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Ospite Lem Mac Lem

Edilizia post apocalisse

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Ospite Lem Mac Lem

Dunque, facciamo che il mondo è andato a donnine allegre, si è spopolato e i pochi superstiti stanno rimettendo insieme i cocci.

La civiltà non esiste più, sono rimase solo le infrastrutture, e poco se non niente utilizzabili (non prenderei gli ascensori per scendere, ecco).

In qualche modo, l'umanità superstite si riorganizza, e passano i secoli. Molti secoli, diciamo buoni seicento anni dal giorno X.

Supponendo che quel giorno sia stato un massacro di esseri viventi ma che il resto, compatibilmente con gli sconvolgimenti climatici, sia rimasto intatto, cosa si può ritrovare della civiltà odierna?

Dopo seicento anni il cemento armato resisterebbe ancora, anche solo come piloni e tralicci? Un'astronave o un satellite schiantati sarebbero ancora riconoscibili come tali?

Qualcosa di simile alle grandi autostrade delle megalopoli sarebbe ancora individuabile, magari da lontano?

E cosa sarebbe ancora utilizzabile, ovviamente con le dovute riserve? Le materie plastiche resisterebbero, certo (sempre che non siano state fuse o il gelo non le abbia distrutte), e anche il vetro... ma il resto?

Cosa raccoglierebbero gli uomini del post apocalisse, dopo sei secoli di invasione vegetale, dai resti del mondo dei loro antenati?

Tengo a precisare che non sto scrivendo niente di ambientato in un mondo simile, è una curiosità che avevo da tanto e credo che sarebbe molto 'ispirevole' per tante belle storie. Magari mi date l'input per partire :)

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Ospite Ice*

Cavolo avevo visto un documentario sull'argomento tempo fa che ricostruiva proprio tutta la situazione di un mondo senza l'uomo, non so se è recuperabile da qualche parte °-°

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Ospite Bradipi

C'è una serie tv americana che ne parla: http://www.historych...o-luomo/guidatv a me non piace, ma può essere interessante.

Per il resto, l'unica risposta sincera è non ne abbiamo idea.

Sappiamo che le piramidi hanno resisto per millenni e quindi possiamo ipotizzare che altri 600 anni le li facciano senza particolari problemi e come loro tanti altri monumenti antichi, invece non sappiamo nulla degli edifici in cemento armato: quando si iniziarono a costruire l'idea era che fossero indistruttibili, ma la realtà è ben diversa dopo appena 50 anni molti presentano problemi e qualcuno è crollato (vedi una notizia di cronaca: http://archiviostori...990312239.shtml ).

Per la plastica non lo sappiamo, il vetro non invecchia, abbiamo bicchieri e bottiglie di epoca romana assolutamente perfetti.

Un'astronave o un satellite schiantati sarebbero ancora riconoscibili come tali?

Il problema sta nel verbo “riconoscere” cioè si può riconoscere solo qualcosa che già conosci, un esempio: cosa usavano nell'età del ferro per fondere il ferro? Il rame fonde a temperature basse e il bronzo lo puoi fare anche a casa (quasi, in realtà a casa non puoi fare neppure la pizza) ma il ferro? Nel bacino del mediterraneo c'era legna ma non abbastanza per reggere una produzione di secoli (in Egitto ancora meno) e allora? Finchè qualcuno non si è chiesto ma perché accanto alle fornaci ci sono tanti frantoi? Ipotesi: usavano l'olio di oliva come combustibile.

Semplice e facile ma per riconoscere quest'uso sono passati decenni.

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Ospite Lem Mac Lem

Infatti il mio dubbio riguarda proprio il cemento da costruzione, che secondo me in un millennio (anche meno) tornerebbe semplicemente sabbia. Mille anni di edera stritolante distruggerebbero qualsiasi traccia di civiltà moderna, imho.

Ma credo che qualcosa resterebbe. Penso ad esempio ai piloni progettati proprio per resistere alle intemperie, moli portuali, tralicci... chissà. Per quanto riguarda razzi e astronavi, ovviamente dovrebbero essere riconoscibili da qualcuno che sa cosa siano.

Ma sarebbe divertente scoprire che, alla fine, la comunità umana tornerebbe a riunirsi attorno al borgo medievale, che ha resistito ai millenni, anziché nei moderni condomini, crollati miseramente per la stretta della vegetazione.

Cavolo avevo visto un documentario sull'argomento tempo fa che ricostruiva proprio tutta la situazione di un mondo senza l'uomo, non so se è recuperabile da qualche parte °-°

L'avevo visto ed era interessante, però non ricordo se si parlava di secoli, millenni o centinaia di migliaia di anni :sss:

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Ospite Njagan

Ricordo che anche Focus, la rivista si occupo' di una cosa simile: l'articolo si intitolava "se l'umanità scomparisse". Ho trovato la rivista ma bisognerebbe comprarla.

