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Ospite Jack Shark

Il fuoco nell'anima - capitolo 3

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Ospite

Con questo capitolo si chiude l'introduzione dei tre periodi temporali.

Qui siamo a circa 10 anni dopo il cap. 2 e dieci anni prima del cap. 1

Ci sono un paio di cose che non mi convincono, ma prima di dirle aspetto di vedere se corrispondono a ciò che non convince voi.

3

Di nuovo

Il corridoio era deserto. Dalle porte delle aule si sentivano ragazzi far confusione, e insegnanti che si prodigavano in veri e propri salti mortali, per riuscire a mantenere una parvenza di ordine e disciplina. Le menti aperte all'apprendimento cominciavano ad essere delle chimere e il rispetto per la figura del professore andava ormai scomparendo.

Un uomo saliva le scale, per dirigersi alla quinta classe, sezione E, situata in un corridoio tristemente famoso. La mano che scorreva lungo la balaustra, il passo lento, i ricordi che riaffioravano a ondate, e come ondate si perdevano, infrangendosi sulla battigia della vita.

I tempi erano decisamente cambiati da quando era stato studente in quella scuola. Sembrava solo ieri che si precipitava fuori dall'aula, con il cuore in preda alle palpitazioni. E invece erano passati già dieci anni.

Il bidello lo vide arrivare e, con altrettanta lentezza, lo raggiunse.

«Chi è lei? Cosa ci fa qui? Ha l'autorizzazione?»

La reazione dell'uomo alle domande pressanti dell'antipatico inserviente fu moderata, quasi meccanica. La reazione di una persona abituata a essere trattata spesso in quella maniera.

«Ogni volta che uno di voi cambia, è sempre la stessa storia» rispose, tirando fuori dalla tasca un foglio e porgendoglielo.

«Io faccio solo il mio lavoro» rispose il bidello, con spiccato accento napoletano. Quindi gli strappò di mano il documento, fingendo poi di esaminarlo con attenzione, preoccupandosi in realtà solamente di verificare la presenza in calce del timbro della segreteria e della firma del preside.

«Sembra tutto in regola» sentenziò infine, restituendogli l'autorizzazione.

«Non solo lo sembra. Lo è» precisò l'uomo.

«E perché non portate il cartellino come i vostri colleghi?»

«Il cartellino? Quello col prezzo? Mi dispiace, ma io non sono in vendita. Quello semmai ce l'hanno i politici.»

Il bidello non rispose, e non gli concesse nemmeno la finta cortesia di ridere alla sua battuta. Lo infastidivano gli estranei che interrompevano la sua routine, soprattutto di quella razza. Squali senza scrupoli, interessati solamente a sbattere mostri in prima pagina, pur di vendere qualche copia in più di giornali in gran parte sovvenzionati dallo stato.

«E in che aula vi devo accompagnare?» chiese, con un tono talmente gentile che non poté che suonare forzato.

«Classe quinta. Devo parlare col professore. E conosco la strada...» Detto questo, lo congedò e si diresse alla sgangherata porta blu, quella che conosceva così bene, l'ultima in fondo al corridoio. Prima di bussare attese qualche istante. Dall'interno l'unica voce che si sentiva era quella dell'insegnante, che parlava come una macchinetta, mentre i ragazzi ascoltavano in religioso silenzio, tanto che, se non fosse che lo conosceva bene, avrebbe pensato che l'aula fosse deserta.

Trasse un profondo respiro, quindi diede due colpetti decisi. La voce all'interno si arrestò, poi lo invitò a entrare.

L'uomo varcò la soglia, fra lo sguardo curioso dei ragazzi e i bisbigli civettuoli delle ragazze che, colpite dall'aspetto attraente, unite allo sguardo penetrante del giornalista, non si risparmiavano piccanti commenti all'indirizzo del misterioso individuo. I capelli, neri come gli occhi, e un fisico atletico, rivelavano un'età al di sotto dei trenta, mentre l'abito, sportivo ma di gran classe, faceva capire che era una persona di buon gusto. Nessuno dei giovani comunque si sprecò per salutare il nuovo entrato.

