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Aryna

Consigli sul Pov

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Premetto che ho fatto una ricerca prima di essere certa che non ci fossero post simili nel forum, non so, se per caso mi fosse sfuggito, chiedo scusa! : Oops :

Da un paio di giorni ho iniziato a dare importanza al pov, pensavo fosse sottovalutato, finché non ho letto su un'articolo della sua importanza e, se usato male, rende anche le storie più belle, scialbe.

Detto ciò, chiedo a voi dei consigliucci a riguardo:

Io sto usando nella mia storia il narratore onniscente a focalizzazione interna,credo fissa sul protagonista (faccio sentire solo i suoi pensieri, ma le sensazioni, a volte, quando il protagonista non è presente, le faccio sentire anche ad altri personaggi). Uso di solito questi tipi di formulazione (vi faccio degli esempi di come ho capito io il pov):

- Pallino sentì suonare il campanello della porta. (qui il pov è di pallino)

- Si sentì suonare il campanello della porta. (qui il pov è del narratore)

- Panco suonò alla porta dell'appartamento di pallino. (ecco, qui non capiscodi chi è il pov, di Panco o del narratore?)

E una formulazione del genere, secondo voi, è errata?

Si sentì suonare il campanello della porta.

Pallino sapeva già di chi potesse trattarsi, anzi lo sperava. Corse ad aprire.

Con sua soddisfazione, vide proprio il suo amico Panco.

Panco gli sorrise a trentadue denti. Pallino lo invitò ad entrare.

Grazie tante a chi risponderà :ohh:

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Mmm, vediamo un po'. Il narratore onnisciente è quello che conosce passato, presente e futuro di tutti i protagonisti. Non adotterei questa tecnica per restare nella mente di un unico personaggio, la trovo poco efficacie. In quel caso meglio un narratore interno, in prima o terza persona (nel tuo caso in terza).

Non capisco la questione del tuo narratore: è onnisciente ma conosce "quasi" solo i pensieri di un unico personaggio e ogni tanto qualche altra sensazione? L'onnisciente sa tutto di tutti, punto e basta. "Non può scegliere" cosa sapere e cosa no.

- Panco suonò alla porta dell'appartamento di pallino. (ecco, qui non capiscodi chi è il pov, di Panco o del narratore?)

Dipende da come stai narrando la storia. Può essere di entrambi.

E una formulazione del genere, secondo voi, è errata?

Si sentì suonare il campanello della porta.

Pallino sapeva già di chi potesse trattarsi, anzi lo sperava. Corse ad aprire.

Con sua soddisfazione, vide proprio il suo amico Panco.

Panco gli sorrise a trentadue denti. Pallino lo invitò ad entrare.

Perché dovrebbe essere sbagliata? Dipende cosa vuoi sapere.

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Aryna, mi spiace dirtelo, ma credo che tu abbia fatto un po' di confusione. Tranquilla, il punto di vista è una delle cose più difficili da capire, quindi è normale all'inizio orientarsi poco.

Prima di tutto: non esiste un narratore onnisciente con focalizzazione interna. Esiste il narratore onnisciente ed esiste la focalizzazione interna, ma sono due cose distinte. Il narratore onnisciente è quello che sa tutto di tutti, entra nella testa di chi gli pare oppure racconta cose che nessuno ha visto, che sono successe in passato o che devono ancora succedere. La focalizzazione interna invece è su un solo personaggio in ogni scena: ci sono romanzi che "fissano una telecamera" sul protagonista e scrivono solo quello che vede lui, ce ne sono altri invece che hanno tanti personaggi "portatori di telecamera" che si alternano nei vari capitoli. A volte la separazione che determina il "passaggio di telecamera" avviene semplicemente andando a capo, a volte saltando una riga, a volte cambiando capitolo, ma comunque questo cambiamento deve essere ben visibile, altrimenti è fatto male.

Nell'esempio che hai messo tu comunque il punto di vista mi sembra fisso sul personaggio. Certo, quel "si sentì" è un po' brutto, ma può aver senso se nella stanza ci sono anche altre persone, e quindi il protagonista dà per scontato che il campanello sia stato sentito da tutti.

