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L’#editoriachevorrei (o anche: l’inchiesta sull’editoria free)


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(Per chi non ha voglia di leggersi l’introduzione: vogliamo avviare un’inchiesta sulle scorrettezze editoriali. Potete saltare direttamente qui.)

L’#editoriachevorrei, al momento, non esiste. Non è certamente solo per l’esistenza della famosa (famigerata?) editoria a pagamento, sul quale in questi sei anni di militanza abbiamo speso migliaia o forse milioni di parole.

Per un certo periodo di tempo si è diffusa l’idea che fosse valida l’equazione editore free = editore buono. Tante persone, non appena ricevevano un contratto di edizione che non richiedesse un esborso da parte dell’autore, si buttavano a capofitto sulla firma del contratto, dicendo cose come “e quando mi ricapita più?” e giustificando eventuali mancanze da parte delle case editrici con altre cose tipo “l’editore non mi ha chiesto soldi, che altro posso pretendere?”

Che paghi i diritti d’autore, per esempio.

Che rispetti i termini contrattuali, per esempio.

E che i termini contrattuali non siano cose come “a me editore vengono tutti i diritti letterari, digitali, cinematografici, di traduzione fino alla vendita della 5milionesima copia e tu, autore, fino ad allora non vedrai una lira. In più sarai vincolato a me per i prossimi vent’anni, dovendo sottopormi ogni singola produzione che uscirà dalle tue ditina sante e, nel caso in cui non volessimo pubblicarti o ricevessi proposte più vantaggiose della nostra, dovrai attendere il nostro via libera. Che, ovviamente, ci riserviamo di NON darti, né ora e né mai. Per i successivi vent’anni, come detto sopra.”
(Sì, esistono contratti di questo genere e sì, ci sono persone che li firmano.)

Ma negli anni le cose non sono migliorate, anzi. Sebbene gli autori abbiano iniziato a controllare con un po’ di attenzione in più quello che firmano – anche grazie a meritevolissime iniziative come quella di Scrittori in Causa – le case editrici che non rispettano i termini contrattuali o che propongono contratti che definire svantaggiosi è eufemistico sono aumentate.
E contrariamente a quel che si potrebbe pensare la cosa non è limitata alle piccole e medie case editrici, ma si allarga anche a editori famosi e di grandi dimensioni.

A tutto questo occorre sommare un’altra cosa, di cui abbiamo già parlato in passato: ovvero che la produzione di tante piccole/medie case editrici non a pagamento è tutt’altro che eccelsa – quando, teoricamente dovrebbero essere “baluardi della cultura e della qualità”.

La lotta contro l’editoria a pagamento non è che la punta dell’iceberg. Il proposito di Writer’s Dream è sempre stato quello di fare informazione corretta e documentata sull’editoria, il quanto più completa possibile.

A sei anni di distanza, in una situazione di profonda crisi del sistema editoriale, limitarsi a dire no all’editoria a pagamento non basta più.

L’inchiesta sull’editoria non a pagamento e sulle scorrettezze editoriali


È per questo che intendiamo avviare un’inchiesta sull’editoria non a pagamento, sui comportamenti delle case editrici, contrattuali ma non solo: vogliamo raccogliere tutte le esperienze negative, a 360°.

Sappiamo che fare nomi spaventa e (spesso) porta guai. Io stessa ne sono stata vittima (e poiché non ve ne ho mai parlato nel dettaglio ma ho lasciato parlare gli altri per un anno presto vi racconterò personalmente i dettagli di quella vicenda).

Per partecipare all’inchiesta e fornire la propria testimonianza sarà sufficiente contattarci privatamente – tramite mail, Facebook o messaggio privato sul forum – esponendoci dettagliatamente la vostra esperienza. Noi la riporteremo integralmente, ma rendendo totalmente irriconoscibili sia voi che la casa editrice (o agenzia letteraria) in questione. Questo tenendo anche conto della recente sentenza della Cassazione che sancisce l’esistenza del reato di diffamazione anche qualora non vengano fatti nomi ma si renda riconoscibile la “parte lesa”.
Come abbiamo sempre fatto con ogni testimonianza, tuttavia, rispetteremo alla lettera il diritto di cronaca:

  • che la notizia sia vera (“verità del fatto esposto”);
  • che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità ed utilità sociale (“rispondenza ad un interesse sociale all’informazione”, ovvero requisito della pertinenza);
  • che l’informazione venga mantenuta nei giusti limiti della più serena obbiettività (“rispetto della riservatezza ed onorabilità altrui”, ovvero “correttezza formale della notizia o della critica”).