In alternativa ti ho trovato questo, che cita anche quello che accadde alla città ucraina di Pripyat dopo vent'anni (che non sono seicento ma...almeno può dare un'idea):

http://www.focus.it/community/cs/forums/permalink/133119/133082/ShowThread.aspx

E questo se ti occorre fare qualche calcolo :asd:

http://www.enco-journal.com/journal/ej35/logico.html

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Il cemento armato non si degrada per la vegetazione, ma per [url"http://www.ingegneriaedintorni.com/2011/01/il-degrado-del-cemento-armato-la.html"]carbonatazione.

Alcuni edifici quindi sopravvivranno, dipende dalla qualità del calcestruzzo. Stessa cosa per tutte le opere d'arte (ponti, autostrade, ecc.).

Il tracciato delle strade e delle fondamenta degli edifici restano invece visibili anche per millenni, agli occhi degli archeologi per lo più, ma a volte si vedono anche a occhio profano.

Credo che in ogni caso siano le grandi catastrofi a decidere: senza l'intervento dell'uomo a quest'ora Assisi sarebbe un cumulo di macerie, visto il numero di terremoti in cui è rimasta coinvolta.

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Ospite Bradipi

Il borgo, non solo medievale, esiste perché risponde a precise esigenze: deve avere un rifornimento idrico, essere in alto per difendersi, circondato da risorse agricole o di allevamento. I posti buoni per una città sono pochi e quindi sono stati usati più volte, ti ricordi di Troia ricostruita almeno nove volte?

La vegetazione, o meglio le radici che corrodono, possono essere un problema per tutte le costruzioni.

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Penso che moltissimo si conserverebbe sotto terra in stato di crollo, che si tratti di strade, fogne, palazzi e quant'altro. Magari gruppi umani si stabilirebbero nei pressi di zone dove ci sono città sepolte, per scavare e recuperare materiali utili e/o preziosi (come successe nel medioevo con le rovine romane).

In corrispondenza di zone montane ed elevate si conserverebbero resti più esigui, perché l'erosione tenderebbe a disperderli; il contrario in zone di pianura e in generale in zone di depressione.

Fra l'altro, dico una cosa ovvia, il tipo di apocalisse è determinante. Se si tratta di una qualche strana malattia che spazza via l'umanità è un conto, ma se invece è qualcosa di più distruttivo per l'ambiente, ci sarebbero da valutare altri fattori.

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Se si tratta di una qualche strana malattia che spazza via l'umanità è un conto, ma se invece è qualcosa di più distruttivo per l'ambiente, ci sarebbero da valutare altri fattori.
Pienamente d'accordo, soprattutto se parlassimo di grossi cambiamenti climatici che avrebbero non solo un effetto sulla vegetazione, ma anche sui materiali, basti pensare alla dilatazione termica del metallo.

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Ospite Lem Mac Lem

Sì certo, gli squilibri climatici sono un fattore determinante. Un inverno nucleare o un cambiamento nell'asse terrestre avrebbero conseguenze molto diverse da una pandemia. Ed è verissimo che, anche dopo molti secoli, i gruppi umani cercherebbero materiali utili, se pensassero di trovarne in quantità e in maniera più semplice che non fabbricandoli da sè (una banale bottiglia di plastica è molto più pratica di qualsiasi otre si possa preparare con la tecnologia post apocalisse). Potrebbero perfino nascere corporazioni di mestieri che fanno quello, come rabdomanti.

Il borgo, non solo medievale, esiste perché risponde a precise esigenze: deve avere un rifornimento idrico, essere in alto per difendersi, circondato da risorse agricole o di allevamento. I posti buoni per una città sono pochi e quindi sono stati usati più volte, ti ricordi di Troia ricostruita almeno nove volte?

La vegetazione, o meglio le radici che corrodono, possono essere un problema per tutte le costruzioni.

Infatti per questo dicevo che sarebbe ironico constatare che alla fine si tornerebbe tutti al borgo medievale, anziché in megalopoli abbandonate che diventerebbero trappole mortali, in caso di attacchi (cosa che non sarebbe neanche tanto remota, visto che con la caduta delle leggi moderne, tornerebbero di moda cosucce come il saccheggio, lo stupro seriale, la schiavitù).

E ci sarebbe anche il problema della fauna, perché in assenza dell'elemento umano, nascerebbe un nuovo equilibrio... e l'uomo sarebbe solo una delle tante prede, se non impara alla svelta ad arroccarsi.

Ratti mutanti giganti :ohh:

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Leopardi. I leopardi (o pantere) sono felini estremamente adattabili che possono vivere nei più diversi climi.

