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chaos.entalpico

Un esordiente può permettersi di presentare ad una CE la prima parte di una trilogia?

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A me viene spontanea una domanda: ma come si fa a sapere con tutta questa precisione che sarà di certo una trilogia?

Per quanto mi riguarda, la mia amica ed io abbiamo stilato - ancora a metà del primo volume - una scaletta degli eventi (appunto perché abbiamo capito che non saremmo riuscite a sviluppare la storia entro i termini del volume unico). Abbiamo calcolato di quanti capitoli abbiamo bisogno per le varie scene e abbiamo scelto le chiusure che donano di più. Visto come è andata con il primo volume, sembra che riusciamo a stare in scaletta. Al contrario, con il secondo, credo stiamo un po' sforando. Ad ogni modo, come hanno detto qualche post prima, la revisione taglia un sacco e se scopro che la storia finisce per stare in due libri ancora meglio! Detesto le trilogie. ._.

Appunto perché si può sforare dalla scaletta mi chiedo come si possa concepire da subito un ben precisato numero di libri. Ma poi, a cosa serve? Sarà l'editore a scindere il testo, e se vorrà farne una pentalogia, la farà, anche se verranno fuori libri da 50 pagine l'uno. Preoccuparsi di ciò non ha senso, secondo me.

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Riprendo il discorso, perché ho una domanda che riguarda questo argomento.

Io ho scritto il primo volume che, si conclude in un modo tale, da far intendere un continuo, però, potrebbe essere lasciato anche così, ma con qualche dubbio, su alcuni avvenimenti iniziali, che capitano alla protagonista.

E' concluso, rivisto e pronto per essere inviato.

Ora sto scrivendo il seguito, è già rivisionato e accomodato con la prima parte, ma non so' ancora, come andrà a finire, penso però, che lo concluderò, come si deve, fra un'anno circa, se non più (ce ne sono voluti due, per scrivere il primo libro), ma ho scelto di inviarlo, tanto, ripeto, si può ritenere concluso anche così.

A prescindere, se scegliere o meno, l'invio di una prima parte ad un'editore, il mio dubbio, invece, è questo:

Sto scrivendo la sinossi di questa prima parte e non so', se un'editore, possa trovare irritante (se per miracolo la legge) non sapere il continuo della storia, o la sua vera conclusione, intento dire che, nella prima parte, per esempio, la protagonista non sopporta uno, ma non si capisce il perché, se non nella seconda parte. Io nella sinossi scrivo che lei non sopporta quello, senza scrivere il perché, l'editore cosa pensarebbe, che mi diverta a tenerlo sulle spine, come se fosse un normale lettore?

Non so', secondo voi, come posso stendere questa sinossi, in modo chiaro, all'editore?

Devo o no, anticipargli ciò che non è ancora chiaro nel testo?

Grazie, se ce ne fossero, a eventuali risposte :ohh:

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Io sono dell'idea che si potrebbe tentare la fortuna con il libro primo, una volta concluso, sistemato e rivisto. E poi verranno i seguiti.

Ne vedo in giro di romanzi pubblicati e che dovrebbero essere trilogie, dove i seguiti del primo libro non sono ancora stati scritti o magari sono in fase di stesura.

Quindi, perché non provare già da subito?

Aryna, secondo me se presenti un volume, devi parlare di quel volume e basta, non dei seguiti. Altrimenti potrebbe uscire fuori un casino, poi magari mi sbaglio :sss:

Però meglio specificare che non è autoconclusivoXD

Solo una cosa, se la protagonista non sopporta un tizio per 500 pagine io da lettore vorrei sapere il perché, ma non nel libro successivoXD

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Ospite Jack Shark

Aryna, secondo me se presenti un volume, devi parlare di quel volume e basta, non dei seguiti. Altrimenti potrebbe uscire fuori un casino, poi magari mi sbaglio :sss:

Però meglio specificare che non è autoconclusivoXD

Solo una cosa, se la protagonista non sopporta un tizio per 500 pagine io da lettore vorrei sapere il perché, ma non nel libro successivoXD

Concordo.

Insomma, lasciare un possibile finale aperto lo capisco, ma non così "aperto"

O rendi il romanzo autoconclusivo con un finale aperto, presentandolo così com'è, oppure scrivi tutta la saga e la presenti interamente.

