Blog

Conta più il gesto o l’importo?


Dopo averne parlato tanto e dopo aver affrontato l’argomento da ogni punto di vista, non possiamo negare che ancora oggi in rete ci siano delle difficoltà ad afferrare cosa sia l’Editoria a Pagamento: un fenomeno non illegale  (e le persone lo possono accettare o meno), e che si sostanzia nella prassi di chiedere all’autore che vuole essere pubblicato la corresponsione di un pagamento, da utilizzarsi per le più disparate finalità. I casi più comuni (ma che non racchiudono la totalità delle richieste che conosciamo):
Contributo alle spese di produzione del libro: l’editore ti richiede una cifra X per contribuire alla produzione generica del materiale cartaceo/digitale;
Contributo con acquisto copie: l’editore vincola la pubblicazione all’acquisto di n X copie a prezzo di copertina (o scontato) sempre per sopperire alle spese di gestione e produzione del tuo lavoro;
Contributo per l’editing: l’editore ti pubblica, ma il tuo testo per essere pubblicato va editato (come di norma) e i costi del lavoro di editing sono a carico dell’autore;
Contributo per la promozione: l’autore si obbliga a procurarsi X presentazioni o X eventi o corrisponde una quota per il patrocinio delle attività promozionali all’editore;
Contributo di lettura: l’editore per leggere e valutare il tuo manoscritto si fa pagare,
Contributo di acquisto altrui opere:  ti richiede di acquistare tot libri dal suo catalogo e di dimostrarne l’acquisto per rientrare nei costi, prassi che se fosse a mo’ di invito (perché di norma un esordiente farebbe bene a leggere un libro degli editori che individua per rendersi conto del loro genere e del tipo di lavoro che svolgono) non ci sarebbe nulla da eccepire, nel momento in cui mi si obbliga, mi spiace, ma stai andando contro le leggi della libera lettura consapevole (e su questo, ci torneremo nella prossima puntata).

E via dicendo…

Fino a qui, tutto sembra liscio. Il problema nasce nel momento stesso in cui si quantifica il costo: molte persone infatti sostengono che esiste editoria ed editoria: se il contributo richiesto è elevato, si può esprimere un giudizio anche di non accordo, se il contributo invece è irrisorio, 10 € , 5 € o anche 1 cent, non possiamo “condannare” l’editore e anzi, non è editoria a pagamento.

Ecco, in fondo noi siamo dei sognatori, come tutti gli emergenti di questo mondo. Nell’universo che ci piace immaginare, noi crediamo che un editore che ti pubblica, si accolla, in qualità di azienda, i rischi del mestiere e, in quanto tale, non chieda nulla all’autore che già presta il suo lavoro con il suo manoscritto. Pagare per pubblicare non è un reato, ma nel nostro mondo editoriale immaginario, preferiamo pensare che l’autore non debba sborsare soldi e che anzi l’editore si assuma il rischio di impresa, come è giusto che sia nelle regole di mercato o, se ciò non è possibile, che non ti pubblichi e basta.
Per cui, per noi, non c’è differenza tra 10.000 o 10 euro in fondo, perché ciò che qualifica l’editoria a pagamento non è l’importo ma il gesto di chiederli i soldi, che per noi significa semplicemente una cosa: il tuo è un bel lavoro, ma io come impresa, non ci credo. E pertanto devi aiutarmi finanziariamente a crederci, anche se solo con 1 € o un libro del mio catalogo.

Cerchiamo di capirci, dunque: pagare per pubblicare è un fenomeno complesso, che esiste e che nessuno può cancellare: noi non siamo d’accordo, ma auspichiamo che vi sia almeno l’onestà di ammettere che chiedere soldi per pubblicare un sogno, a qualsiasi titolo e di qualsiasi entità, sia riconosciuto come editoria a pagamento.

Related Posts
9 Comments
  • Alexandra
    Reply

    Credo che non ci sia molta serietà nelle case editrici che ti chiedono acquisti di copie, così pure dei soldi. Come? Bisogna pagare per scrivere? Se lo si vuole fare come lavoro, meglio mandare in giro a gente seria, sperando nelle aperture verso l’estero. Farsi tradurre, questo sì, ma con il filtro dell’editore giusto. In Italia, a sentire l’Istat, per chi scrive c’è da mettersi le mani nei capelli. Nessuno legge. E allora, perché non l’estero? In fondo, non tutti gli editori italiani possono permettersi autori stranieri di grande levatura, ma c’è sempre la carta dei colleghi stranieri ai quali mostrare qualche esordiente valido. La Fiera di Francoforte può essere un’idea, io la butto lì. E poi, attenzione a chi sottovaluta il fantasy, il mercato è saturo di banalità, ma se c’è l’idea innovativa, perché non buttarsi? Oggi lo hanno persino mischiato alla mitologia greca.

