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31 minuti fa, Andrea28 ha scritto:

Considerato anche il tuo parere, dubito che le darò una chance.

Però La casa degli spiriti è uno dei suoi lavori più vecchi, ho letto che poi la Allende ha sviluppato uno stile suo e ha cominciato ad affrontare temi nuovi. Magari proverò qualcos’altro.

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Della Allende a me è piaciuto molto Paula. È la storia, vera, della malattia e del coma di sua figlia. Un libro molto intenso. La Allende, però, non a tutti piace. Secondo me è una brava autrice, che purtroppo sull'onda del successo ha pubblicato anche romanzi e altro non proprio di qualità eccelsa. Ma Paula lo consiglio.

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Invece concordo con @Andrea28 su Zafón: lo stesso libro l'ho abbandonato molto prima, infastidita dal suo modo di scrivere.

Ma, per curiosità, perché Bolaño odiava la Allende? Che gli aveva fatto?

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Scusami, @ivalibri :sss:

 

Mi inserisco per dire che è appena uscito nelle librerie il prequel a "I pilastri delle terra" di Ken Follett: Fu sera e fu mattina.

Lo sto divorando, entusiasta.

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9 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Invece concordo con @Andrea28 su Zafón: lo stesso libro l'ho abbandonato molto prima, infastidita dal suo modo di scrivere.

Ma, per curiosità, perché Bolaño odiava la Allende? Che gli aveva fatto?

Non la odiava personalmente, odiava la sua scrittura. Questo breve estratto da una sua intervista dice molto

 

Non pensa che se si fosse ubriacato con Isabel Allende e Ángeles Mastretta valuterebbe diversamente i loro libri?


Non lo penso. Primo, perché queste signore evitano di bere con uno come me. Secondo, perché io non bevo più. Terzo, perché neanche nelle peggiori sbronze ho mai perso una sia pur minima lucidità, un senso della prosodia e del ritmo, un certo rifiuto davanti al plagio, alla mediocrità o al silenzio.

 

Altri spunti su questa rivalità sono riportati da una bella lezione di Lagioia su Bolano (si trova su youtube)

Modificato da Andrea28
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Ho letto una raccolta di poesie di Marco Palladini, È guasto il giorno. È un poeta che ho scoperto ad agosto, in un'ulteriore raccolta di una decina d'anni fa, Poesie senza kuore. L'ho trovato interessante, nuovo, con una grande libertà della parola e una forte capacità di mischiare forme espressive e significati culturali, attingendo spesso anche dal cinema (Pasolini e Fellini in particolare), che è una delle sue passioni. Dopo Poesie senza kuore lo avevo contattato per fargli i complimenti ed è stato così gentile da spedirmi una copia di È guasto il giorno. La poesia d'apertura è dedicata a suo padre, che è stato internato a Bergen-Belsen, ed è senza dubbio un colpo iniziale che non lascia indifferenti, ma il passato torna a far capolino anche dopo, senza diventare retorica, anzi è sempre usato con un forte riferimento al contemporaneo (o forse sarebbe meglio invertire i termini). Insomma, in lui non c'è mai quella cosa che generalmente mi infastidisce che ha a che fare con il guardare il passato come si fa con un cantiere, con una sorta di nostalgia fine a se stessa, morta. Non è così. È anche molto lucido e insieme riesce a dosare leggerezza e irriverenza - forte irriverenza - senza mai perdere l'equilibrio. Un libro che rileggerò, perché ti lascia con la sensazione di dover ancora capire qualcosa. Che sconsiglio a chi cerca la poesia quieta, quella da sole/cuore/amore o che non esce dai confini classici, ma che consiglio a tutti gli altri. Da capire anche perché autori di questo calibro, perché ha molto pubblicato, ha molto scritto in generale su più fronti culturali, non arrivino nelle librerie insieme ad altri ben più inconsistenti.

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Ho finito 'Aristoi' di Walter Jon Williams, una commistione di fantascienza cyberpunk e fantasy, molto inventivo dal punto di vista linguistico, e l'ho trovato interessante. Ora ho iniziato 'Se Ci Sarà un Domani', un romanzo di fantascienza di Nancy Kress.

