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  4. Vonnettesheim

    La rana di vetro

    Candido: “Secondo me è lei” infilando gli occhiali da sole Pangloss: “Ma chi?” Candido: “La cameriera del bar che sta sotto l’ufficio. La bionda.” Pangloss: “Ma che!” Candido: “Ma si guardala bene è lei. Neanche io la riconoscevo.” Pangloss: “Ma … Buh. Forse si. Forse è lei. E chi la riconosceva.” Candido: “Anche io non la riconoscevo. Eppure è lei.” Pangloss: “Senza la divisa da lavoro sembra un’altra.” Candido: “Si. Ma non dipende solo da come è vestita.” Pangloss: “Ma tu la riconosceresti ovunque mi sa” ridacchiando. Candido: “Io si. Del resto tutti si mimetizzano, per adattarsi all’ambiente in cui si trovano, per sopravvivere. Solo che gli esseri umani, invece di mutare il colore della pelle e degli occhi, adattandolo al verde delle foglie, al riverbero della neve, alle mille sfumature dell’erba secca, alle venature del legno o alle mutevoli iridescenze del fondo marino, invece di cambiare i gesti, la postura e la voce, per confondersi nella natura ed ingannare i nemici, come fanno gli animali, assumono la forma che meglio li protegge dalle insicurezze, dagli altri, dai ricordi, dalle immagini, dai sogni rimossi e dalle voci che non smettono mai di parlargli. Sono le voci dei genitori, degli amici, sia quelli che gli assomigliano che quelli diversi. Gli amici che disobbediscono, sfidando la fortuna, e quelli maturi e responsabili, sposati e con figli, che lottano per mantenere la famiglia. Sono le voci dei professori di scuola, che non hanno mai smesso di indicare la strada maestra e di accusare, di segnare con la matita blu gli errori più gravi, quelli che proprio non si voleva commettere, quelli che provengono dalle debolezze più radicate, dai nodi irrisolti. E’ la voce delle fidanzate o dei fidanzati perduti, con il loro sguardo deluso, che ripete sempre lo stesso rimprovero, la stessa amara costernazione per quella totale mancanza di disponibilità. Ma è anche la voce di coloro che sono rimasti, nonostante tutto, sottoscrivendo ogni singola clausola. In attesa che si compia la beata speranza. Hai mai provato, mentre ascolti i tuoi pensieri, a capire a chi appartiene la voce con la quale stai parlando? E’ stupefacente, prova!” Pangloss: “Con la voce di tua sorella!” sganasciandosi in una risata bassa. Candido: “Siamo tutti accompagnati da fantasmi, più o meno loquaci, e se ti giri di scatto ne puoi intuire la presenza, alle tue spalle, anche tu; puoi vedere un’ombra fugace che scompare velocissima. Perchè non occorre essere uno schizofrenico conclamato per sentire le “voci”. Anzi, è proprio la cosiddetta normalità che rende tutto più difficile, perchè induce a scambiare quelle voci per pensieri propri, nei quali identificarsi. Invece sono lugubri borborigmi di fantasmi” Pangloss: “Tu pensi davvero che con questa roba la cameriera te la darà?” Candido: “Che ne sai? Ma non penso” ride. Pangloss: “Dai andiamo” alzandosi. Candido: “Sappi che ad avere una speranza di libertà sono solo quelli che percepiscono che queste voci non invecchiano mai, non cambiano e impongono sempre gli stessi precetti. E tutto ciò che non cambia, non invecchia nè muta, anche se molto lentamente, è morto, è vuoto. E le cose morte è necessario lasciarle andare. Così, forse, si guarisce o, comunque, si sopravvive dignitosamente”. Pangloss: “Così parlò Peter Pan. Fabbrichi le malattie per impegnare l’enorme quantità di tempo a disposizione per ragionare di possibili terapie. Sposati!” Candido: “E certo! La tecnica di sopravvivenza per eccellenza. Fingersi morti!” ride. Pangloss: “Ma vai a cagare …” Candido: “Eppure c’è una forma di mimetismo che mi piace. La rana di vetro è una specie di rana tropicale dal corpo trasparente. Lei non si adatta all’ambiente circostante, ma semplicemente lo trascende, riflettendolo, col suo corpo cristallino. E così siede, serena, restituendo al mondo il verde smeraldo della foglia su cui si è posata e il raggio di sole che filtra tra i rami della foresta, accendendo la goccia di rugiada che scivola sul suo dorso. In silenzio, per ascoltare, se del caso, la voce del vero sè”. Pangloss: “Tiè! Candido” “Che è?” Pangloss: “Il conto”
  5. Tempo fa
  6. Inspiring Quotes Just for Writers

    Hello! Here are three inspiring Quotes; the first two were meant for writers and the last one is for anyone; even those who are not writers. I really hope that this helps inspire you!

