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Ex Tenebris - Stefano Lanciotti

Post raccomandati

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Titolo: Ex Tenebris

Autore: Stefano Lanciotti Editore: Rebel Yell, 2011

Genere: Fantasy

Prezzo: gratuito

Pagine: 293

Sito dell'autore: www.stefanolanciotti.it

Dalla quarta di copertina:

Nocturnia.

Un mondo dove il Potere Oscuro ha eclissato il sole e tre Confraternite magiche si combattono in una guerra senza tregua. Un mondo lontanissimo dal nostro, eppure solo un Varco la divide dalla Terra, dove il mago Lynerus ha portato in salvo l’ultima erede della dinastia regnante e i Sigilli, i tre grimori che contengono il Sapere Perduto.

Thomas Travers, un collaboratore della polizia di Washington D.C., indagando su un bizzarro delitto incrocia la sua strada con quella di Diana, una ragazza fragile nella quale il potere magico sta crescendo come un cancro maligno. Per salvarla e permetterle di reclamare il trono di Nocturnia, dovrà affrontare esseri che non sono di questo mondo e che provengono da oltre il Varco.

Dalle tenebre.

Scarica il libro in pdf qui

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Note:

Ex Tenebris è il primo romanzo della trilogia di Nocturnia e, per motivi promozionali, ho deciso di pubblicarlo in forma gratuita sullo store Apple, mentre su Amazon costa 0.99 € (Amazon non consente il download gratuito). Con mia grande sorpresa è stato scaricato da oltre 15.000 persone in meno di 5 mesi, lanciando i romanzi successivi, che sono stati acquistati da circa 1500 persone e continuano a vendere una decina di copie al giorno.

Booktrailer:

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Ospite Njagan

Ciao! Io avevo già letto i tuoi libri e infatti ti avevo inserito nella nostra classifica dei 100 esordienti da leggere e quindi da consigliare, qui :li:

Ti faccio i miei complimenti!

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Ciao! Io avevo già letto i tuoi libri e infatti ti avevo inserito nella nostra classifica dei 100 esordienti da leggere e quindi da consigliare, qui :li:

http://www.writersdr...e/page__st__20u

Ti faccio i miei complimenti!

Beh, grazie mille! Mi ero dimenticato di inserire le prime pagine del romanzo (in effetti fate prima a scaricarvelo tutto gratis, ma per i più pigri :asd: )

L'incenso consuma lieve liberando un profumo dolce e persistente. Le fiammelle dei ceri ondeggiano cogliendo un refolo di vento infilatosi nella stanza attraverso fessure invisibili. Solo, l'uomo al centro del circolo alza le mani senza staccare gli occhi dalle pagine consunte dell'antico tomo che torreggia sul leggio di fronte a lui. Intona un canto in una lingua stridente che non sembra fatta per la voce umana.

Attorno a lui ombra. Solo quel danzare irregolare delle fiammelle. Solo strane forme mobili sul suo viso. Le pareti della stanza indistinguibili. La sua voce che echeggia come dal profondo di una caverna oscura.

Poi, d'un tratto, l'oscurità sembra addensarsi alle sue spalle, ma l'uomo è troppo assorto per accorgersene. I suoi occhi intenti a seguire i segni sulle pagine ingiallite, le sue orecchie immerse nell'ascolto della nenia. Il grumo di ombra si infittisce e comincia a prendere forma. Lentamente. Ora incombe.

Le fiammelle tremolano sempre più intanto che l'oscurità, come nutrendosene, inghiotte a poco a poco i rari raggi di luce. Un attimo. Sospeso. L'uomo ha un'improvvisa percezione. Sgrana gli occhi. Una pressione oscura. Alle spalle. Sta costringendo la luce all'interno del circolo. Sudore sulla fronte. Fermo. Restare fermo. Una folata di vento, improvvisa, si impossessa della pagina che ora volteggia, con beffarda lentezza. Occhi sgranati. La salmodia si incrina. Silenzio.

