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Lo scrittore incolore

[Sfidante servo] Tremore

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Sfida per il titolo dei re dei grigi.

Genere: horror/thriller

Argomento: casa in affitto

«Cinquemila euro per questa catapecchia? Capisco che è agosto e che la zona è esclusiva, ma andiamo: cinquemila euro sono un’esagerazione!»

«Ti rendi conto di dove si trova questo rifugio? E poi lo facciamo per Andrea stupido…» questo disse Jessica a Marco, il suo ragazzo, per cercare di far capire a lui, così venale, che bisognava andare oltre l’aspetto della casa e ragionare sul valore emotivo di quella vacanza.

«E poi non sai mio padre quanto ha dovuto insistere con il suo amico per farci prendere in affitto questo posto in un periodo di altissima stagione! Ci sono persone molto più altolocate di noi che avrebbero speso cifre iperboliche per stare al nostro posto!» aggiunse poi, vedendo che Marco continuava ad avere un’aria scettica.

«Sarà pure esclusivo, ma per me rimane una topaia… Andrea l’avremmo potuto portare in qualsiasi altro posto!» sbottò Marco.

«Eccolo che arriva, stai zitto per piacere.» sentenziò Jessica. La voce era un sussurro, ma il tono autoritario e definitivo.

«Ragazzi io e Oscar andiamo a fare un tuffo, l’acqua è di un colore inimmaginabile, sembra di stare ai Caraibi! Venite anche voi?»

«Credo che vi raggiungeremo tra poco, vorremmo finire di sistemare le nostre cose. Marco ha portato una valigia piena solo di attrezzature per la pesca!»

«D’accordo, allora a dopo!» rispose Andrea e uscì di corsa, seguito da Oscar. I due sembravano due ragazzini in un parco giochi.

Jessica dal canto suo si mise alla finestra, a guardare il panorama, mentre Marco sistemava le sue cose.

Non gli disse una parola. Si era lamentato per l’ennesima volta di quel viaggio a Ventotene. Possibile che non capisse?

Lei conosceva Andrea da una vita ed era sempre stata sensibile con il suo problema.

Marco stava con lei da due anni, certo, e tante cose non riusciva a comprenderle.

Lei, Oscar e Andrea erano cresciuti insieme, sempre a contatto.

Lui era arrivato dopo.

Ancora ricordava quel giorno in cui un ragazzo con degli occhiali buffi si era seduto vicino a lei al corso di linguistica generale. Aveva amato da subito Marco.

Ora, però, quando lui si era dovuto confrontare con il suo mondo, erano iniziate le incomprensioni. Un mare di incomprensioni.

Come quel mare stupendo che adesso sembrava invitarla a tuffarsi. Così vicino, dietro il vetro della finestra.

«Io non capisco ancora che cazzo di problema abbia Andrea, io lo vedo sempre normale, a suo agio, una persona con una voglia di vivere immensa!».

«Senti Marco vaffanculo ok? Vaffanculo! Con te non si può proprio parlare, sei impossibile!».

Questo scambio veloce di battute lasciò il ragazzo senza parole.

Jessica uscì dalla camera da letto e con le lacrime che le scendevano lungo le guance si andò a tuffare in mare, lontano da Oscar e Andrea.

Questi ultimi guardavano la ragazza e si scambiavano occhiate eloquenti.

Sì, Jessica aveva litigato di nuovo con Marco.

La ragazza riemerse solo quando sentì che un secondo in più sott’acqua le sarebbe stato fatale.

Sembrava proprio di stare ai Caraibi, aveva ragione Andrea.

Erano in una porzione di paradiso e lei era di umore pessimo.

Cosa non andava bene a Marco?

Possibile che fosse ancora offeso per il fatto che la loro settimana romantica in una capanna, situata fra due anfratti rocciosi di Punta Eolo, con spiaggia privata, si era trasformata in una normale vacanza fra amici? Con gavettoni di giorno e chiacchierate in veranda la sera e una lattina di birra a testa?

Eppure avevano discusso da marzo a maggio per quel cambio di programma.

Si erano mossi molto in anticipo. Lei era pendolare, lui abitava fisso a Roma e scendeva un weekend sì e uno no. Quindi non vedevano l’ora di stare un po’ insieme con l’estate.

Il padre di Jessica durante le vacanze di Natale aveva incontrato un suo vecchio amico che non vedeva da anni, il quale aveva proprio una residenza estiva a Ventotene, che affittava da anni e tutto era venuto di conseguenza.

