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Legio

Lifters Lab

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Quanti di voi si ricordano il mio disastroso esordio su wd con "Alex Ranieri"? :mrgreen:

Beh, quello è stato il mio primo romanzo, la mia "prima volta" e, dato che quel manoscritto è meglio tenerlo al caldo e nascosto da ogni eventuale sguardo indiscreto, ho preferito cominciarlo da capo.

Un pezzo per volta, giusto per occupare il tempo quando non sono in palestra o intento a scrivere l'altro romanzo, quello che, prima o poi, se trovo la persona giusta, vorrei pubblicare.

Questo è il capitolo uno.

1

La sala ovale cominciava a riempirsi di gente.

Alex riuscì a contare circa cinquanta persone, anche se non poteva dirlo con assoluta certezza.

Dall’alto del piccolo palcoscenico, montato accuratamente dagli operai della “Chris Music”, non disponeva di una visuale che fosse in grado di permettergli di contare con precisione quante persone fossero presenti nella sede della sua azienda.

“Comincia a riempirsi.” osservò Danilo, che si guardava intorno fiero di se, mentre spocchioso sistemava la cravatta blu che gli aveva donato Mary, sua moglie.

Nuovamente un rumore cupo, quello delle porte automatiche che scorrevano nei binari, ed ancora gente che affluiva nella sala, cominciando ad affollarla.

Gruppi di due, tre, dieci persone...la cosa continuò per circa mezzora.

“Non hai idea di quanto sia teso in questo momento!” esclamò Alex, mentre osservava freneticamente l’orologio, per poi continuare a fare nervosamente avanti e indietro come una tigre in gabbia.

Era il suo momento, il momento in cui i suoi sacrifici avrebbero avuto modo di essere apprezzati dal mondo intero.

“Devi stare calmo, altrimenti oggi rimedi una figura di merda.” gli suggerì premurosamente Danilo, che sapeva quanto fosse importante per il suo amico quel giorno.

Alex lo ignorò.

Continuava a muoversi freneticamente ed a giocare nervosamente coi bottoni della giacca, rischiando di romperli.

Un momento più tardi, una mano lo bloccò.

Era Eliana, bella come sempre, che gli impediva di rovinarsi l’abito prima del momento più importante della sua vita.

Doveva esibirsi di fronte ad una folta platea, ansiosa di ascoltare il discorso inaugurale della Lifters Lab.

“Quante persone ci sono ora?” domandò lei, sperando di distrarlo, mentre Danilo si dirigeva all’ingresso con passo spedito.

Stava salutando sua moglie, anche lei vestita con un elegante abito nero che metteva in risalto la sua splendida shilouette.

“Circa settanta, o forse settantacinque. Non so dirtelo con precisione.” rispose Alex, alzando la testa e seguendo con lo sguardo lo spostamento di Dan, così com’era solito chiamare lui uno dei suoi amici più vecchi.

“Sono molte. Mi aspettavo qualcosa di più...familiare.” commentò Eliana, che di tanto in tanto dava una sistematina al suo tajer nero.

“Io invece mi aspettavo qualcosa di più. Diamine...” continuò, sedendosi su una sedia da regista di proprietà di uno dei fonici, “stiamo inaugurando una delle più grosse realtà biochimiche italiane, non una salumeria di quartiere.”

“Ma dai, non essere così duro.” lo riprese lei, mentre con la mano spostava uno sgabello e ci si accomodava sopra. “Manca ancora mezzora prima del discorso e già ci sono molte persone.”

Un momento dopo, una voce forte, risonante ed al contempo familiare, distrasse la coppia dalla conversazione.

I due non si alzarono. Si limitarono a voltarsi, per osservare e scambiare un saluto con il socio in affari di Alex: l’ex generale in congedo Francesco Marino.

“Eliana...” esordì l’uomo, porgendo le mani in avanti per poi poggiarle sui fianchi della donna, che provò una strana sensazione di disagio davanti a quella confidenza del generale.

“Ma dimmi un po’, com’è possibile che una splendida donna come te, sia fidanzata con uno come lui?”

Alex sorrise. In fondo il generale gli era simpatico, anche se di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualche commento osè sulla sua donna.

D’altronde, era un bell’uomo, con un certo fascino e con un savoir faire che attirava le donne come gli orsi al miele, nonostante i suoi anta cominciassero col sei e terminassero col due.

“Stà con me perché sono più giovane e prestante di te.” scherzò Alex, alzandosi dalla sedia e stringendo la mano al generale, mentre riprendeva a giocare coi bottoni della giacca.

Eliana questa volta non fece nulla per fermarlo. C’era troppa gente e non voleva mettere in ridicolo il suo uomo.