    Quote

    "If you don't see the book you want on the shelf, write it."

    -Beverly Cleverly

     

    Quote

    "If you want to change the world, pick up your pen and write."

    -Martin Luther

     

    Quote

    "There is only one corner of the universe that you can be certain of improving, and that's your own self."

    -Aldous Huxley

     

    I hope that these quotes inspired you!

  7. chi ne vuol sapere di più basta cliccare HOME NILO CIARI.
  8. la copertina di questo libro è un dipinto che ho fatto e che è inserito tra altri nel concorso "artisti in vetrina" edizioni pagine Roma.
  9. Alex88

    I giorni che ho perso

    "I giorni che ho perso" è la storia di un'amicizia profonda, capace di sopravvivere a tutto. Racconta di Giony, Ermes e Morena, dell'estate del 2006, delle loro diversità e del loro legame indissolubile. Racconta di violenza, malattia, sopravvivenza e rinascita. La notizia della morte di Morena porterà i due amici a rivivere ricordi ed emozioni lontane, accompagnando il lettore in un tormentato e profondo viaggio tra il presente e il passato, fino alla scoperta di come la morte sia non una semplice fine, ma la più grande possibilità per ricominciare.
  10. Ishramit

    Il Fiume di Fuoco

    L’adolescenza è il tempo in cui le certezze dell’infanzia vengono messe in discussione. I denti da latte cadono per far posto a quelli definitivi, al contempo uguali e diversi, con cui si dovrà mangiare per tutta la vita. Ma sempre più spesso questo processo viene impedito, o almeno distorto. I morsi dell’ingiustizia lo bloccano sul nascere, congelando nella fanciullezza chi non può che rimanere terrorizzato dall’idea di vedersi crescere addosso le stesse zanne che l’hanno sbranato. Oppure costringono a saltarlo a pié pari, inducendo a dirsi “grande” chi ancora ha le gengive molli e non è pronto al cibo solido. Dalle due rive del Fiume di Fuoco anime bambine di entrambi i tipi si guardano tra loro spaventate. Quanto ci vorrà a trovare il coraggio di tuffarsi? Ne varrà la pena? O si diventerà soltanto come quello dell’altra parte?
  11. Spirito dell' Ottantaquatt

