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Ieri ho letto il Piccolo principe, e non c’è niente da dire, se non che mi ha ricordato di continuare a sognare (sono nel posto giusto! ;) )

 

Qualche ora fa ho terminato invece il racconto lungo (ma troppo breve - perché avrei voluto continuare a leggerlo) di @simone volponi, Il demone di Ninive.

Bello nella scrittura, senza troppi fronzoli che non si perde in dettagli inutili; un misto di avventura e sensualità che in più di qualche occasione mi ha strappato un sorriso (io e il mio amore per i protagonisti sfigatelli <3 ).

 

In lettura: Due cuori in affitto di Felicia Kingsely.

 

Saltare da un classico, a un horror e arrivare a un romance è n’attimo! :asd: 

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Ho letto il brevissimo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Sepulveda. Anche questo mi è piaciuto molto.

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Ho finito 'La Stella Nera' di Gary Lachmann e l'ho trovato davvero illuminante. Ora ho iniziato 'L'Uomo che Vedeva gli Atomi', un romanzo di fantascienza di Murray Leinster. 

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2 ore fa, M.T. ha scritto:

anni fa c'erano dei postini che invece di consegnare la posta, la buttavano nei calanchi. Dei sacchi interi.

È capitato qualche caso del genere infatti :P

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Ho letto la corposa racconta di racconti Scheletri di Stephen King (e ringrazio @caipiroska per il consiglio). È stato il primo testo che ho letto di King.

Ho trovato i racconti molto eterogenei, alcuni più d'intrattenimento, altri anche piuttosto profondi; davanti a un paio mi sono meravigliato, forse perché non partivo con tante pretese. Penso che King sia uno scrittore con la capacità di rendere interessante ciò che racconta, una dote preziosissima. Non avevo mai letto niente di suo prima perché ho sempre dato ascolto ai vari detrattori, e mi sono sbagliato.

La lettura di questa raccolta mi ha lasciato soddisfatto, un'esperienza che mi insegna che spesso si storce il naso di fronte al successo, più che alla produzione scritta in sé.

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Ho letto per la prima volta L’amore ai tempi del colera (in lista di attesa da due anni) che naturalmente mi è piaciuto molto. 

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Il ‎22‎/‎07‎/‎2019 alle 17:22, AdStr ha scritto:

Penso che King sia uno scrittore con la capacità di rendere interessante ciò che racconta, una dote preziosissima

 Vai di It, ora: non te ne pentirai.

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50 minuti fa, Kuno ha scritto:

Ho letto per la prima volta L’amore ai tempi del colera (in lista di attesa da due anni) che naturalmente mi è piaciuto molto. 

Ho programmato una rilettura quest’anno. È un libro che ti segna dentro. Tra i più belli mai letti. 

 

In questo periodo leggo poco, ma ieri sera ho finalmente terminato L’assassinio di Florence Nightingale Shore, un giallo interessante ambientato negli anni venti. Sarò di parte, adoro il Neri Pozza, ma è stata una lettura piacevole, sicuramente proseguirò con la serie di delitti Mitford. Tra le letture in corso, ho il saggio di Igor Sibaldi, Libro degli angeli (grazie per il suggerimento @M.T., è davvero particolare e trovo cose che si legano ad altre curiosità venute fuori da altre scoperte in questo periodo) e il romanzo di Stefano Massini Qualcosa sui Lehman (grazie @queffe, comincio a capire perché ti è piaciuto così tanto, ti aggiornerò a fine lettura). 

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2 ore fa, Emy ha scritto:

ho il saggio di Igor Sibaldi, Libro degli angeli

Una delle sue opere che più ho apprezzato insieme a Il libro delle epoche e il Mondo invisibile

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Ho finito il libro di Leinster e l'ho trovato curioso e interessante. Ora ho iniziato 'Progetto Quintaglio', un romanzo di fantascienza di Robert J. Sawyer. 

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Approfittando di un mercatino dell'usato, ho portato a casa un bel po' di "classici" che non ho ancora letto.

 

Terminato: Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini.

Un romanzo corale ambientato a Firenze tra il 1925 e il 1927 e pubblicato alla fine della Seconda guerra mondiale, per chiare pozioni antifasciste. L'utilizzo del narratore onnisciente che commenta a gamba tesa le vicende dei personaggi e lo stile tutto tell e niente show, non tolgono a questo romanzo (che, ho scoperto, è definito "realista" o "neo-verista") un grammo della sua bellezza. 

 

Cominciato: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda.

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Sto leggendo Il vento del Sud di Elmar Grin (vincitore del premio Stalin 1947). Per ora l’impressione è estremamente positiva!

