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Ospite Njagan

Fare di persone reali i propri protagonisti

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Ospite Njagan

E' da tempo che mi frulla in testa un'idea che deriva essenzialmente dall'esperienza che ho maturato lavorando con bambini non vedenti. Ne ho conosciuti diversi. Diverse le loro difficoltà, diversi i modi di affrontarle da parte dei loro genitori. Molte volte mi sono sentita come Don Chisciotte e ho tentato di cambiare uno stato di cose che non mi piaceva. Premetto che ho il massimo rispetto per il dolore altrui, specie di quello che deriva dalla non facile accettazione di un handicap da parte dei genitori. E' un percorso lungo e difficile... Ma io sono sempre dalla parte dei bambini...e dunque alla fine mi sento "piena" di tutta una serie di sensazioni ed emozioni che devo necessariamente lasciar andare via da me. Il mezzo la scrittura.

E arriviamo alla ragione del topic. Sto scrivendo un romanzo che ha per protagonista un ragazzo e attraversa la sua vita intrecciandosi a quella di altre. Niente a che vedere con cose tipo La solitudine dei numeri primi. Niente di tragico perché non e' il mio genere. Molto ironico e cattivo (o brutalmente reale?), come spesso mi accade di scrivere. Il titolo e' provvisoriamente questo: Un eufemismo semantico colpevole di omicidio :facepalm:

La domanda e': pur con la solita formula "personaggi e trame del libro sono inventate...", dato che (diciamolo) non sono affatto inventate (cambiano ovviamente nomi dei personaggi e dei luoghi), sono tutelata da eventuali denunce?

Perché nella descrizione mi servo molto di stereotipie verbali di un soggetto in particolare: solo uno stupido potrebbe non riconoscersi in quella descrizione.

Mi denunciano se, e sottolineo se, dovessi pubblicare? :alone:

Spero di aver postato nella sezione giusta!

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Premesso che non sono un avvocato e non mi intendo di questioni legali, ma di questo penso

arriveranno le persone giuste a darti risposta.

Scrivere un racconto che descriva un male come quello dei genitori che non riescono ad affrontare

la realtà dei fatti e cioè che i loro figli non vedranno mai il mondo che li circonda è una bella sfida.

Tu dici che la persona potrebbe riconoscersi nei modi verbali da te descritti, non ne vedo il problema.

Non credo che tu scriva deridendo il suo handicap, i nomi verrebbero comunque cambiati, probabilmente

molti genitori si sentiranno colpiti nel vivo, ma molti altri ti saranno grati per ciò che hai scritto.

Ribadisco, non sei una persona che lo fa per lucro o per deridere, lo fai perché hai a cuore il loro problema

ed è un tuo modo di aiutarli ulteriormente.

Io penso che dovresti andare avanti, ma ripeto non sono un avvocato, il tuo è un bel progetto e chissà che la

gente non smetta di vergognarsi per cose del genere, c'è di peggio e il mondo ne è pieno.

In bocca al lupo Anja. :flower: :flower:

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La maggior parte degli scrittori - di successo e non - si sono ispirati almeno una volta, nella loro carriera letteraria, a persone realmente esistenti che hanno conosciuto, amato, disprezzato, o perfino mitizzato. Nel momento in cui ci si muove in una storia palesemente romanzata (quindi che, salvo negli intenti, non ripercorre fedelmente le azioni del soggetto), sfruttando un nome di circostanza, inventato, sei automaticamente tutelata in termini di legge. Naturalmente occorre sempre inserire, per evitare ulteriori fraintendimenti, la dicitura canonica riguardante fatti e persone che sebbene possano apparire tremendamente simili a quelli/e reali, ai fini del romanzo non lo sono affatto. Un esempio pratico su tutti, che spesso mette in pratica questa stessa politica? Stafano Benni.

