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Le infinite vie dell’editoria a pagamento


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C’è stato un tempo in cui capire chi era un editore a pagamento e chi no era molto semplice: l’editore a pagamento ti scriveva chiaro e tondo nel contratto che tu, per pubblicare con lui, dovevi pagare. Cosa, quanto, come e perché era variabile: c’era chi ti faceva comprare un determinato numero di copie, chi ti addebitava i costi dell’editing, chi della pubblicazione, chi della stampa e così via.
Chi non era a pagamento era altrettanto facilmente riconoscibile: non ti domandava soldi. Punto.

Da sette anni ci occupiamo di editoria a pagamento, in tutte le sue forme e le sue sfaccettature.
Ne abbiamo viste di ogni tipo: da chi accettava manoscritti fasulli elogiandoli come estremi capolavori a chi si faceva pagare la pubblicazione in ebook, passando per chi tentava la prenotazione online, mettendo il libro in prevendita (senza che il libro esistesse realmente) e pubblicandolo solo se raggiungeva un determinato numero di prenotazioni.

Pensavamo di averle viste tutte. Pensavamo che fosse sufficiente avere una clausola contrattuale per definire tal editore a pagamento.

Poveri illusi, siamo stati.

Le vie dell’editoria a pagamento sono infinite, molteplici, sfaccettate e oscure, oggi più che mai. Ripetiamolo, ché non fa mai male: l’editoria a pagamento non è illegale, pagare per pubblicare non è illegale. Non è nemmeno immorale.
Banalmente, è stupido – soprattutto vista la molteplicità di opzioni che ci sono oggi a disposizione.

Ma torniamo a noi.
Oggi non è più così facile distinguere chi è un EAP da chi non lo è.

Poniamo caso di avere a che fare con l’editore Ombrello A Pois: è un editore – apparentemente – free, espone anche orgogliosamente il logo NO EAP sulla sua homepage, dichiara di non chiedere alcun tipo di contributo.
Il proprietario della casa editrice Ombrello A Pois* ha anche un’agenzia letteraria, la Mucca Salvadanaio**.
Mucca Salvadanaio offre un sacco di servizi meravigliosi: valutazione, editing, rappresentanza. Il nostro scrittore, tale Ermenegildo Ciprilanzando, invia il suo manoscritto a Mucca Salvadanaio.
Nel giro di qualche mese l’agenzia letteraria risponde: splendido lavoro, ha giusto bisogno di un piccolo editing a una cifra piuttosto modica; dopodiché, dicono, saremo pronti a rappresentarla, signor Ciprilanzando.
Ermenegildo accetta, paga la modica somma, e dopo qualche altro mese l’agenzia letteraria comunica di aver iniziato la ricerca dell’editore.
E presto la proposta arriva: una splendida proposta, completamente free, dall’editore Ombrello A Pois.

Questa, signori miei, è editoria a pagamento. Pura e semplice.
Solo che, contrariamente a chi lo dichiara in maniera esplicita, qui non è possibile dimostrare alcunché. Come dimostrare che la pubblicazione è vincolata al passaggio tramite l’agenzia – anche se i proprietari o i soci sono gli stessi? Il contratto è “pulito”: non prevede alcun esborso da parte dell’autore.
Tanto, ha già sborsato all’agenzia letteraria.

È importante comprendere questi meccanismi perché sono estremamente sottili e molto difficili da provare, dimostrare e mettere in luce. Se prima era sufficiente avere un contratto ora diventa, nei fatti, impossibile dimostrare che un editore che adotta tale pratica è un EAP.
Paradossalmente, sono da rispettare molto di più quegli editori che ammettono con chiarezza la loro politica editoriale, che dicono “noi chiediamo un contributo” e non rinnegano le loro scelte.
Questi sotterfugi sono viscidi. Sono scorretti.

Come difendersi? Prestando attenzione. Molta, molta più attenzione di prima.
Informandosi. Sempre. Costantemente. Rimanendo sempre aggiornati, condividendo le proprie esperienze, senza mai tacere e senza mai aver paura di dire la propria.
La nostra mail e il nostro forum sono sempre a vostra disposizione per le vostre testimonianze.
Oggi come sette anni fa, siamo sempre qui per combattere l’odiosa pratica dell’editoria a pagamento.

noeap

*Ho controllato, non esiste alcun editore con questo nome. Non mi potete denunciare, mi dispiace.

