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Franco Iannarelli

Avete scelto di essere vegetariani, vegani o onnivori?

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Ospite Signor Ford

Carnivoro che convive con 4 felini carnivori e un compagno da poco vegetariano :sss: Ecco, non è semplice, ma ci si convive. Io amo gli animali, ma mi piace anche la carne. Ci sono animali che non mangio, è un controsenso, ma io agnelli e conigli li immagino vivi e non ci riesco. Ma per il resto, mangio carne.

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Non mangio carne da quando ho potuto scegliere di non farlo. Fin da piccola non mi piaceva e mangiavo solo di tanto in tanto perché obbligata del prosciutto cotto o bresaola. Poi durante l'adolescenza mi sono interessata dei motivi etici del vegetarianesimo e trovo che sia la scelta più sensata non solo per gli animali, ma anche per la propria salute (oltre che ovviamente per l'ambiente). Mi sono informata sulla possibilità di diventare vegan e in futuro non escludo di farlo, al momento vivendo in casa con i miei sarebbe troppo difficile gestirlo, già a volte mi trovo comunque a dover mangiare del pesce per accontentarli, ma in genere riesco ad evitare senza problemi. Non faccio proselitismi, le informazioni su chi vuole passare da un'alimentazione onnivora a una vegetariana o vegana sono ovunque, basta usare il buon senso...

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A prescindere dalla scelta etica per cui io non mangio animali, comprendo che farlo non è contro natura e che persone con una sensibilità diversa dalla mia possono trovarlo normale. Quello che invece non comprendo è il quasi totale menefreghismo verso le condizioni di vita di questi animali. Sono vite e sono trattati come oggetti. Solo che gli animali hanno un sistema nervoso e sentono la paura e il dolore. Questo davvero non riesco a concepirlo e mi riempie di rabbia e mi fa piangere a pensarci. In parte è frutto del non sapere, ma al giorno d'oggi come si fa davvero a non sapere?

E su questo sì faccio quando posso proselitismo, e non me ne vergogno.

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Io non mangio carne, ma è una mia scelta. Ho avuto tre gravidanze senza mangiare nè carne nè pesce e posso dire che in effetti questo non ha fatto benissimo alla mia salute. La carenza di ferro è stata più che evidente, e non solo in gravidanza ma durante tutta la vita fertile. Inoltre un'alimentazione che ha privilegiato i latticini, per introdurre gli aminoacidi essenziali, alla lunga ha alzato il livello di colesterolo.

Devo perciò dire che, come in tutte le cose, ormai ho capito che non riesco più a prendere delle posizioni definite. Credo sia un frutto della maturità. O della senescenza.

Non riesco più a fare delle scelte di campo inderogabili e dogmatiche, perchè di solito nel mio percorso di vita ho sempre visto ragioni in molte delle posizioni che avevo sempre criticato, oppure ho trovato stupidaggini in posizioni che mi vedevano convinta.

Quindi anche su quest'argomento mi sento di condividere alcune idee del vegetarianesimo, sulle quali non ci dovrebbe essere discussione, come il rispetto per gli animali, e il dovere di non farli soffrire. Dall'altra parte, credo che l'uomo sia, dal punto di vista biologico, onnivoro, e anche questo vada rispettato.

Quindi ho cominciato a introdurre qualche alimento carneo nella mia dieta.

IL problema è tutto nella legge, anche in questo caso. Esiste la possibilità di rendere "sostenibile" la catena dell'alimentazione a base di carne. Come esiste la possibilità di rendere sostenibile l'ambiente delle galline che producono le uova, per esempio.

Vi racconto cosa mi è successo l'altro giorno: sono andata al mercato e ho comprato delle uova da un contadino che mi ha fatto tutta una filippica sulle uova, sulle galline, sui pollai, e ancora un po' mi proponeva l'adozione di una gallina a distanza, Io, che controllo SEMPRE il numero sul guscio, perchè so che da 1 a 3 varia il significato, dove 1 sta per allevamento all'aperto con almeno 2,5 metri a disposizione e 3 sta per chiuse in gabbia, ebbene io non sono stata a controllare, ho preso per buona la filippica e ho pensato che il contadino avesse un bel pollaio. E invece, sorpresa...a casa, mettendo le uova in frigo: codice 3...

