Vai al contenuto

Tutte le attività

Si aggiorna in automatico     

  1. Ultima ora
  2. Roberto Ballardini

    Lampi di Poesia 6 - Off topic

    @Lauram @Ippolita2018 Grazie dell'invito Vediamo come si mette
  3. Talia

    [MI 130] Il Notturno

    Ciao @Befana Profana Ci vedo meglio i due punti al posto della virgola, quello che segue non è un elemento aggiuntivo della descrizione ma una conseguenza del "traffico rado", per cui rivedrei così la punteggiatura. Confortevole? Un paio hanno anche Le parole scritte sul display, quelle sottolineate, le metterei o in corsivo o tra virgolette. Queste sono inezie a fronte di un brano scritto con stile e piacevolezza. La carrellata di persone è situazione che ci presenti, vista con gli occhi dell'autista notturno, è variegata, ricca di dettagli e sentita. Tutti i personaggi hanno spessore e realtà, anche se appaiono per poche righe. Si respira la notte cittadina e i suoi protagonisti. Brava, ottima lettura! Talia
  4. Talia

    [MI130] ...

    Ciao @Kuno, il tuo racconto è ricco di personaggi matti e luoghi folli ed irreali. Il tipo monociglio che nutre il topo col grana sulla fronte è formidabile. Davvero spassoso e originale questo tuo brano. Forse, un aspetto che mi ha convinta meno è la trama/non-trama e la poco omogeneita degli episodi, ma nel complesso una gradevolissima lettura scritta con il tuo stile inconfondibile. Talia
  5. Talia

    [MI 130] Un incontro nella notte

    Avevo capito l'obiettivo del racconto. Io mi riferivo nello specifico alla caratterizzazione del personaggio. Ai miei occhi la protagonista è apparsa come nel commento. Rinnovo i complimenti, brava. Talia
  6. Oggi
  7. Ieri
  8. commento. Al viaggiatore assonnato che arrivi alla stazione prima dell’alba, la città non lascia alcuna impressione peculiare. Istina riposa in un anfiteatro di colline, nella valle del Čista reka: nient’altro che una manciata di lucine che baluginano nella foschia intorno al fiume. Lasciandosi alle spalle i campi e le ciminiere ancora spente, ci si addentra nelle strade lastricate con il peso della valigia che dondola lungo il fianco; le fiammelle dei lampioni sono l’unica compagnia, allungano e rimpiccioliscono l'ombra al ritmo dei passi, almeno finché non si incontra un lampionaio che risponde al saluto con un cenno silenzioso. Ma Istina si sveglia appena sorge il sole: risuonano voci e passi dietro le imposte chiuse, aprono i caffè. Dalle le serrande delle panetterie si diffonde l’odore pungente e caldo del lievito che cuoce e quello pastoso delle focacce. Uomini con il berretto in testa e mollette sul fondo dei calzoni pedalano zigzagando tra le diligenze e i carretti; i commessi puliscono le vetrine dei negozi e, agli angoli delle strade, donne con grandi ceste di uova o frutta appoggiate al fianco lanciano richiami ai passanti. - Uova di gallina che hanno al massimo due giorni! – ripete una. - Prugne appena colte! Costano poco perché sono aspre, ma se ne può fare un’ottima marmellata. Prugne appena colte! – esclama un’altra. Allora il viaggiatore si rivolge a uno strillone che offre giornali sotto ai portici. Chiede: - Sono pazze quelle donne? - Perché mai, signore? - risponde il ragazzo. - Vuole comprare la Gazzetta, anche se le notizie di oggi sono più o meno quelle di ieri? Ci si allontana decisi a ripartire con il prossimo treno, mentre la giornata degli istinesi procede come di consueto. - Non ho studiato, - confessa un alunno alla maestra. - Questo scollo cade davvero male, - mormora desolata la sarta a una cliente. - Dovrò rifarlo. - Oggi finisco il turno alle due, ma credo passerò il pomeriggio all'osteria, - dice l’operaio salutando la moglie. Gli abitanti di Istina, insomma, non sono capaci di mentire alla luce del sole. Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti. Quale sia la causa della loro menomazione, gli abitanti di Istina non sanno dirlo. Potrebbe dipendere dalla limpidezza delle acque del Čista reka, o da un incantesimo del progettista, l’architetto-alchimista Vojnović. - Forse il Re, - dicono i vecchi seduti a prendere il fresco sulle soglie prima del tramonto. - Forse il Re e i suoi Ministri conoscono il segreto di Istina. Ma, non essendo di Istina, possono tenerlo per sé.
  9. mercy

