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swetty

Ampliare la punteggiatura

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Ho trovato questa pagina di Wikipedia:

http://en.wikipedia.org/wiki/Punctuation

che oltre a essere un utile riferimento, mi pone anche un quesito. Nel box a destra, in basso, ci sono dei segni di interpunzione classificati "uncommon", tra cui per esempio ⸮ per denotare un tono ironico:

http://en.wikipedia.org/wiki/Irony_punctuation

E mi chiedo se e come si potrebbe ampliare la punteggiatura.

Come vedete la cosa?

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Io credo che la punteggiatura attuale basti e avanzi.

Se si ha bisogno di un nuovo simbolo per trasmettere ironia allora non si scriva ironia, perché è evidente che non lo si sa fare.

In effetti l'idea che leggo più spesso è di diminuire la punteggiatura (vedere i vari detrattori di punto e virgola o due punti, a volte veri e propri estremisti). :asd:

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Sarà abitudine ma a me basta quella che c'è. Però credo che sia abitudine, se avessimo imparato a leggere con il "punto ironico" forse lo accetteremmo come quello esclamativo.

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Ospite Ice

Non so, prendere una pagina in inglese per parlare di punteggiatura italiana ha senso?

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Quando la pagina italiana non parla di quello che uno vuole parlare sì.

Poi a me risulta che anche gli inglesi usino il nostro alfabeto e i nostri segni di interpunzione, o sbaglio io? L'ultima volta che ho letto, anche per loro il punto delimita le frasi, il punto interrogativo indica domande e così via. :asd:

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Non so, francamente la trovo una cosa inutile.

Non certo perché la scrittura sia "completa" così com'è: in realtà non lo è affatto, e infatti ciascuno di noi legge un periodo con inflessione diversa dagli altri (per esempio, io la Divina Commedia non la potrei leggere con l'inflessione di Benigni :sss: ). Questo significa che la scrittura lascia un certo margine d'interpretazione, esattamente come il classico spartito in musica.

In musica gli autori contemporanei "d'avanguardia" si sono accorti di questa "libertà" e hanno voluto toglierla agli esecutori, riempiendo lo spartito di segni diacritici e interpretativi. Risultato? Per poter leggere lo spartito di ciascuno di questi autori è necessario uno studio approfondito delle loro convenzioni di scrittura. Un musicista medio vedrebbe solo una pagina fitta di scarabocchi.

Non vorrei proprio che la scrittura facesse quella fine.

Il bello di leggere è anche quello di riuscire a cogliere rapidamente il pensiero di chi ha scritto. Con una punteggiatura troppo complessa si rischia di perdere questo vantaggio.

Basta pensare al giapponese, che ha molti meno segni d'interpunzione delle lingue occidentali. Anzi, ha anche una maggior ambiguità testuale, così da favorire diverse interpretazioni in chi legge, e arricchire di significati diversi i singoli periodi.

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Penso che nell'ambito strettamente funzionale (per indicare le pause) la punteggiatura comune sia più che sufficiente.

E' in ambito espressivo che magari qualcosina si potrebbe aggiungere. Anche a me basta la punteggiatura attuale, ma ho sempre avuto un po' di antipatia per il punto esclamativo, che certamente distingue una frase da quelle con gli altri segni d'interpunzione, e tuttavia ricopre una gamma di espressioni enorme, dalla rabbia all'entusiasmo, alla paura. In qualche modo ha finito con l'assumere un aspetto piatto ai miei occhi, come una specie di urletto costante nelle orecchie, per cui non amo usarlo. Certo, lo si può sempre indirizzare con le parole attorno. Però a volte questo toglie sveltezza e obbliga magari a delle precisazioni che si potrebbero evitare.

Detto questo, anche il punto esclamativo sarei restio a sostituirlo con una serie di altri segni che complichino troppo la situazione. Sarà per un fatto di abitudine, ma preferisco cavarmela per vie alternative. Però, magari, quell'interrobang... un pensierino ce lo si potrebbe fare.

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Anche a me il punto esclamativo non è mai stato troppo simpatico... :asd:

Tuttavia trovo che per la gamma espressiva sia sufficientemente coperta da molti accorgimenti tipografici. Basta pensare al rilievo che assumono certe considerazioni scritte in corsivo. O a certi incisi - molto enfatizzati - scritti entro i trattini invece delle solite virgole. O al carattere "esplicativo" delle frasi tra virgolette, a quello vorrei-dire-tutto-ma-non-posso della trasformazione appositiva all'inglese, ancora coi trattini. Per non parlare del tono sussurrato dei periodi scritti tra parentesi (che a me piacciono molto).

Esempi ce ne sono tanti altri: il "tutto maiuscolo" urlato, il pesante grassetto, l'incredulo "?!"...

Insomma, soluzioni ce ne sono già parecchie. Certo, se poi l'obiettivo fosse il rappresentare tutta la gamma di emozioni umane, non basterebbero neppure i 60.000 caratteri del cinese... :sss:

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Ospite Jack Shark

Penso che nell'ambito strettamente funzionale (per indicare le pause) la punteggiatura comune sia più che sufficiente.

Sì, anche secondo me da questo punto di vista siamo più che al completo.

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Esempi ce ne sono tanti altri: il "tutto maiuscolo" urlato, il pesante grassetto, l'incredulo "?!"...

