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Aurocastro

Meucci Agency

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Ho provato a mezzanotte in punto, ma non è stato possibile, non solo spedire alcuna cosa, ma neppure aprire il collegamento aggiornando e "riaggiornando" la pagina. Niente da fare: la pagina non si "riaggiornava" per nulla, tutto era bloccato o intasato, mentre anche solo dieci minuti prima, non v'erano problemi di sorta. Poi tutto è tornato normale, ma ormai non c'era più niente da fare. Non saprei che dire: secondo me, non so se convenga, ad un'agenzia, tale metodo. In definitiva entrano in lettura solo i più svelti o coloro che hanno un qualche sistema migliore di altri, per riuscirvi. Tutto questo naturalmente non avrà nulla a che vedere con la qualità di ciò che si è spedito. Conclusione: non vale la pena di affaticarsi a spedirle più nulla. 

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Io ti assicuro che avevo un pc lentissimo (mimi portatile di almeno 4 anni con hard disk traboccante) e una connessione wi fi schifosa. Non sono un tipo scelto e ho pure corretto una cosa. Se questo lo definisci "sistema migliore di altri"...

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Io ti assicuro che avevo un pc lentissimo (mimi portatile di almeno 4 anni con hard disk traboccante) e una connessione wi fi schifosa. Non sono un tipo scelto e ho pure corretto una cosa. Se questo lo definisci "sistema migliore di altri"...

e allora era destino che non le dovessi spedire nulla...

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Ilaria ma tu sei tranquilla :( ? Io sto iniziando a pensare a possibilità tipo "secondo invio? Vi cestino immediatamente!"

Solo il mese scorso ha inviato le risposte così tardi, ma c'era il Salone!

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alcune fonti sostengono che lei, gli autori che rappresenta, ami conoscerli dal vivo. Benissimo, ci spiegassero come, eviteremmo di venire scemi tutti i mesi......

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alcune fonti sostengono che lei, gli autori che rappresenta, ami conoscerli dal vivo. Benissimo, ci spiegassero come, eviteremmo di venire scemi tutti i mesi......

Cara Angela,

solo due punti. Primo: se uno sa scrivere, ed è davvero capace (e questo lo sente dentro di sé, al di là dei pareri di chicchessìa) fa bene a cercare di farsi pubblicare, soprattutto se scrive cose che possono essere utili a chi lo legga, perché invia un messaggio, versa in terra, promana la sua energia creativa. Secondo: se sa scrivere, allora ha anche una sua dignità intrinseca che sente in sé stesso, e allora accetta di bussare alle porte dei vari editori e agenti letterari con educazione ma al tempo stesso non deve abbassarsi a implorare una lettura. La propria dignità viene prima di tutto! Ed allora, se questa gente è inaccessibile, allora vuole dire che non solo non sanno davvero come fare a scoprire chi sia capace di scrivere, ma sono travolti dal bisogno commerciale e solo sulla base di questo lavorano e s'interessano di qualcosa. Se è così, allora non è il caso di perdere tempo al di là di un onesto tentativo. E soprattutto non bisogna considerare i loro pareri, dettati da tutt'altra cosa che la reale visione del pregio intrinseco d'un'opera scrittoria. Il che comporta che la fama attuale e i gusti attuali non sono basi sulle quali uno scrittore autentico debba adeguarsi, dato che ben altri sono i parametri di scelta. Questo se appunto le cose stanno così. Ne viene di conseguenza che tanta finta disponibilità che vuole essere messa sui siti, e le mostrine alle fiere librarie, altro non sono che la solita pubblicità che si sciorina per dovere di vendere la propria immagine. Dato che temo sia purtroppo così, allora tanto vale tenere solo e sempre d'occhio la propria dignità, al di là dei giusti tentativi per farsi pubblicare.

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alcune fonti sostengono che lei, gli autori che rappresenta, ami conoscerli dal vivo. Benissimo, ci spiegassero come, eviteremmo di venire scemi tutti i mesi......

Cara Angela,

solo due punti. Primo: se uno sa scrivere, ed è davvero capace (e questo lo sente dentro di sé, al di là dei pareri di chicchessìa) fa bene a cercare di farsi pubblicare, soprattutto se scrive cose che possono essere utili a chi lo legga, perché invia un messaggio, versa in terra, promana la sua energia creativa. Secondo: se sa scrivere, allora ha anche una sua dignità intrinseca che sente in sé stesso, e allora accetta di bussare alle porte dei vari editori e agenti letterari con educazione ma al tempo stesso non deve abbassarsi a implorare una lettura. La propria dignità viene prima di tutto! Ed allora, se questa gente è inaccessibile, allora vuole dire che non solo non sanno davvero come fare a scoprire chi sia capace di scrivere, ma sono travolti dal bisogno commerciale e solo sulla base di questo lavorano e s'interessano di qualcosa. Se è così, allora non è il caso di perdere tempo al di là di un onesto tentativo. E soprattutto non bisogna considerare i loro pareri, dettati da tutt'altra cosa che la reale visione del pregio intrinseco d'un'opera scrittoria. Il che comporta che la fama attuale e i gusti attuali non sono basi sulle quali uno scrittore autentico debba adeguarsi, dato che ben altri sono i parametri di scelta. Questo se appunto le cose stanno così. Ne viene di conseguenza che tanta finta disponibilità che vuole essere messa sui siti, e le mostrine alle fiere librarie, altro non sono che la solita pubblicità che si sciorina per dovere di vendere la propria immagine. Dato che temo sia purtroppo così, allora tanto vale tenere solo e sempre d'occhio la propria dignità, al di là dei giusti tentativi per farsi pubblicare.

