Category : Writeaholic

Il contratto perfetto


Ci siamo. Ecco il contratto standard che ci piacerebbe firmare o da cui, se non altro, ci piacerebbe partire per mettere finalmente in discussione le convenzioni contrattuali che ci vengono proposte dagli editori come immutabili.
Si tratta di una proposta base che possa servire come punto di riferimento e di confronto, in alternativa al contratto standard che invece viene scritto dagli editori stessi e raramente messo in discussione dagli autori esordienti, come se lo scarso potere contrattuale giustificasse una sorta di subordinazione legale ed economica all’editore, come se non si trattasse di un contratto di lavoro tra liberi professionisti, tra pari.
Potete proporlo così come è configurato per avviare voi stessi la trattativa contrattuale con il vostro editore o estrapolarne solo alcune parti e proporle come modifiche al contratto che il vostro editore vi sottopone.
Ma quello che vi chiediamo, trattandosi di un vero e proprio lavoro in corso, è la vostra partecipazione attiva in questa sede. Ci auguriamo un dibattito serio e ragionato sul testo, aspettiamo i vostri commenti, i vostri dubbi, le vostre proposte di modifiche, aggiunte e integrazioni. Insomma, considerate questo contratto standard finalmente realizzato dagli scrittori stessi, come una piattaforma in potenza, aperta a suggerimenti e proposte che lo rendano finalmente un punto di riferimento tecnico e legale fruibile da tutti e tutte.

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Una pubblicazione da manuale


In rete fioriscono e sbucano da ogni dove manuali e prontuari dedicati agli aspiranti scrittori, manuali che dispensano consigli e dritte per pubblicare un libro. La loro utilità rimane un mistero, perlomeno per l’acquirente; chi lo compra ha l’ovvio scopo di vendere, scopo che tra l’altro raggiunge senza problemi. Tra l’altro, è sufficiente assemblare un centinaio di pagine, riempite con consigli e suggerimenti che da anni sono liberamente reperibili in un attimo in rete e il gioco è fatto.
Vale la pena spendere soldi per sapere che non bisogna formattare il manoscritto in Harrington rosa shocking e cose del genere? Senza contare che – fortunatamente – la ricetta magica per il successo non esiste: nessun consiglio potrà garantirvi o aiutarvi a pubblicare, perché se il vostro manoscritto non è valido potrete inviarlo anche sotto forma di foglie d’oro, ma non sarete pubblicati.
Morale della favola: questi manuali sono completamente inutili. Tant’è vero che i loro autori l’unico libro che sono riusciti a pubblicare è proprio quello…

Sull’audiolibro


Un audiolibro è la registrazione audio di un libro letto ad alta voce da uno o più attori, uno speaker (un lettore) oppure da un motore di sintesi vocale.

Il testo registrato può essere la versione integrale di un libro, un testo scritto appositamente per vivere esclusivamente come audiolibro, una riduzione o una sceneggiatura (originale o non) scritta appositamente per la registrazione audio. Gli audiolibri possono presentare anche musiche e ricostruzioni sonore (sound design), anche se generalmente l’audiolibro “classico” prevede la sola voce dello speaker che legge il testo. Gli audiolibri, oltre a permettere la lettura dei libri mentre si è occupati in altre attività, possono essere anche un valido aiuto per molte persone affette da particolari handicap visivi o motori.

Gli audiolibri sono molto diffusi sul mercato anglosassone, in cui tutti i libri più importanti di norma escono contemporaneamente in versione cartacea e in versione audio (a volte anche in doppia versione audio: integrale e ridotta), ma stanno trovando favore anche in Italia.

Un tempo gli audiolibri venivano registrati su musicassetta, oggi su CD audio, anche se il formato più diffuso ormai è l’MP3 (oppure l’Ogg Vorbis), grazie anche ai tanti negozi digitali che ne hanno semplificato enormemente la diffusione e l’acquisto. Esistono anche formati più specifici, come ad esempio il DTB (Digital Talking Book), che consentono di sincronizzare la visualizzazione del testo a schermo con l’audio.
Un discorso a parte va fatto per i software di sintesi vocale, che tramite opportuni algoritmi, possono analizzare in tempo reale un testo e convertirlo in linguaggio verbale. Alcuni eBook reader li integrano nel loro software.