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Questo davvero non riesco a concepirlo e mi riempie di rabbia e mi fa piangere a pensarci. In parte è frutto del non sapere, ma al giorno d'oggi come si fa davvero a non sapere?
tappandosi le orecchie e urlando, credo che più o meno a tutti darebbe fastidio sapere cosa accade e sapendolo vagamente preferiscono non documentarsi troppo per concedersi l'illusione che non sia realmente così.

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Io non mangio quattro sole cose: carne in scatola, meloni, spaghetti di soia e pesce crudo (in realtà qualunque cosa sia viscida mi ripugna). Detesto la soia in ogni forma e l'insalata dev'essere davvero buona perché superi la quinta foglia, ma se capita li mangio.

Per il resto mangio qualsiasi cosa. Mi piacerebbe aver modo di scegliere per evitare cibo "crudele", ma nei supermercati che frequento al massimo c'è l'indicazione per le galline. Posso solo sperare che privilegiare prodotti locali e non di marca aiuti, ma non sarebbe la prima volta che questo criterio non funziona.

Comunque essere veramente onnivori è un disastro: significa essere sempre gli ultimi a scegliere perché tanto a te piace tutto. :sss:

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Anche io sono onnivora, ho qualche problema giusto con la maggior parte del pesce e dei legumi. Poi se avessi soldi e tempo mi metterei pure a mangiare tutto bio e non crudele, ma al momento la vedo difficile.

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Non sono nemmeno io un grandissimo amante della carne, ma per problemi di salute ho dovuto cominciare a mangiarne un poco di più (soprattutto per forte carenza di ferro).. Dunque onnivoro..

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Uhm, argomento delicato, temo.

Preferisco cibi vegetali (se volete diventare miei amici datemi una zuppa di farro! :) ), ma mangio anche carne almeno una o due volte alla settimana; per "carne" intendo "la bistecca" (preferibilmente carne bianca, ma se c'è la classica cotoletta non mi tiro indietro). I salumi cerco di limitarli, specialmente quelli più grassi come il salame. Il pesce cotto mi piace (crudo non saprei), ma, sapendo come vengono cucinate, non mangerei mai aragosta!

Qui entriamo nel campo dell'uccisione dell'animale: io sono convinto che non possiamo nutrirci senza uccidere qualche essere vivente (non sapendo se la verdura tagliata soffre, assumo che soffra e cerco di farmene una ragione). Però sono anche convinto che una uccisione "non crudele" sia possibile: non riesco a concepire il buttare nell'acqua bollente un animale ancora vivo, giustificandosi con "ha un sistema nervoso diverso dal nostro, non sente dolore". Mi ricorda tanto quella frase detta da uno dei clown in Dumbo: "gli elefanti sono come di gomma, non si fanno male". :bestem:

Devo ammettere che ultimamente l'odore della carne mi infastidisce un po'; per questo non escludo un domani di diventare vegetariano (nel senso di non mangiatore di carne), ma vegano credo di non potere: adoro i formaggi, e al mattino la mia colazione gira semrpe intorno a una tazza di latte caldo :)

E se non so proprio cosa farmi da mangiare, non riesco a pensare a nulla di meglio di un "uovo al palet" come si dice da noi (=all'occhio di bue) :)

Però ho grande rispetto per chi ha deciso di essere vegetariano o vegano, e ci riesce; leggermente meno quando cercano di "convertirmi", ma capisco anche che per loro sia una specie di missione.

C'è un aspetto della questione "animali da carne" che mi da da pensare. Ammettiamo che improvvisamente tutti gli esseri umani diventino vegetariani (mi piacerebbe vedere che verdure mangerebbero gli Innuit, ma questo è un altro discorso), o meglio ancora vegani.

Che fine farebbero tutti gli animali d'allevamento? Vacche, da carne o da latte, galline, da carne o da uova: tutti questi animali dovremmo lasciarli liberi. Ma liberi di fare cosa? Sono animali totalmente dipendenti dalle cure dell'uomo, da soli, in natura probabilmente non saprebbero come comportarsi.