 

Concordo Alduccio. In effetti, era un dubbio che avevo avuto anche io tant'è che quando sono stata al Salone del libro, ho chiesto una delucidazione in merito al mio editore. Molti agenti di fama, non solo non rispondono, ma non leggono neppure il materiale. Inaccessibili lo sono per noi ma stai pur certo che a livelli più alti, tra loro stringono mani e chiudono contratti che è un piacere. Però che dire, a sto punto non si lascia nulla di intentato. Saluti.

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Mi fate venire in mente un episodio a cui assistetti molto tempo fa: due persone si presentano alla reception del palazzo dell'ENI e chiedono di parlare col presidente. La receptionist chiede i loro nomi e chiede se hanno appuntamento, la risposta fu: "No, ma vogliamo parlargli di un'idea che gli farà risparmiare miliardi".

Passo ogni tanto per questi thread per curiosità e giuro che di tanto in tanto rimango basito, esattamente come in occasione di quell'episodio alla reception ENI. Il Presidente dell'ENI deve essere accessibile e incontrare tutti quelli che si prensentano con un grande idea alla porta del suo ufficio?

 

Il grande agente da la propria disponibilità solo pro forma mentre i contratti e le mani le stringe altrove con soliti noti?

Ma di cosa State parlando? Avete mai avuto contatti professionali nel vostro ambito e fatto delle scelte?

Se vi arriva sottomano uno di primo pelo completamente sprovveduto, ma che si ritiene un gran fico (un po' come i concorrenti di Apprentice con Briatore) e vuole proporvi una iniziativa nel campo in cui voi lavorate da decenni ad alto livello voi dedicate tutta l'attenzione a costui o privilegiate  piuttosto proposte da professionisti fidati con cui lavorate da anni? Quali mani e quali contratti stringete? Certo un occhio sull'idea dal basso occorre tenerlo, ma con tutte le cose che ci sono da fare quanto tempo si riesce a dedicare a questo? Non sarà il caso di mettere dei filtri?

 

Il caso di Apprentice mi sembra sia quello che meglio fa al caso. Migliaia di ragazzotti/e senza arte né parte che pensano di essere più furbi di Briatore e di mezzo universo e che vorrebbero essere presi sul serio senza minimamente rendersi conto di quanto siano incapaci e incompetenti. Anche loro sanno di avere la scintilla nell'anima, al pari dell'autore che sa che la scrittura è la sua vita e letterariamente sa di essere un prodigio, anche se nessuno (o quasi) professionista del settore a avuto modo di accorgersene perché troppo preso a frequentae i piani altri invece di occuparsi della vera arte.

 

Diamoci una tranquillata, va bene la motivazione, va bene l'ambizione, va bene la sacra scintilla, ma proviamo anche a essere realistici e di capire qual'è il mondo reale, qual'è il numero immenso di aspirantei scrittori e scribacchini che pretende, con le stesse identiche argomentazioni di "essere unici" e di dovere avere l'accesso privilegiato al top.

 

Lo so, sono antipatico, ma il mondo non ruoto solo intorno a noi e alle nostre ambizioni, ogni tanto ci vuole un po' di umiltà.

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Mi fate venire in mente un episodio a cui assistetti molto tempo fa: due persone si presentano alla reception del palazzo dell'ENI e chiedono di parlare col presidente. La receptionist chiede i loro nomi e chiede se hanno appuntamento, la risposta fu: "No, ma vogliamo parlargli di un'idea che gli farà risparmiare miliardi".

Passo ogni tanto per questi thread per curiosità e giuro che di tanto in tanto rimango basito, esattamente come in occasione di quell'episodio alla reception ENI. Il Presidente dell'ENI deve essere accessibile e incontrare tutti quelli che si prensentano con un grande idea alla porta del suo ufficio?

 

Il grande agente da la propria disponibilità solo pro forma mentre i contratti e le mani le stringe altrove con soliti noti?

Ma di cosa State parlando? Avete mai avuto contatti professionali nel vostro ambito e fatto delle scelte?

Se vi arriva sottomano uno di primo pelo completamente sprovveduto, ma che si ritiene un gran fico (un po' come i concorrenti di Apprentice con Briatore) e vuole proporvi una iniziativa nel campo in cui voi lavorate da decenni ad alto livello voi dedicate tutta l'attenzione a costui o privilegiate  piuttosto proposte da professionisti fidati con cui lavorate da anni? Quali mani e quali contratti stringete? Certo un occhio sull'idea dal basso occorre tenerlo, ma con tutte le cose che ci sono da fare quanto tempo si riesce a dedicare a questo? Non sarà il caso di mettere dei filtri?

 

Il caso di Apprentice mi sembra sia quello che meglio fa al caso. Migliaia di ragazzotti/e senza arte né parte che pensano di essere più furbi di Briatore e di mezzo universo e che vorrebbero essere presi sul serio senza minimamente rendersi conto di quanto siano incapaci e incompetenti. Anche loro sanno di avere la scintilla nell'anima, al pari dell'autore che sa che la scrittura è la sua vita e letterariamente sa di essere un prodigio, anche se nessuno (o quasi) professionista del settore a avuto modo di accorgersene perché troppo preso a frequentae i piani altri invece di occuparsi della vera arte.

 

Diamoci una tranquillata, va bene la motivazione, va bene l'ambizione, va bene la sacra scintilla, ma proviamo anche a essere realistici e di capire qual'è il mondo reale, qual'è il numero immenso di aspirantei scrittori e scribacchini che pretende, con le stesse identiche argomentazioni di "essere unici" e di dovere avere l'accesso privilegiato al top.

 

Lo so, sono antipatico, ma il mondo non ruoto solo intorno a noi e alle nostre ambizioni, ogni tanto ci vuole un po' di umiltà.

in realtà mi rubi le parole di bocca caro amico. Io che ho qualche anno di pubblicazioni alle spalle, spesso mi chiedo perchè chi è al primo libro voglia già sfondare. D'altro canto, molti agenti ed editori dicono a chiare lettere che con chi è alle prime armi non vogliono avere a che fare..... Però che dirti? ognuno fa come si sente....... 

