Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite Spritz

Cosa state scrivendo?

Post raccomandati

6 ore fa, flambar ha scritto:

man mano che leggo ho la sensazione di aggirarmi in questi luoghi,

Grazie infinite @flambar:rosa: , è un apprezzamento che mi rende felice! Contraccambio un caro saluto a te e alla tua bella città, da cui purtroppo sono passato soltanto in treno.

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Grazie per l'indicazione, @flambar: mi hai fatto venir voglia di leggere il libro di Marcello

Se @Ippolita2018 dovesse cadere nel tranello ti riconoscerò la solita percentuale... :D.

 

Grazie di <3 a entrambi!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Blonderline ha scritto:

Io soffro di disturbo borderline e sto provando a descrivere quel che significa avere un disturbo psichiatrico

Ciao, @Blonderline, e benvenuta tra noi. Ho visto che hai postato un tuo libro sull'argomento. È un'ottima idea quella di scrivere: di certo sarai di aiuto sia a chi vuole comprendere meglio il disagio che stai affrontando, sia a chi soffre del tuo stesso disturbo. Complimenti e in bocca al lupo. Sarebbe utile che tu ti presentassi nella sezione Ingresso: così anche gli altri utenti del forum avranno la possibilità di conoscerti. Un saluto, e grazie! :)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 29/1/2018 alle 13:47, bwv582 ha scritto:

Il seguito del mio primo romanzo - scritto nel 2011-2012 e revisionato/rimaneggiato completamente millemila volte.

Una volta l'anno lo faccio, con idee diverse e quella sensazione di "ok, ho deciso" per poi cestinare tutto dopo un paio di mesi.

Anche quest'anno sono certo che quello che sto scrivendo sia il seguito definitivo.:)

Ovviamente ho cestinato la versione dell'anno scorso.

Ma ho ricominciato da capo quest'anno, per la prima volta sono arrivato alla fine e mi sono detto, convinto, "non cestino più".

Il seguito, comunque, non mi piace. :cerusico:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In questa calda estate e aspettando le ferie tardive, ho cominciato a scrivere (più propriamente a progettare) il mio ennesimo romanzo incompiuto: è una sorta di gang story ambientata però in prevalenza nel mondo degli ultrà e del tifo violento di una città e una squadra immaginaria. Nell'intreccio dovrebbe esserci un po' di tutto: brighe di potere interne, guerriglie tra "clan", contaminazioni tra malavita e istituzioni. Ovviamente, il tutto condito con un po' di lotte interiori nei personaggi.

Un bel casotto, insomma, in parte ispirato all'attualità o a fatti realmente accaduti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Stiamo editando il secondo romanzo, una bestia apocalittica distopica molto attuale. Per stomaci d'acciaio e amanti dei Motorhead. Dovrebbe uscire a ottobre, spremendo le dita.

Vari racconti da far girare, un paio di romanzi incompiuti... Un romanzo breve Heroic Cannibal Fantasy finito e consegnato, vedremo. Un racconto Western horror che ha preso una piega più lunga...

Chi vivrà, se vivrò...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho iniziato da poco il mio secondo romanzo, spero di poterlo mandare al Calvino ma al momento la vedo dura. Troppo poco tempo. Ci potevo pensare prima, ovviamente...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho iniziato un nuovo romanzo e ne sono contento. Sarà un noir e sarà completamente inventato.

 

Che poi abbia io voglia di proporlo non lo so ancora, visto che ho tre libri inediti che o non sto spedendo o gli editori non vogliono. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sto affrontando la prima stesura di un romanzo di perdizione che aspira ad essere la narrazione dal punto di vista di un quasi-maggiorenno del suo inesorabile scivolare verso la risposta (sbagliata) ai suoi problemi e ai suoi dubbi, che sono - credo - i dubbi di moltissimi adolescenti.

 

Sto cercando di raccontare questa storia con una ripresa frontale, totalmente interna alla testa del protagonista, e devo ammettere che mi riesce molto più complicato dell'utilizzare invece un POV più obliquo e libero di ignorare i pensieri dell'io narrante: il timore di esagerare, di perdermi nel balletto tra pensiero e azione del protagonista, è notevole. Oltretutto, la necessità di adattare il registro sintattico e linguistico a quello di un ragazzo timoroso (prima) e fin troppo spavaldo (poi) è un problema non da poco, considerando il livello culturale e la capacità di introspezione del soggetto.

