, generiche cadute stilistiche e via dicendo. Sono pareri brevi, secchi, a volte poco argomentati, scritti in forma di lettera. Sono - come dicevo prima - opinabili. La disamina del linguaggio, peraltro, è solo uno degli aspetti che fondano un giudizio. Ce ne possono essere molti altri. Ad esempio: commerciali, tematici e perfino extra-testuali.

Se io pago per avere qualcosa, ma quel qualcosa non corrisponde a ciò che pensavo venisse fornito, si può argomentare, si può chiedere un ulteriore chiarimento, si può sollecitare un approfondimento della valutazione, purché lo si faccia in maniera civile. 

 

Credo che traspaia una cosa dalla disamina testuale di quello che scrivi, Nevrastenico. Cioè, l'inflazione dello stile proprio della sentenza verbosa. Formule come "truppe cammellate" (al posto del nome e cognome dell'interlocutore), "moralmente", "al basto di somari sapienti", "incapaci", il "nullità" attribuito a Benni e via dicendo, denotano il piglio proprio dell'asserzione categorica che di solito ha poco a che fare con la letteratura, a cui necessita uno sguardo libero sul mondo e sugli uomini. O quantomeno denotano una tale sufficienza nel giudizio che rendono inutile il sottoporsi a letture editoriali. L'autorevolezza delle tue considerazioni è fondata e legittimata dalla tua storia. Quella del nostro giudizio riposa su quello che abbiamo fatto. 

Così ci teniamo la pericolosità che ci attribuisci per la salute delle buone lettere, considerandola un merito, peraltro, e ti diamo una mano a diffondere direttamente dal nostro blog, e non solo presso i tuoi circuiti, le valutazioni negative che ha di noi affinché gente con le spalle meno robuste delle tue possa scansarci in futuro.     

 

TDL  

 

 

 

    

 

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Posso chiederti cosa ti aspettavi da Vicolo Cannery? Che tipo di scheda pensavi di ricevere, insomma.

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be', con TDL non avevo preso impegni, perciò gli rispondo. Prima di congedarmi pure da lui.

L'analisi testuale si esercita mentre si legge, non a posteriori. La scheda si scrive invece a posteriori, sulla base di quanto si è letto. Una buona scheda, o almeno una sufficiente, può riempire mezza paginetta, lo spazio che Melluso ha utilizzato per scrivere la sua.

 

Che il mio stile non vi piace, TDL, l'ho capito. Come mai ci insistete su? Anche voi non mi piacete. E non ci insisto su.

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Posso chiederti cosa ti aspettavi da Vicolo Cannery? Che tipo di scheda pensavi di ricevere, insomma.

 

in realtà... non lo sapevo!  :) Una scheda, immagino, che denotasse intelligenza in chi si fosse assunto il compito di compilarla. O almeno un po' cultura letteraria, diciamo così. Se, per esempio, mi avessero scritto: ci pare che i suoi riferimenti siano: Tizio, Caio e Sempronio, ma purtroppo, per la ragione X: "citazione", Y "citazione", Z: "citazione", ci sembra che Lei sia ben lontano dall'avvicinarsi al loro esempio, e giù magari una citazioncella a memoria, o anche una di quelle di cui la Rete è piena... be', allora avrei ringraziato e mosca. Non saranno un granché come lettori, mi sarei detto, ma almeno ci hanno provato...

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Cioè in una scheda editoriale sul tuo libro volevi citazioni di altri autori? Un inquadramento letterario, per così dire? :grat: Boh, avrei detto che una scheda dovesse contenere tutt'altro.

Però una scheda di questo tipo è un rischio: ci vuole talento filologico e ricerca sull'autore per capire davvero quali potrebbero essere i riferimenti culturali di un testo. In più bisogna aver letto le stesse cose che ha letto lui, e neanche una di più o di meno (o quantomeno sapere cosa l'autore ha letto e cosa no). Solo che lo vedo improbabile per un'agenzia avere queste informazioni.

