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2 ore fa, dyskolos ha scritto:

Ciao, @Alberto Tosciri
Mi hai incuriosito con questa cosa delle leggende Janas, che sconosco. Di che si tratta, in breve (se puoi dire qualcosa)? A ogni modo, in bocca al lupo per il tuo progetto!

Ciao @dyskolos

Le Janas (Jana al singolare) sono antichissime leggendarie donne della storia sarda, risalgono all'epoca dei nuraghi e anche prima, equiparabili per alcuni a fate benefiche, per altri a streghe, le varianti e le storie locali sono innumerevoli.

Alcune  Janas si dice fossero di bassa statura,  riscontrabile dall'altezza delle domus de Janas (case delle fate) cavità scavate  a mano in profondità nei monti e nelle rocce di tutta la Sardegna, se ci entra un uomo deve camminare chino. Non si sa come sia stato possibile eseguire questi scavi profondi e precisi con strumenti primitivi, che riproducono corridoi e stanze dentro la pietra viva. In Sardegna sono presenti e visibili dappertutto, anche vicino a casa mia c'è un piccolo monte tutto traforato come un ricamo da questi scavi e in cima la parete rocciosa ha una grande apertura affacciandosi dalla quale si domina la valle e le strade sottostanti. 

Ci sono leggende che affermano che alcune di queste Janas abbiano scelto di vivere in mezzo agli uomini, assumendo l'aspetto di donne comuni, alcune vivendo davvero come donne, ma non se ne conosce il motivo che le spinge a fare questo. Talvolta possono essere benevole con gli uomini che lo meritano, talvolta infliggono punizioni a chi le merita. Anche qui le varianti locali sono molteplici. Tutte obbediscono alla Jana Majsta, forse una sorta di dea madre, che sarebbe la loro regina.

Ci sarebbe da scrivere molto a tal proposito. Io, elaborando queste leggende a modo mio, ho inserito le Janas in una storia che sto cercando di elaborare, forse metterò qualcosa nei racconti lunghi, una sorta di condensato, ambientandolo ai giorni nostri, ma con grande rispetto e senso del mistero che le Janas meritano, per la mia mentalità personale.

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22 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Io, elaborando queste leggende a modo mio, ho inserito le Janas in una storia che sto cercando di elaborare, forse metterò qualcosa nei racconti lunghi, una sorta di condensato, ambientandolo ai giorni nostri, ma con grande rispetto e senso del mistero che le Janas meritano, per la mia mentalità personale.

 

Grazie, @Alberto Tosciri, davvero molto interessante.

Leggerò sicuramente. Il fascino che esercita su di me la cultura sarda sta anche nelle analogie con quella nordeuropea. Anche le Janas non sono da meno. La mia ex finlandese credeva molto nelle fate – credeva anche negli angeli, ma forse questa è un'altra storia. Nella mitologia scandinava le fate sono personaggi importanti, oltre che misteriosi. Abitano nei boschi, non so se scavano case nei monti, come vicino a casa tua; si fanno vedere poco, sono timide perciò si nascondono agli uomini, volano. Mi sa che è arrivato il tempo di leggere il Kalevala, poema nazionale finnico.

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22 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le Janas (Jana al singolare) sono antichissime leggendarie donne della storia sarda, risalgono all'epoca dei nuraghi e anche prima, equiparabili per alcuni a fate benefiche, per altri a streghe, le varianti e le storie locali sono innumerevoli.

Non ne avevo mai sentito parlare, Alberto: affascinante!

 

23 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ci sarebbe da scrivere molto a tal proposito. Io, elaborando queste leggende a modo mio, ho inserito le Janas in una storia che sto cercando di elaborare

Bello, progetto interessante. Tu hai la penna adatta per svilupparlo al meglio, buon lavoro! ;)

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Ciao @dyskolos

 

10 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Il fascino che esercita su di me la cultura sarda sta anche nelle analogie con quella nordeuropea.

Qualcosa indubbiamente c'è, penso siano leggende che si perdono nella notte dei tempi a fattor comune con tutte le principali civiltà. Infatti magari cambiano i nomi, come le divinità, ma le prerogative, per sommi capi sono le stesse. Nelle leggende sarde esistono innumerevoli personaggi misteriosi, di origine divina o diabolica e tante interpretazioni e appellativi diversi per storie che hanno sempre  gli stessi argomenti.