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8 ore fa, Kuno ha scritto:

La fine del mondo e il paese delle meraviglie, Murakami

Arrivato a metà ho pensato di abbandonarlo, poi mi sono convinto ad andare avanti. E proprio nella seconda metà il libro cambia marcia, acquista un senso, una solidità, e diventa un buon libro.

Non è un libro facile (forse averlo letto in un certo periodo ha influito sul mio giudizio) ma, anche se non è tra quelli che preferisco di Murakami, ha un suo fascino, soprattutto l'ambientazione.

8 ore fa, Kuno ha scritto:

Più o meno a metà strada il protagonista affronta un viaggio assurdo e spaventoso che lo porterà al nascondiglio di un suo alleato. Toni ed elementi pseudo-lovecraftiani, per presentare un ambiente e dei personaggi mostruosi che non c’entrano assolutamente nulla con i toni della storia principale. È un surreale diverso, quasi horror da ragazzini. Era proprio necessario inserire degli antagonisti tipo dissennatori di Harry Potter in una trama del genere? Assolutamente no, che c’azzeccano? 

è tutta l'opera che è particolare, a tratti bizzarra. Preferisco il Murakami più realista (per capirci, alla L'incolore Tazaki Tzukuru e i suoi anni di pellegrinaggio).

 

8 ore fa, Andrea28 ha scritto:

L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafon

Direi che dissento su molte cose. Non sarà un capolavoro, ma l'ho letto due volte, cosa che non faccio se un romanzo ha delle pecche o è scritto male. Semplicemente è un lavoro (o un autore) che non rientra nei tuoi gusti personali. Vuoi provare qualcosa di negativo come dici che è l'ombra del vento? Prova La saga di Amon: Zafon ti sembrerà allora un dio della scrittura :P . 

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@Andrea28

beh, in effetti, la Allende (ma anche la Mastretta) e Bolaño sono due mondi completamente diversi. Ma non incompatibili, a me, da lettrice, piacciono entrambi. Dallo stralcio che riporti mi pare ci sia un certo livore da parte di Bolaño verso le sue due colleghe. Se infatti le si può accusare di plagio o di mediocrità, di certo a loro non manca il senso della prosodia e del ritmo. La Allende si può paragonare un po' alla nostra Ferrante, amata o odiata (ma anche un po' invidiata!).

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In spiaggia ho letto i racconti di Camilleri che uscivano nel fine settimana con La Repubblica. Dopo lo stupore iniziale per l'uso eccessivo del siciliano mi sono adattato e li ho trovati molto piacevoli. Una bella sorpresa  per me che non sono mai riuscito a terminare una puntata di Montalbano. 

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Ho finito di leggere La cruna dell'ago di Ken Follett, il suo primo romanzo, se non sbaglio. È stata una faticaccia, avrei abbandonato dopo dieci pagine, se non l'avessi letto per ricerca. Da una parte mi consola rendermi conto che anche gli scrittori più famosi non erano a livelli irraggiungibili quando hanno esordito, quindi c'è speranza per tutti. Dall'altra non me l'aspettavo, vista la fama che ha raggiunto. La scrittura è a livello elementare (ma posso lasciare il beneficio del dubbio che sia colpa della traduzione). Si inizia col botto, con un omicidio già a pagina due, ma le successive cento sono lentissime, poi prende un po' di brio ma solo per dilungarsi in un finale infinito. Un editor odierno ne avrebbe tagliata una buona parte. Immagino che il suo punto forte siano le trame., perché effettivamente qui è ben congegnata. Prende un episodio reale e importante (lo sbarco in Normandia) e riesce a costruirci attorno una storia di spionaggio tutto sommato credibile. I personaggi non rimangono molto impressi, il più interessante è la spia tedesca, ma verso la fine pare che l'autore si sia scordato di averlo descritto come freddo, abile e pericoloso per concentrarsi sulla protagonista femminile, che deve risaltare come un'eroina, quindi il "cattivo" diventa all'improvviso idiota.

Questo è il terzo thriller che leggo quest'anno e che nel finale mi fa venire voglia di tirarlo contro il muro, perché ci sono diversi dettagli che non tornano, e capisco che sia complicato far tornare tutto alla perfezione, ma il lettore non è stupido. La cosa più strana è che nonostante un'eroina donna (all'epoca magari una rarità), ho avuto comunque la sensazione di un certo maschilismo.