Una sera però, pochi giorni dopo il Carnevale, la madre di Andrea, la donna che aveva cresciuto Jessica e tutti i suoi amici nella frazione di Barchi, le aveva parlato.

Le aveva chiesto una cosa semplice: «Portate con voi Andrea quest’estate. Per favore. Gli farà bene un po’ di sole. Ultimamente soffre tanto per i suoi attacchi. Il mese scorso credevo che non mi avrebbe più riconosciuto. Potreste portare anche Oscar? Così non si sentirà il terzo incomodo.».

Jessica aveva acconsentito senza battere ciglio e per tutto il mese successivo aveva cercato di convincere Marco chat dopo chat, sms dopo sms, bacio dopo bacio.

Alla fine ce l’aveva fatta. O forse no.

Decise di uscire dall’acqua e andare a prendere un po’ di sole sul lettino, che aveva trovato nel salotto della capanna.

Mentre muoveva i piedi a rilento nell’acqua, sentì qualcosa di viscido sotto il piede destro e lo ritrasse di scatto, terrorizzata. Un tremore diffuso le si diffuse in tutta la persona. Pensò di aver schiacciato semplicemente un pesce, ma accelerò istintivamente il passo, cercando di arrivare il prima possibile a riva.

Solo quando posò il piede sulla sabbia si sentì rassicurata.

Ma per tutto il pomeriggio quella sensazione di tremore non le si tolse di dosso.

Notte.

Marco pensò che, per fortuna, almeno lui e Jessica avevano una stanza a parte, con un letto matrimoniale e invece Oscar e Andrea dormivano sui divani del salotto.

Tutto sommato quella capanna non era male, dava l’idea della capanna da fuori per il tetto imbottito di gigantesche foglie di palma, ma all’interno ogni cosa era al suo posto: una cucina funzionale, un salottino con tanto di divano-letto e una stanza da letto abbastanza spaziosa.

Il ragazzo pensò a come si era comportato con Jessica per tutto il giorno e capì che se voleva dare un bel tono grintoso a quella prima serata doveva cercare di recuperare.

Lei gli dava le spalle, girata sul fianco sinistro.

Lui le posò una mano sul collo e cominciò a carezzarla.

Sapeva che non stava dormendo. Jessica non riusciva mai a prendere sonno quando litigavano.

Si girò e lo guardò. Aveva lo sguardo assente. C’era rimasta davvero male. Aprì la bocca.

Un urlo squarciò il silenzio della notte.

Jessica sussultò.

Marco rimase sconcertato: la sincronia era stata tale che sembrava avesse urlato la sua ragazza, ma il grido era venuto da un punto sulla spiaggia.

Il ragazzo si alzò e cercò tentoni l’interruttore della luce.

Quando la stanza fu tutta illuminata lui e Jessica raggiunsero gli altri due in salotto.

O meglio: l’altro.

Andrea era stato svegliato dall’urlo, perché rispetto a loro stava probabilmente dormendo già da un po’. Aveva gli occhi ancora cisposi e cercò gli occhiali.

«Cos’è stato?! Dov’è Oscar?»

«Non lo so, non lo so! Mio dio non ditemi che è stato Oscar a gridare!» disse Jessica. Aveva gli occhi già arrossati dal pianto.

«Stai calma amore mio! Prendiamo una torcia e andiamo a vedere!».

Marco cominciò ad aprire i cassetti, non c’era niente di niente che assomigliasse a una torcia.

Quindi sul fondo trovò un paio di vecchi fiammiferi.

Li accese e seguito dagli altri due uscì dalla capanna.

«Chiamiamo la polizia amore, potrebbe esserci qualche malato di mente in giro.».

Jessica si morse il labbro. Nella penombra aveva visto Andrea abbassare lo sguardo.

«Sì, forse è meglio. Abbiamo parcheggiato l’auto noleggiata sopra quel costone di tufo giusto? Non si vede un cazzo con questo buio. Guardate dove sta l’unico lampione!» disse Marco, indicando una fioca luce sul costone opposto a quello dove si trovava la macchina.

«Oscar! Oscar!» cominciò a gridare Andrea.

«Oscar! Dove sei? Se questo è uno dei tuoi soliti scherzi giuro che stavolta te la faccio pagare!».

Un urlo.

«Stavolta era qui vicino! Mi sembra che sia venuto da lì dietro!».

Marco cominciò a correre verso il punto dal quale sembrava provenire il suono.