Spero di aver risolto parte dei tuoi dubbi. :)

Modificato da Feleset
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E una formulazione del genere, secondo voi, è errata?

Si sentì suonare il campanello della porta.

Pallino sapeva già di chi potesse trattarsi, anzi lo sperava. Corse ad aprire.

Con sua soddisfazione, vide proprio il suo amico Panco.

Panco gli sorrise a trentadue denti. Pallino lo invitò ad entrare.

Grazie tante a chi risponderà :ohh:

Mi limito a questa parte della tua domanda. Come hanno detto gli altri, non è che la formulazione sia errata, ma a mio parere è poco elegante. Io lo concentrerei un po', per es:

Pallino sentì suonare alla porta e corse ad aprire: era proprio il suo amico Panco, che gli sorrideva a trentadue denti.

Felice, lo invitò a entrare.

A prima vista ti sembrerà che manchi qualcosa, ma se ci pensi, vedrai che in quel corse ad aprire c'è già l'ansia, l'aspettativa di Pallino (e quindi puoi eliminare

sapeva già di chi potesse trattarsi, anzi lo sperava). L'inciso (che gli sorrideva a trentadue denti) ti permette di mantenere sempre il POV di Pallino.

Spero di esserti stata utili, ciao ;)

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Eh, sì, ho fatto parecchia confusione! XD

Prima di tutto: non esiste un narratore onnisciente con focalizzazione interna. Esiste il narratore onnisciente ed esiste la focalizzazione interna, ma sono due cose distinte. Il narratore onnisciente è quello che sa tutto di tutti, entra nella testa di chi gli pare oppure racconta cose che nessuno ha visto, che sono successe in passato o che devono ancora succedere. La focalizzazione interna invece è su un solo personaggio in ogni scena: ci sono romanzi che "fissano una telecamera" sul protagonista e scrivono solo quello che vede lui, ce ne sono altri invece che hanno tanti personaggi "portatori di telecamera" che si alternano nei vari capitoli. A volte la separazione che determina il "passaggio di telecamera" avviene semplicemente andando a capo, a volte saltando una riga, a volte cambiando capitolo, ma comunque questo cambiamento deve essere ben visibile, altrimenti è fatto male.

Utilissimo, mi hai illuminata, grazie per la spiegazione dettagliata!

Spero di esserti stata utili, ciao ;)

Sì, grazie!

Perché dovrebbe essere sbagliata? Dipende cosa vuoi sapere.

Ho mischiato di proposito il pov del narratore e quello di Pallino. E volevo sapere se era errato, ma dalle vostre risposte, ho capito di sì.

Comunque grazie anche a te.

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E volevo sapere se era errato, ma dalle vostre risposte, ho capito di sì.

Veramente ti abbiamo scritto che non è sbagliato. °_°

Comunque lieta di essere stata utile. :)

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Veramente ti abbiamo scritto che non è sbagliato. °_°

Ah! XD

Ma ho creduto che lo fosse, perché (come l'ho scritto io) ho pensato non si capisse il cambiamento del pov.

Grazie per la precisazione, comunque! ;)

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Il POV non è una caratteristica sintattica, ma testuale, e quindi non può essere ristretto a un solo periodo, ma dev'essere visto almeno nel contesto di un capoverso. Per questo le frasi che hai messo posso essere attribuite a un qualsiasi POV, perché servono almeno due periodi per definire un POV e non è detto che bastino.

Inoltre il POV, come tutte le caratteristiche linguistiche, non è una cosa che si decide all'inizio, ma qualcosa che esce fuori dal testo dopo che è stato scritto: l'abilità sta nell'avere alla fine esattamente il POV che si desiderava all'inizio. Un trucchetto che uso per stabilire qual è il POV reale del brano che sto scrivendo è aggiungere una frase con soggetto sottinteso: se il soggetto percepito della frase è ben definito, quel soggetto è il POV del brano. Se non lo è, il brano ha un POV "ballerino" o onniscente: è ballerino se il soggetto percepito cambia a seconda di dov'è posizionata la frase, è onniscente se finisce con l'essere posto all'esterno del brano.