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Non per fare l' antipatico o il precisino ma "un editore" si scrive senza aapostrofo :-) . Detto questo fai benissimo a spedire l' ipotetico primo volume del tuo romanzo, se lo consideri comunque finito e corretto. Nel frattempo scrivi il seguito e chi vivrà, vedrà! In bocca al lupo

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Ecco! X una volta che correggo qualcuno mi scappa una a in più su "apostrofo"! La prossima volta prometto che sto zitto!

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Faccio l'antipatica anch'io. Perdonami Aryna, ma la prima cosa che mi è saltata all'occhio nel tuo post sono state le sviste. Forse in quel momento eri di fretta, comunque sei sicura di avere revisionato bene il tuo romanzo, più volte, fino alla noia? Quanto alla tua domanda, concordo con gli altri. In bocca al lupo! :)

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Ecco! X una volta che correggo qualcuno mi scappa una a in più su "apostrofo"! La prossima volta prometto che sto zitto!

Ahaahah

Cos'è quella "X" al posto del "per"?

Per punizione scrivere mille volte la parola "per" u.u Faccio l'antipatica anche io.

Concordo con Ali, rivedilo fino alla nausea.

La revisione è una brutta bestiaXD

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Inizio con i ringraziamenti, sono una personcina tanto a modo. ;)

Grazie a tutti, e non lo dico tanto per dire! :brillasguardo:

Nessun problema a chi fa il precisino sugli errori di calligrafia, sì, ho pensato che siete dei rompiscatole, ma capisco, anch'io lo sono su cose che mi stanno particolarmente a cuore. Avrete giustamente pensato che, questa vuole spedire un libro e fa errori di battitura così banali, ma dove si presenta?

Purtroppo ho problemi con le virgole e gli apostrofi dalle scuole elementari, nonostante li ho ripassati pochi mesi fa, non mi entrano proprio in testa! ^__^"

Anche se penso che, se il romanzo viene scartato, non sia a causa degli errori di battitura, ma se la storia è scritta male nella trama, o se non piace.

Comunque, non ho ancora intenzione di spedirlo in giro, avete ragione, meglio aspettare come minimo un'altra mesata, per ricontrollarlo ancora una volta d'accapo. U__U

Solo una cosa, se la protagonista non sopporta un tizio per 500 pagine io da lettore vorrei sapere il perché, ma non nel libro successivo XD

No, non lo sopporta per tutto il libro XD. sarebbe assurdo, ma solo nei capitoli 2 e 3, in cui il tipo fa capolino, poi, sparisce dalla scena e riappare nella seconda parte dove ha un ruolo più importante. Non so', secondo voi, che dovrei fare, scriverlo o no, che le sta antipatico?

Contate che, nella prima parte non ha nessun ruolo, se non il fatto che, a causa sua, senza però, saperlo lui stesso, la protagonista perde il lavoro.

@Ali e @Villegas: Crepi quel lupaccio! :)

P.S. Stavolta ho controllato bene prima di spedire, eh... :la:

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Mi sembra che si possa adattare anche a te il discorso fatto a beneficio di chi ha aperto questo post: che fretta c'è di inviare?

Tu hai scritto la prima parte di una storia che potrebbe benissimo occupare due o tre volumi. Inviare la sinossi solo del primo volume sarebbe inviare una sinossi incompleta. Cosa scriveresti? "E il prossimo romanzo devo ancora inventarmelo, ma giuro che lo farò"? Se io fossi un editore, punterei su un'opera intera e conclusa, anziché su una promessa.

Riguardo alla sinossi, essa deve racchiudere tutti i punti salienti e i lati più accattivanti del tuo romanzo. Quindi, se questo personaggio, o il suo rapporto con la protagonista, ha un ruolo importante, penso tu debba scriverlo. E a maggior ragione potrai scriverlo solo quando tutta la storia sarà completata.

Andando leggermente off topic, vorrei risponderti a questo:

Anche se penso che, se il romanzo viene scartato, non sia a causa degli errori di battitura, ma se la storia è scritta male nella trama, o se non piace.

Non so se gli editori scartino chi fa errori di battitura, ma di sicuro a un editore non fa buona impressione una pagina piena di orrori ortografici. A costo di fare l'antipatica, ti confesso che ho fatto fatica a leggere il tuo primo post traboccante di virgole e anche in questo tuo secondo post ho notato qualche svista.

