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3 ore fa, Kiarka ha scritto:

Kapuściński in Italia può essere poco famoso,

È famoso anche in Italia ;), si è sempre venduto bene in libreria, "Imperium" soprattutto, ma anche gli altri titoli (tutti Feltrinelli).

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2 minuti fa, Kiarka ha scritto:

@MarcelloMi rincuora sentirtelo dire, diciamo che Fallaci e Terzani sono più inflazionati, anche tra i meno amanti della lettura :)

(y)

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Ho appena terminato l'ultimo di Carrisi, "Io sono l'abisso". L'ho preso perché, essendo il genere di cui voglio scrivere piuttosto simile al suo, è bene confrontarsi con chi fa quello che vorrei fare e ha successo. È il sesto libro di lui che leggo. Solitamente tendo a dimenticare nel dettaglio le trame dei libri che ho letto in passato, ma in genere ricordo le emozioni e il giudizio generale. In questo caso però devo ammettere che dei cinque libri precedenti non ricordo granché nemmeno delle emozioni... Detto questo, passo al nuovo.

 

Non credo si possa dire che Carrisi non sia un personaggio di talento, altrimenti difficilmente arrivi dov'è, compresa la carriera cinematografica. Però mi dispiace, ma continua a non convincermi. Premesso che comunque scorre piuttosto veloce (e che l'estetica lo fa sembrare più lungo di quanto non sia), ecco i principali difetti di quest'ultimo libro, a mio parere:

 

- Trama poco interessante, niente di originale, nessun colpo di scena che lasci il segno

 

- Personaggi e ambientazioni poco coinvolgenti. Per valutare questo, in genere, cerco di rendermi conto se, durante la lettura, mi sento come se fossi lì in quei luoghi coi personaggi o meno. In questo caso, mi sembrava di leggere di fatti di cronaca sul giornale o sul web, niente di più

 

- Tematiche super-inflazionate: trattare temi di forte attualità (in questo caso femminicidio, violenza sulle donne e sui bambini) è un'arma a doppio taglio. Se da un lato può aiutare le vendite, dall'altro ti fa fare i conti con argomenti di cui si è già detto tantissimo e si rischia molto di cadere in banalità o comunque di non aggiungere nulla al dibattito, e in questo Carrisi a mio parere non è riuscito a salvarsi

 

-...e ricollegandomi al punto precedente: spiegoni, spiegoni, spiegoni. Ridicolo pensare che Carrisi non sappia cos'è un banalissimo "Show, don't tell", ragion per cui, secondo me, la scelta di fare dei veri e propri spiegoni su certe tematiche, in qualche caso mettendoli in bocca a dei personaggi, gli viene dalla consapevolezza di avere tantissimi lettori e, di conseguenza, dall'insicurezza di poter non essere capito da tutti. Insomma, forse non voleva solo narrare ma anche fare un'opera di utilità sociale. Solo che se io lettore voglio questo, allora prendo altri libri, magari che parlano di vicende reali, una Lucia Annibali, per intenderci. Ma in un thriller gli spiegoni no, ti prego...

 

- Troppe similitudini e metafore che non rafforzano i concetti ma allungano solo il brodo di qualche parola

 

In definitiva, credo che per il momento, salvo ripensamenti motivati, metterò Carrisi in stand-by e mi dedicherò ad altri thrilleristi/e. 

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23 minuti fa, leonreno83 ha scritto:

È il sesto libro di lui che leggo.

Che costanza, visto che di lui pensi più o meno le stesse cose che penso io.

Io divorai "Il suggeritore" per la facilità di scrittura che Carrisi ha, questo glielo devo riconoscere, poi la parte finale risultò talmente inverosimile che, l'ho detto già in altre discussioni qui sul forum, ebbi la tentazione di scagliare il libro contro il muro. Con tutto ciò volli dargli la riprova e lessi "Il tribunale delle anime" e con quello la mia esperienza con lui è conclusa; ora non può che peggiorare, visto che fama e successo internazionale, perché anche questo gli si deve riconoscere, lo costringono a "produrre" almeno un libro all'anno e quindi a raffazzonare storie dal web, dalla cronaca nera, dai telefilm, rielaborarle, infiocchettarle e porgerle al pubblico: esattamente la descrizione che hai fatto del suo ultimo romanzo.