Denunciare le scorrettezze è un passo fondamentale per uscire da questa situazione di stallo e di malessere che affligge l’editoria. Pertanto, contattateci nel modo che ritenete più opportuno e iniziamo a costruire un’editoria nuova. 

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26 Comments
  • Reply

    Io ho pubblicato alcuni libri (sia cartacei, sia ebook) con CE diverse, con il mio nome e con alias. Posso dire con certezza che l’unica CE che mi invia mensilmente i report di vendita, e mi paga i diritti trimestralmente è Eros Cultura. Il mio alias è Kiara Olsen.

  • esse emme
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    Eroscultura pubblica solo tesi erotici?

    • Reply

      Si Esse Emme, anche se occorre precisare che molti nostri romanzi d’amore troverebbero agevole collocazione in una collana rosa di una qualsiasi CE. In più, se tutto andrà bene, a metà anno nascerà una mia seconda casa editrice generalista che pubblicherà tutto ciò che non è erotico o assimillabile

      • Esse Emme
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        allora Daniele Aiolfi, nel caso non dovessi trovare una CE che è intenzionata a pubblicare il mio libro senza contributo, terrò monitorata la nascita della tua nuova casa editrice e ti proporrò il mio manoscritto! P.S. nel frattempo mi ha contattata un’altra CE, ma anche qui c’è l’obbligo di acquisto di un tot. di copie…… Un’ultima domanda per te, visto che sei del settore: il report annuale quindi non è da prendere in considerazione? Troppo difficile verificarne l’esattezza?

        • Reply

          ti do un dato. In Italia esiste una quantità mostruosa di CE, 8.400 e quasi tutte fanno la carta e di queste sono veramente distribuite si e no 300, ma capillarmente 50. Devono sparpagliare le copie in giro per lo stivale e forse dopo un anno il loro distributore si degna di informarli delle vendite, e pagarli. Con il digitale, che è il futuro, comunque piaccia, io so ogni giorno come vanno le vendite

  • Benny Siro
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    sono uno scrittore esordiente( la mia prima pubblicazione risale a qualche mese fa) e la mia esperienza con Eroscultura è senza dubbio molto positiva per professionalità, competenza e onostà.

  • Reply

    No Esse Emme, non esiste, in compenso esistono poche CE serie. Leggiti bene i contratti. Se, come nel mio caso, riportano una durata non superiore ai 3 anni, se vi è un impegno contrattuale a pagare i diritti ogni 3 mesi, se viene fornito un report delle vendite su base mensile, se NON TI CHIEDONO SOLDI per pubblicare, se ti forniscono un accurato editing al tuo testo e se hanno una distribuzione capillare e SCRITTA SUL CONTRATTO, con tanto di nomi delle librerie online, e troverai tutto questo, sarai davanti a una CE seria. Come la mia e perdona l’immodestia ma visto che investo soldi miei, mi faccio un po’ di pubblicità. Eroscultura.com

  • Esse Emme
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    buonasera a tutti, spero che qualcuno riesca ad aiutarmi. Sono stata contattata da una casa editrice che è intenzionata a pubblicare il mio libro….non esiste già una specie di libro nero delle CE che promettono ma poi non portano a termine?

  • Aural
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    Io sono una esordiente e senza spintarelle o favori sono stata pubblicata da una casa editrice che mi pregio di nominare, la eroscultura.
    Il suo editore e le persone che collaborano con lui, hanno dimostrato grande professionalità e competenza.
    Leggono tutti i manoscritti e, dopo attenta valutazione, decidono per la pubblicazione.
    Nulla viene lasciato al caso.
    Nulla viene detto e poi smentito.
    Nulla viene taciuto.
    Io sono rimasta decisamente soddisfatta.
    Quello che mi era stato promesso è stato fatto. A voi le debite conclusioni.
    Concludo riassumendo che mi sono fidata ed ho avuto ragione.

