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7 ore fa, Emy ha scritto:

ripetizioni

 

Hai detto la parolina magica. Certe ripetizioni sono utili e io le amo :) Conduco questa battaglia "pro-ripetizioni" da tempo, ma sembro essere in netta minoranza, escluso @simone volponi :tze:

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Ho appena finito Sallinger di Koltès. Inizialmente ho fatto un po’ fatica visto il numero massiccio di monologhi, ma ne è valsa la pena: è davvero molto bello!

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Ho finito 'Guerra al Grande Nulla' di James Blish che, con il pretesto di un contesto fantascientifico, affrontava tematiche religiose e filosofiche. L'ho trovato davvero suggestivo e inventivo. Ora ho iniziato 'Luna Crescente', un romanzo di fantascienza di Ian McDonald. 

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Il 1/8/2019 alle 18:54, Plata ha scritto:

Inizio completamente al buio riguardo al romanzo e l'autore Tra loro, di Richard Ford

Letto, finalmente. Veramente ottimo, una biografia asciutta e senza freni nonostante l'autore racconti i propri genitori. Una riflessione sulla vita e il tempo che passa. L'angoscia mi ha fiatato sul collo per alcuni giorni. 

Ho letto Caino, di José Saramago. Bello e basta. 

Sto rileggendo Suttree, di Cormac McCarthy. Un flusso di coscienza, ma in realtà non lo è. Niente caporali, virgolette o trattini per il discorso diretto, e lo stesso che si fonde con l'indiretto. Utilizzo dell'analessi (o retrospezione, o flashback) come non ho mai visto. Passa anche dal tempo passato al presente e di nuovo al passato. Perché C. M. può fare il cazzo che vuole e non (mi) disturba. Al massimo risulta immenso. 

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26 minuti fa, Plata ha scritto:

Niente caporali, virgolette o trattini per il discorso diretto, e lo stesso che si fonde con l'indiretto. Utilizzo dell'analessi (o retrospezione, o flashback) come non ho mai visto. Passa anche dal tempo passato al presente e di nuovo al passato.

 

Lo pubblicherebbero di corsa in Italio, se fosse sconosciuto :D

 

Ho iniziato Dean Koontz, "Quando scendono le tenebre"... spiegoni ne abbiamo? Vabbè, anni '70. Però interessante.

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Io ho iniziato House of cards 2 (il primo non fu male) di Dobbs e l'Italia giacobina e carbonara dell'immenso Montanelli, un saggio che non ha nulla da invidiare a un ottimo romanzo in quanto a stile e passione.

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Sto leggendo il Dyskolos di Menandro. Ottima lettura. Cnèmone mi piace alla grande, Pirria mi fa scomp... ehm... ridere a crepapelle :)

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Ho appena finito "La metà oscura" di Stephen King (ATTENZIONE, SEGUE SPOILER). Tra l'altro, spulciando qua e là, ho trovato solo recensioni allineate sulle stesse argomentazioni: il tema del doppio, la nota biografica sull'alter ego di King Richard Bachman, etc. Nessuno ha minimamente menzionato quello che secondo me è l'aspetto più importante del romanzo, cioè che non si può non simpatizzare per quella carogna di George Stark. Pur malvagio, assassino, sanguinario e quant'altro, la sua disperata voglia di vivere e sopravvivere, la sua ingenuità finale, e (RISCHIO SPOILER, ULTIMO AVVISO) la fine orribile che gli tocca, tutto concorre per farcelo in qualche modo ammirare. Il protagonista, invece, è scialbo e apatico. Può avere la nostra umana comprensione, ma non è stato creato per riscuotere una intima simpatia. È George Stark a rubargli la scena, è quando va in scena lui che il libro cattura, è per vedere se ce la farà lui che sono arrivato alla fine. Non è la prima volta che si fa il tifo per il cattivo, ovviamente, la storia della letteratura e del cinema è piena di esempi, ma mi stupisce di non aver trovato nessun accenno alla complessità e alla tridimensionalità di un personaggio di un alter ego che prende vita e che nemmeno dovrebbe esistere.

 

E ora, dopo King, sono passato a Paul Auster, con "Il paese delle ultime cose". Sarà forse il decimo libro che leggo di Auster, e confermo che sa sempre stupirmi passando agevolmente da un tema (e un registro) all'altro. Chapeau. 

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Aldous Huxley - Tutti i racconti

Nel racconto Monache a colazione il coprotagonista si chiama Kuno, il quale seduce la protagonista, una monaca, e alla fine le ruba la dentiera d'oro e scappa (tutto vero, eh, leggere per credere).

 

Jack London - Il vagabondo delle stelle

Più che un romanzo è una serie di racconti con una cornice/fil rouge. Alcuni racconti sono ottimi, altri un po' meno, ma quello sulla Passione di Gesù è straordinario, da solo vale tutto il libro.

 

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Sto leggendo Conoscere una donna di Amos Oz dopo aver finito Non dire notte, sempre dello stesso autore. Li avevo già letti entrambi, ma non mi disturba affatto. Ha una scrittura lenta e piena di dettagli, i personaggi di Oz sono persone vere e proprie, o almeno così mi sembrano.

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Sto leggendo Chiamami col tuo nome, dopo aver visto il film. <3<3<3

Era da due anni e mezzo che non trovavo un libro cartaceo così bello da farmi staccare dal kindle... più lo leggo più i miei occhi diventano a forma di cuore :love2:, devo andarci piano o mi renderò ridicola.