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Chi è alle prime armi? Il mio discorso non riguarda solo chi sia alle prime armi, ma chi ha una veneranda età e scrive da sempre, ma un bel giorno decide di pubblicare. Il caso di Tommasi di Lampedusa è emblematico: ai suoi tempi si fece conoscere solo perché accompagnava un poeta suo cugino nella piccola cittadina della Val Brembana che si chiama San Pellegrino Terme, nel 1954. Qui, fra quattro gatti, erano presenti scrittori importanti, dato che a quel tempo gli Italiani erano più appassionati alle gare di Bartali che alla letteratura. Il poeta siciliano tenne il suo discorso e Tommasi di L. taceva. Poi, allo scrittore Giorgio Bassani, presente a quell'incontro, arrivò il romanzo del Lampedusa, da parte di questo cugino. Lo lesse e ne fu entusiasmato. Feltrinelli lo pubblicò, e ne nacque un successo meritatissimo. Oggi, non esistono più né i Bassani, né i Moravia, né i Bacchelli, ecc ecc., che spassionatamente possano leggere con calma qualcosa. Anzi: neppure "Il dottor Zivago" di Boris L. Pasternàk , oggi avrebbe l'ok dopo  la tipica attuale frettolosa lettura del primo capitolo. Tutto qui. 

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Esatto, Tomasi, si, anche se avevo davanti il suo libro. Vorrei però farti notare che è una questione risibile sul tipo di "Lodovico il Moro" o "Ludovico il Moro", di Musulmani o Mussulmani, di Alchìmia o Alchimia,  Vuoi che vada a vedere i tuoi "topic" (si dice così?) ed osservi le tue perle e poi mi metta a farti notare quanto sei bravo? No di certo! Non perdiamoci in queste piccole cose.

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Siccome fai il figo raccontando aneddoti colti, almeno metti i nomi giusti. E sì, voglio che tu vada a vedere tutti i miei messaggi e mi faccia notare ogni mio piccolo errore, anzi apri pure un topic "Le perle di Yattaman" così ci facciamo quattro risate.

E, per inciso, sì va con l'accento.

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Siccome fai il figo raccontando aneddoti colti, almeno metti i nomi giusti. E sì, voglio che tu vada a vedere tutti i miei messaggi e mi faccia notare ogni mio piccolo errore, anzi apri pure un topic "Le perle di Yattaman" così ci facciamo quattro risate.

E, per inciso, sì va con l'accento.

Ma per favore!, ho forse il doppio dei tuoi anni e non sono entrato nel sito per un battibecco qualsiasi.  Tieniti l'olofrastico (a proposito, "anzi apri pure", non va. Meglio: "anzi, apri pure".), e addio. Scusate il disturbo.  

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E' qualche giorno che dalla home vedo nuove risposte a questa discussione.

Siccome sono un inguaribile impiccione (e stasera non ho nulla da fare), sono entrato e me la son letta per benino tutta: quanto sono bravo! :asd:

Scherzi a parte, per dire che ho avuto modo di farmi un'idea dalle testimonianze degli utenti sul comportamento di questa agenzia. Per non farmi mancare nulla poi, ho dato anche un'occhiata veloce al sito.

 

Non voglio sostituirmi ai moderatori, ma qui mi pare ci si sia scaldati un po' troppo; non tanto per una sciocchezza almeno, quanto per un'incomprensione cui cerco ora di porre rimedio.

 

Credo che siamo tutti d'accordo nel definire 'frustrante' il metodo con cui l'agenzia riceve la benedetta quota mensile di proposte.


In definitiva entrano in lettura solo i più svelti o coloro che hanno un qualche sistema migliore di altri, per riuscirvi. Tutto questo naturalmente non avrà nulla a che vedere con la qualità di ciò che si è spedito.


Alduccio qua in sé per sé c'ha ragione: tutto si può dire tranne che questo sia un metodo meritocratico; l'autore quindi che si vede negata la possibilità di inviare la propria proposta solo perché (lui o la sua connessione internet) non è abbastanza veloce, ma che è convinto del potenziale suo e della sua opera, ha tutto il diritto di battere i piedi e di sentirsi trattato ingiustamente.

 

Tuttavia (e qui mi riallaccio al discorso di Tagliacarte che condivido in pieno), bisogna anche stare attenti a sforzarsi di capire il perché di questo metodo (o meglio, di questo non-metodo); altrimenti penso si rischia di fare (e spero di non offendere nessuno) come quegli aspiranti studenti di medicina che si lamentavano del fatto che i test d'ammissione ai corsi universitari contemplassero anche una sezione di cultura generale (o almeno era così fino a un paio d'anni fa). Mi spiego meglio.

La Meucci tra gli scrittori che segue già e quelli che vorrebbero esserlo ha evidentemente le mani piene di lavoro. Ha le mani talmente piene di lavoro che, secondo me, può tranquillamente infischiarsene di quanti potenziali buoni scrittori ci possono essere tra quelli che non riescono ad inviare la loro proposta: tanto 1) ne ha già parecchi con cui lavorare e qualcuno buono comunque in quella decina selezionata mensilmente capiterà quasi sempre 2) accettarne di più vorrebbe dire diminuire la qualità del suo servizio (come pure aumentare i tempi di risposta).

 


Non saprei che dire: secondo me, non so se convenga, ad un'agenzia, tale metodo.


Quindi, per quel che ho detto: sì, Alduccio, all'agenzia questo metodo va benissimo. E' però a te e agli altri aspiranti che non conviene. Penso che l'intervento di Tagliacarte si possa riassumere in un invito ad accettare questo fatto.