**Avevo una crisi creativa e ho posato lo sguardo sul mio salvadanaio a forma di mucca. Sì, lo so.

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39 Comments
  • ghirighiri
    Reply

    Carissimi Tutti

    ho inviato un mio Manuscritto ( Narrativa ) ad alcune Case Editrici, Booksprint, Albatros, Aletti, Vertigo.
    “” ho sempre pensato che se un manoscritto è ritenuto valido e quindi pubblicabile, non necessita di contributo, a parte il provento delle vendite.”.
    le quali mi hanno risposto con proposte di pubblicazione, chiedendomi un Contributo ( equivalente ad un certo numero di copie che io dovrei acquistare al prezzo di copertina).
    le cifre che mi chiedono sono varie: — 2.000,00 – 1.800,00 — 1.000,00 — 1.600,00
    Altre come: con meno servizi; Youcanprint – Etabeta – Kubera.
    con cifre che variano dalle 200,00 alle 400,00.
    Posso chiederVi un Vostro parere su Case editrici e costi
    grazie

    • Simone Bachechi
      Reply

      L unico consiglio che mi sento di darti sull’editoria a pagamento, in qualsiasi forma è: scappa come una lepre. Quelle che hai citato poi…delle vere sanguisughe!!!

    • Reply

      Amazzone Intermediazioni Editoriali
      di Francesco Filipponi : FLPFNC60E05I608D,
      via Ponente nr 4 60015 Falconara Marittima (AN)
      Autopubblicazione assistita ex D.P.R. n. 633 del 26 ottobre
      1972 e successiva Manovra legislativa correttiva
      (DL 50/2017).
      Carissima Autrice, mi presento a te forse dandoti
      l’impressione che sono uno che spara a zero sulla concorrenza
      ma, purtroppo, devo dirti che invece è anche mio rammarico
      personale aver appurato, durante la mia esperienza
      professionale, tramite analisi e svariate indagini, che la
      concorrenza stessa mi ha trasversalmente suggerito,
      indirettamente, quale avrebbe dovuto essere per il futuro la
      mia filosofia editoriale, ancor prima di una linea editoriale
      destinata alle collane. Dunque, tutta la piccola e media editoria
      oramai agisce on line e fa, sostanzialmente, autopubblicazione
      assistita. Ma in che modo? “Acquista” un account Amazon,
      §
      tanto per fare un esempio, attira moltissimi autori e li
      convoglia all’interno di quell’account dove solo l’Editore ha
      accesso ai dati personali dell’Autore, compresi i dati sulle
      vendite. Io invece preferisco farmi pagare il momento di
      assistenza tecnica e costruire un singolo account per ogni
      Autore dove, egli stesso, assumerà tutto il controllo dei
      meccanismi che lo riguardano. Come guadagna l’Editore che
      si definisce gratuito? Devo farti un po’ di cronologia. La vera
      DISTRIBUZIONE, ovvero quel meccanismo attraverso il
      quale i libri raggiungono migliaia di punti vendita fisici sul
      territorio nazionale, si realizza attraverso una catena che si
      chiama LE MESSAGGERIE spa. Molti Editori nati come
      ortodossi sono convenzionati ma non sanno come pagare le
      Messaggerie. Dunque, a questo punto anche un Editore
      dotato di partita IVA, uno staff e un Ufficio, oggi si configura
      come editore on line e realizza la DISTRIBUZIONE ON
      LINE, esattamente come faccio io. Con la differenza che lui,
      come ti dicevo poco sopra, ti convoglia in un account che
      rimane suo e, agli autori, non liquida i corrispettivi se non
      prima di un congruo volume di vendite. Questo significa che
      se 1000 autori concretizzano ad esempio solo 18 euro di
      vendite, quei 18 euro vengono trattenuti per sempre e
      l’Editore ha già guadagnato 18000 euro. Ti lascio queste
      informazioni in quanto tu, informandoti a livello personale sul
      settore, possa decidere in maniera davvero libera e
      consapevole a chi vorrai rivolgerti per la tua pubblicazione.
      §

    • Reply

      Amazzone Intermediazioni Editoriali
      di Francesco Filipponi : FLPFNC60E05I608D,
      via Ponente nr 4 60015 Falconara Marittima (AN)
      Autopubblicazione assistita ex D.P.R. n. 633 del 26 ottobre
      1972 e successiva Manovra legislativa correttiva
      (DL 50/2017).