E' ovvio che l'errore di battitura (o anche un errore grammaticale, sintattico o ortografico) possa scappare in mille pagine di romanzo, ma sono dell'idea che uno scrittore debba essere in grado di padroneggiare con estrema sicurezza gli strumenti della propria lingua, altrimenti potrà trarne solo una musica distorta.

Anche perché considera che alcuni editori leggono solo la presentazione e la sinossi (un esempio? Mondadori!): se questi documenti sono pieni di strafalcioni, possono scartarli senza neanche leggere il manoscritto.

Scusate se mi sono lasciata prendere la mano... in quanto "professoressa" di Lettere ne ho viste di tutti i colori. Credo sia diventata una specie di crociata. :sss:

Tornando in argomento, ti faccio i migliori auguri per la realizzazione del tuo romanzo. Facci sapere se ci saranno novità. :)

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Agave grazie, apprezzo tanto la tua opinione. Prima di spedire il mio piccolino in giro, meglio che ripassi (e magari studi) per bene le mie lacune.

L'ultima cosa che voglio, è fare cattiva impressione! :v_v:

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Vi ringrazio moltissimo per questa discussione :) anche io ero vittima di questo problema. Ho appena concluso la mia saga più lunga, ben cinque volumi, e adesso sto revisionando il primo libro per poi sottoporlo all'attenzione di una qualche casa editrice. Ho però paura che non accettino da un esordiente il primo di una saga così lunga...temo che lo possano considerare un rischio...come ho detto la storia è finita però il primo volume ovviamente non si conclude...il finale lascia intendere che ci sarà un seguito, come infatti avviene. Cinque volumi non possono essere accorpati in uno solo, come qualcuno di voi suggeriva e allo stesso modo il primo volume non può autoconcludersi....dovete pensare ad un'unica storia di mille pagine divisa in cinque libri...la mia storia esiste in cinque volumi e questo non posso cambiarlo...troverò mai qualcuno che mi pubblicherà? grazie :)

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Per quanto mi riguarda, non sono del tutto d'accordo sul concetto dell'invio solo a saga ultimata.

Cerco di spiegarmi.

Se l'idea che l'autore ha in testa è chiara e ben definita dall'inizio alla fine, allora sì, bisogna concludere tutta la storia prima di procedere all'invio; viceversa, se l'autore ha in mente solo i punti cardinali della storia, ma lascia che la trama sia libera di aggiustarsi strada facendo - e qui entriamo nel merito dello stile, di come ognuno di noi scrive - allora non è giusto obbligare la vicenda in una determinata situazione solo per concluderla, perchè sta proprio lì il bello, inventarsi qualcosa che s'incastri a meraviglia in un dato punto della trama pur non avendolo pensato in anticipo!

Come sempre, queste sono solo le mie idee!

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Per quanto mi riguarda, non sono del tutto d'accordo sul concetto dell'invio solo a saga ultimata.

Cerco di spiegarmi.

Se l'idea che l'autore ha in testa è chiara e ben definita dall'inizio alla fine, allora sì, bisogna concludere tutta la storia prima di procedere all'invio; viceversa, se l'autore ha in mente solo i punti cardinali della storia, ma lascia che la trama sia libera di aggiustarsi strada facendo - e qui entriamo nel merito dello stile, di come ognuno di noi scrive - allora non è giusto obbligare la vicenda in una determinata situazione solo per concluderla, perchè sta proprio lì il bello, inventarsi qualcosa che s'incastri a meraviglia in un dato punto della trama pur non avendolo pensato in anticipo!

Come sempre, queste sono solo le mie idee!

Come ho già detto, la mia idea è opposta.

Tu puoi essere uno scrittore e puoi essere libero di pianificare (o non pianificare) il tuo lavoro come più ti piace.

Ma nel momento in cui presenti il tuo lavoro a un editore, il lavoro dev'essere completo, perché non puoi dire a un editore: "Ho scritto il primo volume. Il secondo non so come sarà, ma vi prometto che sarà fantastico e ricco di eventi inaspettati!"

L'editore non può basarsi su promesse, ma su fatti. Deve vederli questi eventi inaspettati.

E poi, cosa significa "non è giusto obbligare la vicenda in una determinata situazione solo per concluderla"?