In rete si stanno ampliando anche le risorse completamente gratuite, che devono però tenere conto dei limiti imposti dall’attuale legislazione sul copyright e che quindi, salvo disposizioni particolari degli autori, possono riguardare soltanto le opere scritte da autori morti da 70 anni. La legge sul copyright tutela naturalmente anche chi ha effettuato la traduzione e le musiche eventualmente presenti nell’audiolibro.

Fonte: Wikipedia

Come si evince dall’articolo sopra, all’estero l’audiolibro è un sistema parecchio sfruttato. In Italia invece è un prodotto abbastanza di nicchia. Nonostante nelle grosse librerie si possa trovare un piccolo scaffale dedicato al “libro ascoltabile” (nelle piccole praticamente impossibile trovarli), mi è capitato spesso di discutere o meno sul fatto della loro utilità.

Quello che a mio avviso è un sistema affascinante (mi fa venire in mente i cantastorie), per molti è solo ed esclusivamente… un libro per i ciechi. A questo punto mi sono resa conto che l’audiolibro, così come l’ebook, viene considerato di minor valore rispetto alla pubblicazione cartacea. Qualcosa di evidentemente sbagliato, visto che i moderni lettori ebook sono in grado di riprodurre anche l’audio, rendendo così l’ebook reader una piattaforma ideale sia per la lettura che per l’ascolto.

A questo punto ci si aspetta un terreno fertile per questo tipo di mercato, ma comunque permane una sorta di reticenza sull’uso dell’audiolibro (che personalmente mi ha sempre tenuto compagnia durante i lunghi turni notturni o i molti chilometri in auto, evitando di addormentarmi alla guida).

Passando ai consigli per gli acquisti, segnaliamo un editore di audiolibri di recente nascita: Treebook (ex Skybook).

Dalle fanfiction alla pubblicazione


Non è inusuale che scrittori di fanfiction diventino scrittori veri e propri.
Per esaminare il fenomeno, partiamo prima scoprendo che cos’é la nostra materia prima, overo le le fanfiction.

Fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte dai fan (da qui il nome), prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale.

Il fenomeno è esistito già in passato: ad esempio, alcuni racconti di Sherlock Holmes, scritti da ammiratori del personaggio, possono essere considerati opere di questo tipo. Negli anni Settanta, racconti e romanzi ispirati a Star Trek appaiono su alcune fanzine e circolano nel mondo del fandom.

La diffusione delle fan fiction è tuttavia esplosa con l’arrivo di internet. La rete oggigiorno abbonda di lavori di questo tipo, creati soprattutto intorno a personaggi particolarmente amati, tratti da film, fumetti, manga, anime, videogiochi o romanzi. Tali opere vengono ideate dai fan per dare una propria visione della storia, creando situazioni inserite nella trama originale in un momento precedente o successivo alla storia, oppure inserite nella storia, in modo da “completare” parti che non sono state approfondite. In altri casi i fan si divertono anche a creare situazioni alternative alla storia in modo da avere spunti anche per parodiare il racconto.

Molto comuni nel web sono le fanfiction su Harry Potter e su Il Signore degli Anelli a prova della loro popolarità, e su molti manga e anime, soprattutto su I Cavalieri dello Zodiaco e Dragon Ball.

Tratto da Wikipedia.

Nel web sono molto comuni questo tipo di racconti, che si inizia a scrivere per lo più in giovane età. Il loro sviluppo ha portato alla creazione di archivi web appositi, causando così diversi fenomeni, dal plagio alla… fama.

E’ di questo che vogliamo parlarvi oggi, la fama che fa divenire scrittori pubblicati.

Ebbene, nel mondo delle fanfic (detto anche fandom) l’ambiente è piuttosto competitivo, al punto che esistono diverse figure affiancate al fic-writer, come i beta reader. Quesi oscuri personaggi sono la ragione per cui tanti racconti dedicati a Star Wars o Harry Potter che dir si voglia, sono scritte meglio di tanti racconti pubblicati da case editrici.