 

L'obiettivo che mi sono posto - al di là di quello di lasciare tra le righe una certa raccomandazione al lettore quanto all'importanza di preparare i figli ad alcune delle insidie della crescita - è quello di far reagire in due modi precisi, a seconda dei momenti della narrazione: sarò contento del mio scritto quando sentirò che il potenziale lettore, scorrendo le mie frasi, urlerà nella sua testa "ma baciala, idiota, che non aspetta altro!" oppure "cosa fai? cosa fai?!? ma no, ma nooo!"

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Sto cercando di raccontare questa storia con una ripresa frontale, totalmente interna alla testa del protagonista, e devo ammettere che mi riesce molto più complicato dell'utilizzare invece un POV più obliquo e libero di ignorare i pensieri dell'io narrante: il timore di esagerare, di perdermi nel balletto tra pensiero e azione del protagonista, è notevole. Oltretutto, la necessità di adattare il registro sintattico e linguistico a quello di un ragazzo timoroso (prima) e fin troppo spavaldo (poi) è un problema non da poco, considerando il livello culturale e la capacità di introspezione del soggetto.

Sì, ci vogliono grande equilibrio e molta abilità. 

Ma se il risultato fosse soddisfacente è un libro che io leggerei volentieri.;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho già scritto una trentina di cartelle di quel noir. Poi ho due romanzi ancora nel cassetto/computer, poi ho una raccolta di racconti pure lei nel cassetto perché ho ricevuto una proposta ma non è andata in porto. Ha un senso scrivere in modo compulsivo se poi stai ancora spedendo i venti precedenti? Così sembra quasi onanismo letterario. :facepalm:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Ha un senso scrivere in modo compulsivo se poi stai ancora spedendo i venti precedenti? Così sembra quasi onanismo letterario. :facepalm:

Secondo me ha comunque senso, perché sembra una banalità, ma più si scrive più si migliora. Poi magari più avanti potrai riprendere anche i romanzi e racconti nel cassetto (per fortuna i libri e le idee non hanno una scadenza :D)

 

Io al momento sto scrivendo lo spin-off di un romanzo che non ha ancora trovato un editore. Sembra una cosa abbastanza insensata da fare, ma è la storia che avevo voglia di scrivere ora, e ho imparato a fidarmi del mio istinto (oltre ad avere un debole per le cause perse).

È un romanzo storico, ambientato nella Germania tra gli anni '20 e il 1945, dove la storia personale si mescola agli avvenimenti storici. Il tutto è raccontato in prima persona (ed è la prima volta che la uso in un romanzo), ma il protagonista stesso è particolare, perché sta raccontando la sua storia a uno psichiatra da cui è stato mandato a forza. La cosa più difficile è bilanciare la parte psicologica del protagonista, che spesso e volentieri mente o nasconde fatti, con gli avvenimenti reali e drammatici intorno a lui. Non so bene cosa ne verrà fuori, stiamo a vedere

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 19/8/2019 alle 07:13, butch ha scritto:

Ho iniziato da poco il mio secondo romanzo, spero di poterlo mandare al Calvino ma al momento la vedo dura. Troppo poco tempo. Ci potevo pensare prima, ovviamente...

 

Ho una mezza idea di partecipare alla prossima edizione, la XXXIV (2020-2021). Se deciderai di posticipare la partecipazione all'anno prossimo, sarò lieto di averti come sfidante, e che vinca il migliore :)

Se invece riuscirai a fare tutto in tempo per l'edizione XXXIII, allora… in bocca al lupo!  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Niente da fare, purtroppo... nessuna sfida, né ora né l'anno prossimo. È iniziato l'editing del mio esordio, quindi a breve l'unica cosa che potrò fare è la revisione finale prima di andare in stampa... non mi sembra vero, ma è così.  Solo allora potrò dedicarmi ad altro, sempre che i riscontri delle vendite saranno positivi...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/10/2019 alle 18:48, Marcello ha scritto:

Sì, ci vogliono grande equilibrio e molta abilità. 