 

Tolto però questo primo passaggio, che di meritocratico non ha nulla, la seconda fase della selezione mi pare basata su un metodo ineccepibile. Innanzitutto, spiegherei i diversi tempi di risposta (chi riceve le risposte quasi immediatamente, chi nel giro di una settimana) con la mole di lavoro e gli impegni personali della Meucci e dei suoi collaboratori; sarebbe da tener conto anche del numero di proposte che vengono mensilmente considerate per comprendere se esso può influire o no sui tempi di risposta.

Inoltre, la Meucci mi pare chiarissima nelle sue mail di rifiuto: ci sono evidentemente alcuni generi, alcune storie, alcuni temi che quest'agenzia, per una politica sua propria, rifiuta a priori di trattare. Questo è legittimo (e comunque è presente l'invito a rivolgersi altrove per chiarire che non si tratta di un giudizio qualitativo-oggettivo dell'opera proposta).

Non ricordo bene se in questa discussione o in un'altra ho visto contestare il fatto che un'opera venga accettata o rifiutata in base ad una sinossi e ad un primo capitolo, però vedo che Alduccio vi ha alluso poco sopra


neppure "Il dottor Zivago" di Boris L. Pasternàk , oggi avrebbe l'ok dopo  la tipica attuale frettolosa lettura del primo capitolo.


voglio spenderci due parole.

Una sinossi ben fatta dice tutto sulla trama e il contenuto del romanzo. Un capitolo (poco importa che sia il primo o il settordicesimo) dice tutto sullo stile di uno scrittore. Certo, non può dare una visione completa dell'opera, ma se dalla sinossi emerge una storia che non convince e se dal capitolo emerge uno stile sciatto o banale o semplicemente un modo di scrivere brutto, confuso o anche solo semplicemente bisognoso di molto miglioramento, si potrà dire a ragione che non vale la pena visionare l'intera opera.

E ritorniamo al discorso di prima (che poi è quello di Tagliacarte): voglia o non voglia, non c'è tempo e denaro per seguire tutti e leggere tutti: troppe proposte, semplicemente, e nessuno più di nessun altro può ritenersi degno di attenzioni particolari già al primo stadio di selezione.

 

Quindi, la frustrazione in parte ci sta, ma rinnovo l'invito di Tagliacarte: tranquilliamoci e non facciamo la parte della volpe con l'uva...

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Ospite *Lili*

Invito gli utenti Alduccio e Yattaman a moderare i toni e rimanere IT, in modo da continuare a discutere tranquillamente e civilmente di questa agenzia.

Grazie.

Modificato da *Lili*

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Grazie all'infallibile sistema di notifiche, ho avuto modo di seguire questa discussione e quindi a un certo punto (questo) ho sentito il bisogno di dire la mia.

Mi spiace (ma in un certo senso mi fa anche sorridere) immaginare tante persone che allo scoccare della mezzanotte dell'ultimo giorno del mese si travestono da pistoleri per riuscire, più veloci della luce, a inviare il loro testo a questa agenzia letteraria. Molti dei quali rimangono delusi e pare anche un po' frustrati, aspettando altri trenta o trentuno giorni per riprovarci.

Ovviamente ci ho provato anch'io a suo tempo.

La prima volta, non sapendo come funziona, sono arrivato tardi (erano quasi le dodici e mezza!).

La seconda volta, invece, sono stato più fortunato.

Il fatto è, secondo me, che chi scrive (forse non tutti, ma la stragrande maggioranza) insegue un sogno: pubblicare e diventare famoso.

Guai a non avere e non inseguire i propri sogni.

Il fatto è che moltissimi di quelli che scrivono farebbero bene a cambiare hobby e sono loro che intasano editori, agenzie, editor e chi più ne ha più ne metta.

Io non credo che quello messo in piedi da Silvia Meucci sia un buon sistema per selezionare eventuali nuovi autori.

Ovviamente lo dico dal mio punto di vista, che vale poco più di zero.

Io credo che questi specchietti per le allodole lascino il tempo che trovano.

Sarebbe più corretto se questa signora scrivesse sul suo sito che accetta solo segnalazioni da parte di chi già lavora nel settore dell'editoria e quindi è in grado di fare una prima selezione delle opere.

Questo sistema è un terno al lotto. Anzi, è come vincere al superenalotto...

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Guai a non avere e non inseguire i propri sogni.

 

Sacrosanto.

 

Il fatto è che moltissimi di quelli che scrivono farebbero bene a cambiare hobby e sono loro che intasano editori, agenzie, editor e chi più ne ha più ne metta.

 

Sacrosanto anche questo. Ricordo in merito che in un paio di manuali di scrittura che ho letto c'era un paragrafo in cui si faceva proprio questo invito. La sostanza era la seguente: tutti siamo bravi in qualcosa, quindi non è la fine del mondo ammettere che forse la scrittura non è proprio il nostro forte e decidere di impiegare meglio il tempo nostro e di editor, editori ed agenzie che, appunto, sono intasati da tanti aspiranti King.

Manco a dirlo, questo invito rimarrà inascoltato. Non so se questo sia un problema post 14/07/1789 o se già gli antichi avevano problemi in questo senso: per (s)fortuna, la naturale selezione, l'oblio e il deterioramento dei materiali scrittori ci hanno privato di chissà quali mediocrità letterarie. Ma la chiudo qui per non andare troppo OT.

 

Io non credo che quello messo in piedi da Silvia Meucci sia un buon sistema per selezionare eventuali nuovi autori.

Ovviamente lo dico dal mio punto di vista, che vale poco più di zero.

 

No, attenzione: il tuo punto di vista non vale poco più di zero: abbiamo qui a disposizione una serie di dati ed informazioni tratte dal sito dell'agenzia e dalle testimonianze di chi ad essa si è rivolto; partendo da esse, tu avrai ragionato e dedotto una tua opinione. Se il ragionamento che hai fatto è corretto, è probabile che la tua opinione corrisponda alla realtà oggettiva. Se ben argomentato quindi, nessun punto di vista vale zero, anche se è quello, come nel nostro caso, di persone 'non addette ai lavori'.