«Buongiorno professore» esordì l'uomo.

«Buongiorno signor Pasini» rispose l'insegnante. «A cosa devo questa visita inaspettata?»

«Potresti uscire un attimo, Mad?»

«È necessario, signor Pasini? Mancano pochi minuti alla fine della lezione. Non potrebbe attendermi in aula professori? Gradirei terminare la lezione. Ha interrotto l'esposizione di una mia brillante analisi dell'undicesimo canto del paradiso.»

«Scusa Carlo se sono piombato così all'improvviso, ma avevo urgenza di parlarti e al cellulare non mi rispondevi.»

«Certo che non rispondevo: Stavo facendo lezione. Comunque avrei trovato la chiamata e l'avrei cercata io. Non capisco tutta questa urgenza.» E poi rivolto alla classe: «Ragazzi, io devo uscire un attimo a parlare con questo signore. Voi cercate di non fare troppa confusione. Tu, Tristazzi, vieni alla cattedra» disse indicando un alunno del primo banco. «Ti riterrò responsabile per qualsiasi cosa succeda durante la mia assenza.»

«Perché sempre io, prof?» protestò il ragazzo, che si era alzato per guadagnare l'ingrato compito. «Perché il tuo è l'unico nome che mi ricordo. È la mia quarta supplenza in questa classe. Mica pretenderete che impari il registro a memoria, vero?» E, detto questo, uscirono entrambi, per poter parlare in corridoio, lasciando il povero Tristazzi alla mercé dei compagni.

«Scusa per i formalismi, Manuel, ma davanti ai ragazzi... Mi spieghi adesso il perché di tanta urgenza? Scommetto che ha a che vedere con qualche indagine di tuo fratello. Se ho ragione, ti ribadisco che lo faccio volentieri il consulente per gli sbirri, ma io non sono un criminologo. Io insegno italiano e letteratura.»

«Sei un criminologo mancato, e lo sappiamo entrambi. Non torniamo sul vecchio argomento della tua scelta di facoltà. Non è per questo che mi sono dato tanta premura.»

«Allora di che si tratta? Non dirmi che ti serve una mano per qualche tuo velenoso articolo di cronaca? Ho letto quello sul duplice delitto di Napoli. Pian piano anche tu stai imparando a scrivere in maniera quasi decente. Se continui così però rischi grosso. Troppi nomi, troppe congetture. Ancora mi domando come fa il tuo direttore a prendersi la responsabilità di pubblicare le tue inchieste.»

«Indovina? Ha un forte senso civico e stravede per me. Oppure gli faccio vendere molti più giornali. Scegli tu la risposta che preferisci. Comunque avevi indovinato prima. C'entra mio fratello.»

Carlo faceva da consulente per la polizia da circa due anni, anche se in via strettamente ufficiosa. Era quindi abituato alle intrusioni di Manuel che, da buon cronista, teneva sempre un orecchio teso alle indagini del fratello, commissario della locale stazione di Polizia. Manuel infatti, filtrava con cura le indiscrezioni, scegliendo rigorosamente quelle di maggior interesse giornalistico, poi, con l'aiuto dell'amico insegnante, aveva in passato risolto alcuni casi, meritandosi la fiducia della polizia e numerosi riconoscimenti professionali.

Carlo dal canto suo, non aveva alcun interesse particolare e lo faceva solo per pura passione, cercando in ogni modo di evitare la notorietà, dopo che in passato ne aveva avuta fin troppa. In seguito al matrimonio, e soprattutto dopo la nascita della figlia, aveva deciso di dedicarsi al meglio al suo lavoro di insegnante. Era riuscito a entrare nel giro delle supplenze subito dopo la laurea, grazie al suo curriculum impeccabile e alla buona riuscita di alcuni concorsi pubblici che l'avevano fatto rapidamente salire in graduatoria, benché fosse ancora in attesa di una cattedra. Il lavoro parallelo di criminologo era un modo per fare pace con il suo ego, e Carlo poteva sfogare un'attitudine che si sentiva cucita addosso e, anche se non era ufficialmente riconosciuta, costituiva un motivo in più per sentirsi pienamente realizzato. Manuel però raramente l'aveva disturbato a scuola, quindi, se il giornalista era lì, il motivo doveva essere decisamente importante.