Naturalmente per il granito scavato nei monti, migliaia e migliaia di scavi misteriosi in quasi tutti i monti dell'isola, gli archeologi non ne conoscono il reale motivo o uso; da sempre la cultura popolare le chiama domus de Janas e quello è rimasto... 

Ho qualche brano antologico del Kalevala,  da quel poco che ho letto  tempo fa ricordo che mi piacque,  alcuni guerrieri intorno al fuoco bevevano birra... :) Indubbiamente merita di essere letto per la sua ambientazione  diversa a quella alla quale siamo abituati dai nostri classici mediterranei.

 

Ciao @Marcello

Ti ringrazio per i tuoi auguri, ho così tanti progetti ai quali talvolta lavoro anche simultaneamente... non so se ne verrò mai a termine, ma ci provo, tanto adesso non ho molti altri impegni... Mi piace  il mistero, l'elaborazione e trasformazione di storie e favole, sia attingendo ai ricordi che ai libri. In tutte le regioni italiane ci sono tante di quelle antiche leggende e favole che se gruppi di scrittori e appassionati (come lo era Italo Calvino) si mettessero a rielaborarle, adattarle e trasformarle ne potrebbe nascere una nuova vena letteraria.

In quanto alla penna... grazie anche di questo tuo pensiero. Detto da uno scrittore vero fa davvero piacere :)

 

 

 

 

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Il 19/9/2020 alle 14:18, ivalibri ha scritto:

Invece concordo con @Andrea28 su Zafón: lo stesso libro l'ho abbandonato molto prima, infastidita dal suo modo di scrivere.

Ma, per curiosità, perché Bolaño odiava la Allende? Che gli aveva fatto?

Paula è un bellissimo libro, l'ho adorato dalla prima riga, fino all'ultima parola. 

Purtroppo è scritto in modo forse troppo melenso, ma c'è da capire la Allende, alla fine ci sta raccontando la malattia di sua figlia ed è una storia vera. C'è un brano che mi spezza il cuore tantissimo in quel libro, ed è quando ci racconta che una veggente le lesse la mano, dicendole che avrebbe avuto "un figlio famoso in tutto il mondo", e lei coglie una falsa speranza in questa premonizione, e si convince che sua figlia Paula non può morire perché è destinata a grandi cose che la renderanno famosa agli occhi del mondo.

Mi si spezza il cuore se penso che la profezia si è realizzata e Paula è conosciuta in tutto il mondo, ma per la sua malattia....

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Comunque, qualcuno ha letto il libro "Morti, ma senza esagerare?" Io sono alle primissime pagine e non mi piace lo stile colloquiale...

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Il 10/9/2020 alle 19:23, Andrea28 ha scritto:

Semi Recensione sull'ultimo libro letto: L'Idiota di Fedor Dostoevskij

Doverosa premessa: sono al mio secondo classico russo e al primo libro di questo mastodontico autore ergo non ho assolutamente la cognizione di causa, la competenza, né tanto meno possibilità comparative e di contestualizzazione, per dare un parere esaustivo, puntuale e pienamente consapevole su questa opera.

Pertanto, l'unica cosa che posso limitarmi a fare è buttare giù più o meno confusamente le impressioni che questo libro ha prodotto su di me, fornendo qualche piccolo spunto, sopratutto per chi come me, vuole approcciarsi a classici di questo genere e ne è, comprensibilmente, intimorito.

Piccola nota di colore: ho 4 diverse copie (2 cartacee e 2 digitali) di questo libro. La prima – incautamente comprata in una bancarella a 3 euro – è l'edizione Crescere. Carina esteticamente ma con una traduzione (di cui nemmeno la CE stessa si premura di specificare l'autore) terribile, che travisa il senso di molti discorsi, ingenerando svariate perplessità e incomprensioni. Sono così passato a una vecchia edizione economica Newton Compton (2000 lire) scovata nei meandri della biblioteca di casa. Migliore dal punto di vista della comprensibilità ma terribilmente datata nelle espressioni e nella costruzione del periodo. Ho così acquistato l'ebook Feltrinelli sul sito della stessa casa editrice, scoprendo però che il mio Kindle non lo leggeva. Infine mi sono rivolto a mamma Amazon venendo a capo dei miei problemi. L'edizione Feltrinelli è assolutamente impeccabile e ne sono soddisfatto. Da oggi in poi starò molto più attento al traduttore, privilegiando le case editrici più prestigiose, anche a costo di pagare qualche euro in più.

