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Velvetacid

Murakami, Haruki

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After Dark è un libro elegante. Una notte in cui i protagonisti di questa storia si preparano a un cambiamento. Potrebbe essere interpretato come un romanzo di formazione. La trama si muove su un filo sottile d'incastri e va verso un finale aperto che sinboleggia l'inconoscibilità del futuro. È un romanzo che parla anche di solitudine e isolamento rimanendo, tuttavia, lontano dalla pesantezza argomentativa. Malinconicamente Murakami tesse trame di vite metropolitane che si incamminano, anche se con qualche ferita, verso un nuovo giorno.

Consigliato.

Modificato da Velvetacid

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Ho quasi terminato Norwegian Wood e mi è piaciuto moltissimo. Terrò presente questo After Dark come prossima lettura di Murakami.

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E' un romanzo carino. Breve, ma intenso.

Ho letto quasi tutto di Murakami. Quello che non mi è piaciuto è stato proprio Norwegian Wood (anche se il titolo merita una lode).

Il più bello, quello che mi ha cambiato e mi ha smosso budella e sogni, è Kafka sulla spiaggia.

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"After dark" non ha l'impatto di grandi romanzi come "Norwegian wood" o "Dance, dance, dance" o "Kafka sulla spiaggia", ma ha una tecnica perfetta che negli altri libri non è così costante, a mio parere. L'ho adorato per come è scritto, più che per cosa c'è scritto.

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"After dark" non ha l'impatto di grandi romanzi come "Norwegian wood" o "Dance, dance, dance" o "Kafka sulla spiaggia", ma ha una tecnica perfetta che negli altri libri non è così costante, a mio parere. L'ho adorato per come è scritto, più che per cosa c'è scritto.

Concordo (anche se Norwegian wood non lo definirei grande). Ad esempio, 1Q84 ha una tecnica terribile. E' passato alla terza persona e lo trovo pessimo.

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Secondo me il problema è che lui è fissato con Fitzgerald e tenta proprio di emularlo - cadendo quindi di stile, perchè quando rimane nella sua sobrietà personale spacca davvero. "After dark", come i racconti di "Tutti i figli di Dio danzano", sembra un esercizio... ma tanto di cappello!

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Sì, in terza persona, con infodump, elementi ridondanti noiosi e altri orrori che mi hanno lasciato perplesso. E' il suo più brutto.

Dance dance dance, l'uccello che girava le viti del mondo, Kafka sulla spiaggia, la fine del mondo e il paese delle meraviglie sono su un altro piano.

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Facendo un salto in libreria ieri ho notato alcuni romanzi di questo scrittore giapponese, e devo dire che la trama di 1q84 - credo sia il suo ultimo libro- mi ha affascinato. Prima di comprare vorrei alcuni pareri sui suoi lavori precedenti. Avete letto qualche suo libro? :sornione:

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Un mio amico ha letto Kafka sulla spiaggia e per settimane non ha parlato d'altro! :asd:

Dev'essere un bravissimo scrittore.

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io ne ho letti un po' di quest'autore e penso che prima o poi li leggerò tutti, mi piace parecchio. Se in passato hai letto altri autori giapponesi e li hai apprezzati come stile, non dovresti aver problemi con questo. Fai solo attenzione a "Dance dance dance", è uno dei soui titoli più famosi (giustamente) ma in realtà è il secondo capitolo di una specie di saga che comincia con "sotto il segno della pecora", solo che sull'edizione italiana non è segnalata questa cosa (e fra l'altro "sotto il segno..." fino a poco fa era esauritissimo, lo hanno ristampato un annetto fa).

Rispetto a uno stile di scrittura occidentale Murakami all'inzio ti sembrerà girare a vuoto con la trama, o che si soffermi troppo su dettagli che non ti sembrano importanti, ma dopo un po' ti abitui. Poi spesso enlle sue sotrie ci sono elementi un po' sovrannaturali o bizzarri, nonostante non si tratti di romanzi che uno definirebbe di genere fanatstico (a parte "La fine del mondo e altre meraviglie").

Per cominciare forse potresti provare "Norvegian wood", come stile forse è più familiare rispetto ai romanzi occidentali e se non ricordo male elementi strani non ne ha (però ti avverto che è mette un'angoscia tremenda, è il più triste che ho letto dei suoi romanzi, che di norma sono molto più "tranquilli").

