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Ospite Njagan

Fare di persone reali i propri protagonisti

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19 ore fa, Macbook ha detto:

Da quello che mi è sembrato di capire in quel caso la diffamazione era dovuta al fatto che la personaggio era stato in qualche modo attribuito un fatto molto grave...non certo (per esempio) essere stato scartato alla visita militare o bocciato in prima elementare. E da quanto mi sembra di capire c'è diffamazione quando a seguito della pubblicazione il soggetto in questione viene danneggiato in modo serio nella sua reputazione...non certo quando al massimo ne esce fuori soltanto un argomento di sfotto' in più per i suoi amici del bar...

 

Mi sembra di aver scritto la stessa cosa. :)

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Confermatemi per favore, se così va bene:
 

Un esempio: devo pubblicare fatti veri e tragici, che coinvolgono persone reali.

 

Se lo faccio come vicenda vissuta e:
 

1 - Pubblico con mio nome e cognome reali

2 - Parlo in prima persona ma in ogni libro il mio nome da protagonista è diverso

3 - i nomi e cognomi delle persone li cambio

4 - Cambio il sesso di alcune persone

5 - Cambio i nomi dei luoghi

 

Desidero scrivere la verità e fare in modo che:

 

A) Chi mi ha fatto del male si riconosca ma non possa fare legalmente nulla contro di me (ma farsi un esame di coscienza...)

B) Essere d'aiuto a chi si trova nelle medesime situazioni nelle quali mi sono trovata io.

 

Grazie se potete essermi d'aiuto, non ho trovato un post con questo preciso esempio.

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Forse ti potrebbe aiutare la discussione che c'è in questo forum, nella sezione delle questioni legali, fare di persone reali i propri protegonisti (tralasciando il dover chiedere il permesso agli interessati, perchè se sono persone che amano far danno agli altri non mi sembra proprio il caso). Ma usare uno pseudonimo non preferiresti? Forse sarebbe anche meglio parlare in terza persona, ma soltanto se lo stile di scrittura non ti complica il lavoro. 

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Scusami, ho scordato di chiederti se per te la scrittura sarebbe anche un modo per intraprendere una carriera di scrittrice (non necessariamente a tempo pieno e vivendo unicamente di scrittura, ma magari come secondo lavoro in alcuni ritagli di tempo), dato che ho capito che ne vuoi pubblicare più di uno, di libro:rosa:.

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Ciao @Emanuela Montico , probabilmente non hai trovato nulla a riguardo perché non hai cercato nella sezione corretta. Quella giusta è "Questioni legali", sposto e unisco a un'altra recente discussione analoga.

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Trovato altro caso concreto interessante per questa discussione:

allego il link dell'articolo:

 

www.lastampa.it/2017/06/27/novara/il-giudice-ordina-il-ritiro-del-romanzo-satirico-la-protagonista-era-la-vicina-derisa-Yfj4R2B5oPeGeNTfYztBfO/pagina.html

 

Si tratta del libro "Le perle di Fufi".

L'autrice, una ragazza di circa 30 anni, è stata condannata in primo grado ad una multa di 1000 euro più una provvisionale di un totale di 15 mila euro a titolo di risarcimento danni.

Poi bisognerà vedere se l'impianto accusatorio reggerà ai successivi gradi di giudizio.

Intanto per il momento il giudice ha accolto le tesi accusatorie delle persone reali "inserite" nel libro che si erano sentite sbeffeggiate dall'autrice, in questo caso la vicina di casa e il marito.

Sarebbe stato interessante poter leggere il libro per capire quanto la scrittrice avesse "calcato la mano" sulle vicende reali ma è stato ritirato dal commercio su disposizione del giudice.

Secondo me il fatto che la stessa non abbia usato uno pseudonimo per la pubblicazione del romanzo ha in qualche modo contribuito a rendere più facile l'identificazione del soggetto descritto, persona nei fatti vicina e conosciuta (stiamo parlando poi di persone che hanno frequentato gli stessi ambienti di un piccolo paese) e facilitato il compito della parte lesa in sede processuale. 