“Allora affrettati a sposarla e non farti sfuggire questa occasione!”

“Certamente, ma di questo ne parleremo in privato.” replicò Alex, continuando a sorridergli.

“Bene bene...e quando avevi intenzione di dirmelo?” esordì Mary, la moglie di Danilo, che si porse scherzosamente con aria irritata.

Voleva un gran bene ad Eliana, nonostante fosse in procinto di sposare l’uomo con cui lei, un tempo, condivise circa due anni della propria vita.

Era un rapporto adulterino, ma lo amava molto.

“Ehi, andateci piano.” rispose Eliana, alzando le spalle.

Alex adorava vederle fare quel movimento.

Non era un movimento sexy, tantomeno uno malizioso, ma vederla così, in imbarazzo, gli causava sbalzi ormonali degni di una pillola di tribulus.

“Francesco, andiamo...credo sia ora.”

L’irruzione di Danilo salvò Eliana in calcio d’angolo, che non aveva alcuna voglia di dare spiegazioni davanti al generale e, sopratutto, davanti a Mary.

“Di già?”

“Si, sono le 18.00 in punto.” precisò Alex, dopo aver controllato sul suo orologio da polso.

“Ok, arrivo.” concluse il generale.

Poco dopo si alzò e diede uno sguardo allo specchio, controllando che tutto fosse in ordine.

Alex si limitò a seguirlo, evitando perfino di specchiarsi, anche se, con un certo imbarazzo, pronunciò delle strane parole che probabilmente erano la parte iniziale del suo discorso.

Il cd di sottofondo passava una vecchia canzone dei Litfiba, “Fatamorgana”, una canzone che ricordava ad Alex i suoi vent’anni e che per qualche istante allontanò la tensione di quegli istanti.

Subito dopo il volume della musica cominciò a scemare, lasciando spazio alla voce di Francesco, che attirò a se l’orda di curiosi con il suo temibile ed inconfondibile vocione.

Tutti erano accalcati nei pressi del palco.

Di tanto in tanto un flash accecava il generale, intento a dare l’ultima fugace lettura prima di cimentarsi nel discorso inaugurale, mentre dal lato opposto della stanza dei camerieri vestiti con un elegante abito nero, imbastivano una tavolata con uno sfarzoso buffet.

“Salve a tutti e grazie per essere venuti qui, alla Lifters Lab.” esordì Francesco.

Un lungo applauso lo interruppe per qualche istante.

Alex notò che il numero di spettatori era salito vertiginosamente negli ultimi minuti prima dell’inizio della cerimonia, ed ora riusciva a contare addirittura oltre centoventi persone ferme ad ascoltare il discorso del generale.

“Oggi, siamo qui riuniti per inaugurare una grandiosa realtà industriale, che rappresenta una novità assoluta per l’industria biochimica italiana.”

Francesco era gasato e si guardava intorno fiero di se.

“Abbiamo l’onore di ospitare in Puglia, nella provincia tarantina, un laboratorio di microfiltrazione e produzione proteica; ma risultato ancora più importante, è che abbiamo l’onore di avere nelle nostre terre, un laboratorio di livello di sicurezza biologica pari a quattro.”

“Esattamente...” esordì Alex, rimasto fermo ed in silenzio per tutto il tempo del discorso del generale. “Questo laboratorio è un risultato grandioso non solo per la Puglia, ma per l’Italia intera, che d’ora in avanti potrà fregiarsi dell’onore di avere nel proprio territorio un BLS4. In tutto il mondo ci sono solo altri tre laboratori simili e, con grande onore, vi annuncio che questo sarà autofinanziato da un progetto interno e, sopratutto, collaborarà col polo universitario barese per dare la possibilità agli studenti di visitare e condurre delle ricerche nel laboratorio migliore e teconogicamente più avanzato al mondo.”

“Senza contare che questo laboratorio darà lavoro a otto biologi, due chimici, tre contabili e due magazzinieri, per un totale di ben quindici impiegati.” aggiunse il generale, aprendo le braccia verso la platea.

Eliana sorrideva, fiera del risultato ottenuto dal suo uomo e dal modo in cui aveva tenuto testa a tutte le dure pressioni subite durante la creazione di quel laboratorio.

Sapeva quanto fosse stato difficile per lui riprendersi dallo shock per la perdita del suo amico Tommy, senza contare il periodo di depressione che seguitò il suo abbandono del D.A.R.S., la società che per molti anni gli diede lavoro e gloria.

Era certa che in quel momento così gioioso, la testa del suo Alex fosse ancora rivolta al suo amico, perso tragicamente in seguito ad un macabro piano del cancelliere tedesco Bastian Schweinsteiger.

