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Finito Echi in Tempesta di Christelle Dabos. L'ho trovato un valido, "fresco" fantasy, anche se questo, l'ultimo dei 4 della saga che adesso si può dire conclusa, è forse quello che ho:

  • letto con più fatica (cioè più lentamente del solito), ma la colpa la attribuisco a me che sono particolarmente stanco/stressato in questo periodo
  • troppo frettoloso negli spiegoni 
  • mi è capitato di avere la sensazione che sia il personaggio principale a fare gli spiegoni, anche se lo stava capendo nel momento in cui lo spiegava. Sarà che son pignolo. 

Però nel complesso mi è piaciuto. E molto.

 

Ecco ora avrei la tentazione di buttarmi su Il Conte di Montecristo. Però se ero stanco e procedevo a rilento con Echi in Tempesta probabilmente mi serviranno mesi per finirlo... in alternativa potrei recuperarmi un vecchio Malvaldi che non comprai a suo tempo: Vento in scatola. Qualcuno l'ha letto? 

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In questi giorni mi sono buttata sui libri di Alice Basso, sulla serie di Vani Sarca. Ne avevo letto uno per caso molti anni fa e mi ricordo che mi era piaciuto, non so perché non avessi letto gli altri. Be', ho rimediato, me ne mancano solo due per arrivare alla fine della serie e mi dispiace. Trovo il format un po' ripetitivo e ci sono certe parti dei vari romanzi che diventano noiose perché, a mio parere, spinge troppo sulle riflessioni esistenziali della protagonista e sul suo essere diversa e speciale.

Nel complesso, però, la trovo una lettura piacevole :)

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Ho finito "Il treno dell'ultima notte" di Dacia Maraini e ora sto leggendo "La promessa" di Dürrenmatt.

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Sto leggendo come una forsennata in questo periodo. Dopo aver finito (in un pomeriggio) il bellissimo "Via dei Fossi 35" della nostra Caipiroska, ho letto "Sulla riva" di franka, altrettanto bello e memorabile, seppure diverso per genere.

Nel frattempo, tra una sfilza di libri così così letti solo per fare recensioni, ho trovato in offerta kindle un libro di Saint-Exupéry.

Avevo già una sorta di venerazione per questo autore, per via del Piccolo Principe, ma le sue avventure come pilota e la sua visione del mondo mi hanno conquistata del tutto. Il libro è "Terra degli uomini" (ma è stato tradotto in passato come Vento, sabbia e stelle, che sinceramente mi piace di più) e contiene il resoconto delle sue avventure come pilota di linea postale, in un'epoca in cui già il fatto che un aeroplano potesse volare destava meraviglia.

Bello, bello, bello. Ho uno stupore e un'invidia pazzesca per le bellissime immagini che riesce a tirar fuori. Il deserto, le montagne, il mare, diventano entità vive, tutto acquista una luce nuova, lontana dalle strade familiari e ristrette tracciate dall'uomo. Esploratore e poeta, Saint-Exupéry ci fa vedere il mondo come un luogo magico, proprio come fa nel suo libro più famoso. Ho sottolineato una pagina sì e una no, ed è stata dura scegliere una sola citazione, perché mi sono sentita in sintonia quasi con ogni frase. Un libro da sentire più che da leggere. Semplicemente stupendo.

 

"Assaporavamo lo stesso lieve fervore che si ha in seno a una festa ben predisposta. Eppure eravamo di una povertà infinita. Vento, sabbia, stelle. Dura regola da trappisti. Ma su quella tovaglia mal rischiarata, sei o sette uomini, che al mondo non possedevano più nient’altro che i loro ricordi, spartivano ricchezze invisibili."

 

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Ho finito 'La Quinta Stagione' di N.K. Jemisin, un romanzo di fantascienza con elementi distopici, che ho trovato interessante, anche se a tratti un po' noioso e compromesso da alcuni conformismi politicamente corretti che, personalmente, mi hanno stancato. Adesso ho iniziato 'La Tradizione Occulta', un saggio sull'occultismo e l'esoterismo di David S. Katz, docente di Storia Moderna all'Università di Tel Aviv.