Arrivarono di corsa e non trovarono nient’altro che la maglia del pigiama di Oscar chiazzata di sangue su uno scoglio.

«No! Oscar!». Andrea si piegò sulle ginocchia e cominciò a piangere.

Jessica cercò di stargli vicino, anche se sentiva il groppo delle lacrime salirle sempre più su.

Scoppiò anche lei e abbracciò il suo amico.

Marco non sapeva cosa fare. Aveva ogni muscolo bloccato.

Che cosa cazzo stava succedendo? L’amico della sua ragazza era morto, o comunque giaceva ferito da qualche parte in acqua. Erano su una serie di scogli a strapiombo sul mare. Fra le rocce e l’acqua c’erano una decina di metri. Se qualcuno l’aveva spinto da quell’altezza ora per lui non c’era più niente da fare.

Ma perché la maglia insanguinata?

«Chiamiamo la polizia, un’ambulanza, qualcuno…» farneticava Andrea.

Avvenne tutto in un secondo.

Jessica aveva visto poche volte gli attacchi di Andrea. Se ne ricordava uno memorabile alle elementari. Tre sue compagne di scuola erano scoppiate in lacrime.

Andrea soffriva di una rara sindrome: dissociazione da disturbo ossessivo-compulsivo.

Improvvisamente cominciava a fare azioni che non avevano nulla di logico, scuotendo ogni parte di sé e non c’era nessuno che potesse farlo tornare alla normalità, nessuno che potesse riportarlo in questo mondo.

Le forti emozioni di quei momenti furono evidentemente fondamentali per quell’attacco e, nonostante avesse preso i medicinali, cominciò a ballare in tondo con una conchiglia all’orecchio.

Jessica non riusciva a togliergli gli occhi di dosso.

Dietro di sé sentì dei movimenti.

Si girò e Marco veniva portato via da un’ombra.

Il suo ragazzo non riusciva nemmeno ad opporre resistenza. L’ombra, fatti tre passi, lanciò senza troppe cerimonie Marco giù dalla scogliera.

Si sentì il rumore delle ossa che si fracassavano contro i massi.

Jessica si portò le mani fra i capelli. Non sapeva che fare. Sperava che fosse soltanto un incubo.

L’ultima immagine che vide, prima dell’oblio, fu quella di Andrea che continuava il suo ballo e ripeteva: «Non senti anche tu un tremore nelle ossa? Non lo senti ragazza? Io non riesco a stare fermo.».

La mattina dopo due pescatori notarono il corpo di un ragazzo sfigurato in mezzo ai costoni di tufo.

Si avvicinarono con la barca e constatarono con orrore che, senza ombra di dubbio, era stato morso in più punti.

La polizia indagò per mesi, ma non uscì fuori nulla. Quattro ragazzi erano arrivati e la notte stessa erano stati uccisi. O meglio tre. Di uno non si era ritrovato nulla.

Fra la gente di Ventotene cominciarono a circolare diverse voci.

Una donna disse che un pomeriggio mentre tornava a casa in auto le era sembrato di aver visto un uomo con dei tagli sul collo ringhiarle contro da dietro una boscaglia.

Due fidanzatini raccontarono di aver visto una sera, mentre tornavano da una passeggiata romantica in riva al mare, un uomo simile con una conchiglia all’orecchio, che canticchiava una canzoncina incomprensibile sulla cima di un costone di tufo.

Nessuno dorme più sonni tranquilli a Ventotene, l’isola del Sole.

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:nein:

Bravo Inc :la: Hai fatto un ottimo lavoro. Ti segnalo due pulci:

per cercare di far capire a lui

fargli capire sarebbe meglio

stai zitto per piacere.» sentenziò Jessica

Non serve il punto prima delle virgolette se prosegui il periodo anche fuori, tant'è vero che sentenziò è minuscolo

Tutto sommato quella capanna non era male, dava l’idea della capanna

ripetizione capanna/capanna

il tetto imbottito

il tetto imbottito? ricoperto forse

Mio dio

maiuscolo Dio

nemmeno ad opporre

d eufonica sbagliata

Per quanto riguarda il racconto devo dire che mi è piaciuto. Anche se non ho capito chi ha ucciso Oscar. Chi è l'ombra? Lasci diversi interrogativi.

Per il resto lo stile è fluido e pulito. Avresti dovuto forse dare più ritmo alle scene finali, per creare pathos e angoscia.