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    Sara, io di mestiere faccio l’editor, lavoro per una piccola casa editrice italiana che paga regolarmente sia me che gli autori e che ha contratti piuttosto vantaggiosi per gli autori stessi. Ma sono anche una freelance che offre servizi pre e post editoriali. Purtroppo devo dire che la tendenza a pagare i miei servizi da parte degli autori che intendono avvalersi del self publishing è inferiore a quella del peggior pagatore tra gli editori. La maggior parte delle volte tendono a cercare di estorcere i miei servizi sotto forma di “consigli”, o di una presunta amicizia (magari perché ci conosciamo su FB). Quando mi vengono chiesti certi servizi io invio una proposta di contratto che prevede il pagamento anticipato del 20%, e devo dire che il 100% dei futuri selfpubblicatori italiani sparisce. I tedeschi invece (io vivo a Berlino) si comportano con la massima correttezza. Nonostante secondo le leggi tedesche uno che pubblica in self publishing non possa far pagare i propri libri ma solo offrirli gratuitamente, cercano sempre l’aiuto di un professionista e pagano regolarmente.

  • Reply

    Salve a tutti, ringraziandovi per la chiarezza con la quale affrontate gli argomenti, pongo a mia volta una domanda: cosa ne pensate se un esordiente scegliesse una terza opzione? Oltre alle c.e.free o eap esistono anche agenzie di consulenza editoriale che seppure forniscano servizi pre e post editoriali a pagamento, scavalcano di fatto le case editrici, permettendo all’autore di immettersi in circuiti online con un prodotto che vale qualitativamente di più di un selfpublishing dove tutto o quasi è lasciato al caso. E’ ovvio che la visibilità delle grandi case editrici è maggiore, ma è anche vero che se un esordiente non ha le giuste conoscenze o la spintarella data dal possedere un nome famoso è praticamente cestinato senza che nemmeno una riga del suo lavoro venga letta da chi di dovere. Non voglio dire che sia sbagliato rivolgersi alle grandi c.e., ma la speranza di esser anche solo letti è davvero minima.

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    Trovo questa inchiesta molto interessante e concordo assolutamente sul fatto che la distinzione tra C.E. free ed EAP non sia sufficiente per definire la qualità di un editore. Ho però una curiosità “metodologica”: come si svolgerà la raccolta dei dati e come poi verranno diffusi i dati raccolti? Ad esempio: l’autore che ha avuto una brutta esperienza vi scrive, vi racconta i fatti (con nomi e cognomi) e poi voi riferirete pubblicamente la cosa con il nome della casa editrice ma senza quello dell’autore che vi ha raccontato la sua disavventura? Oppure alla fine ci farete un resoconto generale e generico (dunque senza i nomi delle c.e. coinvolte) sulla diffusione del malcostume editoriale (eventualmente con esempi di ciò che accade, ma senza dire dove accade)?

  • Alexandra
    Reply

    Trovo il dibattito sull’attuale realtà editoriale molto interessante. Credo che molte storture del passato (i contratti capestro esistevano già ai tempi del boom e anche l’editoria a pagamento: ne parla molto bene Umberto Eco in Baudolino) oggi siano amplificate dall’attuale crisi economica. C’è poco lavoro per tutti, in tutti i settori (se ho problemi con l’IMU, chi me lo fa fare di comperarmi da leggere?) e di riflesso, anche nell’editoria (oggi più che mai, l’adagio Carmina non dant panem è valido, ma lo è sempre stato). Paradossalmente, c’è un’invasione di gente che vuole scrivere a ogni costo. Io l’ho visto partecipando a concorsi letterari anche importanti, ci sono paesi interi che si spostano con quintali di materiale che non sempre è eccelso (perché chi scrive senza essere un Lettore Forte, ahi, ahi, ahi). La selezione di molti concorsi è roba da Mengele: 30 posti, o dieci, o uno solo, per 1500-3000 iscritti. Ovvio che ci siano editori pronti a buttarsi sui sogni letterari dell’aspirante di turno. E gli editor? Beh, una volta ho sentito una persona parlare di uno di questi professionisti:- Mi ha detto che se è per leggere, leggono, ma non sanno neanche loro chi far pubblicare. Sono stati costretti a respingere roba anche valida per motivi ignoti persino a loro.
    Surreale, vero? Trovo che riuscire come scrittori sia una lotteria esistenziale, ma di questo passo, il vero business siano i vari corsi e corsetti di scrittura creativa, magari con un blog scaricabile a pagamento (un tanto al rigo e ti insegno come fare), pubblicati da parte di uno che ha centrato il colpo una sola volta e chissà come. Ho paura di questo. Perché di contratti sgangherati (soprattutto ad acquisto copie: magari con un’ipocrita dichiarazione tipo, ma noi non siamo a pagamento, oppure con un editing che l’autore deve pagare di tasca propria) ne prevedo a palla, visto che non ci sono soldi. Spero di sbagliarmi, ma dovrebbe cambiare la politica in Italia (perché non trattare il libro da prodotto industriale?).

