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dyp74

Cambiare genere letterario

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Salve a tutti, apro questa discussione per capire una cosa che non mi è chiara. Ho letto di molti scrittori, anche qui sul WD, che scrivono un poliziesco, poi un fantasy, quindi un horror e via dicendo. Io ho scritto un giallo e ora sto concludendo il secondo. Non ho mai provato a scrivere un libro di genere letterario diverso e non so se ne sarei capace. Non credo agli scrittori che spaziano con disinvoltura tra un genere letterario e un altro, certo avendo una certa dimestichezza con la scrittura si potrebbe tentare, anche se, a mio avviso, per scrivere, ad esempio, un libro giallo non basta saper scrivere, ma è necessario creare una trama che abbia determinate caratteristiche. Voi cosa ne pensate? Vi dedicate a un solo genere letterario o spaziate?

Ciao

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Ospite Jack Shark
Non credo agli scrittori che spaziano con disinvoltura tra un genere letterario e un altro

Allora non credi in me :buhu:

Oppure sono particolarmente figo :^^:

A parte gli scherzi... a me piace spaziare su ogni genere letterario. Perché limitarmi?

Poi è ovvio che sul "mio" genere (thriller, giallo) sono decisamente più abile che in qualsiasi altro genere nel quale mi sono cimentato, così come credo che ciò valga per molti di noi, e cioè che probabilmente avranno un genere al quale sono più portati rispetto a un altro.

Ma una cosa non esclude le altre. Odio le limitazioni, e ho letto di scrittori (Per es. una certa Laura Schirru, se si possono fare nomi) che se la cava egregiamente su più stili e generi.

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La mia idea è che sarebbe opportuno concentrarsi in un genere per un certo periodo. Non spaziare simultaneamente. Una cosa per volta, fatta per bene, per un certo periodo. Poi eventualmente si spazia. Un po' come i materiali di Burri o i colori di Picasso.

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Ospite Lem Mac Lem

Non so che dirti, io ho provato a spaziare un po' tra i generi letterari, fino a che non mi hanno detto "sei brava, dovresti abbandonare il fantasy e passare a cose più serie".

A quel punto ho mollato il resto e sono tornata al fantasy :la:

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Ospite Jack Shark
A quel punto ho mollato il resto e sono tornata al fantasy :la:

Tanto è fantasy :asd:

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Uhm, è un problema che non mi sono mai posta. Se mi capita in mente una storia, la amplio, la progetto e prima o poi la scrivo, a prescindere dal genere. Al momento ho in mente un più-o-meno fantastico, un pulp-noir e una storia per bambini. Non so, forse è comodo limitarsi ad un solo genere, però la vedo come una limitazione... che farai se un giorno ti verrà in mente una storia che esula dal giallo?

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Uhm, è un problema che non mi sono mai posta. Se mi capita in mente una storia, la amplio, la progetto e prima o poi la scrivo, a prescindere dal genere. Al momento ho in mente un più-o-meno fantastico, un pulp-noir e una storia per bambini. Non so, forse è comodo limitarsi ad un solo genere, però la vedo come una limitazione... che farai se un giorno ti verrà in mente una storia che esula dal giallo?

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Anch'io credo che sia possibile, e allo stesso tempo stimolante, poter spaziare tra generi letterari diversi. Personalmente prediligo le biografie, ma sarei aperto a qualunque genere con le seguenti eccezioni, dovute alle mie inclinazioni:

Fantasy (dopo l'immenso Tolkien sono state sfornate un numero smisurato di brutte copie).

Gialli (non ne ho mai letto uno, e pertanto non saprei neanche da che parte guardare il foglio... bianco, ovviamente).

Horror (lo trovo improbabile e dozzinale).

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anch'io credo che sia importante spaziare... tuttavia non sempre chi scrive sempre horror ad esempio non penso sia limitato. A volte crearsi uno stile e in qualche senso eccellere in quello è altrettanto positivo. Io so che alcuni generi mi sono preclusi, o perchè non mi interessano nemmeno da lettore oppure perchè so che nelle mie corde non ci entrano. Un fantasy non potrei mai scriverlo, non lo sentirei nel profondo. Posso al limite variare le atmosfere, da alcune drammatiche ad altre più leggere se vogliamo. Detto ciò, sto in realtà cambiando totalmente genere, perchè il mio esordio è di narrativa pura, al massimo ipotizzato da molte persone come racconto di formazione, e ora sto ultimando un saggio, quindi direi che tra i due lavori di differenze ce ne sono tantissime

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Io sono come nerina, non ragiono per generi. Mi viene in mente una storia e la scrivo, di qualsiasi tipo sia. Solo dopo rifletto sul tipo di genere in cui si può annoverare.