    Fuochi d'artificio

    Questa ragazza di classe mi sta parlando dell’aspirazione prometeica di creare la bellezza ideale attraverso la fotografia. Kiyomi mi spiega con fascino acuto la maniera in cui percepiva i cieli e la luce color ottano e mandarino, che scivolava nel maraschino. I colori erano la sua passione. “I colori discernono l’idea di bellezza per poi ricrearla casualmente, Stefano. La natura ha disperso la bellezza in maniera casuale e sta a noi ricercare gli elementi e immortalarli. Questa è la mia filosofia.” Bel modus operandi rispondo, mentre le prendo la mano. “Ti va di ballare?” “Vuoi provarci?” “Non dico mai no, Kiyomi. Ma questa volta è assolutamente no...” “Ok, allora” replica lei sorridendo. La serata è bellissima. La ragazza è bellissima. L’atmosfera è in fiamme in questo club e il mio maelstrom da fancazzista sta risalendo prepotentemente a galla, cresce secondo dopo secondo, lo vedo riflesso negli occhi di Kiyomi, una lucentezza differente sul suo viso, e questo l’ha provocato il mio effetto arousal personale. Mi sembra di essere tornato a vecchi tempi, quando la vita mi sembrava solo un campus di Storia dell’Arte. Io e Kiyomi. Tutto è cambiato in questi sei mesi. La prendo per mano cercando di arrivare nel buco di platea, in prossimità del palco, dove la calca è intensa. Ci lasciamo spingere da centinaia di ragazzi che se la stanno ballando alla grande al suono dub step del dj di turno e io mi metto a urlare con loro, notando la mia ex ragazza con la coda dell’occhio che mi guarda come fossi un ragazzino. In sei mesi, l’ho sentita solo una volta. Per sbaglio, mi era partita una chiamata. Ma ora, in questo momento, i neri capelli di Kyiomi attraggono la luce dei lampioni romani, mentre le sue labbra si schiudono per informarmi con entusiasmo che è stata al Mizuma, al Mori, al Watari, all’Hara e al Wako prima di sopprimere tutto a favore degli esami. Durante il periodo Erasmus ha vinto diversi premi a concorsi di fotografia e persino allestito una minuscola mostra in un pub a Nerima dal titolo Sezione Aurea. Kiyomi mi confessa che le è sempre piaciuto Zeusi, il pittore greco. “Adoro la sua bellezza compositiva, dove nulla è in eccesso. Totalmente assente l’hybris, la tracotanza, capisci Stefano?” “Assolutamente si.” Kiyomi si sposta una ciocca dietro l’orecchio con un sorriso a labbra serrate. “Sai, Stefano... una volta, pur con le mie ingenuità, ho scritto un trattatello con una fortissima tenuta teorica dal titolo I sollievi, un excursus personale su Sakai Hotsu e Kikuchi, i pittori del Nihonga, e Okuda Gensou, Gojo Jin, Kikuchi Yosai della scuola di Kyoto.” “Ce l’hai?” “Sì. Una volta te lo farò leggere...” “Spero tu abbia una copia in italiano!” Ci appartiamo nelle retrovie del locale, dietro un cumulo di bunker. Ho la bocca asciutta e gli occhi salati di sudore, i miei piedi sono andati a forza di essere calpestati. Beviamo un bicchiere di vino all’aperto, sedendoci su una panchina scassata che dà su un campetto di basket abbandonato. Uno spettacolo. Lei mi parla di altri colori: oro rosa, zaffiri, granati e ametiste... ci guardiamo negli occhi. Ballo di sguardo psichico tra noi. Lei continua a dribblare i miei segnali univoci. La sua inconfondibile voce nasale però mette d’accordo tutti. È come uno stimolatore neuronale, il suo la-la-la, per me. Per tutta la conversazione ha messo gli occhi solo sul cellulare e nient’altro. Quando termina il suo monologo, subentra un silenzio teso e imbarazzante. Secondi passano. Nessuno parla. Forse dovrei provarci. Chiedile del Giappone, Stefano. Chiedile come va la serata. Chiedile di uscire un’altra volta, deciso e intraprendente. Evita di mangiarti le tappe, abbi una voce sicura e sorridi con gli occhi. Resta imperturbabile. Ma fai come ti pare Ste’, basta che non la butti in coglionella come sempre! Dopo aver buttato la cicca mi massaggio il collo bollente, cercando qualcosa di sensato da dire. Nel momento in cui riesco ad aprire di nuovo bocca, scoppiano i fuochi d’artificio. Schizzano nell’aria come amplessi di dei greci, si arrotolano su loro stessi, s’alzano, esplodono, fischiano come all’ultimo dell’anno. Tutto avviene a circa un chilometro in linea d’aria dal locale dove ci troviamo e nessuno sente in quanto c’è una discoteca in fiamme e nessuno esce. Kiyomi ci rimane. Anche io. “Guarda Stefano, sono bellissimi!” Mi alzo, e mentre guardo con orgoglio i scoppi di luce nel cielo le rispondo: “amica mia, era già tutto previsto, li ho fatti preparare apposta per te!” “Come no, eh eh eh. Tu ci sai fare!” Le sposto una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Ha il viso finemente levigato, Kiyomi, sottile e lucente anche a notte fonda. “Ho voglia di baciarti, Kiyomi.” “Anche io, troppa. Mi sembra così strano non poterlo fare.” “Come mai?” “Sono un po’ sbronzetta, Stefano. E in fin dei conti ti conosco appena... è vero, siamo stati tre mesi insieme...” “Quattro!” “Voglio solo guardare i fuochi d’artificio.” “Prima che si spenga tutto, allora, ti bacio veloce.” “Io sono qua.”
  12. With “Babelfish, tales from the Aquarium Age”, Gino Pitaro describes a reality which is divided into countless small pieces but existing as a single unit at the same time. The background theme to all the stories is the “existencial nomadism”, that is to say the ability to live in the world’s enlarged atmosphere, making our way between multiple sociocultural influences. From Spain to Singapore, from Rome to Geneva, from London to Kandahar all the way to Saint-Tropez, the protagonists draw some sort of “melting pot”, a multiple reality which takes shape throughout the narration. Seven different stories and seven protagonists linked by the same approach to life, by the same condition of the soul which deals with what it sees while looking for the reasoned analysis and for revealing details. The intersection with others and the cultural osmosis are the heart of these different - but equal - lives. The stories can be read both in sequential or chronological order and on parallel tracks, as if dealing with multiple doppelgangers of the same protagonist, faced with different destinies. To each story a different aspect of life to be known. Gino Pitaro is an italian fiction writer. He was born in Vibo Valentia on the 7th of july, 1970. He currently lives in Rome and has been carrying out several activities, including those of editor and documentary filmmaker. In 2011 he releases “I giorni dei giovani leoni” (ASE), one of the most appreciated underground books of 2012. He then publishes “Babelfish” (2013) and “Benzine” (2015) – both edited by Ensemble. These two books win several international awards. In 2019 it’s the turn of “La vita Attesa” (Golem editions) and in 2020 of the ensay “Medjugorje, i segreti rivelati. Guida ai tempi nuovi.” “Babelfish, tales from the Aquarium Age” is a new edition of the italian literary success, translated into english and enriched with an unpublished story. The aspiring readers from all over the world – after many requests – can now read it in their mother thongue. Link Italy: https://www.amazon.it/Babelfish-racconti-dellAcquario-Gino-Pitaro/dp/B08ZBJQXQP/ref=sr_1_5?dchild=1&qid=1618401339&refinements=p_27%3AGino+Pitaro&s=books&sr=1-5 Link Spain: https://www.amazon.es/Babelfish-Cuentos-Acuario-Gino-Pitaro-ebook/dp/B08ZHQ8X8S/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1618401389&sr=8-1
  13. Ciao Foolwriter, ho letto di recente una discussione inerente alla CE Bibliotheka edizioni, e dicevi che eri arrivato a loro tramite una piccola agenzia letteraria.