Poi altra cosa che potrebbe aver penalizzato l'autrice potrebbe essere anche l'inserimento nel titolo del termine "debosciata mentale" che suona un po' come offesa gratuita (e poco argomentata).

Fra le altre cose il libro sembrava aver ottenuto anche alcuni riconoscimenti e forse è stato anche questo a spingere i soggetti reali descritti ad agire per le vie legali.

 

  • Grazie 1

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2 minuti fa, Macbook ha detto:

L'autrice, una ragazza di circa 30 anni, è stata condannata in primo grado ad una multa di 1000 euro più una provvisionale di un totale di 15 mila euro a titolo di risarcimento danni.

 

Pensa che sfortuna, poveraccia, non solo ha dovuto pagare per pubblicare (vedendo chi è l'editore), in più a questo si aggiunge il risarcimento! O_O

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2 ore fa, ElleryQ ha detto:

 

Pensa che sfortuna, poveraccia, non solo ha dovuto pagare per pubblicare (vedendo chi è l'editore), in più a questo si aggiunge il risarcimento! O_O

Certamente non le è convenuto intraprendere questa iniziativa. A noi questa vicenda può servire per capire quali accorgimenti possono essere messi in pratica per non subire lo stesso trattamento.

Da quello che mi è sembrato di capire le linee guida per non incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa in casi del genere sono:

- Evitare che il soggetto descritto possa essere identificato con certezza. Per fare questo può essere una buona idea essere vaghi nella descrizione del contesto in cui si svolgono le vicende. Per esempio: se io dovessi scrivere un libro "alla Fantozzi" dove sbeffeggio i miei colleghi di lavoro eviterei di fare in modo che si capisca qual è l'azienda di cui parlo. Ovvio che però se non uso uno pseudonimo e pubblico una mia biografia dove dico che ho lavorato in quell'azienda diventa facile per la persona sbeffeggiata dimostrare che mi stavo riferendo a lui perché così facendo ho fortemente delimitato il campo delle ricerche…

-  Evitare le critiche offensive (o scurrili) e gratuite sul personaggio reale prive di quel "ragionato dissenso" (come dice la giurisprudenza della cassazione) che viene lasciato al diritto di critica.

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@Macbook Approfittando della tua segnalazione, ho "navigato" un po' per capire i termini della vicenda.

Da questo articolo http://www.lastampa.it/2016/08/04/edizioni/novara/fufi-siamo-noi-evidente-nel-libro-c-la-nostra-vita-3F8Y5PdPknAdI218PW2UeO/pagina.html , per esempio, si evince quanto avventata e/o mal consigliata sia stata l'autrice. Ha scritto un libro tutt'altro che lusinghiero su una sua conoscente, rendendola perfettamente riconoscibile. Perfino il vero soprannome ha tenuto (Fufi, appunto)!

È evidente che l'autrice aveva proprio intenzione di ferire le persone che poi l'hanno querelata, senza essersi informata prima sulle probabili conseguenze pecuniarie. Le sarebbe bastato frequentare WD per evitare due errori clamorosi: pubblicare (a pagamento) con Albatros Il Filo e mettersi nei guai con la Giustizia. ;)

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17 ore fa, L'antipatico ha detto:

@Macbook Approfittando della tua segnalazione, ho "navigato" un po' per capire i termini della vicenda.

Da questo articolo http://www.lastampa.it/2016/08/04/edizioni/novara/fufi-siamo-noi-evidente-nel-libro-c-la-nostra-vita-3F8Y5PdPknAdI218PW2UeO/pagina.html , per esempio, si evince quanto avventata e/o mal consigliata sia stata l'autrice. Ha scritto un libro tutt'altro che lusinghiero su una sua conoscente, rendendola perfettamente riconoscibile. Perfino il vero soprannome ha tenuto (Fufi, appunto)!