Non credo agli scrittori che spaziano con disinvoltura tra un genere letterario e un altro, certo avendo una certa dimestichezza con la scrittura si potrebbe tentare, anche se, a mio avviso, per scrivere, ad esempio, un libro giallo non basta saper scrivere, ma è necessario creare una trama che abbia determinate caratteristiche.

Certo questo è normale, ma come hai imparato a scrivere -ad esempio- fantasy, puoi imparare anche a scrivere gialli. Non si nasce "imparati" e non credo proprio che la bravura nel padroneggiare un genere sia innata: si impara con la lettura, l'esercizio e una buona dose di esperienza (e naturalmente avendo l'interesse =P).

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Personalmente amo spaziare sui generei, rimanere fisso su uno mi annoia e trovo anche che mi limiti poiché mi impedirebbe di raccontare alcune storie. Poi come credo più o meno tutti ho un genere preferito, ma davvero non riuscirei a scrivere solo quello e penso che poco a poco inizierei a non sopportarlo più.

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Ospite Jack Shark

Non si nasce "imparati" e non credo proprio che la bravura nel padroneggiare un genere sia innata: si impara con la lettura, l'esercizio e una buona dose di esperienza (e naturalmente avendo l'interesse =P).

Su questo sono d'accordo: non si nasce "imparati".

Ma credo che, come in tutte le cose, ci siano generi per i quali siamo molto più portati (o per i quali abbiamo un vero e proprio talento innato) e generi per i quali siamo negati, che per quanto possiamo imparare, leggere, esercitarci, non raggiungeremo mai vette eccelse.

Certo, questo non ci preclude di provarci lo stesso e tirar fuori qualcosa di decente ;)

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Non si nasce "imparati" e non credo proprio che la bravura nel padroneggiare un genere sia innata: si impara con la lettura, l'esercizio e una buona dose di esperienza (e naturalmente avendo l'interesse =P).

Su questo sono d'accordo: non si nasce "imparati".

Ma credo che, come in tutte le cose, ci siano generi per i quali siamo molto più portati (o per i quali abbiamo un vero e proprio talento innato) e generi per i quali siamo negati, che per quanto possiamo imparare, leggere, esercitarci, non raggiungeremo mai vette eccelse.

Certo, questo non ci preclude di provarci lo stesso e tirar fuori qualcosa di decente ;)

Concordo Jack, è proprio quello che volevo sostenere. Agatha Christie, con le sue capacità, avrebbe potuto scrivere un fantasy, ma non sarebbe mai stata la stessa cosa, lei è nata per scrivere gialli e in quello era una fuoriclasse. Lo prova il fatto che ha scritto con uno pseudonimo alcuni libri di genere diverso che non hanno avuto alcuna fortuna. Sono convinto che Baglioni possa scrivere canzoni rock, ma sono altresì convinto che non avrebbero la stessa qualità, così come Dalì avrebbe potuto disegnare una natura morta, ma con quali risultati? Ognuno di noi è nato con una predisposizione in una determinata materia e non credo che scrivere un giallo sia la stessa cosa che scrivere un romanzo d'amore. Se vogliamo divertirci e scrivere una storia che ci viene in mente possiamo anche farlo, ma nessuno mi convincerà che è possibile spaziare tra generi diversi e mantenere la stessa qualità e a riprova di questo abbiamo centinaia di esempi di scrittori famosi.

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Credo che la scelta del genere letterario non sia tanto una scelta. Nel senso che in realtà credo che sia molto legato alla personalità dello scrittore e alla vita (o meglio, a un determinato momento) che ha vissuto.

Personalmente spazio tra vari generi. Magari mi viene l'idea di un fantasy e domani voglio iniziarlo a scrivere (cosa che mi capita) e dopodomani invece per un pulp. In realtà dipende da come vivi la scrittura e da come sei fatto tu.

Essendo molto lunatico, capirai che cambio genere con piacere, e in più lo vedo come stimolo per migliorarmi. :oOo:

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anche a me piace spaziare, per quanto è probabile che in ogni cosa che inventi la mia impronta sia riconoscibile in qualche modo. Anche perché io tendo a scrivere thriller dopotutto. Per via delle ambientazioni scelte poi mi tocca classificarli come fantascienza, thriller vero e proprio o fantasy etc etc, ma l'impalcatura base è una storia con un gran mistero misterioso e (spesso) morti ammazzati a far da contorno.

Non sono capace di spaziare in tutti i generi, molti non li conosco bene da lettore, quindi sarebbe un po' difficile che io scrivessi un thriller con sfondo romance (genere a caso tra quelli che non leggo) ben riuscito: magari mi uscirebbe una via dimezzo, o qualcosa che assomiglia a.