      Ritengo sia evidente che in ogni campo in cui si deve affrontare un investimento deve essere prevedibile un rientro dei costi sostenuti , e per quanto riguarda l’editoria mi pare più che evidente che un editore “filantropo” pur che sia, non avrà mai nel regime attuale complessivo tale garanzia dalle vendite di un libro che abbia sponsorizzato totalmente a titolo gratuito:
      onde,cosa può essere un editore povero e dimesso che investe di tasca sua in letteratura se non un pazzo visionario e con tendenze misticheggianti se non addirittura anacoretiche? Ma io non credo in queste favole,
      al contrario nel campo della pubblicazione di musica, un investimento garantisce rientri, tanto per fare un esempio…e poi, perché mai chi contesta magari solo i simboli del liberismo capitalistico, dovrebbe aver bisogno di agenti letterari con ingenti giri di capitale per emergere sul mercato? Tutto è un paradosso.L’editore è il destinatario di una proposta contrattuale da parte dell’autore, in cui quest’ultimo chiede all’editore una prestazione d’opera (materiale e, in parte, intellettuale – ma su questo per ora è meglio sorvolare) finalizzata alla pubblicazione di un testo del proponente (l’autore). Se l’editore accetta, il contratto di prestazione d’opera si perfeziona, e poiché è principio fondante dell’Ordinamento che ogni contratto abbia una causa (in senso giuridico) – cioè una ragion d’essere economica – il sinallagma si presenta così, nella sua essenza: obbligo dell’editore è quello di realizzare il prodotto “libro” (e di pubblicizzarlo ed allocarlo adeguatamente, anche se questo non è sempre previsto dal contratto); obbligo dell’autore è quello di pagare il prezzo concordato per la prestazione dell’editore.
      Però …Questo è quanto si ricava astrattamente dalla legge. In concreto non si può dimenticare lo squilibrio tra le due figure. Se, infatti, la pretesa dell’editore d’essere pagato è tutelata legalmente, quella dell’autore di guadagnare qualcosa non lo è. Il libro, infatti potrebbe rimanere invenduto senza colpa da parte dell’editore. E qui si deve ammettere che, siamo di fronte ad una stortura dell’Ordinamento. Inutile fingere che l’editoria non sia una attività imprenditoriale e che, pertanto, sia caratterizzata, secondo l’ordinamento, dal rischio d’impresa, il quale dovrebbe ricadere sull’imprenditore, cioè sull’editore. E invece, come peraltro avviene anche in altri campi, finisce per gravare sull’autore. Si dovrebbe fare in modo che laddove le dimensioni e/o le caratteristiche dell’editore configurino un’impresa, allora esso sia tenuto a risarcire il danno (lucro cessante e danno emergente) laddove si provi che vi sia stata da parte dell’editore “culpa in eligendo” (colpa nella scelta), per aver accettato di editare un testo le cui probabilità di vendita erano al di sotto del limite di economicità. Ovviamente l’editore, anche se non di dimensioni imprenditoriale, dovrà essere tenuto a risarcire ogni danno anche da negligenza od imperizia, specie quando fossero stati contrattati anche doveri di pubblicizzazione ed allocazione.In altre parole, massimo rigore nella selezione di cosa pubblicare, oppure specificare in contratto eventuali mutue deroghe, da ritenere clausola vessatoria. All’interno di tutto questo marasma allora appare l’on demand, il self publishing, l’autopubblicazione. Ma gran parte degli Autori,primo: non sanno costruire un lavoro di qualità, secondo: non sanno interagire con l’on demand, terzo non hanno alcuna propensione al marketing; Probabilmente non ne hanno consapevolezza.Molti pensano di fare le cose da sé piuttosto che pagare una casa editrice, allora il rischio è che sopravvalutino le loro capacità di fare tutto.E’ qui che Amazzone Intermediazioni Editoriali può fare la differenza.