Voglio dire: capita a tutti di essere paragonati ad autori che uno neanche ha letto, a volte di cui nemmeno conosceva l'esistenza. Oppure che uno ha letto ma che non pensa di essercisi ispirato. Può succedere per tanti motivi. Oppure può succedere il contrario, che uno pensa di ispirarsi o addirittura citare un autore preciso e che i lettori non colgano (o colgano in parte).

Ripeto, la filologia è una scienza difficile e perigliosa e che necessita di notevole prudenza (e pazienza da entrambe le parti). Non è per niente detto che sbagliare questo tipo di cose sia dovuto a ignoranza, anzi, spesso è proprio chi conosce di più che finisce col fare accostamenti inattesi o volendo molto arditi.

Quindi non so, ma mi pare che analisi di questo tipo siano piuttosto sterili qualunque cosa uno dica.

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Sì, Sweety, capisco le tue obiezioni. Ho provato a farti un esempio non ben argomentato. Scusa, sarà l'ora tarda... Vediamo se riesco a dire meglio cambiando prospettiva. Se no perseguitami pure, eh? Mi piacciono i micioni, ne ho uno enorme qui con me, in casa.... :)

 

La filologia è una tecnica di analisi testuale. In particolare, è quella di cui io faccio uso per... naturale disposizione? Chi lo sa. Mentre leggo, mi piace mettere a profitto la materia grigia, la memoria, le conoscenze acquisite, e provare (dico provare) a istituire ragionevoli connessioni tra quel che leggo per la prima volta e quel che l'esperienza ha sedimentato in me. Ma come avviene tutto ciò? Come si producono in me le connessioni che cerco?

 

Leggere non è un atto naturale. Non è nemmeno l'applicazione della facoltà cognitiva che si acquisisce nei primi anni dell'età scolare. Leggere è un lavoro, il più delle volte straordinariamente piacevole, come tutti qui sanno bene. Ma è un lavoro. Ogni testo sollecita uno sforzo, di cui a volte, grazie al piacere della lettura, nemmeno ci accorgiamo. Con ciò voglio dire che ogni testo richiede un'attenzione particolare, unica, speciale, identica a quella che richiederebbe un individuo in carne e ossa. Così, il primo "lavoro" da fare (che la tua mente fa) mentre leggi un testo, è cercare di scoprire in che cosa consiste quella particolare forma di attenzione che esso reclama da te. "Io ci sono" ti dice il testo, e ti domanda "tu, lettore, ci sei? Sei qui con me o sei altrove?".

 

Sarai un buon lettore se riuscirai a rispondere affermativamente: "sono qui con te. La mia mente è una pagina in bianco". Allora avrai compiuto il primo, fondamentale passo sulla strada della filologia testuale. Perché avrai riconosciuto il testo come altro da te. Come un autentico e irriducibile estraneo. In qualche modo, lo avrai "consacrato". Allora, i "riferimenti" che sarai in grado di produrre, le "connessioni" che sarai capace di istituire, sarà lui che li estrarrà dalla tua memoria, dalla tua esperienza, dalla tua conoscenza di altri libri (e non solo). Sarà lui a inscriverli sulla pagina bianca della tua mente. Scrivere di queste connessioni è solo l'atto finale della filologia. Ed è solo qui che interviene la "tecnica". Una buona tecnica produce una buona scrittura filologica.

 

Esaminiamo il procedimento opposto: la mia mente non è in bianco, è piena di pagine scritte. Proietterò quelle pagine scritte sulle pagine del libro scritto. Le pagine scritte che riempiono la mia mente sono le idee che mi sono fatto a proposito di, per esempio: la morale, l'estetica, la politica, la religione, lo stile, le convenzioni grammaticali, sintattiche, narrative, ecc. ecc.: lo scibile a mia disposizione. Cercherò di verificare se qualche frammento di questo mio scibile si trova già contenuto nel libro scritto che sto leggendo. Se non trovo nessuna corrispondenza, o troppo poche corrispondenze per conferire un po' di soddisfazione a questo mio scibile, giudicherò che il libro non merita di essere ascritto agli elementi fondamentali che costituiscono il mio scibile. Allora, potrò anche aver appreso una eccellente tecnica di "scrittura filologica", e tuttavia non riuscirò a scrivere nulla di sensato su quel libro.

