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  2. Il sogno dell’odio – Pt.1

    Caro Nighafter, leggo, in ritardo, la prima parte della tua narrazione, per poi leggere in successione, le altre che hai postato. Ho già ammirato la tua scrittura e non mi ripeto: mi limito alla conferma. Detto ciò, se me lo consenti, inizierei con alcune precisazioni che riguardano i commenti, prima di parlare del testo. - il colore non è che l'identificazione semantica di una percezione. In fisica non esiste. Tecnicamente, il nero corrisponde alla mancanza di riflessione di qualsiasi frequenza elettro-magnetica visibile. Ovvero è proprio del corpo che assorbe qualunque colore. Anche il buio è un'attribuzione che corrisponde alla mancanza di illuminazione, cioè quando - sia direttamente che per riflessione, rifrazione o diffusione - il nostro rivelatore (occhio) non percepisce alcun pacchetto d'onde rilevabile dal sistema. Oppure quando la trasmissione dello stimolo, dalla retina alla corteccia cerebrale preposta al suo riconoscimento, è interrotta. La descrizione di Nightafter è dunque corretta e la relazione colore - nero - scuro, ineccepibile. Scusate, ma ho sentito di doverlo precisarlo. - un bambino di 4 anni è perfettamente in grado di capire tutto quello che è stato descritto a suo proposito in questo testo. Consultate un pediatra, se non avete figli... E, soprattutto, è perfettamente in grado di capire che ciò che gli succede non corrisponde alle sue aspettative, di attenzione, di comprensione, di amore. Ma non basta: ci sono studi che dimostrano, in modo non oppugnabile, la capacità connaturata nel bambino piccolo (già neonato) di percepire se l'adulto con cui ha contatto sia empatico verso di lui o se lo rifiuti. Si chiama istinto di sopravvivenza, nasce da un nucleo, che si chiama amigdala, e si realizza in una delle due vie contrapposte del sistema limbico, a cui l'amigdala appartiene (quelli che vengono comunemente identificati come sede di eros e thanatos). Nel racconto emerge, e non potrebbe essere altrimenti, il secondo. Ok, adesso ho esagerato. Scusatemi. Vengo al racconto. Non amo l'horror, ma questo "sogno dell'odio" mi è egualmente piaciuto e l'ho vissuto con angoscia. Non amo l'horror perché quando incontri un bambino che vedendoti cade in preda a una disperazione inconsolabile, ti rendi conto di assomigliare al suo aguzzino e se potessi, quell'aguzzino, lo uccideresti. Perché quando vedi un bambino abbandonato, morto in riva al mare, quando vedi un bambino che agonizza per denutrizione, e lo vedi davvero, non in televisione, e non puoi fare niente, bestemmi dio e gli uomini e tutto quello che ti viene in mente. Senza bisogno di confessarti. Non amo l'horror perché l'ho visto. Ho divagato, come al solito. Ma questo racconto, che mi pare sottintenda abbastanza chiaramente il contesto in cui si svolge l'episodio, è un contesto reale, che dimora a pochi passi da noi. La merda che si spazza dalla strada perché nessuno la veda. Ma c'è lo stesso e ha il peso della disperazione (il mangiarsi il topo). A parte i piccoli refusi, già segnalati da altri, Nightafter, ti segnalerei solo una frase che mi sembra un po' troppo alla Umberto Eco, che mi pare saccente (e senti chi parla!): " in grado di percepire ultrasuoni e frequenze degli ultravioletti, i ratti sono metacognitivi". A mio parere, s'intende... Ciao, e grazie per esserti lasciato leggere (e non solo in senso narrativo)
  3. Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Sì, zona tiepida, @Kenzo Kabuto. Come detto da @Sofia Marias secondo me le telefonate giungeranno tra il 27 e il 30 Aprile. L'anno scorso, la premiazione fu il 30 Maggio e, come detto da Mitillasmile, la vincitrice ha scritto di aver ricevuto la telefonata il 5 Maggio. Draka potrebbe esserci di aiuto, ma in un suo post mi pare abbia detto di non dire nemmeno sotto tortura il giorno in cui ha ricevuto la telefonata da Marchetti. Ma potrei aver letto o ricordare male le sue parole. Se volesse smentirmi, ne sarei lieto.
  4. [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Ella F. In questo periodo ho un po' di progetti da concludere, ma mi piacerebbe riavviare anche questo. Se ti va, puoi prendere in mano la situazione, semplificare le regole se preferisci, decidere come impostare le tappe, e insomma fare partire finalmente questo benedetto treno!
  5. TZLA - Trentin e Zantedeschi