E' vero che una cosa del genere è successa sull'isola dell'Asinara, dove, dopo la chiusura del carcere, le vacche abbandonate si sono "inselvatichite", e girano ruminando tutto il giorno. Ma quella è una situazione isolata; non ho idea di cosa potrebbe capitare "in continente".

Considerando anche che le vacche o le galline come noi le conosciamo, in natura non esistono: tutti gli animali attuali sono frutto di incroci, selezioni genetiche. Non sono "fatti" per vivere allo stato brado.

Ci sarebbe da scrivere un romanzo :D

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Ospite Jack Shark

Io sono onnivoro.

Onestamente non mi sono mai posto il problema. ho sempre mangiato ciò che mi piaceva, evitato ciò che non mi piaceva, e, nei limiti del possibile, assaggiato sempre nuovi sapori.

Detto questo, ho sempre rispettato le scelte alimentari altrui, non ho mai capito il senso di chi giudica gli altri su questo punto. Ritengo che ognuno sia libro di mangiare ciò che vuole e di non mangiare ciò che non vuole, senza necessariamente doversi giustificare.

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Ospite Signor Ford

Io sono onnivoro.

Onestamente non mi sono mai posto il problema. ho sempre mangiato ciò che mi piaceva, evitato ciò che non mi piaceva, e, nei limiti del possibile, assaggiato sempre nuovi sapori.

Detto questo, ho sempre rispettato le scelte alimentari altrui, non ho mai capito il senso di chi giudica gli altri su questo punto. Ritengo che ognuno sia libro di mangiare ciò che vuole e di non mangiare ciò che non vuole, senza necessariamente doversi giustificare.

Parole Sante. Sarà che quest tipo di giudizio lo vivo in casa giorno per giorno :sss:

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Ospite Neraluna

Io sono onnivoro.

Onestamente non mi sono mai posto il problema. ho sempre mangiato ciò che mi piaceva, evitato ciò che non mi piaceva, e, nei limiti del possibile, assaggiato sempre nuovi sapori.

Detto questo, ho sempre rispettato le scelte alimentari altrui, non ho mai capito il senso di chi giudica gli altri su questo punto. Ritengo che ognuno sia libro di mangiare ciò che vuole e di non mangiare ciò che non vuole, senza necessariamente doversi giustificare.

Stesso mio pensiero e stesso mio stile di vita :)

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Più che una scelta desiderata e voluta, è stata una riflessione che ho maturato nel tempo quella di non mangiare carne. Di concetto reputo che non sia giusto, poi mi rendo conto che per motivi di salute, come quelli accennati da Panzer, qualcuno proprio non ne possa fare a meno. Io ho una sorella vegetariana e pure mia mamma segue pressochè totalmente quella linea. Poi ci ci sono messi pure vari problemi di salute a tormentarmi, cosicchè tanti prodotti proprio non posso vederli, altrimenti mi scompenserebbero troppo i valori del sangue. Insomma, non sono un vegetariano di ferro, nè un vegano (mia sorella era vegana, poi il medico le ha consigliato di integrare qualcosa) ma sarà molto difficile che possiate trovarmi al McDonalds

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Vegetariano, ma non bevo il latte e evito in linea di massima anche i latticini; uova una volta alla settimana (anche meno a volte) e i cereali possibilmente integrali (al limite semi-integrali). Niente sale e zuccheri raffinati (ho visto che stanno iniziando a commercializzare la stevia). Possibilmente bio. Mangio molta frutta e ultimamente ho preso a mangiare anche l'avocado, un frutto completo che regola il ph del sangue. E non sono un monaco, anzi... :asd:

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Quell' "anzi" apre a motle interpretazioni :D

Ultimamente ho scoperto il mercato equo-solidale: incredibilmente nel mio supermercato di fiducia, quello dove i trovate tutti i giovedì, c'è un settore dedicato a questo tipo di commercio, e si trovano cose buone a prezzi ragionevoli, e con la certezza (più o meno) di fare del bene anche a chi produce :)