 

A me è capitato più di una volta di non essere riuscito a esercitare la "mia filologia". Per esempio con Bohumil Hrabal, uno scrittore che ho imparato a leggere dopo averlo sdegnosamente rifiutato la prima volta. Uno scrittore meraviglioso. La colpa era solo mia, non del suo libro.

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Mi sembra che questo thread stia diventando piuttosto sterile.

@Nevrastenico: tu hai le tue idee su come ci si approcci a un testo, per inciso diametralmente opposte alle mie: la mia mente è sempre piena di scritte, mi piace proiettare me stesso sulle pagine che leggo, ma io non faccio l'agente letterario, quindi non mi pongo nessuna questione morale (:)) sul metodo.

Ritieni, diciamo così, di aver buttato 100€ perchè la valutazione fatta da Cannery è inadeguata e redatta da incompetenti.

Cannery ovviamente dice che tutto ciò non è vero, che loro sono professionisti seri e che la tua mail di risposta sia dettata da un mal riposto orgoglio e che sia stata scritta in modo offensivo.

Mi sembra chiaro che il servizio di Cannery ti abbia lasciato profondamente insoddisfatto, però quello che credo sia più interessante per gli utenti del forum (al di là del piacere nel seguire questa sorta di telenovela letteraria ;)) è capire se Cannery non ha svolto un buon servizio per te, in quanto addetto ai lavori che si aspettava qualcosa di più vicino ai suoi metodi, o se Cannery svolge un lavoro mediamente poco soddisfacente che non vale i cento euro pagati.

So benissimo che capire questo è pressoché impossibile, però mi piacerebbe che tutti quelli coinvolti fossero più chiari e oggettivi nell'esporre le loro ragioni.

Nevrastenico: io non so cos'è l'analisi testuale come la intendi tu, quindi mi perdonerai se ti chiedo nuovamente cosa non andava nella scheda di valutazione (che a questo punto vorrei proprio leggere)

Ragazzi di Cannery: con che parametri compilate le schede? valutate lo stile, il linguaggio, l'originalità, i contenuti? questa fantomatica voce che nessuno riesce a definire?

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Sono d'accordo, la filologia è una tecnica di analisi. Tuttavia, non è una buona tecnica per giudicare qualcosa. La filologia serve a ricostruire significati. A essere sinceri, se un testo contemporaneo ha bisogno di analisi filologica per trasmettere appieno il suo messaggio, è ipso facto un testo fallimentare. L'unica eccezione sono quelli che gli americani chiamano easter egg: ossia rimandi, piccole citazioni di nicchia, che fanno suonare campanelli a chi fa parte della nicchia, ma che non servono assolutamente alla reale comprensione del testo.

Per esempio, King cita spesso Derry o Shawshank nei suoi romanzi, giusto per dare un nome a un città vicina o al carcere di contea. Chi non ha letto nient'altro, li prende come nomi e prosegue senza problemi. Chi ha letto altro di King, li riconosce e gioisce per il campanello, e poi prosegue senza problemi: sono piccoli richiami di fidelizzazione del lettore, non chiavi di lettura indispensabili.

Ovvio che al filologo che curerà l'edizione critica di King verrà richiesto di ricostruire tutti questi piccoli legami nascosti. Ma perché si presume che conosca tutto di King, non perché il libro in sé ne abbia bisogno. E dovrà essere più che sicuro di quello che scrive prima di mettere giù nero su bianco che c'è un richiamo: la filologia è una disciplina sia storica che letterario-linguistica.