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Ma nel momento in cui presenti il tuo lavoro a un editore, il lavoro dev'essere completo, perché non puoi dire a un editore: "Ho scritto il primo volume. Il secondo non so come sarà, ma vi prometto che sarà fantastico e ricco di eventi inaspettati!"

L'editore non può basarsi su promesse, ma su fatti. Deve vederli questi eventi inaspettati.

non mi trovi d'accordo, un esempio?

Un'autrice sconosciuta spedisce i primi tre capitoli del primo libro di sette(gli altri non li aveva ancora scritti, sì e no abbozzati) a un agente che decide di rappresentarla e riesce a farla pubblicare, ma l'editore non aveva la minima idea di cosa stesse passando per le sue mani quando ha dato alle stampe il primo volume della saga, il solo che l'autrice avesse realmente e fisicamente scritto... parliamo di J.K Rowling!

E poi, cosa significa "non è giusto obbligare la vicenda in una determinata situazione solo per concluderla"?

Per quanto mi riguarda, ho imparato a "lasciar parlare e agire" i personaggi secondo la propria voce e indole, senza "costringerli" a fare ciò che vorrei. Sembra un discorso astratto, ma in fondo non lo è. Tutti sappiamo che è chi scrive che decide chi fa cosa, ma io mi riferivo alle sensazioni, alle percezioni che un autore ha nel momento in cui pensa, riflette su un determinato personaggio e lascia che le cose vadano come sembrano predestinate ad andare, e non secondo qualcosa di assolutamente prestabilito. Per intenderci, a me è capitato d'immaginare un personaggio femminile come aspro e scontroso, ma nulla di più. In fase di revisione, mentre leggevo, ho avuto come l'impressione che questo personaggio in realtà fosse molto peggio di come l'avevo descritto, perciò ho ripreso tutto il personaggio lasciando che questa intuizione mi guidasse delineando un personaggio diverso da quello che avevo immaginato, ma certamente più convincente.

Non so se mi sono spiegata o se ho creato confusione... :grat:

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Un'autrice sconosciuta spedisce i primi tre capitoli del primo libro di sette(gli altri non li aveva ancora scritti, sì e no abbozzati) a un agente che decide di rappresentarla e riesce a farla pubblicare, ma l'editore non aveva la minima idea di cosa stesse passando per le sue mani quando ha dato alle stampe il primo volume della saga, il solo che l'autrice avesse realmente e fisicamente scritto... parliamo di J.K Rowling!

Non conosco la vicenda perché sulla Rowling si sente di tutto, ma comunque sia lei era rappresentata da un agente, che è una cosa diversa dall'essere un signor nessuno.

Per quanto mi riguarda, ho imparato a "lasciar parlare e agire" i personaggi secondo la propria voce e indole, senza "costringerli" a fare ciò che vorrei. Sembra un discorso astratto, ma in fondo non lo è. Tutti sappiamo che è chi scrive che decide chi fa cosa, ma io mi riferivo alle sensazioni, alle percezioni che un autore ha nel momento in cui pensa, riflette su un determinato personaggio e lascia che le cose vadano come sembrano predestinate ad andare, e non secondo qualcosa di assolutamente prestabilito. Per intenderci, a me è capitato d'immaginare un personaggio femminile come aspro e scontroso, ma nulla di più. In fase di revisione, mentre leggevo, ho avuto come l'impressione che questo personaggio in realtà fosse molto peggio di come l'avevo descritto, perciò ho ripreso tutto il personaggio lasciando che questa intuizione mi guidasse delineando un personaggio diverso da quello che avevo immaginato, ma certamente più convincente.

Appunto.

Le cose cambiano mentre scriviamo, e così come il personaggio A che immaginavamo in un certo modo ci risulta diverso, così può capitare che la vicenda X abbia svolte impreviste, per merito di illuminazioni o di veri e propri colpi di genio.

Ora, immagina che io abbia in mente una trilogia.

Metti che io mandi il volume 1 a un editore e che l'editore (per assurdo) me lo pubblichi senza conoscere come voglio far evolvere le vicende nei volumi 2 e 3.

Metti che, dopo che il volume 1 è stato pubblicato, io mi cimenti nella stesura del volume 2.

Metti che mi venga un'idea geniale per il volume 2, proprio un'idea stratosferica che renderebbe la mia trilogia un lavoro sublime, una vera bomba.