Passiamo ora al libro.

E' un romanzo perfetto? Assolutamente no.

Non è un libro "narrativamente" e "strutturalmente" impeccabile.

E' pieno di coincidenze assurde e la gestione dei tempi della narrazione è, a tratti, completamente inverosimile.

Il narratore oscilla tra l'onnisciente, il reticente e il completamente disinformato sui fatti (a volte ne sa anche meno dei suoi stessi protagonisti) senza alcun apparente motivo.

La trama in se e per se è piuttosto esile. Potrei facilmente riassumerla in poche righe e apparirebbe come quanto di più banale e ordinario possa esserci. Una lettura, questa, sicuramente non adatta a chi, legittimamente, cerca una storia avvincente, ricca di colpi di scena, dal ritmo sostenuto. L'autore si concede numerosi momenti di stanca e digressioni, spesso ininfluenti nell'economia della storia.

Di fatto – e qui passiamo ai pregi – la trama rappresenta, per certi versi, un espediente di D. Per sviscerare temi filosofici, etici, morali e politici di indubbio interesse e attualità (infatti, il romanzo grazie all'universalità dei suoi temi portanti riesce a resistere piuttosto bene alla prova del tempo). Tra i tanti, tantissimi, argomenti trattati quelli che più mi hanno colpito sono la morte e l'angosciosa attesa della stessa (illuminanti le dissertazioni del Principe sullo stato d'animo dei condannati a morte nelle ore che precedono l'infausto giorno; potentissima la "spiegazione indispensabile" del tisico Ippolit, declamata in uno dei punti più alti, insieme al finale, dell'intero romanzo), la dicotomia tra l'amore (nel senso più lato del termine) passionale e umano e quello universale, virginale e assoluto del Principe, il senso stesso del bene e del male.

Tutte queste tematiche sono affrontate senza la pesantezza e l'inaccessibilità della dissertazione filosofica o del saggio, ma attraverso i pensieri, i dialoghi e le azioni degli innumerevoli personaggi che popolano questo romanzo.

Proprio i personaggi rappresentano un altro punto di forza del romanzo. Infatti il Principe (protagonista e baricentro del romanzo) è circondato da numerosissimi personaggi, tutti incredibilmente caratterizzati e sfaccettati, nelle loro caratteristiche peculiari e nelle loro, inevitabili, contraddizioni. Ciascuno potrà trovare il personaggio per cui patteggiare e con cui empatizzare, permettendo così di andare avanti spediti e curiosi nella lettura.

Inoltre, dal punto di vista della fruibilità, non è (o almeno a me non è parso) un "mattone" pesante, indigesto, inaccessibile. Al contrario, essendo quasi interamente costituito da dialoghi, risulta estremamente scorrevole (sebbene, come detto, qualche momento di "stanca" c'è). Sorprendentemente, vi sono anche molti momenti "comici"/leggeri (memorabile il delirante discorso del Generale circa i suoi trascorsi adolescenziali con Napoleone; anche il suo rapporto con Lebedev è meravigliosamente tragicomico).

Potrei dire molto altro, ma mi fermo qui, limitandomi a dire – semmai non si fosse capito – che L'Idiota è merita assolutamente la lettura perché è un libro (concedetemi la banalità) bello.

Non di quella bellezza che salverà il mondo, ma che sicuramente apre ad una seria, profonda e sempre utile riflessione sullo stesso.

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Ciao @Andrea28

Dostoevskij è di un altro pianeta. Prova con "Memorie dal sottosuolo" e te ne innamorerai.

Comunque condivido il tuo pensiero quando lo descrivi come "inverosimile" e pieno di coincidenze, e provo a darti una mia modesta spiegazione:

-La sensibilità russa è molto diversa dalla nostra e predilige i drammi, la perdizione, le coincidenze, il destino. Sono un popolo molto romantico e ipersensibile, e hanno una profondità di spirito e di analisi lode, e la loro letteratura segue la loro sensibilità.