Morì in Antartide con un colpo di pistola alla pancia, dopo una lunga agonia di circa due ore.

“Se avete domande, fatevi avanti!” esclamò gioiosamente Francesco.

I giornalisti, arrivati numerosi per l’evento, cominciarono a sventagliare in aria dei fogli, cercando ardentemente di catturare l’attenzione del generale.

“Lei...” il generale indicò una giornalista, bionda e con degli occhialini tondi.

Era l’unica donna degna di nota, e fu principalmente per quel motivo che lui la selezionò.

“Signor Marino...”

“Mi chiami Frencesco.” la corresse il generale, bofonchiando davanti ai numerosi uomini presenti in sala, che si lasciarono sfuggire una risata.

“Signor Marino”, ripetè la donna, con aria stizzita, “quali sono i rischi per la popolazione, di fronte ad un laboratorio in cui verranno testati medicinali e nuove forme virali?”

“Che domanda del cazzo!” mugugnò Alex, che cercava come meglio poteva di nascondere il suo disappunto.

“Nessuno.” rispose sorridente il generale.

“Nessuno? Tutto qui quello che ha da dire?”

“Non c’è nulla da aggiungere. I test sono effettuati in un ambiente particolarmente protetto, dove l’ingresso è consentito solo, e ripeto, solo a tre persone. Non posso divulgare informazioni circa l’impianto di allarme e le guardie di sicurezza, ma le assicuro che ciò che verrà fatto nel BLS, rimarrà per sempre nel BLS.”

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Ciao! :)

Inizio subito:

Alex riuscì a contare circa cinquanta persone, anche se non poteva dirlo con assoluta certezza.

Dall’alto del piccolo palcoscenico, montato accuratamente dagli operai della “Chris Music”, non disponeva di una visuale che fosse in grado di permettergli di contare con precisione quante persone fossero presenti nella sede della sua azienda. (Io metterei la frase così: Alex riuscì a contare circa cinquanta persone, ma, dall’alto del piccolo palcoscenico, montato accuratamente dagli operai della “Chris Music”, non disponeva di una visuale sufficiente a permettergli di contare con precisione quante persone fossero presenti nella sede della sua azienda).

“Comincia a riempirsi.” osservò Danilo, che si guardava intorno fiero di se (sé), mentre (spocchioso, lo toglierei, appesantisce la frase) sistemava la cravatta blu che gli aveva donato Mary, sua moglie.

Nuovamente un rumore cupo (un rumore non può essere cupo, ancora meno quello di una porta che scorre, potresti dire che è grave ad esempio, anche se secondo me dovrebbe essere un rumore acuto invece), quello delle porte automatiche che scorrevano nei (sui binari, anche se non è corretto, perché le porte sono parte del veicolo ed è il veicolo che scorre sui binari, non le porte) binari, ed ancora gente che affluiva nella sala, cominciando ad affollarla.

Gruppi di due, tre, dieci persone... (due punti) la cosa continuò per circa mezz(‘)ora.

“Non hai idea di quanto sia teso in questo momento!” esclamò Alex, mentre osservava freneticamente l’orologio, (per poi continuare a fare nervosamente avanti e indietro come una tigre in gabbia, non ha bisogno di specificare questo, hai già fatto capire nella frase di Alex quanto è nervoso).

“Circa settanta, o forse settantacinque. Non so dirtelo con precisione.” rispose Alex, alzando la testa e seguendo con lo sguardo lo spostamento di Dan, così com’era solito chiamar(lo)e (lui uno dei, toglilo) suoi amici più vecchi (così come era solito chiamarlo, essendo uno dei suoi amici di più vecchia data).

“Sono molte. Mi aspettavo qualcosa di più...familiare.” commentò Eliana, che di tanto in tanto dava una sistematina al suo tajer (non si scrive così! Tallieur) nero.

“Io invece mi aspettavo qualcosa di più. Diamine...” continuò (lui), sedendosi su una sedia da regista di proprietà di uno dei fonici, “stiamo inaugurando una delle più grosse realtà biochimiche italiane, non una salumeria di quartiere.”

“Ma dai, non essere così duro.” lo riprese lei, mentre con la mano spostava uno sgabello e ci si accomodava sopra. “Manca ancora mezz(‘)ora prima del discorso e già ci sono molte persone.”

Un momento dopo, una voce forte, risonante (in che senso risonante? Probabilmente intendevi altisonante o qualcosa del genere…) ed al contempo familiare, distrasse la coppia dalla conversazione.

