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Elet88

Splash, crack, e altre espressioni da fumetto... è' meglio evitarle?

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Ciao a tutti :)

E' corretto usare quest'espressione " splash! " secondo voi?

[...] i loro scarponi – almeno avevano quelli! – fecero uno splash! nel pantano lungo la riva.

Suona troppo da fumetto? O anche:

Crack! Si fermò. Abbassò lo sguardo. Non ci credeva. Aveva veramente [...]

Voi li avete mai usati?

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Ogni tanto mi succede di usarli, basta non esagerare. Ma niente punti esclamativi, soprattutto nel primo caso.

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Sì, viene usato da diversi autori ma, come dice Swet, senza esagerare. Personalmente non mi piace per niente (specialmente quando li inserisce un Ammaniti, mi pare che faccia perdere serietà al contesto), ma non è scorretto.

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E' quello che pensavo anch'io, ma ce ne sono due o tre al massimo nel romanzo. Comunqe grazie Swetty, senza esclamativo allora ;)

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Ospite Jack Shark

Sì, anche a me capita di usarli, ma molto raramente. Come ti è stato già detto, meglio non abusarne.

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sono 3 in tutto il romanzo :) Due splash splash e un crack . Solo una curiosità: sapete dirmi come potrei descrivere il suono di scarponi che avanzano nel pantano? Appunto suono simile a "splash"

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Ospite *Lili*

Io ammetto di non averne mai usati. Mi sanno troppo di fumetto, poco adatto ad un libro vero e proprio.

Però se messi nel giusto contesto (senza esagerare) forse potrebbero risultare persino piacevoli.

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In un mio lavoro c'è una sequenza che si svolge all'interno di una stanza senza luci dall'esterno.

Dentro, una plafoniera con un neon difettoso si accende e si spegne, e questo "movimento" è accompagnato dal rumore dei reattori.

Nel racconto mi serve per spezzare la narrazione, creando un clima di tensione che sfocia in una scoperta macabra, e sono stato "costretto" a usare delle onomatopee da fumetto.

La stanza era piuttosto vasta, e sembrava completamente piastrellata, sulle pareti e sul pavimento, con piccole piastrelle bianche del tipo in uso in moltissimi bagni pubblici, piuttosto sudicie e sporche di muffa.

Buio.

A destra un tavolo da lavoro, stretto e lungo, era appoggiato alla parete e sormontato da un pannello al quale erano appesi ordinatamente numerosi attrezzi; c'era una morsa di dimensioni ragguardevoli affiancata da una mola. Sparsi erano diversi oggetti, alcuni dei quali sconosciuti al poliziotto, e numerosi flaconi, contenenti liquidi di svariati colori. Non c'erano etichette.

Zzzzclunk: luce.

Di fronte, al centro della parete, un grosso lavandino con due rubinetti, di quelli comunemente presenti nei bagni di luoghi pubblici, squadrato largo e profondo. A uno dei rubinetti era attaccato un tubo idraulico di colore rosso, piuttosto lungo, a giudicare dalle dimensioni del rotolo che formava sul pavimento. La parte libera ai lati del lavabo era piuttosto ampia, più della parete di destra con il tavolaccio, a indicare che la stanza era di forma rettangolare. Sopra il lavabo un grosso specchio, molto rovinato.

Buio

Secondo il mio parere in un caso come questo possono servire a dare movimento alla scena, a rallentare la narrazione, creando la suspence.

Certo che se in ogni frase troviamo un bang o un gulp, magari dopo un paio di capitoli smettiamo anche di leggere, no? ;-)

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ci sono adirittura alcuni autori/disegnatori di fumetti che hanno bandito le onomatopee dalle loro opere (V For Vendetta o Watchmen di Alan Moor ad esempio), quindi non vedo perché debbano apparire in un libro... nella parte narrativa. nei dialoghi, se contestualizzati, fanno tutt'altro effetto:

"Così gli ho tirato una mazzata in pieno capo, e... crack! gliel'ho aperto in due!"

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Ospite Prisca

Sono d'accordo con Simone. Nei romanzi le onomatopee increspano solo la serietà dell'opera. A meno che non siano gestite nei dialoghi come nel suo esempio oppure non sia affatto un'opera che vuole essere seria non vedo perché parlare per onomatopee. Il rumore di stivali nel fango rimane rumore di stivali nel fango; slarsh può essere qualsiasi cosa. Infatti, spesso, le onomatopee mi confondono (sebbene non ricordi di averne trovate in libri pubblicati): in un fumetto o graphic novel, sono accompagnate dalle immagini, ma in un romanzo?

Forse, ricordo solo di espressioni come (improvviso): "gli sembrò di sentire uno scatto metallico, una specie di clic".

Ma questa è solo una mia opinione personale.

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Io ne abuso un po'. Non troppo, ma qualche clic o sgnec mi scappa sempre. Però credo dipenda dal tono della narrazione, se è leggero ci possono stare, in una descrizione classica stonano parecchio.

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Ospite Prisca
Io ne abuso un po'. Non troppo, ma qualche clic o sgnec mi scappa sempre. Però credo dipenda dal tono della narrazione, se è leggero ci possono stare, in una descrizione classica stonano parecchio.

Infatti, è una scelta che bisogna fare in considerazione delle caratteristiche del romanzo. :la:

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Romanzo d'azione (alla Tom Clancy :sornione: ) la "scena" incriminata è questa:

Scendendo, i loro scarponi – almeno avevano quelli! – fecero uno splash nel pantano lungo la riva.

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In questa espressione suona anche bene, ma personalmente tendo a evitare onomatopee proprie o improprie. Userei più figure retoriche come il fonosimbolismo, utile, che caratterizza la tua opera e molto, molto elegante.

Lo so che a volte è indispensabile usare quelle parole, ma rendono il testo grezzo, a mio avviso.

Poi dipende, se è un romanzo giovanile e scritto in modo giovane, allora le onomatopee fanno meno male dei un romanzo scritto con un vecchio stile o ambientato in luoghi ed epoche passate.

Datti un'occhiata alle figure retoriche del suono, le trovi nei manuali in biblioteca (ottimi) o anche in internet (spiegate un po' peggio a volte). Li troverai tanti modi diversi per scrivere un suono.

Spero di esserti stato d'aiuto.

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A me personalmente non piacciono le espressioni fumettistiche in un racconto/romanzo che sia ... l'italiano ha un mare di bellissime parole che possono essere utilizzate a piacimento dello scrittore e quindi non ne vedo il bisogno. Certo è che se si tratta di due o tre parole in un intero romanzo beh è un altro discorso ;)

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Ciao a tutti!

Io credo dipenda molto dal contesto e dallo stile del tuo romanzo.

Ho visto che ne hai usati pochissimi rispetto alla mole del tuo lavoro, occhio però che, proprio perchè sono solo 4, non rappresentino un elemento discordante rispetto a tutto il resto del testo!

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Penso che dipenda dallo stile narrativo, no? :) come hanno detto sopra, un Ammanniti che lo usa suona irritante, almeno per me.

Però l'ho visto usare in casi in cui ci stava, e in un passo me lo sono lasciato sfuggire, ma il registro linguistico mi pareva adeguato. Insomma, dipende!

E anche il target gioca il suo ruolo.

Spererei di non incontrare mai un termine del genere in, chessò, un libro di Eco xD

Per il resto, però, direi che è saggio non dire mai "mai". Non si sa mai xD

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