Ma se il risultato fosse soddisfacente è un libro che io leggerei volentieri.;)

 

Lo leggerai, è il mio :tze:

 

 

 

Bugia!xD

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/10/2019 alle 18:38, Gualduccig ha scritto:

devo ammettere che mi riesce molto più complicato dell'utilizzare invece un POV più obliquo e libero di ignorare i pensieri dell'io narrante: il timore di esagerare, di perdermi nel balletto tra pensiero e azione del protagonista, è notevole

 

Io ho il pallino del narratore a del POV :)

 

Per evitare quel balletto devi separare con un accapo l'azione dal pensiero. Ebbene, non sono d'accordo. L'ho letto più volte anche qui nell'Officina, ma non ne sono tanto convinto.

 

Non ne sono convinto perché, il più delle volte, noi agiamo mentre pensiamo e viceversa.

Un aneddoto che una volta mi raccontarono fa più o meno così (spero di ricordare bene):

un allievo di Freud, avendolo incontrato un giorno nel corridoio, gli disse: «Ma professor Freud, lei non può fumare mentre spiega!».

Freud gli rispose sorpreso: « Vede? Io non fumo mentre spiego: io spiego mentre fumo». :)

 

Freud a parte, non ti capita mai che una canzone ti ronzi nella testa mentre fai altro?

A me, spesso. Negli ultimi giorni, per esempio, canticchio in mente la Prima Repubblica di Checco Zalone mentre svolgo le mie opere quotidiane. Mi infilo i calzini e intanto penso: "La prima repubblica non si scorda mai…"; mi metto le scarpe e penso: "La prima repubblica, tu cosa ne sai?". Mi incammino verso la cucina e nel frattempo penso, e canticchio: "Dei quarantenni pensionati, che danzavano sui prati… Capperi! ho 41 anni, mi avrebbero dato la pensione!". Il campanello fa "din don": è l'infermiere. Entra; io mi metto a cantare a voce alta, e lui fa: «Eh una volta i politici mangiavano, ma almeno mangiava anche il popolo. Adesso invece il popolo non mangia più, ma loro, i politici, continuano a mangiare». Mah, va be'!

 

Come potrei separare pensiero e azione e non finire nel balletto? Non rispondere: è una domanda retorica :D

Se veramente pensassi di farlo, mi verrebbe uno spezzatino indigeribile.

 

Altro esempio. Un uomo a letto riflette sul passato:

"Quel giorno, aprii la porta aspettandomi che dietro ci fosse Giulio. Ma no, non c'era lui! Al suo posto c'era una ragazzo dai capelli neri. Mi guardò e vidi che piangeva. Un attimo dopo, corse verso il corridoio e d'un tratto si fermò sull'uscio.

— Ciao — gli dissi.

Mentre mi avvicinavo a lui, pensai per un istante che fosse Francesco, il ragazzo di cui mi avevano parlato: quello a cui era morta la madre."

 

Anche qui, dov'è il balletto?

Io ti consiglierei di non separare per forza l'azione dal pensiero.

 

Niente timore, fratello WDiano :)

Com'è nel tuo caso?

 

Il 7/10/2019 alle 18:38, Gualduccig ha scritto:

Oltretutto, la necessità di adattare il registro sintattico e linguistico a quello di un ragazzo timoroso (prima) e fin troppo spavaldo (poi) è un problema non da poco, considerando il livello culturale e la capacità di introspezione del soggetto.

 

Questo effettivamente è ostico. La vera difficoltà la vedo qua.

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Altro esempio. Un uomo a letto riflette sul passato:

"Quel giorno, aprii la porta aspettandomi che dietro ci fosse Giulio. Ma no, non c'era lui! Al suo posto c'era una ragazzo dai capelli neri. Mi guardò e vidi che piangeva. Un attimo dopo, corse verso il corridoio e d'un tratto si fermò sull'uscio.

— Ciao — gli dissi.

Mentre mi avvicinavo a lui, pensai per un istante che fosse Francesco, il ragazzo di cui mi avevano parlato: quello a cui era morta la madre."