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    Innanzitutto concludo con Sandra che ringrazio anch’io per il confronto. Un libro di 280 pagine (fatto bene con carta 100 grammi – avorio o bianca poco importa il prezzo è identico, quella è solo una scelta di gusto personale – copertina 250/300 grammi plastificata, brossura cucita (quest’ultimo dato è importante, non mi si venga a dire che l’incollato e il cucito sono la stessa cosa, e questo lo dico da lettore) ha un costo che giustifica un prezzo tra i 14 e i 16 euro prezzi più alti sono effettivamente esosi. Parlando in generale trovo molto interessante la denuncia sui contratti capestro che è vero che siano “altra cosa” rispetto al mancato rispetto del contratto, ma non sono più onesti, proprio perché, come giustamente fa notare Linda, vengono da CE di nome. Lo vediamo con gli stessi grandi nomi (autori, intendo) obbligare un autore a scrivere X libri in Y tempo va solo a detrimento della qualità – Mauro Corona docet.

  • Reply

    Carlotta, seguendo questo ragionamento non dovremmo scoraggiare neanche l’editoria a pagamento, perché anche lì c’è scritto nero su bianco quanto/quando/come pagare e uno è libero di accettare o meno, quindi c’è assoluta trasparenza ed è colpa solo di chi accetta. Io penso che non rispettare un contratto (inteso come “ti faccio editing/ti faccio pubblicità/ti creo un background di tutto rispetto” e poi non fare NIENTE), specie se la CE è grande e può permettersi certe promesse, sia molto peggio di accettarne uno poco vantaggioso ma potenzialmente buono per l’autore (se la CE è conosciuta può essere un buon affare in ogni caso per un esordiente, sempre premettendo che non sia un contratto capestro e che vengano rispettati tutti i termini sottoscritti) rispetto al promettere mari e monti e poi rovinare il primo lavoro di uno scrittore e distruggere le sue aspettative del mondo editoriale. E, sempre parlando di grandi CE, fra “contratto poco vantaggioso” e “contratto capestro”, ovviamente ci passa un mare, e nel caso ci si approfitti della voglia di pubblicare di un autore per proporre contratti allucinanti, beh, bisogna parlarne. Non lo fa nessuno, facciamolo noi, no?

    • Reply

      Scusate se rispondo ad entrambi i commenti qui. Occupo meno spazio 😀

      @Linda assolutamente d’accordo. Basta che non si faccia passare per vittime gente che è salita volutamente sul patibolo. Una cosa: se l’editore non intende ristampare il libro (quindi il libro risulta non disponibile) i diritti dovrebbero tornare per legge in mano all’autore no? Idem per la prelazione sul libro successivo: se l’editore non risponde o offre un contratto da schifo l’autore dovrebbe poter scegliere. Chiedo perché non mi occupo di contratti e so poco su diritto d’autore ecc.

      @Mrs C non so se sia proprio la stessa cosa. Forse perché per l’editoria a pagamento ha un altro cliente cioè l’autore. Forse nel caso dell’editoria tradizionale mi piacerebbe sentire anche e soprattutto la voce dei lettori, che sono alla fine quelli più gabbati dalla cattiva editoria.

      Faccio un esempio? Ripubblicare un libro cambiando titolo e copertina spacciandolo come nuovo.
      Io la trovo una roba fuori dal mondo.
      Oppure compro un ebook (Einaudi eh) ci trovo una MAREA di refusi e errori di traduzione e di italiano vergognosi. Ok me lo vendi a pochi euro. Ma porca miseria, che figura ci fai e che rispetto hai per me lettore. (Però mi sa che sono andata off-topic)

      Per il resto, vi seguo.

  • Reply

    Mi pare che la definizione “scorretto” sia di per sé piuttosto chiara. Si parla di editori che non rispettano i contratti, che lavorano male, che fanno pessimi lavori. Ma se ci sono editori (specie nomi di un certo calibro, e purtroppo è cosa nota anche se nessuno lo dice apertamente) che propongono contratti capestro non vedo perché non parlarne. Ovvio che se si accetta il contratto capestro lo si fa con la consapevolezza di scavarsi la fossa da soli, quindi il biasimo ricade su chi l’ha accettato; ma di fronte a proposte allucinanti rifiutate (specie, ripeto, da parte di nomi di spessore) non vedo perché non parlarne. Tanto più che può aiutare autori poco furbi – bisogna dirlo, che sono poco furbi o poco svegli – a evitarli anche se il nome è allettante.
    O no?

