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swetty

Le donne sono esseri inferiori?

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Perchè, alla fin fine, a loro torna comodo. Hai l'autista, chi ti paga i conti, se deciderai di non far carriera ma quella che si finanzia gran parte degli acquisti coi soldi di qualcun altro non c'è nulla di male, perchè si sa che alle donne la carriera non interessa (e se le interessa, saranno iene frustrate, terribili squali o lesbiche).

Non è un po' sessista questo discorso?

Né io né Fele facciamo questo ragionamento, ma quando arriviamo a dimostrarlo coi fatti, abbiamo tutti addosso: amici, famiglia, colleghi, semplici conoscenti. Ed è una cosa continua, tanto che Fele sarà la ventordicesima volta che fa questo discorso. Oltre che una cosa che deve andare contro tutta la nostra educazione.

Ma perché una, se vede l'esempio di Fele, non dovrebbe adeguarsi? E a quel punto, se tanto è lui che deve comportarsi "da uomo", tanto vale che lo faccia fino in fondo, e mi faccia vivere in una reggia. O qualcosa che ci si avvicini.

In effetti una misera consolazione a essere donne, lavorativamente parlando c'è: si potrà esere stimate lavoratrici e non "incapaci fallite" anche senza essere ambiziose.

Ora come ora una donna è fortunata se è considerata una lavoratrice al pari degli altri, e non una con competenze inferiori a prescindere.

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Ospite Lem Mac Lem

Vabbè, ma qui vale il discorso che se ti metti in vendita, è chiaro che troverai qualcuno che ti compra (anche se sei uno scorfano. La strafiga non tutti possono permettersela). Se decidi che sei una roba da vendere/che il tuo partner è qualcosa da comprare, non si parla di sessismo, ma solo di stupidità personale.

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Ospite Signor Ford

Ho letto distrattamente un po' tutti. Lo premetto, sono pronto a tranvate sui denti:

Ma davvero, giriamoci pure intorno, ma mi sembra ancora una volta che tutto si concentri su una "guerra dei sessi".

Finché continueremo a parlare di differenze di genere e non di differenze personali, non cambierà nulla.

Finché continueremo a pensare al genere maschile/femminile, in ogni campo, e lo correliamo a meritocrazia/discriminazione, non cambierà nulla.

Usciamo da questi benedetti schemi che ci vengono imposti, e che si replicano comunque perché ci lamentiamo, diciamo che è ingiusto, ma non facciamo niente di davvero importante per ribaltare le differenze.

Impariamo a educarci sulle differenze, ma non a concepirle come diversità sul fare/non fare o sul meglio/peggio, quelle prescindono dal fatto che siamo uomini o donne. Siamo Persone, uniche, peculiari, irripetibili.

Dimostriamolo.

Smettiamola anche di categorizzare un mestiere sulla base del sesso, smettiamola di proporci come oggetti per avere successo, facciamola la rivoluzione culturale, ma sul serio, con forconi annessi se sono necessari.

Io ci credo, ma ci dovete credere tutti quanti voi, altrimenti... non serve nemmeno parlarne.

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In linea di principio come non essere d'accordo? Ma cos'è che ci impedisce di essere soltanto persone e fa si che l'appartenenza a un genere sia tanto determinante?

Questo è il problema, come diceva Guglielmo Crollalanza.

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Ma stiamo scherzando? Nel 2012 ancora certi dubbi! Piuttosto mi spiace che si festeggi questo giorno e poi nel resto dell' anno spesso purtroppo molte donne sono vittime di abusi, di violenze domestiche, di stalking, talvolta poco rispettate! Sono stufo di sentire tutte quelle notizie di cronaca nera. Ribellatevi, fate una rivoluzione, scendete in piazza!

Eh, no. RibelliamoCI, facciamo, uomini e donne, assieme. Perché non è una cosa che riguarda solo noi donne.

Ma non contiamocela, quello che frega le donne è semplicemente il fatto che possono avere figli.