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Come alcuni prima di me hanno già sottolineato, credo non ci sia nulla di male a spaziare da un genere all’altro. Io penso di saper scrivere in modo mediocre a prescindere dal contesto ad esempio, quindi non mi preoccupo del background formativo necessario a sviluppare, secondo tutti i crismi, un’opera di un certo tipo. Mi documento e sfrutto le mie capacità nel migliore dei modi, ma queste accortezze non mi consentono certo di realizzare un componimento degno di nota (intendo dire che non bastano gli intenti). Come ha precisato Villegas però, penso sia molto più difficile fare propria una tecnica (e conseguentemente un genere) riuscendo veramente a eccellere in quell’ambito. Esistono notevoli eccezioni in tal senso, rappresentate da autori che grazie a un esercizio di stile pregevole non hanno davvero alcun problema nel rendere adeguatamente una storia, indipendentemente che si tratti di un horror, un fantasy, un romanzo di formazione oppure una storia fantascientifica (tanto per citare “il solito” famoso, ti basti pensare a King). :)

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Quando sento parlare di predisposizione avverto un brivido salirmi lungo la schiena. E' innegabile che ci siano autori più bravi in un genere piuttosto che in un altro, e questo può succedere per una miriade di motivi, primo fra tutti per una banalissima ragione di gusto: scrivo e mi impegno per ciò che mi piace, quindi mi riesce meglio di qualcosa per cui non sono altrettanto interessato. Quindi non sto dicendo che ogni autore può scrivere egreggiamente tutto ciò che gli pare, questo credo non sappia farlo nessuno, sto dicendo che se combini passione e pratica puoi ottenere ottimi risultati.

Non c'è scritto da nessuna parte che si può padroneggiare bene un solo genere mentre tutto il resto va nel dimenticatoio (tra l'altro non credo affatto nell'equazione successo=ottimo lavoro, rifiuto=lavoro non degno di nota) e ci sono un sacco di autori che servono da esempio in tal senso: King è già stato nominato, Leroux ha scritto romanzi fra cui il fantasma dell'opera, ma è famoso anche per gialli come Rouletabille, Conan Doyle non riuscì mai a liberarsi di Sherlock Holmes neanche volendo, ma scrisse opere diversissime tra loro; è suo "Il mondo perduto", che è fantastico!

Inoltre il fatto che un genere riesca meglio di un altro non vuol dire che questo sia necessariamente una ciofeca, forse non rientrerà nei capisaldi di quel dato genere, ma non vuol dire affatto che non sia un'opera valida.

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Ospite Jack Shark

Quando sento parlare di predisposizione avverto un brivido salirmi lungo la schiena.

Anche Il grandissimo Michael Jordan (il più grande campione di basket di tutti i tempi) era convinto che sarebbe diventato il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi. Meno male che poi è tornato a giocare a basket :asd:

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Ma questo solo alla luce dei fatti Jack, si tratta di capire i propri limiti. Quando sento la parola "predisposizione" la prima cosa che mi viene in mente sono gli insegnanti che devono dirti per cosa sei o non sei portato, senza conoscerti, una cosa che trovo a dir poco irritante. Inoltre la predisposizione non toglie comunque l'immenso lavoro che sta dietro un libro. Se un giorno riuscissi a diventare una scrittrice affermata e mi dicessero che sono un genio (pfff !) mi sentirei quasi offesa, perchè se ho raggiunto una meta non è perchè "sono nata così" (bel merito...), ma perchè mi sono fatta un culo cubico !

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Ospite Jack Shark

Purtroppo Ambre, essere più portati per una cosa (avere più talento) che per un'altra è un dato di fatto individuale.

E per noi scrittori, a me viene in mente il lettore sconosciuto (e non il professore) che ti giudica. E' inevitabile se vuoi fare questo mestiere ;)

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Ma questo solo alla luce dei fatti Jack, si tratta di capire i propri limiti. Quando sento la parola "predisposizione" la prima cosa che mi viene in mente sono gli insegnanti che devono dirti per cosa sei o non sei portato, senza conoscerti, una cosa che trovo a dir poco irritante. Inoltre la predisposizione non toglie comunque l'immenso lavoro che sta dietro un libro. Se un giorno riuscissi a diventare una scrittrice affermata e mi dicessero che sono un genio (pfff !) mi sentirei quasi offesa, perchè se ho raggiunto una meta non è perchè "sono nata così" (bel merito...), ma perchè mi sono fatta un culo cubico !

Mi dispiace contraddirti, ma scrittori, così come pittori, musicisti, ecc. si nasce, non si diventa, poi con lo studio si migliora... certo, ma se non sai disegnare ti puoi esercitare quanto vuoi, non sarai mai un pittore. Poi non ho mai detto che non si possono scrivere generi diversi con buoni risultati, penso però che la nostra mente sia "indirizzata" verso un determinato genere e pertanto riesce più facile la creazione di una trama efficace.