È evidente che l'autrice aveva proprio intenzione di ferire le persone che poi l'hanno querelata, senza essersi informata prima sulle probabili conseguenze pecuniarie. Le sarebbe bastato frequentare WD per evitare due errori clamorosi: pubblicare (a pagamento) con Albatros Il Filo e mettersi nei guai con la Giustizia. ;)

Concordo….anche se in verità nonostante tutto mi sembra eccessiva la condanna nei suoi confronti perché al di là degli errori commessi dall'autrice non credo che il libro possa aver turbato più di tanto la vita della sua amica/nemica sbeffeggiata.

 

Certamente, ai nostri fini, questo ci fa capire che limitarsi a riportare aneddoti in chiave umoristica riguardanti una persona riconoscibile con certezza espone ad un rischio quantificabile in 10-15 k euro più multa e spese legali.

 

Come dicevo, sarebbe stato interessante poter esaminare il contenuto del libro per verificare se l'autrice nella sua stesura si è limitata 

a riportare alcuni fatterelli in chiave umoristica riguardanti la sua conoscente oppure è stata condannata nonostante il romanzo avesse comunque una rilevante componente di fantasia tale da mettere in discussione l'esatta corrispondenza fra il personaggio e la persona reale. Ma purtroppo è stato ritirato dal commercio.

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Ciao a tutti, ho un quesito a cui non riesco a trovare risposta.

Ipotizzando la scrittura di un testo che ha come protagonisti personaggi realmente esistenti (e alcuni ancora viventi) che raccontano in prima persona episodi autobiografici, questo pone delle problematiche dal punto di vista legale? Ad esempio, è necessario avvertire i personaggi coinvolti e ottenere da loro una sorta di liberatoria oppure, visto che non si tratta di un'opera a fini documentaristici o giornalistici ma narrativi, non ci sono vincoli? Specifico che si tratterebbe di testi destinati a letture teatrali, non a fini di lucro, e che non verrebbero pubblicati ma solo letti in pubblico. A quale normativa ci si deve rifare per la regolamentazione di questa fattispecie?

Spero di essere stata sufficientemente chiara e grazie sin d'ora a chiunque possa aiutarmi!

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@valr , generalmente la prima cosa che un utente da poco iscritto dovrebbe fare, è presentarsi in Ingresso alla comunità, magari dopo aver letto il Regolamento; è buona abitudine, inoltre, leggere la lista dei topic nelle varie sezioni, perché domande come la tua ce ne sono già ed è inutile creare confusione aprendo tante discussioni uguali.

Unisco alle altre.

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D'accordo @ElleryQ, grazie per le indicazioni. Comunque avevo letto il regolamento e anche fatto una ricerca, individuando questo topic ma non trovando al suo interno una risposta esaustiva con riferimento a normative specifiche. Inoltre, la questione per cui ho aperto il topic è parzialmente diversa da quella trattata in origine – testo per lettura teatrale non a fini di lucro non destinato alla pubblicazione – e quindi ho provato a riformularla in modo specifico, sperando che qualcuno avesse già affrontato una situazione analoga e potesse darmi consiglio.

 

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Comprendo, @valr , ma la tematica è molto simile se pur con qualche sfumatura differente, per cui è poco utile aprire più discussioni.

Pur trattandosi di un testo non edito, ma comunque eseguito in pubblico, in cui si fa riferimento a fatti e persone reali e viventi, è utile avere un'autorizzazione delle medesime.

Anche se si tratta di avvenimenti magari noti e risaputi (di cronaca, per esempio), se si attribuiscono ai personaggi idee, opinioni, frasi, verosimili se pur rielaborate dagli autori del testo, è sempre bene almeno sottoporre ai diretti interessati i contenuti e farsi rilasciare una liberatoria o un consenso scritto.

Ciò è indipendente dal fatto che la finalità sia di lucro o meno.

 

 

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Grazie del chiarimento, @ElleryQ. Sì, la liberatoria risolverebbe del tutto la questione, ma in alcuni casi è difficile stabilire un contatto con i soggetti interessati. In ogni caso, continuerò a fare ricerche sulla questione e se dovessi reperire informazioni utili le condividerò qui.