A me dispiace sempre sentire queste cose. Come se ciò fosse un handicap.

Al contrario, dovrebbe essere il motivo più importante per cui le donne dovrebbero essere rispettate e protette.

Non dico nastrini e gioielli, ma per lo meno il rendersi conto che l'investimento femminile è evidentemente maggiore e comportarsi di conseguenza.

Mostrare gratitudine, almeno, per ciò che rischiamo. Ma ormai sembra così scontato avere figli, che si è perso questo valore tanto prezioso.

Francamente penso che sia una cosa che porta solo ulteriore discriminazione. La donna non è debole o fragile perché fa figli, non va protetta. Va rispettata. Come va rispettato l'uomo, né più, né meno.

hai ragione Rose, la ribellione deve essere congiunta, maschi e femmine insieme, ci mancherebbe

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Ospite Signor Ford

In linea di principio come non essere d'accordo? Ma cos'è che ci impedisce di essere soltanto persone e fa si che l'appartenenza a un genere sia tanto determinante?

Questo è il problema, come diceva Guglielmo Crollalanza.

Beh, sicuramente, dato che ci piace dire che siamo esseri umani (e quindi senzienti), andando oltre alle differenze di genere e ai ruoli che prevalentemente hanno origine culturale, e non naturale.

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Ospite Linda Rando

Ho letto distrattamente un po' tutti. Lo premetto, sono pronto a tranvate sui denti:

Ma davvero, giriamoci pure intorno, ma mi sembra ancora una volta che tutto si concentri su una "guerra dei sessi".

Finché continueremo a parlare di differenze di genere e non di differenze personali, non cambierà nulla.

Finché continueremo a pensare al genere maschile/femminile, in ogni campo, e lo correliamo a meritocrazia/discriminazione, non cambierà nulla.

Usciamo da questi benedetti schemi che ci vengono imposti, e che si replicano comunque perché ci lamentiamo, diciamo che è ingiusto, ma non facciamo niente di davvero importante per ribaltare le differenze.

Impariamo a educarci sulle differenze, ma non a concepirle come diversità sul fare/non fare o sul meglio/peggio, quelle prescindono dal fatto che siamo uomini o donne. Siamo Persone, uniche, peculiari, irripetibili.

Dimostriamolo.

Smettiamola anche di categorizzare un mestiere sulla base del sesso, smettiamola di proporci come oggetti per avere successo, facciamola la rivoluzione culturale, ma sul serio, con forconi annessi se sono necessari.

Io ci credo, ma ci dovete credere tutti quanti voi, altrimenti... non serve nemmeno parlarne.

Fra, non è che non ci credo o non lo penso. Anzi. Però non è facendo finta che non ci siano differenze tra uomo e donna che le differenze verranno sanate. Le differenze CI SONO e vanno combattute, ma non dev'essere una guerra tra i sessi, altrimenti è una battaglia persa in partenza. Come dicevo a Vil, deve essere una lotta di tutti, perché TUTTI meritiamo rispetto, a prescindere da sesso, orientamento sessuale, ideologie, religioni, razza.

Non parlare delle differenze di genere sarebbe controproducente.

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Ospite Signor Ford

Non credo Linda. Se parliamo di quanto siamo diversi non arriviamo a una parificazione. Ben inteso, non parlo della discriminazione nel senso di trattamento differente sulla base del sesso/genere, ma della diversità su cui la discriminazione si costruisce e si sviluppa. Perché le donne hanno avuto un ruolo del genere e rimangono nell'ombra? Io parlo di cause, non di effetti.

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Perché, come dice Lem, le donne fanno i bambini.

Smettiamo in nome dell'uguaglianza?

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Ospite Signor Ford

Ah, e fare bambini vi rende biologicamente inferiori all'uomo o soltanto la costruzione culturale fa sì che lo siate?

Mah, finisce che passo io per estremista.