Per me rimane un mestierante di grandissima tecnica e dalla grande facilità di scrittura, nulla di più e nulla di meno.

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46 minuti fa, leonreno83 ha scritto:

In definitiva, credo che per il momento, salvo ripensamenti motivati, metterò Carrisi in stand-by e mi dedicherò ad altri thrilleristi/e. 

 

Neanche a me piace molto Carrisi. Leonardo Sciascia lo batte mille a zero. Non gli fa proprio toccare palla.

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13 minuti fa, Marcello ha scritto:

poi la parte finale risultò talmente inverosimile che

 

Prendo spunto da questo per aggiungere un'altra osservazione su una cosa, appunto inverosimile, che mi infastidisce e si trova non di rado nelle narrazioni di suspence poco solide. Accade a volte che un personaggio che sta indagando faccia una deduzione che gli permette di arrivare a capire il colpevole (o cos'è successo o comunque come proseguire l'indagine) facendo ragionamenti oggettivamente forzati, perché si reggono solo sul fatto che la narrazione è in terza persona onnisciente e il lettore, conoscendo già gli elementi appena dedotti, sa che l'investigatore ci ha preso. In "Io sono l'abisso" ce n'è uno in particolare che mi ha cacciato il proverbiale "Maaaaaddaaaaai!" di Mughini :asd:

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Il 4/12/2020 alle 11:30, Ragno ha scritto:

Ho letto il bel giallo-thriller "Quando cade un angelo", scritto dal veterano della fantascienza italiana Lukha B. Kremo.

Non poco tempo fa ho letto I nerogatti di Sodw, primo volume di una trilogia fantascientifica. Mi è piaciuto molto (sia la trama non convenzionale che la scrittura) e penso che leggero anche gli altri. 

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19 minuti fa, leonreno83 ha scritto:

In "Io sono l'abisso" ce n'è uno in particolare che mi ha cacciato il proverbiale "Maaaaaddaaaaai!" di Mughini :asd:

 

:asd::asd::asd: Mughini è un grande!

La terza onnisciente o si fa bene o scatena anche in me l'esclamazione mughiniana.

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In chiusura di quest'anno ho deciso di conoscere Hemingway. Ho letto innanzitutto I quarantanove racconti, poi Il vecchio e il mare. A me sono parsi scritti da un contemporaneo. È incredibile pensare che alcuni dei 49 vanno per i cent'anni. Altra cosa che mi ha colpito è ritrovare nell'Hemigway maturo uno stile pressoché identico a quello giovane. Mi ha impressionato conoscere come la sua scrittura abbia plasmato la narrativa per come la intendiamo oggi. Qualcuno di voi potrà dirmi, giustamente, "grazie al cazzo", che ho scoperto l'acqua calda e via dicendo. Però è stato illuminante per me scoprirla.

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26 minuti fa, AdStr ha scritto:

Mi ha impressionato conoscere come la sua scrittura abbia plasmato la narrativa per come la intendiamo oggi.

(y)  Condivido in pieno, ebbi la stessa impressione al mio primo approccio.

Ti regalo un consiglio: quando avrai finito con Ernst, leggi "Ballo di famiglia" di Leavitt e farai un altro balzo in avanti nella modernità.

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Se valgono come letture, sto leggendo la guida al cashback, super cashback, lotteria scontrini e altre amenità; se ne esco fuori - anche per abbandono, magari, visto che sono di una noia mortale - sono indeciso se iniziare il Silmarillon di Tolkien o il Maloscritto di Alexmusic - a cui mando comunque un saluto se gli capita di leggere (ho scoperto che si è disiscritto).

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Poco tempo prima di Carrisi avevo finito "L'enigma della camera 622" di Joël Dicker (tocca fare copia e incolla per la dieresi). Non avevo mai letto nulla di lui finora.