  • vale
    Reply

    Ciao a tutti, vi scrivo perché ho ricevuto una proposta di pubblicazione dalla casa editrice Guida, che ritenevo seria, fino a quando non mi hanno chiesto di contribuire per 1800 euro per coprire parte del “rischio”. Cosa ne pensate?
    Grazie ciao

  • Pasquale De Luca
    Reply

    Chi scrive dovrebbe essere la risorsa dell’editore, non il cliente. Cliente è il pubblico dei lettori. Se l’editore chiede, in via diretta o traversa, il pagamento di un contributo, significa che l’autore è il cliente dell’editore e questi con il vendere all’autore il proprio servizio editoriale ha già raggiunto l’obiettivo, Passerà subito dopo al prossimo autore. Ci sono piccoli editori che sono veri editori e, scelto un testo che ritengono valido, investono su quel testo, lo pubblica a totale proprio carico economico, curano distribuzione e marketing. E, in ultimo ma non ultimo, corrispondo all’autore i diritti fin dalla prima copia venduta.

  • Okram82
    Reply

    Cosa mi dite invece di editing a pagamento, a me un editor privato mi ha chiesto 1500 euro per un lavoro di editing.
    Però poi non so come è l’iter: mi propone lui a case editrici o a agenzie?
    Che consigli mi date!?

  • Reply

    […] è imprevedibile. Basta dare un occhio a questo post di Linda Rando su Writer’s Dream. Quando credi di aver visto tutto ecco che lei ti stupisce, si […]

  • Katia
    Reply

    Salve..io ho ricevuto una proposta editoriale da Luoghiinteriori di Città di Castello.La spesa che mi chiedono di sostenere è abbastanza abbordabile.Qualcuno sa darmi delle informazioni sulla serietà di questa casa editrice? Grazie

  • Reply

    Salve, volevo chiedervi un parere. Ho già letto dai forum qualcosa sull’argomento che mi ha sempre lasciato incerto. L’argomento è editore a pagamento. Spiego il mio caso. Pubblico mediante Albatros il mio primo libro, aldilà dell’intervista e delle promesse di una intera pagina web dedicata a me non ho visto un reale interesse da parte di questa casa editrice di occuparsi dello scrittore. Vendite bassissime, poche decine, decido cmq di tentare il seguito, volevo portare a conclusione la piccola saga fantasy. Altro pagamento ma più basso del primo(ho inviato due volte lo scritto è mi erano arrivati due contratti uguali ma con cifre diverse ). Questa volta l’albatros ha almeno la dignità di inviarmi un email con vari concorsi letterari. così invio delle copie a due o tre di questi. Tempo fa mi manda un email un “vicario” della casa editrice Leone, dicendomi che ha notato il mio libro in un concorso e potrebbe mettermi in contatto con la casa editrice. Tutto gratis a parte un paio di migliaia di euro per il lancio dell’artista. Mando un email per avere il contatto, nel mentre attendo una risposta navigo in giro e cerco informazioni su questa casa editrice.
    Ora vorrei sapere se è l’ennesima bufala, da una parte è invitante ciò che propongono, 10 anni di contratto, però se nel corso del tempo ti è richiesto un particolare editing mi hanno accennato che sarebbe a pagamento, quindi suggeriscono di imparare dal primo editing. Inoltre il lancio dello scrittore avrebbe un costo di 5000 euro + iva(6100 euro). Al che io gli ho detto che al momento non potevo pagare per via di ingenti spese(devo far riparare un tetto), quindi ho detto di sentirci a Novembre. Sempre durante la telefonata ho chiesto se potevano abbassare questo costo e mi hanno detto che questo anzi è il minimo, però forse si poteva rateizzare s e era d’accordo il grande capo della Leone. Mi propongono anche la ristampa del mio primo libro…..
    Insomma cercando su internet vado in due binari diversi, molti dicono che questa casa editrice è seria, molti altri come tanti di cui ho letto sopra suggeriscono sempre l’editoria non a pagamento.
    Valutazioni su questa mia esperienza?

    • Simone
      Reply

      Albatros è la peggiore in assoluto, se ci può essere una classifica ai peggiori fra coloro che speculano, anzi vivono sulla scrittura altrui cosa che non è illegale ma dovrebbe diventarlo
      CONTRO OGNI FORMA DI SCRITTURA A PAGAMENTO

    • Nadia Genovese
      Reply

      Samuele, è arrivata la stessa proposta a me. Venerdi’ devo prendere una decisione!!. A te alla fine come è andata? Cosa hai deciso?
      Il mondo non è bianco e nero….chi dice no Editoria a Pagamento eppoi non viene pubblicato mai…chi lo fa e sceglie agenzie sbagliate…Insomma sono convinta che ci siano vie di mezzo. Attendo una tua risposta , spero a breve!

