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Gargaros

Il problema delle traduzioni. (Magari facciamo qualche confronto.)

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Pochi minuti fa mi è venuto il ghiribizzo di fare un confronto di due traduzioni con la versione originale. Il racconto è Il risciò fantasma di Kipling, che ho trovato sia nell'omonima raccoltina Newton di tre lustri orsono che in Fantasmi di Natale... e per tutto l'anno.

La versione originale è questa:

One of the few advantages that India has over England is a great Knowability.

Traduzione del libro Newton:

Uno dei pochi vantaggi che presenta l'India di fronte all'Inghilterra è la grande facilità con la quale vi si fanno le conoscenze.

Traduzione Della Vigna:

Uno dei pochi vantaggi che ha l'India rispetto all'Inghilterra è una buona dose di esperienza.

Ho sempre detto male delle traduzioni Newton, se non altro perché avevo fatto altri confronti del genere. Ma qui mi sembra chiaro che il loro libretto sia messo meglio, non trovate? Intanto il traduttore ha "arricchito" la frase per renderla più vicina allo stile ottocentesco. Poi quella parola, knowability, di cui non ho trovato accezioni (significa solo "conoscibile") e tradurla come "esperienza" mi pare forzatissimo.

Comunque, dite la vostra, sono curioso di sentire altri pareri.

Facciamolo diventare il topic delle traduzioni. Possiamo usare questo spazio per parlare di quale versione di libri stranieri vada presa e quale no...

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Preferisco la prima traduzione anche se è un parziale adattamento. Avrei preferito una traduzione più letterale:

Uno dei pochi vantaggi che ha l'India rispetto all'Inghilterra è la sua grande capacità di conoscenza.

Questo perché - come riscontrabile da analisi presenti in rete - la conoscenza a cui si riferisce Kipling è strutturata in funzione coloniale, e pur se i paragrafi successivi del racconto si riferiscono alla conoscenza di persone non è da escludere a priori la volontà di riferirsi alla conoscenza come necessità per l'esercizio di un dominio efficace. In questo la conoscibilità è un vantaggio rispetto all'inconoscibile, che significa non facilmente dominabile (vedasi quanto capita in Afghanistan, per sua natura scarsamente conoscibile, dal 1973 in poi). "Fare le conoscenze" mi sembra troppo specifico e meno elegante di una traduzione letterale, e per me lo sarebbe anche se dovessimo tradurre Knowability come conoscibilità.

L'India poi si sarebbe rivelata molto più misteriosa e inconoscibile di quanto prospettato e vagheggiato da Kipling, accecato dalla sua presunta superiorità nei confronti del buon selvaggio da educare e usare alle maniere dei bianchi, ma per accorgersene era necessario lo sguardo critico di qualcuno che non aveva una mentalità di stampo coloniale (Orwell su tutti, che pur difendendo letterariamente Kipling lo trovò moralmente insensibile e esteticamente disgustoso. Orwell fu anche in grado di prevedere la caduta dell'impero britannico in India, come dimostrato da Shooting an Elephant del 1936).

Alla fine dei conti bisogna stare attenti ad adattare e spiegare oltre ciò che il testo dice, specialmente dalla modernità in poi (e nel postmoderno, stante la presenza di un sottotesto fittissimo, bisogna essere maniacali). Si rischia di rendere più difficile l'eventuale individuazione o interpretazione dei significati sottintesi. Per questo sono per una traduzione letterale, che però a causa di polisemie e sfumature connotazionali non sempre può essere possibile. Ma è la natura stessa della traduzione, cioè del portare da un luogo all'altro o da una lingua all'altra, o - in tedesco - übersetzen, sovrapporre. Nel traslamento o nella sovrapposizione qualcosa viene necessariamente spostato, e in questo caso cambiando l'ordine dei fattori il prodotto può cambiare.

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(Ah, che dolore, ho scritto una vera porcata, traslamento. Se qualche moderatore passa di qui lo sostituisca con una più felice traslazione, grazie)

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