Difatti la cura che tali persone impiegano nella correzione delle opere scritte è il motivo per cui l’impropero “ma vai a scrivere fyccine” non è più un insulto.

Ma torniamo a noi. Molti scrittori di fanfiction, spesso non hanno mai scritto un racconto originale in tutta la loro esistenza, ma questo non è importante. Difatti, grazie alle loro opere, alcuni si sono fatti un nome nell’ambiente.

Sappiamo per certo che gli editor bazzicano gli archivi, visto che una di loro, appassionata di Harry Potter, ha addocchiato una certa Savannah. Da lì nasce Virginia de Winter e il suo splendido Black Friars, edito niente di meno che da Fazi.

Prima di lei, un’altra illustre fan-writer, pubblicava una ff su Inuyasha sulle pagine di EFP, intitolata Esbat. Vi dice nulla? ì, stiamo parlando proprio di Lara Manni e della sua prima fatica, la famosa fanfiction diventata libro (a mano a mano che si procedeva nella pubblicazione dei capitoli, l’autrice si rese conto che si allontanava sempre di più dal discorso fanficition, orientandosi sempre di più su qualcosa di personale) e pubblicata in questo caso da Feltrinelli.

Ancora prima di Lara, abbiamo Lemming, conosciuta anche come Laura Schirru che per Edizioni Montag ha pubblicato una serie di libri fantasy di spessore molto elevato (sia in altezza che in contenuti!)

Ora, noi non vi stiamo consigliando di mettervi a scrivere fanfiction su Star Trek e sperare nella pubblicazione, ma vogliamo sottolineare come spesso una forma di divertimento (impubblicabile, se non sul web) può aiutare a realizzare il proprio sogno di scrittori.

Oppure potete continuare a divertirvi come la sottoscritta, che ha appena inaugurato la sua duecentesima fanfiction.

Buona scrittura a tutti!

Altrisogni n°2 disponibile


E’ uscito il secondo numero della rivista Altrisogni, una delle migliori riviste dedicate alla narrativa fantastica in ogni sfumatura. Potete scaricarla, a 2.88€, dal sito dell’editore Dbooks.

Oltre a recensioni, notizie e interviste, Altrisogni contiene dieci racconti inediti di Francesca Angelinelli, Valentino G. Colapinto, Matteo Cortini in coppia con Leonardo Moretti, Mirko Dadich, Riccardo Falcetta, Anna Giraldo, Gabriele Lattanzio, Alfredo Mogavero, Maria Adele Popolo e Tanja Sartori.

Agenzie letterarie e servizi letterari


Si parlava sul forum del fatto che pagare un’agenzia letteraria per una valutazione o un editing senza l’assicurazione di una rappresentanza – e soprattutto di una pubblicazione – non sia una grande idea. Molti ritengono che sia una perdita di soldi e tempo per un qualcosa di sostanzialmente inutile. Bisogna però distinguere tra agenzia letteraria e servizi letterari.

Quando si contatta un’agenzia e si è interessati al servizio di rappresentanza, tale servizio deve essere gratuito. Non ci sono storie, non ci sono scuse: l’agente letterario che si occupa della rappresentanza presso gli editori (e quindi di valutare il manoscritto e proporlo alle case editrici con cui è in contatto) non deve chiedere un centesimo. La sua paga sarà una percentuale del prezzo di copertina: ci ricaverà solo ed esclusivamente se il manoscritto sarà pubblicato. L’agente letterario, qui, può essere paragonato a un’agenzia interinale, le agenzie che si occupano di trovare lavoro ai disoccupati: chi si rivolge all’agenzia non paga nulla, l’agenzia viene retribuita dall’azienda che assume – se lo assume – il lavoratore.

Diverso è il discorso per quanto riguarda i singoli servizi letterari, come valutazioni ed editing. Sono servizi a sé stanti, che richiedono un lavoro – non indifferente, tra l’altro – da parte dell’agente letterario. Si tratta, appunto, di servizi: l’agente letterario in questo caso è come un idraulico che vi aggiusta il rubinetto.