Ci sono alcuni corollari di questo discorso. Il primo è che se un capoverso inizia con una frase con soggetto sottinteso, nel 90% dei casi il soggetto naturale di quella frase finirà con l'essere il POV del capoverso. Il secondo è che il POV è un "fatto linguistico" che si costruisce a partire dalle prime frasi del capoverso, finché non si stabilisce nella testa di chi legge: una volta definito non si torna indietro e frasi che vorrebbero un POV diverso vengono percepite come errate anche se sintatticamente corrette.

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Inoltre il POV, come tutte le caratteristiche linguistiche, non è una cosa che si decide all'inizio, ma qualcosa che esce fuori dal testo dopo che è stato scritto: l'abilità sta nell'avere alla fine esattamente il POV che si desiderava all'inizio. Un trucchetto che uso per stabilire qual è il POV reale del brano che sto scrivendo è aggiungere una frase con soggetto sottinteso: se il soggetto percepito della frase è ben definito, quel soggetto è il POV del brano. Se non lo è, il brano ha un POV "ballerino" o onniscente: è ballerino se il soggetto percepito cambia a seconda di dov'è posizionata la frase, è onniscente se finisce con l'essere posto all'esterno del brano.

C'è una cosa che non mi è chiara in questo discorso. Mettiamo che per esempio io abbia il POV fisso su Tizio, in terza persona, e lui stia osservando Caio e Sempronio che parlano. Lui rimane fermo, la "telecamera" fissa su di lui si limita a descrivere la conversazione tra gli altri due e i gesti che compiono. Ecco, in tal caso il tuo esperimento non rischierebbe di creare confusione? Faccio un esempio:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"Non devi andare dal dottore!" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "Ma mi fa male! Dovrò pur farmi vedere da qualcuno, non credi?"

"Sì, ma non da quel dottore, almeno. Vai da chiunque, ma non da lui. Quello la laurea se l'è comprata, fidati."

"Ma per favore, ce l'hai con lui solo perché da giovane usciva con tua moglie."

Uscì dalla stanza.

Ecco, l'ultima frase non ha soggetto, quindi in teoria dovrebbe essere Tizio a uscire. Ma come si fa a esserne certi? Non so, secondo me non è un problema di POV ballerino, non ci sono cose che Tizio potrebbe non aver visto o sentito. Non so, io se in un libro leggo una cosa del genere con un POV fisso non avverto sensazioni strane, come invece mi capita quando l'autore scrive in una frase i pensieri di un personaggio e subito dopo quelli di un altro. Però allo stesso tempo preferisco leggere "Tizio uscì dalla stanza" per essere sicura che si tratti di lui e allo stesso tempo avere certezza che il POV non è sballato.

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Anche secondo me genera confusione. Non volendo ripetere il soggetto:

Tizio entrò ecc.

.................

Mentre i due si fissavano in cagnesco, uscì dalla stanza.

Così non c'è dubbio su compie l'azione

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Ecco, in tal caso il tuo esperimento non rischierebbe di creare confusione?

Ma l'esperimento non devi lasciarlo al lettore, serve allo scrittore per capire se il capoverso va nella direzione giusta o no. Se la cosa non è chiara significa che il POV non è ancora definito.

Riprendo il tuo esempio. Conta che i dialoghi non contribuiscono alla definizione del POV, ma dal punto di vista testuale sono "oggetti" (*), quindi li riduco.

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Uscì dalla stanza.

Se lo rileggi così, vedi che questo insieme di frasi non è sufficiente a definire il POV. Anzi, a senso il soggetto di "uscì" è Sempronio. Difatti, la soluzione proposta da Sefora:

Mentre i due si fissavano in cagnesco, uscì dalla stanza.

non fa altro che definire più nettamente chi tra i tre è il soggetto di uscì. Tuttavia, se la si rilegge insieme al resto:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Mentre i due si fissavano in cagnesco, uscì dalla stanza.

si sente che ancora non è soddisfacente. Ma se invece scrivi:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Tizio uscì dalla stanza. Non li sopportava più.

Allora il soggetto sottinteso di "sopportava" è chiaramente Tizio: da qui in avanti, se non si fanno pastrocchi apocalittici, qualsiasi altro soggetto sottinteso sarà automaticamente Tizio:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Tizio uscì dalla stanza. Non li sopportava più. Si incamminò lungo il corridoio.