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Sono polentona anch'io @SeeEmilyPlay, ma ho frequentato un master a Roma e ho diversi amici romani. Per il momento, riesco a seguire bene.

Il pasticciaccio è denso e burlesco: nonostante i muri di testo, nonostante Gadda sia un affastellatore folle e usi la punteggiatura in modo criminale, mi sta piacendo moltissimo. 

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20 ore fa, Miss B. ha scritto:

Sto leggendo Il vento del Sud di Elmar Grin

L'ho visto nell'edizione Marcos y Marcos (garanzia di qualità) e volevo prenderlo senza conoscerlo. Grazie della segnalazione, @Miss B..

 

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18 ore fa, mercy ha scritto:

nonostante Gadda sia un affastellatore folle e usi la punteggiatura in modo criminale,

:asd::asd:

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Ho contato quattro due punti di fila in un'unica frase, per non parlare di ripetizioni, endiadi, periodi talmente pieni di incisi che mi sono automaticamente domandata cosa ne avrebbe pensato l'editor @Marcello. ^^ 

Per me il giudizio è del tutto positivo, a confermare l'assunto che se uno è bravo è bravo.

E le regole può berle la mattina con il caffellatte.

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1 ora fa, mercy ha scritto:

se uno è bravo è bravo.

E le regole può berle la mattina con il caffellatte.

(y)

Il problema nasce proprio quando uno non è bravo, ovverosia: per rompere gli schemi bisogna conoscerli ;)

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Letture estive:

L'uomo che guardava passare i treni di Simenon, che mi ha fatto passeggiare a braccetto con l'assassino piacevolmente (nella scrittura) e atrocemente (nell'itinerario).

Piove all'insù di Luca Rastello, piacevole sorpresa, che mi ha fatto tuffare nella Torino "di lotta" degli anni 70 e in un percorso di formazione ruggente e struggente.

La boutique del mistero di Buzzati, che mi ha fatto fluttuare negli empirei del surreale.

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59 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

La boutique del mistero di Buzzati, che mi ha fatto fluttuare negli empirei del surreale.

<3

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Al momento sto leggendo Il Patto dei sette templari, di Guido Dieckmann. Purtroppo non mi sta piacendo granchè e la lettura va a rilento, quindi prima riuscirò a finirlo e prima inizierò, finalmente, la quadrilogia di Eragon. 

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18 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

<3

 

Vero @Ippolita2018? Oh, l'ho adorato, l'ho letto alle medie su richiesta della prof. di Italiano, penso per le vacanze di Natale. Alla fine ero così incredula che l'ho riletto, poi quando il libro si è rovinato l'ho ricomprato. Impossibile non averlo in casa.

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Io in questi giorni rileggo Roald Dahl, ho finito La fabbrica di cioccolata e quasi finito Le streghe. Matilde è sempre stato uno dei miei preferiti, a tutte le età. Mi sorprende sempre l'elasticità della lingua e delle immagini che è riuscito a creare, come l'estrema semplicità delle sue frasi. 

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Ho letto Cronache del Rum, di Hunter S. Thompson. Il romanzo non ha fatto altro che confermare il mio, ormai, amore viscerale per questo autore.

Ho letto La beffa del pallone e altri racconti, piccola raccolta di Edgar alla Poe. Poco da dire, è Poe.

Inizio completamente al buio riguardo al romanzo e l'autore Tra loro, di Richard Ford.

Modificato da Plata

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Letti:

 

  • Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, di Johan Harstad: confesso che inizio a nutrire un debole generalizzato per Iperborea. Negli autori nordici letti finora ho trovato una capacità di affabulazione indotta da una lingua libera, meno ingessata rispetto alla nostra letteratura, e a una strutturazione delle trame molto differente, a mio modo di vedere, rispetto agli standard più o meno universalmente accettati. Ci ritrovo poesia, un tocco malinconico e un'abilità tutta particolare di trattare con leggerezza argomenti profondi o delicatissimi. Questo romanzo fa tutte queste cose, raccontando l'esperienza di un ragazzo un po' diverso, un po' disagiato, che cerca il suo posto nel mondo e che Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla luna, come modello. Perché non tutti siamo fatti per primeggiare, né necessariamente aspiriamo a quello. A volte, essere una semplice ruota dell'ingranaggio, l'omino dietro le quinte, è proprio ciò a cui tendiamo, e dobbiamo sentirci liberi di poter ambire a qualcosa di così poco "glorioso".
  • Nato per non correre, di Salvo Anzaldi: edito da CasaSirio, è una storia autobiografica scritta da un giornalista. Racconta la sua esperienza di emofilico che riesce a partecipare - e a concludere - la maratona di New York. Classica storia motivazionale in grado di far emergere, una volta di più, quanto spesso i limiti sono solo quelli che noi stessi ci imponiamo.
  • La volontà del male, di Dan Chaon (che si pronuncia come Shawn, ho scoperto): appena ho saputo che NNE aveva pubblicato un thriller/horror, l'ho comprato a scatola chiusa. E ho fatto più che bene: questo romanzo è una bomba. Credo di potermi spingere a dire che sia il libro che ho letto con più voracità nella mia intera "carriera" di lettore: punti di vista multipli, narratori inaffidabili, un massacro e una sequenza di omicidi che si intersecano, ricordi confusi, manipolazione della realtà. Ci sono talmente tanti elementi affascinanti che cercavo di leggere in ogni momento possibile. Notevole e originale anche dal punto di vista della strutturazione, con alcune pagine letteralmente folli, suddivise in due o tre colonne, se non addirittura in sei riquadri, frasi tronche, frasi "bucate" con pezzi mancanti. Ma non sono queste particolarità a rendere forte il romanzo, che lo è a prescindere. Ennesimo centro di NNE.
  • L'amore ai tempi del colera, di Gabriel Garcia Marquez: una prosa raffinata e avvolgente al servizio di riflessioni sorprendenti e profonde disseminate lungo tutto il testo. Bello, a tratti bellissimo, ma confesso che non si tratta del mio pane: il narratore onnisciente di ottocentesca memoria, per quanto voluto, per me non è invecchiato benissimo, ma soprattutto la storia, spogliata della capacità decorativa di Gabo, mi sembra ridurre l'intera vita all'amore di coppia, peraltro un amore adolescenziale che condiziona una vita intera. Insomma, ho qualche remora nel complesso, credo principalmente per una questione di gusto personale, ma non posso che ammirare una penna così sopraffina.
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18 minuti fa, Cerusico ha scritto:

Negli autori nordici letti finora ho trovato una capacità di affabulazione indotta da una lingua libera, meno ingessata rispetto alla nostra letteratura, e a una strutturazione delle trame molto differente, a mio modo di vedere, rispetto agli standard più o meno universalmente accettati. Ci ritrovo poesia, un tocco malinconico e un'abilità tutta particolare di trattare con leggerezza argomenti profondi o delicatissimi.

Mi domando se questo sia frutto di una diversa impostazione mentale o se sia piuttosto Iperborea che seleziona con accuratezza gli autori da pubblicare. Concordo con te sul tuo giudizio sugli autori nordici, anch'io ho sempre trovato cose piacevoli in Iperborea, non sempre opere d'arte, ma sempre cose di una certa qualità (un po' come Keller editore).

Mi interessa soprattutto il tuo accenno a una lingua libera e meno ingessata. Intendi dire che sono aperti a un uso della lingua meno formale oppure che proprio le lingue nordiche favoriscono una maggiore libertà?

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4 minuti fa, libero_s ha scritto:

Mi domando se questo sia frutto di una diversa impostazione mentale o se sia piuttosto Iperborea che seleziona con accuratezza gli autori da pubblicare.

 

Credo che siano vere entrambe le cose: mi sembra di individuare delle diverse impostazioni dal punto di vista del ragionamento e dei collegamenti, così come una diversa emotività, che percepisco come piuttosto esotica e che immagino sia connaturata al luogo di provenienza degli autori e allo stile di vita delle loro terre. A ciò si aggiunge - e questo mi sembra ormai acclarato - una buonissima capacità da parte della casa editrice di selezionare bravi autori o bei testi singoli.

 

7 minuti fa, libero_s ha scritto:

Mi interessa soprattutto il tuo accenno a una lingua libera e meno ingessata. Intendi dire che sono aperti a un uso della lingua meno formale oppure che proprio le lingue nordiche favoriscono una maggiore libertà?

 

Non so dire se sia legato proprio alla lingua originale, alla traduzione, o ancora alle caratteristiche intrinseche della prosa. Tuttavia, ho trovato una forma della frase molto, molto più libera, con incisi, coordinate plurime, frasi anche molto lunghe, a volte, con collegamenti non sempre del tutto immediati. Un prosare che non saprei definire in maniera diversa da libero, e che mi dà l'idea di adattarsi alle esigenze comunicative anziché alla forma standard a tutti i costi. Considerato che, almeno secondo me, il risultato è molto buono e interessante anche nelle traduzioni italiane, penso che si potrebbe scrivere in quella maniera anche nella nostra lingua; per farlo, però, occorrerebbe uscire un po' dalle impostazioni rigide e - ammettiamolo - un po' burocratiche di cui ha sofferto e forse soffre ancora la nostra formazione.

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