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Io mangio di tutto, anche pesce crudo praticamente vivo e mi è capitato di mangiare insetti vivi. Questo perché mi reputo non troppo differente da un qualsiasi altro animale onnivoro: detto questo, rispetto i gusti degli altri, se son gusti. Ma se lo fate perché gli animali soffrono, lasciate perdere, che anche le piante sono organismi viventi, non hanno un sistema nervoso per percepire la sofferenza, e con questo? Le formiche lo hanno, ma mica non cammino sul prato per paura di schiacciarle. E chi di noi non ha mai ucciso una zanzara o un parassita?

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Ospite Kate Malone

Io sono onnivora. O per meglio dire, carnivora, dal momento che l'unico tipo di verdura che entra nel mio organismo (e anche molto di rado) è l'insalata e non mangio legumi e simili.

Mi spiace per gli animali, per come vengono trattati e allevati, per il fatto che gli vengono tolti istinti, libertà e tutto il resto. Ma francamente non riesco a privarmi della carne, che è il principale alimento di cui mi nutro.

La mangio quasi tutti i giorni (carne bianca) e due o tre volte alla settimana filetto o bistecca che dir si voglia. Mangio pochi tipi di pesce (sogliola, orata, branzino, nasello e uno non meglio identificato che mi cucinano ogni tanto). Dovrei mangiarla per forza, anche se mi facesse schifo, per motivi di salute, dal momento che ho il ferro basso e un'anemia della madonna. (E no, non ditemi di prendere fialette/integratori eccetera).

Rispetto le scelte altrui, ma secondo questo ragionamento bisognerebbe far mangiare insalata anche alle tigri. Non mi reputo diversa da qualsiasi altro animale che uccide per sostentamento.

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Ospite Jack Shark

Io mangio di tutto, anche pesce crudo praticamente vivo e mi è capitato di mangiare insetti vivi.

Mica sarai LUI per caso? :ohh:

mangia-animali.jpg

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Io mangio di tutto, anche pesce crudo praticamente vivo e mi è capitato di mangiare insetti vivi.

Mica sarai LUI per caso? :ohh:

No non esageriamo XD... Il pesce crudo è tipico della Puglia, regione da cui provengo, e spesso quando mangi i gamberoni essi si muovono ancora. Il pesce crudo è anche considerata alta cucina, tant'è che viene servito da molti ristoranti prestigiosi. ( comunque si tratta per lo più di carpacci di pesce, mentre le cose che si mangiano intere sono mollusci e crostacei ).

Poi mi è capitato di mangiare delle cavallette che si muovevano ancora in cina; mi erano state offerte, e mi pareva una mancanza di rispetto non farle, ma effettivamente fanno un po' schifo... scricchiolano sotto i denti.

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Sono nato e cresciuto in un paese dove praticamente si mangia carne tutti i santi giorni. Sono onnivoro, mangio anche io la carne quasi tutti i giorni, l'unica carne che non mangio è quella di pesce (non mi è mai piaciuta). Il mio pasto ideale deve contenere pasta, carne, un piatto di insalata e per finire la frutta, tanta frutta. Come molte altre persone sopra di me, anche io rispetto le scelte alimentari degli altri, purché loro rispettano le mie. Ovviamente dispiace anche a me per gli animali e il modo in cui vengono allevati e mantenuti, ma non posso fare a meno del ferro. Ciao :flower:

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Poi mi è capitato di mangiare delle cavallette che si muovevano ancora in cina; mi erano state offerte, e mi pareva una mancanza di rispetto non farle, ma effettivamente fanno un po' schifo... scricchiolano sotto i denti.

Di cosa sanno, più o meno?

Scusate l'OT, mi serve per un racconto. :asd:

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Rispetto le scelte altrui, ma secondo questo ragionamento bisognerebbe far mangiare insalata anche alle tigri. Non mi reputo diversa da qualsiasi altro animale che uccide per sostentamento.