I due non si alzarono. Si limitarono a voltarsi, (per osservare e, toglilo) per scambiare un saluto con il socio in affari di Alex: l’ex generale in congedo Francesco Marino.

“Eliana...” esordì l’uomo, porgendo le mani in avanti per poi poggiarle sui fianchi della donna, che provò una strana sensazione di disagio davanti a quella confidenza (del generale, superfluo).

Voleva un gran bene ad Eliana, nonostante fosse in procinto di sposare l’uomo con cui lei, un tempo, condivise (aveva condiviso) circa due anni della propria vita.

Era (stato)un rapporto adulterino, ma lo (aveva amato) amava molto.

“Ehi, andateci piano.” rispose Eliana, alzando le spalle.

Alex adorava vederle fare quel movimento (gesto).

Non era un movimento sexy, tantomeno (uno, superfluo) malizioso, ma vederla così, in imbarazzo, gli causava sbalzi ormonali degni di una pillola di tribulus.

“Abbiamo l’onore di ospitare in Puglia, nella provincia tarantina, un laboratorio di microfiltrazione e produzione proteica; ma (virgola) risultato ancora più importante, è che abbiamo l’onore di avere nelle nostre terre(, non serve la virgola) un laboratorio di livello di sicurezza biologica pari a quattro.”

“Esattamente...” esordì Alex, rimasto fermo ed in silenzio per tutto il tempo del discorso del generale. “Questo laboratorio è un risultato grandioso non solo per la Puglia, ma per l’Italia intera, che d’ora in avanti potrà fregiarsi dell’onore di avere nel proprio territorio un BLS4. In tutto il mondo ci sono solo altri tre laboratori simili e, con grande onore, vi annuncio che questo sarà autofinanziato da un progetto interno e, sopratutto, collaborarà (collaborerà) col polo universitario barese per dare la possibilità agli studenti di visitare e condurre delle ricerche nel laboratorio migliore e teconogicamente più avanzato al mondo.”

“Abbiamo l’onore di ospitare in Puglia, nella provincia tarantina, un laboratorio di microfiltrazione e produzione proteica; ma (virgola) risultato ancora più importante, è che abbiamo l’onore di avere nelle nostre terre(, non serve la virgola) un laboratorio di livello di sicurezza biologica pari a quattro.”

“Esattamente...” esordì Alex, rimasto fermo ed in silenzio per tutto il tempo del discorso del generale. “Questo laboratorio è un risultato grandioso non solo per la Puglia, ma per l’Italia intera, che d’ora in avanti potrà fregiarsi dell’onore di avere nel proprio territorio un BLS4. In tutto il mondo ci sono solo altri tre laboratori simili e, con grande onore, vi annuncio che questo sarà autofinanziato da un progetto interno e, sopratutto, collaborarà (collaborerà) col polo universitario barese per dare la possibilità agli studenti di visitare e condurre delle ricerche nel laboratorio migliore e teconogicamente più avanzato al mondo.”

Sapeva quanto fosse stato difficile per lui riprendersi dallo shock per la perdita del suo amico Tommy, senza contare il periodo di depressione che seguitò (era seguito al) il suo abbandono del D.A.R.S., la società che per molti anni gli diede (aveva dato) lavoro e gloria.

Era certa che in quel momento così gioioso, la testa (mentre, perché testa indica il corpo, non i pensieri) del suo Alex fosse ancora rivolta al suo amico, perso tragicamente in seguito ad un macabro piano del cancelliere tedesco Bastian Schweinsteiger.

Morì (Era morto) in Antartide con un colpo di pistola alla pancia, dopo una lunga agonia di circa due ore.

Allora... Spero che non ti offenderai se sarò sincera, ma penso che le critiche servano tantissimo a migliorare.

I problemi di questo primo capitolo sono:

- Tempi verbali: quando parli al passato riferendoti ad esempio all'amico morto in Antartide non puoi usare il passato remoto, stai attento.

- Ci sono troppi avverbi: quando vuoi indicare uno stato d'animo non ingolfare la frase con gli avverbi, mostralo attraverso i dialoghi, ti assicuro che per chi legge è molto più efficace.

- Devi strutturare meglio le frasi: molto spesso sono costruite male, o in maniera contorta. Ci sono concetti che potresti esprimere in modo molto più semplice e lineare, anziché avventurarti in costruzioni complicate.

- Butti troppa carne al fuoco: in due pagine il lettore si trova davanti già tutti i protagonisti, più un amico morto in Antartide buttato così, che addirittura sarebbe stato ucciso a causa di un complotto del primo ministro tedesco. E' troppo! ;) Dovresti cercare di allungare un po' questa parte, descrivere meglio i personaggi, perchè in certi momenti sembrano assurdi, quasi delle caricature. Che faccia ha Eliana? E Mary? Dire che sono belle non dice niente in realtà. Mostrale, in modo che chi legge possa vederle davvero. Lo stesso per i personaggi maschili.