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Ospite Lem Mac Lem

Eh, ma dovrebbero minimo attraversare il mare da soli, la vedo dura... noi abbiamo linci, orsi, lupi e mustelidi (che son piccoli, ma avete presente cosa può fare una famiglia di donnole? Presente The Walking Dead? Ecco). E non dimentichiamo i cinghiali...

E i ratti mutanti giganti :ohh:

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Scappati dagli zoo o provenienti dal Caucaso, dove credo ce ne siano ancora. I tempi perché una specie sviluppi esemplari giagnti sono un po' lunghi. In ogni caso semmai partirei dai tassi, che sono già di notevoli dimensioni, o magari dai ghiottoni.

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Che sono proprio dei mustelidi, ma ricordaano tanto delle iene,

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Nanni mi ha fatto venire in mente una cosa.

Ricordo che mio zio, che se ne intende abbastanza, mi parlava del fatto che sono in corso degli sconvolgimenti negli ecosistemi, in alcune zone d'Italia, sconvolgimenti pericolosi. Del tipo, gente che compra serpenti esotici e poi li abbandona in montagna; quei serpenti possono diventare dei superpredatori in grado di mutare tutta la scala alimentare. E questo vale un po' per tutti gli animali che non sono originari di un luogo mi ci si vengono a trovare. Per cui immagino che effettivamente, in caso di apocalisse, se gli animali domestici, degli zoo e quant'altro restassero in libertà e riuscissero a sopravvivere... be', come dice Nanni, i leopardi li vedrei piuttosto dominanti, per esempio.

*immagina la penisola completamente stravolta dal punto di vista faunistico*

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Credo che le cose si aggiusterebbero abbastanza rapidamente. Capre e cinghiali potrebbero diventare prede di base per carnivori anche di una certa dimensione, come leopardi o lupi. Oggi invece le cose sono fin troppo squilibrate, per esempio ruminanti come i cervi impediscono la ricrescita delle foreste. Per questo ogni tanto bisogna abbatterne un certo numero. La presenza di predatori riporterebbe l'equilibrio.

È successo a Yellowston, per esempio, che l'eliminazione dei lupi aveva avuto come risultato che non crescevano più piante d'alto fusto. La loro reintroduzione a rimesso le cose a posto.

Ah, e poi ci sono gli orsi. Gran belle bestie!

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Ospite Lem Mac Lem

Ma che scenari spettacolosi! :cookie: Proprio quelli che volevo vedere, grazie!

Riguardo la fauna, esistono già molte specie esotiche introdotte nel nostro ambiente, e avrebbero senz'altro un ruolo in uno scenario del futuro. Le nutrie, per esempio, sono diventate infestanti, così come le trachemys (le tartarughine in vendita nei negozi): queste due specie possono da sole cambiare l'assetto ambientale di laghi e fiumi, come pure il siluro. Potrebbero perfino esserci stormi di parrocchetti, che già in diverse zone d'Italia si sono felicemente riprodotti e vivono liberi, a stormi interi. Certo potrebbe succedere solo nel sud Italia, ma che belli gli stormi di pappagalli invece dei piccioni :ohh:

Però sarebbe interessante capire quali predatori prenderebbero il sopravvento, con un'umanità ridotta all'osso e nessun grande carnivoro a beccarsi la torta intera... secondo me orsi e linci tornerebbero alla grande, per le pantere e i giaguari non so... non credo ce ne siano abbastanza da riprodursi e diventare autoctoni.

E i ratti giganti mutan*viene picchiata*

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Però sarebbe interessante capire quali predatori prenderebbero il sopravvento, con un'umanità ridotta all'osso e nessun grande carnivoro a beccarsi la torta intera... secondo me orsi e linci tornerebbero alla grande, per le pantere e i giaguari non so... non credo ce ne siano abbastanza da riprodursi e diventare autoctoni.

E i ratti giganti mutan*viene picchiata*

sarebbe interessante anche vedere che fine farebbe il lupo che, anche avendo le carte in regola per diventare un predatore dominante di alcune zone, potrebbe soffrire dell'ibridazione con i cani selvatici e andare via via scomparendo a favore degli ibridi e dei cani che sarebbero decisamente in maggioranza

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Ospite Lem Mac Lem

Anja: Spettacolo puro. E, senza saperlo, ho avuto una sua illustrazione per mesi come sfondo del desktop, quella del Rainbow Bridge :cookie:

I lupi penso si mescolerebbero coi cani e sopravviverebbero i più selvatici, quindi alla fine per la specie cambierebbe poco. Però sì, direi che il lupo tornerebbe in auge proprio grazie all'incrocio coi cani, che sarebbero molto avvantaggiati in uno scenario di randagismo post apocalisse.

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Ospite Njagan

Belle, belle! Ma sai che mi sono venuti in mente anche gli scenari di Hokuto quando disegnava Ken il guerriero? :facepalm:

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