La differenza per me è nel fatto che tu, a differenza della tigre non uccidi per sostentarti. Tu compri della carne che viene trattata come un qualsiasi altro bene, e questo da un lato provoca delle atrocità in nome del maggior profitto, e dall'altro avviene in modo nascosto. Anni fa le persone erano coscienti del fatto che la carne veniva da una morte, lo accettavano senza farsi troppi problemi come naturale, ma sapevano cosa significava se non altro perché lo vedevano. Così come sapevano che dovevano prendersi cura dell'animale, anche solo per evitare un danno economico, e utilizzavano tutto quello che il sacrificio dell'animale poteva offrire, credo fondamentalmente per questioni "economiche" perché produrre carne ha un costo maggiore in termini di risorse che vegetali. Tutto questo non c'è più. Di certo la sensibilità della gente e il modo di vivere sono cambiati, e per fortuna, non ho il mito del bel passato bucolico, ma fra le persone che conosco meglio molti se avessero la disponibilità di cibo che c'è oggi con l'unica differenza di doversi uccidere da soli gli animali, o anche solo assistervi, eviterebbero di mangiarla. Non sto parlando di sopravvivenza dove probabilmente ci mangeremmo tra di noi, ma di normale routine. Il gesto di comprare cibo è diverso dal gesto dell'uccidere, è molto più superficiale, è molto più facile farlo. Non dico neppure che nessuno la mangerebbe più, probabilmente tirare il collo a una gallina tornerebbe a essere una cosa abituale, ma davvero lo si farebbe tutti i giorni per semplice gusto? Un minimo di coscienza in più di quanto è costato quello che ci sta nutrendo credo che ci sarebbe.

Trovo invece il discorso sulla sofferenza dell'insalata che ho sentito diverse volte o della formica fatto anche qua un po' troppo relativista. Se è impossibile immedesimarsi in un insetto troppo diverso da noi, non è difficile riconoscere la sofferenza nella vita di un animale di allevamento, la paura, l'ansia, il dolore, le condizioni spesso atroci. Se ammazzo una zanzara (ma non mi mordono di solito sono troppo anemica probabilmente) lo faccio per difendermi, così come probabilmente (ma spero di non trovarmi mai nella condizione di dover farlo) ammazzerei un animale o un uomo che tentasse di farmi del male (dovrei anche riuscirci). Il punto è che mi difenderei non è che mi immolerei in nome di un ideale di bontà. Mentre con il cibo, nelle mie attuali condizioni, posso scegliere e restare in buona salute (sono anemica semplicemente perché mangio male) e ho avuto una formazione diversa da quella della mia bisnonna che accettava di sgozzare maiali, ma insieme accettava un sacco di altre cose che io trovo inconcepibili. Come picchiare i bambini ad esempio o non poter fare determinate cose perché era una donna. I diritti umani non sono nati con l'umanità li si sono conquistati nei secoli con la cultura, io spero che lo stesso avvenga con i diritti di ogni specie vivente e se sperare in un mondo di vegetariani è utopico, sperare almeno che si rispettino alcuni diritti (e no, oggi non avviene) basati sul fatto che animali con un sistema nervoso sviluppato provano le stesse nostre sensazioni di base dovrebbe essere una speranza di tutti.

E nello stesso modo non andrebbero comprati prodotti che hanno portato la violazione dei diritti degli uomini, ma è appunto utopico anche questo, l'economia, il modo di vivere attuale dell'umanità è un mostro troppo gigante per sconfiggerlo o meglio aggiustarlo. Lo so pure io, non vivo come un'asceta, non ho il mio orto, faccio la spesa al supermercato e faccio parte di questo sistema di merda in cui viviamo, cerco solo di ridurre di un poco almeno il mio danno.

Siamo tutti contro la crudeltà però facciamo delle scelte, che almeno siano consapevoli. E non mi riferisco a chi ha scritto in questo topic, ma a chi neppure ci pensa, o come dice Talete si tappa le orecchie (lo faccio anch'io, ripeto che non voglio dipingermi come santa), se molte cose le avessimo più spesso sotto gli occhi probabilmente qualcosa cambierebbe.

Boh, ho scritto troppo e cose che non interesseranno a nessuno, ma ormai l'ho fatto e posto.