Cercare di fare analisi filologica di un testo senza conoscere il contesto può essere un esercizio divertente, ma è un azzardo: come ricostruire il DNA di qualcuno tirando a indovinare quali sequenze ci sono in base all'aspetto della persona e a una manciata di proteine che il suo corpo è in grado di sintetizzare.

Se quello che cercavi era un'analisi di questo tipo, il libro da solo non poteva bastare. Se è quello che ti hanno dato, è stato un azzardo da parte loro.

Però considera anche a cosa servono le schede di lettura: servono a spiegare a qualcuno che il libro non l'ha letto se il libro ha un valore o no per lui. Per farlo, è naturale che lo si riconduca ad autori noti, non necessariamente di qualità: serve solo a dare l'idea di come appare il libro e a che cosa può assomigliare. Ci si butta su quello che il destinatario ha presumibilmente letto: guarda, è un libro che assomiglia a X, ma a un certo punto devia verso Y. Questo non significa che la persona ha letto solo X o Y: la scheda di lettura non è uno sfoggio di erudizione.

Può essere comunque insufficiente (per 100€ non mi accontenterei dei rimandi), tuttavia non denota ignoranza o incapacità, al limite solo superficialità.

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@Prof.

Idee diverse sui libri e sulla lettura, quali le tue e le mie, contribuiscono a comporre la "discordante armonia" del Cosmo delle Lettori, come direbbe Eraclito (se si lasciasse pigliare per i capelli da un pessimo filosofo come me).

Quanto alla lettera: non approvo il rifiuto di Melluso a pubblicarla, né mi convincono le sue motivazioni. Tuttavia rispetto la sua decisione. Non tanto perché sono "magnanimo", credo ("com'è umano, Lei", mi direbbe Fanozzi), quanto per marcare una volta di più la mia differenza da lui. Dunque capitolo chiuso.

Questa discussione sta diventando sterile, concordo. Soprattutto dopo la discesa in campo, nell'ordine, di fanteria del deserto e truppe cammellate (ahi, che stile deprecabile, il mio). Ma sono scese in campo, perché? Per sollevare il polverone necessario a nascondere la pozza avvelenata - fuor di metafora, il contenuto reale della mia lettera, che loro stessi hanno reso pubblica. Ah, loro sì che sono gente civile. Io invece sono un beduino che non conosce le buone maniere. E se avessero provato a rispondermi privatamente, come io ho fatto con loro? Mandandomi anche civilmente al diavolo?

Immagina di prendere un ceffone dalla tua ragazza. Invece di rispondere con un ceffone (o con un mazzo di fiori, secondo il tuo stile), ti affacci alla finestra e gridi a tutto il vicinato: "ho preso un ceffone, ho preso un ceffone!".

Basta, anch'io non ne posso più del mio stile.

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@Sweetty

Sono buone argomentazioni, le tue.

In un punto dissento:

 

"Cercare di fare analisi filologica di un testo senza conoscere il contesto può essere un esercizio divertente, ma è un azzardo: come ricostruire il DNA di qualcuno tirando a indovinare quali sequenze ci sono in base all'aspetto della persona e a una manciata di proteine che il suo corpo è in grado di sintetizzare".

 

Il "contesto" è anche (non solo) il Cosmo dei Libri. La Biblioteca di Babele, direbbe Borges. Non esiste un solo libro di tutto il Cosmo o di tutta la Biblioteca che non parli almeno di un altro libro. Il libro più modesto, più insipiente, più scartellato, produrrà almeno una di quelle connessioni di cui parlavo sopra. La produrrà spontaneamente. Lui, non tu che leggi, non tu "filologo", o "semiotico", o "ermeneuta", o ecc. ecc.

E questo perché?

Be', è un vero e proprio problema metafisico. Joyce propone una risposta empirica. In un brano di un suo libro, Finnegans Wake, un libro che è una sfida letale all'intelligenza, alla sensibilità, alla pazienza del lettore rotto a tutte le più dure esperienze della vita (della Biblioteca), Joyce suggerisce questo curioso calembour: lo "storytelling" (il "raccontare storie", è in realtà uno "stolentelling" (un "rubare storie").