    Ho ricevuto alcuni spunti utili
  6. TZLA - Trentin e Zantedeschi

    Non desidero commentare per non cadere nella presunzione. Posso solo affermare che altri avevano letto il manoscritto, e i giudizi ricevuti si discostano molto dagli ultimi.
  7. Racconti brevi in 5 punti. Al buio

    @AdStr ciao! Lo so, troppo spesso mi fermo alla prima frase che mi sembra adatta a descrivere l'immagine che ho in mente senza cercare soluzioni stilisticamente più originali. Hai ragione da vendere, e sono felice che tu (e non sei l'unico!) continui a ripetermelo, alla fine mi entrerà in questa testa dura Mi fa piacere che, nonostante questi inciampi, tu abbia apprezzato il brano Grazie!
  8. TZLA - Trentin e Zantedeschi

    Mi dispiace per la non-rappresentanza e in bocca al lupo per i prossimi passi. Se hai voglia di condividerlo, vorrei sapere se, a tuo avviso, la scheda critica offriva spunti validi per migliorare il testo. Sono indiecisa se usufruire anche io di questo servizio. Ciao e grazie
  9. Oggi
  10. Se fossi un albero

    Grazie mille della lettura, @luca c.! Questo tipo di racconto è pericoloso, è vero. Si rischia di essere piatti. Però via, ho provato a lasciarmi prendere dal "filosofico senza impegno" - o forse apparentemente senza impegno. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Andresti d'accordo con Max. Grazie mille!
  11. Ciao, BWV. Grazie per la nuova (e sollecita) passata e per i relativi commenti. Vorrei rassicurarti: il "voi" a cui mi rimandi è un plurale. Io do del tu a chiunque, meno che quando intendo beffare o dileggiare l'interlocutore (in italiano: prendere per il culo). Venendo alle obiezioni, ti risponderò disordinatamente. - Colpito e affondato! cambierò immediatamente "baci" in "sguardi". Così dovrebbe sembrare meno Moccia. Non ci avevo pensato. Nelle intenzioni sarebbe voluto essere un blocco di testo che imponesse al lettore di fermarsi, che ho formulato attraverso la reiterazione esasperata del vocabolo (che cambio subito essendo, tra l'altro, formalmente ininfluente). - Per la citazione di De André ho seguito le regole di un editore (con cui ebbi a che fare), sapendo che ogni Casa editrice ha norme proprie, seppure simili. In calce (omessa nel copia-incolla) ho ovviamente fornito il riferimento alla fonte. Riguardo, infine, alla necessità o meno di chiederne l'autorizzazione, è un problema che rimando a quando, semmai, dovessi rendere "commerciale" il prodotto-libro. - "La notte scende e è fatta per amare. (la "d" eufonica è stata omessa per costringere il lettore a soffermarsi) E noi ci addentreremo in essa come la larva si chiude nel suo filo, inconsapevolmente, da sempre, e ne usciremo farfalle. Come in una metamorfosi in cui non so ancora come rinasceremo domani." Tu commenti: "qui passi in prima persona singolare dopo una narrazione in terza intervallata da momenti e/o frasi in prima persona plurale". Innegabile. La prima proposizione è - di nuovo -, una reiterazione che compare in altri punti del capitolo. Un punto fermo del tema della narrazione e, pertanto, al presente estemporaneo. Inoltre, la prima persona (la notte) è un sostantivo generico, una prima persona semantica, non identificativa (non l'io narrante o il soggetto sottinteso, per capirci). La seconda proposizione, invece, leggila così: "Come la larva si chiude nel suo filo (presente estemporaneo, giacché si avvolge da sempre in tale modo), noi ci addentreremo in essa e ne usciremo farfalle (accordo verbale) pur non sapendo (non so, cioè non ho saputo, non so e non saprò fin ché non si verifichi) come rinasceremo. Riassumo: un po' complessa, ma - credo - grammaticalmente corretta. - "La corda vibra sotto le dita che delicatamente la pizzicano, sfregando lievi e poi lasciando che sotto ad esse scorra come all’amore inturgidita pelle di capezzoli neri nel buio della notte." Come nello sfregare lieve delle dita che poi lasciano che sotto ad esse scorra la pelle del capezzolo, la corda della chitarra scorre sotto quelle del ragazzo che la fa risuonare. Così è più chiara, ma di poetico non ha più nulla e l'amore deve pur essere poesia... Infine: "all'amore", al posto di "nell'amore" è una similitudine analitica: "come questo sta a quello". Ok? Il resto l'ho già corretto. Mi sei stato utilissimo. Quando avremo la possibilità di scambiarci un intero testo, anziché spizzichi di capitoli, sarò contento di farlo. Grazie ancora e alla prossima... Ciao!
  12. TZLA - Trentin e Zantedeschi