    • Nadia Genovese
      Reply

      Qualcuno ha esperienza con Leone Editore? Vi prego di darmi consigli ( e non la solito risposta “non Editori a pagamento”). Grazie!

    • adriano
      Reply

      E successo anche a me con la Leone. 4.500 euro per il lancio presso le librerie. Per telefono gli ho fatto il conto di quante copie avrei dovuto vendere per andare in pareggio, dopo di che ho ringraziato e salutato. Stanne alla larga.

  • Reply

    Condivido in toto quanto scritto da Linda Rando: pagare per pubblicare è assurdo ed odioso, anche se all’inizio tanti di noi hanno commesso (per ingenuità, vanità, anche disperazione e molto altro ancora) questo errore.
    Bene, ora avrei bisogno di un’informazione: come considerate la casa editrice Il levante?
    Con la casa in questione ho preso contatto di recente (mi è stata consigliata da una persona seria), ma sono rimasto un po’ perplesso: mi pare che anche Il levante, infatti, chieda un contributo.
    Ma forse ho capito male, perchè la persona con cui ho parlato ha fatto un discorso piuttosto lungo e non sempre chiarissimo.
    Buon lavoro
    Riccardo

  • howlingfantod
    Reply

    non so se è il posto giusto per la segnalazione, ma vorrei segnalare le edizioni Helicon come casa di editrice a pagamento, sono gli organizzatori del Premio Casentino al quale nel 2015 sono stato premiato con segnalazione della giuria per dei racconti, così mi sono tenuto in contatto ed alla fine mi hanno proposto un acquisto copie del manoscritto che gli ho inviato e che avrebbero edito alla modica cifra di Euro 1.600,00. Un modo molto raffinato, forse nuovo per le case editrici a pagamento, camuffarsi dietro i premi letterari, una nuova tendenza?

  • Bambù
    Reply

    Premesso che Mondadori o chi per lui non ci legge, se l’editore è serio non chiede soldi, se l’editore è serio non fa discorsi e promesse, ti dice sì o no.
    Dovremmo non pubblicare nessuno a pagamento, non più per al meno un paio d’anni, e allora questi cialtroni, piccoli o grandi che siano, chiuderebbero tutti bottega.

  • Reply

    Qualcuno ha notizie della casa editrice Clinamen

  • roberto
    Reply

    Mi piace pensare che se un libro vale prima o poi verrà fuori. Credo che in questo lavoro ci voglia molta pazienza ed un pizzico di fortuna. Sono d’accordo con quanti ritengono che pubblicare a pagamento non valga la pena anche perché poi che ci fai? Forse se non vinci un concorso vuol dire che ne devi provare altri ed ugualmente se non piace ad una casa editrice provane altre. E poi un po’ di modestia se non va cambialo.

  • Reply

    Se l’editore è serio mi sembra giusto pagare. Editing, impaginazione (se fatti BENE), deposito legale e copie saggio hanno dei costi, non sempre irrisori.
    Se non si vuole pagare e si pensa di essere Camilleri o Eco mandate i manoscritti alla Mondadori o Einaudi o pubblicate su quello scempio di Lulu.com con impaginazioni fatte in maniera veramente approssimativa.
    Comunque io ho trovato case editrici (non faccio nomi) che con costi molto al di sotto di quelli nei commenti ti danno 15 copie, impaginazione, isbn e pure l’ePub.
    Se fossi Camilleri o Eco andrei alla Mondadori, ma non lo sono. E, se il servizio è buono, mi sembra giusto pagare.. scusate se sono controtendenza ma ho visto cosa vuol dire pubblicare su Lulu e C. e i testi hanno un’impaginazione penosa, veramente..

  • Reply

    Ma come facciamo a capire, effettivamente, le case editrici che hanno le agenzie letterarie?

  • Reply

    Articolo utilissimo! Grazie di averlo scritto!

  • luigi dinardo
    Reply

    Purtroppo l’editoria a pagamento è una piaga difficile da debellare. E pensare che, quando ero agli inizi, ero tentato dall’accettare proposte come quelle della Albatros o della Aletti alla modica cifra di 3000/4000 euro. Per fortuna non l’ho mai fatto. Piuttosto, se la mia opera non piace a nessuno ma io ci sono troppo affezionato per lasciarla morire in un file del pc, me la auto-pubblico con siti tipo Youcanprint (spesso con meno di 30 euro me ne esco fuori, avendo le mie 2-3 copie) e spero che qualcuno la compri dal sito o da siti che vendono libri (molti facendo così sono stati notati e poi pubblicati da grandi editori come la Mondadori, Newton ecc).