Soluzione approssimativa e forse limitata al problema, ma assai ingegnosa. Pensiamo infatti, non al peggior poeta di tutti i tempi, ma al migliore: William Shakespeare. Shakespeare, come scrive un acuto critico letterario, esplora, dà fondo, esaurisce tutte le possibilità della lingua inglese (e non c'è Joyce che tenga, aggiungo sfrontatamente io). Eppure, Shakespeare non fa che saccheggiare la Biblioteca. Le sue storie sono "furti" dagli storici greci, romani, da Plutarco, da novellisti minori, da tradizioni orali e misteriche, ecc. ecc. Non c'è un sola opera teatrale, un solo sonetto di Shakespeare che non parli, che non istituisca "connessioni" con testi che non siano già presenti nella Biblioteca... Quel furfante di Shakespeare!

 

Tropo metafisico, troppo filosofico tutto ciò?

Certo che lo è! Ma non "troppo". La filosofia, scrive ancora Borges in un breve saggio degli anni '40 purtroppo mai tradotto in italiano, è la forma più alta di narrazione, ovvero di finzione. Perché (cito a memoria) si sforza di attingere alle fonti stesse, all'essenza intramontabile di tutto il Creato...

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Ospite Lem Mac Lem

Onde non andare troppo OT, che siamo già borderline.

Alla fine, il motivo per cui hai scritto quella risposta alla loro valutazione, pubblicata nel sito dell'agenzia, risiede nel loro rifiuto di rappresentarti o nel tuo disaccordo con la valutazione stessa?

Dato che hai chiarito che per te la lunghezza adeguata per una valutazione a pagamento può benissimo essere quella che hai ricevuto, la questione si riduce alle due possibilità di cui sopra.

Tutto il resto può essere molto interessante, ma esula dall'argomento del thread. Se desideri parlare di Shakespeare, di Joyce, di Borges o di chiunque altro, puoi aprire un post apposito, nelle apposite sezioni.

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Lem, non desidero contestare il tuo richiamo, ma ho solo tentato di rispondere con parole mie alle domande di due utenti.

Se sono andato OT, me ne scuso.

 

Quanto al "motivo" per cui ho scritto "quella risposta alla loro valutazione", francamente non so più quali parole utilizzare per spiegarmi. Possibile che ancora non lo si sia capito? Possibile. Mea culpa. Provo a ripetere? Ci provo.

 

Ho scritto quella risposta non a causa del loro rifiuto a rappresentarmi (paragrafo primo della risposta), non a causa del mio disaccordo con la loro risposta (paragrafo primo della mia risposta), ma a causa dell'insipienza della risposta (successivi paragrafi della risposta), intollerabile secondo me (poi ognuno è libero di pensarla come gli pare sulla civiltà del mio stile) dato che proveniva da "professionisti della lettura".

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@Yattaman: sì, Nevrastenico è riuscito a rendere questo thread assolutamente sterile. Però c'è una cosa che balza agli occhi e che mi fa sempre più convinto dell'inopportunità di consentire la pubblicazione della mia risposta: se di fronte a una persona che dice «Ho scritto un capolavoro, chi non mi capisce non capisce niente di letteratura» un terzo tende a dar - alla cieca - ragione a lui e non al giudicante, bhè, mi viene naturale pensare che questo terzo sia a sua volta uno scrittore che non saprebbe venire a patti con un rifiuto, che non avrebbe le spalle abbastanza larghe da sopportare un parere negativo, e quindi non ci importa, davvero, che questo thread lo convinca a non mandarci il manoscritto. D'altro canto, non campiamo mica su quei 100€, che però sono una risorsa fondamentale. Mettiamo caso che uno abbia scritto un romanzo orribile e lunghissimo, capita, no?, non sono mica tutti capolavori. Bene: potrà chiedere un parere a dei beta reader - ovvero degli amici, in ultima istanza - o a dei familiari, o a un congiunto. Se vuole, invece, un parere professionale - ovvero il parere di chi lavora quotidianamente nell'editoria (e a differenza di Nevrastenico, che peraltro lo fa parzialmente, avendovi solo accennato senza mai fare il proprio nome, non metto innanzi a me il mio curriculum) - deve sapere che così facendo mette in moto una macchina aziendale. Le case editrici (che hanno una percentuale ben più alta del 10% sui proventi ricevuti dall'autore che si prende l'agenzia) possono permettersi di pagare dei lettori esterni, mentre se Vicolo Cannery non facesse pagare le letture non potrebbe a sua volta pagarle al lettore che se ne occuperà. E sarete tutti d'accordo con me del fatto che è ricevere prestazioni lavorative senza corrispondere un compenso è immorale. Peraltro l'agenzia letteraria Vicolo Cannery - e credo che sia l'unica struttura editoriale in Italia a comportarsi in questo modo - sin dalla sua fondazione ha tra le sue regole statutarie il non avvalersi mai di stagisti. 