Carlo, messo finalmente da parte l'atteggiamento sostenuto, che era obbligato a tenere di fronte ai suoi studenti, dette finalmente libero sfogo alla sua naturale curiosità: «Forza Pas, non tenermi sulle spine. Cosa abbiamo questa volta?»

«Tieniti forte professore, è successo di nuovo.»

«Successo cosa?» chiese l'insegnate, in un misto di curiosità e paura.

«Come dieci anni fa» ribatté il cronista. «Stavolta la busta è stata abbandonata sotto una poltrona del multisala...»

«Cazzo!» esclamò Carlo, sbiancando in volto.

«Già. Cazzo. L'ha trovata un inserviente al termine della serata, dopo che il film era stato proiettato tre volte. In un punto dove, alle prime sommarie pulizie, non l'avevano notato.»

«Dettagli? Cioè, io capisco che non l'avevano notato, ma magari il motivo è perché prima non c'era, quindi probabilmente è stato lasciato lì da qualcuno che assisteva all'ultimo spettacolo. Anche se ammetto, non possiamo certo escludere l'ipotesi che prima non fosse stato visto. Mi occorrerebbe qualche foto del ritrovamento. ...Telecamere di sorveglianza? ...Stanno esaminando i filmati? Chiunque sia stato, non può essere certo sfuggito. Il passaggio è obbligato.»

«Calma professore» disse Manuel, giocherellando nervosamente con una sigaretta, «quel giorno hanno staccato qualcosa come novemila biglietti.»

«Hai ragione Pas, devo darmi una calmata. Adesso rientro in classe e termino la lezione, poi, a parte domattina, mi aspetta almeno una settimana libera, così ti prometto di dedicarmi al caso a tempo pieno. Babysitter permettendo ovviamente, e moglie permettendo. Sai benissimo che lei non approva questo mio hobby... dice che non paga le bollette e mi toglie troppo tempo alla famiglia. Come darle torto? Però stavolta è di nuovo roba grossa. Capirà. O almeno lo spero. Altri dettagli?»

«Indice.»

«Cazzo!»

«Già. Cazzo.»

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Ospite AfroditeAx

Procedo come al solito, sottolineo le parole o le frasi che non mi convincono ;)

Il corridoio era deserto. Dalle porte delle aule si sentivano ragazzi far confusione, e insegnanti che si prodigavano in veri e propri salti mortali, per riuscire a mantenere una parvenza di ordine e disciplina. Le menti aperte all'apprendimento cominciavano ad essere delle chimere e il rispetto per la figura del professore andava ormai scomparendo.

Un uomo saliva le scale, per dirigersi alla quinta classe, sezione E, situata in un corridoio tristemente famoso. La mano che scorreva lungo la balaustra, il passo lento, i ricordi che riaffioravano a ondate, e come ondate si perdevano, infrangendosi sulla battigia della vita.

Questa frase è bellissima!

I tempi erano decisamente cambiati da quando era stato studente in quella scuola. Sembrava solo ieri che si precipitava (chi ?) fuori dall'aula, con il cuore in preda alle palpitazioni. E invece erano passati già dieci anni.

Il bidello lo vide arrivare e, con altrettanta lentezza, lo raggiunse.

L'arrivo del personaggio è confuso, potresti introdurlo meglio secondo me.

«Chi è lei? Cosa ci fa qui? Ha l'autorizzazione?»

La reazione dell'uomo alle domande pressanti dell'antipatico inserviente fu moderata, quasi meccanica. La reazione di una persona abituata a essere trattata spesso in quella maniera.

«Ogni volta che uno di voi cambia, è sempre la stessa storia» rispose, tirando fuori dalla tasca un foglio e porgendoglielo.

«Io faccio solo il mio lavoro» rispose il bidello, con spiccato accento napoletano. Quindi gli strappò di mano il documento, fingendo poi di esaminarlo con attenzione, preoccupandosi in realtà solamente di verificare la presenza in calce del timbro della segreteria e della firma del preside.