Insomma, soluzioni ce ne sono già parecchie. Certo, se poi l'obiettivo fosse il rappresentare tutta la gamma di emozioni umane, non basterebbero neppure i 60.000 caratteri del cinese... :sss:

Secondo me queste sono cose che hanno un senso solo nel contesto della rete, forum e simili. Non le utilizzo e non le utilizzero mai in ambito letterario.

In particolare il punto di domanda unito a quello esclamativo mi infastidiscono parecchio. Poi ciascuno faccia come crede, per me è un errore puro e semplice.

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io addirittura abolirei il punto e virgola nella punteggiatura già esistente. Forse l'unico segno di punteggiatura che potrei trovare utile è il punto interrogativo capovolto da mettere ad inizio di una domanda. Giusto perché quando la domanda è lunga, cosa che accade spesso con le domande retoriche, magari ti rendi conto che è una domanda solo quando arrivi alla fine del periodo, tre righe dopo il suo inizio. Per il resto già è un casino usare bene quella che abbiamo, aggiungere altre possibili fonti di errore non la ritengo una gran cosa!

Modificato da Alessandro

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Esempi ce ne sono tanti altri: il "tutto maiuscolo" urlato, il pesante grassetto, l'incredulo "?!"... Insomma, soluzioni ce ne sono già parecchie. Certo, se poi l'obiettivo fosse il rappresentare tutta la gamma di emozioni umane, non basterebbero neppure i 60.000 caratteri del cinese... :sss:
Secondo me queste sono cose che hanno un senso solo nel contesto della rete, forum e simili. Non le utilizzo e non le utilizzero mai in ambito letterario. In particolare il punto di domanda unito a quello esclamativo mi infastidiscono parecchio. Poi ciascuno faccia come crede, per me è un errore puro e semplice.
Tutti gli esempi che ho citato, dal corsivo al grassetto, dal tutto maiuscolo al "?!", sono tutti espedienti tipografici che ho trovato in testi scritti cartacei, alcuni più frequenti, altri meno. :) Il punto interrogativo seguito da quello esclamativo è perfino contemplato in alcune grammatiche e certi manuali di "scrittura creativa", sebbene il suo uso venga sempre indicato come accettabile solo nel discorso diretto (al pari del "tutto maiuscolo").

È bene sottolinearlo: in alcune altre grammatiche questi accorgimenti sono segnalati come "errori".

Però per me vale più la "grammatica descrittiva" dell'uso effettivo che si fa di certi strumenti linguistici, rispetto a quella "prescrittiva" che impone regole. Se certi artifici sono stati sdoganati, allora li ritengo accettabili.

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Sì, Midnight, ma il mio è essenzialmente un problema di gusti e di percezione. Se leggo una frase tutta in maiuscolo non penso che chi parla stia urlando, provo solo fastidio. Una sensazione come di dilettantismo.

Poi le regole possono dire quello che vogliono (anche se, secondo me, i manuali di scrittura creativa non fanno testo), non possono obbligarmi a utilizzare un sistema che non sopporto.

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Sì sì, per carità. :)

Ovvio che poi l'ultimo giudice è il gusto personale (e sì, effettivamente non tutti i manuali di scrittura creativa possono considerarsi affidabili...).

Io stesso non ho mai usato alcuni degli espedienti tipografici che ho citato. Come il famigerato "?!", per esempio. ;) D'altra parte trovo che sia giusto conoscerli e comprenderne il significato, laddove esista una codifica ufficiale, perché in un futuro potrebbe capitarmi di doverli usare per esprimere qualcosa che non riuscirei ad esprimere in altro modo.

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Si può usare di tutto per rendere meglio il proprio concetto, anche dei disegni o delle frasi scritte di traverso o in circolo (vedi il libro Casa di Foglie). L'importante è che alla fine il tutto scorra bene, non ci sono regole.

A proposito della punteggiatura, io apprezzo il fatto di usare il trattino "-" per troncare una frase, invece dei punti esclamativi, quando questa viene interrotta di botto. Lo usa molto Sandro Veronesi.

Esempio:

- No, è che, vedi, io volevo dir-

- Cosa volevi dirmi tu? Muto devi stare!

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Ospite Jack Shark
A proposito della punteggiatura, io apprezzo il fatto di usare il trattino "-" per troncare una frase, invece dei punti esclamativi, quando questa viene interrotta di botto.

Punti esclamativi? :grat:

Forse intendevi i puntini di sospensione... ;)

Onestamente non mi è mai capitato di trovare il trattino per questa funzione, io preferisco i puntini, ma concordo con te che è comunque una valida alternativa.

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Nemmeno io ho mai riscontrato i trattini, o magari non me lo ricordo, comunque uso i puntini. Il trattino (che invece ho riscontrato ed iniziato usare come sostituto della parentesi all'interno di un discorso diretto) non mi disturberebbe, comunque.

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Nell'ambito di sperimentazioni letterarie, ampliare la nostra punteggiatura non sarebbe così male. Magari- perchè no?- inventarsi nuovi segni di punteggiatura. Vedere la gente usare sempre le solite tristi subordinate, o le solite brevissime frasette tutto virgole e punti, senza nessuna costruzione un minimo complessa.- ah è tristissimo ^^

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Sì, ma prima devi imparare a usare il linguaggio standard, poi, dopo che ne hai capito i meccanismi e le necessità, puoi provare a innovarlo.

Altrimenti fai confusione e basta e nessuno capirà le tue intenzioni.

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Certo, infatti ho scritto: nell'ambito delle sperimentazioni letterarie ^__^ Certo, che nel caso dei novizi provare a sperimentare porta ad orrori illeggibili (sigh)

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