Comunque complimentoni :oOo: a rileggerti presto :la:

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Allora ti segnalo al volo prima di uscire delle cose che ho notato, poi magari domani se ho un poco di tempo esprimo un giudizio + articolato. La prima parte mi è sembrata forse un po' troppo estesa, a scapito della seconda parte... Mi è piaciuto il ballo folle di Andrea e la canzoncina, forse dovresti ampliarla e dargli più forza.

La ragazza riemerse solo quando sentì che un secondo in più sott’acqua le sarebbe stato fatale.

Potresti forse renderlo meglio?

Un tremore diffuso le si diffuse in tutta la persona]

è una ripetizione. Inoltre in tutta la persona fila male; in tutto il corpo?

Quando la stanza fu tutta illuminata

tutta lo toglierei

Marco cominciò ad aprire i cassetti, non c’era niente di niente che assomigliasse a una torcia.

Quindi sul fondo trovò un paio di vecchi fiammiferi.

Un paio di fiammiferi non fanno poi granché luce... Magari li usa per dare fuoco a un foglio di giornale arrotolato? E' anche più di atmosfera :)

Scoppiò anche lei e abbracciò il suo amico]

Scoppiò anche lei a piangere?

«Chiamiamo la polizia, un’ambulanza, qualcuno…» farneticava Andrea.

Farneticava si riferisce ad Andrea che stava uscendo di testa o al fatto che sono isolati?

Le forti emozioni di quei momenti furono evidentemente fondamentali per quell’attacco

fondamentali non mi piace molto in questo contesto

Si girò e Marco veniva portato via da un’ombra.

Aggiusta i tempi

L’ombra, fatti tre passi, lanciò senza troppe cerimonie

potresti cambiare senza cerimonie, che oltretutto toglie drammaticità ( scagliò Marco violentemente giù dalla scogliera?)

Sperava che fosse soltanto un incubo.

Se è un auspicio non è molto credibile visto i fatti; se è un non volere a tutti i costi vedere quello che succede, tipo difesa psicologica, dovresti motivarlo...

Ciao a presto.

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Si girò e Marco veniva portato via da un’ombra.

oppure se vuoi lasciarlo così potresti mettere mentre al posto di e

Ciao a presto

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Ospite Njagan

A parte qualche imperfezione dovuta sicuramente alla fretta di postare il racconto per la "sfida" e alla punteggiatura (benvenuto nel club dei disseminatori di virgole ;) ) ciò che scrivi si lascia leggere facilmente fino alla fine. Molto indicato per il genere il ritmo veloce che hai saputo dare e piacevole anche il tuo stile. Ti ho letto fino alla fine ma in due occasioni mi sono dovuta fermare per analizzare meglio quello che hai scritto.

La prima quando affermi che "Andrea soffriva di una rara sindrome: dissociazione da disturbo ossessivo-compulsivo." Ora, leggere una frase simile fa un certo effetto. Anzi, tre effetti: uno si verifica quando il lettore si intende di psichiatria e quindi va avanti nel racconto senza fare una piega. Un altro effetto puo' avvenire quando chi legge rimane colpito dall'altisonanza del nome del disturbo, pensa che sia qualcosa di veramente tragico (come in effetti sono tutti i disturbi di questo genere), immagina chissà che cosa e comunque va avanti nella lettura, rimanendo col dubbio: che cosa sarà mai questa dissociazione? Il terzo effetto si ha quando il lettore dice "Aspetta...vediamo cosa significa..." e si mette a fare ricerche per sapere di cosa si tratti.

In tutti e tre i casi, comunque, il punto fondamentale e': Andrea soffre di questo disturbo e ha solo delle saltuarie crisi? Pur essendo un amico di vecchia data di Jessica, lei ha assistito a una crisi solo in terza elementare? Non manifesta nessun comportamento strano o particolare che possa far venire almeno un dubbio al lettore? Lo stesso Marco afferma che Andrea, a parer suo, e' un ragazzo normale con tanta gioia di vivere...

La seconda cosa che mi ha fatto ritornare indietro e rileggere alcuni passaggi e' stata la conclusione. Dunque: Jessica in mare viene sfiorata da qualcosa di viscido, quindi potrebbe essere la "cosa" che viene fuori di notte e si nutre delle paure dei ragazzi uccidendoli. Tutti tranne Andrea: lui non lo uccide perché soffre di dissociazione...quindi la crisi, in effetti, lo chiude nel suo mondo fatto di ripetivita' e ansia non gestibile, non e' "appetibile" per il mostro. Pero' i corpi dei suoi amici vengono ritrovati con segni di morsi e quindi deve esserci stato qualcuno che li ha addentati come fossero teneri hamburger. Andrea! Erano solo in quattro! Nel racconto ci sono solo loro! E Andrea e' l'unico che si salva! Alla fine si scopre che qualcuno ha avvistato un ragazzo. Aveva dei tagli sulla gola: allora mi viene da pensare che il mostro sia davvero Andrea. Magari Jessica nel tentativo di allontanarlo lo ha ferito...Ma non sono del tutto convinta che il mostro sia lui.