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Pillola di lettura (qualche considerazione veloce, visto che l'ho letto in ebook e non ho preso "appunti)

La Breve Favolosa Vita di Osar Wao - Junot Diaz

Ho recentemente letto La breve favolosa vita di Oscar Wao, di Junot Diaz, scrittore dominicano del quale ignoravo l'esistenza.

Nonostante (o forse proprio per) il Pulitzer per la narrativa del 2008, mi sono approcciato a questo libro con un po' di scetticismo, temendo - anche visto il tema trattato - il polpettone melodrammatico.

E, invece, questo libro si è rivelato una piacevolissima sorpresa e una delle migliori letture di questo mio 2020. 

Il romanzo descrive la vita di una famiglia dominicana (figli, madre e nonna) trapiantata negli Stati Uniti, a causa delle scelleratezze del regime dittatoriale di Trujillo (personaggio che sinceramente non conoscevo ma sul quale, grazie alle puntuali, immersive e sarcastiche note a piè di pagina, ho potuto farmi una cultura di base). 

Il tutto, in pieno stile postmoderno, è narrato con sbalzi temporali e cambi di narratore (con un uso narrativo delle note a piè di pagina), che rendono la lettura più stimolante e intrigante.

La cosa che più ho apprezzato è che, nonostante i temi fortemente drammatici, la narrazione si mantiene fresca, pungente con ottime punte di comicità e satira (politica e sociale).

I 4/5 personaggi principali sono veramente ben caratterizzati (forse, paradossalmente, è il narratore principale a ricevere la caratterizzazione più stereotipata e meno incisiva) nelle loro manie e nei loro tratti peculiari, sempre riconducibili al loro difficile pregresso. 

Unica critica che mi sento di fare sono i continui e probabilmente eccessivi riferimenti alla cultura - chiamiamola impropriamente - nerd (fantasy, giochi di ruolo, fumetti) che, nonostante le note, possono risultare fastidiosi ad un neofita. 

Insomma, senza dilungarmi troppo, buon libro del quale consiglio assolutamente la lettura.

Ultimo appunto, questa volta per l'editore: non ho capito la scelta di inserire il glossario dei termini spagnoli (la gran parte sono regionalismi di difficile comprensione anche per uno che lo spagnolo lo mastica, come me) in fondo al libro, senza integrarlo nel sistema di note a piè di pagine. Leggendolo da ebook, mi sono accorto solo alla fine della sua esistenza (perdendo quindi qualche passaggio); anche se lo avessi saputo sarebbe comunque stato di difficile consultazione. 

Un saluto

 

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Il 3/11/2020 alle 19:26, Andrea28 ha scritto:

Il tutto, in pieno stile postmoderno, è narrato con sbalzi temporali e cambi di narratore (con un uso narrativo delle note a piè di pagina), che rendono la lettura più stimolante e intrigante

Mi interessa particolarmente l'"uso narrativo delle note a piè di pagina". Lo prenderò senz'altro. Grazie per la bella recensione, Andrea.

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Ho terminato ultimamente "La casa degli spiriti" di Isabel Allende e "La bambina che parlava ai libri" di Stefano Benni. Ho iniziato la lettura in due volumi del catalogo in due tomi "L'idea del bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori" dedicata alla mostra tenuta a Roma dal 29 Marzo al 26 Giugno 2000 presso al Palazzo delle Esposizioni ed ex Teatro dei Dioscuri, comprendente una serie di saggi sulle teorie dello storico dell'arte seicentesco Bellori, di cui mi sto occupando per uno studio universitario.

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Ho finito 'La Tradizione Occulta' di David S. Katz e l'ho trovato approfondito e interessante. Ora ho iniziato 'Le Sirene di Titano', un romanzo del grande Kurt Vonnegut.

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Il 9/11/2020 alle 20:50, greenintro ha scritto:

"La bambina che parlava ai libri" di Stefano Benni.

è un illustrato @greenintro? Non conoscevo questo titolo, sono andata a cercare ed è la storia di Inge Feltrinelli, come ti è sembrato?