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Io ho sentito molto parlare (e discusso quasi altrettanto) di Murakami nell'ultimo anno. Non l'ho ancora letto ma ho in programma di farlo. Si dice abbia affinità con Raymond Carver e che, soprattutto, i suoi libri siano drammatici, estremamente angoscianti. Il che significa che sanno emozionare.

E anche a me è stato consigliato Norvegian Wood per iniziare.

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Io ho letto praticamente tutto di Murakami e la sua raccolta di racconti "L'elefante scomparso" troneggia sul mio comodino, così che ogni tanto mi mangio due paginette. Vado però controcorrente come consiglio di prima lettura e ti dico "L'uccello che girava le viti del mondo". C'è dentro buona parte del suo mondo e te lo farà amare alla follia.

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Io ho letto Norwegian Wood, attirato dalla definizione "Un giovane Holden giapponese".

Posso confermare che si tratta di un gran bel libro, scritto bene e appassionante. Anche se i giapponesi c'hanno sempre 'sto pallino per il tema della morte.

Però vale davvero la pena! (il film, invece, merita per la resa dell'ambientazione anni settanta giapponese. Ma il libro è più bello, come se servisse specificarlo)

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Mi inserisco nella discussione un po' come una pecora nera. Ho letto Murakami, "Kafka sulla spiaggia", ma non mi ha convinto per nulla. Se t'interessa la narrativa giapponese, prova con Kawabata, che è davvero un grande scrittore. Trovo Murakami uno scrittore sopravvalutato: in "Kafka sulla spiaggia" ricordo di avere colto un miscuglio di influssi letterari sinseriti nel romanzo senza criterio. L'unica nota piacevole che ricordo era l'attenzione con la quale descriveva la preparazione del cibo. Per il resto deludente, ma so che il mio parere è fuori dal coro e non so quanto ne terrai conto.

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E' uno dei miei scrittori preferiti, per me qualsiasi cosa scrive è piacere letterario. Di base lo adoro perché mi piace come sentono i suoi personaggi e riesce a farmi sentire le stesse cose. Poi le storie che crea sono interessanti, fantastiche eppure non sfociano nel fantasy vero e proprio, che non apprezzo troppo. Ha il giusto equilibrio di evasione e immersione nella realtà che mi prende completamente. Io ti consiglio Sotto il segno della pecora per iniziare.

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L'ho scoperto di recente, leggendo Norwegian Wood e subito dopo Kafka sulla spiaggia, entrambi consigliatissimi. Ha sicuramente uno stile particolare, molto più ricco di quello che sembra in apparenza. Di sicuro non ci si può aspettare, anche visti i contenuti surreali, storie "normali": la quarta di copertina semplifica molto la reale sostanza dei suoi libri. Personalmente credo proprio che leggerò altri suoi lavori, ormai mi ha preso.

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Di lui ho letto solo "La fine del mondo e altre meraviglie" e sinceramente non ho capito molto bene la trama :grat:

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Di lui ho letto solo "La fine del mondo e altre meraviglie" e sinceramente non ho capito molto bene la trama :grat:

Murakami ancora non lo conosco; ho letto "Il suono della montagna" anni fa, di Kawabata, l'ho apprezzato. Amo molto e rileggo spesso i libri di Mishima, specialmente "Diario di un vecchio pazzo" e "L'amore di uno sciocco". Belli anche "La voce delle onde" e i racconti.

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Beh, di Kawabata è da leggere anche "Il paese delle nevi". L'ho trovato di grande fascino, un testo in cui si uniscono la descrizione dei luoghi montani, la vita di una geisha e un sottile erotismo. Kawabata è davvero uno scrittore giapponese di primo livello.

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Da un po' volevo aprire questo topic, dato che qua e là se n'è parlato nel forum.

E' uno scrittore con un grande seguito, ma non mancano i detrattori. Fino a poche settimane fa io mi ponevo fra i suoi lettori stregati e incantati, senza se e senza ma.

Ho amato i suoi romanzi in cui il realismo magico, a differenza delle ricche atmosfere del sud america, entrava con un'estrema pacatezza nella vita dei personaggi, in modo disarmante, e lo accettavo o ne rimanevo stupita proprio come capitava ai personaggi. Merito soprattutto della scrittura intima, tranquilla, scorrevole, ripetitiva come lo può essere la vita quotidiana di una persona, con accenni di vivacità in metafore simpatiche, o nell'apparire di eventi assurdi.