    Ti posso chiedere il nome dell'agenzia? Sono alla ricerca di qualcuno che mi supporti per eventuali pubblicazioni.

    Grazie 1000.

  14. Lo scritto presenta una struttura diaristica nella quale viene descritta la mia esperienza personale durante la quarantena per il coronavirus. Dato che il periodo durante il quale l’ho scritto risale agli ultimi mesi di scuola superiore prima di affrontare l’esame di maturità, il diario riporta i dubbi, i pensieri, le preoccupazioni e le ansie di una diciottenne costretta a video-lezioni da casa e a continue incertezze su come dovrà affrontare questa sua prova finale e sulla lenta realizzazione del fatto che non festeggerà l’ultimo giorno di scuola assieme ai suoi compagni di classe. Ma oltre a questo tema che fa da sfondo a tutto il manoscritto, vengono sviluppate altre due tesi. La prima riguarda tutti gli oggetti quotidiani presenti in casa che durante la reclusione hanno attirato la mia attenzione, permettendomi di capire che ognuno di loro, pure il più insignificante, è una sorta di tesoro nascosto, poiché racchiude in sé tutto il potere di un ricordo, di un evento lontano, di una storia da raccontare. Il secondo si focalizza invece sulla sistemazione della libreria che si distribuisce più o meno su tutte le pareti di casa mia. L’operazione di riordinamento di libri, saggi, riviste, opere letterarie… è una metafora della mente (in questo caso della mia) che nonostante noi tentiamo di rimettere a posto tutti i nostri pensieri, le nostre idee e i nostri ragionamenti, ci sarà sempre qualcosa fuori posto, o qualcosa da aggiungere e a quel punto si dovrà iniziare nuovamente da capo a sistemare per evitare che tutto ciò che pensiamo e con cui ci tormentiamo torni a ronzare caotico nel modo più disordinato possibile nella nostra testa.
  15. Mary9

    L'ULTIMA MELODIA

    La routine di Ginevra, direttore editoriale della Bosco Editore, viene sconvolta a causa di un delitto commesso accanto al suo ufficio. La vittima è il suo collega Daniel Lombardi. Decisa a scoprire cosa si nasconda dietro questo strano omicidio, Ginevra offre il suo aiuto al questore Nathan Greco il quale, però, preoccupato per l’incolumità della donna, mal tollera la sua presenza. Nonostante ciò, i due collaboreranno seppur con difficoltà. Niente è come sembra e il nemico a volte è colui che ti offre i sorrisi migliori. Ginevra, che fino a quel giorno aveva vissuto all’ombra del suo lavoro, vede scardinato il suo quotidiano e le sue certezze per scoprire che il seme del male è banale ma riesce a travolgere tutto e a fare molto male.
  16. Mirage81