    Le vie della rapina.

    Direi "avesse", anche se mi sono trovata spesso in dubbio con l'uso del congiuntivo nelle interrogative indirette. In realtà l'indicativo non è un errore in assoluto, ma a me suona male. Anche qui non ci sono errori, ma due verbi riflessivi così vicini impastano la lingua. Varierei "come capacitarsi del fatto che si trovava..." oppure in altro modo. "Accoccolarsi" significa "piegarsi sulle ginocchia quasi sedendosi sui calcagni, rannicchiarsi, raggomitolarsi" [Treccani]. Essendo un verbo che descrive uno "stato in luogo", non credo si possa usare con "verso l'ingresso". Direi "accoccolato accanto all'ingresso", oppure "con il volto rivolto verso l'ingresso". Perché il soggetto in fondo alla frase? Mi sembra inusuale e un po' farraginoso. " chiese Saverio dal lato più oscuro della grotta". Anche più avanti nel racconto. Dato che il racconto è scritto al passato, le azioni precedenti al momento della narrazione dovrebbero andare al trapassato. Se ho capito bene, la fuga di cui si parla è quella avvenuta in seguito alla rapina e prima che i due si rifugiassero nella grotta ---> anche per lui la fuga non era stata facile. Non conoscevo il termine "groviera" (se non al maschile "il groviera", che è un formaggio con i buchi) e non l'ho trovato sul dizionario. che significa? Raccontando come i due rapinatori siano finiti nella grotta (come in un flashback) cominci con il trapassato prossimo e poi passi al passato remoto. Io (come ho già detto) userei il trapassato per tutto il paragrafo. Mi chiedo anche: tutto questo passaggio è necessario? Tempi verbali: come sopra. Non ho mai sentito "formati" usato in questa accezione, nel senso di "addestrati" o "abili" o "esperti". Credo sia un linguaggio parlato, o gergale. In generale, trovo che tu sia avaro con le virgole. Io ne userei almeno il doppio. Non è detto che io abbia ragione, ma le tue frasi sono molto lunghe e dettagliate, qualche piccola pausa che ne individui il ritmo e la struttura forse renderebbero la lettura più semplice. Refusi: "sì" e "lì". "Uscire fuori" è pleonastico, dato che non si può certo "uscire dentro". Accettabile nel linguaggio parlato che usi in tutto il racconto, ma io lo trovo fastidioso. Ciao, Folletto, scusami per le pulci ma il commento mi serve per pubblicare. Immagino che questo racconto sia una sorta di esercizio di stile oppure un frammento perché, a fronte di una trama poco originale, lo stile è particolare: denso di aggettivi, con periodi molto lunghi e strizzate d'occhio al linguaggio parlato che è tutt'altro che facile usare quando si scrive. A fronte delle descrizioni pulp (mi veniva continuamente in mente "Le Iene", leggendo), non sono riuscita a dispiacermi per la morte di Nicola, perché non ho fatto a tempo a conoscerlo un poco. So che è spaventato e dolorante, cioè, ma non so nulla del suo passato, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti eccetera. Far sanguinare un personaggio a cui il lettore non è affezionato, può al massimo fare schifo, repulsione, cose così. Questo, il tuo racconto lo fa. Ma per sentire il dolore, la paura, la rabbia credo che il lettore debba riuscire ad immedesimarsi in qualche modo nel personaggio, e per questo l'autore deve lavorare di lima. Altrimenti rimane solo un po' di repulsione fine a sé stessa. Questione di psicologia, questione di pensiero. Non vorrei essermi spiegata male: non intendo dire che dovresti raccontare la storia dell'infanzia infelice di Nicola o della fidanzata che l'ha mollato. Potresti benissimo mostrarmi semplicemente un suo ricordo, un suo pensiero, dei gesti che lo caratterizzano. Qualsiasi cosa faccia di lui "Nicola", diverso da un qualsiasi piccolo criminale di borgata. Faccenda difficile, eh? soprattutto in un racconto. Io per esempio non ne sono assolutamente capace. Però penso valga la pena provarci. A rileggerti.
  10. AndC