 

Io ho finito "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell e sono alle ultime pagine di "Sophie sui tetti di Parigi" sempre della stessa autrice. Il primo è bellissimo, molto evocativo, avventuroso, pieno di immagini perfette che vedi senza esitazione. Il secondo mi ricorda un po' Philip Pullman, sarà anche l'ambientazione cittadina, in ogni caso è quello che mi piace meno dei libri di questa autrice di cui ho letto anche "L'esploratore" tempo fa e un manuale sulla narrativa per ragazzi dal titolo "Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio". 

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Il 8/10/2020 alle 15:22, Andrea28 ha scritto:

E' il mio primo approccio con questo famossisimo e celebratissimo autore di racconti e, sinceramente, non è stato entusiasmante.

Andrea noooooooooooo!!! Carver è un mostro sacro, certo, devi inserirlo in un contesto temporale, ma se non c'era lui negli anni Settanta e Ottanta hai presente quante descrizioni inutili e quante subordinate e coordinate ci beccavamo nei romanzi ora?

La sua prosa per me è poesia, devi ascoltare quello che rimane inespresso negli spazi vuoti, nelle frasi scarne, se puoi leggilo in inglese, ma mi pareva che la traduzione fosse ottima... Sì, dagli un'altra chance, ti prego.

  • Grazie 1

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Il 16/10/2020 alle 16:45, Nightafter ha scritto:

Neanche il Tavor e' tanto efficace.

Ah, ah, e allora tu usalo solo quando non riesci a dormire, curati con i libri! :) Libroterapia. :libro:

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12 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:
Andrea28 ha scritto:

E' il mio primo approccio con questo famossisimo e celebratissimo autore di racconti e, sinceramente, non è stato entusiasmante.

Prova questo racconto di Carver, Popular Mechanics:

https://www.yumpu.com/en/document/read/36363544/popular-mechanics-by-raymond-carver-early-that-day-the-weather-

 

 

 

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8 ore fa, Kikki ha scritto:

è un illustrato @greenintro? Non conoscevo questo titolo, sono andata a cercare ed è la storia di Inge Feltrinelli, come ti è sembrato?

 

Io ho finito "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell e sono alle ultime pagine di "Sophie sui tetti di Parigi" sempre della stessa autrice. Il primo è bellissimo, molto evocativo, avventuroso, pieno di immagini perfette che vedi senza esitazione. Il secondo mi ricorda un po' Philip Pullman, sarà anche l'ambientazione cittadina, in ogni caso è quello che mi piace meno dei libri di questa autrice di cui ho letto anche "L'esploratore" tempo fa e un manuale sulla narrativa per ragazzi dal titolo "Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio". 

 

Sì, è un illustrato, e i disegni li ho trovati molto belli.

 

é una breve fiaba gradevole nella sua semplicità, ottima da leggere a un bambino per invogliarlo alla lettura, ma può piacere a prescindere dall'età in cui la si legge, e l'ho trovata anche molto tenera, particolarmente sul finale... Non sapevo fosse la storia di Inge Feltrinelli, grazie dell'informazione!

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Finito "La promessa" di Dürrenmatt, ora sono passato a "Venere Privata" di Scerbanenco.

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Antonio e Cleopatra (Anche per studio) e Cuore di Tenebra. 

Molto probabilmente dopo mi butteró su qualcosa di piú "narrato" e romanzato. Cuore di Tenebra lo sto trovando esaltante in alcuni punti e noioso in altri, soprattutto quando Conrad si sofferma sulle descrizioni tecniche "marinare" lasciatemi passare il termine.

 

P. S: Ho comprato qualche settimana fa la parte tradotta in italiano dei re maledetti di Maurice Druon, chissà... 

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Finito Venere Privata di Scerbanenco, stile inconfondibile anche se forse a qualcuno potrebbe non piacere (non è il mio caso). Ora mi sto rilassando con A proposito di niente, autobiografia di Woody Allen, uno dei miei miti.