Posso essere sincero? Io non ci ho capito nulla...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

12 minuti fa, Marcello ha scritto:
31 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Altro esempio. Un uomo a letto riflette sul passato:

"Quel giorno, aprii la porta aspettandomi che dietro ci fosse Giulio. Ma no, non c'era lui! Al suo posto c'era una ragazzo dai capelli neri. Mi guardò e vidi che piangeva. Un attimo dopo, corse verso il corridoio e d'un tratto si fermò sull'uscio.

— Ciao — gli dissi.

Mentre mi avvicinavo a lui, pensai per un istante che fosse Francesco, il ragazzo di cui mi avevano parlato: quello a cui era morta la madre."

Posso essere sincero? Io non ci ho capito nulla...

 

Effettivamente senza contesto non si capisce molto. Per dirne una, l'uscio non si sa dov'è. Ma forse questo è il minimo e certamente si poteva scrivere meglio.

Se non si capisce, non è perché l'azione e i pensieri non sono separati. Il punto è questo :)

Cioè, a volte è meglio ballare che separare azioni e pensiero con un capoverso, come ho letto.

 

Il 7/10/2019 alle 18:38, Gualduccig ha scritto:

balletto tra pensiero e azione

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, dyskolos ha scritto:

Cioè, a volte è meglio ballare che separare azioni e pensiero con un capoverso, come ho letto.

Io non salto un capoverso per i pensieri (cosa che faccio per i cambi di scena o di PoV, spesso anche due), ma uso il corsivo, a volte senza nemmeno andare a capo.

 

Giorgio camminava per le strade del borgo, riflettendo su quanto gli aveva detto Luigina.  E che mi frega se è andata a letto con Pasquale?  si disse, proprio nel momento in cui sbucava nella piazza...

 

 

Leandro se ne stava seduto al Bar Centrale, sorseggiando un gin tonic, quando vide comparire Giorgio, col solito cappello di sghimbescio.

Ah, proprio un bel tipo quello!  Sua moglie va a letto con metà dei clienti della bottega e lui se ne va a spasso come se niente fosse   pensò, ingollando un'altra sorsata...

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
25 minuti fa, Marcello ha scritto:

Io non salto un capoverso per i pensieri (cosa che faccio per i cambi di scena, spesso anche due), ma uso il corsivo, a volte senza nemmeno andare a capo.

 

Giorgio camminava per le strade del borgo, riflettendo su quanto gli aveva detto Luigina.  E che mi frega se è andata a letto con Pasquale?  si disse, proprio nel momento in cui sbucava nella piazza...

 

 

Leandro se ne stava seduto al Bar Centrale, sorseggiando un gin tonic, quando vide comparire Giorgio, col solito cappello di sghimbescio.

Ah, proprio un bel tipo quello!  Sua moglie va a letto con metà dei clienti della bottega e lui se ne va a spasso come se niente fosse   pensò, ingollando un'altra sorsata...

 

Ho un tuo libro (La pista portoghese) sulla scrivania. Non l'ho ancora letto, ma è nella mia coda di lettura e ogni giorno sbircio qualcosa. Naturalmente mi sono reso conto di questo uso del corsivo, che va superbene. Anzi, complimenti per l'ottima scrittura, già che ci sono :)

Io critico quelli che dicono che bisogna separare nettamente i pensieri dall'azione inserendo un accapo: il corsivo, ti direbbero, è insufficiente.

 

Così il tuo secondo pezzo diventerebbe:

"Leandro se ne stava seduto al Bar Centrale, sorseggiando un gin tonic, quando vide comparire Giorgio, col solito cappello di sghimbescio. Ingollò un'altra sorsata.

 

'Ah, proprio un bel tipo quello! Sua moglie va a letto con metà dei clienti della bottega e lui se ne va a spasso come se niente fosse' pensò. 

 

Poi…"

 

Io preferisco di gran lunga il tuo metodo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, dyskolos ha scritto:

Io ti consiglierei di non separare per forza l'azione dal pensiero.

 

Ciao dyskolos, intanto grazie per il feedback.