Un discorso a parte, invece, va fatto per quelle agenzie che offrono il servizio di rappresentanza solo dopo un esborso da parte dell’autore – per qualsiasi cosa: valutazioni, editing, tasse di lettura o quant’altro – o parla di “rappresentanza” o “valutazione” gratuita, mentre in realtà il servizio è gratuito solo se ne se acquista un altro. In questo caso l’agente letterario è paragonabile solo a un furbo.

Ricordate: quando dovete rivolgervi a un’agenzia o richiedere una qualsiasi cosa che richiede l’esborso di denaro informatevi. La rete è grande e piena di informazioni a portata di click. Se poi volete un parere nostro potete scriverci a redazione@writersdream.org

Quando gli editori rifiutano


C’è stata una frase che mi ha fatto riflettere: “se nessun editore free mi pubblica, a chi posso rivolgermi se non agli editori a pagamento?”. Mi ha lasciata senza parole, per due motivi: il primo perché mostra una totale mancanza di autocritica; il secondo, più grave, è l’assoluto, completo menefreghismo per la qualità e il valore del proprio manoscritto.
In altre parole: l’autore è consapevole – e il fatto che sia consapevole è, per certi versi, agghiacciante – di pubblicare perché ha staccato un assegno all’editore. Come dire: vorrei diventare neurochirurgo, però non riesco a prendere la laurea, quindi vado a comprarla da chi la vende falsa.

La risposta è stata “ma io non faccio del male a nessuno”; purtroppo non è così, perché chi pubblica a pagamento danneggia sé stesso, chi legge e gli altri autori emergenti. Ma non è di questo che voglio parlare, e vi rimando alla sezione sull’editoria a pagamento del blog.
Quel che voglio fare ora è rispondere alla domanda iniziale: “se nessun editore free mi pubblica, a chi posso rivolgermi se non agli editori a pagamento?” . Le possibilità sono due:

  1. A nessuno: l’autocritica non ha mai ucciso nessuno, anzi. Se una trentina o più di editori hanno rifiutato il vostro manoscritto fatevi delle domande sul manoscritto, non sulla competenza dell’editore; riprendete in mano il testo, lavorateci, rileggetelo con occhi nuovi. Chiedetevi “cosa c’è che non va?”. Chiedete l’aiuto di persone distaccate – basta chiedere nel forum – o di amici sinceri, o rivolgetevi a un’agenzia di servizi (posso fare la sfacciata e consigliarvi anche il nostro servizio di valutazione?) in modo da ottenere un giudizio oggettivo su quanto c’è di buono – e meno buono – sul vostro manoscritto, su cosa lavorare e così via.
  2. Ai POD: i print on demand sono la salvezza per tutti coloro che non si arrendono nemmeno dopo duecento rifiuti – o che vogliono pubblicare per i fattacci loro, va da sé; lasciate perdere l’editoria a pagamento. Se anche decidete di farvi fare l’editing da un’agenzia letteraria, risparmierete di molto rispetto a un qualunque EAP, otterrete un prodotto di gran lunga migliore e sarete liberi da quei (giusti, sacrosanti) pregiudizi che (per fortuna) si stanno spandendo a macchia d’olio sulle pubblicazioni a pagamento. Nei prossimi giorni pubblicherò una guida al self-publishing, giusto per dare qualche dritta e punto di riferimento utile – anche per chi vuole autopubblicarsi un eBook.

In ogni caso, ricoratevi: abbiate pazienza e non lasciatevi accecare da nessuno, né da voi stessi né, tantomeno, da qualche venditore di fumo. Dimostrate a voi – ma soprattutto a loro – che non bastano due deboli promesse a farvi perdere la testa.

Pubblicizzare i propri libri


Post a metà tra il consiglio e la critica (tanto per cambiare). In questi giorni si parlava sul forum di come “difendersi” dallo spam letterario che intasa la rete: il web, e in particolare Facebook, è invaso da scrittori esordienti che pubblicizzano il proprio libro a ripetizione, spesso buttando alle ortiche la propria dignità e invitare gli amici a diventare fan di sé stessi.
Ecco, io ho sempre trovato di una tristezza unica questo particolare comportamento: chiedere a qualcuno di diventare fan di sé stessi è allucinante.