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E per noi scrittori, a me viene in mente il lettore sconosciuto (e non il professore) che ti giudica. E' inevitabile se vuoi fare questo mestiere ;)

Mmm... probabilmente quella sui prof è stata una mia divagazione dettata da brutte esperienze, chiedo venia u.u ma in generale quando entrano in ballo robe come il "talento", la "predisposizione", il "genio" sento sempre una terribile puzza sotto il naso, perchè sono cose che trovo difficili da stabilire in modo così assoluto e non mi è mai piaciuto idolatrare gli altri, ergerli a "dei" della letteratura come se non fossero umani tali e quali a noi. Come dicevo penso anche che sminuisca un autore considerando tutto il lavoro che c'è dietro, che non cade certo dal cielo.

Penso che anche la persona più famosa su questo pianeta resti prima di tutto una persona: adesso quegli autori che ci piacciono tanto sono arrivati dove sono arrivati, ma prima sono stati studenti come noi, ragazzi come noi, che si sono rotti la schiena, non sono certo stati a guardare perchè avevano "il talento". Io la vedo in modo molto più semplice: amavano quello che facevano e avevano la forza di volontà per portarlo avanti, e questo può essere più forte di tutti i talenti innati che vi pare.

Mi dispiace contraddirti, ma scrittori, così come pittori, musicisti, ecc. si nasce, non si diventa, poi con lo studio si migliora... certo, ma se non sai disegnare ti puoi esercitare quanto vuoi, non sarai mai un pittore.

Puoi anche disegnare sgorbi, ma se hai la passione per il disegno e la forza di volontà certo che puoi diventare un artista, o credi che chi si iscrive alle accademie, alle scuole del fumetto, sia già un grande artista? Non è affatto così, si impara eccome, anzi vi dirò di più... proprio riguardo alla scuola del fumetto è frequente che chi abbia più "talento" sia molto pigro, in sostanza non lavora, e con il tempo ha la meglio chi forse all'inizio non era granchè, ma che impegnandosi di più ha ottenuto molti più risultati pratici. Non c'è un solo modo per raggiungere il successo.

Poi non ho mai detto che non si possono scrivere generi diversi con buoni risultati, penso però che la nostra mente sia "indirizzata" verso un determinato genere e pertanto riesce più facile la creazione di una trama efficace.

Dipende dalle persone dyp, c'è chi gestisce al meglio un solo genere e chi invece riesce a padroneggiarne diversi. Di esempi come hai visto ce ne sono =P ma quando parli di arte - una cosa che è così strettamente legata alla persona e quindi variabile - trovo estremamente difficile fare discorsi così assoluti.

Riassumendo:

Sì, la passione innata per le cose esiste, ma la si può anche sviluppare nel tempo, non per questo deve dare risultati di serie B

Sì, ci sono autori più capaci in un genere che in un altro, ma ci sono anche autori che gestiscono perfettamente generi diversi fra loro.

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A me non viene da ragionare per generi, se mi viene da scrivere una storia la scrivo, mi documento su quello che mi serve e ci provo.

Quoto in pieno questo approccio.

Tendenzialmente scrivo gialli perché mi piace il genere e mi ci trovo bene, ma ho in cantiere (o nel cassetto, se preferite) una saga di fantascienza o fantasy (difficile spiegare il perché di questo dubbio senza conoscere la trama...).

E prima o poi voglio cimentarmi con un racconto sentimentale (anche, almeno...), di cui ho già qualche idea :)

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Non entro nel merito della predestinazione, è una questione che non mi è mai andata a genio. Si potrebbe parlare di predisposizione si, e ad esse credo, ma non credo all'assioma "O nasci portato o niente". Questo in nessun campo. C'è chi sviluppa o meno quelle predisposizioni, chi conquista una bravura ma non sale necessariamente alla ribalta. Ed ecco, "conquistare la bravura". Io credo che sia possibile anche se non si è dimostrato un talento innato fin dalla tenera età.

Sull'argomento del topic...ecco, io ho sempre preferito parlare di atmosfere che di generi. Il mio interesse per la suddivisione dei generi è più marginale, da lettore ciò che percepisco è l'atmosfera che una storia è in grado di rendere. Ed ecco, già di uno scrittore che sia in grado di farmi percepire atmosfere e sensazioni diverse con storie differenti (ma anche con la stessa) io sarei più che soddisfatto. C'è chi cambia magari il genere ma che trasmette, più o meno, le stesse cose e non parlo di concetti.

Penso comunque che tutti dovrebbero fare dei tentativi nel cambiare genere, nel variare un po' le proprie storie, di sperimentare almeno un po'. E non fatico a credere che molti possano riuscire a creare qualcosa di notevole calandosi in diverse atmosfere e trattando più di un genere. Ad esempio, parlando a livello personale mi sento ancora un po' limitato da questo punto di vista. Poi dell'ingabbiamento mediatico di un autore in un genere si potrebbe parlare.

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