Purtroppo potrebbe sempre esserci una persona intenzionata a darti battaglia perché “idealmente” offesa da quanto scrivi, ma con tutte le accortezze sopracitate (anche in questo caso muovo a supporto della mia tesi i pochi casi nei quali uno scrittore è stato citato con simili motivazioni) dovresti poter stare tranquilla. :)

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in uno dei suoi racconti più famosi David Foster Wallace utilizza come co-protagonista addirittura Lyndon Johnson l'ex presidente degli Stati Uniti. Verso le ultime pagine di Glamorama, Bret Easton Ellis arriva addirittura a parlare di Simona Ventura perché nelle pagine precedenti aveva esaurito tutti i personaggi famosi statunitensi di cui avrebbe potuto (s)parlare. è però vero che tu non hai alle spalle uno squalo di agente letterario capace di tutelarti al meglio in situazioni "complicate" quindi basta che ti attieni alla regola di non diffamare nessuno... Se poi usi il disclaimer: i personaggi e i fatti narrati sono di pura fantasi... dovresti essere a posto.

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Ospite Njagan

Intanto vi ringrazio per aver risposto. Poi...

@ Vli: si' non derido niente e nessuno, semmai denuncio tutta una serie di comportamenti, da parte degli adulti, che vanno a strutturare e a rinforzare atteggiamenti negati, producono tutta una serie di ritardi (cognitivi e di socializzazione), ma che sono comunque mossi in nome di quel "bene" che fa...male. Certe volte.

@Snow: ecco la questione e' proprio quella che invece andrei a ripercorrere azioni, e stereotipie verbali, tipiche di un soggetto reale. E' vero che nella stragrande tipologia dei non vedenti, certe ripetizioni, che rasentano l'autismo ma che non lo sono in effetti, ci stanno. Descriverei un soggetto che in questo momento ha sei anni e inventerei tutta la sua vita futura per il romanzo. Ma sarà più sempre riconoscibile. E più di lui i suoi genitori, che sono i veri protagonisti della storia.

Mi sa che e' un problema. :facepalm:

@Alessandro: magari potrei chiamare la madre del piccolo protagonista Simona Ventura :asd: Grazie anche a te. Intanto io scrivo. Poi userò la formula e...mi starò facendo un mucchio di problemi? In effetti, non e' che mi abbiano proposto una pubblicazione...:asd:

Modificato da Anja

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Non dovresti comunque avere grossi problemi. Del resto un particolare vezzo, sia dato o meno dall'abitudine, potrebbe non essere prerogativa unica del personaggio che andrai a descrivere (e quindi della controparte reale). Con un nome fittizio, seguendo le linee di una storia immaginaria, le problematiche verranno ulteriormente stemperate. Prima ho riportato l'esempio di Benni perchè cita per esempio, in modo palese, Benigni (Belsito). E' italiano, è un comico e i suoi modi di fare sono appunto utilizzati per farlo apparire ancor più grottesco e caricaturale. Ribadisco, tutto può succedere. Però, con le dovute accortezze e precisazioni di rito (nero su bianco), dovresti poter agire tranquillamente.

ps. Avviene allo stesso modo per molti altri personaggi noti del nostro paese.

Modificato da Snow Whole

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Ospite Jack Shark

Facciamo un po' di chiarezza.

Il disclaimer (i personaggi e la trama sono inventati e frutto di fantasia, e ogni riferimento è puramente casuale e bla bla bla...) non tutela assolutamente da nulla.

E' prassi inserirlo, ma non ha alcun valore legale.

Se dici che la persona è "particolarmente" riconoscibile, puoi romanzare quanto vuoi, puoi mettere tutti i disclaimer che vuoi, ma sei assolutamente passibile di denuncia. Anche se il personaggio in questione non è leso nella sua dignità, o diffamato, o cose simili. (e non confondiamo un personaggio pubblico, come può essere un presidente degli usa, con una persona privata)

Poi, il fatto che ti esponga al rischio, non significa che succeda (è abbastanza raro)

Il fatto che tu possa subire una denuncia, non significa che poi si vada automaticamente a un processo civile.

Il fatto che si vada eventualmente a un procedimento civile, non significa che automaticamente il giudice decida che abbia ragione il querelante.

Ma su queste cose non si scherza.

Io quando nel mio romanzo ho fatto riferimenti a luoghi e persone palesemente riconoscibili, ho chiesto il permesso.

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Ospite Njagan

Appunto. Era questa la mia paura. Credo che anche cambiandogli sesso, età, provenienza, ecc. il mio personaggio sarebbe riconoscibile e non e' un personaggio pubblico. Devo studiare per bene questa cosa.