 

L'ho preso per lo stesso identico motivo, ovvero thriller che funziona di autore che funziona, ma anche perché i mattoni sopra le 600 pagine mi stimolano, in genere rappresentano un prolungamento del piacere, per me, se sono scritti bene... ma non credo sia questo il caso, purtroppo.

 

In questo romanzo il protagonista è lui stesso, Joël Dicker, che all'inizio ha a che fare con un momento difficile, ovvero la scomparsa del suo editore Bernard de Fallois al quale era affezionatissimo, anche questo preso dalla realtà, e decide di andare in un albergo per prendersi un po' di vacanza. E nella prima parte del romanzo ci sono subito le prime magagne: io capisco che probabilmente per Dicker fosse come un padre (o un nonno), il suo pigmalione, colui senza il quale non sarebbe arrivato dov'è e tutto quanto. Capisco pure che abbia voluto fargli un omaggio/tributo. Ma qui si sfocia nel grottesco. Ci sono alcuni dialoghi in cui lui parla con altre persone di de Fallois e gli propina dei pipponi allucinanti sulla sua vita, su cosa faceva, le sue abitudini, i suoi modi di dire, cita alcuni momenti che hanno vissuto insieme... L'apoteosi è quando a un certo punto, sempre verso l'inizio, conosce una ragazza in albergo. Mentre ci parla, lo giuro, apre le virgolette, incolla la biografia di de Fallois e le chiude. Non credo di aver mai letto una roba del genere in un romanzo :facepalm:

 

Potevi fare una semplice dedica, potevi scrivere qualche pagina di prefazione o di postfazione, se proprio ci tenevi a raccontare qualcosa di quanto ha significato per te il tuo editore, ma non me lo puoi infilare così dentro il romanzo. Mi è venuta in mente la scena delle Comiche in cui Villaggio e Pozzetto hanno un'agenzia funebre e, mentre vestono un morto, la vedova disperata (cioè Dicker) gli si attacca gridando "Mio marito è morto! Cosa farò s.enza di lui!" e loro per liberarsi sono costretti a prenderla a sberle e a chiuderla nell'armadio, non so se ve la ricordate :asd: Ecco, ho dovuto prendere mentalmente a sberle questi dialoghi per andare avanti.

 

Per il resto, nonostante il linguaggio abbastanza terra terra, la trama è tutto sommato intrigante, non mancano rivelazioni interessanti e colpi di scena più dal sapore giallistico che thrilleristico, nel senso che pur parlando di un omicidio non c'è emotività e si punta tutto sull'intreccio e sulla narrazione in parallelo tra passato e presente. I personaggi sono abbastanza piatti, non ti affezioni a nessuno in particolare, ma essendo una storia che vive nel mondo della finanza, delle banche e della ricchezza è un po' difficile essere empatici.

 

In definitiva, per il momento, va in stand-by pure Dicker, e questo libro non mi sento di consigliarvelo a pieno.

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Ho finito 'Il Vichingo in Technicolor' di Harry Harrison e l'ho trovato godibile e divertente. Con il pretesto di un romanzo di fantascienza, l'autore fa un'acuta satira del mondo di Hollywood. Ora ho iniziato 'William S. Burroughs e il Culto del Rock'n'Roll', un saggio di Casey Rae sui rapporti tra il celebre autore del Pasto Nudo e il mondo della musica rock.

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Il 6/12/2020 alle 12:09, *Antares* ha scritto:

Non poco tempo fa ho letto I nerogatti di Sodw, primo volume di una trilogia fantascientifica. Mi è piaciuto molto (sia la trama non convenzionale che la scrittura) e penso che leggero anche gli altri. 

Anch'io ho letto I nerogatti di Sodw. Mi è piaciuto molto il personaggio di Devon. L'autore mi ha detto che a breve la trilogia dovrebbe uscire in volume unico. 