Uno

Thomas Travers pigiò il tabacco nel fornelletto della pipa. Era seduto sul divano, ma non riusciva a trovare una posizione comoda, come se si sentisse un estraneo in casa sua. Sbuffò una boccata di fumo denso. Di fronte a lui, appoggiate sulla cappa del caminetto, immagini trascorse di una felicità che non riusciva neppure a ricordare. Si vedeva prendere la laurea, accompagnare una splendida donna all'altare, tenere in braccio una bambina dal viso rosato. Non riusciva a riconoscersi.

Quando la sottile barriera di fumo si diradò, intravide la moglie che lo osservava appoggiata allo stipite della porta, l'espressione a metà strada tra il dolore e il compatimento. Le valige che aveva appoggiato a terra testimoniavano che aveva finito di raccogliere le sue cose ed era pronta ad andarsene.

- Ho preso tutto, credo. - Gli disse, tentando di mantenere un'espressione serena. - Hai firmato i fogli che ti ho dato?

- Kathrin… Kate - Si corresse. Lei lo rimproverava sempre di usare il suo nome per intero solo per dirle cose noiose. - Tu lo sai che io non sono d'accordo.

- Tom, non ricominciamo. - Gli si avvicinò e si sedette sul divano. Abbastanza distante da non poter essere raggiunta da una carezza, notò lui. - Ne abbiamo parlato fino allo sfinimento e non abbiamo trovato un'altra soluzione. Anche per me questo è un momento doloroso, ma non c'è altra via se vogliamo tentare di ricostruire una vita dalle macerie che ci circondano da due anni.

Tom annuì, suo malgrado. La vita si era dimostrata arida come una tempesta di sabbia. Il loro matrimonio aveva cominciato a sbriciolarsi con la morte di Aileen, un fagottino di appena qualche chilo, portato via da un male più grande di lei. Il dolore aveva scavato un cratere nel suo petto e una trincea tra di loro. Il rapporto avrebbe potuto rinsaldarsi, certo. Si era detto mille volte che avrebbero potuto riprovarci. Invece era andato in frantumi.

Si alzò a fatica dal divano, come se sulle sue spalle gravasse l'intero peso di una famiglia che si stava dissolvendo. Raggiunse il tavolo dove erano posati i documenti che attestavano in termini burocratici la fine di tutto. Afferrò la penna. Ecco, ora era finita. Kate li prese e appoggiò la bella mano affusolata sulla sua in un ultimo gesto di affetto, seppellendo così in via definitiva l'amore di una vita. Si allontanò senza aggiungere altro.

Tom aprì una vetrinetta, tirò fuori una bottiglia di bourbon senza curarsi di prendere anche un bicchiere e si lasciò cadere di nuovo sul divano. La pipa si era spenta sul posacenere e il buon profumo di prima si era trasformato in uno sgradevole lezzo di bruciato.

Sembrava la storia della sua vita.

***

Il suono del telefono trafisse i timpani di Thomas Travers. Allungò la mano per afferrare la cornetta ma, nella nebbia di un risveglio arrivato troppo presto, brancolò a vuoto fino a che non fece cadere a terra la bottiglia di bourbon vuota e un paio di libri appoggiati sul tavolino accanto al divano.

- Pronto?

- Ciao Tom. - Una voce familiare, intrisa di stanchezza quasi quanto la sua. E di preoccupazione, sembrava.

- Adrian. - Mormorò riconoscendolo. - È proprio vero che la polizia di Washington D.C. non dorme mai.

- Sono le due del pomeriggio, Tom. - Gli disse Adrian Bennett - E io ho un maledetto bisogno del tuo aiuto.

- Kate è andata via ieri. - Il ricordo gli riaprì una ferita più dolorosa dell'emicrania che gli stava spaccando in due la testa. - Non credo di essere in grado di aiutare nessuno, nemmeno me stesso.