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Ah, e fare bambini vi rende biologicamente inferiori all'uomo o soltanto la costruzione culturale fa sì che lo siate?

Mah, finisce che passo io per estremista.

La "costruzione"? La costrizione, in caso.

Sai una volta che mi ha detto mio cognato? Mi ha detto, un giorno sarai contenta di stare a casa e badare ai figli, altro che femminismo. Non mi conosceva. Ma in quanti pensano che le donne - siccome sono loro a far figli - siano naturalmente predisposte all'inferiorità? Ohi, c'è tutto un mondo là fuori che la pensa così.

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Ospite Signor Ford

Appunto Vale, ma è la mentalità che va cambiata. Potremo organizzare ventimila manifestazioni, una per anno. E poi? Secondo me si basa tutto da un'imposizione culturale, che si è strutturato nel tempo. Per scardinarla non basta dire che siamo diversi/discriminati. Ci vogliono passi ulteriori, sennò continueremo a regalarvi mimose l'otto di marzo e a mettervi da parte per gli altri 364 giorni.

Sarò estremista, ma alla fine credo che solo variando le imposizioni culturali possano esserci degli spiragli.

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Non è un po' sessista questo discorso?

ma certo che è sessista :zomg:

quello su cui forse non siamo d'accordo è che le prime responsabili di certi atteggiamenti verso le donne sono proprio le donne. Nel senso che oggi in Italia non sono solo quelle a provenire da contesti retrogradi ad accettare con gioia gli atteggiamenti sessisti, ma anche molte di quelle che si dichiarano paladine della parità, a cui i vantaggi della posizione "inferiore" piacciono e li utilizzano col sorriso, salvo poi lamentarsi che così il mondo non dovrebbe andare.

E come posso pretendere che gli uomini si impegnino duramente per raggiungere la vera parità se le prime a essere contente come stanno sono ancora troppe donne? Sarebbe un bellissimo miracolo se fossero gli uomini a fare il primo passo, ma ci confido poco in questo. Per questo spero almeno in leggi che impongano il più possibile la parità lavorativa.

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Ospite Lem Mac Lem

La mentalità è che se assumi una donna quella rimane a casa a tue spese perché fa figli, mentre un uomo no.

E' molto bello parlare di persone e di lotta comune, ma al datore di lavoro che ti dice "firmami le dimissioni in bianco che se resti incinta stai a casa", cosa risponde una donna? "Sono una persona, non una donna!"

E sarà anche una persona, ma una persona disoccupata. Ci sarà un'altra persona occupata.

Maschio.

E, onestamente, dubito che quel maschio abbia interesse a cambiare una mentalità così.

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Ospite Signor Ford

Scusami Lem, ma evidentemente ho problemi a farmi capire. Hai ragione. La mentalità non cambierà. Allora scusa, ma è inutile parlarne.

Lamentiamoci, diciamo che siamo discriminati come generi. Andiamo a vedere gli spogliarelli l'8 marzo o a manifestare il 27 Giugno (perlomeno per me) e il resto dell'anno continuiamo a lamentarci perché le cose non cambiano.

Io non lo accetto. Basta. Io lotto. Voglio lottare. Morirò per questo forse, ma perlomeno senza il rimpianto di non aver fatto nulla.

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Ospite Lem Mac Lem

Fra io non mi lamento, io mi sono creata un micromondo nel quale non subisco discriminazioni e sono pienamente realizzata, se dovessi basarmi sul mio vissuto potrei fregarmene di tutti, tanto io sto bene. Ma non lo faccio, quando c'è stato da votare ai referendum sono andata a votare, ho denunciato datori di lavoro che pretendevano le dimissioni in bianco, non me ne sono mai stata zitta (non sono capace, giusto se qualcuno avesse ancora il dubbio :asd: )

Ma trovo abbastanza inutile indignarsi per le battute sessiste, per la farfallina di Belen (che è pagata per mostrarla, e visti i risultati, direi che sono stati soldi spesi bene), e poi trovare normalissimo che una donna rimanga a casa se resta incinta, mentre un uomo no. La mentalità cambia quando cambiano le situazioni, non è mai successo il contrario. Quindi, dico io, al diavolo la mentalità, se non sono gli uomini per primi a pretendere di essere parificati alle donne, è inutile discutere.