Caio lo raggiunse: "Non pensi che io abbia ragione?" No, non lo pensava. Era convinto che avesse torto, ma non sapeva come fare a dirglielo. "E". L'altro non lo lasciò neanche finire e se ne andò stizzito.

Riprese la sua passeggiata: era sempre così difficile avere a che fare con quei due.

Anche se qualche volta il soggetto cambia, i soggetti sottintesi si appiccicano comunque a Tizio.

C'è però un altro sistema per definire fin da subito il POV:

Entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Uscì dalla stanza. Non li sopportava più.

Qui è chiaro che il soggetto di "uscì" è lo stesso di "entrò". Il problema di questa tecnica è che non definisce chi sia questo soggetto, quindi se fin lì non abbiamo visto agire Tizio non sappiamo chi sia, e sarà sempre più difficile dargli un nome più avanti. Ma è un sistema che funziona bene nei racconti brevi molto focalizzati, dove il nome del protagonista (o detentore del POV non-protagonista) è irrilevante.

Ecco, l'ultima frase non ha soggetto, quindi in teoria dovrebbe essere Tizio a uscire. Ma come si fa a esserne certi? Non so, secondo me non è un problema di POV ballerino, non ci sono cose che Tizio potrebbe non aver visto o sentito.

Questo secondo me è una delle difficoltà nel capire come gestire il POV: si pensa che il POV sia un fatto narrativo, quando invece è un fatto linguistico, di quell'area della linguistica chiamata analisi testuale (*). È ovvio che se siamo in un POV (ossia, il POV risulta definito per un certo brano), che questo POV possa sapere cose che non dovrebbe dà fastidio o comunque spiazza, ma come spiazzerebbe in una narrazione in prima persona (dove pochi solleverebbero problemi di POV).

Però se il POV è molto ben definito, se gli si attribuiscono cose che non potrebbe sapere, finisce che il lettore lo interpreta come qualcosa che in realtà il POV sa. Facciamo un esempio prima che mi si annodino le frasi, il classico "stai riportando i pensieri di un altro".

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Tizio uscì dalla stanza. Non li sopportava più. Si incamminò lungo il corridoio, deciso a tornare a passeggiare nel parco: era sempre così difficile avere a che fare con quei due. Era intenzionato a non farsi più coinvolgere. Caio contava su di lui e aveva sperato in suo appoggio, ma non avrebbe più dato corso alle calunnie, per quanto fondate.

Oppure (esempio di cosa che non si può vedere nel POV in questione):

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"A" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "B" "C" "D"

Tizio uscì dalla stanza. Non li sopportava più. Si incamminò lungo il corridoio, deciso a tornare a passeggiare nel parco: era sempre così difficile avere a che fare con quei due. Era intenzionato a non farsi più coinvolgere. Caio in quel momento stava certamente urlando contro Sempronio e lui non sopportava più quell'atteggiamento dittatoriale.

In entrambi i casi, il POV stretto su Tizio rende le due affermazioni su Caio delle supposizioni o deduzioni di Tizio, anziché essere degli errori di POV perché Tizio non può sapere quelle cose. E questo senza conoscere nulla di Tizio e del suo rapporto con gli altri due, ma solo in base a questo brano (che in effetti definisce questo rapporto).

(*) L'analisi testuale si occupa della relazione tra i periodi e dei fattori non-grammaticali di comprensione del testo (ossia, per esempio, oltre che di soggetti sottintesti e cose consimili, anche di come le conoscenze condivise influenzino la comprensione). Di solito è in fondo al libro e nessuno la fa. :asd:

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Sì, swetty, penso di aver capito il tuo discorso (anche se in effetti ho dato linguistica generale senza studiare quell'argomento :asd:). Ho notato anch'io che se in un libro il POV è ben definito si dà per scontato che il personaggio conosca i pensieri degli altri. Ken Follett in questo è molto bravo, almeno da quel che ricordo.