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La differenza per me è nel fatto che tu, a differenza della tigre non uccidi per sostentarti. Tu compri della carne che viene trattata come un qualsiasi altro bene, e questo da un lato provoca delle atrocità in nome del maggior profitto, e dall'altro avviene in modo nascosto. Anni fa le persone erano coscienti del fatto che la carne veniva da una morte, lo accettavano senza farsi troppi problemi come naturale, ma sapevano cosa significava se non altro perché lo vedevano. Così come sapevano che dovevano prendersi cura dell'animale, anche solo per evitare un danno economico, e utilizzavano tutto quello che il sacrificio dell'animale poteva offrire, credo fondamentalmente per questioni "economiche" perché produrre carne ha un costo maggiore in termini di risorse che vegetali. Tutto questo non c'è più. Di certo la sensibilità della gente e il modo di vivere sono cambiati, e per fortuna, non ho il mito del bel passato bucolico, ma fra le persone che conosco meglio molti se avessero la disponibilità di cibo che c'è oggi con l'unica differenza di doversi uccidere da soli gli animali, o anche solo assistervi, eviterebbero di mangiarla. Non sto parlando di sopravvivenza dove probabilmente ci mangeremmo tra di noi, ma di normale routine. Il gesto di comprare cibo è diverso dal gesto dell'uccidere, è molto più superficiale, è molto più facile farlo. Non dico neppure che nessuno la mangerebbe più, probabilmente tirare il collo a una gallina tornerebbe a essere una cosa abituale, ma davvero lo si farebbe tutti i giorni per semplice gusto? Un minimo di coscienza in più di quanto è costato quello che ci sta nutrendo credo che ci sarebbe.
Ti dirò, io credo che questo ragionamento sia legittimo, ma in realtà errato. Le persone che vivevano "a quei tempi" e che conosco o ho conosciuto sono molto, molto meno sensibili rispetto alle generazioni successive. Per ignoranza, per abitudine, per quello che vuoi. Più in generale, non vedere ti lascia intatto, vederlo ogni giorno ti abitua.
Trovo invece il discorso sulla sofferenza dell'insalata che ho sentito diverse volte o della formica fatto anche qua un po' troppo relativista. Se è impossibile immedesimarsi in un insetto troppo diverso da noi, non è difficile riconoscere la sofferenza nella vita di un animale di allevamento, la paura, l'ansia, il dolore, le condizioni spesso atroci.
Gli animali da allevamento non sono umani. Gli stati emotivi che elenchi sono tipicamente umani. Anche volendo accordarli agli animali, essi mancano comunque di confronto essendo vissuti sempre nello stesso ambiente. Inoltre, le condizioni di allevamento sono di per se meno dure di quelle naturali.
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Ospite Jack Shark
Trovo invece il discorso sulla sofferenza dell'insalata che ho sentito diverse volte o della formica fatto anche qua un po' troppo relativista. Se è impossibile immedesimarsi in un insetto troppo diverso da noi, non è difficile riconoscere la sofferenza nella vita di un animale di allevamento, la paura, l'ansia, il dolore, le condizioni spesso atroci.
Gli animali da allevamento non sono umani. Gli stati emotivi che elenchi sono tipicamente umani. Anche volendo accordarli agli animali, essi mancano comunque di confronto essendo vissuti sempre nello stesso ambiente. Inoltre, le condizioni di allevamento sono di per se meno dure di quelle naturali.

Non sono d'accordo.

Quegli stati emotivi non sono tipicamente umani, ma appartengono a ogni essere vivente. E ha ragione Nerina quando dice che non è difficile riconoscere certi stati d'animo negli animali d'allevamento.

E no, le condizioni di allevamento non sono meno dure di quelle naturali, non quando si parla di allevamenti intensivi. Sarà che io le ho viste le mucche legate per la testa e stipate in gabbie talmente strette che le costringevano in file come soldati, senza possibilità di muovere neanche un passo. E di conigli e galline stipati in gabbie talmente piccole che non di rado molti morivano soffocati, o avevano arti deformi.