Ti ringrazio Jack!

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Chiedere il permesso è una buona prassi e un buon consiglio. Ciononostante, nei precedenti interventi, non mi riferivo alla valenza legale dei procedimenti "di rito", bensì al valore legale che un avvocato, ancor prima di un giudice di pace, può dare alle prove circostanziali. Nel momento in cui un personaggio, frutto della mia creazione, si muove in un contesto diverso da quello che gli appartiene, con un nome diverso, essendo poi protagonista di eventi del tutto inventati (addirittura futuri), non c’è lesione diretta e automaticamente comprovata del presunto alter ego reale.

Le autorità di competenza prenderebbe difficilmente in considerazione l’iscrizione della notizia di reato, proprio perché “il caso”, teoricamente, non sussiste. Nonostante questo qualcuno potrebbe ugualmente esigere una rivalsa nei tuoi confronti, sia pure per mera questione d’interessi, ma i numerosi cavilli legali che forniscono espedienti di comodo (a tutela dell’autore), essendo decine, spingono la persona interessata a desistere prima ancora di arrivare al teorico processo (anche perché dovrebbe sobbarcarsi le spese legali). Nella peggiore delle ipotesi, considerando che il reato di ingiuria (in ambito penale) - se intentato e non comprovato - può portare a quello di calunnia nei confronti dell’accusatore, spinge spesso i malintenzionati a desistere. Infine, stando alle norme che regolano il reato menzionato, l’offesa non deve essere presunta ma concreta, contenendo quindi estremi legalmente validi della persona (o delle persone) in oggetto. Non voglio dire che tu sia in una botte di ferro, però secondo me puoi stare abbastanza tranquilla (del resto con il tuo libro intendi denunciare le mancanze di un mondo, non quelle appartenenti a determinate persone che, nella finzione dell’opera, rappresentano invece un mezzo di espressione).Chiedo scusa se in diritto sono un po' arruginito, eventualmente non abbiate remore a rinfrescarmi la memoria. Il consiglio di Jack è comunque molto valido e se ti è possibile, anche solo per evitare di pensare al problema, ti invito a seguirlo. :)

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Scusate ma nel caso in cui fosse denunciata, quali sarebbero le prove a sostegno dell'accusa? o.o L'unica cosa di cui mi preoccuperei sarebbe la reazione della persona a cui Anja si è ispirata (o meglio, che ha proprio inserito nella storia), ma un'azione legale mi sembra priva di qualsiasi fondamento.

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Ospite Jack Shark

Scusate ma nel caso in cui fosse denunciata, quali sarebbero le prove a sostegno dell'accusa? o.o L'unica cosa di cui mi preoccuperei sarebbe la reazione della persona a cui Anja si è ispirata (o meglio, che ha proprio inserito nella storia), ma un'azione legale mi sembra priva di qualsiasi fondamento.

Essere denunciati e perdere una causa sono due situazioni ben diverse, e mi pare di averlo esposto chiaramente.

La domanda non è: "rischio di perdere una causa?"

La domanda è: "rischio di subire una denuncia?"

Poi, se non ci fossero prove a sostegno dell'accusa, o se se è un'azione legale priva di fondamento, lo decide il magistrato che prende in mano la pratica. No lo decido né io, né tu, né chiunque altro.

Quindi la questione da porsi piuttosto è: "ne vale la pena rischiare?"

E per ciò che mi riguarda, la risposta è sempre NO

Modificato da Jack Shark

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Insomma dici di no solo per evitare la seccatura di un eventuale processo. Mmm... allora è personale, io non mi farei paranoie o davvero non scriverei più nulla =P

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Ospite Jack Shark

Insomma dici di no solo per evitare la seccatura di un eventuale processo. Mmm... allora è personale, io non mi farei paranoie o davvero non scriverei più nulla =P

Non sto parlando di processo. Anche il rischio di una denuncia è comunque una seccatura.

Quello che mi chiedo io è: ma ai fini della storia, è così indispensabile utilizzare una persona reale e talmente caratterizzata da essere riconoscibile?

E se è proprio indispensabile... è così assurdo chiedere il permesso onde evitare problemi?

Non è questione di paranoie. E' questione di LEGGE.