    Galemyos

    Sradec Exhelltor, Potestà Planetario del selvaggio pianeta Azhenia, è un condottiero ambizioso, visionario e lungimirante. Per merito dell’innato carisma e dell’audacia delle sue riforme, ha portato alla propria razza, gli Shyn, prosperità e progresso. Considerando i propri risultati non come meta, ma come punto di partenza, Sradec ha deciso di evolvere il suo popolo in nuovi individui di facoltà superiori, capaci di affrontare qualunque insidia e pronti alle avversità che l’esplorazione dell’universo comporta. Affinché la sua ambizione possa realizzarsi, egli raduna le cinque menti più brillanti del suo mondo per avviare il progetto “Evoluzione Suprema”. La portata del progetto è tale che arriverà a sconvolgere i delicati equilibri razziali, aizzando un conflitto che divamperà tra le galassie, arrivando a coinvolgere gli Illuminati Deraxyan, un popolo innocuo, innocente e ingenuo, ma capace di rendere reale ciò che si trova sul piano onirico e immaginario.
  17. Chi è stato l’ultimo a postare sul forum prima della disattivazione?

  18. La silloge si compone di 45 racconti, i quali descrivono il mondo visto con gli occhi di un sociopatico di mezza età, un misantropo, un miscredente, un buono a nulla, uno che si è rassegnato a lasciarsi trasportare dagli umori della corrente e a cui importa assai poco di che morte dovrà morire. Giordano Mai, il protagonista assoluto di queste storie, non sarebbe affatto d’accordo con questa descrizione della sua complessa persona. Ma, quasi certamente, non sarebbe d’accordo con nessun’altra definizione con la quale si proverebbe a classificarlo, a rinchiuderlo entro determinati schemi sociali, anche se è egli stesso a suggerirci, senza troppi mezzi termini, il significato insondabile delle cose. Lo fa ingenuamente, attraverso i suoi pensieri, i postulati nazional-popolari, le frasi intense e lapidarie con le quali cerca disperatamente di mettere un ordine al caos che lo circonda e nel quale non riesce a trovare un’esatta collocazione. Giordano preferisce di gran lunga starsene per conto suo, chiuso nella sua stanza a pestare i tasti della macchina per scrivere, a fumare e a ingurgitare vino, ma non disdegna la compagnia silenziosa di qualche estraneo seduto affianco a lui presso il bancone di un bar. Non rifugge a tutti i costi la vita coniugale (tutte storie passeggere le sue, in effetti, che non gli arrecano mai vera soddisfazione, mai la felicità che si pensa debbano portare), alla quale si concede con assoluta indolenza, senza alcun particolare entusiasmo, ma solo perché una forza oscura glielo impone, lo costringe ad accompagnarsi. La stessa forza che obbliga tutti gli uomini, secondo lui, ad essere qualcosa che in realtà non sono, anche se spesso fingono di mostrarsi compiaciuti, soddisfatti del loro status di apparente benessere. Solo la scrittura ha l’immenso potere di rianimarlo, di restituirgli un’identità. Fintantoché è seduto alla scrivania a inventare storie o a parlare di se stesso, sente di poter colmare quel vuoto terribile che percepisce continuamente attorno a sé, riesce a provare qualcosa che rassomigli, seppure lontanamente, alla felicità, alla gioia di essere ancora al mondo. Ne nasce una specie di zibaldone, un resoconto dettagliato delle sue vicissitudini, delle impressioni ricevute dal suo infruttuoso peregrinare, caratterizzato da un linguaggio il più delle volte scarno, diretto, essenziale, anche se, a volte, preso dagli effetti dell’alcol e dai propri ricordi, si abbandona inconsapevolmente a intensi ed eccessivi lirismi, a certi sentimentalismi fin troppo ovvi, carichi di ridondante ma sincera e ispirata retorica. Ma forse il senso è proprio quello, forse la ragione di esistere risiede proprio in quell’inutile affaccendarsi allo scrittoio: «Niente dà più soddisfazione di una pagina ben scritta, anche se a stabilirlo, che è ben scritta, sono soltanto io. Si intuisce sin dalla prima riga, dal primo bicchiere, se sarà un buon lavoro, e quando arrivi in fondo al foglio, quando finalmente vedi il fondo della bottiglia, sai di aver detto tutto quello che c'era da dire, è così che funziona. È un bene che qualcuno si dedichi ancora alla vigna, che scelga di produrre del buon vino, o anche un pessimo vino, non fa differenza, quello che conta è che non manchi mai nelle nostre tavole, come non deve mancare l'inchiostro o i fogli nel rullo della macchina per scrivere. Il bicchiere deve stare sempre alla distanza massima di un braccio, cosicché da rimanere sempre sufficientemente eccitati, abbastanza irragionevoli da illudersi di essere stati utili al mondo, di aver lasciato qualcosa di buono che valga la pena di essere letto».
  19. Sergio Chianese