 

Detto questo, ripeto la puntualizzazione che ho fatto poco sopra: sicuramente non è un sistema che premia immediatamente la qualità e quindi, di fatto, quell'ipotetico buon autore che non riesce a completare il form in tempo sul sito, ne viene danneggiato. Però guardiamo un attimo oltre al nostro anche il punto di vista della Meucci: lei e la sua agenzia di questo ipotetico buon autore non hanno bisogno, non perché si divertano a rappresentare romanzi e scrittori mediocri, ma perché, semplicemente, 1) dei buoni autori tra le mani da seguire e che le mandino avanti la baracca li ha già 2) uno ogni tanto tra quei pistoleri che riescono ad inviare la propria proposta in tempo dal sito, lo trova (e ritorna in mente il discorso di Tagliacarte di sopra: non si abbia l'arroganza di pensare di essere gli unici buoni autori d'Italia che si rivolgono alla Meucci). Anche perché non penso esista un sistema migliore: l'agenzia non ha certo il tempo di visionare mensilmente migliaia e migliaia di manoscritti o anche solo di sinossi, biografie e primi capitoli, né di accettare e rappresentare tutti i buoni autori che le si vorrebbero proporre: ne sarebbero danneggiate la qualità stessa del servizio e, quindi, la qualità e la fama dell'agenzia.

 

Io credo che questi specchietti per le allodole lascino il tempo che trovano.

Sarebbe più corretto se questa signora scrivesse sul suo sito che accetta solo segnalazioni da parte di chi già lavora nel settore dell'editoria e quindi è in grado di fare una prima selezione delle opere.

 

Beh intanto dovresti argomentare un'affermazione del genere e spiegare cosa te lo fa pensare. Inoltre, il fatto che comunque tutti quelli che riescono ad inviare il proprio form ricevano comunque una risposta in tempi piuttosto brevi e che comunque ad alcuni viene poi richiesto l'invio dell'intero manoscritto mi fa pensare che tempo e denaro in questo 'specchietto' l'agenzia ce li butta. A che pro a questo punto se, come dici tu, accetta solo segnalazioni dagli altri 'addetti ai lavori'?

A me pare più probabile che l'agenzia in questione non si faccia mancare nulla e cerchi autori meritevoli attraverso ogni canale possibile, sia che sia un form da compilare sul proprio sito, sia che siano le raccomandazioni di altri colleghi dell'ambito editoriale: anzi, per l'agenzia sarebbe controproducente proprio il contrario, cioè sfruttare uno solo dei canali possibili invece che tutti.

 

Nota: qui a questo punto rischiamo di fare un discorso schizofrenico: prima ci lamentiamo della mancanza di meritocrazia nella primissima fase di selezione degli autori, poi abbiamo da obiettare (non che tu, mauropi, l'abbia fatto, ma metto le mani avanti perché il naturale prosieguo del discorso sarebbe quello) se l'agenzia arriva a prendere autori meritevoli attraverso altri canali.

 

Questo sistema è un terno al lotto. Anzi, è come vincere al superenalotto...

 

Triste, ma verissimo.

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Amici, proviamo a mettere un po' di pace in questa discussione.... Io per motivi di tempo, non entro spesso nel forum però una cosa l'ho capita e non solo riguardo a questa agenzia ma in generale. Siamo tutti stanchi e stressati. A tal proposito, per poco che possa servire il mio contributo e la mia esperienza, proverò a condividerla con voi.

In realtà, nessuno ha torto: tutti portiamo avanti le nostre motivazioni come è giusto che sia però teniamo tutti presente una cosa: questi grandi signori dell'editoria non hanno bisogno di noi. Questo perchè, gli autori da rappresentare se li trovano altrove, per solleciti o chiamateli come volete di atri signori... Provate ad andare a vedere il portafoglio autori non solo di Silvia Meucci ma anche di molti altri (Barnabò, Carpinelli, Vigevani....): gran parte degli autori da loro rappresentati, arrivano da ambienti nei quali è molto più semplice avere contatti di un certo tipo (tv, teatro.....). Quindi, innanzitutto, ricordiamoci che noi che inviamo manoscritti via internet siamo l'ultimo anello della catena alimentare; siamo in tanti e non c'è posto per tutti. Un amico prima parlava di terno al lotto ed infatti è proprio di questo che si tratta.  

Poi, riguardo al fatto che su molti libri pubblicati ci sarebbe da discutere.... eh beh, potremmo aprire una nuova discussione a tal proposito: fino a qualche tempo fa me la prendevo; ora evito di farci caso: i paraculati (perdonatemi il termine) ci sono sempre ed in qualsiasi ambiente. Volete che non ce ne siano in editoria?

E poi, sebbene io sia la prima a trovare discutibile il metodo adottato dalla dottoressa Meucci, teniamo presente che ci sono anche un sacco di agenti (e nel forum se ne parla diffusamente) che gli scrivi e nemmeno ti rispondono per dirti crepa.... Chi è meglio? Nessuno, tanto come si è detto prima, loro autori da rappresentare ne hanno quanti ne vogliono.

Secondo punto. Hanno anche ragione gli amici che sostengono che molti dovrebbero cambiare hobby. A tal proposito, alcuni agenti nei loro siti, specificano a chiare lettere che, chi di noi è alle prime armi, primo manoscritto o con poca esperienza, non dovrebbe contattarli. 

Astenersi perditempo.

Allora, un consiglio che amerei dare a tutti gli amici che stanno qui a scannarsi è: prima di gettare la spugna, creiamo un nostro curriculum; facciamo esperienza, diamo modo di vedere che siamo tenaci.