Eventi che nella loro assurdità avevano comunque un senso all'interno della storia, un senso che più che compiutezza alla trama, risposte a ogni interrogativo, si situava qualche strato sotto la normale logica o causa-effetto, con il potere di dare una risoluzione interiore al personaggio e a me che stavo leggendo.

Il modo in cui Murakami inserisce questi episodi o personaggi fuori dalla norma è solo uno dei suoi pregi. C'è il significato dietro, molto aperto a interpretazioni diverse (questo non tutti lo amano) e c'è soprattutto la natura di questi elementi "magici" o "surreali" che hanno una fantasia che a volte sfocia nella poesia e altre nell'ironia. Seguire Murakami è un'esperienza che ti porta in posti strani dove a volte non puoi che restare a bocca aperta, incantato.

Questo finora.

Ho letto tutti i romanzi di Murakami tranne 1Q84 e penso che farò passare del tempo prima di farlo, perché credo di essere satura.

Ho letto in periodi pre innamoramento Norwegian wood e A sud del confine, a ovest del sole, che ho trovato ben scritti, ma non mi avevano esaltato. Poi quelli che per me sono i suoi capolavori: Dance Dance Dance, La fine del mondo e il paese delle meraviglie, per molti versi anche L'uccello che girava le viti del mondo (le storie di guerra, il personaggio di Mai sono fantastiche), ho adorato Nel segno della pecora.

Però leggendo poco tempo fa Kafka sulla spiaggia, mi sono un po' annoiata. Mi è sembrato che i temi e alcuni elementi fossero troppo simili ad altri già usati, ho intravisto il meccanismo del prestigiatore dove prima c'era la mia cieca fiducia nella sua magia. Non mi ha preso come al solito.

Questo forse è dovuto al fatto che in relativo poco tempo io abbia letto tutte le sue opere, o forse rispetto a quello che mi piace nei suoi libri (che piace a me, perché questo libro ha ottime recensioni ovunque) c'è stato un calo nella sua produzione. Infatti preferisco i suoi primi romanzi dove mi pareva che avesse più idee e quell'incanto non si spezzava mai. In questo romanzo la parte di Nakata e dei gatti mi è piaciuta molto, meno decisamente quella del ragazzo che ho trovato un po' pesante da seguire.

Ciò non toglie che resta uno scrittore da inchino, e che prima o poi leggerò anche 1Q84. Che la sua scrittura ha insieme la semplicità e la profondità che ho preso come traguardo inarrivabile quando tento di scrivere. Non solo la sua, in generale essere semplici ma profondi, sono qualità che apprezzo enormemente in ciò che leggo. Essere semplici senza scadere nel banale, profondi senza l'incomprensibilità. E soprattutto quell'atmosfera intima che riesce a legarti ai personaggi siano stati separati dalla propria ombra, abbiano perso il gatto, o spieghino come una certa ragazza grassa sia grassa in un modo attraente.

Che ne pensate?

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Ho letto tutto. Sono inciampata per caso in Dance Dance Dance e sono andata fuori di testa.

Sto leggendo ora 1Q84 che, a mio parere, merita un discorso a parte (come ho già detto altrove, aprirò una discussione appena l'avrò finito).

Quello che mi affascina di Murakami, di più, mi stordisce, è il suo causare reazioni opposte non solo tra appassionati e detrattori, che sarebbe normale, ma tra coloro che lo amano.

Per esempio: io mi sono un po' annoiata a leggere L'uccello che girava le viti del mondo, mentre ho amato tanto Kafka sulla spiaggia che, quando l'ho finito, ho pianto. Ho pianto perché era finito! Non mi era mai successo.

Mia teoria: tutti i suoi libri (a parte, forse, Norwegian Wood) sono aperti a interpretazioni e letture molteplici. Siamo forse noi a rendere appassionanti o noiose le sue storie? :zomg: Possibile che Murakami sia capace di dare un simile potere al lettore?

*va a mangiare, forse la fame la fa delirare*

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Secondo me Nerina l'effetto deja-vu è anche dovuto al fatto che hai letto tutto e quasi tutto insieme. Per certi versi è normale che uno scrittore, a un certo punto, inizi a ripetersi.