Lo spam letterario ha la meravigliosa capacità di ottenere l’esatto opposto di quello che cerca: anziché avvicinare i lettori li allontana. Li fa proprio scappare a gambe levate.

Il problema è uno solo, ed è anche quello che determina la pessima qualità della stragrande maggioranza dei manoscritti: l’incapacità di comunicare.
Gli esordienti che sono riusciti a rosicchiarsi uno spazio sono abili comunicatori, sanno attirare l’attenzione su di loro tramite il proprio blog o spazio personale e a farsi un pubblico, un pubblico che, in buona parte, diventerà lettore del suo libro.
Quelli che intasano le caselle di posta elettronica, FB, forum e quant’altro (mi chiedo come mai non abbiano ancora allestito un call center e iniziato a chiamare a casa la gente) sono pessimi comunicatori. Quando mi arriva dello spam clicco automaticamente su “cancella” perché so già perfettamente che una persona che non sa comunicare con gli altri non sa farlo nemmeno all’interno di una storia.

L’altro giorno, per esempio, mi è capitata una tizia che mi ha taggato su una foto pubblicitaria; ho commentato acidamente dicendo di leggere i profili altrui, di tanto in tanto (nella pagina principale del mio profilo c’è scritto chiaramente di NON taggarmi a scopo pubblicitario) e l’ho rimossa dagli amici. Ha avuto la faccia tosta di contattarmi dicendo che no,. non aveva letto e che se anche l’avesse fatto mi avrebbe taggato comunque perché “fa parte della pratica di conoscenza” ed è una “pratica di buon vicinato”.

Questa gente non ha la più pallida idea di cosa significhi comunicare, e vuol fare lo scrittore.

Il tuo editore ti ha chiesto di contribuire alle spese?


Fa attenzione. Innanzitutto, quanto tempo è passato tra l’invio del manoscritto e la proposta di pubblicazione? I tempi sono importanti: una piccola casa editrice riceve in media dai due ai cinque manoscritti al giorno.
Anche supponendo che leggano un manoscritto a settimana e riescano a stilare una valutazione completa, ogni giorno il tempo di attesa si allunga dalle due alle cinque settimane; a meno che non si invii il testo il giorno stesso dell’apertura della casa editrice è praticamente impossibile ricevere una valutazione in meno di 60 giorni.
Chi scrive questo articolo ha collaborato come selezionatrice di manoscritti presso case editrici: ogni manoscritto veniva letto da tre lettori in un mese e veniva poi passato al direttore editoriale, che lo leggeva e decideva per l’eventuale pubblicazione. I tempi sono, per forza di cose, lunghi.

In secondo luogo, l’editore e la proposta parlano del tuo libro nel dettaglio o ne elogiano tratti generali? Si parla in generale di stile, linguaggio, originalità del contenuto senza riferimenti concreti a quanto hai scritto?
Insospettisciti e chiedi all’editore i dettagli del manoscritto che l’hanno convinto e i punti deboli, scendendo nei particolari. E’ un tuo diritto.
Se la risposta è sempre vaga o, al massimo, cita l’incipit, lascia perdere.

Per terza cosa, valuta il prezzo richiesto in proporzione a tiratura, formato, grammatura carta/copertina, rilegatura. Un libro nel formato più comune, 15×21 cm di 200 pagine, stampato in una tiratura di 500 copie – ovvero il doppio della tiratura di solito proposta – con materiali di buona qualità (carta avorio 100 gr, copertina 300 gr, lucida e spessa) costa in totale 1319€, ovvero molto meno del contributo richiesto mediamente da una casa editrice a pagamento. E sottolineo che si tratta di contributo: l’editore stesso parla di divisione delle spese di stampa; se l’autore se ne fa totalmente carico e, per giunta, versa una discreta cifra (uno o due migliaia di euro in più) a fondo perduto cosa significa?