Comunque, se vi piacciono le storie di spionaggio, questo è un classico, e da quanto ho capito è piaciuto per l'ingegnosità della trama e l'idea di inserirci una mezza storia d'amore.

In più, ha un'importante lezione morale: che tira un più un pelo di...ehm... di un carro di buoi:D

Forse avrei fatto meglio a partire dai suoi romanzi storici... Prima o poi gli darò un'altra possibilità, ma molto poi

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Tanti, troppi libri insieme:

- Grotesque di Natsuo Kirino

- Tutti gli scritti di Anne Frank

- I poteri della Wicca di Vivianne Crowley

- La svastica sul sole di Philip K Dick

- Una lettera da Norman (novel del manga The Promise Neverland)

- I tempi della caduta - L'inizio della caduta di Mirco Tondi

 

Poi manga e fumetti.

 

Dovrò dare delle priorità, come un libro grande e due piccoli da completare.

 

Che casino x.x

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Ho finito "Queen, i primi anni", biografia dei Queen da prima della formazione a Bohemian Rapsody. Ho iniziato e finito "Martin Burger King" di Sergio Salamone, raccolta ironica e autoironica delle riflessioni di un blogger insegnante con la passione per i viaggi. Estrememente godibile. Finito quello, ora sono alle prese con "Allacciate le cinture- i segreti del volo raccontati da un pilota", il primo di una serie di libri che mi serviranno per la stesura di un nuovo romanzo di ambientazione aeroportuale.

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Ultimamente sto facendo un ritorno al passato, sto rileggendo dei romanzi di Terry Brooks: La regina di Shannara, I talismani di Shannara, Le pietre magiche di Shannara e La canzone di Shannara 

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Il ‎05‎/‎09‎/‎2020 alle 00:15, Edmund Duke ha scritto:

Ho ripreso Bacio Feroce

 

Brutto. Come La paranza dei bambini

Li ho letti entrambi: "brutto" mi sembra un giudizio eccessivo anche da parte di chi non ama Saviano. L'argomento può non piacere, soprattutto se abbiamo avuto la fortuna di nascere in una famiglia che non vive in una zona degradata di una metropoli. Gli adolescenti di famiglie "bene", quando delinquono, lo fanno per noia o perché qualcuno osa negare loro ciò che sono abituati ad ottenere. I bambini di Saviano delinquono perché a tanto predestinati, avendo scelto di possedere comunque ciò che la società riserva ad altri più fortunati. E non gliene importa poi tanto di morire giovani. Non è finzione, è realtà, per scomoda  che possa essere in una società in cui apparire ed avere è più importante che essere.

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1 minuto fa, cheguevara ha scritto:

Li ho letti entrambi: "brutto" mi sembra un giudizio eccessivo anche da parte di chi non ama Saviano. L'argomento può non piacere, soprattutto se abbiamo avuto la fortuna di nascere in una famiglia che non vive in una zona degradata di una metropoli. Gli adolescenti di famiglie "bene", quando delinquono, lo fanno per noia o perché qualcuno osa negare loro ciò che sono abituati ad ottenere. I bambini di Saviano delinquono perché a tanto predestinati, avendo scelto di possedere comunque ciò che la società riserva ad altri più fortunati. E non gliene importa poi tanto di morire giovani. Non è finzione, è realtà, per scomoda  che possa essere in una società in cui apparire ed avere è più importante che essere.

 

ZeroZeroZero è un lavoro fantastico. Se l'hai letto (ma l'avrai letto) noterai che riesce a tenerti incollato alla pagina snocciolando fatti di cronaca. Un romanzo che parla di cose vere.

La paranza dei bambini è scritto male. Bacio Feroce è scritto un po' meglio ma è trascinato. Ha provato a inventare e gli è riuscito male.

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1 ora fa, Edmund Duke ha scritto:

 

ZeroZeroZero è un lavoro fantastico. Se l'hai letto (ma l'avrai letto) noterai che riesce a tenerti incollato alla pagina snocciolando fatti di cronaca. Un romanzo che parla di cose vere.

La paranza dei bambini è scritto male. Bacio Feroce è scritto un po' meglio ma è trascinato. Ha provato a inventare e gli è riuscito male.

Ovviamente l'ho letto. Una storia che non sia cronaca è per forza inventata, ma io la trovo verosimile. Poi, ogni opinione è degna di rispetto: basta dire, anziché "brutto", "non mi piace".

