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Ospite Signor Ford

Trattamenti sanitari, consenso informato e interventi d'urgenza

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Ospite Signor Ford

Il mio dubbio è il seguente:

Come funziona, a livello normativo e pratico, la sanità in casi specifici?

Poniamo che io debba sottopormi a un trattamento, a cui debba dare un consenso. Fintanto che io sono senziente e cosciente, posso esprimere il mio volere.

Nel momento in cui io non possa esprimerlo per incoscienza, improvvisa o meno, chi viene contattato per decidere su di me rispetto a trattamenti, interventi e quant'altro?

Posso nominare qualcuno io?

E se invece non abbia fatto nessuna procura o nomina, chi viene preso in considerazione?

Esiste una normativa di riferimento a tal proposito?

Tutti questi dubbi mi sono necessari per capire come muovermi in un passaggio narrativo. Grazie a chi mi risponderà :)

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Ospite Bradipi

Se vi è una emergenza/urgenza e il paziente non può esprimere il consenso decide il medico, esempio tipico la trasfusione di sangue, vedi: http://www.studiolegalelucente.it/pronunce.php?id=10

Ogni decisione deve essere presa esclusivamente dal paziente (o dal tutore legale).

Se il paziente è temporaneamente incapace di intendere si informano i familiari, ma decide sempre il medico: nessun familiare, coniuge, congiunto o altra figura anche se nominata in precedenza dal paziente ha potere decisionale.

In ogni caso esiste il diritto di non curarsi, ma deve essere validamente espresso.

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Se parliamo di un trattamento sanitario obbligatorio, può essere disposto d'autorità. L'elenco è contenuto nell' art. 33 della legge 833/78

Negli altri casi ( non trovo ora i riferimenti precisi) il consenso - in luogo di un maggiorenne che non è in grado di darlo - compete ai suoi congiunti e parenti: moglie, genitori, figli, fratelli e in mancanza zii paterni e materni. Non so se, non essedoci altri, si prendano in considerazione i primi cugini. Potresti ovviamente, in caso d'incapacità, avere un tutore legale. Esiste anche la figura del curatore speciale, diversa dal tutore perché addetto a un caso specifico, ma mi risulta utilizzato solo per i minori. Una nomina da privato a privato non ha valore, per quanto ne so.

Modificato da sefora

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Ospite Signor Ford

Ok. Ora ho le idee confuse, scusate ç_ç

Sono in una fase della storia dove si deve decidere che terapia attivare: se fare un intervento o non farlo. Non salva vita, ma comporta dei rischi. Decide il medico in ogni caso?

Il consenso a un'operazione quindi non si firma?

E se il paziente dovesse essere spostato (non più quindi in degenza nel reparto), può decidere il familiare dove (previo consulto dei medici) o anche di trasferirlo in una struttura privata (e non farlo ritornare a casa)?

Infine: se il paziente deve essere sottoposto a determinate profilassi e non deve entrare in contatto con estranei, a chi può essere riservato il diritto ad andare a trovarlo? Solo ai familiari e/o coniuge?

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Frà io ti posso dire per esperienza personale che anche per interventi molto pesanti ai familiari è concesso vedere il paziente (non so se anche ad altri), può anche rimanere una persona in ospedale a dormire, purchè sia maggiorenne. Inoltre ci "sarebbero" degli orari di visita, uso il condizionale perchè di fatto non è che ci sia tutta questa sorveglianza se il paziente è in stanza, diverso il discorso è se si trova -ad esempio- in terapia intensiva: lì si entra uno ad uno, ti danno i vestiti (non so come chiamarli u.u) sterili appositi e stai qualche minuto, e lì -ovviamente- la sorveglianza è rigorosa.

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Il consenso a un'operazione quindi non si firma?

E se il paziente dovesse essere spostato (non più quindi in degenza nel reparto), può decidere il familiare dove (previo consulto dei medici) o anche di trasferirlo in una struttura privata (e non farlo ritornare a casa)?

Infine: se il paziente deve essere sottoposto a determinate profilassi e non deve entrare in contatto con estranei, a chi può essere riservato il diritto ad andare a trovarlo? Solo ai familiari e/o coniuge?

Certo che si firma, ameno che non sia un trattamento obbligatorio, nel qual caso si procede ope legis.

Firma il paziente, se è in grado, oppure i soggetti che ho detto sopra. Idem per gli spostamenti del malato.

Quanto alle visite, in teoria come sopra, ma i sanitari possono limitare o annullare i contatti per motivi di igiene o sicurezza.

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Ospite Bradipi

Secondo legge l'unico autorizzato a firmare è il paziente (o il tutore). Stop.

Secondo consuetudine firmano i familiari (se le cose vanno male, come è sempre possibile, puoi affermare che erano stati informati, meglio di niente, ma nessun valore legale).

Visite: mai visto chiedere a nessuno i documenti per far visita a un ricoverato (ho assistito a severe liti tra familiari), ma non so come si regolino se in terapia intensiva (dove le regle per le visite sono più ristrette).

Non ho capito cosa intendi per trasferimento: in un reparto propongono un intervento salvavita e i congiunti rifiutano, paziene in coma? A rigor di legge non si può. Il paziente è affetto da patologie croniche non migliorabili e i familiari trovano un posto in lungodegenza o reparto riabilitativo? Dimissione ordinaria (felice di non averlo dovuto cercare tu).

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Ospite Signor Ford

Ho qualche dubbio sul reparto riabilitativo, intendi all'interno dell'ospedale o in altra struttura (quello che perlomeno qua definiscono RSA)?

Per il resto grazie davvero :)

Quindi: In sintesi il consenso spetta al paziente. Sussista la prassi di poter far firmare i familiari ma non ha valore legale, mentre è obbligatorio informare i familiari (e solo loro) sulle condizioni e su quello che potrebbe prospettarsi.

In base al reparto ci possono essere dei vincoli per le visite.

Spero di aver capito bene.

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Non essendo chiara la situazone specifica è difficile dare una risposta precisa, comunque al di fuori del consenso del paziente esistono solo queste possibilità:

Il trattamento sanitario obbligatorio disposto su ordinanza del sindaco su proposta di un medico e convalida di un medico della struttura pubblica con notifica al giudice tutelare, utilizzato soprattutto per motivi psichiatrici.

L'intervento per stato di necessità, articolo 54 del codice penale: "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo". In questo caso "il fatto" si riferisce all'eventuale intervento in emergenza (es. intervento chirurgico) effettuato allo scopo di salvare la vita a una persona che non può esprimere il consenso che, in caso contrario rappresenterebbe un reato di lesioni personali gravi.

Negli altri casi è possibile segnalare la situazione al giudice (Procura della Repubblica sezione fasce deboli) perchè, ove necessario, provveda alla nomina urgente di un tutore. In questo caso si ricade nel profilo giuridico dell'interdizione che di fatto rende la condizione del paziente simile a quella del minore, dove sarà poi il tutore a poter firmare o meno il consenso.

Spero di esserti stato utile

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Ospite Signor Ford

Per i miei dubbi narrativi ho trovato la soluzione. In generale ho idea che la materia sia molto complessa e variegata. Vi ringrazio tantissimo per la vostra preziosa collaborazione :)

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