    Oggi è arrivata la scheda critica di circa 4 pagine del mio romanzo inviato con lettura prioritaria, secondo lo schema del loro sito. Doccia gelata, non verrò rappresentato da loro. Volgerò lo sguardo altrove, tanto non demordo.
  13. Ho lasciato tutto e me ne sono andato

    Commento: L'uomo seduto in veranda Tutto è la vita. La vita di ognuno di noi. Tutto parte dal cuore che batte. Sangue in circolo che disseta come nettare. Sempre fa crescere. «Vi auguro una buona serata, a domani» Ho detto con un bel sorriso sulle labbra. Che fosse una telecamera o no, che cosa mi importa? Io guardo sempre negli occhi della gente. Anche attraverso un vetro rettangolare, affido sempre il mio cuore a loro. La luce rossa si spegne. Fine registrazione. Tra poco torno a casa. «Ciao ragazzi, a domani mattina per le prove» Così saluto la mia truppe. I miei cari ragazzi. Esco dagli studi e dalla mia perfetta perfezione. Cammino, guardo e saluto finalmente come voglio io. - Finalmente sono libero – Penso con sarcasmo. Con la mia auto percorro le strade di Roma Sud. Torno a casa dalla mia famiglia. Sull’asfalto notturno, mi riesco ad identificarmi finalmente come un uomo comune. Sorrido allo specchietto retrovisore, magari qualcuno lo coglierà. Le strade mi accogliono sempre come se fossi un cittadino e questo non mi dispiace affatto. Sono materne e mi fanno sentire un figlio, “qualunque”, del mondo. Parcheggio l’auto davanti casa ed entro. Ad aspettarmi c’è il bacio di mia figlia e il sorriso innocente di mia figlia. L’amore della mia vita. Solo quando mi metto in ciabatte, mi rendo conto di quanto son importante per loro e mi sento in dovere di proteggerle. Adoro cenare insieme a loro, sorridere a mia moglie mentre faccio l’aeroplanino, pieno di pappa a mia figlia. Nessuno se lo può immaginare che quello dell’aeroplanino, sono proprio io. Sono padre e marito. Ma nessuno se lo immagina come posso essere. In realtà tutti sono affezionati al mio essere uomo di televisione e basta. Per gli altri sono un personaggio famoso, uno di quelli che fa battere il cuore. Dopo cena metto a letto mia figlia, le accendo la sua stella preferita e gli racconto una storia. I bambini quando sono rassicurati, si addormentano in un baleno. Lo imparato solo quando sono diventato padre. Le do la buonanotte, un bacio sulla fronte molto promettente. «Ci sarò sempre per te» Le sussurro. Socchiudo la porta della cameretta senza far rumore. Mi allontano come una lucciola fatata. Ritorno in soggiorno, sento Carlotta che sta lavando i piatti. E’ brava come donna e come madre. Anche lei non se lo immaginava di diventare la moglie di un personaggio famoso. Per lei è stato sicuramente un bel cambiamento. Mi viene voglia di ascoltare in cuffia il mio gruppo preferito, “i Beatles”. Mi rilasso e chiudo gli occhi. Dopo un po' sento il braccio di Carlotta che mi spintona, vuole che mi corico con lei. E un altro giorno è andato, penso che sono stanco perché ho troppi impegni televisivi. Mi piacerebbe tanto rallentare ma questo non mi è possibile, non per un tipo come me. Abbraccio Carlotta a me e mi addormento come un bambino. Nella notte sogno di fare un incidente, una botta tremenda e inspiegabile. Sento male, molto male. Non so dove, se al cuore o alla testa. «Fabrizio, Fabrizio!» La voce di Carlotta mi chiama in lontananza. Riconosco la sua voce ma non posso rispondere. È come se mi sono smarrito in un limbo dove avevo visto passare tutta la mia vita in un secondo. Dalla mia famiglia d’origine all’inizio della mia carriera, dalla