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Gongola

Quanto influisce il fattore autobiografico sui racconti?

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Ultimamente mi capita di scrivere racconti che contengono quasi sempre almeno una piccolissima componente autobiografica. Mi sembra normale che sia più facile scrivere di qualcosa che si conosce e senza rendermene conto mi accorgo che dietro quanto ho scritto si nascondono almeno in piccolissima parte situazioni vissute.

E' normale, succede anche a voi? :testamuro:

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Eh, hai voglia. Mia mamma, la supercritica, mi dice "te, o scrivi roba fantasy o scrivi i *** tuoi dandoti altri nomi". Chiara ed esaustiva. :-_-:

Ma penso sia normale, anzi, inevitabile. Se racconti emozioni, sensazioni, o comportamenti, viene immediato fare riferimento a ciò che conosci o hai già sperimentato. Un tizio che vende miliardi di copie da anni, un americano di cui non farò il nome, quando consiglia i giovani scrittori dice un sacco di belle cose, ma la prima che dice sempre è: scrivi quello che conosci.

Oltre a essere istintivo, è facile (o almeno più facile che inventare da capo a piedi un personaggio, ecco) e anche utile. Una cosa che conosci la descriverai sempre meglio di una di cui non sai assolutamente nulla. Credo.

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Mi capita eccome. Ma mi sto accorgendo che man mano che vado avanti succede sempre più di rado. Se non altro perché con una vita come la mia, che molti definirebbero noiosa, a un certo punto gli aneddoti interessanti finiscono XD

Più che altro, quello che faccio (e che consiglio sempre quando mi chiedono pareri in questo senso - e in generale sulla trama) è di mettersi ad ascoltare la gente. In fila al supermercato, mentre aspetti dal dottore, o alla posta, o in metro, o passeggiando nel parco. La gente chiacchiera un sacco, e anche solo da una frase buttata lì (o origliata :asd: ) possono uscire cose interessanti.

Non è autobiografico, ma viene pur sempre dalla "realtà".

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In ciò che scrivo c'è un forte fattore autobiografico. Scegliendo di scrivere in modo moto istintivo, questo non può far altro che far emergere parti di me. Parti, non aneddoti nel mio caso. Il fattore autobiografico è la presenza di aspetti di me nell'anima di molti personaggi (nelle storie lunghe ma molto di rado nei racconti brevi) o il coinvolgimento spontaneo di questioni che, a fondo o in superfice, mi premono.

Ora, quelle che considero le mie storie principali sono storie programmate da anni e con una genesi particolare. La maggior parte erano fantasie del sottoscritto ragazzino, poi evolutesi. Quindi l'identificazione con il personaggio principale, dato che in tali storie seguo in modo massiccio un personaggio (in altre parole, non sono storie corali), a volte è nata ancora prima rispetto delineazione della storia stessa o della decisione di scriverla.

Scrivendo, però, mi rendo conto che vari personaggi, anche se non tutti, acquistano parti di me o di altre persone che ho conosciuto, diventando una sorta di contorta analisi celata sotto alla storia. Mi piace sempre ricordare, in discorsi del genere, l'esempio di due miei personaggi, il protagonista e il suo migliore amico con cui ha un rapporto estremamente conflittuale. Entrambi rappresentano più parti di me, la maggior parte differente. Forse è per questo che sono così in conflitto :asd:

Concludo, quindi, dicendo che se il mio nick è Ray non è un caso.

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Sono super d'accordo con Vale.

Qualcosa di autobiografico c'è sempre, per forza, se non altro il suo perfetto contrario. Ovvero: magari adori i centri commerciali, ci passeresti le ferie se potessi. Prova a immaginare uno che invece li odia, che li vorrebbe vedere rasi al suolo, e da lì potrebbe uscire qualcosa di buono.

Però poi a guardarsi troppo l'ombelico si finisce per aggrovigliarsi su se stessi. Come dice Vale, dopo un po' finisci gli aneddoti da cui prendere spunto. Quando arrivi a scrivere di un tizio che impreca perché non trova una ciabatta, e il pavimento fino al cesso è freddo, sei andato troppo oltre.

Rubare. Questo è il trucco, secondo me. Rubacchiare ovunque. Dalla gente che incroci, dagli annunci sui giornali, dai siti web di curiosità, dai fumetti. E poi confondere le carte. La commessa di biancheria intima con voce squittente potrebbe diventare una vicina di casa petulante; il nonnetto gobbo che prende l'amaro al pub potrebbe diventare un informatore in un caso di omicidio.

Rubare senza farsi beccare. E ti si aprono universi.