 

In realtà la mia posizione è molto vicina alla tua, provo però a dettagliare meglio:  in una narrazione in terza persona normalmente cerco di non descrivere esplicitamente i pensieri e/o gli stati d'animo dei personaggi ma tento di farli capire attraverso la descrizione della mimica e il ritmo e il vocabolario dei dialoghi. Gesti e parole, in questo contesto, sono completamente interconnessi, spesso comparendo a livello sintattico come incisi gli uni dentro le altre. Un esempio inventato su due piedi:

Quota

"Me ne frego di quanto suggerisce il professore," lo sguardo a perdersi verso le mille ombre del giardino, "uno come lui non ha la minima idea di cosa sia, la vita." 

 

Quando però sono alle prese con una storia che, per raggiungere il risultato desiderato, impone una narrazione in prima persona molto autocentrata, quasi ossessiva, allora son costretto a trasferire anche una parte dei pensieri del protagonista. Il timore diventa quello (1) di essere troppo didascalico e (2) di spezzare il ritmo alternando gesti, parole e pensieri. Un altro esempio (questo è preso dalla mia prima stesura: è grezzo ma rappresenta bene l'alternanza che mi preoccupa):

Quota

“Ah, c’è pure la tequila: per te, doppia?” “Ridi, ridi, me lo merito, ma io quella robaccia non intendo più nemmeno annusarla.” Sghignazzò come riusciva a fare lui, un signorile tossicchiare a labbra strette, poi mi piazzò in mano un bicchierone di vodka e arancia e ne alzò uno gemello in un brindisi, “a Giangiacomo, al mio fianco anche in queste serate”, “a Lucio, che mi fa scoprire sempre più mondi nuovi” e giù un bel sorso. Però, l’aveva fatto bello carico, quel drink.

“Gian, io vado a salutare un paio di vecchie conoscenze che dovrebbero essere qui stasera, nulla di entusiasmante; tu intanto fai un giro di perlustrazione, giusto per capire cosa promette la serata. Ti recupero in pochi minuti.” Certo, io avrei acceso il radar e fatto un po’ di scouting. Che ci voleva: una mano in tasca, l’altra a reggere il vodkarancia, il passo lento di chi è padrone della situazione, serviva solo un accenno di sguardo da fiera selvaggia e sarei stato il partyman perfetto, come suggerivano proprio in quel momento le casse dello stereo.

 

Venendo al secondo elemento di rischio:

2 ore fa, dyskolos ha scritto:

 

Il 7/10/2019 alle 18:38, Gualduccig ha scritto:

Oltretutto, la necessità di adattare il registro sintattico e linguistico a quello di un ragazzo timoroso (prima) e fin troppo spavaldo (poi) è un problema non da poco, considerando il livello culturale e la capacità di introspezione del soggetto.

 

Questo effettivamente è ostico. La vera difficoltà la vedo qua.

Il mio timore qui è che il vocabolario e la capacità di argomentazione "scarne" del protagonsita siano scambiate per poca qualità della mia scrittura.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
23 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Il mio timore qui è che il vocabolario e la capacità di argomentazione "scarne" del protagonsita siano scambiate per poca qualità della mia scrittura.

Non devi; si capisce dal confronto con il resto del narrato. In un mio romanzo ho messo una lettera piena di voci del verbo avere senza "h" e altri errori di sintassi e di ortografia: l'aveva scritta uno che non aveva potuto frequentare la scuola per via della guerra e non potevo fargliela scrivere in modo corretto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
46 minuti fa, dyskolos ha scritto:

il corsivo, ti direbbero, è insufficiente.

per me sbagliano.

Grazie per i complimenti :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Gualduccig ha scritto:

normalmente cerco di non descrivere esplicitamente i pensieri e/o gli stati d'animo dei personaggi ma tento di farli capire attraverso la descrizione della mimica e il ritmo e il vocabolario dei dialoghi. Gesti e parole, in questo contesto, sono completamente interconnessi, spesso comparendo a livello sintattico come incisi gli uni dentro le altre.

 

È il mio metodo di scrittura preferito. A volte, sento la mancanza di una prima persona che descrive pensieri e stati d'animo. Infatti nel libro che sto scrivendo ho introdotto alcune parti in prima a mo' di flusso di coscienza, in cui un personaggio dà un'idea dei suoi pensieri e delle sue aspettative.