-Dostoevskij, Tolstoj e altri sono scrittori seguono il filone del "romanzo d'appendice", molti dei loro romanzi sono stati pubblicati a puntate e per questo dovevano tenere alta l'attenzione del lettore con svariati colpi di scena e digressioni. Conta che la lettura era uno dei pochi mezzi di intrattenimento dell'epoca.

 

Magari è per questo che ci sembra quasi "inverosimile"...perché quei romanzi erano un po' le "serie tv" dell'epoca :P

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Ho finito di leggere 'Se Ci Sarà un Domani' di Nancy Kress che ho trovato interessante, sebbene a tratti risulti un po' prolisso. Ora ho iniziato 'La Terra Infranta', un romanzo di fantascienza cyberpunk di Ian McDonald.

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@Maria Santiago Memorie dal sottosuolo è già da tempo in wishlist, ma mi hai dato ulteriore motivazione per leggerlo :) . 

Grazie anche per i tuoi spunti, condivisibilissimi. 

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Il ‎24‎/‎09‎/‎2020 alle 10:56, Cerusico ha scritto:

Norwegian wood, Haruki Murakami (Einaudi, 1987)

 

Il primo Murakami non surreale che leggo. L'ho apprezzato particolarmente, sarà perché mi piacciono i romanzi di formazione, sarà perché le tragedie per me danno corpo alle vite degli individui e quindi dei personaggi, sarà perché ci ho percepito una libertà narrativa ed espressiva pressoché assoluta, miscelata con una leggerezza di prosa che rende la lettura di una velocità incredibile (per me, almeno).

Insomma, molto molto bello.

Concordo.

 

Il ‎24‎/‎09‎/‎2020 alle 10:56, Cerusico ha scritto:

Kafka sulla spiaggia, Haruki Murakami (Einaudi, 2002)

 

Non so quanto ho capito davvero del romanzo e quanto invece l'ho dedotto un po' a tentoni, fatto sta che il viaggio è stato straordinario. Personaggi indimenticabili, qualcuno davvero assurdo (l'apparizione del colonnello Sanders di KFC, per dirne uno), atmosfere oniriche che in diversi punti sfociano nel surreale, al servizio di un romanzo di formazione (anche questo) che gioca su tanti livelli, si presta ad altrettanti livelli di lettura e riesce a rendersi apprezzabile da lettori di vario gusto ed estrazione.

 

Non è una lettura facile, alcune cose rimangono sullo sfuggente, ma è una bella opera.

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Il 23/9/2020 alle 18:33, Undiavoloperlibro ha scritto:

 

Sono molto indecisa se cimentarmi in futuro su Follett. Mi piacerebbe trovare un libro che narri i fatti storici senza che siano così pesanti come ce li facevano imparare a memoria a lezione di Storia. Un libro che ho trovato abbastanza pesantino in fatto di temi crudi è "Storia della nostra scomparsa" di Jing Jing Lee, è un libro che mi era stato assegnato da un gruppo di lettura ma che praticamente a meno di pagina 100 ho smesso di leggere 

 

Il 24/9/2020 alle 01:36, Silverwillow ha scritto:

Io ti sconsiglio di leggere i thriller (di Follett o chiunque altro) se sei interessata proprio agli eventi storici. Meglio uno storico "puro", non un giallo, romance, ecc. perché la storia resta quasi sempre sullo sfondo. Sulla Seconda guerra mondiale ne ho letti di belli (c'è un topic nella sezione "Scrivere-Ricerche", con diversi titoli), e anche sull'antichità e sul Rinascimento. Dipende che periodi ti interessano. Di Follett forse sono migliori quelli ambientati nel medioevo (non li ho letti ma ho visto la serie che ne hanno tratto, e mi era piaciuta)

 

Il 24/9/2020 alle 10:11, BelRose ha scritto:

Di Follett per esempio a me non era dispiaciuto "Una fortuna pericolosa", ambientato nell'Ottocento. L'ho letto parecchi anni fa, quindi non saprei se oggi il mio parere resterebbe lo stesso, comunque ricordo che trama e personaggi mi avevano catturato all'epoca :)

 

 

 

Scusate se cito tutte e tre non ho ancora ben capito come funzionano né il multiquote né i riferimenti :-) 

 

Di Follett ho letto i romanzi storici, cioè le due trilogie principali (forse tra un anno leggerò anche il prequel de I pilastri della terra).