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In questi giorni ho letto tre titoli che stavano ad aspettarmi da un po' e che sono incredibilmente per adulti:

  1. Le colpe degli altri, di Linda Tugnoli. La storia è carina, ma niente di più. Trovo che i punti di forza siano l'ambientazione arricchita da molti dialoghi in dialetto e tutta la parte botanica. La figura della figlia secondo me è un po' esagerata in certe reazioni.
  2. Insegnami la tempesta, di Emanuela Canepa.  Trama interessante e molto coinvolgente dal punto di vista dei rapporti umani. Disturbante in certi punti.
  3. La Dragunera, di Linda Barbarino. All'inizio pensavo che non sarei arrivata alla fine del romanzo a causa del dialetto, ma poi ci ho fatto l'orecchio, o forse l'occhio, e ho perso poche parole. Bellissima ambientazione, c'è molta magia, forse quasi realismo magico. Uomini e donne sono estremizzati tanto da diventari quasi archetipi di genere, ma non disturba affatto perché viene sostenuto da tutto l'impianto narrativo.

Ora passo a Il falco, di Mirco Tondi, il nostro @M.T. (y)

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Ho recuperato l'ultimo libro della saga Millenium di Larsson e il quarto. E meno male che ha meno pagine rispetto agli altri 4. Ma questi li dovrò leggere più avanti.
Adesso sto leggendo un urban fantasy: ShadowHunters e un romanzo :)

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Il 20/9/2020 alle 17:57, Silverwillow ha scritto:

Ho finito di leggere La cruna dell'ago di Ken Follett, il suo primo romanzo, se non sbaglio. È stata una faticaccia, avrei abbandonato dopo dieci pagine, se non l'avessi letto per ricerca. Da una parte mi consola rendermi conto che anche gli scrittori più famosi non erano a livelli irraggiungibili quando hanno esordito, quindi c'è speranza per tutti. Dall'altra non me l'aspettavo, vista la fama che ha raggiunto. La scrittura è a livello elementare (ma posso lasciare il beneficio del dubbio che sia colpa della traduzione). Si inizia col botto, con un omicidio già a pagina due, ma le successive cento sono lentissime, poi prende un po' di brio ma solo per dilungarsi in un finale infinito. Un editor odierno ne avrebbe tagliata una buona parte. Immagino che il suo punto forte siano le trame., perché effettivamente qui è ben congegnata. Prende un episodio reale e importante (lo sbarco in Normandia) e riesce a costruirci attorno una storia di spionaggio tutto sommato credibile. I personaggi non rimangono molto impressi, il più interessante è la spia tedesca, ma verso la fine pare che l'autore si sia scordato di averlo descritto come freddo, abile e pericoloso per concentrarsi sulla protagonista femminile, che deve risaltare come un'eroina, quindi il "cattivo" diventa all'improvviso idiota.

Questo è il terzo thriller che leggo quest'anno e che nel finale mi fa venire voglia di tirarlo contro il muro, perché ci sono diversi dettagli che non tornano, e capisco che sia complicato far tornare tutto alla perfezione, ma il lettore non è stupido. La cosa più strana è che nonostante un'eroina donna (all'epoca magari una rarità), ho avuto comunque la sensazione di un certo maschilismo.

Comunque, se vi piacciono le storie di spionaggio, questo è un classico, e da quanto ho capito è piaciuto per l'ingegnosità della trama e l'idea di inserirci una mezza storia d'amore.

In più, ha un'importante lezione morale: che tira un più un pelo di...ehm... di un carro di buoi:D

Forse avrei fatto meglio a partire dai suoi romanzi storici... Prima o poi gli darò un'altra possibilità, ma molto poi

 

Sono molto indecisa se cimentarmi in futuro su Follett. Mi piacerebbe trovare un libro che narri i fatti storici senza che siano così pesanti come ce li facevano imparare a memoria a lezione di Storia. Un libro che ho trovato abbastanza pesantino in fatto di temi crudi è "Storia della nostra scomparsa" di Jing Jing Lee, è un libro che mi era stato assegnato da un gruppo di lettura ma che praticamente a meno di pagina 100 ho smesso di leggere 

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6 ore fa, Undiavoloperlibro ha scritto:

Sono molto indecisa se cimentarmi in futuro su Follett. Mi piacerebbe trovare un libro che narri i fatti storici senza che siano così pesanti come ce li facevano imparare

Io ti sconsiglio di leggere i thriller (di Follett o chiunque altro) se sei interessata proprio agli eventi storici. Meglio uno storico "puro", non un giallo, romance, ecc. perché la storia resta quasi sempre sullo sfondo. Sulla Seconda guerra mondiale ne ho letti di belli (c'è un topic nella sezione "Scrivere-Ricerche", con diversi titoli), e anche sull'antichità e sul Rinascimento. Dipende che periodi ti interessano. Di Follett forse sono migliori quelli ambientati nel medioevo (non li ho letti ma ho visto la serie che ne hanno tratto, e mi era piaciuta)

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Di Follett per esempio a me non era dispiaciuto "Una fortuna pericolosa", ambientato nell'Ottocento. L'ho letto parecchi anni fa, quindi non saprei se oggi il mio parere resterebbe lo stesso, comunque ricordo che trama e personaggi mi avevano catturato all'epoca :)

 

 

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Letture cerusiche

Stagione n - Episodio numero nonsaprei

 

Siccome non ho la più vaga idea dell'ultimo aggiornamento, inserisco le mie letture estive, con qualche probabile bonus primaverile.

 

L'imitazion del vero, Ezio Sinigaglia (Terrarossa Edizioni, 2020)

 

Terrarossa e Nutrimenti stanno proseguendo a braccetto questa operazione di recupero dei testi di Ezio Sinigaglia, un autore contemporaneo che ha avuto scarsa fortuna e sta vivendo una seconda giovinezza editoriale.

Nel caso de L'imitazion del vero, Sinigaglia regala una novella che fa del linguaggio uno dei punti caratteristici, rievocando una costruzione sintattica e scelte lessicali di un italiano ormai in disuso.

Per esemplificare, riporto l'incipit:

 

"Viveva un tempo nella città di Lopezia un artefice di grandissimo ingegno, donde la fama oltre le mura della città ed i confini medesimi del Principato volava tanto, che nei più remoti angoli della Cristianità l’eco se ne coglieva. E benché questo si fosse in effetto il mestier suo, grave ingiuria gli si farebbe chiamandolo col nome di falegname; poiché si era bensì col legno che le sue mani costruivano, ma tali e così fatti prodigi da quelle mani uscivano, che nessuno nel legno da umana scienza costrutti crederli non poteva: seggiole, a modo d’esempio, le quali, al semplice muover d’un gancio che recavan nel dorso celato, si trasformavano in tavoli; tavoli, cui pel banchetto due dozzine di commensali facevan corona e che di poi, gli ospiti alle loro dimore tornatisi, si potevan ripiegare e rimpicciolire tanto da trovar albergo in un cassetto; cassetti che, tratti dalle lor sedi e l’un coll’altro congiunti, diventavan bauli; bauli entro i quali, quantunque non maggior di quel d’una seggiola il loro ingombro si fosse, suppellettili e arredi di tutta una sala collocar si potevano."

 

Oltre alla lingua, Sinigaglia infila un paio di trovate narrative particolarmente gustose e anche un po' pruriginose. Nelle atmosfere e nel gusto estetico si entra dopo le prime due-tre alienanti pagine, poi diventa un viaggio assai gradevole.

 

Norwegian wood, Haruki Murakami (Einaudi, 1987)

 

Il primo Murakami non surreale che leggo. L'ho apprezzato particolarmente, sarà perché mi piacciono i romanzi di formazione, sarà perché le tragedie per me danno corpo alle vite degli individui e quindi dei personaggi, sarà perché ci ho percepito una libertà narrativa ed espressiva pressoché assoluta, miscelata con una leggerezza di prosa che rende la lettura di una velocità incredibile (per me, almeno).

Insomma, molto molto bello. Chi dice il contrario è un @simone volponi.