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Se si tratta di fatti reali, comprovati e soprattutto non diffamatori, non dovresti avere problemi di sorta... in teoria. In pratica dipende molto dagli argomenti che tratti, anche se le finalità sono solo narrative. Dipende molto anche dalla sensibilità delle persone, alcune non amano sentirsi messe "in mostra" (anche se si tratta di personaggi pubblici o dei quali si è pubblicamente parlato in un dato momento), o semplicemente ritengono di non essere rappresentate nella giusta maniera.

Ti faccio il caso di una fiction (relativamente) recente del regista M. Tullio Giordana: pur trattando un argomento di cronaca piuttosto noto, una delle persone  coinvolte si è lamentata e ha inviato una diffida alla Rai perché non si sentiva rappresentata nella maniera corretta , inoltre trovava che non venisse adeguatamente rappresentato un suo familiare (defunto). E non parliamo di privacy (benché il confine sia molto sottile) o diffamazione, ma comunque di un diritto all'immagine personale.

Una rappresentazione teatrale non ha certamente la stessa diffusione di un programma televisivo in prima serata, ma viene comunque divulgata in pubblico, per cui immagino valga la stessa cosa.

 

1 ora fa, valr ha detto:

In ogni caso, continuerò a fare ricerche sulla questione e se dovessi reperire informazioni utili le condividerò qui.

 

Grazie! :)

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Il 24/1/2019 alle 01:05, ElleryQ ha detto:

Ti faccio il caso di una fiction (relativamente) recente del regista M. Tullio Giordana: pur trattando un argomento di cronaca piuttosto noto, una delle persone  coinvolte si è lamentata e ha inviato una diffida alla Rai perché non si sentiva rappresentata nella maniera corretta , inoltre trovava che non venisse adeguatamente rappresentato un suo familiare (defunto). E non parliamo di privacy (benché il confine sia molto sottile) o diffamazione, ma comunque di un diritto all'immagine personale.

 

Sai per caso quale esito ha avuto la diffida?

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16 ore fa, L'antipatico ha detto:

Sai per caso quale esito ha avuto la diffida?

 

Se non erro, la Rai ha poi dimostrato di aver inviato alla persona in questione una lettera, nella quale era richiesto un incontro al fine di ricevere la sua approvazione sulla sceneggiatura; lettera alla quale non era stata data alcuna risposta. Per questo motivo il film fu trasmesso, a scopo cautelare, in una versione in cui non risultava traccia di quella persona.

 

  • Grazie 1

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Buongiorno. Sono un Avvocato ma non specializzato in materia di proprietà intellettuale. In linea di massima credo occorra distinguere tra profili civili (eventuali diritti di tutela dell'immagine / sfruttamento commerciale) e penale (oltre alla riconoscibilitá della persona occorre il carattere diffamatorio dello scritto). La fattispecie è delicata e nel caso di pubblicazione consiglio di sottoporre il caso concreto (considerando il concreto contenuto dell'opera) ad un legale all'uopo incaricato. 

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@Fabio1143, la ringrazio per la distinzione fra profilo civile e penale. Come ho specificato non si tratterebbe di pubblicazione, ma di una lettura all'interno di uno spettacolo non a fini di lucro. Terrò comunque conto della sua osservazione.

  • Grazie 1

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Ciao a tutti!

Un'amica mi ha proposto di scrivere una storia romantica a 4 mani su una sua storia d'amore realmente vissuta da lei, ma vorrebbe "camuffare" fatti, persone ed eventi in modo che i protagonisti non siano riconoscibili.

Serve comunque il consenso di tutte le persone coinvolte?

Grazie.

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Buongiorno a tutti,

mi accodo alla discussione perché per molti versi mi riguarda da vicino.

Onestamente credo che tutto sia un po' riconducibile a quanto si è disposti a rischiare.

Personalmente, un po' tutto quello che scrivo è ispirato a situazioni, personaggi, eventi di vita vissuta. Per quanto possa anch'io romanzare, inventare, modificare, ci sarà sempre quel manipolo di persone che se proprio volesse, se proprio si impuntasse, potrebbe riconoscersi, immedesimarsi, sentirsi addirittura diffamata e anche, volendo, per roba abbastanza grossa.