De I pilastri della terra ho un bellissimo ricordo, ma lo lessi che avevo 19 anni, non so come lo troverei adesso. Le trame che Follett costruisce su questi romanzi spesso si incartano su loro stesse e si ha un piccolo senso di deja vu, però devo dire che non rimpiango assolutamente di averli letti. 

A seconda del periodo storico di interesse le due saghe sono molto interessanti. In particolare la Century Trilogy raccoglie un sacco di nozioni storiche del XIX secolo che sinceramente ho apprezzato, soprattutto il primo ed il terzo (che andrebbe letto anche solo per vedere come riesce a gestire, in modo non eccellente ma accettabile, trame così distanti tra loro in tempo e spazio - ecco lì si vede che di storie ne ha scritte tante). 

 

Poi di storici ce ne sono un'infinità, anche se non è propriamente il mio genere ne ho trovati alcuni veramente, veramente accattivanti.

--

In topic: sto leggendo Echi in Tempesta di Christelle Dabos. Voglio vedere come si conclude questa quadrilogia fantasy (incredibilmente pubblicata da E/O)  che mi ha preso fin dalle prime pagine del primo libro.

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@ilion Grazie, prima o poi voglio leggere gli storici di Follett, perché anche secondo me è bravo a creare trame, ma dovranno attendere (ho una lista di lettura infinita)

16 ore fa, ilion ha scritto:

In topic: sto leggendo Echi in Tempesta di Christelle Dabos. Voglio vedere come si conclude questa quadrilogia fantasy (incredibilmente pubblicata da E/O

Questa serie mi piacerebbe leggerla, anche per capire il motivo del suo successo(y)

Per citare una frase va benissimo come hai fatto tu. Se invece vuoi taggare qualcuno senza citare tutto, basta che dal PC clicchi sulla chiocciola (@) a sinistra del nickname. Da telefono invece devi fare tu la chiocciola e inserire le prime lettere del nome (poi ti appaiono le varie opzioni)

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Ho appena finito  L'invenzione di noi due, di Matteo Bussola (2020): l'ho letto velocemente perché è una storia particolare e viene voglia di vedere come va a finire; mi è piaciuto, però la fine non mi ha convinta molto. Qualcuno l'ha letto?

Ora sto leggendo Love dell'irlandese Roddy Doyle (2020): dialoghi molto coinvolgenti che scavano dentro ai pensieri dei personaggi. Anche questo si fa leggere velocemente, secondo me.

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Ho iniziato da pochissimo L'ottava vita di Nino Haratischwili, mi interessano molti dettagli in questo romanzo: tempo storico, ricerca storica, punti di vista femminili e multipli (credo) e zona geografica. Per ora ammetto, a malincuore, di essere un po' delusa, si fatica a entrare nella storia, trovo un eccesso di raccontato che frena lo scorrere della narrazione. Spero che passi :P

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Persepolis, graphic novel di Marijane Satrapi

La grafica elementare (la stessa poi trasposta nel film), alla Pimpa,  unita a una storia realistica e dura creano un effetto unico, emozionante e assolutamente convincente. 

 

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Sto per cominciare Le vite che nessuno vede di Eliane Brum, racconti dal vero. L'autrice è un giornalista brasiliana che si occupa di emarginati, diritti umani, di politica e soprattutto dell'Amazzonia. Ha vinto numerosi premi. Vedrò di imparare qualcosa. 

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10 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Persepolis, graphic novel di Marijane Satrapi

La grafica elementare (la stessa poi trasposta nel film), alla Pimpa,  unita a una storia realistica e dura creano un effetto unico, emozionante e assolutamente convincente. 

 

Vidi anni fa, il film, stupendo. Ve lo consiglio tanto.

Non sapevo esisteva anche una versione a fumetti.

