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21 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

ma demordere subito così con Marquez mi sembra quasi un sacrilegio

Abbi fede: Gabo non tradisce ;).

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12 ore fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

ho iniziato L'autunno del patriarca.

Per me è stato il miglior Gabo che ho letto. E' un Gabo diverso, molto diverso dal suo "capolavoro" (Cent'anni). Sarà per questo m'è piaciutissimo (si può neologizzare?), L'autunno.

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@Vincenzo Iennaco  Vincenzo, che dici mai? Visto il tuo modo di scrivere ti consiglio di Márquez L'incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata. Dai, dopo Lobo Antunes, questa è una passeggiata. Fammi sapere che ne pensi ché sono curiosa.

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@Marcello @don Durito @ivalibri tutto sta nell'acclimatarsi allo stile. Con Lobo Antunes ero preparato e sapevo a cosa andavo incontro, questo non sapevo che si discostava dal suo stile usuale e mi ha preso in contropiede. Ora prese le debite contromisure ho issato gli ormeggi e mi sto lasciando trasportare dalla piena, letteraria e visionaria.

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Finito "Savant" di Jon Mirko, ho inaugurato la fase documentativa per un futuro progetto con la lettura di "L'arte dell'inganno" di Kevin Mitnick. Ma spero di affiancargli qualcosa di 100% narrativo a breve e portare la lettura avanti contemporaneamente. Forse Simenon, forse Hemingway, vedremo.

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Ho letto uno dei romanzi che più mi sono stati sconsigliati nel corso degli anni, ossia Il grande Gatsby di Fitzgerald. Molti, specie nel mondo dell'editoria (autori e aspiranti, ma anche editor) me lo riportavano come esempio di scrittura da cui restare alla larga, tutto tell e niente show.

A lettura conclusa, posso dire che l'ho gradito molto. Una storia che maschera con l'ambientazione frivola la sua profondità, e scritta con gusto. Certo, il gusto di altri tempi, ma per forza di cose un autore è vincolato al momento storico in cui è vissuto. Penso che gli "addetti ai lavori", in molti casi, siano i peggiori lettori sulla piazza. :D 

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@AdStr non credo di averlo capito fino in fondo, il grande Gatsby, e non l'ho amato, ma a me sembrava molto ben scritto. Boh.

 

Comunque ho letto i Canti Orfici, di Campana, per un esame. Non ne potevo più dopo due-tre paragrafi.

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15 minuti fa, Kuno ha detto:

Comunque ho letto i Canti Orfici, di Campana, per un esame. Non ne potevo più dopo due-tre paragrafi.

Anch'io ne ho letto in questi giorni qualche stralcio in un'antologia di poeti del 900, ma la mia è stata una lettura più a cuor leggero :) In kuno alla balena per l'esame.

 

Nel frattempo ho terminato L'autunno del patriarca di Marquez.

 

Il 20/6/2019 alle 15:27, ivalibri ha detto:

Fammi sapere che ne pensi ché sono curiosa.

senza dubbio è un'esperienza di lettura. Un libro che non è scritto ma cesellato intorno al linguaggio e a un prorompente flusso immaginifico. Abbisogna della massima concentrazione, perchè se si perde il filo e si vuol tornare a inizio periodo tocca tornare indietro di tre quattro pagine. Il sovvertimento stilistico dell'ortodossia narrativa può piacere o non piacere, ma non si può non respirare l'alta letteratura. Sono poi rimasto basito nello scoprire che ha speso 17 anni della sua vita per portarlo a termine,  più o meno come tirar su un edificio sacro.

 

Ora in pieno clima torrido mi dedico a letture più rilassanti con i racconti del Ferragosto d'Inchiostro.

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4 ore fa, AdStr ha detto:

Ho letto uno dei romanzi che più mi sono stati sconsigliati nel corso degli anni, ossia Il grande Gatsby di Fitzgerald. Molti, specie nel mondo dell'editoria (autori e aspiranti, ma anche editor) me lo riportavano come esempio di scrittura da cui restare alla larga, tutto tell e niente show.

A lettura conclusa, posso dire che l'ho gradito molto. Una storia che maschera con l'ambientazione frivola la sua profondità, e scritta con gusto. Certo, il gusto di altri tempi, ma per forza di cose un autore è vincolato al momento storico in cui è vissuto. Penso che gli "addetti ai lavori", in molti casi, siano i peggiori lettori sulla piazza. :D 

Il Grande Gatsby è uno di quei testi che ha senso leggere in originale. Per quanto possa essere ben tradotto, infatti, qualcosa si perde. Leggendolo in inglese, invece, si comprende la grandezza di Fitzgerald e la qualità enorme della sua scrittura. Non per nulla negli Stati Uniti è tuttora considerato da molti critici il più grande romanzo americano del Novecento. Non so chi siano gli autori e aspiranti tali che ti hanno parlato male di questo romanzo, ma certamente sono incompetenti. 