La scrittura per ragazzi (di cui mi occupo) deve essere anche un po' fantasiosa, iperbolica, restare attaccata alla realta ma allo stesso tempo esagerare, etc.

Provate ad immaginare i cattivi dei vostri romanzi x ragazzi preferiti senza tutte le caratteristiche grottesche e poco lusinghiere che li rendono quello che sono, ad esempio. Farebbero schifo. Invece funzionano proprio perché il più delle volte (se non sempre), si rifanno a "vecchie conoscenze" degli autori.

So che la questione non è così semplice e che a un certo punto si riduce un po' tutto ad un mero calcolo: quanto le persone sono riconoscibili? Quanto ciò che uno ha scritto può danneggiarle? Etc.

Mi viene anche da dire però (forse scoprendo l'acqua calda) che ogni scritto che abbia un po' di sapore in fondo parla di vita vissuta e di conseguenza, inevitabilmente, va a pestare qualche callo. Altrimenti parleremmo di un mondo fatto di fiori e farfalle, in cui tutti sono amici e tutti si vogliono bene, producendo roba assolutamente insipida, oppure non parleremmo di noi e delle nostre esperienze (rendendo il tutto altrettanto insipido).

In conclusione, credo che ci si debba assolutamente tutelare, ma anche assumere un minimo di rischio.

L'idea di vivere tutta la mia "carriera" (se mai ne avrò una) senza pestare i piedi a nessuno, chiedendo il permesso a tutti, togliendo e sfrondando qua e lá per non urtare le varie sensibilità, proprio non mi attira. A questo punto allora non scrivo, perché per quanto mi riguarda verrebbe meno proprio quella libertà anche un po' irriverente che mi porta a desiderare di scrivere.

Poi, che bisogna usare un pizzico di intelligenza e non andarsi a buttare nella tana del lupo è poco ma sicuro, ma se anche scrivere deve diventare una roba da ragionieri o in cui bisogna stare a preoccuparsi dell'etichetta, allora no grazie.

 

 

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@Luna L. , certamente molti scrittori si rifanno a esperienze personali e a gente che hanno conosciuto per caratterizzare i propri personaggi. Non può essere che così.

Un conto, però, è connotare un personaggio con dei tratti caratteriali appartenenti a qualcuno (incontriamo centinaia di persone che potrebbero rivestire ruoli da "cattivi" e che possiedono un determinato carattere), un altro è diffamare o riportare fatti privati altrui rendendoli pubblici.

Sono queste le cose non consentite e che espongono l'autore a rischio di denuncia quando il soggetto è riconoscibile da alcuni (basta una comunità, non dev'essere per forza un personaggio pubblico).

 

2 ore fa, Luna L. ha scritto:

Provate ad immaginare i cattivi dei vostri romanzi x ragazzi preferiti

 

Ti ricordo che da regolamento non sono consentite abbreviazioni o gergo da chat. :)

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@ElleryQ il discorso è chiarissimo, ma è anche vero che spesso purtroppo il confine può essere sottile, e proprio per questo può essere difficile decidere cosa scrivere e cosa no ed è proprio questo il mio dilemma.

Qui credo che entri in gioco la scelta personale (pur usando sempre la testa) rispetto a quanto voler rischiare, per non rinunciare ad esempio ad alcune descrizioni magari molto efficaci ma parecchio riconoscibili o riconducibili a gente vicina all'autore.

Il mio discorso era proprio questo: personalmente in alcuni casi ho preferito rischiare un po'.

Non mi riferisco certo a fare un'aperta diffamazione, ad essere palesemente maleducati o offensivi o a dire "tizio ha fatto questo" o "caio ha fatto quest'altro", ma ad esempio ad alcune caratterizzazioni di personaggi o luoghi che solo uno stupido non riconoscerebbe, se conosce un minimo l'autore.

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