 

Kafka sulla spiaggia, Haruki Murakami (Einaudi, 2002)

 

Non so quanto ho capito davvero del romanzo e quanto invece l'ho dedotto un po' a tentoni, fatto sta che il viaggio è stato straordinario. Personaggi indimenticabili, qualcuno davvero assurdo (l'apparizione del colonnello Sanders di KFC, per dirne uno), atmosfere oniriche che in diversi punti sfociano nel surreale, al servizio di un romanzo di formazione (anche questo) che gioca su tanti livelli, si presta ad altrettanti livelli di lettura e riesce a rendersi apprezzabile da lettori di vario gusto ed estrazione.

 

Il cuore dell'uomo, Jón Kalman Stefánsson (Iperborea, 2011)

 

Lo ammetto, con l'autore islandese sono di parte. Potrei sostanzialmente dire che è il mio autore preferito, quindi ogni mio giudizio vale quel che vale. Il cuore dell'uomo conclude un'anomala trilogia che racconta la storia del ragazzo, personaggio senza nome, nell'Islanda della seconda metà del XIX secolo. Storia dura, di solitudine e di spazi infiniti e ostili, in cui la natura è solo una metafora delle difficoltà relazionali e delle piccole battaglie a cui la vita costringe gli esseri umani ogni giorno. Il tutto condito con uno stile e una lingua che hanno più a che fare con la poesia che con la prosa, e che rendono la lettura una costante fonte di meraviglia (se si è sulla lunghezza d'onda tematica ed espressiva del buon vecchio Jón).

Non il migliore tra quelli che ho letto, e di sicuro non il romanzo dal quale iniziare se non lo si conosce. Ma bellissimo e degna conclusione di una trilogia che ha momenti di altezze letterarie vertiginose.

 

(non) Un corso di scrittura e narrazione, Giulio Mozzi (Terre di Mezzo, 2009)

 

Una raccolta di articoli a tema scrittura. Mozzi raramente è scontato, inoltre ha un tono e un piglio che rendono la lettura piacevole a prescindere dal contenuto e da ciò che dice. Non ama parlare di regolette e di formule, neanche di struttura. Il suo approccio è più libero, più artistico, e si fonda principalmente sugli intenti e sugli effetti, portando l'autore, o aspirante tale, a interrogarsi su concetti anche filosofici rispetto all'atto dello scrivere e al suo significato.

In ogni caso, qua e là dispensa anche qualche consiglio più concreto e di buon valore.

 

Austerlitz, W. G. Sebald (Adelphi, 2001)

 

Ultima opera dell'autore tedesco W.G. Sebald, uscita pochi mesi prima della sua tragica morte, Austerlitz è un romanzo che racconta il recupero, da parte dell'omonimo protagonista, di pezzi del proprio passato più lontano, quello di bambino. Pezzi sepolti che riemergono attraverso incontri, visite a luoghi, elementi che fanno riemergere i dettagli di una infanzia tragica, caratterizzata dagli orrori della seconda guerra mondiale e dalla perdita dei riferimenti familiari.
Può essere definita come una storia di riscoperta graduale della memoria arcaica, quella infantile, attraverso incontri e luoghi che rievocano ricordi sopiti.

A colpirmi in maniera particolare della (eccellente) prosa di Sebald è stata la sua abilità descrittiva. In molti casi, ad accompagnare il testo ci sono delle fotografie in bianco e nero. Mi è capitato di soffermarmi su una foto e di leggere due o tre volte la descrizione fattane da Sebald, per provare a capire il suo sguardo, in che modo restituisce a parole ciò che vede in un'immagine che, in certi casi, io avrei restituito con poche, generiche parole, probabilmente. Notevole e interessante esercizio.

 

In corso di lettura

Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust

Sto pensando di finirla qui, Iain Reid

Modificato da Cerusico
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Ho letto Il mago, di William Somerset Maugham. Ci ho messo un po’, purtroppo a tratti è parecchio descrittivo e mi ha sortito effetti a dir poco soporiferi. L’ho apprezzato, però, nella sua modernità di stile rispetto l’epoca in cui è stato scritto. Più moderno rispetto al proprio periodo, si intende.

 

Ora mi appresto a leggere Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro :) 

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Mi chiedo spesso per quale motivo io non legga americani e britannici in lingua originale, dato che che conosco l'inglese non proprio da madrelingua ma piuttosto bene.

Così ho deciso che da ora in poi cercherò di leggere americani/inglesi/australiani/ecc in lingua inglese e tedeschi/austriaci/svizzeri/ecc in lingua tedesca (col tedesco me la cavo meno bene, ma con un po' di pazienza...).