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Ho finito il romanzo di Hal Clement e l'ho trovato noioso come non mai. Ora ho iniziato "Molte Vite, Un Solo Amore", un saggio di esoterismo scritto da Brian Weiss. 

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Letti:

 

  • La strada, di Cormac McCarthy: primo libro che leggo del celebrato autore americano. Una scrittura trattenuta e ficcante che incide sulla pelle del lettore una storia che usa come sfondo uno scenario post-apocalittico, ma che, a mio sentire, tratta i temi della paternità e dell'eredità che lascia un padre a un figlio. Bellissimo. Già che c'ero, ho guardato The road, il film tratto dal romanzo, ma non l'ho trovato allo stesso livello.
  • La straniera, di Claudia Durastanti: entrato in cinquina per il Premio Strega, è una auto-fiction che racconta in modo romanzato l'esperienza dell'autrice. Con uno stile forzatamente poetico e spesso lezioso fino a sfociare nel fastidioso, inanella pagine su pagine di banalità e di noia.
  • Il nostro bisogno di consolazione, di Stig Dagerman: un brevissimo saggio, o articolo che dir si voglia, che tocca temi dolorosi e profondi. Diventa quasi un testamento spirituale del giovane autore svedese, che si sarebbe suicidato dopo un paio d'anni. Struggente, intenso, complesso nonostante la brevità. Ritornerò a leggerlo.
  • Storia di Ásta, di Jón Kalman Stefánsson: la storia della vita di una donna, dal concepimento alla vecchiaia, che si concatena con le vite di altri personaggi, narrate in modo frammentario attraverso flussi di ricordi. Una scrittura sognante, profonda e leggera allo stesso tempo, nella quale ho trovato la dimensione ideale per l'emozione e per il piacere della lettura. Sono incantato.

 

Modificato da Cerusico
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@Cerusico sei un lettore curioso, poliedrico e molto preparato.

Sono ammirato, sinceramente, e anche un po' invidioso. ;)

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1 ora fa, Cerusico ha scritto:

Già che c'ero, ho guardato The road, il film tratto dal romanzo, ma non l'ho trovato allo stesso livello.

A me non è dispiaciuto. Ovviamente non a livello del libro, ma non era un brutto film

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Il 26/6/2019 alle 14:22, sergio lynch ha scritto:

Il Grande Gatsby è uno di quei testi che ha senso leggere in originale. Per quanto possa essere ben tradotto, infatti, qualcosa si perde. Leggendolo in inglese, invece, si comprende la grandezza di Fitzgerald e la qualità enorme della sua scrittura. Non per nulla negli Stati Uniti è tuttora considerato da molti critici il più grande romanzo americano del Novecento. Non so chi siano gli autori e aspiranti tali che ti hanno parlato male di questo romanzo, ma certamente sono incompetenti. 

Sono ASSOLUTAMENTE d'accordo. Non si può parlare male di quel romanzo specie se ci si definisce autori o aspiranti tali. Può non essere il proprio libro ideale, ma a mio parere va assolutamente letto. 

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Ho finito ieri di ri-leggere Lezioni di letteratura di Nabokov. La rilettura è stata necessaria perché, letto per la prima volta, mi ha entusiasmato tanto da rendere impossibile qualsiasi recensione vagamente oggettiva.

Si tratta di una raccolta di appunti preparatori alle lezioni sui "maestri della narrativa europea", tenute in diverse università americane tra il 1941 e il 1958.

Se cercate un manuale di scrittura, rimarrete delusi; se invece cercate un inno ragionato alla bellezza della narrativa e al suo significato, il libro è consigliatissimo, perché la condizione necessaria ma non sufficiente per essere buoni scrittori è essere buoni lettori innanzitutto.

Dopo un'introduzione su come il lettore dovrebbe approcciarsi ai romanzi e sul significato della narrativa, vi si prendono in esame:

Mansfield Park (Austen); Casa desolata (Dickens); Madame Bovary (Flaubert); Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde (Stevenson); Dalla parte di Swann (Proust); La metamorfosi (Kafka); Ulisse (Joyce).

Quando si seziona un libro con il bisturi, c'è sempre il rischio di farne una cosa morta, da viva che era. Qui questo non succede, perché (a mio avviso) Nabokov rimane innamorato degli autori di cui parla, pur mostrando i loro limiti, e soprattutto si limita a mostrare la strada agli studenti che poi dovranno camminare (cioè leggere) da soli. 