Cercherò di stare più attenta anche in quello che scrivo io, di solito non sbando nella testa di qualcun altro, ma può capitare che dica cose che sarebbero più da narratore onnisciente. Il POV è davvero una delle cose più difficili. U_U

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se il soggetto percepito della frase è ben definito, quel soggetto è il POV del brano. Se non lo è, il brano ha un POV "ballerino" o onniscente

Swetty, grazie anche a te per la spiegazione, ma non ho capito una cosa: dici che, il soggetto del POV, ne è uno solo per l'intero brano?

Se ne alterni diversi, anche cercando di far capire il cambiamento, saltando di riga, diventa "ballerino"?

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se il soggetto percepito della frase è ben definito, quel soggetto è il POV del brano. Se non lo è, il brano ha un POV "ballerino" o onniscente

Swetty, grazie anche a te per la spiegazione, ma non ho capito una cosa: dici che, il soggetto del POV, ne è uno solo per l'intero brano?

Se ne alterni diversi, anche cercando di far capire il cambiamento, saltando di riga, diventa "ballerino"?

Non penso, sennò sarebbe impossibile scrivere. °_° Per mantenere il POV su Tizio bisognerebbe scrivere sempre "Tizio osservava Caio che faceva la spesa", e anche in questo caso il soggetto della subordinata sarebbe comunque Caio. Un macello. °_°

Se il POV è fisso su Tizio si può scrivere tranquillamente "Caio faceva la spesa", è scontato che Tizio l'abbia osservato (a meno che non sia importante specificare che lo stava osservando ai fini della trama).

EDIT: mi sono accorta che forse ho interpretato male quello che hai scritto. XD Chiedevi forse se si possono alternare più POV in un brano?

Modificato da Feleset

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Di recente mi è stato consigliato di usare "a regola" lo stacco di linea (quindi una linea di separazione) per il cambio di POV. Ho però letto forme in cui senza differenziare il capoverso il POV cambiava, quindi all'interno dello spesso capoverso, ma deve essere fatto in maniera abbastanza efficace, la transizione è delicata.

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Di recente mi è stato consigliato di usare "a regola" lo stacco di linea (quindi una linea di separazione) per il cambio di POV. Ho però letto forme in cui senza differenziare il capoverso il POV cambiava, quindi all'interno dello spesso capoverso, ma deve essere fatto in maniera abbastanza efficace, la transizione è delicata.

Sì, esatto, è molto meglio lasciare uno spazio.

In verità però se uno usa il narratore onnisciente può fare quel che vuole, solo che a mio avviso questo tipo di scelta deve essere giustificata (uno a mio avviso non deve usare il narratore onnisciente "perché sì" o "perché è più facile", ma perché veramente il tipo di storia che vuole raccontare necessita di quel tipo di focalizzazione).

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Si, ovviamente con il narratore onniscente si può fare quasi qualunque cosa, per l'appunto anche un tipo di narrazione consona al narratore di questo tipo va mantenuta. Personalmente non ne ho mai fatto uso "per intero", ma in alcune occasioni, agli inizi, parto con una narrazione onniscente descrittiva per poi far entrare la narrazione in un personaggio con la terza persona. Ad esempio descrivo una città, un luogo, mi ci calo dentro e presento brevemente i personaggi che ci sono, e poi ritorno alla narrazione che uso maggiormente, quella dal punto di vista di un personaggio ma con la terza persona.

Col tempo mi sono reso conto che questo modo di fare l'ho "assorbito" da Harry Potter, involontariamente. E in quei libri era alquanto efficace.

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se il soggetto percepito della frase è ben definito, quel soggetto è il POV del brano. Se non lo è, il brano ha un POV "ballerino" o onniscente

Swetty, grazie anche a te per la spiegazione, ma non ho capito una cosa: dici che, il soggetto del POV, ne è uno solo per l'intero brano?

Se ne alterni diversi, anche cercando di far capire il cambiamento, saltando di riga, diventa "ballerino"?

Se fai capire il cambiamento non è più ballerino, è solo diverso da zona a zona dello stesso testo.

Il POV è ballerino quando non sai bene chi sia il soggetto di una frase con soggetto sottinteso, per esempio:

Antonio leggeva un libro e Marta ricamava. Alzò la testa.