gente che ho incontrato ai programmi che ho fatto, dalle cause sostenute alle manifestazioni, dal matrimonio in tarda età alla nascita della mia meravigliosa bimba. Tutto questo l’ho vissuto in un secondo. Poi più nulla. Buio completo. Ho provato una sensazione strana, quasi liberatoria. È come se la mia anima fosse andata via dal mio corpo. Sembra impossibile ma è proprio così. È così difficile da raccontare. Sento tanto silenzio che mi fa paura, temo di perdermi da un momento all’altro. È come se mi trovassi in una dimensione in sospeso dove non esistono più i giorni, i mesi e gli anni. Il tempo è diventato inesistente ed io ho perso la memoria. Sono smemorato? Da quando? Lo sono sempre stato? Metto anche in dubbio anche la mia parola e il suo suono che pare assente. Continuo a parlare ma nessuna voce mi risponde. Forse sto solo pensando a quello che sto dicendo. Allargo le labbra, tento di ridere ma non ci riesco. Ora improvvisamente mi rendo conto di essere claustrofobico. Il mio corpo non mi ha abbandonato del tutto, sento e non sento qualcosa. Sotto di me è morbido. Credo di essere stato adagiato su un cuscino lungo e stretto. Sfioro il suo velluto. Poi tutto scompare ed io non mi sento più. Poi ritorno, ritorno soltanto per un attimo. Sono spaventato perché non respiro. Mi manca l’aria. Soffoco e non mi sento già più. Poi mi risento di nuovo, e ho freddo. Tanto freddo. Gelo in tutta lucidità. Oddio ora, che succede? Mi sembra di alzarmi da terra. È come se fossi sospeso a mezz’aria. Che succede? Che succede? Questa sensazione è breve. Molto breve. Poi in un secondo ritorna tutto come prima. Un tonfo secco, rimbombante. Lo sento. Mi scaglio contro qualcosa. Forse un suolo molto duro come il cemento oppure addirittura una lastra di marmo. Il silenzio che mi ha accompagnato fino a quel punto, divenne improvvisamente un pianto straziante. Lo riesco a sentire, anche se era molto lontano. Perché piangete? Perché piangete? Vorrei urlare ma non posso. Mi manca la voce e temo che mi manchi anche la bocca. Sento solamente piangere a dirotto. Più sento il pianto di qualcuno più ho la sensazione di essere molto leggero e sottile. Può darsi che mi sto trasformando in un’anima? Non lo so e non credo perché io penso ancora. Mi manca sempre di più l’aria e ho il terrore di soffocare. È buio e ho paura. L’idea di sbattere i pugni contro questo piccolo spazio, mi sembra l’unica speranza che ho. Forse da lì fuori mi sentiranno. Ci provo. Ci sto provando con il pensiero ma non ci riesco. È un fallimento, anche solo con la forza del pensiero. Mi “sento” come un ragno chiuso in una teca. “Faccio” ragnatele per sopravvivere ma sono le stesse a farmi prigioniero. Allora non mi resta altro che aspettare la fine di questo pensiero. Attendo nel buio. L’attesa è lunga, forse infinita. Mi sono auto-convinto che non posso decidere io, la sua durata. E allora rimango qui, anche contro il mio volere. Non voglio stare qui, griderei. Anche quel pianto straziante sembra essersi perso, non si sente più. In tutta onestà non sento più nulla, ammesso che io ci senta ancora. Attorno a me il buio e il nulla. Senza chiedermi il perché, così ho lasciato tutto e me ne sono andato senza dire nemmeno una parola. Siamo tutti esseri umani ma quando smettiamo di essere umani, ci perdiamo in una condizione di sospensione, attesa della ricreazione.
  14. Diventa Sostenitore

    Noi puffi siam così, lalallalà, siam dei folletti blu... L'incredibile Hulk è tutta un'altra storia.
  15. L'uomo seduto in veranda