  • Reply

    […] Conta più il gesto o l’importo? Writer’s Dream Fra 4 novembre 2013 […]

  • Reply

    […] Conta più il gesto o l’importo? Writer’s Dream Fra 4 novembre 2013 […]

  • bana
    Reply

    mi è recentemente capitato di conoscere una persona che fa il pre filtraggio di libri per una piccola casa editrice che sforna prodotti di qualità (editing serio, copertina curata e distribuzione a livello nazionale) e pochi all’anno. Parlando del mio romanzo nel cassetto mi ha chiesto di mandarglielo in lettura, quando però ha saputo che era un fantasy mi ha avvertito che per un genere di nicchia dove il mercato è saturo richiedono l’acquisto di n copie (al 50%), se il romanzo supera la selezione di almeno tre step. Ora so che questa è EAP (i soldi te li chiedono), ma se uno ha già piazzato n copie a parenti e amici da un punto di vista economico per l’autore non solo non comporta perdite in denaro ma anche un guadagno… Quindi se la richiesta di una casa editrice è molto contenuta e da parte loro c’è un lavoro serio e importante per portare alla luce un lavoro decente e curato con una selezione vera delle opere (non sono certo 700 euro a farli guadagnare su qualcosa…) non potrebbe essere comunque una buona occasione per uno scrittore esordiente?

  • Reply

    già letto, già visto, già sentito… che noia. Non riuscite proprio a tirar fuori un argomento nuovo su cui confrontarsi senza ripetere le stesse cose tanto per aggredire e accusare e avere il solito minuto di notorietà nei canali altrui. Ecco ancora la solita aria tanto per rinfrescare la bocca, anche se siamo in internet. Buona giornata a voi.

  • Lula
    Reply

    E di grazia, se conta più il gesto dell’importo…cosa differisce pagare a una ce una piccola tassa di lettura, al limite, o quattrocento euro a un’agenzia letteraria? (a parte che anche qui, non tutte fanno pagare, anzi, le migliori sulla piazza leggono gratis) Perché i primi non vanno bene e i secondi sì? L’avete deciso voi? Ognuno deciderà per sé, senza i cartelli pieni di deliri di onnipotenza per i quali avete avuto le ben note conseguenze.

  • Reply

    Aspetta, fammi/fatemi capire: quindi il 90% delle agenzie letterarie esistenti, che magari addirittura vincolano la rappresentanza alla lettura del manoscritto con una scheda a pagamento (e parlo di nomi molto grossi) non sono serie?
    Ok, l’importante è che i professionisti in questione sappiano che tale opinione appartenga a te/voi, nel momento in cui faranno i doverosi rilievi legali.

    Per il resto, non c’è altra risposta da dare su pesi e/o misure. Il nostro lavoro (gratis e disponibile a tutti, te/voi compresi) parla da solo, la gelosia e il livore altrui pure. Buona giornata, da uno che ha varie pubblicazioni free ma non ci si nasconde dietro per darsi un tono con un nickname anonimo.

  • Ophelia
    Reply

    Come ho già detto nel forum, per me la realtà è sfumata e complessa e dunque la differenza c’è ed è grandissima, e va guardata anche in realazione alla complessità del mercato editoriale italiano.
    Chiedere 1000 euro significa pagarsi la stampa del tuo libro e guadagnarci anche. Chiedere 10 euro per una valutazione significa, in un mercato asfittico e monopolizzato, “tirare a campare”, mi si passi l’espressione. Nessun editore ti pubblica perché gli hai dato 10 euro, se il tuo libro fa schifo, mentre molto spesso il solo fatto di poter pagare cifre a tre zeri garantisce la pubblicazione.
    Insomma, per me la vera discriminante è questa: la bontà della valutazione. Pubblichi perché sei piaciuto o perché puoi pagare? Nel caso di cifre irrisorie come 5 o 10 euro, sgredevoli quanto si vuole, ma serve comunque tempo per una valutazione seria, non vi è dubbio che l’editore ti pubblichi solo se il tuo lavoro gli piace.

    • Reply

      Ma dipende: quei 10€ glieli devi dare per forza altrimenti non ti pubblicano oppure sono facoltativi? E sono legati alla pubblicazione o sono servizi a parte? Sono distinzioni importanti.

Leave Your Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.