    Nessuna favola in città

    Un romanzo noir, duro e poetico, che oltre ad avere elementi ''crime'', come vuole il genere, cerca di raccontare anche e soprattutto la nostra contemporaneità e la città di Napoli. Infatti sfiora tematiche come le difficoltà dei migranti, le difficoltà di chi nasce in periferia, la corruzione delle istituzioni e anche il precariato giovanile. Il tutto, nel contesto variegato e multiforme che da sempre presenta Napoli, della quale, non si potrà mai dare una rappresentazione univoca. Il libro è uscito il 18 febbraio e si può trovare in libreria e sui siti specializzati (Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Amazon). Sarebbe interessante avere scambi di opinioni sull'opera, qui su Writer's Dream, essendo uno spazio pieno di validi scrittori e di lettori attenti. Sergio
  20. Sergio Chianese

    Nessuna favola in città

    In una Napoli piovosa e invernale, dove la bellezza convive con la legge cruenta della strada, e destini ricchi e privilegiati si muovono in parallelo a quelli marginali che non interessano a nessuno, quattro vite s’intrecciano in maniera improvvisa. Vera, una prostituta minorenne che uccide il suo protettore e fugge via, sperando di evitare la vendetta terribile del clan che l’aveva resa schiava. Carmine, un poliziotto corrotto e disilluso, desideroso di vederla morta perché conosce troppe cose sugli affari loschi che ha in città. Anna, una giovane ragazza con un doloroso passato di periferia alle spalle, che indaga sul presunto suicidio del suo compagno ed è disposta a tutto per scoprire la verità. Marta, una giornalista precaria che si ritrova dopo anni a fare i conti con la figura di un padre che l’ha abbandonata alla nascita. Vite diverse, che il destino farà incontrare e travolgerà, tra vicende criminali e personali che le cambieranno per sempre.
  21. Lizina

    Un pessimo fine settimana

    In offerta a 0,90 su Amazon e Ibs! Questi i link di acquisto: IBS: www.ibs.it/pessimo-fine-settimana-ebook-lea-ross/e/9791220238281 Amazon: www.amazon.it/pessimo-fine-settimana-Lea-Ross-ebook/dp/B08QV56RDQ/?_encoding=UTF8&pd_rd_w=65We7&pf_rd_p=fd2b02e5-4e5d-4723-bcf6-31b0e9d6ecfc&pf_rd_r=GFVJK2S1J96PDQZN2FVK&pd_rd_r=9585c2d7-7110-48cb-9e13-8cbdf9de8a00&pd_rd_wg=nVB2Q&ref_=pd_gw_ci_mcx_mr_hp_d
  22. Ovviamente risultati scontati e decisi fin dalla partenza, ma credo anche che quest'anno il premio sia saltato perché le vendite dei capolavori sono state inferiori alle... spese sostenute. Per avere diritti d'autore pari a 150.000 euro ci metti tre vite, o fai il porta a porta da Trieste in giù. Ci hanno presi per fessi, ma pazienza.

    1. Annabel

      Annabel

      Ti riferisci al premio Dea Planeta? Non capisco...

    2. La contessa di Castiglione

      La contessa di Castiglione

      Sì, scusa, ma il metodo di risposta è cambiato e non riesco a orientarmi. Deaplaneta, un vincitore annunciato.

  23. Ishramit

    Il Fiume di Fuoco

    Nuova recensione di www.librierecensioni.com "(...) Spicca forte il senso dell'amicizia, momenti toccanti e scene anche cruenti, alternate a un mondo che richiama il fantastico, ma distorto e fuori dai soliti schemi, così si presenta "Il fiume di fuoco" in tutta la sua unicità. Un finale triste (preparate i fazzoletti) ma giusto, dove ognuno trova quel che cercava sebbene non esattamente nel modo in cui sperava, lasciando così un po' di amarezza in bocca ma con la consapevolezza di quel che vuole ricordare questa storia: cioè che la vita non è una favola, ma spesso è dura anche con chi non lo merita e l'amore e gli affetti non sono cosa scontata, vanno guadagnati e poi tenuti stretti. Più che un fantasy, un'esperienza letteraria da non perdere!" https://www.librierecensioni.com/recensione/il-fiume-di-fuoco-michele-silvi.html
  24. riprova

    1. Poeta Zaza

      Poeta Zaza

      Sono stata avvisata anche prima. Ma cosa vuoi dimostrare, @massimopud;)

    2. massimopud

      massimopud

      @Poeta Zaza No, volevo solo vedere cosa funziona ancora qui nella baracca (in che senso sei stata avvisata?)