- Sì, Nancy me lo ha detto… Ti siamo vicini, Tom. - Fece una pausa. Si sentiva che l'amico era in forte imbarazzo. - Non ti dimenticare mai che…

- Sì, sì… Lo terrò a mente. - Tagliò corto.

- Tom, ti prego di credermi. Non ti disturberei se non avessi davvero bisogno del tuo aiuto. C'è stato un delitto… bizzarro, non so come altro definirlo. E il Procuratore Distrettuale mi sta con il fiato sul collo perché ha una maledetta paura che gli costi il rinnovo della carica.

Quel termine, bizzarro, penetrò attraverso l'emicrania e andò a solleticargli la curiosità.

- Che vuoi dire? - Sospirò. Forse se si fosse distratto avrebbe allontanato i pensieri che lo angosciavano.

- Sylvester Blake era sbarrato all'interno di casa sua ed è morto nel bel mezzo di quello che sembra un rituale magico in piena regola.

- Causa della morte? -

- Sono in attesa dei risultati dell'autopsia, ma il medico legale era sbalordito.

- Perché?

- Pare che il sangue dell'uomo fosse denso come resina. È come se gli fosse andato in ebollizione... Una morte atroce.

***

Thomas Travers si portò stancamente in bagno per darsi una rinfrescata. Lo specchio gli restituì un'immagine di sé peggiore di quella che ricordava. Le borse sotto gli occhi certo non miglioravano il suo volto pallido e i capelli più lunghi del solito erano ormai più grigi che neri. Decise di ignorare il suo aspetto. Si rase soltanto, tentando di non tagliare la sua pelle troppo secca. Poi uscì.

Fuori trovò ad aspettarlo il tardo autunno uggioso che lì, a North Bethesda, appena fuori Washington, arrivava sin dai primi di ottobre. Era carico di pioggia e foriero del gelo invernale che stava per piombare dal Canada. Si strinse il bavero e si diresse verso la Chevrolet parcheggiata in mezzo al vialetto di ingresso della villetta monofamiliare. Entrò nella vettura e partì in direzione della Capitale.

Il rado traffico della cittadina presto si intensificò e all'altezza dell'inizio di Connecticut Avenue cominciò a scorrere talmente lento da sembrare quasi gelatinoso. Percorse a passo d'uomo la lunga arteria per qualche chilometro. Prima di impantanarsi in maniera definitiva l'abbandonò dirigendosi verso George Avenue, che tagliava in due la zona residenziale a nord della città.

Fermò la macchina di fronte a una bella villetta circondata da un giardino molto curato. C'erano solo un paio di auto della polizia parcheggiate davanti, a testimonianza del fatto che ormai il grosso delle rilevazioni era stato fatto. Anche i curiosi erano già andati via.

Si chinò per superare la fascia gialla con su scritto "POLICE LINE - DO NOT CROSS" e fece un cenno col capo al poliziotto di guardia. O'Brian - così gli pareva si chiamasse - si sfiorò il cappello in un abbozzo di saluto militare.

- L'ispettore Bennett è dentro? - Chiese dando una prima occhiata all'ingresso. Il poliziotto annuì.

La casa si presentava piuttosto ben arredata e tenuta. Famiglia borghese. Lo colpì la gran quantità di libri. Ce n'erano centinaia allineati su librerie e scaffali. Si fermò a dare un'occhiata a qualche dorso di copertina. A differenza dei poliziotti, un criminologo, soprattutto se come lui specializzato in occultismo, considera sempre illuminante sapere cosa leggono le vittime.

Economia, antropologia, sociologia, storia… Di tutto. Afferrò un libro a caso e lo aprì. Lo ripose di lì a poco, quando vide Adrian Bennett fare capolino nella stanza. Il suo volto tondo era più pallido del solito e sull'ampia stempiatura luccicava qualche goccia di sudore. L'ispettore si diresse verso di lui, caracollando sulle gambette corte che sembravano mettere in crisi l'equilibrio del busto, dominato dallo stomaco imponente.