Attenzione anche alle promesse: quando si parla di promozione e pubblicità su siti, blog, giornali, tv e radio controllate su quali siti, blog, giornali, tv e radio compaiono i libri dell’editore in questione. Internet è un mezzo potente: bastano pochi minuti su Google a scoprire se le promesse sono reali o sono semplicemente promesse. E ricordate che il 99% dei siti, blog, giornali e tv non prendono nemmeno in considerazione i libri pubblicati a pagamento.

Considerate anche la presenza nelle librerie: se vi viene detto che il vostro libro sarà presente in tutte le Mondadori e le Feltrinelli d’Italia – o della vostra zona – verificate. Vi basta prendere il telefono e chiamare la libreria Mondadori più vicina: hanno o no i libri dell’editore in questione?
Tenete a mente che la possibilità di ordinare il libro non vale niente. Per ordinare il vostro libro il lettore deve essere a conoscenza dell’esistenza dello stesso, e se ne è a conoscenza significa che fa parte di quella sparuta minoranza che frequenta l’underground dell’editoria. E all’85% eviterà l’editoria a pagamento.

Infine, aspettate. Aspettate almeno un paio d’anni, mandando il vostro libro a editori non a pagamento e attendendo le risposte.  Se, trascorsi due o tre anni avrete collezionato una lunga serie di “no” e gli unici “sì” prevedono l’esborso di almeno un migliaio di euro fermatevi a riflettere e chiedetevi perché solo pagando potreste pubblicare.
Siate umili e non rispondetevi che solo i raccomandati possono aspirare a una pubblicazione gratuita: ammesso e non concesso che sia così per quanto concerne la grande editoria, questo fenomeno è totalmente assente nella piccola e media editoria, che per forza di cose per andare avanti deve puntare sull’assoluta qualità dei suoi libri: la piccola e media editoria guadagna sulle vendite.
Quelle fatte al lettore, non all’autore.

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo

Falsi miti: quando la distribuzione non paga


Avete presente quei meravigliosi post – o mail – lacrimose di aspiranti scrittori che singhiozzano sul contratto di una serissima e dignitosissima casa editrice che non chiede un soldo dicendo “ma non mi promuovono! in libreria non mi ci mandano! non hanno un distributore ufficiale! se invece facessi un investimento con quell’editore che chiede sì un paio di migliaia di euro, ma promette mari e monti, e presenza in libreria-tv-radio-giornali…”

Ecco, io vorrei sfatare giusto un paio di miti. Il primo è quello che avere un distributore ti faccia avere accesso alla libreria.
Il secondo che gli editori a pagamento ti ci portino.
Mi rendo conto che vedere che l’editore dispone di un distributore possa far sentire rassicurati, ma siamo seri: gli editori con un contratto di distribuzione in libreria sono parecchi. Sono tanti, sono tantissimi; eppure, quando entriamo in una qualsiasi libreria quanti libri di esordienti troviamo, quanti nomi al di fuori dei soliti noti ci si parano innanzi?  Il libraio medio raramente – quasi mai – accetta libri di nomi sconosciuti nella sua libreria, e anche quando lo fa il 99% delle volte li relega nello sgabuzzino o in angoli bui e polverosi di cui hanno paura anche i ragni.
Riguardo al secondo mito, ovvero che gli editori a pagamento facciano raggiungere la libreria, guardatevi intorno – ancora una volta – quando entrate in uno di quei posti dove vendono libri (sì, la libreria): se, di tanto in tanto e per pura fortuna ci si può imbattere in nomi di qualche editore medio non a pagamento quando mai vi imbattete in libri di editori che chiedono contributo?
Tra l’altro, mi domando da dove deriva la convinzione, assurda, che l’editore che pubblica gratis non faccia promozione ai suoi titoli: aspiranti scrittori tutti, quando non vi si chiedono soldi significa che l’editore tira fuori tutto di tasca propria. E questo significa che se non vende ci rimette lui.
L’editore a pagamento, invece, ha le spalle già belle che coperte con il vostro “contributo per la stampa”.
E vi ricordo che siamo nell’epoca della stampa digitale e del print on demand.

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