- Poi... mi sembra che i personaggi siano un po' troppo stereotipati! Il generale cascamorto, il ricercatore ansioso, che però ha una donna bellissima e orgogliosissima di lui, che però è stato anche con Mary che sta con il suo migliore amico... potresti cercare di rinnovare un po' la trama, di renderla più vivace... perchè Eliana è lì? Qual è il suo ruolo? E' solo la sua compagna o è anche lei una ricercatrice? E se lo è perchè tutto quello che pensa è solo quanto è figo il suo uomo? Te lo dico da donna: non è possibile che una donna possa avere solo questo come pensiero, è una visione terribilmente maschilista! :x

- Un'ultima cosa: la presentazione di un laboratorio di biochimica è una cosa seria: ti pare che metterebbero i Litifiba? O che un generale si metterebbe a fare l'idiota così con una giornalista? Non so, io trovo che queste cose siano un po' superficiali. Poi, non è possibile che in un laboratorio così sofisticato ci lavorino solo quindici persone, tra cui otto biologi e solo due chimici... e i tecnici di laboratorio, quelli che fanno funzionare le macchine e le aggiustano se hanno problemi? Sono indispensabili in un laboratorio. E non sono uguali ai ricercatori, sono tecnici, appunto. Poi chi è Alex? Perchè non si presenta? Ho frequentato per l'università diverse conferenze tecniche e chiunque parlava prima si presentava e poi presentava il suo progetto e solo alla fine si facevano le domande. Ma il discorso era ampio e articolato, non che con due frasi hai presentato un laboratorio straordinario, il primo in Italia, ecc. Così sminuisci l'importanza del laboratorio e, se questo sarà il perno della storia, è un punto che non puoi trattare così superficialmente.

- Poi vorrei solo chiederti perchè usi sia nomi italiani che nomi inglesi: perchè non tutti sono italiani? Perchè altrimenti è un'incongruenza.

Spero che non ti abbia dato l'impressione di maestrina ;) Ti consiglio di riscrivere il pezzo, allungandolo e dando maggiori spiegazioni sul laboratorio, e, se proprio vuoi tirare fuori la storia dell'amico, o la accenni senza entrare nei particolari oppure le dedichi uno spazio maggiore e spieghi tutto quello che c'è da dire. Ho intenzione comunque di leggere il resto, quindi a presto :)

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ciao!

ho l'impressione che il genere in cui ti sei cimentato sia la fantascienza... e che fantascienza! Talmente fantastica da aver ben poco di scientifico...

Benchè sia compiaciuto del fatto che hai deciso di ambientare la tua storia in Italia, con personaggi italiani, devo ammettere che questa scelta, nel modo in cui l'hai sviluppata, mi è apparsa terribilmente fuori contesto. Insomma, va bene la fantascienza, ma collocare un BLS4 in Italia e per di più in Puglia (con tutto il dovuto rispetto per il sud, intendiamoci) per me è veramente un'assurdità... persino per questo tipo di racconto. Il problema principale del contesto, secondo me, è che non è credibile. Hai immaginato un futuro nel quale il nostro Paese abbia raggiunto livelli di sviluppo tali da permetterci di diventare una nazione all'avanguardia nel campo della ricerca biochimica: è una scelta veramente, ma veramente ardua... anche la fantascienza più sfrenata ha bisogno di radici realistiche sulle quali poggiare. Con ciò, non voglio dire che tu non debba ambientare la tua avventura in Italia, ma che per proseguire su questo cammino dovresti perfezionare il tuo stile di scrittura al punto da rendere gli eventi credibili agli occhi del lettore! Su questo punto, purtroppo, non sono in grado di darti consigli precisi... la fantascienza non è il genere in cui preferisco cimentarmi, però posso dirti che un primo passo potrebbe consistere nell'incrementare sistematicamente le informazioni scientifiche, storiche, sociali che circondano gli eventi (es.: fai un prologo in cui spieghi come l'Italia abbia potuto svilupparsi tecnologicamente al punto da permettersi un BLS4, raccogli valanghe di informazioni scientifiche e spiega il perchè, il come, il quando si sia voluto installare questo laboratorio vicino a Bari). Spero di averti fatto comprendere il mio pensiero.

P.S.: ma Bastian Schweinsteiger non è un centrocampista del Bayern Monaco? ... meglio se ti inventi da te i nomi, fidati.

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