«Sembra tutto in regola» sentenziò infine, restituendogli l'autorizzazione.

«Non solo lo sembra. Lo è» precisò l'uomo.

«E perché non portate il cartellino come i vostri colleghi?»

«Il cartellino? Quello col prezzo? Mi dispiace, ma io non sono in vendita. Quello semmai ce l'hanno i politici.»

Il bidello non rispose, e non gli concesse nemmeno la finta cortesia di ridere alla sua battuta. Lo infastidivano gli estranei che interrompevano la sua routine, soprattutto di quella razza. Squali senza scrupoli, interessati solamente a sbattere mostri in prima pagina, pur di vendere qualche copia in più di giornali in gran parte sovvenzionati dallo stato.

«E in che aula vi devo accompagnare?» chiese, con un tono talmente gentile che non poté che suonare forzato.

«Classe quinta. Devo parlare col professore. E conosco la strada...» Detto questo, lo congedò e si diresse alla sgangherata porta blu, quella che conosceva così bene, l'ultima in fondo al corridoio. Prima di bussare attese qualche istante. Dall'interno l'unica voce che si sentiva era quella dell'insegnante, che parlava come una macchinetta, mentre i ragazzi ascoltavano in religioso silenzio, tanto che, se non fosse che lo conosceva bene, avrebbe pensato che l'aula fosse deserta.

Trasse un profondo respiro, quindi diede due colpetti decisi. La voce all'interno si arrestò, poi lo invitò a entrare.

L'uomo varcò la soglia, fra lo sguardo curioso dei ragazzi e i bisbigli civettuoli delle ragazze che, colpite dall'aspetto attraente, unite allo sguardo penetrante del giornalista, non si risparmiavano piccanti commenti all'indirizzo del misterioso individuo.

Come fa il bidello a capire che è un giornalista, e fargli la battuta, se guarda solo il timbro? Che è misterioso sarebbe bello pensarlo non sentirlo dalla voce narrante :D

I capelli, neri come gli occhi, e un fisico atletico, rivelavano un'età al di sotto dei trenta, mentre l'abito, sportivo ma di gran classe, faceva capire che era una persona di buon gusto. Nessuno dei giovani comunque si sprecò per salutare il nuovo entrato.

«Buongiorno professore» esordì l'uomo.

«Buongiorno signor Pasini» rispose l'insegnante. «A cosa devo questa visita inaspettata?»

«Potresti uscire un attimo, Mad?»

«È necessario, signor Pasini? Mancano pochi minuti alla fine della lezione. Non potrebbe attendermi in aula professori? Gradirei terminare la lezione. Ha interrotto l'esposizione di una mia brillante analisi dell'undicesimo canto del paradiso.»

«Scusa Carlo se sono piombato così all'improvviso, ma avevo urgenza di parlarti e al cellulare non mi rispondevi.»

«Certo che non rispondevo: Stavo facendo lezione. Comunque avrei trovato la chiamata e l'avrei cercata io. Non capisco tutta questa urgenza.» E poi rivolto alla classe: «Ragazzi, io devo uscire un attimo a parlare con questo signore. Voi cercate di non fare troppa confusione. Tu, Tristazzi, vieni alla cattedra» disse indicando un alunno del primo banco. «Ti riterrò responsabile per qualsiasi cosa succeda durante la mia assenza.»

«Perché sempre io, prof?» protestò il ragazzo, che si era alzato per guadagnare l'ingrato compito. «Perché il tuo è l'unico nome che mi ricordo. È la mia quarta supplenza in questa classe. Mica pretenderete che impari il registro a memoria, vero?» E, detto questo, uscirono entrambi, per poter parlare in corridoio, lasciando il povero Tristazzi alla mercé dei compagni.

Eliminerei quelle due frasi ... per rendere più fluida la lettura.