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Ho cominciato Faremo foresta di Ilaria Bernardini, un romanzo in parte autobiografico, che mi sembra molto bello sia come scrittura (sincera, snella) sia come storia e spunti (altrettanto sinceri). In più ho trovato questo pezzetto che mi ha fatto sorridere e riflettere parecchio ;): "Quella notte sono finita in ospedale (...) Lo stomaco mi si era stretto così tanto che non potevo respirare (...) Sul foglio di dimissioni la dottoressa aveva scritto "Labilità emotiva". Per alleggerire la questione, una volta a casa avevo aggiunto un apostrofo. La paziente manifesta ' l''abilità emotiva'."

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Al momento sto leggendo "L'arte di costruire un romanzo" di Elizabeth George per motivi didattici. Niente di rivoluzionario ma è comunque utile conoscere le tecniche dei grandi autori, poi in un secondo momento si valuta se fanno per te o meno. Inoltre, per interesse ma anche per la tematica, ho iniziato "L'esorcista". Mi trovo alle prime avvisaglie di possessione, per ora posso dire che il film è stato abbastanza fedele.

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Ho finito Uomini e Topi di Steinbeck, un po' arcaico, ma godibile visto l'impianto giostrato tutto sui dialoghi.

Iniziato "Il buio fuori" di McCarthy... vecchia carogna!

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Ho finito 'William S. Burroughs e il Culto del Rock'n'Roll' di Casey Rae e l'ho trovato ottimo. Il libro è una lettura imprescindibile per coloro che volessero esplorare i legami tra il genio de Il Pasto Nudo e artisti rock del calibro di David Bowie, Lou Reed, Beatles, Frank Zappa, Nirvana e così via. Adesso ho iniziato 'Abisso Profondo', un romanzo di fantascienza di James L. Cambias e per il momento mi sembra intrigante.

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Il 5/12/2020 alle 08:12, Piovasco ha scritto:

"il Conte di MonteCristo", scoraggiato dai più vado avanti!

 

Il 5/12/2020 alle 09:54, Ippolita2018 ha scritto:

Fai bene!

 

Come scrivevo a pagina 267 sono anche io alle prese col Conte. 

Non sono scoraggiato ma blocca altre letture visti i tempi che corrono :D :D Non ti scoraggiare!

Di Dumas padre non ho letto tantissimo (solo i tre moschettieri e vent'anni dopo, molto più "scanzonati" del Conte) ma lo adoro.

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Finito L'esorcista. 

 

Stile asciutto, senza fronzoli, horror inquietante, ben scritto. Il film è piuttosto fedele, non ho notato differenze macroscopiche, ho avuto solo la percezione che, in proporzione alla durata, l'arrivo di Padre Merrin avvenga un po' dopo nel libro rispetto al film.

 

La notte scorsa qui vicino c'è stato un terremoto di 3.6, niente di particolare, ma mi ha fatto tremare il letto. Nonostante avessi finito L'esorcista da poco tempo, il primo pensiero è stato comunque il terremoto :) Ormai nelle Marche abbiamo dovuto farci il callo :rolleyes:

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Sto leggendo Il popolo degli alberi di Hanya Yanagihara, l'autrice di Una vita come tante. Il popolo degli alberi è il suo primo romanzo, appena tradotto in italiano. Tematiche completamente diverse dal suo libro più famoso e non saprei se consigliarlo ai tanti che l'hanno amato. Si riconosce lo stile prolisso, in questo primo libro quasi barocco,  della scrittrice. A me sta piacendo molto.

Prossime letture appena acquistate: Il riflesso del passato di Dan Chaon (aspettative altissime dopo aver letto La volontà del male...) e Borgo Sud di Donatella di Pietrantonio (è la continuazione de L'Arminuta, di solito non compro le seconde puntate ma non ho resistito, vedremo se ne valeva la pena!).

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Ho iniziato la lettura di " Antonino Pio e Marco Aurelio. Maestro e allievo all'apice dell'impero" di Andrea Carandini, saggio storico dedicato a due figure storiche (soprattutto Marco Aurelio per il suo spirito, anche filosofico) che mi interessano molto.

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