Il lavoro svolto, insomma, noi lo paghiamo sempre - mi chiedo perché non si dovrebbe, rivolgendosi all'agenzia, pagarlo a propria volta.


 


Poi chiedi dei parametri di selezione: quelli derivano dalla conoscenza del mondo editoriale. Due parametri che uso spesso sono quelli dell'inusualità e della funzionalità. Visto che non ho alcuna intenzione di fomentare quel mercato mediocre e inflattivo che porta le librerie a essere sature e le nuove uscite a scomparire, cerco qualcosa che abbia qualcosa di non sentito: che sia la trama, la storia, la lingua, ogni cosa in un romanzo può far scattare quella scintilla di interesse che poi porta alla rappresentanza e all'editing (quello, sì, gratuito, ma solo per i romanzi che selezioniamo) e agli invii alle case editrici. 


Può essere selezionato davvero qualsiasi testo, l'importante è che abbia un funzionamento logico interno (e possono averlo anche i testi più arditi, sia inteso, basta che rispettino alla lettera quella logica ardita), uno stile - e su cosa sia lo stile ci sono trattati su trattati: un professionista lì va a occhio, sarebbe riduttivo darne una definizione qui in poche righe - e un'idea inusuale di base. Su questi stessi parametri c'è capitato di selezionare davvero di tutto: romanzi storici sentimentali, gialli, noir, romanzi frattali molto letterari, romanzi assolutamente realisti, romanzi distopici (proprio l'altro giorno, sfuggendo ogni moda letteraria, lavoravo su un romanzo per adulti coi dinosauri), e chi più ne ha più ne metta. 


Insomma - sempre lì torno - per noi dovrebbero parlare i libri che facciamo, non quelli che rifiutiamo, intanto perché è su quelli editi che abbiamo deciso di puntare, e di fronte a un mercato editoriale così espanso i libri buoni troveranno quasi sempre una loro collocazione, e poi perché saranno sempre enormemente di più quelli rifiutati rispetto a quelli selezionati e pubblicati, e quindi per un meccanismo di economia di tempo ritengo sia più utile parlare del nostro operato in base a ciò che abbiamo fatto piuttosto che il contrario.


In ultimo, ma questa è davvero un'utopia, mi piacerebbe parlare - e vedere interesse - del lavoro dell'agenzia in sé: oltre alla questione degli stage abbiamo ben più di una particolarità. Abbiamo organizzato il primo corso di editoria gratuito che sia mai stato fatto a Roma, per esempio, dando la possibilità a chiunque di confrontarsi con professionisti , teniamo in vita un blog di narrativa - altre agenzie lo fanno? -, facciamo un'antologia l'anno con una piccola casa editrice - anch'essa selezionata tra le più valide dell'anno precedente - per lanciare nuovi autori... Insomma, ho come il timore che qui il punto finisca per essere solo «Come vi siete permessi di giudicar male il mio capolavoro?», mentre ci sarebbero molti altri discorsi da fare, e sicuramente più 'nobili'. 


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