    Cosa succede su Amazon?

    Sinceramente no, non faccio mai caso alle categorie/generi. Di certo, se a fare ciò sono gli autori/editori e qualora Amazon se ne accorga, prenderà provvedimenti solo e se mai lo riterrà opportuno. Al massimo uno può provare a lamentarsi, non so se tramite servizio clienti stesso o recensendo il libro (ma dovrebbe in questo caso prima averlo comprato). L'altro giorno, per puro caso, ho scoperto che su Amazon sono presenti libri a contenuto di bestemmie o parecchio volgari... mi sono chiesto se tali opere non siano contrarie al regolamento sui contenuti non offensivi et simili... ma credo che in certi casi (magari non estremi), la risposta sia "se vende, va bene"... uguale, immagino per questa faccenda dei generi... come dire: se un horror vende maggiormente nella categoria "protezioni solari", alla fine non so quanto interessi "l'irregolarità della questione", che tra l'altro potrebbe infine essere giustificata a comodo, lo dico ironicamente... magari parla di un vampiro che usa creme per uscire di giorno... Così, magari basta una scena di nudo per far diventare un horror anche un erotico o viceversa... Di certo, sono anni che nessun canale di vendita dà ai generi letterari la loro storica e volendo culturale importanza... dei tanti che ne avevamo, molti sono scomparsi... di molti che non si sa cosa siano, si accorpano in grandi generi... un tempo "fantasy" erano per lo più solo orchi, nani e compagnia bella, oggi qualsiasi romanzo con un po' di fantasia può essere fantasy... "Avventure o romanzi di viaggio", non trovo quasi mai questa categoria... o molte altre ancora. Così, solo per fare degli esempi... Ciao!
  11. Vincenzo Iennaco

    [MI 130] #unanottegiustapermorire

    Nessun mistero, solo dei potrebbe essere che... non so bene nemmeno io. Potrebbe essere che un influsso malefico della luna fa andare fuori di testa il padre che uccide il figlio chiuso in camera a vedere video porno e horror, oppure potrebbe essere tutto un videogioco del figlio (o un multiplayer dove ognuno si sceglie un avatar), così come potrebbe benissimo essere tutto una bozza di uno scrittore in cerca d'ispirazione, o ancora volendo lo si potrebbe investire di un'aura sociale e critica verso il bisogno di etichettare e comprendere tutto in un hashtag o un nickname, oppure perché no un semplice racconto sconclusionato (il che lo ammanterebbe di un profondo significato critico-filosofico verso l'uomo e il suo bisogno di dover trovare sempre un senso al tutto) Di certo c'è solo che un racconto del genere andrebbe accompagnato dall'etichetta #nuoceallasalutementale. @Alba360 c'ho messo dentro tutta quella roba lì? Mannaggia che non hai partecipato. lo faccio mio al volo (ma non fraintendere) @Ghigo potrebbe essere anche come dici tu, anzi, forse... quasi quasi... stabilisco che è come dici tu. qui invece voglio essere chiarissimo: ogni riferimento a fatti o nickname è involontario e del tutto casuale. Il fantasma di Viril in quanto è la buonanima di un macho. Pierino la peste in quanto è il birichino per antonomasia.
  12. massimopud

    Cosa succede su Amazon?