Se scrivono un libro utilizzando me come personaggio, e io risulto riconoscibile, posso denunciare come e quanto mi pare.

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Sul chiedere il permesso sono d'accordo anche io, ma può dipendere anche dalla relazione tra la persona in questione e l'autore.

Paranoie non perchè sia impossibile, ma perchè - anche se è possibile - è comunque una possibilità remota =/

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Ospite Jack Shark

Sul chiedere il permesso sono d'accordo anche io, ma può dipendere anche dalla relazione tra la persona in questione e l'autore.

Paranoie non perchè sia impossibile, ma perchè - anche se è possibile - è comunque una possibilità remota =/

Parlando per esperienza personale, la redattrice di un giornale parrocchiale (sì, proprio uno stupido giornaletto parrocchiale) si è rifiutata di pubblicarmi un articolo, approvato e apprezzato in prima lettura in comitato di redazione perché la persona che citavo in tale articolo, della quale non facevo alcuna descrizione fisica, era secondo lei riconoscibile.

Quindi, remoto non significa comunque impossibile.

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cosa vuol dire, a fini legali, "chiedere il permesso"?

Che tipo di liberatoria serve?

Grazie mille

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Secondo me quello che vuoi fare è una cosa bella: scrivere dei disagi di bambini e genitori costretti

ad affrontare fatiche e dolori del genere è sicuramente qualcosa su cui lavorare molto. Una fatica,

ma ti potrà dare un sacco di soddisfazioni.

Secondo me non ti denuncerebbe nessuno: sarebbe un testo che scriverebbe di scene vere di vita,

uno spaccato culturale su persone che affrontano problemi ogni giorno, un testo di denuncia, comunque

qualcosa di socialmente impegnato.

E come si scrivono romanzi socialmente impegnati se non ci si basa su qualcosa di vero? :)

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Il ‎06‎/‎06‎/‎2012 alle 15:45, Ospite Jack Shark ha detto:

Essere denunciati e perdere una causa sono due situazioni ben diverse, e mi pare di averlo esposto chiaramente.

La domanda non è: "rischio di perdere una causa?"

La domanda è: "rischio di subire una denuncia?"

Poi, se non ci fossero prove a sostegno dell'accusa, o se se è un'azione legale priva di fondamento, lo decide il magistrato che prende in mano la pratica. No lo decido né io, né tu, né chiunque altro.

Quindi la questione da porsi piuttosto è: "ne vale la pena rischiare?"

E per ciò che mi riguarda, la risposta è sempre NO

 

Ma in concreto come avverrebbe la cosa?

Facciamo un esempio concreto:

Paolo Villaggio ha scritto almeno 3-4 libri su Fantozzi, personaggio che ha creato ispirandosi alle sue reali esperienze lavorative in un'azienda.

Cosa avrebbe potuto fargli legalmente il vero Fantozzi, dopo che lui ha messo in ridicolo la sua vita, la sua famiglia, (la moglie cessa, la figlia che sembra una scimmia), il suo matrimonio (perché corteggia la signorina Silvani), i suoi colleghi.

MA anche i colleghi, i vari calboni o Filini, il Dottor Catellani, che nel film si dice abbia fatto carriera facendo il leccaculo e iscrivendosi alla massoneria....avrebbero potuto denunciare Villaggio per diffamazione?

E magari pure la Fiat per la cattiva pubblicità nei confronti della Bianchina....

Supponiamo che qualcuno faccia lo stesso con un atro soggetto pubblicando un libro su amazon.

Che cosa potrebbe fare il Fantozzi della situazione?

Che farebbe amazon? 

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54 minuti fa, Macbook ha detto:

Supponiamo che qualcuno faccia lo stesso con un atro soggetto pubblicando un libro su amazon.

Che cosa potrebbe fare il Fantozzi della situazione?

Che farebbe amazon? 

 

Dipende da quanto le vicende sono solo ispirate e quindi molto romanzate, oppure reali. Nel secondo caso, se il "Fantozzi" si sente diffamato perché assolutamente riconoscibile, può anche intentare causa per diffamazione, appunto.

Amazon dovrebbe rivalersi nei confronti dell'autore.