Insomma, Inc ho voluto metterti un attimo nei miei...panni solo per comunicarti ciò che mi hai trasmesso. Credo che tu abbia stoffa. Lo dimostra il fatto che tu sia riuscito a farmi arrivare alla fine del racconto e che io mi sia posta mille domande sulla trama. Ma forse la fretta ti ha giocato qualche scherzetto. Spero che il mio punto di vista come semplice lettrice possa esserti ststo d'aiuto e spero anche di rileggerti presto!

Modificato da anja

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Ospite Luna Lovegood

Ciao Ink. Sinceramente io vorrei essere un tantino più critica, sperando di darti dei consigli anche costruttivi. Devo dire la verità, io ho avuto difficoltà a leggere tutta la storia. Ho trovato alcuni punti poco chiari, tanto che ho dovuto leggere più volte la stessa frase. Ad esempio c'è un punto in cui scrivi molte volte i pronomi personali 'lei' e 'lui' e io, che al momento ammetto di essere un tantino assonnata, mi sono persa. IL punto è, però, che bisognerebbe essere sempre chiari in modo da far arrivare immediatamente in messaggio ai lettori, anche a quelli assonnati o distratti. Se vuoi ti segnalo il punto preciso di cui sto parlando. In generale, poi, trovo questa storia troppo ricca di 'spiegoni', ossia troppe cose pensate\ricordate\accennate e molta poca azione. IN realtà anche alcuni comportamenti dei protagonisti li ho trovati surreali. E certi pensieri. Esempio: la ragazza pensa "sarà mica perché Marco si aspettava una vacanza soli soletti etc etc..." (frase moooolto lunga) col "?" finale. Bene a questo punto mi sono ritrovata a sorridere perché questo genere di domande retoriche, così lunghe poi, suonano artificiose al lettore. Tu, tra te e te, ti faresti mai una domanda simile? E' come se ti chiedessi:"Non è che la mamma è uscita presto stamattina perché l'altro giorno mi aveva deto che si era rotto il frigo e il negozio era chiuso e riapriva stamattina e forse è passata di lì per chiedere se si poteva fare qualcosa?" Magari mentalmente dici soltanto"Ah ecco, sarà uscita prima per andare al negozio di riparazioni."

Inoltre Marco: questo personaggio che si lamenta, fa l'antipatico ok, ma avrebbe anche le sue ragioni, dice una sola frase e lei si svolta isterica come una donna in menopausa. Non ha senso nè la reazione di lei, nè il modo di fare di lui. Poi a tratti sembrano adulti, a tratti si comportano come ragazzini che ascoltano la mamma, che si sentono solo via chat, telefono, che hanno bisogno di fare una vacanza per vedersi. Quindi l'età non è molto chiara. Altra cosa: trovo la scrittura piuttosto artificiosa, cioè tu ci dici quel che hai in testa, non racconti. Il modo in cui strutturi le frasi è piuttosto infantile, non scorrevole, sembra un elenco di fatti e non una narrazione. Bada che ti sto facendo queste critiche per aiutarti a migliorarti, per spronarti ecco. La parte, però, con Andrea che balla e canta è stupenda. Quella è scritta bene, quella è romanzata, d'effetto, incisiva e pulita. Ti consiglio di leggere taaaanto, di leggere di più e di allenarti nella scrittura perché credo che tu ti trovi ora in una fase un po' macchinosa del processo di scrittura: vorresti scrivere certe cose, ma una volta scritte non danno l'effetto che ti eri immaginato, sono poco scorrevoli e poco evocative. Dunque: esercizio, lettura, esercizio. La fantasia c'è, la voglia di imparare e riuscire pure, ora ci vuole solo un po' di pazienza e di esercizio. :)

Modificato da Luna Lovegood

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Ospite Luna Lovegood

PS: mi sono ricordata un'altra cosa che potrebbe farti meglio capire cosa intendo per 'elencare' e non 'raccontare': ci dici che il posto in cui vanno è magnifico. Ce lo dici, non ce lo fai vedere, non lo descrivi, non ne parli. Il lettore dentro di sé non sente davvero che si trovano in luogo paradisiaco perché tu scrittore non glielo hai mostrato. Stessa cosa per gli amici: ci dici che sono amici, non ce lo mostri. I fidanzati: ce lo dici, non ce lo mostri. Il punto di quello che ti dicevo prima è questo.