Questo non significa che non mangio carne, ma nemmeno mi sento di dire che la carne che mangio proviene da un animale che non ha sofferto, o che non è costato più risorse dell'equivalente alimentare vegetariano.

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Ti dirò, io credo che questo ragionamento sia legittimo, ma in realtà errato. Le persone che vivevano "a quei tempi" e che conosco o ho conosciuto sono molto, molto meno sensibili rispetto alle generazioni successive.

su questo sono d'accordo anch'io. Mio nonno e la maggior parte dei suo coetanei che conosco vedono gli animali con un oggetto qualsiasi, qualcosa che deve essere utile, altrimenti meglio che crepi, e se lo fa nessuno versa una lacrima. Al limite si "salvano" cani e gatti, ma sempre che sotto sotto ci sta il pensiero "il cane mi è utile perché fa la guardia, il gatto si mangia i topi". Mio nonno da giovane ha avuto un sacco di animali, ma tutti avevano uno scopo (far da carne o mezzo di trasporto), e nonostante avesse un sacco di spazio non ha mai concesso ai suoi figli di prendere un cane, perché ai suoi occhi è un animale senza senso e non vale la pena spendere una sola lira per nutrirlo. I gatti invece servono, ma non vanno nutriti così cacciano quanti più topi possibile, e se cominciano a girarne troppi intorno alla casa meglio farne secco qualcuno.

Ovviamente l'idea di coccolare un animale, anche di una specie che lui ammira, è sempre stato qualcosa di inconcepibile. Giusto quando ha passato i novanta ha cominciato un po' ad "addolcirsi" verso i gatti, ma sempre che al massimo come mangime concede verdure inacidite e pane secco.

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Ospite Kate Malone

@Nerina: per motivi che non spiego, mi è capitato di non comprarla la carne, più di una volta. Chi vuole capire, capisca.

So cosa significa il dolore della bestia, l'ho vista in ogni suo pezzo, nel mentre, nel dopo, nel piatto. Per me non è un concetto astratto. Anzi, tutt'altro. Tuttavia non me ne privo e forse questa è una mia debolezza e un mio non voler capire a fondo la questione, ma come già detto, non posso, anche volendo, privarmene.

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Non sono d'accordo.

Quegli stati emotivi non sono tipicamente umani, ma appartengono a ogni essere vivente. E ha ragione Nerina quando dice che non è difficile riconoscere certi stati d'animo negli animali d'allevamento.

Non sono dotati della neurofisiologia necessaria all'astrazione e al giudizio come quello umano. Provano emozioni, si, ma NON sono in grado di valutare la propria condizione. Ciò che è sbagliato, e che critico, è l'attribuzione di sentimenti umani agli animali. Se leghi in maniera scomoda una mucca sta scomoda, è ovvio. Non prova gli stessi sentimenti che un umano prova nella sua situazione, e non sa che esiste un altro modo di vivere. Non sto negando che gli animali possano soffrire, sto dicendo che non provano sentimenti umani, non possono razionalizzare le cose come gli umani, e quindi è errato assumere che lo facciano.

Riguardo alle condizioni, non ho detto che la vita di un animale in allevamento è una favola della disney, ma che la vita in natura non è più facile, anzi; e poiché gli animali non concepiscono un ideale di libertà, emotivamente cambia poco.

Non sto emettendo alcun giudizio morale, solo facendo osservazioni di carattere tecnico.

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Anche io penso che ''vedere ti abitua''. La sola idea di dover ammazzare un coniglio con una bastonata mi mette i brividi (perché ''spezzare'' qualcosa di vivo fa impressione a noi che compriamo la carne al supermercato), ma conosco molta gente che lo fa, perché vivo in campagna, ed è considerato normale. Piuttosto che diventare vegeriana, la gente di città abituata al ''reparto macelleria'', perderebbe molta sensibilità, semplicemente per necessità, e tornerebbe a tirare il collo alle galline. Io almeno lo farei, non saprei fare a meno della carne e del pesce. (in pratica, molto spesso, la compassione appartiene a chi è nella condizione di potersi permettere di averla)

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