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Ma perché una, se vede l'esempio di Fele, non dovrebbe adeguarsi?

Ma guarda, in verità se io faccio quei discorsi è perché vorrei delle risposte. Non sono sicura di aver ragione, tanto che appunto più di una volta mi sono chiesta se la discriminazione delle donne che stanno con uno più giovane fosse sessista o altro, è che vorrei veramente capire.

In generale comunque sono d'accordo con Fra. Ci sono persone (non parlo di voi) che tirano fuori la discriminazione sessuale ovunque, anche dove per fortuna non c'è. Mi vengono in mente per esempio i concorsi letterari: ok, lì dire che non c'è discriminazione probabilmente è esagerato, però nella mia breve esperienza io non mi sono mai sentita discriminata rispetto agli scrittori uomini.

Perché, dunque, fare concorsi per sole donne? Esistono forse concorsi per soli neri? Per soli gay? Per diversamente abili? No, nessuno si sognerebbe mai di farli, sarebbe inumano, però quelli sulle donne facciamoli, perché le donne devono farsi sentire. Sapete secondo me cos'è che si fa sentire? Si fa passare il messaggio che le donne scrivano diversamente dagli uomini, che siano più "sensibili", più "emotive", più "romantiche". Io i concorsi letterari di questo tipo li evito a priori.

Ma oggi è l'8 marzo, questo giorno sono morte tante donne, facciamoci gli auguri. Ma scusate, voi il giorno della memoria fate gli auguri agli ebrei?

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Ospite Signor Ford

Lem. Per cambiare la mentalità ci vuole il contributo di tutti quelli che possono e vogliono. Basta poco, anche solo inculcare i valori alle nuove generazioni. Non so, forse ho ideali dentro troppo forti, ma davvero, mi dispiace leggere un senso di rassegnazione del genere. Io credo in persone come te.

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Perché, dunque, fare concorsi per sole donne? Esistono forse concorsi per soli neri? Per soli gay? Per diversamente abili? No, nessuno si sognerebbe mai di farli, sarebbe inumano, però quelli sulle donne facciamoli, perché le donne devono farsi sentire.

Se è per questo esistono concorsi riservati ai soli abitanti di una regione. Poi io mi incavolo per i concorsi chiusi a prescindere, tipo subway che prende solo persone sotto i 35 anni.

Però ci sarebbe anche il risvolto della medaglia: ci sente sminuite a partecipare a un concorso "per sole donne". Gli uomini si sentirebbero sminuiti a partecipare a concorsi "per soli uomini"? Non credo: nel primo caso manca la concorrenza di chi conta davvero e nel secondo caso no.

Non ne faccio un discorso di discriminazione. È che è dannatamente difficile sopportare questo carico di messaggi subliminali (tipo quelli citati da electra nel post sull'8 marzo). Alla discriminazione vera ed esplicita io credo poco (a parte robe eclatanti come le dimissioni in bianco e cose così). Ma il pregiudizio, il luogo comune, e tutte le altre microcose quelli sì, le vedo tutti i giorni. E ne ho introitati anche tanti, troppi. L'essere inferiore fa parte di me, per quanto ci lotti tutti i giorni.

Ma oggi è l'8 marzo, questo giorno sono morte tante donne, facciamoci gli auguri. Ma scusate, voi il giorno della memoria fate gli auguri agli ebrei?

Guarda che l'origine della festa dell'8 marzo è diversa da quella propagandata, non c'entra nulla la morte delle operaie, la fabbrica non esiste e l'incendio fu altrove qualche anno più tardi.