    Forse era questo?
  13. Ghigo

    [MI 130] #unanottegiustapermorire

    E' il più citato della settimana se il mattino ha l'oro in bocca, giustamente la notte morde Sto morendo dalle risate Ho trovato il testo molto profondo. Secondo me è chiaro l'intento dell'autore. Il fantasma di Viril è il fantasma di cjan, Pierino chi sarà mai. Gli altri cercate di scorprli da soli, ma sono tutti abbastanza chiari. Io sono una mazza tanta per esempio scherzi a parte io ho una mia interpretazione. Di notte lo scrittore ha in mente una storia, ma ha un blocco. Cerca di scrivere qualcosa ma gli escono tante immagini che gli riempivano il cervello dopo un lunghissimo contest di Halloween e alla fine impazzisce un po' come il Jack Torrance di Shining mettendo su carta solo una frase ripetuta all'infinito per vincere il blocco e scrivere almeno qualcosa. Il resto è tutta pazzia che ha nella testa dovuta alla lettura di una trentina di racconti horror.
  14. bwv582

    Autunno e primavera

    Mi ero dimenticato, @Ospite Rica, https://it.wikipedia.org/wiki/Quadrilatero_Marche_Umbria anche se nel linguaggio comune nel centro Marche con il termine "quadrilatero" si intende il pezzo di strada a doppia corsia che prima o poi si farà da Fabriano all'Umbria più che l'azienda che lo fa (e anche i quotidiani locali lo intendono così).
  15. Alba360

    [MI 130] #unanottegiustapermorire

    Avvintacomeledera ci sta provando di brutto con dueocchicosì. Lui si scola il suo whisky: tergiversa. Dormono, dormono sulla collina. Sarà il chiarore lunare o il crinale: ilfantasmadiViryl e giulianatuttatana non perdono occasione per fare la loro porca figura. Anche indistinti e eterei sono due personaggi che spaccano. dueocchicosì ha ceduto: infatti è diventato unamazzatanta. Qui l'autore lo omette: Mario Rossi, alias unamazzatanta alias dueocchicosì, è un noto influencer Il solito guardone, allupato consumatore di video porno. pierinolapeste, in incognito linka, condivide e promuove le prestazioni orali? di troiaperloccasione. avvintacomeledera, sputtanata come troiaperloccasione.( c'era una telecamera nascosta da qualche parte?) Lei perde la corona e tira via madonne cristallizzate che manco... Ed è qui che entrano in scena i personaggi principali del racconto. A pierinolapeste giustamente gli piglia un colpo. Salta sulla sedia e si orina nei pantaloni. Ciò si ripercuote sulle sue dita e sulla testiera. E ancora giustamente gli viene il blocco sul groppone Blocco da spettri! @ilfantasmadiViril e @giulianatuttatana le cose vanno male per alcuni ma... I personaggi principali che spaccano ne escono con onore. Qui l'autore pare voler lasciare una morale. "Corposa notte di luna piena assisti lo scrittore inconsistente*) Qui s'incazza di brutta violenza il Padre sommo di tutti gli imbrattacarte: perde la cognizione dei tasti e si perde in un loop infinito. Dunque: In tal senso, questo sembra. Ma per sviscerarne il mistero bisogna leggerlo al contrario post mortem. @Vincenzo Iennaco è sempre un piacere leggerti! C'ho scherzato un po', ma l'ho trovato geniale e perfetto nella forma. Un noto comico direbbe che è un racconto di micchia a saperlo leggere! Avresti sicuramente avuto il mio voto, nel caso io avessi partecipato al contest, per l'originalità soprattutto ma, anche per il resto. * interpretazione mia, di me medesima ad cazzum.
  16. Ghigo

    [MI 130] La notte è finita

    refuso, due volte la parola scale Non mi piace la (forse voluta) ripetizione Avevo anch'io un orologio simile, rosso. MacLeo straordinario. Bellissimo, poesia, mistero, filosofia. A volte sembra che ti perdi in qualche pensiero, invece è qualcosa che poi sarà molto importante ai fini del racconto. Scorre molto bene. Mi è piaciuto tantissimo.
  17. Talia

