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Letteratura giapponese: lo Yuri


In Oriente esistono delle produzioni artistiche, con dei canoni ben definiti e delle regole che ne includono o escludono l’appartenenza, che affrontano in maniera particolare l’omosessualità. È il caso della generazione manga/anime (e sì, anche letteraria) del Giappone che dagli anni ‘70 ha dato luce ai generi Yaoi – Shonen’ai e Yuri – Shōjo-ai.
Essi costituiscono, per quanto peculiari, dei veri e propri tipi letterari apprezzati da migliaia di fan in tutto il mondo, per quanto i più esperti riferiscano che queste tipologie nascano come storie scritte da donne destinate a un pubblico femminile, perlomeno per quanto riguarda il territorio nipponico, rispondenti quindi a fantasie romantiche e/o erotiche delle ragazze.
Un premessa, prima di tuffarci a conoscere gli elementi fondamentali di questi generi, credo che sia obbligatoria: l’approccio della società giapponese nei confronti dell’omosessualità non è facilmente abbordabile. Verrebbe a tutti spontaneo ritenere infatti che, avendo una così grande produzione di letteratura e di arti visive che hanno per soggetto ammiccanti relazioni tra persone dello stesso sesso, la società giapponese sia aperta e tollerante nei confronti delle persone omosessuali.

In realtà alcune testimonianze sembrerebbero attestare un approccio diverso, basato sulla diffidenza. A parte un ristretto periodo di sette anni (1873 – 1880), il Giappone non ha mai sanzionato l’omosessualità come reato. Nonostante questo si riporta che, sebbene a livello sociale si parli di tolleranza, la società giapponese attui dei meccanismi di esclusione e omofobia, sottendendo che la società non vede di buon occhio una vita omosessuale aperta ma la vincoli all’intimo, al privato delle persone. Per quanto l’omosessualità infatti venga ritenuta naturale, viene comunque confinata nel campo delle esperienze giovanili, senza che poi abbia una sua prosecuzione nella vita adulta (che invece si realizza con il matrimonio e la creazione della famiglia). Eppure invece, in netto contrasto con le tendenze occidentali, la società giapponese avvantaggia e tutela la transessualità e il travestitismo con norme addirittura ritenute all’avanguardia.
Ciò si giustificherebbe con il fatto che, secondo quanto sostenuto da diversi studiosi occidentali, l’omosessualità risulta essere un tabù a cui ci si accosta con una predilezione nel concepirla come ambiguità di ruoli e di genere.
Questo preambolo era d’obbligo per inquadrare un aspetto importante: nonostante una notevole passione per le storie yaoi e yuri di fatto la vita delle persone omosessuali non è così felice come viene rappresentata, anche perché esse, rispondendo a dei ben precisi canoni di gradimento per le donne e le ragazze, realizzano spesso una visione distorta dell’omosessualità non corrispondente al reale.

Ma addentriamoci nel dettaglio, iniziando da che cosa sia lo Yuri.
La parola giapponese yuri, basa la sua esistenza dalla definizione originaria data dall’editore Itou Bungaku che utilizzò la parola “Yurizoku” per identificare le lesbiche.
Letteralmente yuri significherebbe giglio. Il genere, noto anche con la costruzione wasei-eigo Girls Love, tratta i rapporti tra donne o ragazze ponendo parimenti attenzione sia sulla parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni (per quanto in occidente quest’ultimo aspetto viene scisso e chiamato shōjo-ai, che invece andrebbe a indicare l’amore per le ragazzine). Rispetto allo yaoi e allo shonen’ai il genere yuri ha meno vincoli e aderenza dei ruoli nelle sue storie, per quanto le relazioni solitamente siano impostate con la presenza di una delle partner più mascolina, con ruolo attivo o tendenzialmente propositivo. Ricorre spesso inoltre l’amore non corrisposto tra le due protagoniste. Un altro aspetto che caratterizzava le trame yuri era il finale tragico, che costituiva una conditio sine qua non sino all’uscita del manga Kannazuki no miko dove la storia d’amore invece avrà un lieto fine divenendo pertanto una pietra miliare nel cambiamento delle stesse basi del genere yuri.
In ultimo, in linea purtroppo con le tendenze mondiali, in molti rilevano che le storie all’interno della produzione artistica, abbiano una rilevanza secondaria, spesso si tratta di vicende poco rilevanti all’interno di una trama più ampia e anche non espresse con chiarezza divenendo pertanto un sub text (“dietro al testo”, non chiaro ma a malapena accennato) che si differenziano dal canon che invece indica le coppie ufficiali.

Nella prossima puntata ci confronteremo con lo Yaoi e Shonen’ai.

 

L’immagine usata in apertura è di icentaurus.

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