«Scusa per i formalismi, Manuel, ma davanti ai ragazzi... Mi spieghi adesso il perché di tanta urgenza? Scommetto che ha a che vedere con qualche indagine di tuo fratello. Se ho ragione, ti ribadisco che lo faccio volentieri il consulente per gli sbirri, ma io non sono un criminologo. Io insegno italiano e letteratura.»

«Sei un criminologo mancato, e lo sappiamo entrambi. Non torniamo sul vecchio argomento della tua scelta di facoltà. Non è per questo che mi sono dato tanta premura.»

«Allora di che si tratta? Non dirmi che ti serve una mano per qualche tuo velenoso articolo di cronaca? Ho letto quello sul duplice delitto di Napoli. Pian piano anche tu stai imparando a scrivere in maniera quasi decente. Se continui così però rischi grosso. Troppi nomi, troppe congetture. Ancora mi domando come fa il tuo direttore a prendersi la responsabilità di pubblicare le tue inchieste.»

«Indovina? Ha un forte senso civico e stravede per me. Oppure gli faccio vendere molti più giornali. Scegli tu la risposta che preferisci. Comunque avevi indovinato prima. C'entra mio fratello.»

Carlo faceva da consulente per la polizia da circa due anni, anche se in via strettamente ufficiosa. Era quindi abituato alle intrusioni di Manuel che, da buon cronista, teneva sempre un orecchio teso alle indagini del fratello, commissario della locale stazione di Polizia.

Manuel infatti, filtrava con cura le indiscrezioni, scegliendo rigorosamente quelle di maggior interesse giornalistico, poi, con l'aiuto dell'amico insegnante, aveva in passato risolto alcuni casi, meritandosi la fiducia della polizia e numerosi riconoscimenti professionali.

Carlo dal canto suo, non aveva alcun interesse particolare e lo faceva solo per pura passione, cercando in ogni modo di evitare la notorietà, dopo che (dato che) in passato ne aveva avuta fin troppa.

In seguito al matrimonio, e soprattutto dopo la nascita della figlia, aveva deciso di dedicarsi al meglio al suo lavoro di insegnante. Era riuscito a entrare nel giro delle supplenze subito dopo la laurea, grazie al suo curriculum impeccabile e alla buona riuscita di alcuni concorsi pubblici che l'avevano fatto rapidamente salire in graduatoria, benché fosse ancora in attesa di una cattedra.

Questo spaccato sul precariato mi sembra in più!

Il lavoro parallelo di criminologo era un modo per fare pace con il suo ego, e Carlo poteva sfogare un'attitudine che si sentiva cucita addosso e, anche se non era ufficialmente riconosciuta, costituiva un motivo in più per sentirsi pienamente realizzato. Manuel però raramente l'aveva disturbato a scuola, quindi, se il giornalista era lì, il motivo doveva essere decisamente importante.

Carlo, messo finalmente da parte l'atteggiamento sostenuto, che era obbligato a tenere di fronte ai suoi studenti, dette finalmente libero sfogo alla sua naturale curiosità:

«Forza Pas, non tenermi sulle spine. Cosa abbiamo questa volta?»

«Tieniti forte professore, è successo di nuovo.»

«Successo cosa?» chiese l'insegnate, in un misto di curiosità e paura.

«Come dieci anni fa» ribatté il cronista. «Stavolta la busta è stata abbandonata sotto una poltrona del multisala...»

«Cazzo!» esclamò Carlo, sbiancando in volto.

«Già. Cazzo. L'ha trovata un inserviente al termine della serata, dopo che il film era stato proiettato tre volte. In un punto dove, alle prime sommarie pulizie, non l'avevano notato.»

«Dettagli? Cioè, io capisco che non l'avevano notato, ma magari il motivo è perché prima non c'era, quindi probabilmente è stato lasciato lì da qualcuno che assisteva all'ultimo spettacolo. Anche se ammetto, non possiamo certo escludere l'ipotesi che prima non fosse stato visto. Mi occorrerebbe qualche foto del ritrovamento. ...Telecamere di sorveglianza? ...Stanno esaminando i filmati? Chiunque sia stato, non può essere certo sfuggito. Il passaggio è obbligato.»