- Ti ringrazio per essere venuto, Tom. - Gli disse stringendogli la mano.

- Dov'è stato trovato il cadavere?

- Nello studio, seguimi. - Si avviò lungo il corridoio e si fermò all'altezza di una pesante porta di legno massiccio.

Tom lo raggiunse e si affacciò. Lo studio era molto diverso dal resto della casa e sembrava in qualche modo l'ambiente più vissuto. C'era una grande scrivania coperta di carte e di libri e due librerie colme all'inverosimile. Ma quello che lo colpì era lo spazio al centro della stanza, ottenuto probabilmente spostando di lato la scrivania. A terra c'era disegnata la sagoma del corpo ormai asportato, ma la scena era ben più complessa.

Accanto alle poche linee che descrivevano la posizione dove era stato trovato il cadavere di Blake c'era tracciato un circolo del diametro approssimativo di un paio di metri. All'interno del circolo era stata disegnata una stella a cinque punte, ai cui vertici erano stati posti dei tozzi ceri color fuliggine, un paio dei quali ora giacevano rovesciati di fianco. Un forte profumo di incenso proveniva da un braciere ormai spento.

Tra l'entrata e il circolo era stato posto un pesante leggio di legno massiccio, completamente ricoperto di una fitta ragnatela di simboli. Il piano del leggio era vuoto.

- A parte la rilevazione delle impronte e l'asportazione del corpo, tutto è rimasto come era. - Gli disse Bennett.

L'ispettore prese una cartellina appoggiata su un ripiano e gliela porse. Conteneva dei fogli con i primi risultati dei rilievi effettuati e alcune foto. Tom cominciò a studiare le immagini. Il cadavere di Blake era stato trovato riverso a terra a faccia in giù, le sue braccia erano allargate e le sue mani sembravano artigliare il pavimento, quasi avesse voluto scavare con le unghie la fuga dalla morte. La foto successiva era un primo piano del volto: Blake aveva gli occhi spalancati e un'espressione di terrore scavata nei lineamenti.

- Cristo! - Si lasciò sfuggire. - Siete sicuri che non ci fosse nessun altro dentro lo studio?

- Porta sbarrata dall'interno. Abbiamo dovuto sfondarla per entrare. - Adrian indicò un pesante chiavistello rotto. - E comunque non è stata trovata alcuna impronta che non fosse di Blake.

- Avete capito cosa ha provocato l'addensamento del sangue? - Tom sfilò una lente di ingrandimento dalla tasca e cominciò a osservare con cura le immagini. - È la prima volta che sento parlare di un fenomeno del genere.

- Anche il nostro coroner, se ti può consolare. - Adrian Bennett scosse la testa. - Siamo ancora in attesa dei risultati dell'autopsia, ma l'ho visto in grande difficoltà… E ti assicuro che è uno che ne ha viste di tutti i colori. Pare che il sangue sia entrato in ebollizione provocando la sua coagulazione immediata. Ma come puoi notare il corpo non è stato esposto ad alcuna fonte di calore. La pelle è intatta e non ustionata.

Tom diede una rapida occhiata ai risultati dei rilievi. Poi si avvicinò al cerchio tracciato a terra, non prima di essersi infilato un paio di guanti in lattice.

- Un pentacolo. - Disse quasi a se stesso. - Sembrerebbe un rituale di evocazione.

- Sul leggio non c'era nulla? - Chiese poi piazzandosi al centro del circolo per tentare di ricostruire la posizione di Blake.

- No, niente. Perché?

- Mmm… - Tom continuò a guardarsi intorno, perplesso. - Sembra che Blake fosse intento in un rituale di evocazione. Vedi, il cerchio con la stella a cinque punte, il pentacolo, forma una sorta di barriera. Tiene all'esterno l'essere evocato e impedisce che esso si ribelli all'evocatore e lo aggredisca.