 

 

 

2 ore fa, Gualduccig ha scritto:

Il timore diventa quello (1) di essere troppo didascalico e (2) di spezzare il ritmo alternando gesti, parole e pensieri. Un altro esempio (questo è preso dalla mia prima stesura: è grezzo ma rappresenta bene l'alternanza che mi preoccupa):

Quota

“Ah, c’è pure la tequila: per te, doppia?” “Ridi, ridi, me lo merito, ma io quella robaccia non intendo più nemmeno annusarla.” Sghignazzò come riusciva a fare lui, un signorile tossicchiare a labbra strette, poi mi piazzò in mano un bicchierone di vodka e arancia e ne alzò uno gemello in un brindisi, “a Giangiacomo, al mio fianco anche in queste serate”, “a Lucio, che mi fa scoprire sempre più mondi nuovi” e giù un bel sorso. Però, l’aveva fatto bello carico, quel drink.

“Gian, io vado a salutare un paio di vecchie conoscenze che dovrebbero essere qui stasera, nulla di entusiasmante; tu intanto fai un giro di perlustrazione, giusto per capire cosa promette la serata. Ti recupero in pochi minuti.” Certo, io avrei acceso il radar e fatto un po’ di scouting. Che ci voleva: una mano in tasca, l’altra a reggere il vodkarancia, il passo lento di chi è padrone della situazione, serviva solo un accenno di sguardo da fiera selvaggia e sarei stato il partyman perfetto, come suggerivano proprio in quel momento le casse dello stereo.

 

Hai reso perfettamente l'idea. Il pezzo mi sembra buono. Certo, quei due rischi esistono in questo tipo di narrazione, ma se è fatta bene, è molto significativa e immaginifica, secondo me. E mi sembra che la stia facendo bene, da quel che leggo.

 

 

2 ore fa, Gualduccig ha scritto:

Il mio timore qui è che il vocabolario e la capacità di argomentazione "scarne" del protagonsita siano scambiate per poca qualità della mia scrittura.

 

Sono d'accordo con @Marcello

La tua qualità emerge dal resto del libro.

 

Nel testo che sto scrivendo, c'è un personaggio che si esprime in modo piuttosto povero: con un vocabolario molto ristretto e attraverso costruzioni semplici. Quando scrivo la battute dialogiche di lui, sto particolarmente attento all'aspetto lessicale: niente parole "complicate". Certo, se dovessi scrivere tutto il testo col linguaggio di questo personaggio, mi verrebbe una stupidaggine che definire "dozzinale" sarebbe farle un complimento. Per fortuna, la qualità (se così si può dire) si vede nel resto del testo.

 

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

io ho scritto un giallo che è nato da un dialogo strampalato che ho sognato. il sogno è diventato la storia di una criminologa che indaga su una psico-setta virtuale che da una parte è la copertura per  traffici loschi, dall'altra annovera tra i suoi adepti uno psicopatico che ha preso troppo sul serio i dettami del gruppo. Vorrei pubblicarla sotto pseudonimo anche perchè molti si potrebbero riconoscere nei personaggi, specialmente i miei vicini di casa.:sPerò sembravano così adatti! E' anche ambientata nella mia città che amo e odio e questo traspare parecchio. 

Ora, mentre continuo a revisionare il primo, sto scrivendo una seconda indagine con gli stessi personaggi che finirà per trattare delle cooperative e delle comunità psichiatriche. Sono un pò preoccupata per la tecnica del narratore onnisciente da me utilizzata e sono comunque focalizzata sulla protagonista.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
42 minuti fa, leopard ha scritto:

Ora, mentre continuo a revisionare il primo, sto scrivendo una seconda indagine con gli stessi personaggi

 

Attenta che poi quei personaggi ti si appiccicano addosso e non riesci più a liberartene, e magari anche in futuro si riproporranno, giacché i personaggi hanno vita autonoma. Lo scrittore è come Dio: li crea però poi li lascia liberi; e probabilmente ti verranno a bussare alla porta anche quando penserai alla terza, alla quarta, alla quinta, ecc… indagine :)

 

51 minuti fa, leopard ha scritto:

Sono un pò preoccupata per la tecnica del narratore onnisciente da me utilizzata e sono comunque focalizzata sulla protagonista.

 

Il narratore onnisciente focalizzato non è difficile da gestire. Quello onnisciente non focalizzato lo è, effettivamente. Cosa ti preoccupa? 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×