«Calma professore» disse Manuel, giocherellando nervosamente con una sigaretta, «quel giorno hanno staccato qualcosa come novemila biglietti.»

«Hai ragione Pas, devo darmi una calmata. Adesso rientro in classe e termino la lezione, poi, a parte domattina, mi aspetta almeno una settimana libera, così ti prometto di dedicarmi al caso a tempo pieno. Babysitter permettendo ovviamente, e moglie permettendo. Sai benissimo che lei non approva questo mio hobby... dice che non paga le bollette e mi toglie troppo tempo alla famiglia. Come darle torto? Però stavolta è di nuovo roba grossa. Capirà. O almeno lo spero. Altri dettagli?»

«Indice.»

«Cazzo!»

«Già. Cazzo.»

Bello, intrigante ... la storia funziona alla grande. Solo la forma la renderei un po' più snella, più veloce!

A rileggerci :D

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Ospite

Una sola spiegazione rapida.

La frase sul precariato mi serve per inquadrare la situazione, e cioè che è sì professore, ma ha avuto in passato e avrà nell'immediato futuro, molto tempo libero per stare a casa e dedicarsi alla sua passione per le indagini.

P.S.

Il quarto capitolo (che è anche l'ultimo che probabilmente posterò qui) è quello preferito di mia moglie, e lo metterò prossimamente

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Ospite AfroditeAx

Ok, se pensi sia indispensabile rendila più breve, quasi un inciso. Mentre si è concentrati sulla storia, averetroppe informazioni di contorno distrae!

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Ospite

Una notazione a caldo: qui ci hai presentato il tuo romanzo e ne abbiamo a lungo parlato, ma se mi metto nei panni di un lettore che inizia da pag.1 trovo:

- prologo (due ragazzi)

- come una macchia di sangue (due vecchiazzi)

- un urlo aghiacciante (di nuovo due ragazzi)

- di nuovo (due giovani)

tutti con nomi simili.

Non ne capisco una beneamata m******a (come scrive Camilleri, ma io sono vigliacco e non lo scrivo), butto il libro, mi dò dello scemo che ho comprato il libro di uno sconosciuto e mi giuro d'ora in poi solo Jeffery Deaver!

Indubbiamente ci sono lettori più pronti di me, se ho scelto il nick "bradipo" una ragione ci sarà, ma se aiutassi il lettore mettendo all'inizio di ogni capitolo la data?

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Ospite AfroditeAx

Si mi sembra un'ottima idea quella di dichiarare le date all'inizio del capitolo.

Conocordo ;)

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Ospite

I nomi non sono simili, sono gli stessi.

I periodi si alternano per tutti i 30 capitoli, non posso mettere la data su tutti, ma devo far capire il cambio di periodo dalla narrazione.

Inoltre la data non ha alcuna importanza ai fini della vicenda. Quello che conta è capire che sono le stesse persone e che fra un periodo e l'altro sono passati 10 anni, e questo è specificato abbastanza chiaramente

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Ospite
I nomi non sono simili, sono gli stessi.

Sì, lo so, ero autoironico.

I periodi si alternano per tutti i 30 capitoli, non posso mettere la data su tutti, ma devo far capire il cambio di periodo dalla narrazione.

Perchè no?

Inoltre la data non ha alcuna importanza ai fini della vicenda.
Quello che conta è capire che sono le stesse persone e che fra un periodo e l'altro sono passati 10 anni, e questo è specificato abbastanza chiaramente

Ha importanza per il lettore, per permettergli di orientarsi tra il prima e il dopo e il dopo-dopo, qui hai messo una spiegazione in un altro topic e poi l'hai ribadito all'inizio di ogni capitolo.

Quello che conta è capire che sono le stesse persone e che fra un periodo e l'altro sono passati 10 anni, e questo è specificato abbastanza chiaramente

Dove è specificato? Io ricordo solo all'inizio del 1° capitolo dopo il prologo

Un altro giorno.

Ancora un altro giorno.

Ripeto lettori meno bradipi di me capirebbero tutto, io no.

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Ospite

Allora, dato per inteso che il primo capitolo è ambientato nel presente (comunque non è certo nel futuro...)