 

Inizio col primo libro del ciclo di Dune, di cui si parla spesso sul forum. @Alberto Tosciri mi ha incuriosito in modo particolare, perché lo ha citato più volte negli ultimi anni.

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Il giocatore - Fedor Dostoevskij

Impressioni di lettura (spoiler marginali)

Continua la mia "full-immersion" nel mondo dei classici russi: ancora una volta con Dostoevky, ma, oggi, con un romanzo più breve e meno impegnato e impegnativo, ma non per questo privo di spunti d'interesse.

E' un romanzo di circa 150 pagine, scritto (o, meglio, dettato) in meno di un mese per adempiere alle proprie obbligazioni contrattuali con una CE disonesta, nel bel mezzo della stesura di un opera ben più ambiziosa e corposa, come Delitto e Castigo.

Le premesse per un buco nell'acqua ci sarebbero state tutte e, invece, anche questa opera risulta assolutamente meritevole di lettura, seppur con alcune criticità, probabilmente imputabili alle particolari condizioni di stesura sopra accennate.

Il romanzo è ambientato in Germania, nella fittizia Roulettenburg (nome esplicativo di uno dei temi del romanzo).

Questa scelta narrativa permette a D. di presentare i personaggi russi fuori dal loro habitat naturale e introdurre una serie di occidentali: un inglese, tre francesi e alcuni tedeschi, la cui caratterizzazione è spesso ricavata da stereotipi e archetipi dettati dalla nazionalità (stereotipi, molto spesso, di sorprendente attualità).

L'unico personaggio che ha una caratterizzazione più sfaccettata e complessa è, naturalmente, il protagonista (voce narrante delle vicende).

L'inizio è piuttosto lento, vengono introdotti i pochi personaggi principali e accennati i rapporti tra gli stessi, rapporti che comunque si rivelano fumosi e ambigui per tutta la durata del romanzo.

Le prime settanta, ottanta pagine procedono a un ritmo blando senza particolari sussulti (tranne lo scandalo con la coppia tedesca in cui il protagonista è coinvolto, che da il via ad una serie di conseguenze imprevedibili e spassose) fino all'entrata in scena della Nonna.

La Nonna, paralitica, dall'alto della sua poltrona scompiglia le carte (visto che siamo in tema) e squarcia quella patina di sonnolenta ipocrisia che ricopriva i personaggi e le loro azioni. La Nonna è personaggio assolutamente memorabile e iconico, russa tutta d'un pezzo che si lascia sedurre e ammaliare dalle follie occidentali, ma che riesce a mantenere la propria coerenza e dignità.

Con l'entrata (e l'uscita) di scena dell'anziana russa, il romanzo acquista interesse e, sopratutto, ritmo, avviandosi a grandi falcate verso il finale.

Il capitolo XIV, minuziosa descrizione della follia da gioco d'azzardo che pervade il protagonista, risulta tra i più intensi ed emozionanti abbia mai letto ("Forse, oltrepassando una tal qualità di sensazioni, l'anima non si sazia, ma ne è solo eccitata ed esige altre sensazioni, via via sempre più forti, fino allo stordimento finale"). Il capitolo finale è, invece, di una semplicità e drammaticità atterrente.

Dovendo tirare le somme, ho trovato questo lavoro un po' disequilibrato nella struttura.

Come detto, la prima parte è piuttosto piatta e lenta, mentre la seconda frenetica e avvincente.

Pardossalmente, il tema del gioco (che, sinceramente, pensavo essere più centrale) emerge solo nell'ultima parte e, seppur sviscerato in capitoli di rara intensità, forse avrebbe meritato maggiore enfasi.

Mi riferisco soprattuto all'ultimo capitolo dove le peregrinazioni del protagonista tra una sala da gioco e l'altra e le umiliazioni, personali e lavorative, subite per soddisfare il demone che ormai lo tiene in pugno, risultano appena accennate e riassunte in poche righe.

Ecco, forse avrei preferito vedere approfondita maggiormente questa parte piuttosto che le gli intrighi (amorosi ed economici) della "corte" del Barone.