    Parlo al vento

    Ciao @Io che mi manco, Grazie per l'attenta lettura e i suggerimenti. Fa sempre piacere sapere che si è stati letti e che la poesia è piaciuta. Per quanto riguarda la questione della ridondanza trovo che tu hai ragione in questo passaggio, dove c'è effettivamente troppo insistenza su certi concetti ma non me ne sono resa conto: Sono invece meno d'accordo sull'altra parte che tu mi citi come sovrabbondante della stessa immagine, in quanto è il protagonista, e non il vento come nella strofa precedente, a parlare e a raccontare la sua sofferenza. Volevo proprio dare l'idea di quegli stati di angoscia tormentati e tormentosi da cui non si riesce a distogliere la mente, per cui l'effetto-ripetizione era voluto e cercato. In che senso "maggiore spazio"? Come vedresti un eventuale approfondimento? Te lo chiedo perché non h dato effettivamente risalto a questa sfumatura. Grazie ancora per gli apprezzamenti, le annotazione e se vorrai rispondermi alla domanda. Talia
  18. Ghigo

    [MI 130] Il pianto degli ultimi

    Mi torna meglio Non ci sarebbe dovuta essere Costruirei diversamente questa frase: C'era da perderci troppo tempo, da avviare contatti ecc... Uscirono Toglierei questa frase che puzza di spoiler Mi è piaciuto. Qui hai dato il massimo con le descrizioni. Mi sembrava di vedere le immagini, di sentire i rumori. Davvero molto bravo. C'è solo un punto che non ho capito. Madelli è con mamma chioccia (penso sia una vecchia prostituta), però perché Agostino vuole sparare a Madelli e all'altro? Mamma chioccia è un uomo? Agostino è gay? Questo punto mi è rimasto in sospeso, non riesco a capirlo (forse è semplicemente così come ho scritto e allora è chiaro). Il finale è angosciante, spesso per delle decisioni, delle frasi non dette, delle domande non fatte, scatta la tragedia. E ci sentiamo responsabili con le mille domande: se avessi chiesto, se non fossi andato, se fossi arrivato prima ecc... Spesso succede. Bravo, bella prova.
  19. Sira

    Lampi di Poesia 6 - Off topic

    @Ippolita2018 carissima... Proverò, ma non sono certa di riuscire. C’è là metterò tutta Grazie infinite per il pensiero.
  20. Ippolita2018

    Lampi di Poesia 6 - Off topic

    @Elisa Audino Elisa, se puoi, siamo qui.
  21. Folletto

    Quanti stili esistono?

    Virtuosistico: Trecento pagine di virtuosismi fini a se stessi per raccontare di una casalinga intenta a comprare la frutta al mercato. Noia e autocompiacimento. Il descrizionista compulsivo: specie assai fastidiosa in grado di farti venire la voglia di gettare il libro nel caminetto a pagina venti. Descrizioni su descrizioni per allungare il brodo, di solito sono mattoni di novecento pagine. L' anfetaminico: Non ci capisci niente sino a metà romanzo, pochissime descrizioni, milioni di dialoghi, confusione al massimo e ritmo talmente serrato da farti venire voglia di bere una camomilla. Il mediocre: è lui il mainstream italiano. È comodo dall' inizio alla fine, non si sbilancia mai, non osa, scrittura scolastica e politicamente corretta. Insomma, brodo precotto che purtroppo diventa un bestseller da leggere sotto l'ombrellone. Il sadico: lui ti odia. Partiamo da questo presupposto. Incasellerà un' oscenità dietro l'altra per farti venire voglia di vomitare, artista incompreso o serio malato di mente. Specie poco diffusa, per fortuna. Il professorone: descrizioni di tipo universitario, voglia matta di farti sentire stupido, autoincensamento continuo. Il wattpaddista: lui è il peggiore di tutti e si commenta da solo. La scrittura è di tipo sms, la trama è roba scritta su un tovagliolo sporco, i personaggi sono tutti americani, pompati, volgari e più truzzi di non so cosa. Quando lo vedi pubblicato ti fa passare la voglia di scrivere per sempre.. anche di leggere. Io: scrittura tossica e spigolosa, ragionamenti da eterno sognatore, grammatica orrenda, lettori nessuno. Ma prima o poi ce la faremo. Work in progress.
  22. Essec91