    Buondì @Miss Ribston, piacere di leggerti. Il tuo titolo mi da, come l'impressione, qualcosa di affascinante e antico. Non mi piace suggerirei: per regalargli un brivido Cancellerei: ma anziché scaldargli le cosce gli batte sulla schiena. Mi piace come immagine ma non credo che può parlare da un lato della bocca. Devi essere coerente. Non ripetere: pensa Attilio me lo immagino troppo ciccione. intanto l’ombra della tettoia si appropinqua ai suoi piedi. Cioè? Cancellerei questa frase. che si fa beffe dell’asfalto proprio davanti ai suoi occhi, Cioè? Scorrevole. Perchè da un lato? Anche se ha la pipa, sospira dalla bocca. Cancellerei questa frase. Ripetiva Non mi piace: se stringe i denti, non può prendere la pipa Perchè frustato? E quindi? Conclusione: racconto carino, abbastanza scorrevole, senza refusi. Purtroppo è una narrazione piatta, non succede nulla. E' come se descrivessi un quadro, bello ma senza ispirazione, poesia e senza azione immaginaria . Io aggiungerei anche una morale, spiegherei il motivo per cui sta seduto in veranda. Visto l'ora, buon appetito Floriana
  16. Esercizi di stile [ispirato]

    Fantasy/mitologico – Giallo con giallo, rosso con rosso, verde con verde. Il Guardiano della Galassia ammirava compiaciuto: ogni cosa aveva il suo giusto ordine nell'universo. Poi calò l'Apocalisse e il cosmo prese a vibrargli sotto i piedi. Blonde Devil era emersa da dietro la Costellazione di Juniperus e avanzava minacciosa, il fedele Cerbero al suo fianco. Non vi erano dubbi, pensò il Guardiano riconoscendoli, quei due appartenevano alle famigerate Legioni del Caos. Si sentì un boato e il Guardiano restò sgomento nel vedere il Settore Giallo esplodere sotto i magli inesorabili di Uroboro. Dal fronte opposto Cerbero si avventò sul Settore Verde annichilendolo con poche possenti zampate in un buco nero. Il Guardiano scoppiò a piangere e piovve sulla Terra. Uroboro, sentendosi l'unico depositario delle Cicliche Leggi, si scagliò al centro dell'universo, ostacolando l'avanzata di Blonde Devil. Ma le forze di grandezza erano squilibrate e al demone bastò afferrare Uroboro e scagliarlo con un lancio orbitale da dove era venuto. Al Guardiano della Galassia non restò che asciugarsi gli occhi e guardare Blonde Devil e Cerbero dileguarsi dietro la Costellazione di Hippocastanum. L'Uroboro frastornato invece si morse la coda e scomparve nel Settore Rosso, demandando al buon Guardiano il compito di ripristinare l'ordine nell'Universo. – Giallo con giallo, rosso con rosso, verde con verde...
  17. Racconti brevi in 5 punti. Al buio

    Un ottimo 5 punti, @Ella F.. ^_^ Hai optato per periodi lunghi e densi ma con un occhio di riguardo per il ritmo. E funziona molto bene. Arriva tutta l'oppressione mi è piaciuto il riferimento finale al dottore, alla resistenza nei confronti di una possibile soluzione, una gabbia da cui quasi non si vuole sfuggire. Non amo tanto - ma lo sai - giusto alcune espressioni un po' inflazionate (da discount, ricordi? ancora riecheggia il tuo vaffa). Eccole: Metto in evidenza "rovente", perché al contrario è davvero ottimo. Però il resto non lo amo tantissimo. O meglio, funzionano, ma sono sicuro che potresti essere più incisiva se ti discosti da soluzioni "standard". Ma sono solo dettagli per lavoraci molto di fino. Ottimo lavoro. ^_^
  18. L'investigatore provato