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Ho appena finito "Cambiare l'acqua ai fiori", tanto vociferato, lanciato e chiacchierato (anche in chat :lol:)

Proprio perché è stato nominato più volte sul forum, provo a fare non dico una recensione, ma una piccola riflessione, anche "tecnica". Premetto che mi è piaciuto: è un genere di libri che amo, con protagonisti ammaccati e per nulla eroici, cattivi che sono cattivi ma hanno anche loro le loro ragioni, per quanto cattive; sentimenti che non sfociano nel sentimentalismo; un andamento di tipo inchiesta su un mistero ma senza essere giallo. E vicende di gente comune, un po' sfigata certo, ma comune. Né supereroi né avventure mirabolanti. Persone.

Detto questo, mi è piaciuto meno del primo romanzo della stessa autrice, "Les oubliés du dimanche", che mi ha davvero stregato. Perché non mi ha fatto lo stesso effetto? Non so, forse perché pur essendo due storie molto diverse, hanno diversi elementi strutturali in comune. Ero già preparata, in qualche modo.

 

Proprio su questo punto mi volevo soffermare, sugli elementi in comune.

Una protagonista orfana e ammaccata dalla vita che, forse per dimenticare la propria vita che l'ha fatta soffrire, vive più all'ascolto e al servizio degli altri che in prima persona.

Lo sviluppo in parallelo di una storia al presente e di una (anzi due, nel secondo libro) nel passato.

Diverse piccole storie di personaggi secondari: gli anziani della struttura nel primo romanzo, i morti del cimitero nel secondo.

Una tragedia del passato che pesa ancora sul presente e che è avvolta in un mistero, un non detto, un bisogno di sapere. (Ci sono anche altri punti comuni, qui, ma non voglio spoilerare)

Amori illegittimi, anche tra parenti acquisiti, ben al di là della morale comune e condivisa.

Un'evoluzione necessaria per accettare il passato, gli errori, il dolore, anche il più grande, e imparare a continuare a vivere, a vivere davvero.

Ci sono altri elementi affini, tra i due romanzi, ma questi mi sembrano i principali. Le due storie e i personaggi però non hanno nulla a che vedere. E i due libri sono molto godibili e a tratti dei veri page-turner come si dice per fare gli anglofighini.

 

Cerco di arrivare alle conclusioni della mia riflessione: Valérie Perrin ha due romanzi al suo attivo, il primo ha vinto una dozzina di premi più o meno importanti in patria ed è ancora un successo editoriale. Il secondo è diventato un successo editoriale internazionale. Non penso che abbia scelto per calcolo di strutturarli nello stesso modo, credo piuttosto che, essendo solo alla seconda opera (d'altronde lo dice nei ringraziamenti, che senza il primo e tutte le reazioni che ha suscitato, il secondo non sarebbe mai nato), è in quel modo che lei immagina, elabora e sa costruire un romanzo. Ed è un metodo che funziona, perché i due lavori sono molto buoni e hanno ottenuto il favore del pubblico.

E quindi? Non lo so, ci riflettevo ieri sera dopo aver girato l'ultima pagina, ho voluto condividere. Per fare che non lo so. Se qualcuno ha letto fino a qui, lo ringrazio dell'attenzione :)

 

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2 ore fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

ono una sua fan, quindi di parte, ma è esilarante.


Questo lo hai letto? A tratti è davvero molto divertente (per altri versi agghiacciante, giustamente) 

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2 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Questo lo hai letto? A tratti è davvero molto divertente (per altri versi agghiacciante, giustamente) 

 

Ancora no. Dicono tutti che Assassino cieco è il migliore. Ma impossibile sia meglio del Racconto dell'ancella, no?

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9 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Ancora no. Dicono tutti che Assassino cieco è il migliore. Ma impossibile sia meglio del Racconto dell'ancella, no?

Non ne ho letti tantissimi, (ma ho l’intenzione di recuperare l’opera omnia) a me è piaciuto anche il sequel dell’Ancella, anche se non è dello stesso livello.

Di quelli che ho letto finora quello che ho apprezzato di meno è il primo della trilogia di MacAdam o come si chiama, infatti non ho ancora avuto il coraggio di continuare la trilogia. Non è un brutto libro, anzi, è molto interessante ma l’ho trovato lungo e pesante in diversi passaggi. Dev’essere un problema mio perché la trilogia è molto famosa e apprezzata. E anche di quella credo stia per uscire una serie tv o di film non so più. 
Assassino cieco mi manca, me lo segno. 