- E tu credi veramente che…

- Adrian, non ti sto dicendo che qui dentro sia avvenuta veramente un'evocazione. Diciamo che ci sono tutti gli elementi per così dire "classici" di un rituale di questo tipo. - Un attimo di sospensione. - Tutti... tranne uno.

- Quale?

- Il libro. A cosa serve un leggio posto davanti a un Circolo, se non a sostenere il libro con le formule?

- Mh... Questo farebbe pensare che non fosse solo nello studio e che qualcuno l'abbia sottratto. Però sarebbe l'unico indizio in questo senso: i rilievi finora sembrano indicare il contrario.

- Non lo metto in dubbio. Tu hai chiesto il mio parere e io te lo sto dando. Sta a te trarre le conclusioni finali.

Uscì dal circolo e cominciò a dare un'occhiata ai testi sugli scaffali. Qui la selezione era decisamente diversa. Trattati di Cabala, Demonologia, Magia Nera in edizioni antiche e moderne e in almeno cinque lingue diverse. Ne prese alcuni. Su diversi retrocopertina c'era stampigliata la scritta "Rose's Antique Books", seguita da un indirizzo di Georgetown.

Gli cadde lo sguardo sul tavolino. Un diario aperto e spostato di lato.

- Hai già dato un'occhiata a questo? - Chiese prendendolo in mano.

- Credo sia pane per i tuoi denti. A parte qualche pagina qua e là, sembra scritto in una lingua che non ho mai visto.

In effetti la parte centrale del diario era scritta in una lingua strana, che non assomigliava a nessuna che avesse mai visto prima. C'erano due parole che l'aprivano, quasi fossero un titolo.

Sirbenet Xe

Per il resto solo le primissime pagine erano in inglese oltre all'ultima, che aveva la data del giorno prima:

Tutto è pronto, ma io lo sono? Non ho alternative e questo non mi aiuta neppure un po'. Ho studiato per mesi, ma mi sembra di essere come uno studente al suo primo esame. Mi sto per confrontare con un mondo che conosco appena e le cui leggi mi sfuggono. Ma non ho scelta, temo per la vita di Diana.

Le parole enigmatiche si interrompevano così, senza aggiungere alcun particolare che potesse aiutarlo.

- Hai un'idea di chi sia questa Diana?

- Blake ha una nipote della quale ha ottenuto la custodia. - Bennett prese i suoi appunti per consultarli. - È stata affidata alle sue cure alla morte della madre, avvenuta immediatamente dopo la sua nascita.

L'ispettore gli allungò una foto che aveva probabilmente sfilato da qualche cornice. Diana era una bella ragazza mora con la pelle molto chiara e dei luminosi occhi neri. Doveva avere meno di quindici anni.

- L'avete già interrogata?

- Non sappiamo dove sia in questo momento. - Sospirò Bennett. - A scuola dicono che si era sentita poco bene e che, visto che non riuscivano a mettersi in contatto con lo zio, l'hanno fatta riaccompagnare a casa. L'ultimo a vederla è stato l'autista dello scuolabus verso le undici di questa mattina. Il suo identikit è stato diramato a tutte le pattuglie.

Tom si guardò attorno con aria vagamente spaesata. L'amico attese qualche istante.

- Stai cominciando a farti un'idea di quello che può essere successo?

- Mah, in genere in casi di questo tipo si tratta di persone disturbate, gente che legge una mezza dozzina di libri di magia nera e poi decide di imitare quello che ha letto. Però queste messe sataniche presentano rituali rozzi, inconsistenti. Quanto alle vittime, sono dei malcapitati e basta, gente che finisce uccisa con un coltello, con un colpo in testa, per strangolamento...

- ...non sembrerebbe questo il caso...

- Infatti. Peraltro non c'è traccia di violenza… Hai pensato a un veleno?

- Non di tipo conosciuto, almeno stando ai primi rilievi. Comunque le analisi tossicologiche sono ancora in corso.