Nel primo capitolo Carlo dice specificamente che Manuel ha 40 anni.

Nel secondo capitolo, i due ragazzi fanno l'ultimo anno di ragioneria, quindi 19 anni.

Nel terzo capitolo c'è questa frase: I tempi erano decisamente cambiati da quando era stato studente in quella scuola. Sembrava solo ieri che si precipitava fuori dall'aula, con il cuore in preda alle palpitazioni. E invece erano passati già dieci anni.

Se aveva smesso di studiare da 10 anni, ne ha per forza 29.

Risultato:

cap.1 = presente

cap.2 = 20 anni prima

cap.3 = 10 anni prima

Dai, è facile anche per i bradipi :)

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Jack, premetto che sono una nerchia nello scrivere e che non mi permetterei mai di dare un consiglio ad un'altra persona inmerito alla scrittura di un romanzo, ma questa la devo dire.

Se io fossi un bidello e vedessi entrare nel corridoio una persona, magari esordirei con un ." salve, mi dica..." , magari detto con un tono autoritario, piuttosto che con un secco: "chi è lei? Cosa ci fa qui? ecc..."

Secondo me è troppo duro far cominciare così un discorso. :D

Per il resto, nulla da dire. Scrivi benissimo!

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Ospite
Jack, premetto che sono una nerchia nello scrivere e che non mi permetterei mai di dare un consiglio ad un'altra persona inmerito alla scrittura di un romanzo, ma questa la devo dire.

Perché? Ogni consiglio è sempre bene accetto ;)

Mica bisogna essere grandi scrittori per dare consigli, basta saper leggere e avere spirito critico

Se io fossi un bidello e vedessi entrare nel corridoio una persona, magari esordirei con un ." salve, mi dica..." , magari detto con un tono autoritario, piuttosto che con un secco: "chi è lei? Cosa ci fa qui? ecc..."

Hahaha avresti dovuto conoscere il mitico Raffaele, il bidello di quando andavo a scuola io

Sembrava il Duce, trattava male tutti, pareva il padrone della scuola...

Per il personaggio del bidello mi son rifatto a lui

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TRAMA: Sulla complessità della trama sopra citata non mi esprimo, perché ho letto solo questo capitolo e devo prima recuperare gli altri. Mi sembra sufficientemente chiara nonostante la sua complessità.

CONTENUTI:Il testo è ben definito, ha un suo carattere. Ovviamente attendo sviluppi, perché da questo capitolo non emergono particolari contenuti.

GRAMMATICA:Ben scritto, si legge in modo scorrevole. Forse, ma solo forse, un po' troppi aggettivi.

PERSONAGGI:I personaggi mi sembrano ben delineati e riportano subito all'ambiente scolastico: alunni svogliati e un po' maleducati, insegnante indaffarato e professionale, bidello antipatico. Per quanto riguarda il dialogo del bidello, invece, penso che sia funzionale al personaggio (scorbutico e burbero). L'unica cosa che non mi convince è quando scrivi "domande pressanti dell'antipatico inserviente". Dato che è già caratterizzato bene, forse non è necessario definirlo 'antipatico'; è più bello 'mostrato' che 'detto'. Il personaggio del bidello è rivelato in maniera appropriata attraverso le sue azioni, non serve raccontarlo. Spero di essermi spiegata bene

STILE: Lettura moderna e veloce, abbastanza intrigante. Dialoghi nei momenti più opportuni e della lunghezza giusta per non spezzare il ritmo.

COMMENTO FINALE: Il testo fa venir voglia di proseguire con la lettura, che credo sia la cosa più importante. Mi sembra di capire che tu abbia ben chiaro in mente già tutta la storia e questo non può che rendere la lettura più scorrevole. Complimenti, sul serio.

PS: Sono stata sgridata perché ti avevo scritto un commento un po' troppo corto :oops: Così, come mi è stato consigliato, ho seguito lo schema. Spero di non averti dato l'impressione della maestra che corregge il compito altrui. Lungi da me l'idea di apparire saccente.

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