Io ho pubblicato quattro libri iniziando con un editore minuscolo ed ora sono passata ad uno un pochino più organizzato; sto girando come una scopa da cinque anni e ancora non credo di avere fatto abbastanza: non pensiamo a quelli che ci arrivano subito, senza gavetta: quelle sono persone con agganci che noi neppure immaginiamo e noi, come si è detto prima, siamo l'ultima scelta dopo tutti questi personaggi qua.... Quindi lottiamo, diamo dimostrazione del fatto che sappiamo metterci in gioco, scrivere, correggerci, fare autocritica.... Ci sono molti modi per proporsi.

Un signore quest'anno al salone di Torino mi ha spiegato che molti agenti non guardano solo ciò che hai scritto ma anche chi sei, cosa fai e come ti muovi...

Allora visto che la situazione è questa e che l'editoria si muove così, siamo noi i primi a reagire, a muovere il sedere. Facciamo esperienza e non smettiamo di lottare e provarci; anche e soprattutto quando troveremo persone negative che ci faranno girare le balle (e vi giuro che forum, social network e presunti gruppi di lettura sono zeppi di gente falsa, cattiva ed incompetente che pensa solo al proprio tornaconto).

Volete mettere la soddisfazione di arrivare un giorno e guardare tutti dall'alto?

Questo per dire che le liti fatte così sui forum sono sterili e ci fanno salire la pressione. Non servono a nulla se non ad aumentare lo stress che già abbiamo.

Teniamo tutti presente che è un mondo di squali e che noi, purtroppo, siamo quelli che fanno più fatica e che ricevono più no. 

Facciamo esperienza, scriviamo tanto e teniamo duro. Può darsi che qualcuno ci noti.

E poi apriamo sempre l'occhio su come questi signori fanno scouting: alcuni ci prendono per il naso senza neppure che ce ne rendiamo conto: cerchiamo di capire se veramente si interessano a leggere ciò che proponiamo, a sapere chi siamo e cosa vogliamo o se sono solo, come avete detto in tanti, specchietti per le allodole.

Questa è la mia piccola esperienza di cinque anni nel calderone. Potete essere d'accordo o meno, d'altro canto siamo qui apposta per parlarne. In ogni caso, volevo cercare di portare un po' di pace condividendo la mia esperienza a la mia idea.

Buona vita e niente sangue gramo.

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Amici, proviamo a mettere un po' di pace in questa discussione.... Io per motivi di tempo, non entro spesso nel forum però una cosa l'ho capita e non solo riguardo a questa agenzia ma in generale. Siamo tutti stanchi e stressati. A tal proposito, per poco che possa servire il mio contributo e la mia esperienza, proverò a condividerla con voi.

In realtà, nessuno ha torto: tutti portiamo avanti le nostre motivazioni come è giusto che sia però teniamo tutti presente una cosa: questi grandi signori dell'editoria non hanno bisogno di noi. Questo perchè, gli autori da rappresentare se li trovano altrove, per solleciti o chiamateli come volete di atri signori... Provate ad andare a vedere il portafoglio autori non solo di Silvia Meucci ma anche di molti altri (Barnabò, Carpinelli, Vigevani....): gran parte degli autori da loro rappresentati, arrivano da ambienti nei quali è molto più semplice avere contatti di un certo tipo (tv, teatro.....). Quindi, innanzitutto, ricordiamoci che noi che inviamo manoscritti via internet siamo l'ultimo anello della catena alimentare; siamo in tanti e non c'è posto per tutti. Un amico prima parlava di terno al lotto ed infatti è proprio di questo che si tratta.  

Poi, riguardo al fatto che su molti libri pubblicati ci sarebbe da discutere.... eh beh, potremmo aprire una nuova discussione a tal proposito: fino a qualche tempo fa me la prendevo; ora evito di farci caso: i paraculati (perdonatemi il termine) ci sono sempre ed in qualsiasi ambiente. Volete che non ce ne siano in editoria?

E poi, sebbene io sia la prima a trovare discutibile il metodo adottato dalla dottoressa Meucci, teniamo presente che ci sono anche un sacco di agenti (e nel forum se ne parla diffusamente) che gli scrivi e nemmeno ti rispondono per dirti crepa.... Chi è meglio? Nessuno, tanto come si è detto prima, loro autori da rappresentare ne hanno quanti ne vogliono.

Secondo punto. Hanno anche ragione gli amici che sostengono che molti dovrebbero cambiare hobby. A tal proposito, alcuni agenti nei loro siti, specificano a chiare lettere che, chi di noi è alle prime armi, primo manoscritto o con poca esperienza, non dovrebbe contattarli. 

Astenersi perditempo.

Allora, un consiglio che amerei dare a tutti gli amici che stanno qui a scannarsi è: prima di gettare la spugna, creiamo un nostro curriculum; facciamo esperienza, diamo modo di vedere che siamo tenaci.

Io ho pubblicato quattro libri iniziando con un editore minuscolo ed ora sono passata ad uno un pochino più organizzato; sto girando come una scopa da cinque anni e ancora non credo di avere fatto abbastanza: non pensiamo a quelli che ci arrivano subito, senza gavetta: quelle sono persone con agganci che noi neppure immaginiamo e noi, come si è detto prima, siamo l'ultima scelta dopo tutti questi personaggi qua.... Quindi lottiamo, diamo dimostrazione del fatto che sappiamo metterci in gioco, scrivere, correggerci, fare autocritica.... Ci sono molti modi per proporsi.

Un signore quest'anno al salone di Torino mi ha spiegato che molti agenti non guardano solo ciò che hai scritto ma anche chi sei, cosa fai e come ti muovi...

Allora visto che la situazione è questa e che l'editoria si muove così, siamo noi i primi a reagire, a muovere il sedere. Facciamo esperienza e non smettiamo di lottare e provarci; anche e soprattutto quando troveremo persone negative che ci faranno girare le balle (e vi giuro che forum, social network e presunti gruppi di lettura sono zeppi di gente falsa, cattiva ed incompetente che pensa solo al proprio tornaconto).