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Ho appena iniziato a leggere "Paese d'ombre" di G. Dessì.

 

Spoiler

"I passeri" - sempre di G. Dessì - è stata una piacevole lettura, anche se a tratti un po' triste.

 

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Ho superato il momento di burnout. Ormai ho finito Addio alle armi. 

 

La paranza dei bambini io l'ho trovato davvero terribile. Saviano secondo me non è capace di scrivere un romanzo inventato e in particolar modo se tenta di emulare i suoi docu-romanzi.

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4 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Terminato “Memorie di una geisha”, un bellissimo libro rovinato da un finale che di più brutti e peggio progettati ne ho letti pochi. Per fortuna

Perché?:aka:  mi fai entrare in crisi. Lo ricordo come uno dei libri più belli che abbia letto; questa tua affermazione mi costringe a rileggere le ultime 30 pagine.

 

 

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"L'anima del male" di Linda Castillo, Piemme 2019.

La Castillo è famosissima, ma ancora quasi del tutto sconosciuta in Italia (io non l'avevo mai sentita nominare).

Da un pezzo ho quasi completamente smesso di leggere thriller ambientati negli U.S.A.; gli amish mi irritano e non ho nessuna fiducia nell'editor dei romanzi gialli della Piemme.

Questo è un thriller della Piemme ambientato nella comunità amish dell'Ohio...

Lette un'ottantina di pagine, non è male finora :)

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34 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Uffa, ho fatto un casino, spero che se non altro il punto sia chiaro...

Già risolto, non preoccuparti.

Non mi sono mai trovato in sintonia con la scelta delle pubblicazioni dell'editore relative a quel genere letterario.

Fin dai tempi in cui lavoravo ancora in libreria, autori che arrivavano (sempre dall'estero e al novanta per cento dagli U.S.A.) col vento in poppa di lanci pubblicitari imponenti si rivelavano molto spesso di qualità mediocre.  Non parliamo poi delle grafiche di copertina dei primi anni, immancabilmente bianche con gocce di sangue che scendevano dall'alto verso il basso :facepalm: ; ricordo che i primi due anni identificare un titolo sul banco o a scaffale era un'impresa degna di "Chi l'ha visto?".  Le sovraccoperte poi si arricciavano tutte e a due settimane dall'uscita sembrava che i libri giacessero sul banco da anni.

Io ho vissuto da libraio la sua trasformazione da editore religioso (forse pochi sanno che il nome Piemme viene da Pietro Marietti, della famiglia titolare della omonima casa editrice religiosa), a editore di varia e i primi tempi furono tremendi.  Poi arrivò il successo dell'editoria per ragazzi, con l'acquisizione del marchio spagnolo originario del Battello a Vapore, e quindi fu la volta del grande successo di Housseini.  Ma nel campo dei gialli ci volle parecchio perché infilassero un filone di successo con Connelly; nel frattempo pubblicarono molta robaccia o autori di buona qualità che però vendevano poco, come Lehane e Pelecanos.

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Finito Dean Koontz, bella scoperta molto tardiva, e prenderò altro dell'autore,  ho iniziato "Tramonto e polvere" di Joe Lansdale. Il mio porto sicuro.

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Adesso, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:
  35 minuti fa, Miss Ribston ha scritto:

con il risultato di farlo apparire incollato con un pezzo

scusa il messaggio è partito prima che lo completassi. Ho avuto la stessa sensazione leggendo Il mondo di Sofia, finale deludente, quindi ti comprendo benissimo. Eppure ci sono dei testi in cui il finale deve arrivare come una gratificazione in contrapposizione a tutto il vissuto. Non è che ami molto il lieto fine, ma un Editore una volta mi disse: Tenga sempre presente che un libro è prima di tutto un'evasione, e un'evasione deve portarci fuori dal carcere, non dentro. Il contesto era diverso, ma la frase mi è rimasta impressa. :rosa:

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Ho finito 'Luna Crescente' di Ian McDonald e l'ho trovato molto inventivo e intrigante. Ora ho iniziato il primo volume di 'Terra e Spazio', una raccolta di racconti di fantascienza di Arthur C. Clarke.

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Appena terminata la lettura de "La foresta" di Joe Lansdale che mi ha lasciato tanti spunti di riflessione per i concetti narrati e sul modo in cui sono stati trattati dall'autore. dal mio punto di vista con molta verità e saggezza. Comincerò "Gli accoppiati" di Jennifer Miller e Jason Feirer, una commedia (dicono brillante) che, sinceramente, mi ha catturato non per la trama, quanto per la copertina e l'idea che sia un romanzo scritto da marito e moglie (che cosa romantica <3 ).

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Ho voluto prendere un classico che mi ha sempre incuriosita, I viaggi di Gulliver. Onestamente lo conoscevo solo superficialmente e mi aspettavo un romanzo più di avventura. Invece è quasi un saggio di politica, una satira spesso divertente e in ogni caso sempre straordinariamente attuale. A tratti un po' lento per gli standard moderni, ma può aprire la mente.

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Ho finito "I testamenti" di Margaret Atwood, l'ho divorato, ma non so dire come sia credo di aver bisogno di leggerlo di nuovo per capirlo. La prima lettura è stata fonte di fame di un seguito e di aspettativa. So per certo che non avrei voluto che finisse.

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