    Santelli Editore

    Buonasera! Confermate tutti l'assenza di editing? Perchè io ho parlato in questi giorni con l'editore e mi è stato detto che l'editing lo fanno. Questo punto è citato anche nel contratto.
  23. AndC

    [MI130] ...

    Carissimissimo @Kuno Ti dirò la verità, che proprio non ce la faccio, epperò ti voglio bene: perdonami, ma io quei tre puntini esteticamente antigrammaticali, distanziati dalla parola che li precede o che poi diventano quattro a fine frase o tre con una virgola, ho davvero serie difficoltà a leggerli... A parte tutto... trovo la trovata originale e anche affascinante, di certo un po' "rivoluzionaria" e come ogni cosa nuova, si ha difficoltà ad abituarcisi così d'acchito: comunque e in prima lettura, nella mia mente si creava il senso-significato di sospensione dei tre puntini, che dovevo poi sostituire con l'attribuzione-significato del nome della città. Ancora ancora che hai usato i tre puntini, la cosa può pur reggere, penso, ma se, azzardando, prendessimo un altro elemento grammaticale, ad esempio un punto semplice o una virgola e gli dessimo un altro valore, quello di sostantivo... t'immagini tu! Come dire: ho apprezzato molto l'idea in sé, ma la trovo non di immediata ricezione. Il tutto e al solito a mio personale parere. In quanto al racconto, direi "uno dei tuoi": molto bello, davvero, sotto molti punti di vista, fra cui fantasia e sopratutto immagini. Nuovamente ritrovo questo carattere "bambinesco", non in senso negativo, ma volto a stimolare e a mettere in risalto il "bambino" che è in noi, o meglio negli adulti. Il tono e lo stile colloquiale della lettera scorre assai bene, anche con tutte le sue ripetizioni di termini o espressioni gergali tipiche di uno stile del genere. La città, al di là dei miei dubbi sul nome, è davvero affascinante e fra scrittura a mano, origami, lettere, personaggi "bislacchi" che vivono le loro fantasie, assenza del telefono etc... risulta davvero bella alla lettura, come luogo fantastico e "fuori dal tempo" in cui immergersi e rimanere, tanto che si vorrebbe saperne di più. Al di là di questa splendida ambientazione, scrittura e ottima caratterizzazione dei personaggi, la trama è ciò su cui possono rimanere maggiori perplessità, almeno dal mio punto di vista. Mi manca molto il senso di un finale, anche che non abbia senso, ma che in qualche modo faccia riquadrare tutti gli elementi... leggendo, ho più avuto l'idea di un semplice alzare la penna dal foglio e concludere la lettera sul filo dell'ultimo pensiero da parte del protagonista... In quest'ottica è sin troppo verosimile, ciononostante, a mio avviso, ho sentito un po' la mancanza di una chiusura più decisa-chiara della lettera e della trama stessa. Quasi tutto è lasciato all'interpretazione del lettore, e ben venga in questo. Non mi poi è rimasto ben chiaro se a consegnare le lettere siano dei postini o gli stessi abitanti della città di .... Ossia come farà il protagonista a consegnare la lettera a Cecilia che, se non ho completamente frainteso il tutto, abita altrove, nel vecchio mondo lasciato dal protagonista. Ma questo è un dubbio tanto per cercare una pagliuzza, una pulce, come si dice qui sul WD e lascia il tempo che trova. Vabbeh, le mie due-tre cose le ho dette, fanne ciò che vuoi. Mi è piaciuto? Abbastanza: direi che mi ha molto affascinato, questo sì, ma anche lasciato un po' di perplessità generale legata a quelli che sono i caratteri più logici e tecnici di un racconto. Ma forse il senso e il bello è proprio questo: si entra in una città fantastica, recuperando menti da bambini, laddove la logica, la tecnica e i perché lasciano il tempo che trovano. In quanto allo stile generale, te l'avrò già detto e lo ripeto: è bello. Ogni tanto quasi te lo invidio, non tutto, ma... I miei complimenti. Ciao!
  24. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Jet-set di pentole: batteria di casseruole lussuose e di valore KGUC JROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  25. Maria Santiago