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Ospite Signor Ford

Perché, dunque, fare concorsi per sole donne? Esistono forse concorsi per soli neri? Per soli gay? Per diversamente abili? No, nessuno si sognerebbe mai di farli, sarebbe inumano, però quelli sulle donne facciamoli, perché le donne devono farsi sentire. Sapete secondo me cos'è che si fa sentire? Si fa passare il messaggio che le donne scrivano diversamente dagli uomini, che siano più "sensibili", più "emotive", più "romantiche". Io i concorsi letterari di questo tipo li evito a priori.

Capisco il senso del tuo discorso Feleset. Hai ragione. Ma direi qualcosa in più. Io bandirei concorsi sulle disabilità, sul LGTB, sulle lotte di genere, sull'apartheid. Ma non riservato, aperto a tutti, come stimolo. Così forse avrebbero un senso. E iniziative di questo tipo non ce ne sono mai abbastanza.

Ma oggi è l'8 marzo, questo giorno sono morte tante donne, facciamoci gli auguri. Ma scusate, voi il giorno della memoria fate gli auguri agli ebrei?

Mi areno nel mio territorio: sì, l'8 marzo è diventato il giorno in cui tutte le casalinghe, anche quelle che magari per 364 giorni sono represse se non peggio dal proprio compagno, hanno la libera uscita e si danno alla pazza gioia. Ma non è sbagliata la ricorrenza, è solo che col tempo si è invertito il senso della festa, è stato snaturato. Il giorno nella memoria si fanno manifestazioni per non dimenticare, si sensibilizza l'opinione pubblica, per non dimenticare gli errori del passato. Proprio come dovrebbe essere il Pride per noi (con tutti gli oscurantismi e l'ignoranza imperante che ci viene propinata dai media a tal proposito). Semplicemente oggi è diventata una specie di manifestazione di "orgoglio" senza più rivendicazioni espressa a suon di mimose e spogliarelli maschili. Lo so, a me deprime. Nessuno dice più chi sono le donne, perché lottano e quanto valgono.

Il giorno che anche l'orgoglio gay diverrà una festicciola in cui mi faranno gli auguri e mi daranno in regalo un mazzo di giacinti, o dei tacchi a spillo, penso che cambierò sponda per protesta. :sss:

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Non voglio fare un discorso di percezione sociale e culturale, o discriminazione, avete già detto voi cose molto interessanti. Però leggendo l'ultimo messaggio di Swetty ho riflettuto.

Io non mi sento assolutamente inferiore come donna. Proprio per niente e di certo non grazie a ciò che ho combinato nella vita, ma proprio grazie ai messaggi che mi sono arrivati dalla famiglia, dalla scuola, dagli esempi. E questa sarà fortuna, o sarà che in parte questa percezione delle donne come inferiori non è sempre così assiomatica.

In casa eravamo due sorelle, nessun paragone quindi con il sesso opposto, alle elementari la maestra (anziana) mi ha sempre detto, tu puoi fare tutto quello che vuoi nella vita (beata innocenza della maestra) e se aveva metodi sbagliati li aveva nel segare un po' troppo le gambe ai bambini (maschi o femmine) un po' più lenti. Ma in quanto a differenza fra i sessi non ne faceva alcuna. Pur se nei racconti dei libri, nella cultura che ci circondava regnavano gli stereotipi di genere, donna, mamma, maestra, infermiera, uomo meccanico, autista eccetera, io da bambina non ci ho mai creduto, non ho mai pensato di essere inferiore ai maschi, non era il clima che si respirava. A sei anni avevo una passione per le gru (non gli animali, i mezzi meccanici) ne possedevo alcune giocattolo e anche quei camioncini che spostano la ghiaia, e mi piaceva l'idea di costruire case. Nessuno mi ha mai detto, ma è un lavoro da maschi. Mi chiedevano perché e io rispondevo che volevo costruirmi una bella casa con le pareti che luccicano e il giardino grande per i cavalli (ce n'era una nella via vicina alla mia, guardarla con il gusto odierno è oscena, ma a sei anni mi ispirava). E sì, magari ridevano, ma non mi consigliavano di fare l'infermiera o la maestra o il classici mestieri. Mi dicevano beh allora costruirai anche la mia. Oppure ogni mestiere è bello. O almeno è quello che io percepivo.