Volete mettere la soddisfazione di arrivare un giorno e guardare tutti dall'alto?

Questo per dire che le liti fatte così sui forum sono sterili e ci fanno salire la pressione. Non servono a nulla se non ad aumentare lo stress che già abbiamo.

Teniamo tutti presente che è un mondo di squali e che noi, purtroppo, siamo quelli che fanno più fatica e che ricevono più no. 

Facciamo esperienza, scriviamo tanto e teniamo duro. Può darsi che qualcuno ci noti.

E poi apriamo sempre l'occhio su come questi signori fanno scouting: alcuni ci prendono per il naso senza neppure che ce ne rendiamo conto: cerchiamo di capire se veramente si interessano a leggere ciò che proponiamo, a sapere chi siamo e cosa vogliamo o se sono solo, come avete detto in tanti, specchietti per le allodole.

Questa è la mia piccola esperienza di cinque anni nel calderone. Potete essere d'accordo o meno, d'altro canto siamo qui apposta per parlarne. In ogni caso, volevo cercare di portare un po' di pace condividendo la mia esperienza a la mia idea.

Buona vita e niente sangue gramo.

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Mi sono permesso di dire che il metodo utilizzato dalla signora Meucci a mio parere non è "un buon sistema" per un motivo molto semplice.

Al di là della velocità che un povero cristo deve avere per riuscire a utilizzare il suo form, io credo che:

a) una buona sinossi vuol dire semplicemente che uno sa scrivere sinossi. Punto;. Si potrebbe aprire una attività di "sinossaro", se questo fosse un grimaldello per farsi leggere;

b) un buon incipit vuol dire che uno sa scrivere un buon incipit. Punto. Quanti incipit ci sono ne "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino? Certo, lui forse sarebbe anche riuscito a portarli avanti (e chi può saperlo?);

c) dall'incipit e dalla sinossi si può vedere se uno sa "usare" la grammatica, questo sì, ma sicuramente non si vede se uno sa costruire una storia, come sviluppa l'intreccio narrativo, se e come gestisce i flashback, quanto dedica alle descrizioni e quanto ai dialoghi, ecc.

Se lei mantiene questo sistema, vuol dire che dal suo punto di vista è efficace; perché non le sottrae troppe energie nella ricerca di nuovi talenti, che comunque forse da una parte o dall'altra saltano fuori ugualmente.

Vuol dire probabilmente che lei dalla sinossi e dall'incipit riesce a capire ugualmente se uno ha "talento".

Può anche darsi.

Rimane il fatto, inconfutabile, che uno che ha talento ma è negato con internet, con lei avrà le porte chiuse.

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Mi sono permesso di dire che il metodo utilizzato dalla signora Meucci a mio parere non è "un buon sistema" per un motivo molto semplice.

Al di là della velocità che un povero cristo deve avere per riuscire a utilizzare il suo form, io credo che:

a) una buona sinossi vuol dire semplicemente che uno sa scrivere sinossi. Punto;. Si potrebbe aprire una attività di "sinossaro", se questo fosse un grimaldello per farsi leggere;

b) un buon incipit vuol dire che uno sa scrivere un buon incipit. Punto. Quanti incipit ci sono ne "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino? Certo, lui forse sarebbe anche riuscito a portarli avanti (e chi può saperlo?);

c) dall'incipit e dalla sinossi si può vedere se uno sa "usare" la grammatica, questo sì, ma sicuramente non si vede se uno sa costruire una storia, come sviluppa l'intreccio narrativo, se e come gestisce i flashback, quanto dedica alle descrizioni e quanto ai dialoghi, ecc.

Se lei mantiene questo sistema, vuol dire che dal suo punto di vista è efficace; perché non le sottrae troppe energie nella ricerca di nuovi talenti, che comunque forse da una parte o dall'altra saltano fuori ugualmente.

Vuol dire probabilmente che lei dalla sinossi e dall'incipit riesce a capire ugualmente se uno ha "talento".

Può anche darsi.

Rimane il fatto, inconfutabile, che uno che ha talento ma è negato con internet, con lei avrà le porte chiuse.

e non solo con lei caro amico. ahinoi.

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Al di là della velocità che un povero cristo deve avere per riuscire a utilizzare il suo form, io credo che:

a) una buona sinossi vuol dire semplicemente che uno sa scrivere sinossi. Punto;. Si potrebbe aprire una attività di "sinossaro", se questo fosse un grimaldello per farsi leggere;

b) un buon incipit vuol dire che uno sa scrivere un buon incipit. Punto. Quanti incipit ci sono ne "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino? Certo, lui forse sarebbe anche riuscito a portarli avanti (e chi può saperlo?);

c) dall'incipit e dalla sinossi si può vedere se uno sa "usare" la grammatica, questo sì, ma sicuramente non si vede se uno sa costruire una storia, come sviluppa l'intreccio narrativo, se e come gestisce i flashback, quanto dedica alle descrizioni e quanto ai dialoghi, ecc.

 

Non sono d'accordo, e il perché l'ho detto un paio di post fa. Comunque, rimettiamo un attimo in ordine le cose e rivediamo un attimo (senza andare troppo OT) cosa è cosa e cosa serve a cosa.

Parere personale che però penso tu condivida: io odio le sinossi. Non so tu, ma io le odio perché per fare una buona sinossi sono necessarie capacità di sintesi (mai avuta  :asd:) e al contempo di persuasione (idem  :asd:): devi cioè concentrare tutta la tua storia in poche righe e, contemporaneamente, essere chiaro ed avvincente così come lo sei nel romanzo stesso. Per carità, sono sicuro che uno scrittore provetto dopo alcune pubblicazioni e tante sinossi proposte agli editori, giudicherà lo scrivere una sinossi una scemenza (o quasi; gli scrittori provetti presenti sono pregati di sbugiardarmi). Per un esordiente può essere difficile, si capisce, anche se magari uno ha già 30 romanzi pronti nel cassetto.