La mia ragazza al momento sta leggendo 1q84 e mi ha detto che le sta piacendo molto. Le ho consigliato io Murakami, avevo letto Dance Dance Dance, Kafka sulla spiaggia e L'uccello che girava le viti del mondo. Mi sono piaciuti tutti, un po' meno l'uccello, ma come dici tu ci sono parti semplicemente geniali.

Però io faccio sempre così: non mi abbuffo mai di un autore, nemmeno se mi piace. Cosa che invece fa la mia ragazza, sbagliando. :D

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Beh è stata un'abbuffata comunque dilazionata, dal 2010 a oggi, e altri scrittori hanno retto meglio le abbuffate, mi sono un po' convinta che ci sia stato un calo o una certa ripetitività. Capita anche ai musicisti, no? Alcuni poi si riprendono, altri no, continuano a imitare se stessi. Per questo anche se voglio far passare tempo, sono curiosissima di leggere 1Q84, ho evitato le recensioni, non so neppure bene di che parli, ma visto che è un librone di dimensioni mi aspetto che sia un librone anche nella qualità.

Ecco la brutta sensazione che ho provato è che Murakami scrivesse imitando Murakami. Come mi è capitato con alcuni romanzi di King che sembravano scritti da qualcuno che imita King, ma senza parlare di ghost writer forse sono solo opere riuscite peggio.

Io sono da abbuffate in tutto comunque. Vorrei ci fosse un volume dei Meridiani per ogni autore :asd: tutto lì e se vado in fissa, ha pure quell'aspetto sacro senza orpelli tipo bibbia.

Ma a parte la mia impressione che può essere semplice uscita dall'innamoramento poco obiettivo in cui mi trovavo, mi interessa sapere che pensate di Murakami in generale. :la:

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Per me era così con la musica, ma solo degli autori che ho amato senza condizioni. Io la tendenza alla ripetizione la trovo un po' in tutti gli autori. Quindi cerco sempre di dilazionare. 1q84 è comunque sul reader, in coda di lettura. Ci sono troppi libri da leggere e così poco tempo! :follia:

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Non ho mai letto nulla di suo, ma sono curiosissimo. Appena avrò l'e-reader provvederò a recuperare.

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B ha scritto:

Siamo forse noi a rendere appassionanti o noiose le sue storie? :zomg:
Secondo me sì. Cioè, effettivamente sembra una cosa un po' pazzesca, ma me ne sono convinto, anche se ho letto soltanto due dei suoi romanzi, "L'uccello che girava le viti del mondo" e "La fine del mondo e il paese delle meraviglie"; e una raccolta di racconti, "L'elefante scomparso".

Cominciai a pensarci mentre leggevo dell'uccello giraviti (il primo in ordine di lettura era la fine del mondo, ho fatto un po' di casino nel post), perché mi rendevo conto che la narrazione di Murakami è molto soffusa. Cioè, come dire, non vorrei scrivere delle boiate. Non è "prepotente", non usa grandissimi colpi di scena e il suo stile è semplice. Più che trascinare si fa seguire. L'effetto mi è saltato ancora di più agli occhi quando ho letto i racconti. Spesso sono così poco invasivi da sembrare incompleti, o completamente insensati. Però di quando in qua un racconto mi si imprimeva, magari ci trasferivo qualcosa in particolare, o mi lasciavo suggestionare da qualche dettaglio, qualche immagine. E penso che la cosa sia molto personale, perché poi, a livello "oggettivo", non saprei tracciare una chiara distinzione che dica "questi sono i racconti buoni e questi quelli venuti male".

Ricordo di aver letto in un'intervista che Murakami diceva di vivere i racconti un po' come dei flirt con situazioni e personaggi, che poi può trasformare in rapporti più seri, scrivendo un romanzo. E infatti nell'elefante scomparso c'è un racconto che è in pratica il primo capitolo dell'uccello giraviti. Ed è pure la sensazione che ho avuto leggendolo, come se ogni racconto fosse un piccolo mondo disegnato nella sabbia, pronto a scomparire o a trasformarsi in qualcosa di più grande, a seconda del significato e dell'importanza che uno vuole dargli.