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Allora. È un racconto da semplice da leggere, e questo diciamo è sia un bene che un male, per lo stile horror, perché ci vuole anche la tensione creare l'atmosfera giusta per la storia, ma visto che il racconto è stato scritto in brevissimo tempo, non dirò altro. Poi ci sono alcuni punti che bloccano il racconto, ma sono solo delle parole sbagliate o aggiunte che non vanno bene. Una altro punto è invece quello dei fiammiferi. Con i fiammiferi no si vede molto, magari poteva accendere qualcos'altro per fare più luce. Comunque sia, è un buon racconto e se lo modifichi e allunghi un po', può uscire qualcosa di carino. È il primo racconto che leggo di te e penso che tu possa migliorare tantissimo. È difficile scrivere un racconto horror quindi ci vuole pazienza e tanto esercizio. Alla prossima ciao :thumbup:

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Ospite Signor Ford

Tralasciando lo stile da limare, vorrei concentrarmi sulla trama e i contenuti: trovo l'idea in sé molto affascinante, ma un po' sacrificata nella forma espositiva che hai scelto. Mi spiego: ho l'impressione che abbia voluto circostanziare, troppo forse, tutto il pregresso per centrare il tema dell'affitto, sacrificando invece l'atmosfera horror che arriva solo in parte centrale. Racconti molte cose che vanno aldilà: amicizia, amore che si strappa per le incomprensioni, forse anche un amore nascosto per l'amico, la malattia. Solo nella seconda parte bruscamente il testo prende una virata dalle tinte horror, per poi svilupparsi in maniera un po' troppo veloce. Forse avresti dovuto lasciare un senso di suspense che aleggiasse sin dall'inizio, e accorciare le spiegazioni sui rapporti tra i personaggi, spargendo dei flashback qua e là nel testo. Avresti creato credo maggior tensione, almeno secondo me.

Ripeto, sull'idea in sé, tanto di inchino Inc :flower:

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Tutti i commenti generalmente (tranne quello di Luna che ha insistito giustamente su grandi pecche stilistiche) sembrano vertere sul fatto che l'idea è buona, ma non è scritta molto bene! Anja sono contento che ti siano rimaste aperte tutte quelle domande, perchè era il mio intento :) non deve capirsi chi abbia ucciso e se Andrea sia salvo, andate a Ventotene a scoprirlo :D

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Ospite Luna Lovegood

Bella l'idea del finale aperto comunque! :) Ps: Ink a me il finale è piaciuto molto.

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Se non disturbo, commento anch'io, lasciando il mio primo commento in assoluto. Sono una dilettante e mi limiterò a dire solo due cosuccie.

L'ho trovato un po' confusionale all'inizio. Forse, nella battuta iniziale, avresti dovuto specificare subito dicendo chi era a dirla (ma penso che sia solo il mio gusto personale, ripeto sono una dilettante). Per esempio, quando scrivi:

«Cinquemila euro per questa catapecchia? Capisco che è agosto e che la zona è esclusiva, ma andiamo: cinquemila euro sono un’esagerazione!»

Io avrei scritto, più o meno, così:

«Cinquemila euro per questa catapecchia?», domandò Marco irritato. «Capisco che è agosto e che la zona è esclusiva, ma andiamo: cinquemila euro sono un’esagerazione!»

E avrei continuato così:

«Ti rendi conto di dove si trova questo rifugio?», disse Jessica, la sua ragazza. «E poi lo facciamo per Andrea stupido…» continuò, cercando di far capire a lui, così venale, che bisognava andare oltre l’aspetto della casa e ragionare sul valore emotivo di quella vacanza.

L'altra cosa che non mi è piaciuta è la serie di domande dirette al lettore, non so', forse è il tuo stile e ti piace scrivere così però, le domande rivoltemi, mentre sto leggendo, mi distraggono dalla storia.

L'ultima parte, poco prima del finale, mi è invece piaciuta molto, ad un certo punto sei riuscito a dare quell'agitazione tipica in un horror.

Nel complesso, anch'io penso che è una storia piacevole. :)

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