In pratica il lettore legge man mano le frasi e cerca di capire di chi sia il POV. Man mano che prosegue ha sempre più informazioni per determinare chi è "l'agente principale del testo", ossia quello che anche se non viene citato si sa che è lui che fa le cose e che è l'unico che si può sottintendere, senza neanche mettere un pronome. Può essere perché è il primo che è stato citato, perché è quello che è stato più volte soggetto di un verbo, o chissà che, fatto sta che un lettore lo capisce istintivamente dopo un 3-4 periodi chi è.

Quando mandi a capo, il lettore annulla parte delle informazioni. Se metti una riga bianca, un separatore o cambi capitolo, allora il lettore azzera tutte le informazioni ricevute e ricomincia dall'inizio per determinare di chi è il POV. In questi casi può comunque succedere che se il nuovo pezzo inizia con un soggetto sottinteso, allora il lettore "si ricordi" del POV del pezzo precedente e supponga che si mantenga uguale anche in quello nuovo. Questa "rimembranza" si ha nel 99% dei casi con un semplice a capo, meno se lo stacco è più netto.

Tutto questo avviene a livello inconscio, ovviamente, e la cosa migliore è affidarsi all'inconscio anche per lo scrittore: rileggere dopo un po' e vedere che succede ai soggetti sottintesi.

Un'ultima cosa (così rispondo anche a Carlo): c'è un errore solo quando il soggetto sottinteso di una frase è indefinito e solo quando questa frase arriva al lettore (quindi non nel caso di prova che suggerivo qualche post fa). In questo caso (l'esempio che ho riportato sopra per dire), l'errore è proprio grammaticale, cioè il testo non è scritto in italiano corretto.

In tutti gli altri casi va bene. Però io consiglierei di tenere un solo POV per capoverso comunque, perché alternarne più di uno crea strani effetti nella testa del lettore: il POV ha a che fare con l'empatia, non con la logica, e costringere il lettore a rinegoziare il POV a ogni periodo può essere straniante e faticoso, fino a compromettere la leggibilità. Almeno un a capo servirebbe e comunque tenere lo stesso almeno per qualche periodo, cioè non si risolve nulla a cambiare POV e mettere un a capo ogni tre frasi. In ogni caso anche qui equilibrio: ho letto brani non fastidiosi in cui il POV cambiava nettamente ogni quattro-cinque righe, e un libro in cui solo tre righe nel POV sbagliato (cioè pagine di POV A, tre righe POV B, e poi POV A) mi ha dato fastidio.

Se a qualcuno interessa ho recuperato qualche articolo disponibile in rete dove la cosa è affrontata dal punto divista linguistico.

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Adesso ho capito, grazie Swetty! :)

EDIT: mi sono accorta che forse ho interpretato male quello che hai scritto. XD Chiedevi forse se si possono alternare più POV in un brano?

Sì, :) ma quello a cui hai risposto, era anche una fra le domande che avevo posto, utilissima comunque! ^__^

Se a qualcuno interessa ho recuperato qualche articolo disponibile in rete dove la cosa è affrontata dal punto divista linguistico.

A me sì, interessa. :)

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Poco fa stavo rivisionando il mio brano e mi è sorto un'altro dubbio. Scusate, ma ho ancora bisogno di voi! >__<

Prendo anch'io ad esempio questo testo:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"Non devi andare dal dottore!" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "Ma mi fa male! Dovrò pur farmi vedere da qualcuno, non credi?" Etc.

La mia domandina (forse stupida) è questa: se tizio si fosse intromesso nel discorso fra i due, il POV sarebbe rimasto ugualmente il suo?

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Poco fa stavo rivisionando il mio brano e mi è sorto un'altro dubbio. Scusate, ma ho ancora bisogno di voi! >__<

Prendo anch'io ad esempio questo testo:

Tizio entrò nella stanza. Caio e Sempronio stavano discutendo.

"Non devi andare dal dottore!" esclamò Caio.

Sempronio si toccò il braccio. "Ma mi fa male! Dovrò pur farmi vedere da qualcuno, non credi?" Etc.

La mia domandina (forse stupida) è questa: se tizio si fosse intromesso nel discorso fra i due, il POV sarebbe rimasto ugualmente il suo?

Sì, certo, se non ci sono altri cambiamenti non c'è problema.