Detto questo, la sinossi ha comunque un suo perché: una sinossi completa dice tutto del contenuto del romanzo. 

Certo, se poi è scritta bene, tanto meglio. 

Però può essere scritta bene quanto si vuole: se il contenuto del romanzo non piace per trama, per genere, per temi trattati, vuoi perché oggettivamente scadenti, vuoi per una personale politica dell'agente o dell'editore, l'opera è normale che sia rifiutata anche solo in base alla sinossi. Ed è anche giusto così, mi pare.

Secondo punto. Sia da prima di iscrivermi, sia da 9 mesi ormai passati nel WD, non mi pare mai di aver sentito parlare di richieste di semplici incipit. Si è sempre parlato invece di 'primi capitoli': c'è una bella differenza. In effetti, hai ragione tu: da una o due righe di incipit, non si può certo capire completamente la bravura stilistica e narrativa di un autore. Questo è sacrosanto e lo sanno anche gli editori e gli agenti, visto che pare chiedano almeno il primo capitolo dell'opera.

Ora, a che serve all'agente/editore il primo capitolo? Non certo per valutare la grammatica o l'ortografia: chiunque (si spera) abbia un diploma di maturità sa scrivere e parlare correttamente italiano (sì, lo so, sono un inguaribile ottimista  :asd:).

Scherzi a parte, un capitolo di un'opera è più che sufficiente (e poco importa che sia il primo o no) per valutare lo stile di uno scrittore. Non si sta parlando di trama o contenuti: quelli si hanno tramite la sinossi. Non si sta parlando di gestire i flashback o altri trucchetti narrativi. Si sta parlando dello stile ed il problema dello stile è più difficile da cogliere e da definire. Si tratta sì di come uno descrive o di come uno usa i dialoghi, ma si tratta, più in generale, di come uno scrive. E' una faccenda tanto importante che persino Aristotele, per quanto gli scocciasse, ci dovette dedicare una parte della sua Retorica perché (cito a memoria) "non solo è importante ciò che si dice, ma anche come lo si dice". E se uno scrive male da pagina 1 a pagina 10, da pagina 11 a pagina 287 non è che potrà scrivere tanto meglio, penso: è una cosa talmente palese che mi pare superfluo pure starla a specificare.

 

Mettiamoci poi pure un attimo nei panni dell'agente/editore, in questo caso è la Meucci: ti arriva una proposta, leggi il capitolo che ti hanno mandato ed è scritto male, leggi la sinossi e vedi che la trama è banale o noiosa o altro... Che voglia hai e che necessità c'è di leggere il manoscritto intero quando sai già che non è scritto bene e che parla di una storia che fa acqua da tutte le parti? Ora moltiplica tutto questo per mille o anche solo per cento: come si può chiedere ad una persona di sbattersi a leggere (e nel caso della Meucci aggratis per giunta!) cento o mille manoscritti del genere? Siamo ai limiti del sadomaso, suvvia.

 

Se lei mantiene questo sistema, vuol dire che dal suo punto di vista è efficace; perché non le sottrae troppe energie nella ricerca di nuovi talenti, che comunque forse da una parte o dall'altra saltano fuori ugualmente.

 

Certo, e non solo è efficace, ma è anche corretto verso i propri clienti ed aspiranti tali: in questo modo la sua agenzia riesce anche a rispondere in tempi decenti a tutte le proposte che riceve e, nel frattempo, a non tralasciare il proprio lavoro con gli altri autori che già rappresenta.

 

Rimane il fatto, inconfutabile, che uno che ha talento ma è negato con internet, con lei avrà le porte chiuse.

 

Si e no. Sicuramente non si riuscirà al primo tentativo, ma con una preparazione adeguata (e un po' di fortuna) ce se la può fare, chissà. In merito, linko un vecchio post in cui un utente, disponibilissimo, presentava una miniguida ad hoc per compilare il più velocemente possibile il form.

 

Per il resto, ripeto, un conto è essere rifiutati dalla Meucci in persona, e allora bisognerà accettare con pazienza ed umiltà la 'sentenza'. Un altro conto è essere rifiutati (o meglio, l'essere impossibilitati ad essere rifiutati) causa ressa di autori che esaurisce i posti disponibili nel giro di pochissimi minuti, senza alcuna meritocrazia: qui la frustrazione è legittima.

Mi piacerebbe che qualche divinità infondesse dei superpoteri agli agenti e agli editori italiani, così essi sarebbero in grado di esaminare con attenzione ogni proposta e rispondere a tutti. No, non sono ironico, anche se parlo di un'utopia.

 

E mi chiedo se forse di questi tempi non sia meglio essere aspiranti editori piuttosto che aspiranti scrittori: credo che troverei meno concorrenza.  :asd:

 

Ma stiamo divagando: torniamo IT.

Non c'è qui nel WD qualcuno che sia riuscito a farsi rappresentare da quest'agenzia? Sarebbero interessanti testimonianze in merito.

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Ieri sera ho provato, come il mese scorso, a inviare una proposta a questa agenzia. Stavolta ho caricato la pagina e il form apposito è apparso. Tuttavia, anche in questa occasione il mio tentativo si è rivelato inutile perché non sono riuscito a capire come fare per caricare il mio file. Gli spazi relativi a nome, titolo e così via li ho riempiti. Ma quando ho dovuto inserire il file non c'era un comando particolare che mi consentisse di caricarlo. Io almeno non sono riuscito a trovarlo. C'è qualche utente che può darmi qualche delucidazione in merito, in vista del tentativo che farò nuovamente a fine mese?  : :s :

Grazie in anticipo.

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