 

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio gridando "Al lupo, al lupo": è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridò "Al lupo, al lupo" senza avere nessun lupo alle calcagna. [...] Il punto importante è che tra il lupo della prateria e il lupo della bugia esiste un intermediario scintillante: quell'intermediario, quel prisma, è l'arte della letteratura. [...] Tutti i grandi scrittori sono grandi imbroglioni, proprio come quella grandissima imbrogliona della Natura. [...] Un narratore può essere considerato sotto tre punti di vista: affabulatore, maestro, incantatore. Il grande scrittore riunisce tutte e tre queste qualità [...] ma è l'incantatore quello che prevale e ne fa un grande scrittore. [V. Nabokov, Lezioni di letteratura, Adelphi, 2018, p. 42]

 

 

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Ho letto da pochissimo I poemi della negritudine, letteralmente d'un fiato. Ho scoperto alcuni poeti di cui ignoravo storia ed esistenza, assolutamente sulle mie corde, tra cui Léon-Gontran Damas e Aimé Césaire. Di loro mi cercherò ancora qualcosa.

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Ho letto Il tempio dell'alba, terzo libro della tetralogia Il mare della fertilità di Mishima. 

Mi è sembrato parecchio più debole dei primi due capitoli. Per esempio ci sono diverse lunghissime digressioni o accurate descrizioni che sono anche interessanti, ma frenano la storia per pagine e pagine e pagine. In generale, non è all'altezza.

 

E poi avevo una copia difettosa con almeno una dozzina di pagine mancanti (bianche) qua e là, quindi la lettura è stata rovinata.

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Leggo "La foresta" di Joe Lansdale.

Quando uno dei personaggi annuncia che va dietro l'albero a liberare l'intestino ho riso.

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Sto leggendo Il cardellino di Donna Tartt, solo che la descrizione dell'esplosione (magistrale, ovviamente) è lungaaaaaaa. Pagine e pagine e ancora non ne vengo fuori. Sto andando in crisi, se le altre 700 e più pagine descrivo così...

Qualcuno di voi lo ha letto e ha avuto la stessa sensazione? Mi hanno detto che è un capolavoro. Premetto che mi piacciono i libri da 1000 pagine quindi non è questo che temo.

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11 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Qualcuno di voi lo ha letto

È un libro scritto benissimo. È lungo, a volte forse un po' troppo, ma resta comunque un libro ottimo.

Ti consiglio di proseguire la lettura.

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Sto leggendo "Donne fino a epoca contraria" della nostra @Adelaide J. Pellitteri :flower: che non si smentisce, infatti, tutto quello che ho imparato a riconoscere di lei nei racconti, lo ritrovo nelle storie che compongono il suo libro. Consigliato a chi vuole dare uno sguardo all'universo femminile da un punto di vista storico e sociale.

Modificato da Kikki
ho corretto il titolo

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Ho iniziato "Il rovescio della medaglia", di Ellery Queen.

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Le guide del tramonto - A.C. Clarke   

 

Narratori delle pianure - G. Celati

 

Il gatto dalle molte code - E. Queen 

 

4 ore fa, Plata ha scritto:

Ho iniziato "Il rovescio della medaglia", di Ellery Queen.

 

Che sia una campagna telepatica lanciata da @ElleryQ ?

  • Divertente 3

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Ho iniziato questa sera l'ultimo di Ocean Vuong, On earth we're briefly gorgeous. Non c'è ancora la traduzione italiana, ma non ho potuto aspettare. Non si tratta di poesie, questa volta, come il precedente libro, ma è lirico, molto lirico. 

Citazione dalla seconda pagina (mal tradotta):

Sto scrivendo perché mi hanno detto di non iniziare una frase con perché. Ma non stavo tentando di fare una frase - stavo tentando di scappare. Perché sapevo che la libertà non è nient'altro che la distanza tra il cacciatore e la preda.

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Un'inquietante simmetria di Audrey Niffenegger. Scrittura molto buona (interessante gestione dei POV), trama principale pasticciata e fastidiosa, trama secondaria molto bella. Al solito, recensione sul mio blog.

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5 minuti fa, libero_s ha scritto:

Un'inquietante simmetria di Audrey Niffenegger

È il secondo romanzo (che io sappia) di questa autrice. Ai tempi ricordo di non aver letto recensioni entusiastiche (magari adesso vado a leggere la tua) al riguardo e perciò non l’avevo preso in considerazione.

Il primo invece, “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, l’avevo acquistato a casaccio, attirato dal titolo, e mi era piaciuto tantissimo. 

 

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