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a volte lo faccio, ma preferisco rubare dalle vite altrui, come dicevano sopra di me, sentire qualche frase che può risultare interessante e crearci sopra, poi ci sono anche le volte in cui invento completamente tutto, senza un minimo di fattore biografico

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Io non invento niente, tutti i racconti sono storie che mi racconta la gente o che osservo, magari in autobus. Le poesie sono momenti personali che sento il bisogno di trasformare in parole. In ogni caso, alcune storie sono "pure", altre sono un mosaico di narrazioni differenti. Spesso i nomi dei personaggi sono nomi di amici...

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Sono d'accordo, anch'io inserisco diversi particolari autobiografici in ciò che scrivo..;)

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Ospite Jack Shark

C'è sempre qualcosa di biografico e autobiografico nei miei scritti.

Però è sempre solo una piccola parte del personaggio o dei personaggi. Il resto è pura invenzione, che cerco di rendere più credibile possibile.

Spesso le note autobiografiche le metto non per facilitare la scrittura, quanto per mandare messaggi più o meno subliminali a certe persone che so che leggeranno.

Il fatto che questi messaggi vengano poi colti dalle persone alle quali sono rivolti, è per me ininfluente... :sornione:

Modificato da Jack Shark

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Ho letto da qualche parte: tutti sono capaci di scrivere sulla propria vita, dato che chiunque ne ha una.

Un tizio che vende miliardi di copie da anni, un americano di cui non farò il nome, quando consiglia i giovani scrittori dice un sacco di belle cose, ma la prima che dice sempre è: scrivi quello che conosci.

Oltre a essere istintivo, è facile (o almeno più facile che inventare da capo a piedi un personaggio, ecco) e anche utile

Io penso si riferisse a cose puramente materiali. Del tipo, non perderti troppo nella descrizione di un acciaieria se non ci sei mai stato dentro a una... o rischi banalità, gaffe, e quant'altro.

Per i personaggi, invece, non sono tanto d'accordo: sarebbe veramente grave il non riuscire a creare personaggi distanti dal nostro modo di essere, significherebbe veramente aver sbagliato hobbie, a mio modesto avviso.

Un intero romanzo con protagonisti vari aspetti della mia personalità che interagiscono fra loro? Per carità, sarebbe una cosa che non consiglierei di leggere neanche a chi mi sta sulle palle, asd.

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poco. Nel senso che magari i personaggi ascoltano la musica che ascolto io, parlano di libri o di film che io ho visto... ma solo perché come farei a scrivere di cose che non conosco?

Mentre a livello caratteriale i miei personaggi mi assomigliano ben poco. Qualche punto di contatto c'è perché è inevitabile ma se dovessi dire che ho scritto di un personaggio che mi assomiglia la risposta è senza dubbio negativa.

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Ospite Jack Shark

sarebbe veramente grave il non riuscire a creare personaggi distanti dal nostro modo di essere, significherebbe veramente aver sbagliato hobbie, a mio modesto avviso.

La penso esattamente come te :thumbup:

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Per i personaggi, invece, non sono tanto d'accordo: sarebbe veramente grave il non riuscire a creare personaggi distanti dal nostro modo di essere, significherebbe veramente aver sbagliato hobbie, a mio modesto avviso.

Un intero romanzo con protagonisti vari aspetti della mia personalità che interagiscono fra loro? Per carità, sarebbe una cosa che non consiglierei di leggere neanche a chi mi sta sulle palle, asd.

Sono perfettamente d'accordo; però anche quando cerco di creare un personaggio distante millemila anni luce da me rileggendo le sue azioni mi accorgo che c'è quel qualcosa, un dettaglio, un accenno, una stupidaggine a cui nessuno farà mai caso anche se mi conosce che però in qualche modo è dettata da Manuela e non dal personaggio in questione, non so se "sono stata spiegata" ;)

Sotto un certo punto di vista è divertente e gli psicologi potrebbero studiare una vita su questi particolari ma allo stesso tempo è frustrante il non riuscire ad allontanarsi da sè stessi

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Ospite

A me succede praticamente sempre! Ci metto sempre un qualcosa di me in tutto quello che scrivo anche se a volte non si dovrebbe fare perchè, comunque sia, al lettore piace leggere cose diverse!

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Per quanto mi riguarda c'é sempre qualcosa di me in ciò che scrivo.

Ho difficoltà a scrivere di cose che non mi appartengono. Non mi riferisco al carattere dei personaggi, o alle descrizioni materiali; è una questione più intima. E' proprio il conflitto alla base della storia che devo conoscere e capire come si deve.

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Comprendo bene, Neal. Anche se a volte a me accade, istintivamente, di mettere in mezzo un conflitto che non avevo programmato di inserire, perché è un sopito conflitto interiore.

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Per quanto mi riguarda c'é sempre qualcosa di me in ciò che scrivo.

Ho difficoltà a scrivere di cose che non mi appartengono.

Vale lo stesso anche per me..:)

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