    La sedia

    Commento Sono due ore che giro. Sto guidando dalle otto mattina, sono quasi le dieci e ancora non trovo parcheggio. Il sabato è sempre così, vuoi farti un giro in centro, magari berti una birretta con gli amici in riva al mare, insomma qualcosa che ti elevi dal logorio della vita moderna, e va a finire che è più il tempo speso a girare che a divertirti. Se non dovessi fare nulla di importante me ne tornerei a casa, ma sono qui per portare Ottovolante dal veterinario. – Io manco ci volevo venire, manco ci volevo venire!– – Zitto! Ti lamenti sempre che ti prude sotto la zampa e ora non vuoi andare dal dottore?– Non ho alcun potere su di lui, io gli dico di tacere e per tutta risposta svolazza per la gabbia, lasciando piume verdi in giro per l'auto, e si mordicchia la zampa malata con il becco. – Stronza– – Ottovolante!– Il semaforo è rosso da mezz'ora, ma almeno ci sono i Jet in radio, e il lungomare di Bari con il sole è uno spettacolo. – Grattami! Grattami!– Ottovolante è la mia cocorita parlante. Anzi, io credevo non sapesse spiccicare parola, ma dopo che i miei me lo hanno comprato in Fiera abbiamo scoperto che gracchiava spesso “Ottovolante, ottovolante! Sei un ottovolante”, così lo abbiamo ribattezzato (che fantasia), Ottovolante. Ѐ intelligente come pappagallo, impara subito quello che ascolta, ma lo ripete nei momenti inopportuni. – Che bono il veterinario, me lo bomberei!– – Ottovolante! quella era una conversazione privata. Smettila di dirla ogni volta che ci andiamo!– Ripete proprio tutto. Accanto alla coda di auto un gruppo di venditori abusivi offre birra peroni a novanta centesimi anziché un euro e venti, sotto gli occhi curiosi di turisti pallidi e in calzoncini. Vediamo, quale è la regola per distinguere i turisti che ripetevo sempre con mio zio? Se hanno i pantaloncini e odorano di crema solare sono tedeschi, sono inglesi se invece sono vestiti male e sono ustionati anche di inverno. Certo che Bari di recente è diventata proprio turistica, e come biasimare gli stranieri, con questo bel mare che luccica, e il campanile di San Sabino che si staglia nella città vecchia... – Un posto!Un posto!– Freno, per poco Ottovolante non finisce contro il parabrezza. I miei occhi stanno per bagnarsi di lacrime di commozione: un posto, un posto! Ma poi metto a fuoco. Non c'è nessun parcheggio libero, non c'è neanche la classica Smart, ma solo lei, impertinente, arrogante: la sedia di plastica color crema. Nel codice della strada non è scritto da nessuna parte che puoi usare la sedia come segna posto per il parcheggio, eppure qui a Bari è prassi normale. E guai a spostarla, eh. Ho uno zio che ci ha perso le penne così. Questa maledetta è come un suprematista bianca, crede di essere superiore a te per il semplice fatto di esistere, e impone delle regole ben svincolate dal sistema legale vigente. La maledetta posa le sue quattro game graciline ben salde sull'asfalto e sembra dirti solo una cosa: “Tanto qui non ci passi” Così mi prende l'eterno dramma di fronte alle leggi non scritte: cosa fare? Andare contro la tradizione e parcheggiare? O meglio, sfidare questo abuso di potere, e infilarmi comunque? L'ultima volta che sono andata contro lo status quo ho finito con l'essere l'emarginata della classe. Avevo deciso di battermi contro il bulletto che faceva il gradasso con me e le mie amiche alle