In genere, nei contratti editoriali (non conosco, però, quello di Amazon) esiste una clausola che manleva a monte l'editore da possibili ripercussioni da parte di terzi (sia chi rivendica la paternità dell'opera, sia chi se ne senta danneggiato), per cui ogni eventuale causa legale è a carico dell'autore.

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Quindi @ElleryQ la persona deve essere assolutamente riconoscibile, giusto?

Mi chiedevo anche se non sia prevista legalmente la possibilità di far firmare, alla persona in questione, una sorta di accettazione preliminare (cioè gli si fa leggere il libro prima di pubblicarlo), che valga quale rinuncia a perseguire l'autore in futuro.

Altra domanda: se la persona firma, possono procedere a denuncia altri in sua vece (parenti, mogli e mariti, eredi...)?

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13 minuti fa, Mathiel ha detto:

Quindi @ElleryQ la persona deve essere assolutamente riconoscibile, giusto?

 

Sì, in genere è così.

 

13 minuti fa, Mathiel ha detto:

Mi chiedevo anche se non sia prevista legalmente la possibilità di far firmare, alla persona in questione, una sorta di accettazione preliminare (cioè gli si fa leggere il libro prima di pubblicarlo), che valga quale rinuncia a perseguire l'autore in futuro.

 

Sì, la lettura e l'accettazione ti tutelano maggiormente, per cui se riesci a ottenere un'approvazione da parte dell'interessato è anche meglio.

 

13 minuti fa, Mathiel ha detto:

se la persona firma, possono procedere a denuncia altri in sua vece (parenti, mogli e mariti, eredi...)?

 

Se il protagonista è lui vale la sua accettazione, ma se compaiono altri personaggi (per esempio la moglie) e questi ne risultano danneggiati, il rischio di diffamazione c'è.

A me è successo di scrivere una storia reale raccontata attraverso il punto di vista di due sorelle; ho ottenuto la loro liberatoria, ma per maggior correttezza la prima stesura è stata fatta leggere anche al padre (che non appariva come una figura del tutto positiva, sebbene la realtà dei fatti riportata fosse quella... almeno dal punto di vista delle figlie). Quest'ultimo mi ha chiesto di modificare alcune parti della vicenda in cui compariva e in certi casi si è reso anche necessario mediare tra alcuni ricordi di una delle figlie, che voleva assolutamente fossero inseriti, e il diritto alla privacy del padre, per cui si è dovuti giungere a un accordo che soddisfacesse entrambi.

  • Grazie 1

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Figurati, @Mathiel , che dalla storia è stata tratta anche una fiction, rielaborata in alcune parti per renderla più "televisiva". In quel caso le protagoniste non hanno neanche firmato la liberatoria sulla sceneggiatura, perché quelle vicende, così rappresentate, non corrispondevano alla realtà, ma il produttore ha detto loro che non aveva alcuna importanza il loro assenso o meno, le ha anche sfidate a fargli causa e hanno rinunciato. Ma se non si è potenti quanto un produttore televisivo o cinematografico, è molto meglio tutelarsi. :(

  • Mi piace 1

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9 ore fa, ElleryQ ha detto:

 

Dipende da quanto le vicende sono solo ispirate e quindi molto romanzate, oppure reali. Nel secondo caso, se il "Fantozzi" si sente diffamato perché assolutamente riconoscibile, può anche intentare causa per diffamazione, appunto.

Amazon dovrebbe rivalersi nei confronti dell'autore.

In genere, nei contratti editoriali (non conosco, però, quello di Amazon) esiste una clausola che manleva a monte l'editore da possibili ripercussioni da parte di terzi (sia chi rivendica la paternità dell'opera, sia chi se ne senta danneggiato), per cui ogni eventuale causa legale è a carico dell'autore.

 

io credo che per avere la garanzia che nessuno avrà mai da ridire sia necessario o essere amici della persona cui il libro è ispirato oppure che di questa persona se e parli talmente bene da essere al riparo dalle sue contestazioni. Ma questi sono casi particolari e molto più spesso scrivere qualcosa significa anche osare.

Il punto è capire quanto. A mio parere per fare questo occorrerebbe capire in quali casi un avvocato sconsiglierebbe al presunto diffamato di intentare il procedimento legale, per esempio sulla base di riferimenti giurisprudenziali che indicano quali siano i casi in cui una persona è riconoscibile secondo la legge. Riconoscibile da chi poi? Dallo stesso Fantozzi della situazione? O anche dal suo vicino di casa oppure da chiunque?