    3. Poeta Zaza

      Poeta Zaza

      Come gli altri 13 seguaci, se entrassero ancora in WD: con una notifica che ho visto adesso.

  25. 2020-FICTION-PODCAST-CONTEST-FINALISTS-I

     

    Top 15 Finalists | 2020 Fiction Podcast Contest

     

    HUGE CONGRATULATIONS!

     

    WE ARE DELIGHTED TO ANNOUNCE THE TOP 15 FINALISTS OF OUR 2020 FICTION PODCAST CONTEST

     

    https://www.shorescripts.com/2020_fiction_podcast_winners/

     

    The scripts are now on their way to our Judges who will decide our two Winners.

     

    Each Winner will be awarded a Production Fund of $5000, plus a Cash Prize of $1000.

     

    The response to our inaugural Fiction Podcast Contest has been simply amazing. We received scripts from 5 Continents and in 11 genres; everything from Historical and Musical to Sci-Fi and Thrillers.

     

    Inevitably, this has led to many excellent screenplays unfortunately not advancing this time around. If your screenplay is not on the list, please do not be too disheartened as that doesn't necessarily mean that your writing isn't strong or that your script won't do well in the future.

     

    We would like to thank you once more for showing the courage and ambition to submit your work for consideration.

     

    Persistence is key. Keep writing!

     

    OUR WINNERS WILL BE ANNOUNCED ON MARCH 5TH.

  26. Federico Mosso

    HO UCCISO ENRICO MATTEI

    L’agente Joe, alias Oreste Lucciani, alias Umberto Malimberi (a seconda dei casi) è un’ex spia infedele del regime fascista passata dalla parte degli americani per convenienza, all’alba della Liberazione. Ora lavora per la CIA, che gli affida il compito di monitorare le attività di un giovane e ancora sconosciuto Enrico Mattei, il dirigente dell’AGIP a cui viene chiesto di liquidare l’azienda e allineare la politica energetica dell’Italia a quella statunitense. Spregiudicato, piratesco, astuto: Mattei non si rassegna al suo compito e insegue il sogno dell’indipendenza petrolifera, fonda l’ENI e ribalta tutti gli equilibri della pax americana, mette in discussione l’egemonia delle Sette Sorelle, scavalca politici e pesta i piedi ai poteri forti, tenta l’impresa di trasformare l’Italia in una potenza internazionale. Quest’epopea, che si conclude tragicamente a Bascapè, la notte del 27 ottobre 1962, ci viene raccontata in prima persona dall’insolito punto di vista, fittizio ma non per questo inverosimile, del suo assassino, l’immaginario agente Joe, una pedina nelle mani di interessi economici e politici che non si avvolgono solo intorno a Mattei, ma si prolungano fino al giornalista De Mauro, che sul suo omicidio stava indagando poco prima di svanire nel nulla, e poi a Pier Paolo Pasolini, che al caso ENI dedicava la sua opera incompiuta: Petrolio. Sarà proprio l’agente Joe, per scongiurare la fuga di notizie, a sottrarre il capitolo mancante del manoscritto dalla casa del poeta, un capitolo dal titolo emblematico: Lampi sull’Eni. In questo romanzo di ambientazione storica, in cui realtà e finzione si sovrappongono, Mosso ci accompagna dentro un gioco di potere durato trent’anni, tutt’ora irrisolto, e ci consegna il ritratto di un’Italia nel pieno del boom economico ma in preda a un sogno smisurato, e che coltiva al suo interno, come scrive Pasolini, «l’ansia nervosa – che rendeva brutti e pallidi – di consumare la propria fetta di torta».
  27. Roberto Cabras

    Trova E Uccidi Alan Mark (Killer Fantasma)