Quanto ai personaggi, come detto, la caratterizzazione è smaccatamente e dichiaratamente stereotipata. Del resto, in centocinquanta pagine non ci si può attendere di più, e probabilmente questo era l'intento dello stesso autore, volendo egli trasporre e confermare le impressioni avute nelle sue peregrinazioni in Europa. Dopotutto, come si legge nell'ottima prefazione di Serena Prina, i viaggi compiuti da D. (dal quale egli ricava le proprie impressioni, trasposte poi nel romanzo) rappresentano "la conferma di convinzioni radicate, non è la ricerca del nuovo, è ribadire il noto". Ciò, però, non significa che questi personaggi siano poco interessanti. Il motivo d'interesse è, appunto, vedere le conseguenze estreme delle proprie debolezze e inclinazioni naturali (e nazionali).

Ci sarebbe altro da dire ma, volendo mantenere la recensione no spoiler, preferisco fermarmi qua.

In definitiva, al netto di qualche sbavatura, una buona lettura, un buon approccio soft (per lunghezza e contenuto) ai classici russi, che manca della profondità e delle disquisizioni filosofiche dei "mattoni", guadagnandone, di contro, in immediatezza e leggibilità.

 

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1 minuto fa, Kuno ha scritto:

Inizio col primo libro del ciclo di Dune, di cui si parla spesso sul forum. @Alberto Tosciri mi ha incuriosito in modo particolare, perché lo ha citato più volte negli ultimi anni.

Ah bene, mi fa piacere. Poi se conosci l'inglese ancora meglio, la lingua originale di un testo è sempre il massimo, per quanto la traduzione  di Sandro Pergameno sia davvero ottima nell'edizione Editrice Nord 1983 che posseggo). Il mio inglese non è molto buono, me la cavo meglio con il tedesco e di più con l'arabo, che tra l'altro ho ripreso a studiare e insegnare le basi a qualcuno, molto incuriosito e preoccupato dai cambiamenti mondiali odierni. 

Mi permetto di consigliare tutti e sei i libri  di Dune,  libro che vinse i prestigiosi  premi Hugo e Nebula, più un altro libro che F. Herbert scrisse, La strada per Dune, ricchissimo di appunti, idee e racconti del suo mondo, perché nemmeno in sei libri si poteva esaurire l'argomento. Il suo mondo desertico, la sua vita, le tradizioni, le religioni, le culture... molti ricordi di civiltà cristiana e islamica, nonché riferimenti filosofici, detti e proverbi, perché Herbert era anche un filosofo.

Devo molto a quella saga,  molto conforme al mio modo di vedere le cose. Spesso ho preso ispirazione per qualche racconto e sono affascinato dalle Bene Gesserit... molto simili a una trasformazione delle leggende Janas della mia terra, un lungo progetto al quale lavoro da anni...

 

 

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1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

molto simili a una trasformazione delle leggende Janas della mia terra, un lungo progetto al quale lavoro da anni...

 

Ciao, @Alberto Tosciri
Mi hai incuriosito con questa cosa delle leggende Janas, che sconosco. Di che si tratta, in breve (se puoi dire qualcosa)? A ogni modo, in bocca al lupo per il tuo progetto!

 

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2 ore fa, Andrea28 ha scritto:

ancora una volta con Dostoevsky, ma, oggi, con un romanzo più breve e meno impegnato e impegnativo, ma non per questo privo di spunti d'interesse.

Fu il mio primo approccio ai "russi", parecchie decadi fa.

 

2 ore fa, Andrea28 ha scritto:

Il capitolo XIV, minuziosa descrizione della follia da gioco d'azzardo che pervade il protagonista, risulta tra i più intensi ed emozionanti abbia mai letto

È quello che mi è rimasto di più, dopo tanti anni.

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10 minuti fa, Marcello ha scritto:

Fu il mio primo approccio ai "russi", parecchie decadi fa.

invece io lo lessi nel mezzo della mia full immersion nel buon Fedor, tra Delitto e castigo che resta il mio preferito (con quell'inizio in cui media e opinione politica lamentano la degenerazione dei costumi, l'aumento della violenza e la società che si fa selvaggia, in un "o tempora o mores" talmente evergreen), I Karamazov, L'idiota, I demoni... avevo i periodi monoautoriali, all'epoca del liceo (alcune decadi fa). E anche se ne ho dei vaghi ricordi quella bramosia insaziabile del giocatore lasciò una sensazione che perdura ancora.

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