 

3 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sto per cominciare Le vite che nessuno vede di Eliane Brum, racconti dal vero. L'autrice è un giornalista brasiliana che si occupa di emarginati, diritti umani, di politica e soprattutto dell'Amazzonia. Ha vinto numerosi premi. Vedrò di imparare qualcosa. 

 

Mi ispira, prendo nota. Grazie.

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Ho letto tre libri di poesia di Lorenzo Caschetta: Carta annonaria, Convalescenze e Antelucana. Ha ragione Maurizio Cucchi quando sostiene che sia uno dei migliori tra i poeti quarantenni. Una parola pesata al millimetro, asciutta ma non banale, con un vasto serbatoio di vocaboli presi dalla terra, quella si prende per mano e si percorre nei vicoli, a piedi. Un io e un tu che all'inizio, in Carta annonaria, sono presenti e che, infine, in Antelucana quasi spariscono. Molti enjambements, dosati con sapienza, e frequente tiro al ribasso, alla voce povera, di chi si sente ultimo, ma che sa, all'occorrenza, usare anche qualche modalità un po' più dissacrante, come nell'accostamento della figura della donna con la fede al dito e il suo non perdere pregi quando sta seduta sul cesso. Per quel che è la mia sensibilità, consiglio di partire da Carta Annonaria, che è anche il primo in senso cronologico, ma è una sensibilità che predilige una certa vena intimista, le altre due raccolte sono di altrettanto livello.

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Ho finito 'La Terra Spezzata' di Ian McDonald e l'ho trovato valido, anche se a tratti prolisso. Il romanzo è molto sperimentale a livello di linguaggio ed è una riuscita commistione di fantascienza, cyberpunk e influenze del realismo magico, incentrato su tematiche religiose che richiamano metaforicamente il conflitto tra cattolici e protestanti. Adesso ho iniziato 'Il Libro degli Spiriti di Re Salomone', un testo di occultismo.

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Al momento sto leggendo "Il treno dell'ultima notte" di Dacia Maraini, e ripassando "Il viaggio dell'eroe".

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Ho finito 'Il Libro degli Spiriti di Re Salomone' e l'ho trovato interessante, più che altro dal punto di vista storico per ciò che concerne l'esoterismo. Ora ho iniziato 'Inventarsi La Vita' di Wayne W. Dyer, un saggio al confine tra psicologia e spiritualità.

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Finito Le sorelle Donguri di Banana Yoshimoto, ho iniziato L'ultimo viaggio di Dio di James Morrow.

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Factotum di Charles Bukowski

 

Mettiamo subito in chiaro le cose: a me Bukowski piace. Intrattiene, diverte, a volte fa anche riflettere.
Forse mi piace così tanto perchè, a differenza di tanti altri critici e commentatori, non cerca di trovarci qualcosa in più, rimanendone immancabilmente deluso.

Il romanzo in questione si colloca idealmente come seguito di Post Office: Henry Chinaski, abbandonato il lavoro alle poste, si mette a girare per l'America, in cerca di impiego.
E' proprio il tema del lavoro che fa da collante a quella che potrebbe essere tranquillamente considerata una raccolta di short stories, data l'assenza di una trama strutturata e la presenza di un solo personaggio ricorrente (una donna con la quale andrà a convivere per un breve periodo di tempo).
Henry, da buon Factotum, si adatterà a fare decine di lavori diversi (memorabili ed esilaranti, a tal proposito, alcuni colloqui pre-assunzione), tutti manuali e ben poco stimolanti, finendo irrimediabilmente per dimettersi o farsi licenziare dopo poche settimane, a seguito di qualche bravata delle sue.