  • ketty
    Reply

    Ciao a tutti….ho appena ricevuto una proposta di pubblicazione fa Aletti…840€ per la stampa di 100 copie in totale con le quali poi vorrei capire cosa farne….ho una curiosità e vi sarei grata se mi aiutaste a risolvere questo dubbio: quanti tra coloro che hanno spedito le loro opere inedite con scadenza 10 aprile 2015 hanno ricevuto la stessa proposta???

  • Reply

    L’editing fatevelo da soli, fin dove arrivate: se per editing si intende arrivare a una grammatica corretta e uno stile personale. Quando poi una casa editrice seria vi farà un contratto, se c’è da migliorare la trama o altri particolari, lo farà lei gratis. In questo modo avrete pure aggirato indenni la nuova esca per farvi abboccare e aprire il portafoglio :-)

  • Reply

    […] nostrana, leggetevi anche questo articolo di Linda Rando su Writer’s Dream, Le infinite vie dell’editoria a pagamento: quando una casa editrice si proclama free ed espone il logo “NO EAP” in homepage, ma […]

  • Reply

    Però qui il discorso si fa diverso, e difficile, nel senso che io che sono un autore, come posso sapere che il titolare di un’agenzia letteraria lo è anche di una casa editrice? Oppure magari possono essere titolari diversi ma che agiscono in comune accordo, è quindi un sistema molto sottile questo, e anche difficile da smascherare. L’unico modo per difendersi è quello di rivolgersi a un agente letterario che non chieda soldi per la valutazione, anche se poi c’è il discorso dell’editing che in genere è sempre a pagamento.

  • Reply

    purtroppo questi editori si nutrono della vanità di chi scrive, tanto da far convincere certi autori che all’inizio della carriera è l’unico modo per pubblicare. Peraltro. con la crisi, ultimamente sono affiorati certi stampatori allo stato brado che chiedono pochissimo, l’acquisto di una trentina di copie, magari (e considerando che un libro, specie se di un piccolo editore, costa 15-20 euro), ammontano sempre a 4-500 euri, certo, molto meno dei 3000/4000 di una volta, ma devono pur mettere chiunque in condizione di pubblicare. Un po’ come una volta gli spacciatori che vendevano la droga a milioni a dose costringendo i drogati a scippare o rapinare, ora si trovano mini dosi anche a 10- 20 euri

  • Reply

    La carne fresca e l’ossigeno purtroppo non mancano mai per certi personaggi. Purtroppo. Bisognerebbe farli morire di fame e per asfissia, ma non è facile: la vanità è più forte di ogni cosa.

  • Reply

    […] è imprevedibile. Basta dare un occhio a questo post di Linda Rando su Writer’s Dream. Quando credi di aver visto tutto ecco che lei ti stupisce, si […]

  • Reply

    Be’, penso sia normale nell’ordine degli eventi: se un “atteggiamento” può essere sgamato da persone attente, ecco che viene creato un diversivo per far sborsare soldi e al contempo far credere che sia tutto gratuito. Succede in ogni contesto. Personalmente ritengo che sia sbagliato pagare per lavorare e mi sovviene la scenetta finale di “Fantozzi va in pensione” dove tutti gli impiegati della Megaditta si ritrovano nei sotterranei a mendicare per lavorare e quindi a versare parte della loro pensioncina sudata per continuare a faticare e dare un senso alla loro esistenza.
    Io sono convinto che, per quanto un’opera possa sembrarmi buona, in qualche caso se nessuno si accolla l’onore o l’onere di pubblicarla, forse può ancora essere migliorata in vista di una futura pubblicazione senza necessariamente passare dagli EAP che spacciano per oro anche l’ottone pur di trarne un vantaggio economico.
    Nulla di immorale o di illegale, come avete detto, però mi suona male guadagnarsi da vivere in questo modo, e parlo da scrittore, non da editore. Magari dall’altra parte della barricata la penserei diversamente. Eppure per ora mi sembra un modo fin troppo comodo di intortare scrittori che magari credono fortemente nel loro lavoro tanto da investire dei risparmi.

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