medie, e ci eravamo anche promesse di picchiarlo dopo le lezioni. Io avevo accettato, consapevole che i miei compagni mi avrebbero difeso. Ma all'una, dopo la campanella, a sfidare Antony ero solo io. Brividi. Meno male che avevamo solo undici anni, quindi non ci siamo fatti male seriamente. Ma qui non si tratta di bulletti. Ora Antony ha probabilmente seguito le orme di suo padre, e ruba motorini per vivere, ma quello che ha piazzato la sedia nel parcheggio potrebbe essere un malavitoso serio. – Cosa faccio, Ottovolante, parcheggio?– – Fatti i fatti tuoi, fatti i fatti tuoi!– Farsi i fatti propri, una lezione di vita che può sia tradursi con “chi bada ai fatti proprio campa cent'anni” sia con una parola più semplice: omertà. Ripenso alle parole del giudice che venne a farci lezione di legalità al liceo. Me lo ricordo ancora, disse: “Io non ho più fiducia nel sistema, ma ho fiducia nelle persone”. E quella persona, adesso, potrei essere io. Così sterzo, e mi infilo di prepotenza nel parcheggio facendo cadere la sedia che scricchiola sotto le mie ruote. La mia auto entra senza intoppi tra le righe blu. Ho vinto io, contro il sistema, contro gli abusi di potere. Bisogna lottare, sempre! Un parcheggiatore abusivo si avvicina. – Hey giovina, sono due euro– fa arrogante, con il borsello in vista. Ma ormai il potere mi ha dato alla testa. – Oggi è sabato, qui è gratis!– Apro la portiera e prendo Ottovolante che non fa che dimenarsi e urlare. – Ci vuoi far accoppare, pazza, pazza!– Sono fiera di me. Entro trionfante nello studio del veterinario, con un ampio sorriso sul viso. – Andiamo a curarti la zampetta, piccolo mio– sussurro a Ottovolante, che sembra essersi calmato. Evviva. Oggi abbiamo vinto noi. Finisco dal veterinario dopo una mezz'ora. Ottovolante per fortuna non ha niente, solo una lieve escoriazione che gli fa prurito. La mia Yaris grigia è ancora lì, ad aspettarmi, vicino alle palme e ai lampioni del lungo mare. Prendo le mie chiavi, ma appena mi avvicino scopro l'orrore. Quasi voglio piangere per essere stata così arrogante, aver sfidato il sistema, e averci fatto andare di mezzo l'auto, che manco è mia, ma di mio padre. E niente, alla mia Yaris hanno forato tutte e quattro le ruote. – Te lo avevo detto, lo avevo detto!–
  26. Superfrancy

    Algra Editore

    No, non li ho contattati prima della scadenza del contratto. Avevo il presentimento che non volessero più pubblicarmi. E' difficile da spiegare razionalmente, ma più il tempo passava e meno ci credevo.
  27. Miss Ribston

    Le vie della rapina.

    Regolarizzato.
  28. massimopud

    Quanti stili esistono?

    Neobarocco molesto: diffuso in certo mainstream di grandi pretese letterarie. "Nel ricorrere sidereo degli addii, i superstiti sciamavano nereggiando tra il biancore degli avelli," - Trad. : "Come ogni due novembre, il cimitero era pieno di gente". Arzigoogolato: traboccante di informazioni, documentato fino alla nausea. Neologizzante ggiovane: conia parole basate per lo più sulle nuove tecnologie, che hanno un'aspettativa di vita media di tre, quattro minuti. Decadente da bar: stile moralista con crescendo wagneriano; parte dagli errori arbitrali per approdare al più nero pessimismo cosmico. "Era rigore, ma ormai rubano tutti, hanno distrutto i ghiacciai, l'Amazzonia sta bruciando, questo VAR è scandaloso."
  1. Carica di più
×