  • Reply

    Bisognerebbe fare una distinzione: stiamo parlando di editori che non rispettano i contratti o stiamo parlando di editori che propongono contratti poco vantaggiosi per l’autore? Perché nel primo caso è poca trasparenza, nel secondo caso basta non accettare il contratto o ricontrattare i termini. Se sto cercando una casa da affittare e il contratto per me non è vantaggioso, o si discute con chi ti propone il contratto o cerco altro. Quindi stabiliamo con precisione cosa sia scorretto e cosa no.

  • Reply

    Concludo rispondendo a Fabio, 280 pagine, alette sì, copertina “molle, carta bianca quella che costa meno. Mi sa che l’ho convinta : ) grazie per il confronto.

  • Reply

    Lodevole iniziativa. Questo è anche uno dei motivi per cui Vi seguo: tanto coraggio e onestà nel dire le cose come stanno. Ad alcuni può far male, ma di sicuro l’editoria non potrà che trarre vantaggio da una maggiore presa di coscienza e una migliore consapevolezza dei meccanismi.
    Personalmente non ho esperienze negative da condividere – e spero di non averne mai – ma leggerò con interesse quelle degli altri.
    Bravi ragazzi!

  • Fabio
    Reply

    Gent.ma Sandra, per giudicare il prezzo penso che che vada, ovviamente, considerata anche la qualità del libro (perché i costi dipendono da quello) 20 euro se si tratta di un libro con copertina rigida oppure con carta da 100 grammi, brossura cucita, alette e oltre le 450 pagine non mi sembra uno sproposito,
    se così non fosse allora ha ragione lei.

  • Reply

    Gentilissimo Fabio, immagino Lei sia un editore e sono certa sappia il fatot suo. Io parlavo di 20 euro come prezzo di copertina, purtroppo psicologicamente il 2 davanti non aiuta, per un editore che non ha distribuzione, quindi almeno il 55% di costi in meno seguendo i Suoi conti.

  • fabio
    Reply

    Gent.ma sandra cerco di motivare le mie ragioni con i numeri, facciamo 100 il costo del libro, da un minimo di 55 fino a 62 se lo porta via la distribuzione, facciamo media 58, aggiungiamo 4 di iva, 10 va all’autore e siamo a 72 vorremo concedere all’editore lo stesso ricavo dell’autore e quindi un 10? voul dire che il costo del libro non può incidere più del 18% del prezzo di copertina. dato che gli editori medio piccoli non stampano certo in cina si fa presto a capire perché i costi siano esorbitanti, basta che il libro costi 3 euro per doeverlo obbligatoriamente vendere ad almeno 15 euro (senza contare che nel 10% che abbiamo concesso all’editore vi sono le spese varie tipo trasporto editing, isbn, mantenimento del sito etc. etc. etc.

  • Reply

    Io mi rendo perfettamente conto del fatto che un libro ha una filiera lunga e ci mangino su in tanti, ma in questo modo lo stai ammazzando il titolo, ne sono certa perchè molti mi hanno detto “troppo caro, non lo compro!” Gente che aspettava che uscisse. E soprattutto gente che ne sa ben più di me ha detto “è troppo!” Poi che le librerie non paghino è verissimo, e anche editori di qualità non pagano es. i traduttori, chi si occupa dei loro adempimenti fiscali. Io ho solo chiesto se un esempio di cattiva editoria potesse essere quanto sopra. E’ chiaro che l’argomento è vasto, ma per concludere rispondo alla sua domana: sì me lo sono chiesto, e soprattutto l’ho chiesto, e rimane un prezzo esorbitante.

  • Reply

    Ma perché a nessuno di voi viene in mente di fare un bell’elenco delle librerie che non pagano a partire da FELTRINELLI! Gent.ma sandraalley si è mai domandata di quel prezzo esorbitante di copertina quanto resta all’editore e quanto va tra distribuzione, libreria, il costo del libro e il diritto d’autore? –

  • Reply

    Tipo cedere i diritti per un sacco di anni, o avere un prezzo di copertina esorbitante?

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