Il che anche quando mi è passata la voglia di fare il muratore è un segno che almeno nelle intenzioni nella mia infanzia non sono passati messaggi discriminatori.

Persino la suora dell'asilo mi regalò una picozza (la volevo io, nella stanza degli oggetti dove i bambini bravi potevano prendere quello che volevano), nessuna bambola, o cose fru fru.

E a casa mia nonna la capofamiglia era una donna forte, moralmente, fisicamente. Indipendente anche se i lavori li faceva lei. Molto più forte di molti uomini, cosa che mi si è insinuata nella mente. Che forse è anche sbagliato, ma se l'idea che una donna fosse inferiore non mi ha mai sfiorata, su cosa fossero esattamente gli uomini mi ci sono interrogata. Perché rispetto agli stereotipi (che appunto mi arrivavano) quelli che conoscevo non erano così forti, né moralmente, al massimo qualcuno fisicamente. E pensavo, che brutto nascere maschi. E se sei un maschio deboluccio dev'essere un tormento. Se piangi, se non vuoi fare il militare. Pensavo che erano loro a dover far quadrare aspetti contrastanti.

Mentre essere femmina mi appariva pieno di possibilità (quelle poi si stroncano con la realtà) e penso che sia comunque una gran cosa che questo messaggio mi sia passato.

Intervento inutile, e naif, ma sono un po' così.

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Guarda che l'origine della festa dell'8 marzo è diversa da quella propagandata, non c'entra nulla la morte delle operaie, la fabbrica non esiste e l'incendio fu altrove qualche anno più tardi.

Ok, non ero informata. Però ecco, il fatto che tutti pensino che sia per la morte di tante donne mi fa riflettere.

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L'intervento di Nerina mi ha preceduta mentre preparavo cena...e mi trova d'accordo. Anche in non mi percepisco inferiore come donna, perchè, nessuno, intorno a me, ha mai riflettuto un'immagine del genere. Da bambina, ragazza, adulta.

Vorrei raccontarvi una storia.

Tanti anni fa, quando io e Poldo (ciamiamolo Daniele, che chiamarlo come il mio cane mi mette a disagio...) ci siamo fidanzati eravamo tuttie e due studenti, ed era dato per scontato che io avrei fatto la biologa, In pratica, lavoravo già in un laboratorio, se pure gratis (usava già allora). Io stavo a Torino e tutto era incanalato qui, la laurea, il lavoro, tutto. Lui viveva a Rapallo ed era appena laureato. Non so come e dove avremmo deciso di vivere, ma ci sarebbe stato tempo per decidere. Improvvisamente, sono scoppiati problemi a casa mia, ed é arrivato nostro figlio. Tutto insieme. Ci siamo sposati e siamo adati a vivere a Rapallo. Eravamo senza il becco di un quattrino, ma non per modo di dire, per davvero, io mi sono fatta la tutta gravidanza mangiando focaccia a pranzo e farinata a cena, (Ho preso 25 KG...) eravamo noi due in splendida solitudine, i nostri genitori non esistevano, e il primo problema era sopravvivere. Perciò, l'unica cosa da fare, è stata cercare un lavoro, e il lavoro l'ha cercato lui. Io cercavo di cavarmela con Matteo. Intanto ero andata via dall'università, avevo perso i contatti, ero stordita dai fatti di casa mia, non riuscivo a ricollegarmi con il mondo del lavoro, e tentare di dare quei pochi esami che mi mancavano era diventata un'impresa titanica. Poi sono successe altre cose, è nata Valeria, poi Francesca, e intanto i problemi della mia famiglia di origine sono diventati micidiali. (dovrei scriverci un libro su questi problemi, ma penso che non ci si crederebbe...) E io, alla fine, sono rimasta a casa. Tipo Monti Moglie Style, ebbene sì.