Metti che questa idea stratosferica non sia, però, applicabile, perché per applicarla dovrei modificare un evento nel volume 1.

Ma come faccio a modificarlo? E' già stato pubblicato, accidenti!

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Comunque, a me sembra che la Rowling non fosse esordiente quando ha presentato la saga di Harry Potter, bensì emergente.

No Kirara, era una sconosciuta nel mondo editoriale, ragion per cui anche il suo agente non è stato subito convinto di proporla. Lei stessa ha dichiarato nell'intervista con Oprah Winfrey, che diversi editori(dodici per la precisione) l'hanno scartata perchè ritenevano il suo romanzo poco commerciale e troppo lungo...

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Non conosco la vicenda perché sulla Rowling si sente di tutto, ma comunque sia lei era rappresentata da un agente, che è una cosa diversa dall'essere un signor nessuno.

Dal punto di vista della saga, non credo. Se non l'aveva ancora scritta, cosa può cambiare?

Appunto.

Le cose cambiano mentre scriviamo, e così come il personaggio A che immaginavamo in un certo modo ci risulta diverso, così può capitare che la vicenda X abbia svolte impreviste, per merito di illuminazioni o di veri e propri colpi di genio.

Ora, immagina che io abbia in mente una trilogia.

Metti che io mandi il volume 1 a un editore e che l'editore (per assurdo) me lo pubblichi senza conoscere come voglio far evolvere le vicende nei volumi 2 e 3.

Metti che, dopo che il volume 1 è stato pubblicato, io mi cimenti nella stesura del volume 2.

Metti che mi venga un'idea geniale per il volume 2, proprio un'idea stratosferica che renderebbe la mia trilogia un lavoro sublime, una vera bomba.

Metti che questa idea stratosferica non sia, però, applicabile, perché per applicarla dovrei modificare un evento nel volume 1.

Ma come faccio a modificarlo? E' già stato pubblicato, accidenti!

Beh... anche questo fa parte del genio o talento letterario: riuscire a scrivere un seguito ad una storia, senza averlo preventivato, o con elementi completamente estranei alla prima vicenda.

Secondo me, il voler terminare a tutti i costi la saga prima di presentarla all'editore riflette più una paura, un'insicurezza dello scrittore che una reale esigenza o convenzione della ce.

Io per lo meno, la penso così(infatti sto scrivendo una saga ma non ne ho fatto parola agli editori a cui sto sottoponendo il mio primo romanzo che termina lasciando qualche filo in sospeso...) e se tu non sei d'accordo, va bene lo stesso. Il mondo è bello perchè è vario! ;)

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Io mi trovo d'accordo con Eleya in tutto ciò che ha scritto.

Immaginiamo che, ad esempio, un tal Signor X abbia scritto il primo volume di una Trilogia e che decida di inviarlo a varie CE.

Se un editore (o chi per lui), leggendo il suo libro lo trovasse interessante e decidesse di pubblicarlo perchè è stato colpito dalla trama e dal modo di scrivere dell'autore, perchè mai dovrebbe restare deluso dai successivi volumi?

Se l'autore ha abbastanza chiaro lo svolgersi dei fatti, sinceramente non vedo perchè aspettare ad inviare il manoscritto. Anzi, secondo me sarebbe un ottimo punto di partenza proprio per vedere come viene giudicato da persone esterne, che non siano parenti, amici e quant'altro.

Un mio caro amico, ad esempio, ha inviato il primo volume di una saga mentre stava iniziando a scrivere il secondo volume. Le risposte delle CE sono cominciate ad arrivate quando lui non aveva neanche concluso il secondo volume... eppure è stato pubblicato, perchè la sua idea è piaciuta molto :)

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Comunque, a me sembra che la Rowling non fosse esordiente quando ha presentato la saga di Harry Potter, bensì emergente.

No Kirara, era una sconosciuta nel mondo editoriale, ragion per cui anche il suo agente non è stato subito convinto di proporla. Lei stessa ha dichiarato nell'intervista con Oprah Winfrey, che diversi editori(dodici per la precisione) l'hanno scartata perchè ritenevano il suo romanzo poco commerciale e troppo lungo...

Ok scusate ^^' errore mio

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comunque i primi libri della saga di HP bene o male sono autoconclusivi... se l'ipotetica trilogia parte con un romanzo che narra delle vicende con un inizio e una fine pur lasciando qualche filo sospeso per eventuali seguiti non è la stessa cosa di un romanzo che finisce "troncato".