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Io sto scrivendo una cosa in cui il punto di vista cambia a ogni capitolo. Dato che voglio dare l'idea di un insieme di tessere assemblate insieme penso che vada bene. Almeno spero.

Magari posto qualche capitolo per sentire cosa ne dite.

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Io sto scrivendo una cosa in cui il punto di vista cambia a ogni capitolo. Dato che voglio dare l'idea di un insieme di tessere assemblate insieme penso che vada bene. Almeno spero.

Magari posto qualche capitolo per sentire cosa ne dite.

E' quello che sto facendo anch'io. Personalmente detesto il narratore onnisciente (poi, per carità, alcune storie proprio non possono farne a meno) e tendo a usare la terza persona. La cosa che più mi piace è usare un diverso POV per ogni capitolo (con quattro - cinque personaggi al massimo, almeno per la storia che sto scrivendo ora).

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Ciao a tutti

riprendo questa discussione perchè il punto di vista per me è una bestia nera

Uso la terza persona e non credo di avere problemi nel testo di confusione su chi fa cosa.

Il mio problema è che alcune scene sono focalizzate e altre no.

In linea di massima posso portare quasi tutte le scene focalizzate sulla protagonista, tranne che nei momenti di 'sfida' con l'antagonista, nelle quali avrei bisogno di esplicitare anche le intenzioni dell'antagonista, perchè ciò rende la scena più sofferta e per farlo ovviamente mi sono dovuta 'allontanare'.

In pratica ho scene focalizzate e altre con narratore quasi onniscente. Non riesco a capire dai vari articoli letti in giro se è considerato errore oppure no

Da un lato mi sembra di vedere parecchia libertà, dall'altro leggo spesso di lamentele sui pov ballerini...

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@floborgia ciao :D
penso che prima di iniziare a scrivere devi avere ben chiaro che tipo di pov utilizzare. Se utilizzi la terza persona con pov limitato poi mi sembra confusionario usare in altre scene dove il narratore è onniscente, a meno che non utilizzi uno schema voluto. Ti invito a pubblicare qualcosa di tuo in officina per vedere nella pratica come ti muovi sui diversi tipi di pov :D per ora lascio la parola a chi ne sa più di me.

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17 ore fa, floborgia ha detto:

Ciao a tutti

riprendo questa discussione perchè il punto di vista per me è una bestia nera

Uso la terza persona e non credo di avere problemi nel testo di confusione su chi fa cosa.

Il mio problema è che alcune scene sono focalizzate e altre no.

In linea di massima posso portare quasi tutte le scene focalizzate sulla protagonista, tranne che nei momenti di 'sfida' con l'antagonista, nelle quali avrei bisogno di esplicitare anche le intenzioni dell'antagonista, perchè ciò rende la scena più sofferta e per farlo ovviamente mi sono dovuta 'allontanare'.

In pratica ho scene focalizzate e altre con narratore quasi onniscente. Non riesco a capire dai vari articoli letti in giro se è considerato errore oppure no

Da un lato mi sembra di vedere parecchia libertà, dall'altro leggo spesso di lamentele sui pov ballerini...

 

Messa così è un po' difficile capire: potresti pubblicare degli esempi?

Modificato da Rewind

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Mi rendo conto che è poco chiara perchè semplicente mi sono resa conto di avere io stessa le idee poco chiare. Ho mescolato di tutto e mi sono già risposta da sola, non va bene

quando definisco una linea ripasso... scusate

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@floborgia Scegli un POV e mantieni quello per tutto il testo. Se il narratore è onnisciente, lascialo sempre onnisciente (immagina un romanzo in cui il lettore sa tutto sui pensieri e le intenzioni dei personaggi, e poi all'improvviso gli viene celata un'informazione fondamentale. Il lettore si sentirebbe preso in giro). Se il narratore è in terza persona a focalizzazione interna, lascialo anche nel caso in cui passi dal POV di un personaggio a quello di un altro.

Una possibile soluzione al tuo problema potrebbe essere di alternare il POV nei capitoli fra il protagonista e l'antagonista; questo però funzionerebbe se dedichi abbastanza spazio all'antagonista. Se invece si tratta di pochi capitoli, ti consiglio di trovare altri modi per mostrare le intenzioni dell'antagonista. :) 

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