Usando il buonsenso mi sembra ovvio che non si possa certo riportare nome e cognome della persona reale ma per esempio il suo nomignolo senza indicare luoghi e date precise dei fatti descritti, magari alterandoli leggermente per non farli coincidere con la biografia del soggetto può bastare?

 

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13 ore fa, Macbook ha detto:

per esempio sulla base di riferimenti giurisprudenziali che indicano quali siano i casi in cui una persona è riconoscibile secondo la legge.

 

Non mi pare esista una casistica giurisprudenziale in tal senso, ma una fattispecie generica. Nella diffamazione via social, per esempio, è sufficiente che nel parlare in senso lato di qualcuno (senza fare quindi il nome di quel "qualcuno"), si riportino fatti e circostanze attribuibili a una persona determinata (ovviamente conosciuta da chi ne scrive sul network) e riconoscibili anche da terzi che con essa hanno a che fare, quindi in grado di individuarla. Tali fatti, inoltre, devono essere delle supposizioni diffamanti, o delle dicerie che le arrecano danni, sociali e/o economici, o ancora degli accadimenti che il soggetto ha cercato di tenere nascosti perché sapeva che gli avrebbero arrecato danni (un tradimento, un'azione poco lecita o poco etica, ecc...).

 

13 ore fa, Macbook ha detto:

Usando il buonsenso mi sembra ovvio che non si possa certo riportare nome e cognome della persona reale ma per esempio il suo nomignolo senza indicare luoghi e date precise dei fatti descritti, magari alterandoli leggermente per non farli coincidere con la biografia del soggetto può bastare?

 

In relazione a quanto scritto sopra non è sufficiente cambiare il nome o parlare in senso lato, se poi nei fatti la persona è riconoscibile, a meno che non si tratti di circostanze molto comuni e che potrebbero accadere a chiunque o comunque a un nutrito gruppo di persone. Alterare i fatti può essere una buona soluzione, ma non "leggermente", devono essere corredati da dettagli tali da escludere il riferimento a quel determinato soggetto, anche se l'evento in sé è riconducibile anche a lui.

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7 ore fa, ElleryQ ha detto:

 

Non mi pare esista una casistica giurisprudenziale in tal senso, ma una fattispecie generica. Nella diffamazione via social, per esempio, è sufficiente che nel parlare in senso lato di qualcuno (senza fare quindi il nome di quel "qualcuno"), si riportino fatti e circostanze attribuibili a una persona determinata (ovviamente conosciuta da chi ne scrive sul network) e riconoscibili anche da terzi che con essa hanno a che fare, quindi in grado di individuarla. Tali fatti, inoltre, devono essere delle supposizioni diffamanti, o delle dicerie che le arrecano danni, sociali e/o economici, o ancora degli accadimenti che il soggetto ha cercato di tenere nascosti perché sapeva che gli avrebbero arrecato danni (un tradimento, un'azione poco lecita o poco etica, ecc...).

 

 

In relazione a quanto scritto sopra non è sufficiente cambiare il nome o parlare in senso lato, se poi nei fatti la persona è riconoscibile, a meno che non si tratti di circostanze molto comuni e che potrebbero accadere a chiunque o comunque a un nutrito gruppo di persone. Alterare i fatti può essere una buona soluzione, ma non "leggermente", devono essere corredati da dettagli tali da escludere il riferimento a quel determinato soggetto, anche se l'evento in sé è riconducibile anche a lui.

Ho trovato un riferimento giurisprudenziale del 1997 su un caso concreto di persona reale inserita in un romanzo. Da quello che mi è sembrato di capire in quel caso la diffamazione era dovuta al fatto che la personaggio era stato in qualche modo attribuito un fatto molto grave...non certo (per esempio) essere stato scartato alla visita militare o bocciato in prima elementare. E da quanto mi sembra di capire c'è diffamazione quando a seguito della pubblicazione il soggetto in questione viene danneggiato in modo serio nella sua reputazione...non certo quando al massimo ne esce fuori soltanto un argomento di sfotto' in più per i suoi amici del bar...

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