E' stata la vita, che dire. Bisognava fare delle scelte, e le mie sono state queste. Non dico di non avere delle responsabilità. Quando sono andata via da qui, (poi siamo tornati a Torino) Io mi sono sentita persa e non sono riuscita a riprendere il filo delle cose interrotte. Ero incinta, ero sempre sola, Daniele era sempre via, e io non sono stata capace di ricominciare in un posto che non conoscevo. E poi era diventato tutto troppo difficile. Quello che mi sembrava importante, era fare bene ciò che dovevo fare.

Per concludere, io però mi sono sempre sentita "persona", sia fra le mie provette, ai tempi del laboratorio di biologia, sia fra pannolini, cucina, genitori da curare, filgli adulti , negli anni seguenti. Credo che la questione sia la scelta responsabile. A un certo punto ho capito che le cose erano andate in un certo modo e che era inutile stare a guardare indietro e lamentarmi e che ciò che aveva senso era fare seriamente quello che c'era da fare.

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Però ci sarebbe anche il risvolto della medaglia: ci sente sminuite a partecipare a un concorso "per sole donne". Gli uomini si sentirebbero sminuiti a partecipare a concorsi "per soli uomini"? Non credo: nel primo caso manca la concorrenza di chi conta davvero e nel secondo caso no.

Non parteciperei mai a un concorso letterario per soli uomini, la sola idea mi offende. Non è assolutamente vero che nel primo caso viene escluso chi conta mentre nel secondo no, una parte considerevole dei miei libri preferiti è scritto da donne, e questo nonostante abbiano una posizione di partenza oggettivamente più difficile.

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Io so che gira voce che J.K. Rowling sia stata invitata a firmarsi 'JK' proprio perché non si capisse che era una donna. Un po' come molti autori italiani che pubblicano con pseudonimi anglosassoni perché così la gente li compra. Che cosa triste.

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Ross: The "J" stands for Joanne I believe but everyone calls you Jo.

JKR: Yeah, Jo.

Ross: And the "K" isn't actually your name, is it?

JKR: No, it's my grandmother's name. They wanted a second initial so I took Kathleen as my middle name.

Ross: To make it sound more highbrow?

JKR: Blokey.

Ross: More blokey?

JKR: Yeah, they thought the first book would appeal to boys.

Ross: If you had to double-barrel initial?

JKR: They thought they'd be turned off by a woman writing.

Ross, Jonathan. "Friday Night with Jonathan Ross: Interview of J.K. Rowling." BBC One, July 6, 2007

Ross: La "J" sta per Joanne, credo, ma tutti ti chiamano Jo.

JKR: Sì, Jo.

Ross: E la "K" non è veramente parte del tuo nome, no?

JKR: No, è il nome di mia nonna. Volevano una seconda iniziale così ho scelto Kathleen come secondo nome.

Ross: Perché suonasse più altisonante? [highbrow]

JKR: Da uomo. [Blokey]

Ross: Più da uomo?

JKR: Sì, pensavano che il primo libro avrebbe avuto presa sui ragazzi.

Ross: Se avessi avuto un nome con due iniziali?

JKR: Pensavano che sarebbero stati allontanati da uno scrittore donna.

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: Sad :

E che considerazione dei ragazzi, eh. E' molto esplicativa di come li si educa nella maggioranza dei casi: "schierati" e confezionati nella loro identità sessuale.

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Io so che gira voce che J.K. Rowling sia stata invitata a firmarsi 'JK' proprio perché non si capisse che era una donna. Un po' come molti autori italiani che pubblicano con pseudonimi anglosassoni perché così la gente li compra. Che cosa triste.

Tristissima davvero come cosa...

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