    @Black ciao! Ieri quando ho letto la notifica Black ti ha citato in una discussione... mi è preso un colpo . Subito ho pensato di avere infranto il regolamento, poi ho contato fino a cento giungendo alla conclusione che non poteva essere questo: l'alternativa era ben più terrificante . Scherzi a parte, mi ha fatto molto piacere ricevere un commento da te e per questo ti ringrazio davvero tanto. Partiamo dalla punteggiatura: credevo fosse praticamente perfetta e invece mi hai fatto notare diversi errori. Uno su tutti la virgola tra soggetto e predicato a cui non avevo proprio fatto caso. Concordo anche sulle altre modifiche da te proposte. L'unica cosa che mi è però impossibile cambiare è la tipologia dei trattini; oramai scrivo solo più con lo smartphone, per vari motivi che non sto a elencare, e sull'applicazione preinstallata "Office" a ogni inizio dialogo mi inserisce automaticamente i trattini "brevi", mentre "nel testo" quelli classici più lunghi. Per quanto riguarda l'apparente incoerenza tra incipit e sviluppo onestamente non so cosa rispondere. In realtà credevo che dare uno stacco forte tra "l'inizio e il seguito" del racconto potesse essere utile a rimarcare la sostanziale differenza tra la quiete campagnola e le insidie della città. In secondo luogo, come ho avuto modo di commentare in precedenza a un altro utente, mi sembrava nella logica delle cose aprire una piccola finestra sul passato del protagonista e accennare della sua ingenuità: un contadino solo, poco abituato al contatto umano che arriva addirittura a instaurare un rapporto, ovviamente a senso unico, con lo spaventapasseri. Avendo già in mente il finale non mi sembrava male iniziare in questo modo. Mika. In realtà Mika è molto prudente , capisce da subito le intenzioni di Armando (poco anonimo, specie per la vettura dal colore vistoso) fa in modo che si sballi, lo segue a piedi ( il fatto che Armando fosse senza chiavi della macchina è sì casuale, ma Mika lo avrebbe seguito in ogni caso) e poi attende il momento più opportuno per ricattarlo. Ho optato per il parco per dare meno stacco tra la città e il ritorno imminente alla campagna ( l'opposto di cosa ho fatto in apertura). Oltretutto mi pareva simpatica la scena del cespuglio parlante, e il dialogo di Mika vuole sempre mettere in evidenza la differenza tra i due: il cittadino che si crede scaltro e talvolta è arrogante, e il bonaccione di campagna. Può essere che il dialogo appaia forzato, se me lo fai notare ci sarà un motivo, però secondo me l'errore che ho commesso e che confonde è quel "pilotato": lì ho proprio smontato una buona parte della credibilità del racconto. Grazie di nuovo per il commento e per gli spunti che ne sono scaturiti. A presto
  19. Storie Horror di due frasi

    «Tesoro, è ora di alzarsi» dissi al mio bambino con voce tranquilla, aprendo le labbra in un ampio sorriso mentre gli accarezzavo i capelli. Ma lui non rispose, rimase lì a fissare il vuoto con quegli occhietti spenti: forse non avrei dovuto colpirlo così forte.
  20. Il campanile deve cadere

    Dal 24 aprile al 30 aprile presso il Circolo ARCI La Staffa di Bologna si terrà una mostra sul mio libro IL CAMPANILE DEVE CADERE e sulle vicende che hanno animato Bologna e la cittadina di Budrio nella fase conclusiva della seconda guerra mondiale nei giorni precedenti la liberazione. La mostra verterà sulla vicenda narrata nel libro e su testimonianze e immagini di quel periodo.
  21. Il Trampolino

    Infatti mi è stato detto che l'editing avverrà in questo modo, però nell'attesa che l'editor si liberi, posso apportare delle modifiche al testo seguendo la scheda di valutazione.
  22. Silvia Meucci

    La mia sinossi ha 1.700 caratteri spazi inclusi. E vi posso garantire che il sunto della storia è quella. Ci ho messo tanto ad arrivare a quel risultato, ma non è impossibile. In bocca al lupo a tutti.
  23. Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Zona tiepida, allora.
  24. Utilizzo nome testate giornalistiche in un libro

    Come dice @Marcello. In più: le notizie sono vere nella trama del romanzo? Oppure l'emittente diffonde false notizie di proposito? Sta anche qui la differenza fra screditare un'emittente/una testata giornalistica e sfruttarne semplicemente il nome per rendere più "vero" il tuo romanzo.
  25. Lunghezza minima e genere del proprio lavoro

    P.S. Scusate ho il correttore in inglese e mi mette sempre accenti strani.
  26. Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Ragazzi ha detto la vincitrice dell’anno scorso che lei è stata chiamata il 5 di maggio ( è scritto sulla pagina del premio nella sezione ‘diario’ se non ricordo male). La finale si è svolta il 31. (O comunque a fine maggio) credo che la zona calda sia comunque da mettere in relazione con la data della finale, considerate 3 settimane prima.
  27. Lunghezza minima e genere del proprio lavoro

    In ogni caso secondo me state sbagliando di molto. Se io scrivo la storia di un’attrice amatoriale porno che diventa una pasticcerà a Parigi, ho 10.000 possibilità in più di essere pubblicata se lo scrivo come autobiografia che come la storia di “nessuno”.
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