    Nella cittadina di Chapel Hill, (Nord Carolina) Stati Uniti D'America, mentre tutta la popolazione chiusa nelle loro case per la quarantena (SARS-CoV-2), rende la città deserta, il Killer si aggira indisturbato compiendo vari omicidi in una notte. Le forze dell'ordine cercano di indagare per riuscire a scoprire chi sia il Killer. Nella notte il serial Killer si rifugia all'interno di una foresta, e le forze dell'ordine procedono con l'intervento di venti agenti più venti dobermann a dargli la caccia. Dopo giorni di ricerche, la squadra dei venti agenti si trova in difficoltà non sapendo che il Killer sia un ex Marines Militare addestrato ad uccidere. Le forze dell'ordine usano la figlia del Killer per fermarlo, ma . . . . .
  28. Piuma volante

    Il valore delle neuroscienze

    Michele è un Avvocato che deve difendere assieme al padre Michelangelo, Peter, un Fisico (marito di Eleonora e padre di Elettra) accusato di tentato omicidio premeditato. L'accusa ha basato le proprie motivazioni su due eventi. Il primo vede Peter intromettersi nel lavoro di un chimico (Luciano), vittima dell'esperimento fallito. Il secondo si basa sul fatto che il Fisico aveva indosso una tuta ignifuga che gli ha permesso di uscire illeso dall'esplosione, dovuta allo stesso esperimento non riuscito. Mentre Peter deve cercare di sopravvivere in carcere, Michele deve affrontare la propria paura per il padre. Yrou, un Maestro giapponese diventato amico del giovane Avvocato, spiegherà a quest'ultimo la “teoria della quarta ragnatela”, secondo la quale esistono quattro tipi di gabbie: la gabbia della mente, quella di cui è protagonista Michelangelo, ossessionato dal denaro e dalla fama, la gabbia del corpo che colpisce una bambina (Sofia) malata di SLA, la gabbia dello spirito che corrisponde con la vita in prigione di Peter e la gabbia dell'anima, ossia la paura per qualcosa o qualcuno. Michele parlando con la madre (Anna) e la sorella (Marica) scoprirà la vera natura di Michelangelo, un uomo corrotto ed immorale (che si dimostrerà tale anche a causa di un processo a carico di un famoso regista, Stefano); convinto che la sua professione debba essere svolta con correttezza e professionalità, Michele decide di lasciare lo studio legale del padre ed iniziare una nuova vita lavorativa. Nel frattempo Peter, incoraggiato da due albanesi (Alba e Sìnan) con i quali instaura un rapporto di amicizia fra le mura della galera e con il sacrificio di una guardia carceraria (Orlando), decide di raccontare la propria verità: il giorno dell'esperimento indossava la tuta ignifuga a causa della sua fobia per il fuoco, nata in sèguito all'epilogo drammatico verificatosi fra lui e Graziano (il padre violento della moglie Eleonora), che ha dato fuoco ai suoi vestiti procurandogli dolorose vesciche e profonde cicatrici. Finora Peter non ne aveva mai parlato per paura di ritorsioni da parte dello stesso Graziano. Inoltre Michele, con l'aiuto dell'Avvocato Stefania (futura fidanzata), scoprirà le Neuroscienze ed una sentenza che mette in relazione le lesioni del lobo frontale (o temporale) con il cambiamento della personalità di un individuo ipotizzando, in tal senso, una parziale o totale imputabilità del reo. Questa scoperta permette al giovane Avvocato di trovare rapporti innovativi tra il diritto e la psicologia rafforzando e smontando, così, in sede processuale la tesi secondo cui un esperto di astrofisica non può contribuire al lavoro di un chimico. Sulla stessa linea difensiva, nel tentativo di trovare “inconciliabili unioni”, un violino costruito con la tela di ragno permetterà di dimostrare che i limiti apparenti sono solo un impedimento verso nuove scoperte. Le stesse Neuroscienze permetteranno a Michele di scagionare anche Hamari, un ragazzo africano accusato di furto ed amico di Sofia, la bambina malata di SLA. Quando finalmente Peter è libero, l'uomo decide di iniziare la stesura di un saggio per cercare legami tra la fisica e il diritto con l'aiuto di Maren, il figlio aspirante scrittore dei suoi due amici albanesi, vittima di pregiudizi per la propria nazionalità straniera. Questa scelta nasce in Peter, poiché in carcere l'uomo aveva trovato un libro scritto da uno psichiatra, di nome Edoardo, intitolato “L'Uomo al servizio dell'Universo”; un saggio dove la natura umana viene accostata ad alcuni meccanismi che regolano il cosmo. Un manuale che costituisce una porta verso l'infinito allo stesso modo della Musica che, in alcune occasioni, potrà dare coraggio ad Eleonora (una violinista), Peter e Michele.
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