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Ho appena terminato "Ricordami nell'acqua" di Eloisa Donadelli. La lettura questo libro mi ha positivamente colpito. Una scrittura evocativa, suggestiva, un romanzo molto introspettivo. È la storia di un ritorno alle proprie origini per riallacciare nodi sfilacciati e chiudere con i fantasmi del passato.

Uno dei pochi libri che mi ha indotto a osservare con occhi differenti la montagna, luogo che è il sottofondo di tutto il libro. Un finale forse troppo sbilanciato emotivamente ma che rientra pienamente nello spirito del testo.

Una bella storia con una bella scrittura.

 

Prima di quello mi ero dedicato a "I racconti di Pietroburgo" di Gogol, un classico immancabile nella biblioteca di un lettore. Mi sono avvicinato a questo testo davvero in modo curioso e in parte mi ha soddisfatto. "Il cappotto" e "Il ritratto" sono letture che non possono mancare e che non deludono le aspettative. "Il naso" è surreale in modo esagerato ma scritto divinamente bene, in alcuni tratti esilarante. "Memorie di un pazzo" e "La prospettiva Nevskij" mi hanno lasciato poco, anche se di quest'ultima le descrizioni sono davvero notevoli ma troppo troppo lunghe.

 

Ora finalmente inizio "L'invenzione di Morel" di Casares,  libro che inseguo da anni. 

Buone letture.

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Ho appena terminato (letto in tre giorni, contro una media di un mese) "L'ultima testimone" di Cristina Gregorin. Un esordio di quelli col botto, per Garzanti, quindi ero molto curiosa di capirne il motivo. Il motivo è semplicemente che è un romanzo straordinario.

Non solo è scritto benissimo, ma parla di un argomento che l'autrice conosce bene, perché riguarda la sua terra natale, e di cui la Storia si è occupata poco: la questione dell'Istria, di Trieste e delle vicende dolorose che ne hanno segnato la storia e gli abitanti nel corso del '900. Un romanzo di confini: quello tra Italia e Slovenia, quello tra passato e presente, tra giusto e sbagliato. Tutti questi confini, spesso labili, confusi e arbitrari, sono resi benissimo attraverso le pagine del romanzo. Una saga familiare i cui misteri si svelano nel corso del libro. Una scrittura e un pensiero già maturi, che ci restituiscono pagine di storia semidimenticate con tutto il loro significato umano e le loro ferite mai rimarginate che si trascinano fin nel presente, e non chiedono di giudicare ma di capire. Risulta interessante e profondo sia dal lato storico che da quello umano, cosa rara nei romanzi storici che ho letto finora. Lascio una citazione, tra le molte che ho sottolineato:

“I ricordi sono come i sogni che scompaiono con il disincanto del mattino. Gli incubi, invece, quelli restano.”

 

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Finito il giallo Il silenzio dei chiostri della Gimenez Bartlett, molto interessante e piaciuto particolarmente (ma io adoro Petra Delicato). Adesso inizio Tra le stupide righe di @AlexComan che recensirò presto per il nostro Comitato.

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Il 21/11/2020 alle 12:21, nemesis74 ha scritto:

Prima di quello mi ero dedicato a "I racconti di Pietroburgo" di Gogol, un classico immancabile nella biblioteca di un lettore. Mi sono avvicinato a questo testo davvero in modo curioso e in parte mi ha soddisfatto. "Il cappotto" e "Il ritratto" sono letture che non possono mancare e che non deludono le aspettative. "Il naso" è surreale in modo esagerato ma scritto divinamente bene, in alcuni tratti esilarante. "Memorie di un pazzo" e "La prospettiva Nevskij" mi hanno lasciato poco, anche se di quest'ultima le descrizioni sono davvero notevoli ma troppo troppo lunghe.

 

concordo con le impressioni su Gogol, in base ai tempi lontani in cui lessi quei racconti. E  "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, che ora sto leggendo, quel surrealismo cinico, tipicamente russo, me lo sta facendo ricordare molto.

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