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comunque i primi libri della saga di HP bene o male sono autoconclusivi... se l'ipotetica trilogia parte con un romanzo che narra delle vicende con un inizio e una fine pur lasciando qualche filo sospeso per eventuali seguiti non è la stessa cosa di un romanzo che finisce "troncato".

Certo Czar, su questo siamo d'accordo.

Ma perchè un autore che sta scrivendo una saga dovrebbe chiudere il primo volume troncandolo?

Se hai letto la saga di HP sai che anche il settimo in realtà lascerebbe spazio ad altri libri se l'autrice lo volesse...

No, io credo che se stai scrivendo una storia di ampio respiro come una saga, i vari volumi che la compongono tenderanno sempre a lasciare qualche spiraglio, qualche via d'uscita, qualche piccolo mistero irrisolto e per svariati motivi.

Qualche esempio?

Perchè è una tecnica collaudata da scrittori famosi e non sbaglia praticamente mai, e ancora, perchè permette al lettore di potersi ritagliare un angolo di fantasia tutta sua dove può immaginare la storia in una determinata direzione, giusto per citarne alcuni.

Come ho detto, si tratta di piccole briciole, non certo di eventi primari, principali, altrimenti la storia risulterebbe incompiuta.

Tanto per farci due risate, potrei riportare un'idea su come potrebbe proseguire la saga di HP, ma non la scrivo per evitare lo spam... :rofl:

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se ti guardi in giro in libreria però vedrai che "saghe" che in realtà sono un'unico romanzo a puntate ce ne sono a valanghe... e finché si tratta di una scelta dell'editore le ragioni posso anche comprenderle, ma quando è l'autore a intendere per trilogia una "storia che occupa un numero nemmeno poi tanto alto di pagine da dividere in tre volumi" davvero mi sembra un gesto dettato dalla fretta di pubblicare senza curarsi della qualità della propria opera.

Ti chiedi chi farebbe una cosa del genere, ma in ambito fantasy c'è un sacco di gente che intende le ennelogie in maniera un tantino distorta...

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se ti guardi in giro in libreria però vedrai che "saghe" che in realtà sono un'unico romanzo a puntate ce ne sono a valanghe... e finché si tratta di una scelta dell'editore le ragioni posso anche comprenderle, ma quando è l'autore a intendere per trilogia una "storia che occupa un numero nemmeno poi tanto alto di pagine da dividere in tre volumi" davvero mi sembra un gesto dettato dalla fretta di pubblicare senza curarsi della qualità della propria opera.

Ti chiedi chi farebbe una cosa del genere, ma in ambito fantasy c'è un sacco di gente che intende le ennelogie in maniera un tantino distorta...

Qui vengo dalla tua. Ho appena finito di leggere una trilogia fantasy di una scrittrice italiana e sinceramente i tre volumi sembrano stati separati a forza, più che un vero sequel...

Bah, forse l'idea che mi sono fatta dell'essere scrittore è troppo romantica e idealista...

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Non sono pienamente d'accordo, nel senso che ho letto nell'ultimo anno numerosi libri non autoconclusivi e sinceramente, in alcuni casi, non mi è dispiaciuta completamente come scelta. Se il volume in questione mi ha soddisfatta, almeno personalmente non mi pesa molto aspettare un tot di mesi prima di poter leggere il seguito.

E' uno dei libri che mi è piaciuto meno ma, ad esempio, Sono il numero quattro (di Jobie Hughes e James Frey) non ha una conclusione, e lo stesso accade in Multiversum di Leonardo Patrignani.

Ovviamente questo è solo il mio pensiero :)

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Sono d'accordo con Agave. Anche perché, a parer mio, saltare subito alla ricerca di un editore ha poco senso: la scrittura, per un esordiente soprattutto, deve essere un divertimento, una passione, e solo dopo, giustamente eh, si dovrebbe cercare la pubblicazione. Tutta questa smania di lanciarsi nel mondo editoriale non la capisco. Le CE esisteranno anche tra quattro anni, a opera conclusa. Non c'è nessuna fretta, ma secondo me il vero problema è che la maggior parte della gente, se non pubblica prima di subito, non si "sente arrivata".

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