- ...magari una malattia rara.

- Dio lo volesse. - Sospirò Bennet. - In quel caso l'indagine sarebbe chiusa ancor prima di iniziare. Il Procuratore me ne sarebbe grato.

Tom fece per ribattere qualcosa, ma tacque. Non condivideva la fretta di Adrian Bennet di archiviare il caso. Due poliziotti fecero capolino e chiamarono l'ispettore. Tom si attardò ancora qualche minuto nello studio, poi si infilò il diario in tasca e si diresse verso il salotto.

- Vado visitare questa libreria antiquaria, vediamo se riesco ad avere qualche informazione utile. -

L'ispettore Bennet gli rivolse solo un vago cenno di assenso.

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Volevo farti i complimenti per due motivi. Il primo é Che hai scritto davvero un bel libro. Spero presto di avere il tempo per continuare la trilogia.

Secondo motivo perché hai avuto davvero grande coraggio a mettere il tuo libro come ebook! Ogni volte che vado su Applestore vedo la tua trilogia tra i primi venti posti, accanto a titoloni e super case editrici.

Davvero bravo e coraggioso! Se hai voglia di racccontarmi i vari passaggi che hai fatto per giungere all'autopubblicazione ne sarei felice! Le bellissime copertine le hai fatte tu?

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In realtà non si tratta di autopubblicazione, pur essendo partito con quell'idea. Assieme ad altri scrittori indipendenti abbiamo creato un'etichetta "Rebel Yell", che pubblica e pubblicherà oltre me anche altri scrittori validi. Il portale www.scrittorindipendenti.com è il nostro punto di aggregazione e il luogo dove si fa la selezione degli autori interessanti per il progetto.

Il mio pensiero è stato solo uno: sono convinto di scrivere meglio di tanti autori che ho avuto la (s)ventura di leggere e credo che se questo non è vero me lo debba dire il lettore finale, non l'agente prezzolato o l'editore incapace. Detto questo sono giunto alla conclusione che in mancanza di possibilità di sfruttare pubblicità o notorietà pregressa l'unico modo di farmi conoscere era di regalare un intero romanzo, per poi sfruttare la "scia" dell'impressione positiva per vendere a un prezzo equo gli altri. Questo è possibile solo con gli ebook. Il fatto che, come tu fai notare, la cosa sta avendo successo credo che sia la dimostrazione evidente che nell'editoria italiana pochi hanno idea di quello che succederà a breve, cioè una rivoluzione come quella della musica mp3. Io sarò pronto e con me gli autori di Rebel Yell.

A tal proposito ecco la classifica dei primi 30 più venduti su iTunes in Italia la scorsa settimana:

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Scusami, ma ti invito a rileggere il regolamento di questa sezione: http://www.writersdr...-la-pubblicita/ in quanto è previsto che il topic di promozione non possa essere aggiornato più di una volta a settimana. Attento, perché non è nemmeno la prima volta che contravvieni al regolamento della sezione.

Scusami, ma devo richiamarti.

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Ma che senso ha? Mi hanno fatto una domanda, che rispondo fra una settimana? Cmq vabbè, mi sa che la vita di forum non mi si adatta. Vorrà dire che non contibuirò più.

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Ospite Signor Ford

Ma che senso ha? Mi hanno fatto una domanda, che rispondo fra una settimana? Cmq vabbè, mi sa che la vita di forum non mi si adatta. Vorrà dire che non contibuirò più.

Il senso sta nel fatto che è una regola da rispettare, per consentire a tutti coloro che si promuovono la stessa visibilità.

E' lo stesso motivo per cui ti ho richiamato nell'altro topic.

Inoltre ti ricordo che eventuali repliche a un richiamo dello staff si fanno in privato, se ammissibile, e che le abbreviazioni non sono ammesse.

Il regolamento disciplina la pacifica convivenza all'interno del forum. E ti ricordo che lo hai accettato all'atto della tua iscrizione.

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Ospite
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