Per cui io mi sono proprio convinto che lui crei un universo nel quale ogni cosa si mostra e si nasconde. Il lettore passa e si focalizza su qualcosa piuttosto che su altro. Dà significati. Il percorso è comunque guidato, ma abilmente, senza invasioni.

Oh, mi sto spiegando uno schifo, chiedo scusa.

Cito qualche passaggio di sue interviste, è meglio:

"In quanto persona che racconta, prima di tutto devo conquistare la fiducia del lettore. Poi, possibilmente, anche la sua simpatia. Questo, non c' è bisogno di dirlo, è un dovere essenziale per uno scrittore. E perseguendo ulteriormente quest' obiettivo, è probabile che nasca empatia. C' è un genere di storia che sta in piedi proprio perché c' è empatia. Se lei ascolta otto battute di un' opera di Mozart, probabilmente capirà subito che si tratta di Mozart. Se legge una pagina di un libro di Raymond Chandler, capirà subito di essere davanti alla scrittura di Chandler. Questo è uno degli effetti che produce l' empatia. Dove c' è empatia, nasce un sentimento di comproprietà. Anch' io, nella misura del possibile, desidero creare questo genere di mondo personale. Un mondo in cui chiunque possa entrare liberamente, da cui chiunque possa uscire liberamente. Un mondo che è sì il mio, ma è anche democraticamente condiviso. Se posso dire, qualcosa che si trova all' estremità opposta del mondo del culto" (da qui)

Quest'altra mi fa morire :asd: Ed è anche più diretta riguardo l'argomento.

"G: Nei suoi libri ci sono elementi ed oggetti ricorrenti dal significato metaforico. Uno di questi è il pozzo. Cosa rappresenta davvero per lei? E’ l’uomo che si guarda dentro alla ricerca della sua parte più oscura?

M: No. Non so perché la critica occidentale sia tanto ossessionata dalle metafore e dalla lettura simbolica dei miei libri. Per me un pozzo è un pozzo e basta. Se scrivo pozzo quello che voglio è che ognuno si immagini il suo pozzo, quello che il pozzo rappresenta per lui. Ciò che è importante è spingere il lettore ad usare la fantasia, a ripescare delle immagini personali e a dare loro un valore che sarà diverso per ciascuna persona. Per me ad esempio il pozzo è un’immagine bella, mi fa pensare all’acqua, alla vita. Ma non è così per tutti. Per qualcuno può essere un’immagine negativa. E’ questo il bello della letteratura." (da qui)

Per cui, niente, secondo me sì, in Murakami il ruolo del lettore nel vivere le storie credo sia più importante del solito.

EDIT: ho tolto il grassetto che era un po' sgradevole da vedere.

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Toh. Per una volta, forse, non ho detto una vaccata. Quella cosa del pozzo è proprio ciò che intendevo. Strano che lui l'abbia detto meglio, eh? :fuma:

Grazie Nicolaj, per l'analisi esaustiva, per gli stralci di intervista, e perché, grazie al tuo intervento, non mi sento una turutuccu. :)

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Quoto Nikolaj.

Trovandomi a più libri più liberi, ho ascoltato Laurence Cossé ( "La libreria del buon romanzo") che presentava il suo ultimo lavoro in compagnia di Amara Lakhous ("Scontro per un ascensore..."). Bravi entrambi e conversazione interessante. "Il libro è dell'autore al 50% - ha detto tra l'altro - il resto lo mette il lettore"

Per Murakami credo che chi lo apprezza "metta" anche di più. Alcuni autori hanno questa capacità di esercitare una forte presa, ovvero di muovere l'empatia menzionata nell'intervista. E' ovviamente un pregio per così dire remunerativo, fondato quanto meno su una costruzione narrativa capace di suscitare emozioni.

Che tuttavia non necessariamente si accompagna all'effettivo "valore" dell'opera, inteso - semplificando alla grossa - come profondità, articolazione, ambiente, coerenza interna eccetera.

Di Murakami ho letto soltanto Kafka sulla spiaggia. L'inizio era promettente, ma presto l'ho trovato (di sicuro per via dell'età) noioso, irritante, ripetitivo. E il suo scivolare nel paranormale mi è sembrato un espediente bello e buono per gonfiare il volume. In effetti diffido, sarà un pregiudizio, di chi produce migliaia di pagine a ritmo serrato, stile catena di montaggio. Mi scuso con i tanti estimatori.

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