L’autobus correva lungo una striscia di cemento molto stretta a pelo dell’acqua senza parapetto, niente; tutto lì. L’autista si appoggiava allo schienale e passava rombando su quella stretta striscia di cemento circondata dall’acqua e tutti i passeggeri dell’autobus, venticinque o quaranta o cinquantadue persone si fidavano di lui, ma io no. Ogni tanto c’era un nuovo autista e io pensavo, come li scelgono, questi figli di puttana? L’acqua è profonda su tutt’e due i lati e basta un piccolo errore per andare tutti al creatore. Era ridicolo. Mettiamo che quella mattina avesse litigato con la moglie. O che avesse il cancro. O che vedesse la Madonna. O che avesse i denti cariati. Qualunque cosa. Bastava un niente. Avrebbe potuto impazzire. Buttarci tutti di sotto. Sapevo che se ci fossi stato io, al suo posto, avrei preso in considerazione la possibilità di trascinare tutti in acqua. Mi sarebbe piaciuto. e qualche volta, dopo considerazioni del genere, la possibilità diventa realtà. Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato dall’altra estremità dell’altalena. La vecchia storia del bene e del male. Ma nessuno di quegli autisti ci buttò mai di sotto. Pensavano soltanto alle rate della macchina, alla partita di baseball, al taglio dei capelli, alle ferie, ai clisteri, alle domeniche in famiglia. In quel branco di merdosi non c’era nemmeno un vero uomo. Arrivavo sempre al lavoro con la nausea ma sano e salvo”.

Trovo che questo breve estratto racchiuda bene tutta l'essenza del libro e la filosofia dell'autore. La sua cronica incapacità di adattarsi ad uno stile di vita “normale”, senza eccessi né colpi di testa.
In tutto questo trovo che Bukowski non provi ad essere capito, né tantomeno compatito.
Lui descrive la società e ciò che lo circonda (il tutto filtrato attraverso la sua lente nichilista e sfiduciata) e se ne pone consapevolmente ai margini, rifugiandosi nel sesso insensato, nelle sbronze violente e nel gioco d'azzardo, piaceri effimeri e dalla resa immediata, senza progettualità né assunzione di responsabilità alcuna.


La sua scrittura, come suo solito, è cruda e asciutta, senza orpelli o sottotesti.
Il romanzo è breve, diverte e ha ritmo. Si lascia leggere piacevolmente per tutte le sue 150 pagine, o poco più.
Certo, resta poco (a pochi giorni dalla lettura, ho praticamente dimenticato gran parte dei vari lavori svolti, nonchè i nomi di praticamente tutti i personaggi) se non il ricordo di tante risate e qualche arguta riflessione buttata là nel marasma di grottesca dissolutezza.

Io, comunque, mi accontento.

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Modificato da Andrea28
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58 minuti fa, Andrea28 ha scritto:

Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato dall’altra estremità dell’altalena.

 

Bum!

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37 minuti fa, mutantboy ha scritto:

L'ipotesi del male di Donato Carrisi

Ma com'è questo Carrisi? Una mia amica è superfan e continua a consigliarmi di leggerlo... c'è almeno il lieto fine? :) 

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13 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Ma com'è questo Carrisi? Una mia amica è superfan e continua a consigliarmi di leggerlo... c'è almeno il lieto fine? :) 

 Senza voler fare spoiler, è il suo secondo libro che leggo. Lo trovo molto tecnico, nel senso che ha la capacità di creare suspence una pagina dopo l'altra e tenerti incollato alla lettura. Non trovo guizzi di originalità o storie super innovative. Però ad ogni capitolo ti chiedi "e ora che succede?" e ti vien voglia di leggere quello successivo. 

E' molto abile nella costruzione, lo definirei più uno scrittore che si è costruito e che ha grandi capacità tecniche, più che talento.

Comunque, alla fine, mi piace.

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1 ora fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

continua a consigliarmi di leggerlo...

 

Non lo fare mai, risparmia i soldi e vai a mangiarti una pizza, che ti dà molte più soddisfazioni, garantito :)

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Buondi' mie stimati compagni leggenti e scriventi di questo prestigioso cenacolo

letterario.

Nell'attuale impossibilip di Guy De Maupassant.

Se mi passate l'ardita similitudine:

ne sto godendo come la classica vacca sdraiata.

E' una lettura estremamente godibile per la costruzione narrativa, la sottile ironia, la mirabile raffinatezza espositiva.

Non a caso il buon vecchio Guy e' considerato come il padre del "racconto moderno", nonostante la distanza temporale che ci divide dai suoi scritti, i suoi tacconti brillano di una attualita' intramontabile.

L' unico autore che nel genere mi procura uguale piacere e' il mitico Piero Chiara, al quale tento di guardare quando provo a scrivere qualcuna delle mie strampalate storielle.

Un saluto a tutti😎👍

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